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Abbiamo appena finito di parlare della filosofia dei ris top ten e adesso giunge il momento di aprire una pagina nuova, la pagina di un intero nuovo periodo storico. Un periodo che contrassegnerà gli ultimi secoli della cultura greca, il periodo dell'ellenismo. Oggi spiegheremo cosa fu, come si diffuse, quali caratteristiche ebbe e quali scuole poi nacquero all'interno di questa fase storica. Ne parliamo subito dopo la sigla.
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Dentro alla filosofia, un podcast di Ermanno Script Ferretti. 63esima puntata: L'ellenismo e le sue caratteristiche.
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Eccoci qui di nuovo, bentrovati. Puoi parlare ancora una volta di filosofia, anzi, per dirla tutta, oggi parleremo poco di filosofia. Parleremo soprattutto di storia della cultura, storia della filosofia, perché ci concentreremo su un periodo storico che va introdotto degnamente, a cui bisogna dedicare almeno una puntata, che ci permette poi di avviarci verso diversi scuole filosofiche che incontreremo nelle prossime puntate. Questo periodo storico, ve l'ho già anticipato, si chiama ellenismo. Una parola in realtà inventata nell'ottocento, nel xix secolo, per definire questa complessa fase.
Quando nasce l'ellenismo? Quando inizia l'ellenismo? Convenzionalmente si fa iniziare questa fase attorno al 323 avanti cristo, l'anno della morte di Alessandro Magno. Perché questa morte così drammatica per il mondo antico? Visto che Alessandro era stato un grandissimo condottiero, un grandissimo uomo di stato, segna il tramonto di una fase, la fine di una fase e l'inizio di qualcosa di nuovo. Con Alessandro muore il suo progetto statale, il suo progetto di uno stato enorme, gigantesco e unificato, e si vanno a creare tanti piccoli staterelli, alcune un po' più grandi, per la verità, alcune un po' più piccole, ma poi destinate anche a varie frammentazioni negli anni successivi.
Ma soprattutto, la Grecia classica, la Grecia come la conosciamo oggi, perde sostanzialmente l'importanza. Da lì in poi non è più il baricentro della politica, della società, delle guerre, eccetera. Il baricentro si sposta altrove. Lo vedremo in Egitto, in Oriente, e poi poco dopo comparirà sulla scena anche Roma. La Grecia diventa terreno di conquista, non più autonoma, non più indipendente, non più importante dal punto di vista politico.
È però, se la Grecia politicamente perde importanza, la cultura greca invece diventa centrale. La cultura greca, dopo la morte di Alessandro, si sparge davvero in tutto il Mediterraneo e anche oltre il Mediterraneo. Plasma le idee dei diversi popoli, plasma la cultura di diversi popoli. E quindi questa fase, la fase un po' particolare, perché vede da un lato la decadenza della Grecia dal punto di vista politico, militare, dall'altro il trionfo però della Grecia dal punto di vista culturale. Un trionfo poi, più che della Grecia, bisognerebbe dire della cultura greca, perché in realtà i centri della cultura, anche questi, in parte cambieranno e si sposteranno in una certa misura anche al di fuori della Grecia.
Quindi la cultura greca non è più solo appannaggio della Grecia classica, diventa appannaggio perfino dell'Egitto, ad esempio, o del Medio Oriente, o di altre zone. Bertino Roma, quando arriverà anch'essa sulla scena, sarà proprio, almeno nei primi secoli, la cultura greca prima di maturare una propria cultura autonoma latina, comunque sempre influenzata da quella greca. Quindi un periodo strano, un periodo di egemonia culturale per i greci, ma di perdita dell'egemonia politica.
Questa situazione così particolare è probabilmente ben simboleggiata dalla città di Alessandria d'Egitto, che diventa la città più importante dal punto di vista culturale del Mediterraneo. La città che si trova lontana dalla Grecia, perché appunto si trova in Egitto. E per una città precisata, potremmo dire ellenistica. Meglio ancora, considerate che ellenismo deriverà Hellas, che vuol dire Grecia. La città in cui la cultura greca, in cui gli studiosi si riferiscono e spesso provengono anche dalla Grecia, in cui, di fatto, una città straniera che si sente quasi greca. Ecco, quella diventa la nuova capitale per qualche tempo della cultura europea. E dannoso perché si trova in Nord Africa.
