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CASA D'ANNUNZIO

maurizio gianotti28:24

Transcription

[Musica] [Musica] [Musica] siamo nel Cortiletto degli Schiavoni alla prioria, la casa di D'Annunzio, Vittoriale. Ma questo pozzo che lui ha voluto qui è fatto a imitazione di quello che c'era nella casa natale a Pescara. D'Annunzio era molto legato ai ricordi familiari, in particolare alla mamma. L'unico ritratto di donna che troviamo al Vittoriale frequentemente è appunto la mamma. Questo è un suo autografo giovanile: "Non pianger più", dice alla sua cara mamma.

D'Annunzio è nato a Pescara nel 1863. Allora era un'estrema provincia del Sud, appena conquistata l'Italia unita, e mai si poteva pensare che avrebbe fatto una tale carriera. Vedete, questo si chiama il portico del parente. Il parente lui, che lui riconosce come tale, come proprio pari, è Michelangelo. L'altro parente è Dante Alighieri. D'Annunzio dice che Dante c'è lui nella poesia italiana. È un paragone certamente audace, però questo bambino che ha 11 anni viene viene intuito dal padre, che capisce il suo genio e lo manda al collegio Cicognini di Prato, dove lui formerà la propria cultura classica, robusto molto la mente e preparandosi a conquistare il mondo. Infatti, a 16 anni pubblica il suo primo libro di poesie, "Primo Vere", che è tuttora un libro di poesie importanti e che lo lancia nel mondo della letteratura. Da lì sta per iniziare la sua fantastica conquista del mondo. [Musica]

Finito il liceo, D'Annunzio andò a Roma per studiare all'università, che non frequentò mai né si laureò. Cominciò a frequentare il bel mondo perché amava il lusso, la bellezza, le famiglie nobili e cominciò a scrivere di giornalismo, diventando in brevissimo tempo sia famoso come giornalista con mille pseudonimi, sia un maestro di eleganza, talché sedusse la giovanissima Duchessa Eleonora Maria Hardouin del Tempio e con un piccolo rapimento riuscì a sposarla. Nacquero dei bambini, ben tre. L'amore finì presto, il matrimonio durò però tutta la vita. Maria, quando veniva al Vittoriale, veniva ospitata in quella magnifica villa, Villa Mirabella, che poi ospiterà anche gli amori fra Mussolini e Claretta Petacci durante la Repubblica di Salò. A due metri da da casa, dove invece venivano ricevute le amanti. Maria era sempre innamorata, anche se delusa di D'Annunzio, e contribuiva ad arricchire la casa di oggetti che D'Annunzio amava, comprando a Parigi, soprattutto due feticci, degli elefanti di cui è piena la casa di D'Annunzio, e dei Buddha. Ne abbiamo qui uno bellissimo, comprato appunto a a Parigi da Maria Hardouin, che è morta al Vittoriale ed è sepolta qui insieme a una quarta figlia di D'Annunzio, che D'Annunzio però ha avuto con un'altra, Renata. [Musica]

Siamo nell'officina, ovvero la stanza di lavoro di D'Annunzio. Come si può vedere, è la stanza più luminosa del Vittoriale, appunto perché qui occorreva leggere e studiare. D'Annunzio ebbe sempre luoghi simili in tutte le sue case, perché si trascinava dietro quantità enormi di libri. Molti li salvò dal sequestro della Capponcina. Lui ebbe un grande amore, come sappiamo, con Eleonora Duse, fra '800 e '900. Affittò una villa sulle colline di Firenze, la Capponcina, appunto. La Duse stava in una villa vicina, la Porziuncola, e lì svilupparono questo grande amore, mentre D'Annunzio scriveva alcune delle sue opere più importanti, il periodo della grande poesia, per esempio "L'Alcione". Qui al Vittoriale, D'Annunzio lavorava, come sua abitudine, anche 10-12 ore di fila, instancabile, appassionato ai suoi vocabolari, ai suoi libri. Tutto è a portata di mano, tutto è pronto proprio per questo lavoro che lui considera un lavoro di grande fatica. Ma ma abbiamo alle mie spalle un oggetto particolare che vi mostro. Questo busto velato è il busto di Eleonora Duse, che lui teneva così coperto perché diceva che non poteva reggere lo sguardo di Eleonora, abbandonata e che sempre rimpiangeva. [Musica]

