Transcription
Eccoci. Ecco qua. Partita la live. Allora, buonasera a tutti da Pasquale De Santis e da tutto lo staff di Overd. Stasera ho degli ospiti illustri. Ho il dottor Giuliano Mignini, che c'ho avuto con me in una puntata su Meredith. È una new entry, è una new entry, Claudio Costa. Buonasera, buonasera. Ciao Claudio.
Allora, voglio ringraziare all'inizio chi si iscriverà a questo canale. È molto importante, quindi fatelo e vi ringrazio, vi ringrazio in anticipo. Eh. Ah, volevo salutare Alan che ha condiviso la locandina sul suo gruppo Cold Case e casi misteriosi italiani del resto del mondo, e Francesco Cappelletti sul gruppone Il mostro di Firenze. Eh. Fatemi dire un'altra cosa. Eh, allora, in tanti, in tanti mi hanno chiesto perché mercoledì non ho... aspettate un attimo. Ok. Perché mercoledì non ho condotto la puntata su Via Poma. E ci sono dei motivi importanti per cui non non ho potuto presenziare. E però vi assicuro che se riusciremo a fare qualche altra puntata su Via Poma, porteremo comunque delle delle delle notizie molto, molto importanti. E quindi vedremo se riusciremo a farla. Nel frattempo, andatela a rivedere perché è stato molto bravo Daniele Spisso con i suoi ospiti. Noi abbiamo avuto il Generale Luciano Garofano e la dottoressa Laura Volpini e l'altra dottoressa Chantal Milani. Va bene.
Allora, dottor Mignini, ormai ha un curriculum che che è, insomma, lunghissimo. Invece Claudio Costa, che è un mio nuovo ospite, eh, lo vado a presentare. Claudio, in breve, chi sei? Da dove vieni? Da dove parli adesso?
Allora, io sono un un mostrofilo. Mi sono appassionato nel 2005 dopo il libro di Cugia che seguiva la radio con Jack Folla. Tra l'altro ci sono... Ah, bellissimo. Eh, bello. Cioè, no, allora, io, scusa Claudio, io il mio lavoro mi porta sempre a sentire la radio, no? E c'era Roberto, eh, e c'era e c'era Roberto Pedicini, uno dei più grandi doppiatori italiani, che era eccezionale. Tu dicevi Alcatraz e Jack Folla? Anche Alcatraz è venuto dopo. Bellissimo. E che lavoro fai? Che lavoro fai, Claudio, tu?
Allora, io sono un veterinario zootecnico e lavoro negli allevamenti di suini. Quindi... Ah, perfetto. Io ho la figlia più grande che è veterinaria. Eh, me l'ha detto che in Belgio. No, in Belgio. Sì. Ah, sei in Belgio. Dove sta? A Bruxelles. Sp... dove sta? A Liegi. Ah, Liegi. Bellissima Liegi. E ogni tanto, dottor Mignini, quindi ogni tanto ci andate pure a Liegi? No?
Sì, andiamo. Poi dovrebbe tornare fra alcuni mesi. Poi, sì, viene, viene lei durante le feste e noi anche si va. Certo, certo.
E Claudio, tu dove dove abiti, Claudio? Tu da dove parli?
Allora, io sono Bresciano. Come dice Mignini, sono gallo celtico. Ah, a proposito, cenomane. C'è... A proposito, saluta Aldo Villagrossi. Ma lui ha detto che non è un gallo celtico perché i suoi genitori sono del Trentino, quindi lui è un retico. Ah, è un è un retico. Quindi è è parente degli Etruschi. Ecco. Ed ha una bisnonna di Assisi, che però lei mi dice: "Non è città, è un'altra cosa". È città umbra, non è etrusca. Vedi che lo so. Ecco. Inviamo... Prego, prego. Claudio, sono Bresciano e... mi ricordo, mi ricordo a a sprazzi il il il processo Pacciani, però negli anni dell'università, la mia assistente di in zootecnia, io frequentavo l'istituto di zootecnia perché volevo fare la tesi lì, era di Pisa e quindi noi andavamo spesso a a Pisa. In quegli anni era l'85 e lì avevano paura. Quindi avevano paura. Poi c'era un giornale che si chiama Il Vernacoliere. Vernacoliere. Certo. Era tremendo su Pacciani, su quelle sul mostro, battute sui livornesi, pisani. No, sui pisani perché è livornese. No, è di Livorno. È di Livorno. Io sono stato quindi nella mia carriera ho iniziato a Volterra come pretore, che è sulla strada di Baccaiano, via Volterrana. Certo. Certo. E quindi e quindi ho capito che la sensazione della paura del mostro noi non ce l'avevamo di qua nel nord, ma a Pisa era forte. Era forte anche qui, era abbastanza perché poi si legge, si legge La Nazione e quindi ci dava le notizie di Firenze. Quindi... Ah, bene.
Allora, Claudio, allora io farò farò delle brevi domande al dottor Mignini. Poi tu hai una una sfilza di domande. Quindi... Sì, ma non ho finito la presentazione. Ah, no, no, prego, prego, prego. Adesso faccio parte di di un gruppo che si chiama Nel buio del Giglio. Facciamo delle stiamo facendo la cronistoria del del mostro di Firenze e siamo arrivati a Vicchio. La prossima settimana probabilmente facciamo Vicchio. Quindi io invito tutti ad iscriversi al gruppo e quindi che in modo che avranno le le notifiche quando faremo la la prossima puntata. E quindi Claudio, salutiamo anche Yuri Pili e Giovanni Capecchi. No, Capecchi, i compagni, i tuoi compagni di merenda, dici? Tutto il gruppo della pagina Facebook Il Bombo di Firenze. Fatemi salutare un attimo la chat. Allora Nadia, ciao Nadia. Alessandro Cossetti, Eleonora. Dottor Mignini dice: "È molto contento di assistere a questo confronto questa sera". E stessa Francesca, Francesca Chilloni dice: "Buonasera a tutti, ancora una volta mi compiaccio della disponibilità del dottor Mignini ad esporre pubblicamente le sue idee, i convincimenti che ha tratto dal suo lavoro". E tra l'altro, dottor Mignini, no? E poi faccio una battuta e poi veramente andiamo a cominciare la puntata. Dobbiamo dire che lei è più impegnata adesso che quanto lavorava? Eh! Ah, possiamo dire questo? Quasi, quasi più impegnato.
Claudio, Claudio, noi ci abbiamo, Claudio, ci abbiamo messo quasi due mesi per organizzare la puntata. Al Tormine, una volta la cosa. L'al... è la seconda vita da scrittore, la vita impegnatissima da scrittore eccezionale. Allora, io farò delle brevissime domande al dottor Mignini e poi poi la la puntata, diciamo, è imperniata su questo mio nuovo, questo mio nuovo Federico Barbarossa con questa barba così fitta e nordica. Ascolta, prego. Aspetta, aspetta, Santis. De Santis, siccome magari ci ascolta chi non ha mai sentito la storia del mostro di Firenze, faccio una breve premessa su chi è Narducci. Poi tu vai con tutte le domande. Allora, l'inchiesta di Mignini parte, l'inchiesta di Mignini parte dalla denuncia di un'estetista che si chiama... Europea. Falso. Per minacce di morte. L'usura non c'entra niente, o meglio, tra quelli che in quelli imputati a queste telefonate c'era un soggetto che era implicato nell'usura, giusto, Mignini? Più o meno.
Sì, sì. In in queste telefonate si parlava di di di uccidere. Minacciavano la donna di uccidere il il suo figlio perché era di capelli rossi, lo sacrificavano a Satana sulle colline del Chianti. Sul Mugello. Mugello. Sul Mugello. E e poi a un certo punto han detto la parola che ha fatto drizzare le antenne a tutti, cioè: "Lo uccidiamo come il medico del lago". Ecco. A questo punto Mignini ha avuto il dubbio che questo medico del lago fosse proprio Francesco Narducci, perché alla morte di Narducci, mi corregga se sbaglio, lei già già aveva sentito che non gli avevan fatto l'autopsia, già nell'85. Claudio, posso... Scusate, dottor Mignini, voglio voglio rettificare, cioè voglio voglio aggiungere una cosa sul racconto che hai fatto tu. Praticamente questa questa estetista, no, viene ricattata per delle situazioni, diciamo, non si capisce, non lo dice lei, forse sessuali, diciamo pure così, da questi da tre, quattro balordi. Dottor Mignini, alla fine, no?
Ma sì. Secondo me, ma ecco la domanda che... la domanda che le faccio, no? Perché questo ricatto e poi si va a dire con quella voce: "Ti faccio fare la fine di quello". Perché dice... Dicono... Chiederlo a persone... Bisognerebbe chiederlo a chi l'ha fatto. 2001. 2001. 2001 era il periodo delle... gli attentati alle Torri Gemelle, attorno a quel periodo. Certo. Quindi, ecco. Ma a Perugia la morte di Narducci, Narducci era visto praticamente, era era considerata quasi una leggenda metropolitana che fosse il mostro, è che dopo la sua morte non ci fossero più delitti, perché lui muore esattamente nel treso dell'ultimo delitto. Cioè, l'8 dell'ultimo delitto di Scopitto. Scopitto. Ecco. Quindi lei, col dubbio che fosse Narducci, chiama la dottoressa Barone, che era il medico legale di turno dell'epoca, la quale le racconta come andarono le cose, che non ci fu l'autopsia, che non chiamarono lei, che lei parlò con questo Giancarlo Selli, eccetera, eccetera, eccetera.
Allora, lei dispose l'autopsia qui a Pavia. Momento, momento. Prima apri il procedimento a Firenze e a da Firenze mi chiamò Canessa. Canessa. Canessa e mi disse che dovevamo tenere collegati i due procedimenti perché erano connessi. E allora io, prima prima ancora della della dell'autopsia, sì, l'autopsia è del 2002, primi il mese di giugno 2002. Io prima ho indagato. Ma mica mica andavo così. Ho fatto anche una consulenza sugli atti. Quindi prima. E che e non c'era niente di che tornava. No, è che non si non si capiva perché non c'era non era stato fatto niente, nessun accertamento, niente. E autopsia, temperatura, nemmeno le foto c'erano. A fronte di questa carenza assoluta di accertamenti, c'era uno spiegamento di forze incredibili, in cui c'era anche il... aveva alcun titolo. E quindi sul famoso Molo, sul famoso. E quindi lei dispone, dispone l'autopsia della salma di Francesco Narducci a Pavia dal professor Pierucci. Tra l'altro, io ho conosciuto una biologa che ha fatto l'esame istologico. Ah, no, no, biologa. Logico. Monist. Logico. Quindi alla ricerca della prova diretta che non han trovato. Ma han trovato quella indiretta. Magari gliela spiegherò un'altra volta. Ecco. E e si scopre che quello del Molo non era Narducci. Non poteva essere. Quello della la salma riesumata era Narducci, perché c'è stata il c'è stato il riconoscimento antropometrico. Non... Deu. E poi che era stato ucciso per strott. Momento. Laccio. Laccio. Strangolamento. Ecco. Dopodiché lei parte, fa le sue indagini e arriva a due procedimenti, giusto?