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Tutto questo poi si va a legare, ed è forse, direi, anche causato, avrà una serie di cambiamenti sociali oltre che politici. Con la morte di Alessandro, infatti, cambia la concezione stessa del potere. Un cambiamento che era già cominciato con Alessandro e di cui Aristotele era stato il primo artefice, ma un cambiamento che diventa ancora più forte nei decenni successivi, nei secoli successivi. Quando la situazione era in mano agli Ateniesi, ai greci in generale, l'ideale potere era un'idea di un potere, possiamo dire, democratico. Tutti gli abitanti erano cittadine, meno quelli che avevano lo status di cittadino, erano i cittadini, non certo senso alla pari, e il potere veniva scelto e delegato dall'assemblea, no, dal popolo. Questo soprattutto ad Atene.
Con Alessandro, poi, la successione, in particolare, si impone un'idea del potere nuova. Il potere non è più derivato dal popolo, ma è un potere di natura divina. Si è sovrani per diritto divino, perché Dio ti ha messo lì. La figura del re diventa quasi una figura semidivina, una sorta di divinità, e sovrano che la plebe, il popolo, deve adorare, a cui deve sottostare senza possibilità di cambiamento.
Quindi, nell'ellenismo, non abbiamo più i cittadini, abbiamo sudditi, che è ovviamente un'altra cosa. Il cittadino è un abitante autonomo che ha una certa quota di potere politico e può esercitarlo insieme agli altri. Il suddito non ha potere politico e il suddito ha sottomesso a chi detiene tutti i poteri, e chi detiene tutti i poteri li detiene maniera ormai inamovibile, non può essere rimosso, non può essere cacciato, perché lì, l'ha messo Dio, sostanzialmente.
Questo porta anche a una frantumazione del ceto medio, possiamo dire, sia dal punto di vista politico che economico. Il nerbo forte della democrazia ateniese, infatti, era stato il ceto medio. Erano stati quegli artigiani, quei contadini liberi, quei piccoli mercanti che avevano fatto la fortuna della democrazia ateniese. Ecco, questa classe sociale va scomparendo nei secoli successivi, entra in fortissima crisi, un po' perché, appunto, non ha più quei diritti politici che aveva avuto fino a poco tempo prima, un po' però anche perché cambia la situazione economica.
La situazione economica, infatti, si polarizza notevolmente. Da Oriente, soprattutto adesso che i possedimenti di Alessandro e poi i vari regni che nascono dal suo impero sono spesso spinti verso Oriente, da Oriente arrivano moltissimi schiavi. E questi schiavi, in grandissimo numero, fanno concorrenza, di fatto, alle classi medio-piccole, ai contadini liberi, ad esempio. I grandi latifondisti, i proprietari terrieri, possono usare questi schiavi per coltivare la terra senza dover dare magari in affitto le terre o concedere le terre a qualche contadino libero. I contadini liberi, poveri o comunque di condizione medio-bassa, non hanno più spazio, ovviamente, perché vengono soppiantati dagli schiavi.
Qualcosa del genere avviene anche nel ceto artigiano. Il piccolo artigiano libero, autonomo, non ha più molto senso, perché il grande artigiano può assumere degli schiavi, può pagare, può mantenere degli schiavi che svolgano il lavoro. Così il grande artigiano ci arricchisce moltissimo, ma il piccolo artigiano va in fallimento. E proprio questo avviene, per questo vi dicevo, una polarizzazione. Chi era ricco diventa ancora più ricco e sempre più ricco, chi era di classe medio-bassa, invece, si impoverisce molto, si proletarizza, avrebbe quasi da dire, usando un termine più recente. Perde la sua condizione, peggiora la sua condizione. E quindi il divario tra ricchi e poveri aumenta, aumenta nettamente e notevolmente. Segno di nuovo di una crisi della classe media, sicuramente, ma anche di una mancanza di democrazia.
A chi è potente, diventa ancora più potente, e penso soprattutto ai grandi proprietari terrieri, ai ricchi mercanti, agli affaristi, inedita a formarsi al concetto di affaristi legati allo stato, la corruzione, eccetera. E chi è povero, diventa sempre più povero.
Questo porta delle conseguenze anche per quanto riguarda la filosofia, non solo per la storia di quel periodo. Perché ovviamente, ad Atene, la filosofia era stata praticata soprattutto da cittadini liberi che sentivano di poter dire la loro all'interno della città, che sentivano di poter influire sulla politica della città. Per questo assumevano magari il maestro sofista che insegnasse loro a far filosofia, per questo discutevano nell'agorà, eccetera, eccetera.