Però [Musica] nel primo decennio del '900 finisce l'amore con Eleonora Duse, inizia quello con Alessandra di Rudinì. Nel frattempo D'Annunzio diventa il capo intellettuale del nazionalismo italiano, un nazionalismo inteso non come imperialismo, ma come completamento dell'Unità d'Italia. Si tratta di riprendere Trento, Trieste e anche la Dalmazia. D'Annunzio scrive il dramma "La Nave", parla di Adriatico e diventa anche politicamente molto importante. Nel frattempo, però, accumula debiti a dismisura. La villa della Capponcina viene posta sotto sequestro, i suoi beni messi all'asta e lui va in esilio, come dice, in Francia, a Parigi. Ha grande successo, rappresenta un dramma con Ida Rubinstein, poi si trasferisce ad Arcachon, sulla costa dell'Atlantico, e rimarrà sempre molto legato alla Francia. D'Annunzio scrisse quattro opere in francese. Ne ho qui sulle ginocchia una. Pensate che questo autografo è assicurato per 100.000 euro e con i francesi ebbe appunto un legame molto forte, anche sul finire della vita li supplicò di essere vicini all'Italia e tentò in ogni modo di unire Italia e Francia in funzione antinazista. D'Annunzio intuì fin dall'inizio, dal '33, che Hitler era un pericolo per l'Europa e per il [Musica] mondo. Una curiosità che interesserà chi pensa che D'Annunzio era uno sciamano e che questo libro, appunto in francese, "L'Enfant de la Terre", offre alle mani. In questo libro D'Annunzio dice di chiamarsi [Musica] Guerri [Musica]

Scoppiata la Prima Guerra Mondiale, D'Annunzio torna in Italia per convincere gli italiani a entrare in guerra. Ci riesce con discorsi infiammati e si arruola immediatamente, autorizzato a combattere su tutti i fronti: cielo, terra, mare. Compie imprese eroiche che demoralizzano l'avversario. Penetra nel porto di Buccari, dove sono gli incrociatori austriaci e invece di siluri lancia una bottiglia con un messaggio beffardo. Vola su Vienna e invece di bombe lancia volantini altrettanto beffardi. Sono imprese che danno coraggio agli italiani. Tant'è vero che Cadorna, il comandante supremo, disse che se D'Annunzio avesse potuto parlare ai soldati prima di ogni battaglia, la battaglia sarebbe stata per metà vinta. Mentre i giornali tedeschi e austriaci, che all'inizio della guerra beffavano i soldati italiani raffigurandoli o come brutti pelosi con la fronte bassa o come dandy azzimati, con la faccia di D'Annunzio, alla fine scrivevano: "Dove sono i nostri?". D'Annunzio al Vittoriale conserviamo ancora il modello della Beffa di Buccari, conserviamo ancora l'aeroplano SVA del volo su Vienna e conserviamo addirittura una nave intera che D'Annunzio si fece donare nel 1925, l'incrociatore Puglia, protagonista della guerra, e che venne portato con un'impresa titanica sulle colline del Garda. Ci siamo limitati a togliere, ovviamente, i proiettili e il cofano della bandiera, che è qui perfettamente conservato. È un ricamo incredibile fatto dalle donne di Taranto. [Musica]

Finita la Prima Guerra Mondiale, D'Annunzio è un eroe, oltre che un poeta di fama mondiale. È scontento dei patti di pace che non assegnano la Dalmazia, il fiume all'Italia, e il 12 settembre 1919, alla testa di poco più di 1000 uomini, senza sparare un colpo, occupa la città di Fiume come un condottiero rinascimentale. Guidava personalmente questa automobile, una T4. Fiume verrà tenuta da D'Annunzio, capo del governo, per 16 mesi. Da città olocausto divenne la città di vita, dove tutto era possibile: divorzio, omosessualità, naturismo, anche droghe, ma soprattutto dove si tentano veri e propri esperimenti rivoluzionari. Fiume dovrà essere abbandonata alla fine del '20, però poi diventò italiana grazie ad D'Annunzio. Siamo nella stanza delle reliquie, dove vengono raccolti i simboli delle molte religioni che appassionavano D'Annunzio, che pure non era un credente. Più singolare è quel volante spezzato, prova dell'eroismo di un pilota morto durante una gara di velocità. Ma la stanza è dominata dal gonfalone di Fiume, eh, che noi vediamo sul soffitto. A Fiume D'Annunzio scrisse la Carta del Carnaro insieme al sindacalista rivoluzionario Alceste de Ambris. Questo preziosissimo documento, la prima stesura, la Carta è la Costituzione più avanzata del '900, con diritto di elezione alle donne, maggior a 18 anni, multiculturalismo multietnico, un fenomeno di pensiero [Musica] moderno. [Musica]