Uno finisce alla De Robertis e l'altro finisce a... Quello principale alla De Robertis. Quello quello alla De Robertis era per l'omicidio e poi per i reati più vecchi, no? I reati, i reati, sì, i reati più più vecchi che però erano prescritti e quindi l'omicidio. Ah, erano prescritti. Ah, perché non sono contemporanei. Ah, ho capito. Adesso. Poi l'altro era... C'è... Cioè, Spezi... Spezi... Viene prescritto perché il reato era più vecchio. Quelli trattati dalla De Robertis erano i reati di sottrazione di cadavere, occulta, quelli commessi nel pontile, praticamente all'epoca del rinvenimento del cadavere dello sconosciuto. Sì. E invece quelli che si sono celebrati davanti a Micheli e dall'Associazione, il gruppo Micheli, erano i reati più nuovi, più recenti, oltre a un reato associativo che avevo ipotizzato, perché c'era qui era emerso anche in maniera abbastanza, poi abbastanza forte, e l'in, il coinvolgimento di una loggia massonica, della loggia massonica. Ecco, io ho introdotto. Non ci apparteneva. Sì.
Allora, Claudio, sì. Adesso pure Pas... Sì, adesso il dottor Mignini è mio per 10 minuti, un quarto d'ora. Allora, dottor Mignini, diciamo subito una cosa. Sì. No, no, no, prendo pure qualche qualche domanda. È sparito. Vediamo un attimo se ritorna. No, prendiamo Claudio. Prendiamo pure qualche domanda dalla chat. Ok. Domande, domande pertinenti, diciamo così. Aspettiamo un attimo il dottor Mignini. Ricordate, iscrivetevi, iscrivetevi a sto canale. Dai, che vi cercheremo sempre di portarvi, portarvi grandi, grandi domande, grandi ospiti. Al dottor Mignini. Eccoci qua. Allora, mi chiedeva, chiedeva una kber, ehm, per la relazione parlamentare, la commissione ha consultato il fascicolo della Corazzin a Belluno?
Beh, abbiamo fatto le indagini. Ora, ce ci siamo divisi i compiti. Su questo della Corazzin, mi pare che se ne occupasse il dottor Piccione, che era il segretario della commissione e consulente parlamentare, e io mi sono occupato di tutto, ma soprattutto della vicenda Narducci, ovviamente. Certo. Eh, Corazzin, ricordiamo. Sì, ricordiamo Corazzin, 1975. Sì. Ok.
Un'altra domanda, dottor Mignini, e poi ve le faccio io qualche domanda. No, c'è questa qua. Gommi era esperto in diritto farmaceutico. Conosceva Calamandrei?
Sicuramente conosceva Calamandrei. Gommi era era il console onorario di Finlandia e aveva e poi era era legale della Menarini. Menarini era anche... Esatto. Era legale della Menarini e e Narducci era uno era consulente della Menarini. Era un ricercatore. Ricercatore. Sì. Menarini di Perugia? Giusto? No, Firenze. Menarini di Firenze. Perfetto.
Va bene. Eh, dottor Mignini, lei quando entra professionalmente nella vicenda del mostro di Firenze?
Io gliel'ho detto, io sono entrato nel 2001. M. Praticamente il giorno in cui ho iscritto, ho aperto il procedimento, perché erano emersi tutti questi elementi. Era il 25 ottobre 2001. M. E il collegamento di indagini fu disposto il 9 novembre. Ben. Tra i tra i dottori, tanti elementi, no? Qual è che riguardo riguardo a Narducci? Qual è la molla, diciamo, che ha fatto scattare tutto, tutto il suo pensiero affinché, diciamo, Narducci facesse parte di questo mostro di Firenze? Perché lei l'ha attenzionato? Per quale motivo particolare?
Già già a Perugia, ripeto, io sono Perugino, quindi, fra l'altro, io me l'avevo incontrato pochi giorni prima della scomparsa, o poco tempo prima, adesso, era comunque periodo estivo, o o comunque era era l'ottobrata, c'era un periodo di ottobre abbastanza mite. E io mi ricordo che lui faceva il liceo classico nella mia stessa, nel mio stesso liceo. E e lui era era solo. Che era... Lo incontrai vicino, davanti alla vecchia sede, no? Davanti alla alla sede della Questura. Lui stava armeggiando intorno alla sua moto. Era in condizioni disastrose. Io me lo ricordo. Pensavi che avesse un male incurabile, perché era proprio. E soprattutto mi ricordo che mi rimase impressa la ferita all'occhio destro, che lui copriva con degli occhiali scurissimi. E mi rimase impressa questa. E quando lui è scomparso, io ho pensato, ho collegato la scomparsa a queste condizioni fisio-psichiche disastrose in cui lo in cui lo trovai. Poi era un'altra cosa, ma insomma, io mi ricordo di averlo d'averlo incontrato. Scambiamo anche qualche parola.
Ricordiamo, dottor Mignini, che lei ha frequentato le scuole elementari con lui, o sbaglio?
No, no, no. Io, lui, l'ho incontrato solo al ginnasio, liceo.
Vabbè, ma vi conoscevate? Avevate una conoscenza, un'amicizia, o no?
No, ma prima del prima del ginnasio, no. Non mi ricordo, almeno non me lo ricordo, perché lui, lui aveva lo studio, il babbo, a Foligno. Quindi non lo non lo io non lo vedevo, non l'ho visto prima. Può darsi l'avrò incontrato, perché Perugia è piccola, però non me lo ricordo bene.
E allora, il 14 luglio 1987, no, viene redatta la lista della SAM con 254 nomi. Claudio, e noi il nostro gruppo, diciamo, di ricerca, di lavoro, ha cercato 254 nomi. Ci ci vorrebbe tanto tempo, insomma, tante, tante, tante problematiche per andare. Il 181. Sì. Per andare, sì, per andare a vedere appunto tutti. Ma c'è... Claudio, c'è addirittura un un riparatore di motori di navi, c'è un un industriale inglese, c'è diversi sacerdoti, alcuni carabinieri, addirittura due parrucchieri. No, e ricordiamo che non c'è Pacciani e non c'è neanche Viganò. E tra i nomi importanti più conosciuti abbiamo al 103 Fiesoli, al 198 Valerio Pasquini e appunto, come ha ricordato il dottor Mignini, al 181 abbiamo Francesco Narducci, che viene specificato come deceduto per annegamento. Andiamo un attimo. È l'unico dell'elenco deceduto al momento dell'elenco. Certo. Sì. Poi, poi mi sembra che ce ne sarà un altro più, più, diciamo, più, più tardi. Sì. Eh, ma quindi, andiamo, andiamo solo un attimo solo su quel pontile. Deceduto per annegamento. Allora, dottor Mignini, chi è sta persona ripescata sul pontile e soprattutto come è morto Francesco Narducci, se è morto?
Dunque, allora, la persona ripescata, noi, ovviamente, io sono, tenete presente questo, assenza completa di accertamenti all'epoca. Io che intervengo perché intervengo quando si presenta la necessità di intervenire. Quanti anni dopo? 16 anni dopo. 2001, 85. Quindi lei pensi, insomma. Quindi non era facile individuare il personaggio. Però, secondo me, e anche secondo, diciamo, ambienti fiorentini, io c'ero arrivato. C'ero arrivato. Ma io non me la sono sentita perché non ero del tutto certo. Quindi non ho preso per certa questa conclusione. Però c'era un, era un corriere della droga messicano, si chiamava Jorge Hernandez Eredia, che era stato, se ben ricordo, ucciso, gettato dal treno nella zona di San Donato di Passignano sul Trasimeno. Gli hanno fatto, era vestito praticamente allo stesso modo. Questo è impressionante vedere com'era vestito. È stato, poi gli hanno fatto l'autopsia, l'han tenuto in obitorio perché non c'erano dei dei problemi coi paler, non ricordo. E quindi poi questo cadavere sarebbe stato utilizzato come come elemento della messa in scena. Poi, se lei mi chiede perché hanno hanno diciamo messo in atto, hanno scambiato il cadavere, diciamo...
Sì, ma non è... Sì, ma lei lo lei lo mette sul semplice, ma ci vogliono falsificazione dei documenti, c'è la la falsificazione degli atti dello stato civile, c'è, c'è anche, io mi ricordo la comunicazione del Questore al Ministro dell'Interno, o un telegramma in cui si dava atto che era stato fatto oggetto di autopsia e non era vero. Questo me lo ricordo io. E quindi c'è, c'è poi, c'è poi tutta la tutta l'operazione per prelevare il cadavere per poi rimetterlo, non si sa dove, perché questo è il punto. Quindi non è una cosa semplice. Lei la butta sul semplice, ma non è semplice per niente. È un'operazione del genere. Volevo dire, volevo sottolineare questo. Ha un precedente nella Seconda Guerra Mondiale, la famosa operazione Mincemeat, operazione carne tritata, se non sbaglio. Era un'operazione organizzata dai servizi segreti della Marina inglese, che doveva con cui si doveva far credere alle autorità militari tedesche che lo sbarco, famoso sbarco in Sicilia, sarebbe avvenuto da un'altra parte, e invece era proprio la Sicilia. In Grecia. In Grecia. Esatto. E allora, per per per organizzare questa messa in scena, fu prelevato il cadavere di uno sconosciuto, gli fu data un'identità fittizia di un certo Maggiore Martin, mi pare, e fu paracadutato nella costa andalusa di Huelva, se non sbaglio, dove gli inglesi erano sicuri che la Guardia Civil spagnola avrebbe trovato il cadavere e avrebbe avvertito con tutta la documentazione le autorità del Terzo Reich, perché la Spagna era neutrale, ma fino a un certo punto. E quindi, e difatti la manovra riuscì. Gli italiani, invece, questa volta non abboccarono, solo i tedeschi abboccarono. E in effetti, lo sbarco poi si venne, si si verificò in Sicilia, perché la Sicilia, poi è un altro discorso. Quindi questa operazione della doppio cadavere fu, c'ha un precedente. E a tutt'oggi, nella nel cimitero di Huelva, c'è una tomba in cui si riportano le generalità finte di questo Maggiore Martin, mi pare si chiamasse, che invece non era mai esistito, e c'è la tomba con questo personaggio.
Eh, ma questa era un'operazione da servizi segreti, sia chiaro. Certo. Dottor Mignini, ma lei, alla fine, secondo lei, come è morto Narducci?