Ora che le decisioni vengono prese solo dal sovrano, senza nessuna consultazione con il popolo, ora che non c'è neppure spazio economico per il popolo per emergere, per trovare un proprio ruolo all'interno della società, si assiste effettivamente a una frattura, così viene spesso chiamata, tra individuo e società. Il singolo, l'individuo, non trova più nella società, nella politica, la sua dimensione. Fino a poco prima, il vero cittadino ateniese doveva far politica, era chiamato a far politica, era quasi solo vero fare politica, perché trovava proprio nella politica, nella società, nell'agorà, nel confronto con gli altri, la sua dimensione umana.
Ora, i cittadini non trovano più tutto questo nel confronto con gli altri, perché non c'è più vero confronto con gli altri, non c'è più vera politica. Pertanto, si assiste a un ripiegamento su se stessi. Gli individui si occupano più della loro vita privata, dei loro affari personali, della loro vita familiare, della loro individualità, che non della società, della collettività, del gruppo, perché appunto, nel gruppo non hanno più motivo di esistere, di incidere, di dire la loro. Capite? Questo effettivamente avrà delle gravi conseguenze. Ad esempio, assisteremo a una decadenza della filosofia politica. Pochissimi si occuperanno di politica in questi secoli, e moltissimi invece si occuperanno, ad esempio, di etica, che riguarda le scelte dell'individuo, i costumi e gli atteggiamenti dell'individuo, non del gruppo, non della società.
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Prima, però, di parlare di filosofia direttamente, presentiamo un po' la citazione di Alessandria d'Egitto della filosofia ellenistica in Egitto, perché è una situazione importante, interessante, che vale la pena di presentare velocemente. In primo luogo, noi fino ad adesso, soprattutto con gli ultimi filosofi che abbiamo visto, con Platone, con Aristotele, abbiamo visto dei pensatori che potremmo definire enciclopedici. Aristotele, in particolare, che aveva già cercato di affrontare tanti diversi saperi, tanti diversi settori del sapere. Aristotele si era occupato di astronomia, fisica, filosofia prima, cioè metafisica, logica, psicologia, retorica, di tutto di più. Platone si era occupato, nemmeno cambio, perché si è rinnovato, soprattutto di matematica e di filosofia e di politica. Però già anche lui aveva avuto un approccio di questo tipo. Democrito, vi ricordate, anche lui era stato un filosofo che si era occupato di diversi ambiti.
Ebbene, questa filosofia così enciclopedica muore durante l'ellenismo, nel senso che la filosofia finirà per occuparsi di pochi argomenti, mentre i vari saperi prenderanno tutti una loro strada specifica. E questo avverrà proprio ad Alessandria, in particolare. Alessandria diventerà non solo la capitale del sapere, ma la capitale, direi, dei saperi, ognuno staccato dall'altro. Si assisterà a una specializzazione molto forte delle varie discipline. Quindi matematici si occuperanno di matematica e poco o nulla di filosofia, gli astronomi si occuperanno di astronomia e poco o nulla di filosofia, i retori si occuperanno di retorica e poco o nulla di filosofia, i medici di medicina, eccetera. Mancherà quello sguardo d'insieme che la filosofia fino a quel momento aveva saputo dare, e ci sarà invece una specializzazione davvero, davvero molto forte.
Perché avviene questo? Beh, intanto bisogna dire anche come mai Alessandria divenne così rapidamente una città importante, perché fino a pochi decenni prima era un piccolo villaggio di pescatori. E il merito di questa crescita di Alessandria va ascritto soprattutto a un certo Demetrio Falereo, un governatore, un ministro ateniese di nascita, ma che poi si trasferì appunto in Egitto, e che tra la fine del IV secolo e l'inizio del III secolo avanti cristo riuscì a portare ad Alessandria il caposcuola del Liceo ateniese. Aristotele era morto da un po', appunto, la scuola era passata, il suo Liceo era passato in mano ad altri. In quel momento, il capo del Liceo, quindi il leader, potremmo dire, degli eredi di Aristotele, era Strattone. Questo Strattone fu convinto da Demetrio a venire ad Alessandria per fare da educatore. E trasferendosi ad Alessandria, portò con sé una parte dei libri del Liceo. Questi primi libri, libri aristotelici, quindi libri della scuola, furono il primo nucleo di quella che poi sarebbe divenuta la poderosa Biblioteca di Alessandria.