La mostra permanente "D'Annunzio segreto" nasce da un'idea semplice: D'Annunzio ci ha lasciato il Vittoriale perché voleva essere visto, continuare a essere visto nella sua vita quotidiana. Allora abbiamo aperto armadi, cassetti, preso le sue cose personali, dalle scarpe, la biancheria, alle stoviglie, alle vestaglie delle sue donne, e le abbiamo messe in mostra. È venuto un museo di grandissimo effetto, molto suggestivo, pieno di cose belle che rivelano il suo gusto più intimo, più personale e anche la sua vita quotidiana. Dalla famosa vestaglia con un foro centrale dall'uso facilmente intuibile, alle le valigie per i suoi viaggi, agli appunti per fare ginnastica che curava personalmente, alla corrispondenza fittissima con Swor Ghiotti, zia, ovvero la sua cuoca. E poi abbiamo qui, io ho portato qui, ma non sta qui viralmente, questo straordinario documento che è il diario di Amelie Mazoyer, la sua governante dal 1911 alla morte nel '38, governante e amante. E Amelie scriveva ogni giorno le sue impressioni e i suoi i suoi sentimenti verso quest'uomo che amava e del quale amministrava le amanti, le cosiddette Badesse di passaggio, che lei stessa preparava perché fossero vestite, profumate, lavate in un modo acconcio, come piaceva a [Musica] Gabriele [Musica]

Questa magnifica sala da pranzo è l'ultima costruita al Vittoriale ed è splendida, tutto oro, colori allegri, luce, ma anche perché era una di quelle che D'Annunzio frequentava meno. D'Annunzio aveva con il cibo un rapporto complesso. Non non è che non amasse tanto mangiare, non gli piaceva la comunione del mangiare. Rarissime le volte in cui si sedeva a tavola con i propri ospiti. Li accompagnava, li lasciava mangiare qua, poi se ne andava magari da solo nella stanza della Zambracca, dove è morto, a consumare i suoi pasti, che consistevano in grandi frittate. D'Annunzio dà sempre consigli di morigeratezza, beveva pochissimo, mangiava di solito altrettanto poco e ha voluto a capotavola, non a caso, a capotavola di questa magnifica tavola imbandita, la Kelly, Kelly è veramente una tartaruga che ha abitato al Vittoriale. Questo è il suo guscio vero e la leggenda narra che Kelly morì di indigestione di tuberi e per questo viene messa qui con la testa rifatta dallo scultore Brozzi, le zampe rifatte in bronzo, per dare ai commensali il consiglio di non esagerare con i cibi. D'Annunzio, forse solo con i cibi, non esagerava. Sappiamo tutti della sua passione sfrenata per il sesso e altrettanto nota la sua passione senile per la cocaina, ma non beveva e diceva: "Ottima è l'acqua". [Musica] C [Musica] C

La stanza delle brose è forse la più suggestiva del Vittoriale. Tutto qui richiama al mistero della morte e della vita. D'Annunzio veniva qui a riflettere. Aveva preparato per sé questa culla-bara, dove effettivamente venne deposto dopo la morte. Vediamo qui, c'è la sua maschera funebre, sotto un ritratto di D'Annunzio stesso, nudo, avvolto in un lenzuolo funebre, abbracciato da San Francesco. Il simbolo che non c'è qua, come non c'è in tutto il Vittoriale, è qualcosa che richiami al fascismo. È una leggenda che D'Annunzio sia stato fascista o addirittura ispiratore del fascismo. Alcuni lo chiamano Giovanni Battista del fascismo. In realtà, lui era un superomista, certo, non propriamente un democratico, ma è più un anarchico, è un libertario che che un fascista. D'Annunzio ispirò al fascismo e a Mussolini riti, miti, modi e discorso a balcone, il "me ne frego", di cui il fascismo si sarebbe appropriato, così come a Fiume lui insegnò a Mussolini, senza volerlo, che lo Stato liberale poteva essere sfidato e vinto con la forza. In realtà, D'Annunzio ebbe sempre grande disprezzo per le camicie nere, che chiamava "camicie sordide", e utilizzò il fascismo per costruire questa grande impresa che è il Vittoriale. Ma anche in questo caso, Mussolini gli diede qualcosa equivalente a 5 milioni di euro per costruire il Vittoriale, che ne vale 100 volte tante, e che D'Annunzio ha regalato agli italiani, per cui noi ne possiamo tuttora godere, sia per studio, sia per [Musica] visita. [Musica] [Musica]