Ma io, guarda, io, segola, l'autopsia, l'autopsia è stata, è stata rinvenuta la frattura del corno superiore sinistro della cartilagine tiroidea. Quindi è stato strozzato, non con un laccio, eh, non strangolato, ma strozzato, perché il punto di frattura, punto molto ristretto, quindi ci è arrivato qualcuno. Questo è un killer, probabilmente. C'è arrivato qualcuno col pollice ed è morto in quel modo. La morte è quella. Ok. E e c'è un movente per la morte di Narducci?
Guardi, e allora, qui bisogna parlare anche di come era tenuto il cadavere, perché il cadavere era messo, era in condizioni di vestizione. Narducci era molto raffinato, molto vestiva bene. Ma quando noi abbiamo aperto la bara, era vestito in maniera, aveva la bocca aperta, non gliel'avevano nemmeno chiusa, in un'espressione di orrore, e aveva questo famoso grembiule. Marco Egizio. Certo. Diciamo, vetero egizio, vetero massonico, con funzione punitiva. Quindi noi non c'eravamo, non sa, è tutta una ricostruzione, ovviamente, che si fa. Però, probabilmente, lui è stato ucciso perché aveva in qualche modo era diventato pericoloso, aveva tradito. E questa, questa, questo riferimento a una punizione e a un a un tradimento, lui, diciamo, lo prevede nella famosa lettera che fu, diciamo, il cui contenuto molto importante fu pubblicato dal grande giornalista fiorentino Giorgio Sgherri, il babbo della Serena Sgherri, che è un'amica carissima, oltre a Jacopo Cioni, e che io, che lui, che voleva incontrare, poi purtroppo è morto anzitempo. E quindi, ecco, questa è la, questa è la, praticamente, questo personaggio deve aver commesso una, una, una, una violazione, e là le regole sono piuttosto severe e le sanzioni sono molto concrete. È stato ucciso perché era diventato, probabilmente, un personaggio pericoloso. Questa è, cioè, tutto, tutto porta a questo tipo di, a questo tipo, a questo a questo movente. E per, ovviamente, poi per occultare la vita fiorentina del personaggio e il modo come era stato ucciso e gli autori dell'assassinio, con la questione del doppio cadavere, si è fatto finta che fosse morto annegato. I giudici, i magistrati di allora erano abbastanza così, forse, non lo so. Io, io non avrei fatto così, lo dico, lo dico chiaramente, però non siamo tutti uguali. Quindi hanno fatto in questo modo. Non hanno fatto nessun accertamento, non sono andati sul posto, è venuta fuori questa diagnosi di morte per annegamento che non aveva alcuna al comportamento, perché per provare l'annegamento bisogna fare l'autopsia e accertamenti specialistici che non sono stati fatti. Questo è il punto.
Dottor Mignini, lei, Claudio, fra poco passo a te. Lei... è smo... Eh, vabbè, ma dopo lo facciamo, lo facciamo godere. E dottor Mignini, lei parla, diverse volte ha parlato che di Fiasconaro, che sente una puzza nella villa di San Feliciano. Di che si tratta? Di Fiasconaro che sente una puzza? Di che si tratta?
Me ne V... ne parlare. Allora, Fiasconaro, già dall'inizio delle indagini, venne da me. E poi c'era la famosa signora Carlizzi, che io feci arrestare due volte, perché poveretta, non era male, tutto sommato, era persona, eh, così, diciamo, che faceva, diciamo, che faceva dei voli pindarici, diciamo, ogni tanto. Sì, però, vabbè, sì, questo, questo non c'è dubbio. E quindi lei era in contatto con con Fiasconaro. Fiasconaro parlò del del del delitto Corazzin, e mi ricordo fin da allora si si vociferava, però elementi, elementi, allora ancora non c'erano, sul possibile coinvolgimento di Narducci. E c'era poi il fatto che nel prato antistante l'abitazione del Narducci, a San Feliciano, sulle alture del lago, nella parte orientale del lago, e c'era in questo in questo prato, c'era una puzza insostenibile. E diciamo, furono fatti lavori, furono fatti, fu gettata la calce, non so che cosa altro fecero. Io volevo accertare, però col procuratore, mi disse: "Se non troviamo niente, questi ci fanno anche". Perché eravamo attaccati da tutte le parti, come al solito. No, la magistratura ha sempre questa, si caratterizza sempre per questo. Qualunque cosa fa, c'è qualcuno che è contento e qualcun altro che è contro. E questo, e questo è, purtroppo, la il nostro la nostra sorte. E quindi c'era un vicino di casa dei Narducci che sentiva questa puzza che era molto forte. Poi con questi lavori, queste, la puzza diminuì fino a scomparire, credo. Questo io me lo ricordo. M.
Ah, mi fanno una domanda importante, dottor Mignini. Quando esce questo suo libro?
Ah, il mio libro esce l'anno prossimo. Sto... l'ho portato, lo stanno, lo stanno, diciamo, rivisitando, cioè, vedendo, sa, quella, come si dice, l'editing, no? E quindi, ora vediamo. Io vorrei che rimanesse, vorrei che fosse, diciamo, più o meno rimanesse intatto, però, sa, le necessità dell'editore sono per far, per renderlo più scorrevole. Questo è il punto. Però, cioè, questo non è, non è una vicenda come Meredith, che era più semplice. Questa c'è molto più complessa.
Tuttor Mignini, mi fanno, mi fanno una domanda curiosa. No, del l'uomo scambiato, diciamo, che che fine ha fatto quell'uomo là?
È stato rimandato in Messico, poi non so che fine ha fatto. Non me ne sono interessato, ovviamente.
Va bene. E vabbè, poi io continuerò con qualche altra domanda. Claudio, prego. Tu hai una sfilza di domande. Cominciano a fare qualcuno e tue considerazioni su sul dottor, diciamo, riguardo a questa vicenda col dottor Mignini. Io avrei decine e decine di domande, però è giusto che voi ospiti parliate. Prego, Claudio. Interrompimento quando vuoi.
No, no, no, vai tranquillo. Io inizio a farle le domande, dottor Mignini, e parto dai due procedimenti, eh, soprattutto dal secondo, che poi ha causato quella la prescrizione per la lungaggine della risposta. Quindi il caso, il procedimento per omicidio e il procedimento per l'associazione e mafiosa, per falsa testimonianza, eccetera. Se potesse tornare indietro, sapendo com'è finita, procederebbe nello stesso modo con le accuse per il caso Narducci?
Assolutamente sì. Non c'era altra. E poi volevo dirle una cosa, che spesso si ci si dimentica che a causa di pressioni, diciamo, venute dall'esterno, diciamo così, dall'esterno, mio capo, che era una persona che ricordo con simpatia, però mi aveva dovuto mettermi due angeli custodi, una specie di angeli custodi, cioè due coassegnatori. E sa, lavorare finché si lavora in due, due sostituti, si può fare, ma in tre è in tre è un'operazione pressoché impossibile. Anche perché uno dei tre era dichiaratamente ostile alle indagini. Io non non avete idea di quello che ho passato nel periodo in cui... il periodo in cui Giuttari finisce la sua, perché Giuttari non è stato non è stato mandato via, lui ha finito la sua normale applicazione iniziata il primo aprile del 2003, quindi è finita il primo aprile 2007, ma lui poi è andato, credo, mi pare che lui sia andato all'Ispettorato del Ministero dell'Interno. E io ho dovuto continuare da solo. Avevo, certo, avevo sempre avuto l'apporto del, prima all'inizio, di quel funzionario bravissimo che il dottor Piero Angeloni, dirigente della Squadra Mobile di Perugia, e di due della Squadra Mobile di Perugia, che erano Soprintendente Emilio, Ispettore Fantauzzi. E poi c'era, c'erano i Carabinieri. Colletti, come Colletti? Generale Colletti? No, il Generale Colletti era era il capo comandante dell'aliquota II del nucleo di polizia giudiziaria della Procura Generale al tempo, nell'87, più o meno. Io invece, io dovetti, mi dovetti, mi si offrì il comandante, ci fu il comandante La Stella, mi ricordo, comandante del gruppo, che si offrì, mi offrì i carabinieri come supporto. E io devo, devo dire che i carabinieri sono stati di grandissimo aiuto e ho fatto, ho lavorato benissimo con loro, oltre che, ovviamente, dopo coi ragazzi del Gides, che si sono trovati molto bene coi carabinieri, paradosso dei paradossi. E quindi, ecco, questo, questo, questo è quello che questo è quello che ricordo, insomma. Questo.
E stava dicendo... No, stava parlando che lei si è avvalso dell'appoggio dei carabinieri che andavano d'accordo con il Gides, perché tra polizia e carabinieri, invece a Firenze ci fu una specie di...
Sì, no, no, qui io, io devo dire, sono riuscito a, diciamo, a garantire delle condizioni di collaborazione eccezionali tra i due organismi. E anche anche i due della Squadra Mobile, che sono rimasti poi un pochino indietro, poi il dirigente della Mobile mi fu tolto e fu messo un altro dirigente. Questo io me lo ricordo. E questo, allora, io quando quando praticamente Giuttari se ne andò, perché aveva finito l'applicazione, che era il primo aprile 2007, io dovetti fare, innanzitutto, risolvere questo problema. E per fortuna, queste sono tutte cose che non si sanno, il nuovo procuratore generale, che mi aveva preso in simpatia, mi ricordo, disse al mio capo: "Togli la coassegnazione, fai concludere a Mignini da solo". E io non vedevo l'ora. E quindi io dovetti preparare il processo per omicidio, in cui erano coinvolti Spezi, Calamandrei, e poi c'erano, poi c'erano i tre mafiosi, no? Sutera, Cavallaro... Sì. Cappelli. Sì. No, quell'altro. Sì. Cavataio. Cavataio, che erano quelli nominati da Rizzuto. Già. Rizzuto, che era un agente che era praticamente un collaboratore dei servizi. Rizzuto. Ah, quindi era proprio lui l'informatore del Generale Colletti?
No, no, no. Polletti aveva un informatore che, ovviamente, non rivelò. E lui che disse: "Mi si mise a disposizione della Procura Generale". Dice: "Io sono a conoscenza". Lui era venuto a conoscenza di particolari molto, era molto ben informato. Il colonnello Colletti si offrì di poter lavorare, ma il procuratore generale disse: "No, abbiamo la polizia". E si affidò a De Feo. Ecco. Lo so, lo so. Eh, lui disse: "Ho un informatore che mi dice che Narducci è a capo di una setta molto potente che è coperta da cariche importanti dello Stato e ho una pista. Mi faccia indagare". E non l'han fatto indagare. Ma quindi Rizzuto, invece, invece Rizzuto, che era un informatore, a chi faceva capo? Chi è che lo seguiva?
