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Epicureismo

Angela B14:42

Transcription

Buongiorno ragazzi. In questo video analizzeremo le caratteristiche fondamentali di una delle scuole ellenistiche più note, ovvero quella di Epicuro, che prese dunque il nome dal suo fondatore. Anche se spesso ci si riferisce alla sua scuola come al "Giardino", per i motivi che spiegheremo in seguito.

Come ricorderete da quanto detto nel video precedente, tramontata l'età delle polis e dell'interesse per la politica, la questione fondamentale affrontata dalla filosofia ellenistica è ora quella della felicità, ovvero della sua definizione e dei modi per conseguirla e conservarla.

Seguendo dunque lo schema già presentato nel video precedente, ricordiamo che il curricolo delle scuole ellenistiche prevede lo studio della logica e della fisica come discipline propedeutiche al vero obiettivo della filosofia, che è l'etica, la quale indirizza il filosofo verso la felicità. In questo video, come in quelli successivi dedicati allo stoicismo e allo scetticismo, tuttavia, non affronteremo il tema della logica, ma solo quello della fisica e dell'etica, dal momento che si tratta, come già sapete, di un percorso sintetico sull'ellenismo.

Cominciamo col dire che la fisica epicurea richiama quella di Democrito. Come ricorderete, questo filosofo era stato l'unico presocratico a concepire l'esistenza del vuoto. Come Democrito, anche Epicuro viene considerato un filosofo materialista e meccanicista, poiché ritiene che il cosmo si sia formato solo da materia che in movimento nel vuoto.

In particolare, Democrito pensava che tutta la materia fosse costituita da atomi, ovvero da particelle non ulteriormente scomponibili, come dice il nome stesso, le quali si muovono nel vuoto senza l'ausilio di alcuna forma di divinità o mente superiore. Gli atomi si scontrano e formano i corpi. L'esistenza del vuoto, dunque, per Democrito si rendeva necessaria per spiegare il moto degli atomi, i quali, a tratti, naturalmente gli uni verso gli altri, finiscono per scontrarsi e formare casualmente i corpi. Così che per Democrito la natura non presenta di per sé né un fine ultimo da perseguire, né un piano provvidenziale cui conformarsi.

Gli atomi di Democrito sono tutti qualitativamente uguali tra loro e si differiscono solo per le loro caratteristiche geometriche, ovvero per ordine, forma, grandezza e posizione. Non hanno bisogno, come abbiamo detto, di alcun intervento divino per aggregarsi e formare i corpi, in quanto il loro moto è dovuto al solo fatto di essere costituiti di materia. Lì dove c'è materia, c'è movimento.

Secondo Democrito, quindi, il moto della materia non segue né una causa efficiente esterna, né una causa finale, come invece per Aristotele. Ciò, però, non vuol dire che il cosmo sia il regno del caos. Una volta che gli atomi si sono scontrati e i corpi si sono formati, infatti, questi agiscono gli uni sugli altri meccanicisticamente e dunque in modo necessario. I corpi, gli enti, seguono cioè necessariamente la propria natura, e ciò fa sì che il cosmo venga concepito da Democrito come un grande meccanismo, nel quale ogni ente costituisce una rotella di un grande ingranaggio. Di qui il termine meccanicismo.

Dunque, riepilogando, secondo Democrito gli atomi si scontrano a caso, ma dopo essersi scontrati, aggregati ed aver formato un corpo, questo corpo agirà di conseguenza, seguendo la sua natura necessariamente. Dallo scontro casuale degli atomi potrà dunque formarsi un leone oppure una gazzella, ma dopo essersi formato, il primo sarà per sua natura un predatore e la seconda una preda. Questa visione del cosmo, quindi, viene anche detta deterministica, poiché prevede che ciascun ente segue in modo necessario la propria natura.

Come già detto, Epicuro riprende la fisica di Democrito, tuttavia porta un piccolo cambiamento che ha però delle importantissime conseguenze sul piano etico. Il filosofo di Samo, infatti, condivide in pieno il materialismo e il meccanicismo di Democrito, ma non il determinismo che ne consegue. Se veramente ciascun ente fosse deterministicamente sottoposto alle leggi della propria natura, ciò dovrebbe valere anche per l'uomo. Ciascuno di noi sarebbe schiavo della propria natura, tanto da essere inevitabilmente condizionato anche nelle proprie scelte, finendo così per perdere ogni forma di libertà. E chi non è libero di scegliere, non può neanche perseguire la propria felicità.