Un'istituzione tra le più importanti, forse la più importante in assoluto del mondo antico, perché era davvero la prima grande biblioteca della storia. Raccoglieva circa, nel suo momento massimo, 700.000 volumi di papiro, ordinati per titolo, per autore, quindi con l'idea di creare una biblioteca in cui ci fossero tutte le opere di un certo autore, fossero facilmente reperibili le opere di un certo autore. Questa biblioteca divenne il centro culturale più importante del Mediterraneo, anche perché le fu affiancata presto il cosiddetto Museo. Nome che da quel momento impiantato nel nostro vocabolario, museo, deriva da Musa, era il tempio delle Muse, cioè il tempio del sapere. Ed era in realtà, mero museo come lo intendiamo oggi, era soprattutto una sorta di centro di ricerca che si componeva anche di un osservatorio astronomico, di un giardino zoologico, c'era anche un orto botanico, c'erano poi molte sale anatomiche in cui si praticava lo studio dei corpi, ma anche addirittura la vivisezione su vivo. Insomma, era un centro di studi, un centro di ricerca, dove i più grandi intellettuali dell'epoca trovavano spazio per potersi mettere al lavoro, per potersi dare da fare, per poter studiare, anche perché venivano mantenuti dallo stato in quella fase, quindi avevano tutto il tempo per dedicarsi ai loro studi e anche tutti gli strumenti per dedicarsi ai loro studi.
Centri simili a quello di Alessandria, bisogna dirlo, poi sorsero anche in altre grandi città orientali, come a Pergamo, come ad Antiochia, come ad Apella. Però la Biblioteca di Alessandria rimase sicuramente il punto più importante, la capitale, il capoluogo di questa cultura. E non rimase per molti secoli, perché questa biblioteca rimase in piedi fino al 642 dopo cristo, quindi per sicuramente 800 anni abbondanti, quando fu distrutta nel 642 dagli islamici che stavano invadendo ormai l'Egitto. Però per secoli, anche all'inizio dell'età romana, anche per molti secoli di età romana, la Biblioteca di Alessandria rappresentò una gemma per la cultura europea.
Lì, infatti, operarono poi, bisogna dirlo, anche alcuni dei più grandi intellettuali del tempo. Ad esempio, attorno al 300 avanti cristo, ad Alessandria, operò Euclide, scrittore degli Elementi, il testo base della geometria classica, testo che raggruppava tutte le principali scoperte operate dai greci nei secoli precedenti, le ordinava, le sintetizzava, aggiungeva anche molto di nuovo. Era un testo che effettivamente fondava la geometria come la conosciamo oggi, almeno la geometria cosiddetta euclidea. E il suo testo, bisogna dirlo, che aveva anche un influsso sicuramente platonico e sicuramente aristotelico. Platonico, perché questo testo parlava di geometria intendendo gli oggetti geometrici come enti ideali, parlava di triangoli, rette, piani che erano triangoli, rette e piani ideali, proprio come se si trovassero nell'iperuranio platonico. E l'influsso aristotelico lo si vede soprattutto nell'impianto dell'opera, un impianto puramente deduttivo, un impianto di ragionamenti razionali, simili nella struttura, nella modalità, alla deduzione aristotelica, il sillogismo aristotelico. Questo influsso si vede pesantemente, avrebbe avuto poi, grazie proprio anche a Euclide, un grande seguito sulla cultura occidentale.
Altri grandi pensatori che operarono ad Alessandria furono, ad esempio, Archimede di Siracusa, che poi tornò anche a Siracusa, ma studiò ad Alessandria, oppure il greco Claudio Tolomeo, soprattutto, che proprio da Alessandria riuscirono a definire il sistema che poi sarebbe passato alla storia come il sistema aristotelico-tolemaico, il sistema cioè geocentrico dell'universo, che si ispirava alle riflessioni di Aristotele che abbiamo già visto, ma poi lo definiva anche meglio. Di questo sistema torneremo a parlare presto. Oppure anche il medico Galeno, nato a Pergamo, poi stabilito sia anche a Roma, che sempre nell'ambiente alessandrino riuscì a definire la sua idea di medicina, un'idea di medicina che avrebbe avuto una grandissima influenza a Roma, ma poi soprattutto sarebbe rimasta l'idea base di medicina fino, direi, all'età moderna, perché per tutta l'età antica, per tutto il medioevo, i trattati di Galeno furono l'unica grande forma di conoscenza medica dell'Occidente. Ecco, ad Alessandria si andò a definire una cultura che avrebbe minato in Europa, in Occidente, davvero fino al Rinascimento, verrebbe da dire, per quanto riguarda medicina, la matematica, eccetera, e tre volte anche ben oltre il Rinascimento.