Lo seguiva un ufficiale dei Carabinieri, che mi venne, io lo... mi dissero che c'era lui. Lui venne e mi confermò questa sua attività. E io non l'ho visto più da molto tempo, questo Rizzuto. E poi, quindi, io dovetti, dovetti, diciamo, risolvere la questione della coassegnazione. Quindi il procuratore generale mi diede una mano e e furono tolti via gli altri due. Dovevo preparare il processo per omicidio. Non vi dico quello che, diciamo, quello che dovetti... Ecco, fu un processo micidiale. Poi dovetti preparare il processo per udienza preliminare, che pensavo avrebbe avrebbe portato a rinvio a giudizio, perché pensavo che non ci fossero, diciamo, non ci fossero alternative. E invece, il che fece durare, io mi ricordo adesso, fra tutto, l'udienza durò 3 anni. Udienza preliminare, più o meno. Prima, per la... Lui fece fare un sacco di accertamenti, poi fece questa sentenza di 9000, non so quante era, qualcosa di incredibile. Però, senza affrontare il punto centrale che doveva tener presente il GUP, cioè: "Tu mi devi fare la prognosi". Cioè, tu devi dire: "Sulla base di quello che abbiamo, questi elementi portati a giudizio possono ampliare il quadro, possono renderlo più preciso, eccetera, o no?". E lui questa cosa non la fece. Quindi, diciamo, fece delle conclusioni.
Posso posso interrompere un secondo, dottor Mignini? Perché la commissione non ha pensato a risentire Rizzuto Domenico Maria?
No, l'ha sentito. C'erano. Guardi, la commissione poteva, doveva fare tante altre cose, ma c'è stata la fine anticipata e inaspettata della legislatura. La precedente legislatura è finita prima del previsto, e quindi noi non abbiamo potuto far altro, perché abbiamo dovuto fermarci. Finita la legislatura, finisce la commissione. Ecco. Però lei, come lei l'ha sentito Rizzuto? L'ha avuto come testimone?
Ho avuto in quel periodo, durante le indagini. Certo. L'ho sentito. L'ha sentito. Che impressione le ha fatto? Era mosso da che cosa, secondo lei? Perché fa delle accuse pesantissime.
E sa, lì bisognava, bisognava agire a Firenze. E diciamo... Non lo so che cosa avrebbe fatto Canessa. Questo è il punto. Perché poi anche il processo a Calamandrei, eh, nasce dalla sua denuncia. Sì. Fu assolto con formula dubitativa. Sì, sì, lo so, lo so. E e questo processo fu fu si svolse nel periodo in cui la Procura di Firenze aveva promosso procedimento penale contro di me e contro Giuttari. E purtroppo, con tutto con tutta questa necessità di difesa, noi, io non sono riuscito a mandare, o non so se non sono, forse non sono arrivati tanti atti che avrebbero sarebbero serviti nel processo Calamandrei. Questi atti non sono arrivati. Questa è la conclusione.
Il famoso accoppiamento del fascicolo Nardo, come il famoso accoppiamento del fascicolo Narducci, a cui si è posto Zanobini?
Beh, diciamo, Zanobini ha fatto un, era un avvocato bravissimo, il più bravo, secondo me, ed è stato bravissimo a far fare l'abbreviato a Calamandrei, in modo tale Calamandrei è stato giudicato sulla base degli atti, non si è posto a un contraddittorio dibattimentale, quindi è stato bravissimo. A proposito. A proposito. No, quindi il processo Calamandrei è stato fatto senza dibattimento perché c'era il rito abbreviato, senza accoppiamento del fascicolo Narducci, senza di lei, perché era stato denunciato da Canessa, senza i suoi carabinieri, quindi senza colleghi, senza la sentenza. Aspetti, non fu fatto ricorso perché Canessa non ha fatto ricorso, non fecero impugnazione. Ecco. E corrisponde al vero quello che si dice nella Mostrofilia, che fu un processo, diciamo, nato monco, un po' accomodato?
Io questo non, non me la sento di dirlo. Conosco i due magistrati, conosco, ho conosciuto anche Crini, perché Crini si è occupato anche della questione Meredith, è stato il PM del processo d'appello. Quindi, io non me la sento. Però, che a Firenze, e anche a Perugia, sotto certi aspetti, ci fossero, diciamo, delle pressioni, dei freni, diciamo, questo io l'ho avvertito subito. Questo sarei un bugiardo se dicessi di no. Questo ci sono stati. Questo io M... Ma non, secondo me, non per colpa di Canessa, eh. Canessa era, fra l'altro, erano tutti e due del mio concorso, sia Canessa che Crini. Mh. Ci siamo anche risentiti con Canessa. Quindi, con lui i rapporti sono stati, sono stati buoni, tutto sommato. Adesso è in buoni rapporti con Canessa?
Sì, ci siamo sentiti. E quindi, poi, sa, quando poi si appartiene, quando si appartiene alla stessa categoria, eh, c'è un legame.
Claudio, scusa, voglio fare due domande, secondo me, interessanti. Eh, aspettate un attimo. Michele ci dice: "Vero che Narducci, anche se per poco tempo, fece il servizio di leva nel '74 alla scuola militare di Firenze, Forza di Firenze?"
Sì, questo lo dice il giornalista Pucci, che volle fare sulla base di queste informazioni di una sua fonte al Ministero della Difesa, vuole fare una indagine giornalistica a Perugia su Narducci e raccolse molti elementi, fra cui, poi, se volete, ve ne racconto qualcuno, molto significativo, e portò il tutto a Milano, perché lui era del giornale, ma Montanelli disse: "No, non si fa articolo". Capito.
Dottor Mignini, solo quest'altra. E poi continua Claudio. Sul lago Trasimeno, di Alex, che chiede: "Sul lago Trasimeno si trova un castello dei Cavalieri di Malta? Si è indagato anche in quell'ambiente?"
No, erano gli Ospitalieri, erano i... Olivetani. E un castello... B... Non è che c'era cose particolari da... Adesso mi pare che forse il castello fosse di proprietà privata o della provincia, non mi ricordo. E non c'erano elementi particolari su cui indagare. Era il perché il posto dove probabilmente avvenne l'omicidio era nella parte opposta al versante perugino, cioè la parte occidentale dell'isola, dove c'era una, una specie, c'era una parte abbastanza ampia e dove c'era spazio, si poteva, poteva essere, ci potevano essere anche più persone, insomma. Era questo. Era il castello, il castello in sé per sé non è venuto in considerazione.
Bene, Claudio, prego. Sì, no, c'è anche, c'è anche Rotellini, che disse che scrisse il colonnello Rotellini, quando chiesero le informazioni sul passaporto di di Francesco Narducci, scrisse: "No, l'interessato non ha svolto servizio militare, ma ha fatto domanda per partecipare al 58° corso AUC come ufficiale medico formato". Però, eh, ma è stato dichiarato non idoneo ed esonerato dal servizio militare per il posto articolo 90, che è l'enuresi, cioè la perdita di di urine, marcescenza ai piedi. No, no, no, l'articolo 90 è la manc... L'articolo 90, ma lui fu per questo motivo, da quello che si sa, e Rotellini scrive: "Articolo 90". E l'articolo 90 è enuresi, quindi dopo osservazione in ospedale militare. Quindi, in realtà, lui può darsi che qualche mese alla scuola e poi sia stato riformato. Riformato per marcescenza ai piedi. Questo era nel nel provvedimento di congedo assoluto. Ecco. Invece, invece Pasquini dice che lui fu fu riformato in sede di pre-chiamata. Ma probabilmente non è corretto, perché se aveva fatto domanda al corso, comun... Probabilmente tutti questo lo dicono tutti. Probabilmente in quell'agosto '74, lui era a Firenze, lui era a Firenze alla scuola ufficiali medici. Sì, sì, ecco.
Allora, torniamo alla Micheli. Viene, non viene accettato da Lombardi. Quando fanno il, quando lei prepara il ricorso che viene accettato, tranne il punto sull'associazione mafiosa. Ed è una cosa che mi manda...
A delinquere. Associazione delinquere. Sì. Scusi. Associazione delinquere. Punto. È l'unico. L'unico. Però adesso, però mi fac... Mi... Sì, però non è vero, però, eh, perché dice, perché dice che non c'è prova di un, che il fatto sia stato reiterato, quindi era solo la prima volta. Ma io dico: "Ma allora la P2 organizza Piazza Fontana, è solo la prima volta? Non è associazione delinquere?". No, io, allora, allora molte volte la Cassazione prende delle decisioni sul piano dell'opportunità, cioè, la Cassazione non può entrare nel merito, ma molte volte ho visto che invece c'è entrata. E qui, sul caso dell'associazione, secondo me, ha detto... La Cassazione ha detto: "È vero che il GUP non ha valutato l'aspetto prognostico, però fanno capire, dice, chi ha che che si trova a distanza di tanto tempo sull'associazione". In realtà, l'associazione per delinquere, io l'avevo ipotizzata perché dovevo inquadrare in qualche modo. Ed è poi emerso l'aspetto massonico, perché c'era un discorso, una struttura complessa che aveva dato vita a questa operazione. Non si può, non possono due o tre persone fare una cosa del genere, doppio cadavere, tutta quella. Non po'... È un discorso di tipo. Ecco, io ho ipotizzato un discorso di tipo associativo. Se tu mi riconosci il doppio cadavere, mi devi riconoscere anche l'aspetto asso... Eh, questo è. E invece, invece, io non sto a commentare le motivazioni del GUP, perché, che non le commento. Fatto sta che la La Cassazione ha praticamente, al di là di questo aspetto, in cui, peraltro, era a metà strada, per il resto ha bocciato tutte, tutte, tutta la motivazione della sentenza Micheli. Malgrado questo, ha fatto carriera, o sbaglio?
Ah, questo non mi interessa. Non interessa.
Va bene. Ascolti, torniamo alla De Robertis. Allora, viene accettata la sua, la sua proposta? No, e perché accoglieva con l'ordinanza, c'è scritto: "L'impianto accusatorio, l'omicidio, il doppio cadavere e le connessioni al Mostro di Firenze, che sono i reperti trovati da da De Feo e Napoleone". Ecco. Dopodiché, lei a un certo punto chiede l'archiviazione, no, nei confronti degli indagati accusati da Domenico Rizzuto di omicidio, quindi sono Spezi...