Ma in che modo è possibile salvaguardare il libero arbitrio dell'uomo in una fisica materialistica? Epicuro sostiene che gli atomi, oltre a forma, ordine, grandezza e posizione, posseggano anche un peso che li fa precipitare perpendicolarmente verso terra. Tuttavia, se questa caduta fosse sempre rettilinea, essi finirebbero per non incontrarsi mai, a causa proprio del loro moto parallelo a quello degli altri atomi. Per ovviare a questo inconveniente, Epicuro introduce quindi un altro elemento: una *parenthēsis* in latino, *clinamen*, ovvero una improvvisa ed imprevedibile deviazione della traiettoria degli atomi, che consente loro di scontrarsi e formare i corpi.

L'imprevedibilità di questa deviazione non è solo un espediente che consente l'aggregazione degli atomi e la formazione dei corpi. Essa introduce, piuttosto, quell'imprevedibilità, quell'imponderabilità negli eventi della natura, che cancella il determinismo dell'atomismo ereditato da Democrito. Con la *parenthēsis*, Epicuro vuole dirci che gli eventi che accadono non sono necessari, determinati, ma imprevedibili e contingenti. In questo modo, è salvo anche il libero arbitrio dell'uomo e le sue scelte etiche.

Quindi, a differenza degli stoici, che credono nell'esistenza del destino, Epicuro sostiene invece che nulla è già scritto e che, quindi, è l'uomo a determinare liberamente le proprie scelte e, quindi, anche il proprio destino.

Dunque, riepilogando, il cosmo è fatto di materia, cioè di atomi, che cadono perpendicolarmente verso il basso, ma che all'improvviso, imprevedibilmente, deviano dal loro corso, si scontrano a caso e formano i corpi. Anche l'uomo è fatto unicamente di materia, come d'altronde gli dèi stessi. Epicuro sostiene che l'uomo possegga un'anima, ma che anch'essa sia fatta di atomi, anche se più sottili. Pertanto, anche l'anima si disgrega come il corpo alla morte dell'individuo. Per questo motivo, l'epicureismo fu fatto oggetto di critiche e condanne, specie da parte del cristianesimo.

Ma il materialismo di Epicuro non deve essere confuso con un edonismo puro e semplice, cioè con una filosofia che spinge alla ricerca del piacere fisico. Tutto l'opposto, l'etica di Epicuro rifugge la ricerca del piacere smodato e indirizza l'uomo piuttosto al perseguimento di piaceri semplici e facilmente raggiungibili. Proprio per questo, Epicuro propone quello che viene chiamato un *quadrifarmaco* o *tetrafarmaco*, ovvero una ricetta in quattro punti per curare l'anima e liberarla dagli affanni della vita, consentendo così al saggio di raggiungere facilmente la felicità.

La prima raccomandazione è quella di liberarsi dal timore degli dèi. Come già detto, anche gli dèi sono fatti di materia, di atomi, ma di atomi sottili e sono perciò immortali e beati. Ma è proprio la loro perfezione a renderli, per così dire, innocui nei confronti dell'uomo. Proprio a causa della loro perfezione, essi vivono negli intermondi, cioè negli spazi vuoti tra un mondo e l'altro, e sono indifferenti alle vicende dell'uomo e, pertanto, si disinteressano del destino dell'umanità. In questo, quindi, somigliano al Dio di Aristotele, per la stabilità. Infatti, come ricorderete, Dio è un elemento della natura stessa, ma è anche il vertice della perfezione della natura. Pur essendo pensiero privo di materia, può pensare solo alla propria eterna perfezione, altrimenti, se pensasse a ciò che è imperfetto, come l'uomo, vedrebbe diminuire la propria perfezione. Allo stesso modo, gli dèi di Epicuro, proprio perché perfetti, si disinteressano dell'uomo. Dunque, se gli dèi non si preoccupano degli uomini, perché gli uomini dovrebbero preoccuparsi degli dèi?

Il secondo timore di cui l'uomo deve liberarsi è quello della morte. La morte, come abbiamo detto, non è che la disgregazione degli atomi e, dal momento che anche l'anima si disgrega con la morte, quando moriamo non avremo più alcuna percezione del mondo, né del dolore, né del piacere. Quando ci siamo noi, la morte non c'è; quando c'è la morte, noi non ci siamo. Per questo motivo, non bisogna aver paura di qualcosa che comporta l'annullamento di ogni sensazione.