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E la filosofia in tutto questo? Perché abbiamo parlato di matematica, dell'astronomia, di medicina, ma poco di filosofia, visto che vi dicevo, fino a poco tempo prima la filosofia aveva avuto il compito di unificare le varie discipline. Adesso sembra perdere questo compito. Ma filosofia, dunque, che fine fa? Ebbene, la filosofia, intanto, viene poco praticata ad Alessandria, bisogna dirlo. Gli si coltivano i saperi particolari, ma non tanto la filosofia. La filosofia rimane una disciplina, state soprattutto in Grecia. Ecco, quella si rimane nella Grecia classica, nella Grecia come stato attuale, geograficamente parlando. È però cambia faccia, perché, ripeto, non c'è più una filosofia che si occupa di tanti campi, ma sempre più una filosofia che si concentra solo sul settore etico. Solo sull'etica. Come devo vivere? Come posso essere felice? Come posso trovare la felicità? Queste sono le domande base delle nuove scuole filosofiche che nascono ad Atene, in Grecia. Non c'è più spazio per la politica, non c'è neppure più spazio per la metafisica, più di tanto. È ben poca metafisica, molta filosofia pratica, molta filosofia concreta.
Attenzione, bisogna anche far notare una cosa. Di queste domande sulla felicità, sul bene, sul come vivere, se ne facevano anche Aristotele, se ne facevano anche Socrate, e vi ricordate, non erano lì per sé una novità. Certo, la differenza, casomai, è che prima si facevano queste domande e molte altre. Adesso si fanno solo queste domande. Ma c'è anche una novità nel modo di porsi queste domande, nel senso che per i filosofi precedenti, per Aristotele, per Socrate, per gli altri, la domanda sulla felicità è una domanda che spingeva una ricerca pacata, una ricerca equilibrata della felicità. La domanda che adesso ci si pone durante l'ellenismo, è una domanda invece gravida di sentimenti gravosi, sentimenti funesti, sentimenti dolorosi, direi. Dolorosi.
Gli ellenisti sentono davvero su di sé un forte senso del dolore, che non era parimenti sentito da Socrate, e da Platone, ed Aristotele. Più che chiedersi "come posso essere felice?", infatti, queste scuole si chiedono "come posso evitare il dolore? Come posso fare a meno di soffrire? Come posso raggiungere la felicità intendendo però la felicità come libera dal dolore?". Questa decadenza, questa impoverimento, questa caduta di certe classi sociali in Grecia, spingerà vero a vedere con maggior pessimismo la vita, un maggior pessimismo rispetto, ovviamente, ai tempi di Aristotele, di Platone e Socrate. E questo pessimismo emerge pesantemente in queste scuole, tanto è vero che alcuni pensatori le hanno definite scuole di difesa, quasi che i filosofi volessero difendersi dalla vita e dai suoi mali.
Queste scuole furono varie, ma noi ne vedremo tre, perché tre in particolare dominarono la scena in questa, all'inizio almeno, di questa fase storica. Poi più avanti parleremo di altre scuole, ma per ora tre fondamentali sono: la scuola stoica, la scuola epicurea e la scuola scettica. Tutte e tre queste scuole contrassegnate dallo stesso dubbio, dalla stessa, dallo stesso problema: come possiamo essere felici, considerando che la vita è essenzialmente dolore? Questa è la domanda a cui queste tre scuole, in modo diverso, tenteranno di rispondere. E non vedremo nella prossima puntata, partendo, iniziando a vedere la risposta degli stoici.
Ecco, questo è quello che oggi volevo raccontarvi per introdurvi questo periodo storico dell'ellenismo e introdurre, infine, anche i filosofi epicurei, gli scettici, che vedremo un po' alla volta nelle prossime puntate. Per oggi, questo è tutto. Vi ricordo che il podcast lo trovate su tante diverse piattaforme, su Apple Podcasts, Google Podcasts, Spotify, Deezer, Castbox, Radio Spreaker, YouTube, Audible e tante altre piattaforme simili. E su questi stessi piattaforme, però, trovate anche il podcast gemello chiamato Dentro alla Storia, dove parliamo, ovviamente, di storia. In più, se volete delle lezioni di filosofia, delle storie più recenti, più attaccate ai nostri giorni, potete anche provare ad ascoltare le spiegazioni che sono presenti su YouTube, cercandomi come Ermanno Ferretti, oppure come Script. Oppure potete anche seguirmi sui social network o iscrivervi alla newsletter settimanale per rimanere informati su tutti i video che faccio giorno per giorno. I social network sono in particolare Facebook, Twitter e Instagram, dove mi trovate come @script. Mentre la newsletter potete trovarla all'indirizzo internet script.substack.com. Lì trovate il modo di iscrivervi, è gratuita e arriva una volta a settimana.
Vasto concluso, ci sentiamo presto per andare avanti, per iniziare a parlare di questi storici e poi proseguire con il nostro percorso. Ciao, alla prossima.
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