Allora, io dico che per Spezi, Calamandrei, l'archiviazione è conforme alla dubitativa. Se, se adesso non mi ricordo, per gli altri, se ho detto, a parte che c'erano gli altri, per i quali l'archiviazione è stata chiesta per prescrizione. Per i reati, per prescrizione. Sono cinque, perché per pres... Erano, erano, perché nel frattempo è entrata in vigore, ovviamente, il legislatore, la legge Cirilli. Ah, Berlusconi. Ma che vuol... Ma è sempre lì. Scusi, scusi l'ignoranza, non sono pratico. In quel periodo, adesso non lo so, adesso che interesse aveva, non mi interessa. Però, però è stato, ho capito. Quindi hanno accorciato i tempi per per per mandare il coro. Ma è come se uno cambiasse le regole in corso di gioco, eh, perché poi erano retrodatate, che non si è mai visto nella storia del del pianeta, neanche, e sapesse le cose che ho visto qui. Vabbè, va bene. Adesso veniamo alla denuncia di Nannucci e Canessa. No, si dice che chi sta con Giuttari e Mignini non può stare con Canessa, perché Canessa l'ha denunciata. E in effetti, è quello che la bloccò. Però è stato Canessa o è stato Nannucci?
Tutti e due, in realtà. Ah, Nannucci era il capo della Procura, quindi suppongo, suppongo, penso che, diciamo, lui era il titolare dell'azione penale, era Nannucci, non era Canessa. Quindi, io non lo so, eh. Bisogna, sa, quelle, io, fra l'altro, in quel momento ero imputato con Giuttari e mi ricordo, però la cosa strana di questo procedimento è che tutti, anche Turco, che venne a fare la perquisizione e parlava, parlando col mio avvocato, e poi c'era un, il, un sovrintendente, non faccio nomi, di polizia della sezione di polizia giudiziaria di Firenze, mi invitò a prendere il caffè, mi disse: "Dottor Mignini, non ce l'abbiamo con lei, ce l'abbiamo con Giuttari". Giuttari, perché Giuttari aveva fatto la famosa registrata. Sì, sì, ho capito. Ma tu fai un procedimento, tu metti in mezzo a me che non c'entro niente, perché ce l'hai con quello? Ma insomma, perché perché lei... Perché gliel'aveva trasmessa lei? Perché ero di Perugia, quindi in quel modo vincolava il procedimento a Firenze, secondo loro. Ecco, perché comunque...
Claudio, scusa un attimo. Domanda per il dottor Mignini. L'esonero militare è in pieno conflitto con il porto d'armi? O no?
No, non, non sono, sono cose molto diverse. Porto d'armi, lo può avere, tra l'altro, per esempio, noi magistrati, durante il servizio...
Abbiamo il porto d'armi. Pui essere anche un esonero per numero che non c'entra con l'abilità all'uso delle armi, due cose totalmente diverse. Poi ci sono dei difetti fisici che sconsigliano l'uso, il porto d'armi. Rilascio, allora sì, ma quello è un discorso diverso dal DMA. Eh, allora, quindi sono venuto alla domanda sui Giuttari, i suoi rapporti con Giuttari, perché avete lavorato bene fino a un certo punto, poi cosa è successo?
Allora, io prima, allora, prima di andare avanti, tanto vado avanti e lo dico perché io rispondo, io rispondo prima di andare avanti. Però io, dato che questa storia mi è rimasta sul, sul qui, non l'ho sopportata. E tu hai lavorato con me, abbiamo lavorato bene. Io ricordo è una persona di grandi qualità, però ecco, c'è questo, questo problema. Io, io poi vi dirò, poi capirete qual è il motivo per cui lui si, si è comportato in questo modo, che poi non ha, non ha senso nei miei confronti, però è così. E quindi, allora, io vi dico questo, dato che io, dunque, lui ha scritto un libro, l'ultimo che io vorrei, di cui vorrei discutere con voi, ne discuterò nel mio libro, "Il Patto Segreto". Eh, "Il Patto Segreto" intende? Sì, ma non è il patto, patto segreto non è quello, è la, gli errori che sono contenuti nel libro.
Quando si parla, lui dice questo nel libro, che quando fu fatta la perquisizione a Spezi, in seguito alla vicenda di Villa Bibbiani, che è il 2006, sì, io premevo, io ero il PM, io non è che dovevo premere, se decidevo era quello che si faceva, quello che dicevo io. Quindi io non, comunque, lui dice, io premevo perché Spezi arrestato in carcere, questo, quindi è stato, c'era questa mia impazienza, dice Giuttari, più o meno dice questo. E questa mia impazienza ha determinato la rottura del rapporto tra le due procure.
Allora, cominciamo invece con ordine e con razionalità. 2004, la vicenda rimonta 2 anni prima. Nel 2004, Giuttari mi chiede giustamente la perquisizione a Spezi, perché Spezi era un personaggio. Ora, io vedo su Wikipedia, vedo la sua biografia e mi colpiscono due cose. Primo, che manca totalmente la biografia dei suoi primi anni, non c'è, fateci caso, non c'è. Prima cosa. Seconda cosa, mi colpisce il fatto che praticamente succede questo. Lui fa questa operazione di Villa Bibbiani, cerca di far accusare insieme a quello giallista americano Preston, far accusare Antonio Vinci, che non c'entrava niente. E anzi, questa, questa è l'operazione di Villa Bibbiani. No, lui, lui, quindi Giuttari mi chiede la perquisizione a Spezi. M. Io parlo con Canessa, dico "Paolo, bisogna fare". Dice "Aspetta che", perché Canessa, poverino, io, io me ne rendo conto, aveva dei problemi, lo stimava molto il suo capo, però aveva problemi di, per quanto riguardava certe indagini e certi, certi, diciamo, ma anche certi personaggi, non lo so, insomma, penso che fosse anche questo.
Allora Paolo Canessa mi dice "Guarda, aspetta, digli, digli da aspettare, la rimandiamo". Va bene, dico "Però se lui insiste, bisogna farla, sennò questo ci denuncia". Dissi io a Canessa. Giustamente, arriva l'autunno, Giuttari si rifà avanti e io gli do ragione, aveva ragione, perché il magistrato deve valutare, deve controllare l'attività della polizia giudiziaria e se ti chiedono una cosa che è giusta dal punto di vista delle indagini, il magistrato che ha coscienza la fa. E allora io faccio, faccio fare la perquisizione. Però Canessa mi dice "La fai tu coi tuoi uomini". Benissimo, e vanno a Grassina, nella casa di, dove dopo vari tentativi riescono a trovare una cosa importante, la famosa Piramide tronca. La Piramide tronca, che era un oggetto che era stato rinvenuto nelle vicinanze, mi pare, era il delitto. Io non ricordo bene se era Calenzano o SC. Sì, era Dottor Mignini, era Calenzano. E la leggenda narra, Dottor Mignini, che Spezi quasi sveniva, si sbiancò. Aspetti, aspetti, che ancora questo l'ho chiesto, è così o no? Ah, come no. Al mio carabiniere Claudio annuisce. Danilo Paciotti di Gubbio, bravissimo ragazzo, veramente era spettacolare. E allora lui mi disse "Noi siamo andati a fare la perquisizione, abbiamo trovato sta Piramide tronca. Quando l'abbiamo mostrata Spezi, Spezi è crollato nella poltrona, crollato e cominciò a balbettare". Questa è una vicenda, questa è una storia che mi riapre un passato, un discorso. Adesso io non c'ero in quel momento, cioè me lo raccontò al telefono e quindi mi riapre un passato doloroso, passato. Quindi lui, il rinvenimento di questa piramide tronca fu tremendo per lui. Non so perché.
Allora, che successe? Che lui informò Nannucci, procuratore di Firenze, che era suo amico. E allora una mattina venne fuori che Nannucci, Nannucci, mi pare, chiamò Spezi. Spezi, senza immaginare come avrebbe dovuto, che il telefono di Spezi era intercettato. Quindi successe una cosa terribile, perché da Firenze mi chiamarono "Dottore, è successo così un casino", dissero così. E praticamente in quel colloquio fra Nannucci e Spezi, Nannucci dice "Ma perché ti hanno, per quale reato procedono?". Ah, dice "Io, lui interessava degli atti compiuti da noi nei confronti di Spezi". E poi disse "Se tu ti lamenti, se tu hai motivi di lagnanza nei confronti della Procura di Perugia, chiedi che il procedimento venga attirato, venga trasmesso alla Procura di Firenze". Questa cosa fu fatta, perché poi andò avanti nella prima metà del 2005.
Allora, che successe? Che io mandai una delega di indagini a Giuttari, dicendo "Individui tutti i casi in cui, perché c'erano stati altri casi in cui il procuratore di Firenze, diciamo, ha svolto un'attività molto discutibile, no? Perché, insomma, intervenire in questo modo, al di fuori delle, diciamo, di quelle che sono le regole procedurali, nei confronti di un'altra procura, non è, fra l'altro, collegata". Lui mi fece un rapporto, una relazione su tutti i casi e mi citò e mi indicò la famosa vicenda della registrazione del colloquio Canessa-Giuttari. Colloquio Canessa-Giuttari, in cui lui, Canessa, livornese ma fiorentinizzato, Giuttari di Novara di Sicilia, due parlate assolutamente non confondibili. Canessa-Giuttari commenta "Minchia, ma tu m'hai detto, m'hai parlato sempre bene di lui, sempre". La tipica, la tipica fonetica messinese, no? Centromeridionale, diciamo. E poi Canessa che risponde "Un uomo libero non ti delude". Questa è la famosa frase incriminata. E questa frase, che cosa, che cosa divenne? La pietra dello scandalo nel rapporto tra le due procure. E io, ovviamente, trasmisi l'informativa a Genova, perché erano emersi indizi ipotizzabili. Poi non so se era vero, è Canessa che l'aveva detto nei confronti di Nannucci. La mandai a Genova. Genova, invece di procedere contro, contro Nannucci, procedette a mia insaputa, quindi io non sapevo che il vero indagato era Giuttari. E quindi io, Giuttari lo informavo delle attività nostre, perché pensavo fosse il nostro addetto di polizia giudiziaria, e invece era indagato.
Allora, allora si si terminò, quindi, il primo procedimento genovese a carico di Giuttari e di due, due elementi del Gides furono subito archiviati. E dopodiché, attraverso una serie ulteriore di manovre, non vi sto a dire, Firenze duplicò il procedimento precedente e ci mise me, che essendo perugino, avrei tenuto vincolata la competenza fiorentina, perché i magistrati perugini vengono giudicati a Firenze. Poi questo procedimento ci ha bloccato per tanto tempo. Abbiamo lavorato, sì, non è che ci ha bloccato del tutto, però, però, insomma, ecco.