Il terzo punto del *quadrifarmaco* afferma che il piacere è facilmente raggiungibile. Ebbene, su questo punto, che è di vitale importanza per comprendere il concetto di beni, piaceri e felicità, Epicuro torneremo più avanti con maggiori dettagli.

Infine, secondo Epicuro, bisogna anche liberarsi dalla paura del dolore. Il dolore, infatti, può essere o debole o forte. Se debole, è sopportabile; spesso cronicizza, ci accompagna per tutta la vita e, quindi, diventa una seconda natura. Perciò, finiamo per abituarci e diventa sopportabile. Se, invece, è forte, allora dura poco. E se dovesse essere davvero insopportabile e portarci alla morte, torneremo al punto 2: se sopraggiunge la morte, non bisogna temerla, come già detto.

La filosofia epicurea non propone un edonismo senza freni. Al contrario, per comprendere cosa intende Epicuro quando afferma che il piacere è facilmente raggiungibile, bisogna innanzitutto definire i tipi di beni e di piaceri. Secondo il filosofo, Epicuro distingue i piaceri in stabili o *catastematici* e quelli in movimento o *cinematici*, affermando che solo i primi sono da perseguire, perché consentono il raggiungimento di una soddisfazione, dunque di una felicità costante e duratura, mentre i secondi portano l'uomo a passare da un desiderio all'altro, ecco perché *cinematici*, senza offrirgli mai una vera felicità.

Il piacere per Epicuro è *catastematico*, stabile, solo se consiste non nel godimento vero e proprio, ma nell'assenza di dolore fisico (*aponia*) e dell'anima (*atarassia*). Questo tipo di piacere consiste, quindi, solo nel soddisfacimento dei bisogni primari.

Secondo Epicuro, i bisogni dell'uomo, avverte, possono essere di tre tipi: naturali e necessari, come mangiare, bere, dormire, coprirsi e avere un tetto; naturali ma non necessari, e sono come i precedenti, ma con l'aggiunta del lusso, mangiare troppo o cibi troppo elaborati, avere una casa lussuosa oppure vestire con abiti pregiati, oggi diremmo firmati; non naturali e non necessari, sono i bisogni legati a tutto quanto è superfluo: la ricchezza, il potere, l'onore e la gloria, e tutti quei beni che non servono a sopravvivere, ma solo a soddisfare il desiderio del lusso e dell'ostentazione.

Ebbene, secondo Epicuro, solo i primi vanno soddisfatti, quindi con beni semplici e non lussuosi. I secondi, pur essendo naturali, non sono necessari, poiché non è necessario soddisfarli con beni di lusso. I terzi, invece, vanno del tutto rifuggiti, poiché portano al piacere *cinematico*, cioè il movimento. Infatti, non appena ne soddisfiamo uno, immediatamente dopo ne cercheremo un altro ancora più ricco, lussuoso e irraggiungibile, facendo di noi stessi degli eterni infelici.

Dunque, riepilogando e concludendo, prima di suggerirci la strada che porta verso la felicità, è necessario definire cosa si intende per felicità. E per Epicuro, essa consiste nel semplice soddisfacimento di bisogni primari, dal momento che solo in questo modo possiamo raggiungere *aponia* e *atarassia*. L'uomo, dunque, si dimostrerà saggio e virtuoso solo se sarà in grado di scegliere quali bisogni soddisfare e in che modo, così da raggiungere quella tranquillità d'animo che lo porta alla beatitudine. Come si vede, quindi, l'epicureismo lega strettamente il concetto di virtù e l'etica stessa alla teoria del piacere.

Non soltanto, altra importante conseguenza è il rapporto tra il filosofo e la politica. La sua scuola, come abbiamo anticipato all'inizio del video, prese il nome di Giardino, poiché spesso le lezioni si tenevano nel giardino della casa del filosofo. Ma il Giardino diviene anche la metafora del messaggio di Epicuro: *lathe biosas*, vivi nascosto. Ci ammonisce, dal momento che la politica, a causa del turbamento, poiché legata al potere, agli onori, alla gloria, il filosofo ci suggerisce di starne lontani. Il saggio, quindi, sarà colui che vivrà nascosto e preferirà piuttosto coltivare nel suo giardino il più grande dei beni: ovvero l'amicizia.

Bene ragazzi, questa introduzione all'epicureismo finisce qui. Grazie per la vostra attenzione e arrivederci al prossimo video.