Io, Dottor Mignini, sì, c'è una domanda di Guido Masi. Le famose voci di Perugia, secondo cui Narducci era coinvolto nella vicenda Mostro, come si manifestarono? Fu imbeccata? Aspetta, aspetta. Aggiungo, aggiungo. Come mai finì nella lista SAM? Perché e dovrebbero esserci delle lettere anonime che lo accusavano, ma nessuno li conosce, nessuno l'ha visto. Ci furono, ci furono, da come io ricordo, in quella informativa si dice che c'erano stati passaggi d'auto in coincidenza con, se ben ricordo, il delitto dell'84 di Vicchio, in cui Narducci era assente da casa e non si sapeva dove si trovasse. La moglie lo cercava perché era in ferie, era al mare, aspettava il suo arrivo. Invece lui non lo trovò, poi arrivò all'inizio della settimana successiva. Quindi furono queste due segnalazioni derivano da quello che ho capito. Però io, e questi atti io non non li ho potuti vedere. Da quello, però, informativa coi nomi l'ho vista e derivavano da segnalazioni, probabilmente di passaggi d'auto nella zona, quindi degli Scopeti e degli e di e di Vicchio. Fu visto, evidentemente, fu visto da qualcuno. Ecco, questo. E quindi fu segnalato, ma è segnalato con un, ma con una lettera anonima, non si sa. Questo non lo sappiamo. Fu segnalato. E questa segnalazione determinò l'iscrizione, l'inserimento di Narducci fra i sospettati nella lista SAM. Io, io in quel periodo, però, non me ne occupavo. Quindi io parlo, sì, come voi. Ca la SAM? Allora, c'era la SAM. C'era la SAM. Sì, e ci sono anche, infatti, delle segnalazioni. Ci sono che sarebbero state, se si accertò che c'era un elemento della SAM che si ricordò di averla, di averla segnalata. Questa.
Aht, il discorso con Giuttari, con col Dottor Giuttari. Io penso che, penso che potremmo anche invitarlo qui, no? E fare un. Allora, io, ecco, io volevo dirvi questo, volevo dirvi questo. Io ho saputo, dunque, lui, purtroppo, io devo, devo ipotizzare che lui sia rimasto colpito dalla sua mancata nomina, nomina a consulente nella commissione antimafia. Oh, tenga conto, io le descrivo quello che avvenne. Per me, una mattina mi trovavo a casa e mi chiamano "Dottore, la commissione antimafia che la". E che ho combinato? Dico "Dice, la deve, le deve parlare il segretario". Va bene. Mi passarono il Dottor Piccione. Dottor Piccione mi disse, mi tenne 3 ore, mi ricordo ancora 3 ore, in cui mi parlò solamente della vicenda Narducci, di cui sapeva tutto. Accidenti, dico. E va bene, allora lui alla fine mi disse "Dottore, ma perché non fa domanda per venire come consulente con noi?". E io dissi "Beh, ho fatto 49, facciamo 50". Poi immediatamente dopo, finita la comunicazione, poi ci saremmo risentiti. Chiamai Giuttari. Chiamai Giuttari perché eravamo ancora molto amici, molto legati, e gli dissi "Guarda, m'ha chiamato la commissione antimafia, tu ti devi far mettere come consulente". E lui, non mi ricordo, insomma, era abbastanza disponibile. Mi ricordo, a quello che capii, poi io ne parlai, mi ricordo. No, no, Giuttari no, Giuttari no. Eh, io non c'entravo niente, sono stati loro a non volerlo, perché non lo so. Poi si è, io l'ho visto che è cambiato radicalmente, si è arrabbiato anche con me, un po', un po' di meno con me, ma soprattutto con l'onorevole Ascari, che peraltro, che non sa niente di questa storia, sarebbe disponibile a incontrarlo, e con, e con Piccione. E dopodiché, io, lui, lui l'ho incontrato a Castellina Marittima, mi pare 2 anni fa. Lui era in compagnia con una personaggio, un blogger, diventato una specie di segretario per lui, di Pescara, che io conoscevo. E ha fatto, lui è stato sempre con lui, non si è mai unito a me, ad altri, alla Serena Sgherri. Lui era molto amico di Giorgio Sgherri, ma non ha voluto avere contatti con loro. Questa cosa, ma io sono rimasto, c'è stato una specie di, di, ci hanno intervistato, eccetera. Lui poi non ha, non ha voluto, diciamo, ha fatto, ha detto la sua, non ha voluto rispondere a domande. Io ero disposto, ma non, non volevo poi, diciamo, che si creassero questi, un clima di, di tensione, eccetera. Poi son venuto a sapere, a parte il libro, nel libro c'è questo errore, e c'è un altro errore ancora più grave, in cui lui dice che lui andò via perché lo mandarono via. Non è vero. Lui ha finito l'applicazione, ha finito ed è stato poi, ha, ha prestato servizio, mi pare, al Ministero dell'Interno, all'Ispettorato. Quindi lui ha finito tranquillamente la sua carriera. Gliene hanno fatte di tutti i colori anche a me. Poi se, se un giorno posso parlare, posso aggiungere, ve ne racconto tante. Però non è che questo, e soprattutto non è vero quello che dice nel libro che è andato via lui a Perugia. Abbiamo smesso di lavorare, ma nel modo più assoluto, perché è andato via lui. Io ho dovuto fare la quarta consulenza antropometrica affidata al colonnello Garofano, mi sono dovuto, ho dovuto risolvere la questione della coassegnazione, a cui non ci si pensa mai. Ho continuato a interrogare altre persone, fra cui Francesca Raspanti, mi ricordo che raccontò di quello che le aveva raccontato la figlia di un magistrato perugino aderente alla Loggia, a una loggia perugina. Arioti, ho dovuto anche, perché era il 2007, poi nel giro di pochi mesi ho dovuto affrontare la questione Meredith, perché c'è stato il delitto. Da solo. Dopodiché ho continuato, ho lavorato sulle indagini sul caso Meredith, perché ho fatto anche l'udienza preliminare, primo grado. Ho continuato a lavorare e poi sono stato trasferito a mia domanda alla Procura Generale. Dopodiché è venuto fuori il discorso, il discorso Izzo. E allora lì m'hanno chiamato appunto alla commissione parlamentare. Quindi questo mi dispiace, a me dispiace molto, perché è un uomo che ha tante di quelle qualità che quando uno ha molte qualità, non dovrebbe cercare di abbassare il livello degli altri, perché già ce l'ha suo, bella. E questo, e questo mi dispiace molto. Anzi, mi, io mi sono molto irritato. Gli chiesi spiegazioni, perché mi avevano detto che aveva parlato male a Grottammare, davanti a questo pescarese. Cce "Guarda che ha detto delle cose". Allora io lo chiamai. Io, purtroppo, sono un po' ruvido qualche volta, un po' fumino, si dice a Perugia. E gli dissi "Spiegami, eh, esigo una spiegazione. Che cosa hai detto di noi e della commissione?". Lui si è incazzato, perché è così, carattere, ha questo carattere. È durata 3 minuti la conversazione. Dopodiché mi ha sbattuto il telefono in faccia. E credo che questo sia indifendibile. Per cui oggi, io, se lei mi chiede "È vero, non è vero?", quel, io non lo so. Mi è stato detto. Può darsi che non è vero, ma lui non ha fatto niente, né lui né quello di Pescara, ha fatto niente per smentire. "Guarda che non è vero, perell, non è vero che abbiam detto certe cose, non è vero". E invece, in questo modo, lui ha chiuso. E sapendo com'è, io sono, e siamo in due, però avere questo carattere un po' fumino, siamo in due. Ho capito. E quando uno poi ha ragione, è fumino e ha ragione, eh, non cede.
Allora, io dico questo, dato che non me l'ha spiegato, io lo invito formalmente qui da voi, benissimo, ad avere un confronto con me su tutte queste questioni, sulla questione della commissione, che tanto è inutile, è quello il casus belli, è quello in cui io non c'entro niente, doveva capirlo, ma non l'ha capito. E quindi adesso, dove sta in Germania, adesso mi sembra. Giut, no, sta in Germania. Quindi io lo invito formalmente a un confronto, così mi spiega che cosa è successo, perché non è possibile, non è possibile lavorare, lavorare con una persona, affrontare i rischi, suddividersi i, diciamo, anche i rischi, i pericoli, e poi perché c'è stato questo, in cui io non c'entro niente, lui senza spiegazioni rompe con me, non, non va. Questo è un comportamento inaccettabile. Se poi lui continua, a me ha chiuso, ma veramente. Ma se continua, perché io la, la disponibilità ce l'ho sempre avuta. Bene.
Scusate un attimo, ma c'è qualcuno che ha un ventilatore acceso? Perché si sente un rumore di sottofondo che gli ascoltatori? Io no. Dottor Mignini, è lei che c'è un ventilatore? No, no, no, io non ce l'ho. No, no. Si sente una ruota, una ruota che gira. Intercettazione? Sarà qualche interferenza. Claudio, prego, continua. Hai ancora, a proposito, adesso con le commissioni parlamentari, lei è consulente per il caso Emanuele Orlandi, Mirella Gregorio. Ecco, ma invece il Mostro di Firenze? Mostro di Firenze, no, c'è, sono anche consulente per il Forteto. Ah, molto interessante. C'è anche quella. Sì, però è una commissione che io dovrò scegliere, perché non posso farle tutte e due. Questo io. Brav. No, ma soprattutto, attendi, col Forteto, eh. Apro e chiudo parentesi. No, ma Dottor Mignini, deve andare. È un abbinato il Forteto. Allora, allora, vado con la domanda sul Forteto. Allora, il Forteto era blindato dall'intercettazioni nel CDA del Forteto, che per chi non lo sapesse, è una cooperativa agricola in cima al Mugello, fuori dal mondo, di cui parlano, di cui parlano quelle famose telefonate. Alle, lo fanno, eh, parlano del, del Forteto. No, c'è la SCH. E comunque, no, comunque, chiama tel, diciamo, chi telefonava, poi, diciamo, us, St, SCH, telefonato al Forteto con la stessa scheda telefonica, ricordo bene, ma c'è questa connessione? Sì, con la stessa scheda telefonica con cui facevano le telefonate minatorie alla falso, hanno chiamato altre utenze, tra cui il Forteto. Ma c'era anche un'associazione diversa, adesso non mi ricordo, l'istituto Pio, i Lautari, son passati tanti anni, eh, l'istituto Pio X. Eh, allora, nel CDA del Forteto, che è in cima al Mugello, fuori dal c'era il fratello di Riccardo Malpica, uomo potentissimo del Ministero degli Interni, allora capo dei servizi segreti negli anni '80. Non c'è qualcosa di strano nel potere del Forteto? Si può ipotizzare che il Forteto fosse una specie di matriosca per conti neri, finanziamenti illeciti? Lei mi chiede, mi chiede delle informazioni che potrebbero avere, chi ha indagato, era doveva essere però di Firenze. Io, e avevo la mia competenza territoriale, non arrivava al Mugello. Quindi lei sul Forteto non sa, non ha indagato? No, diciamo, ho indagato all'inizio, soprattutto perché poi è arrivato Rizzuto, che ha parlato, e c'era Rizzuto. Rizzuto ne ha parlato, però ecco, su quello che faceva il Forteto, che si faceva il Forteto, questa è la competenza di Firenze. Non c'è un, un problema qui. Era, non era facile districarsi in questa vicenda, anche perché, per esempio, questo fatto ha portato poi all'annullamento della sentenza di condanna, perché eravamo stati assolti e poi anche, però condannati per le intercettazioni telefoniche autorizzate. Non sto scherzando, eh, ma si erano autorizzate, eh. Gliela vado a chiedere a loro. E io, io, io gliel'ho detto. Ma sì, vabbè, vabbè, vabbè. Eh, là, là, però sì. Claudio, scusa, tra l'altro, no, il Forteto diventa un elemento importante, perché perché sta a 400 metri dalla piazzola di Vicchio, perché non so se non fosse successo lì, non so se avesse, se fosse stato così importante. Fiesoli era nell'elenco, eh. Tioli, nell'elenco al numero, al numero 103. Sì, al numero 103 c'è un testimone che lo vede a Scopeti. Poi c'è Caccamo, che abita vicino al Forteto. E poi c'è tutta la storia dei bambini portati alla, al, alla Via F, alla Sfacciata, alla Sfacciata Facciata, però soprattutto da Indovino. In quel caso lì, c'è il fratello di Indovino, Sebastiano Indovino, che secondo un testimone è colpevole, è stato processato per pedofilia e sfruttamento della prostituzione minorile. A lei risulta? Ne sa qualcosa? Ci sono questi, ho sentito dire, ho sentito fare un sacco di nomi sul Forteto, anche di Narducci. Narducci lo nomina Rizzuto, lo nomina. Sì, sì, sì, sì, lo nomina Rizzuto. Sì, sì. Cioè, come frequentatore del, del Forteto. Ma Dottor Mignini, lei deve, deve fare la commissione sul Forteto, perché è legata al Mostro di Firenze. Cosa c'entra la Orlandi? Beh, la Orlandi, comunque, è interessante. Tanto, tanto, il Dottor Mignini ha ragione, Claudio. La Orlandi, no, se ne parla fra 100 anni, forse, di scoprire qualcosa. La, così morirà con la Orlandi. Quindi, invece il Forteto, come dice Claudio, è più una cosa. Vediamo. Allora, dovrò fare una scelta. Secondo voi, faremo. Oh, vi faccio un'altra, un'altra. Lei non ha la scelta, lei deve fare il Forteto, che scelta. Lei deve seguire il percorso, deve andare in fondo a questa setta. Deve andare. Allora devono chiamare anche Giuttari, così la finiamo con questa storia. Benissimo. Giu, Dottor Giuttari, abbia il, abbia il buon senso di venire qui dal nostro canale, perché il Dottor Mignini vuole un confronto a tutti i costi, perché è un'amicizia che si deve rinsaldare, non può essere persa in questo modo. Ma un'altra cosa, Claudio. Dottor Mignini, ricordando alla lista SAM, è sintomatico come il fatto che Pas sia al numero 198, e lui ha fatto un ottimo dossier, giusto, in cui mette in primo piano Narducci. C'è questo collegamento Pasquini-Narducci, lista SAM, perché Pasquini, se lo sapete, viene, viene messo in questa lista, perché Pasquini ha svolto delle indagini, non mi ricordo chi le commissionò queste indagini, come come investigatore privato, come CTO. ASP, è abitato alla Sfacciata, eh. Alla Sfacciata, sì. E lui, e lui è quello che racconta, aveva come informatrice, come fonte, una impiegata dell'anagrafe di Perugia, che era la M., che sapeva tutto. E a un certo punto, le chiedono sia Carabinieri che Polizia di raccogliere informazioni su Narducci. Lei le raccoglie. Loro arrivano e poi le dicono "Basta, non, non se ne fa nulla, indagini bloccate, ordini superiori". Napoleone glielo dice. E fa il GTO delle manette. Lo so. Bravo.
Allora, allora, a proposito, no, a proposito di Pasquini, io avevo fatto una live da Francis, Francis Trinipet, che conosce benissimo, e dove parlavo. Salutiamo, salutiamo. Sì, lo conosco bene, brava persona, molto, conta molto, preparata. Ha fatto, ha fatto una live di 5 ore meravigliosa. Allora, in quella live e nelle successive, chiedo: ma le visure sulle auto dei Narducci e su tutti i suoi parenti, sulle auto di Corsini e di tutti i suoi parenti, sulle auto di Iomi e dei suoi parenti, sono state fatte? Perché partivo da questo assunto: nel racconto di Izzo, quando vanno a fare il colpo al Circeo, la macchina non è di uno di loro, ma è del padre di uno di loro. Quando vanno a fare il colpo della Corazzini, la macchina non è, è di uno di loro, ma è del fratello. E quindi ho detto: e perché magari anche Narducci usava la macchina di Iomi? Anzi, ce lo dice proprio la Alves. Sì, la Alves dice "Usava la macchina di Narducci". Iomi usava la la Citroen. Eh, ma se Iomi usava l'auto di Narducci, Narducci usava l'auto di Iomi? Che auto era quella di Iomi? Guardi, questo, perché io le avevo chiesto, ho detto "Ma le facciamo ste, sti controlli?". E Corsini, che auto aveva? Corsini e il fratello di Corsini, e il fratello di, il Pierluca Narducci, che auto aveva Pierluca? Ecco, non glielo so dire dell'auto di Pierluca, non lo so, perché queste sono cose che a un certo punto, poi subentrò questo procedimento e quindi io mi ricordo che in quel periodo stavo indagando soprattutto sulla sulla parte dell'omicidio e sul, e sulla famosa taglia. La taglia che fu messa sul Mostro di Firenze, fu messa e fu revocata poco dopo la morte di Narducci. Quindi, ecco, io queste cose, io non me lo, onestamente, non me lo ricordo. Non me lo ricordo. E sicuramente dovrebbero essere state fatte queste da Canessa, per forza, perché era a Firenze. Io mi ricordo questo, mi ricordo del fatto che Narducci fosse coinvolto. A parte che c'è anche il discorso della Cavani. M. Cavani, a Ragusa, uccise a Ragusa, e in cui andò anche, anche lì andò Napoleoni, ed era l'83. Ma guarda un po', questo Napoleone, che andò. Anche questa è la versione, è la versione della Vecchione, però sa che io non sono tanto convinto, eh. Pure, pure la Vecchione è molto da. Sì, sì, la conosco, ha fatto un lavoro eccezionale sugli appunti di Napoleoni, quelli del feticcio. Come spiega, come spiega, come spiega quei quei lavori, quelle presenze di di Napoleoni riconosciute, ammesse agli Scopeti, dopo il. Eh, no, no, io me lo spiego che lui, e loro stavano indagando, e hanno trovato l'ice. Io me lo spiego così. Però è un'ipotesi, è una probabilità. Ma qui siamo qui, purtroppo, a distanza di tanto tempo, e con l'assenza di accertamenti che furono fatti all'epoca, e lei capisce che, insomma, tante volte uno pretende, pretende anche l'impossibile. Ma è veramente, veramente, siamo, siamo arrivati a un punto di, di accertamento, di precisione incredibili, soprattutto con la commissione parlamentare Antimafia. Che, che ne abbia detto Giuttari?
Allora, adesso le faccio una domanda un po' un po' delicata, perché io riferisco le accuse di altri, non sono le mie accuse. Quindi c'è Lavorini. Tra l'altro, in una sua ultima live, l'ha anche detto che parla di questa videocassetta che girava al tempo del processo Pacciani, dove c'è un magistrato morto che è filmato mentre sta facendo i cosiddetti "balletti verdi", i balletti verdi a modo di dire, per rapporti omosessuali o rapporti coi bambini, pedofilia, eh, pedofilia. Ecco, e dice che questo magistrato morto, in una discussione con Pietro Fioravanti e con Alessio Fioravanti, dice che è il magistrato a cui Pietro Fioravanti fece l'epitafio. E l'epitafio Pietro Fioravanti lo fece a Vigna. Se dovesse, se dovesse far parte di una commissione parlamentare, lo ascolterebbe? Le risulta questa cassetta? Le è mai venuto all'orecchio questa storia di Vigna coinvolto nella pedofilia? Senta, di storie me ne sono venute, sono state fatte. Io devo dire, ad oggi, non ci credo. Non ci credo, perché, m', forse la stima che ho verso questa persona, che ho conosciuto appena, però l'ho conosciuta a Perugia, perché lui veniva spesso a Perugia. Quindi io, eh, non me la sento di lanciare delle accuse di questo tipo contro questa persona, anche perché io sono chiamato come testimone al processo di Siena, al processo di di Luciano, perché anche Luciano l'accusa. Luciano, m', la testa, certo. Luciano, m', la testa, per esempio, però ha detto anche, a parte, a parte questo aspetto di Vigna, che è l'aspetto, diciamo, il cuore del processo a suo carico, però lui ha parlato di Narducci, che l'ha riconosciuto. E come? Sì, lo so, tutto io, eh. Tutto. Allora, allora, ma non ci sono solo, Claudio, Claudio, scusa, un attimo, fammi finire, fammi finire. No, no, devo, devo dire solo una cosa. La redazione ricorda che gli ospiti sono responsabili delle dichiarazioni rese al pubblico. La nostra redazione, eh, sì, sì. Io sto citando Lavorini, ma ce n'. No, io, io dico, dato che poi, in particolare, devo andare al processo e non, non ritengo di nonna, che non, quindi non ne vo di domande. Perché? Perché Vigna c'è anche nel, nel Forteto, eh. Ecco perché la invito a indagare sul Forteto. E poi c'è un certo Paolo Franceschetti, che ho scoperto essere professore universitario a Teramo, e lei non ha mai interrogato, giusto? Sì, l'ho interrogato e mi manda sempre, mi manda. Ah, eh, allora, mi, perché Paolo Franceschetti accusa proprio direttamente Vigna di essere coinvolto in un giro internazionale di pedofilia con l'avvocato Gallo, che poi è lo stesso protagonista di un romanzo di Giuttari, stesso nome, stessa professione. Questi aspetti, questi aspetti, onestamente, le di, io sono, sono aperto, come magistrato, sono a riposo, quindi, però, come magistrato, sono sempre stato aperto, per carità, non si deve indagare con i paraocchi, e per questo, né in un senso né nell'altro. Però, onestamente, nei confronti di quest'uomo, che io, appunto, ho conosciuto appena, non me la sento di esprimere valutazioni così dissonanti da quella che è la sua immagine, che poi uno, poi, diciamo, poi nel privato può fare, nell'ambito della legge penale, quello che vuole, insomma. Poi io non lo so, ripeto, non lo conosco. Poi c'è anche la Ciulli, c'è anche la Ciulli a monte. La Ciulli, certo. C'è anche Emanuele Petri, di cui lei non m'ha chiesto niente. No, no, lei non è mica finito. Poi io la volevo invitare sul nostro canale per altre 20 domande, se, ma però tra qualche mese, in primavera, se le è disponibile, magari quando esce il libro. Sì, sì. Bene, allora, allora, quindi vorrei parlare adesso delle Corrado. Le Corrado, sì, so che hanno avuto, hanno avuto un lungo contenzioso con Giuttari, ma io con loro non ce l'ho mai avuto, per fortuna, non ho avuto problemi con le Corrado, perché un contenzioso, un contenzioso in che senso? Ma credo che siano, siano, ci sono state denunce, penso, eh, denunce loro, lui, Mir, almeno per quello che ricordo, quello che mi diceva, erano due, oppure c'erano, diciamo, ehm, preannunci di denunce che poi non si sono sviluppate, non lo so. Io non, questo non conosco bene questa storia, perché allora, li Corrado, che sono le proprietarie di Villa Verde, sì, parlava Carlizzi, ne parlava la Carlizzi, ma ne parlava anche Pacciani, ne parlava anche Calamandrei, accusate di satanismo dal pittore Claude Fabian. Calamandrei le aveva in rubrica con l'appunto "Aimona Corrado". Claudio, Claudio, Claudio, scusami, credo che non sia fare tutti questi nomi. Secondo me, ma sto citando il G. Sì, lo so, lo so, lo so, lo so, però forse è meglio non, non fare questi nomi. Fai qualche altra domanda. Dai. Me lo chiede la redazione. Allora, allora, come fa? Fai qualche domanda generica, diciamo, non mettiamo. No, perché poi, poi, no, Claudio, perché poi praticamente, poi rischiamo, capito, che la puntata, insomma, abbia, abbia problemi, solo, solo per quello, eh. Poi lo so, lo so, lo so, Claudio, che è tutto. Stai parlando di documentazione, non è che stai parlando di cose, però evitiamo. Allora, fai qualche altre due, tre domande che poi chiudiamo, in cui, in cui, però, generiche, in cui non fai nomi. Fammi sta cortesia. Allora, allora, Pietro Fioravanti, quello si può nominare, eh. Volevo chiederle cosa le ha riferito sui memorial di Pacciani, che ancora non sappiamo. Lei aveva, lei aveva accennato ad una confidenza sul fatto che Pacciani avesse lavato i pantaloni sporchi di sangue a Narducci nella villa di Corsini. Io questo me lo ricordo, perché l'avvocato Fioravanti, con cui eravamo amici, anche con Giuttari era amico, poi c'è stata la rottura, e però ricordo che lo raccontava, lo diceva. Poi, poi, se fosse vero o fosse millanteria, questo non lo so, però lo raccontava lui. E chi altro le ha raccontato? Chi non si sa? Mah, di cosa me ne, adesso, di cosa me ne raccontava? Che c'erano state anche del, c'erano stati anche dei, diciamo, delle situazioni un po' anomale compiute da certi organismi di polizia nei suoi confronti. Questo io me lo ricordo. Mi ricordo, però, sono tutte cose che diceva lui, non è che, sa, qui, poi Fioravanti, lei non so se l'ha conosciuto, ma era personaggio simpatico a suo modo, però, insomma, era, ne raccontava di, di. E altre cose che mi, io posso dire, posso dire che il fatto che Narducci fosse coinvolto, era venuto fuori anche che prima della morte, per esempio, al Lago Trasimeno, lui era, c'era il custode del Lago Trasimeno, il custode della, sì, della Isola Polvese, che era un certo Agabitini, anziano Cesare Agapi, diceva che lui lo sapeva, si sapeva da tempo che lui era coinvolto. E anche un appuntato dei Carabinieri, l'appuntato Pasquale Pierotti, si ricorda che ricevettero l'ordine da Firenze di individuare tutte le auto, le targhe di auto che frequentavano la villa di San Feliciano dei Narducci prima della morte. Quindi Firenze indagava su Narducci prima dell'85, fin da prima. Sì, questo secondo questo carabiniere Emanuele Petri. Allora, come fa a sapere che era dei servizi segreti? Da dove viene fuori questa informazione? Guardi, guardi, come faccio io, non, non mi ricordo. Qualcuno me l'ha detto, ma era facile prevederlo, perché una persona che fa sta alla Polizia Stradale di Arezzo e che si occupa di queste cose, che insegue Narducci con la sua moto, e poi perde tracce di Narducci all'altezza di Terontola, fra Perugia e Arezzo, e, insomma, dice "Perché questo?". Ho domandato alla moglie, perché lui, se si fosse occupato di queste cose, le m'ha detto "Ma era della Stradale". E appunto, se era della Stradale, come faceva a occuparsi di questo? Allora è venuto fuori in sede di commissione, però non mi ricordo chi l'ha detto, è venuta fuori questa sua, la sua appartenenza ipotizzabile a un organo di intelligence, che sono i servizi, i segreti militari per la difesa militari. Sì, il, mi ricordo il nome, però sono quelli militari. Sì. E quindi lui, e quindi lui poi raccontò a questo, a questo pescatore, non era pescatore, ma insomma, si chiamava Ticchioni Augusto Ticchioni, più o meno, mi pare. Gli raccontò che era stato nella villa di, nella casa di Narducci a Firenze, aveva trovato questi feticci il giorno prima. Lui disse, poi si è corretto, ma insomma, qualche giorno prima, probabilmente, della della scomparsa. M. Io mi ricordo, mi ricordo, disse che c'è stato, c'era stato lui o che avevano trovato lui. C'era stato lui. Lui Petri. Lui Petri. Allora io andai poi l'anno successivo, dovevo andare a interrogare la moglie di Calamandrei, nella villa, nella villa delle suore, suore a Firenze, in una collina, mi ricordo il nome, vabbè. E le parlai, le chiesi di Narducci, lei, le feci vedere la foto, la foto, e lei mi disse "Ma questa me l'ha fatta vedere Lele". Lele? Chi? Lele Emanuele Petri, quello ucciso dalle BR. Quindi un pescatore di, pescatore di Tuoro, è una signora di San Casciano. Senza conoscersi, sapevano la stessa cosa. Allora io chiesi alla moglie, ma la moglie, credo a causa, io poi lo conosco, siamo anche amici, questo avvocato, avvocato Biscotti. Ho capito che con Biscotti lei queste cose non le diceva. M. No, Dottor Mignini, lei non può essere amico dell'avvocato Biscotti, non è plausibile. Lo conosco da un. Eh, vabbè, lo conosco. È un'altra cosa. Amico, amico? No, vabbè, è un modo di dire. Modo di dire. Siamo, si, ci si conosce. Lui, fra l'altro, ha fatto anche il processo Meredith, era di Rudi, e la scelta dell'abbreviazione è stata molto favorevole ai due bianchi. Avrà capito, l'avrà capito. Ecco, sì, sì, sì. Capito. E quindi, ecco, questo. Poi lei ha cambiato avvocato e ora l'ho incontrata. Lei mi ha detto "Aveva ragione, dottore, è vero". Bene. Claudio, lei ha incontrato la moglie, la moglie di De Petri, e la moglie le ha confermato che suo marito erano nei servizi? No, che questa storia è vera, insomma, che lui è vero. S'è informata e l'ha saputo, poi che si era occupato di questo personaggio, poi fosse dei servizi o meno, questo non lo so. Lei non, non arrivò a dire questo. Mi disse che lei l'aveva saputo, che aveva avuto ragione. Ma questa cosa, questo, del Dottor Mignini, non si può verificare con certezza. E adesso io sono in pensione. E scusi, lei parla così, e magari i potessi. No, lei è in pensione. È il consulente della commissione per un peto. Scusi, sono anche nonno. Sono Claudio, Claudio. Allora, Claudio, andiamo in chiusura. Fai l'ultima domanda che che vuoi, qualsiasi domanda, fai generica, non fare nomi. Prego. E poi andiamo in chiusura, perché il Dottor Mignini è nonno, e alle 11:00 deve andare a dormire. No, no, alle. Ultima domanda, Claudio, vai, poi dobbiamo. Ultima domanda. Narducci e Parker, Robert George, si conoscevano? Andavano a Viareggio insieme? Sta qualcosa di questo legame? No, di Viareggio viene fuori un po', però, perché lo so, lo so che viene fuori. Viene fuori macchina, però, ecco. Si conoscevano? Si conoscevano. Ma e poi credo sia morto Parker. Sì, è morto di he. E a Perugia iniziò in quel periodo, periodo '85. Ma come fa a dire che si conoscevano? Qual è la fonte? Perché quando, eh, adesso non mi ricordo, ma mi pare, non so se ce l'ha detto Vanni, forse può darsi, non lo so, perché Vanni fu, Vanni e Lorenzo Nesi, che era amico di Vanni, ce l'ha, forse lui, che ce l'ha riferito qualcuno, ce l'ha. Adesso non mi ricordo, perché sa, tutta questa attività, quella la parte informativa, in cui ti facevano le confidenze, eccetera, non è che uno si ricorda tutto. Quindi, onestamente, onestamente, non mi ricordo, però me l'hanno detto. C'è un legame Parker, perché il Parker era figlio di militari americani legati a Camp Derby, Sem, alla base di Camp Derby, e quella è una, quella è un ambiente, è un ambiente interessante su questa vicenda. Va bene. Tra l'altro, c'è una loggia massonica? Sì, la Franklin. La Franklin. Bravo. Bene, vogliamo, vogliamo finire? Sì, va bene. Così abbiamo già detto tante, troppe cose. No, troppe. Io la ringrazio infinitamente. Cos'è interessante? Grazie. Le rinnovo la mia stima e voglio chiudere con una frase di De Santis, che mi ha colpito, ed è "I figli non muoiono mai". Ed è vero, perché adesso anche adesso noi studiamo le analisi di un mastrologo che si chiama De Gotia, e senza tener presente le colature di De Gotia, non si può spiegare Baccano. E quindi, effettivamente, io non l'ho conosciuto, ma ho letto le sue, era eccezionale, era intelligente. Ma non è, non è l'unico, eh, perché poi c'è anche Dalia, Dalla, è il primo che parla di rito osirideo. Dalti è il primo che dice "Guardate che all'inizio erano pochi, poi hanno chiamato i compagni di merende dopo l'episodio di Spalletti". E un'ipotesi, ma è molto plausibile, eh, perché serviva una cerchia di, e insomma, i mostroli non muoiono mai. Io l'aspetto, eh, Dottor Mignini. Va bene, va bene. Fra qualche mese, Claudio. Allora, grazie, grazie di essere stato nostro ospite. Grazie al Dottor Mignini, che l'aspettiamo insieme al Dottor Giuttari. Noi tre ci mettiamo qui e vediamo, vediamo che succede, se viene. E qualcuno glielo faccia sapere. Vediamo che succede. Oh, buonanotte a tutti gli ascoltatori. Grazie di nuovo. Buonanotte. Grazie.