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Eccoci, benvenuti alla nocciolina numero due di diritto dei mezzi di comunicazione. Allora, vi ricordo che queste lezioni sono dedicate agli studenti del secondo anno, iscritti al corso di laurea di culture digitali e della comunicazione dell'Università di Napoli Federico II, nel Dipartimento di Scienze Sociali. Detto ciò, può vederle chiunque perché non è materiale riservato, non messo su YouTube apposta per renderlo completamente pubblico, quindi chiunque volesse seguirci è benvenuto e magari se me lo fate sapere ne sarò contenta.
Allora, come abbiamo detto, ho deciso di chiamarli noccioline di diritto dei mezzi di comunicazione nella speranza di fare lezioni un minimo interessanti pur parlando di diritto in un video totalmente passivo in cui io parlo e voi ascoltate. Ci proverò, ma non so se ci riuscirò.
Allora, il corso è diritto dei mezzi di comunicazione, quindi la prima cosa da chiarire è: ma che cos'è il diritto? Perché diritto dei mezzi di comunicazione è un diritto applicato a un determinato settore, un determinato argomento, cioè la materia delle comunicazioni interpersonali. Ma per prima cosa, la prima parola è diritto. E poi, che voi non siete studenti di una facoltà di giurisprudenza, è assolutamente necessario che la prima lezione sia dedicata alla nozione, al concetto di diritto. Che cos'è il diritto?
Normalmente, la prima lezione, appunto, io faccio questa domanda ai miei studenti e in base alle risposte che ricevo continuo la conversazione. In questo caso non è possibile, ma io farò finta che voi metterete delle risposte. Quindi, normalmente, quando io chiedo che cos'è il diritto, voi mi dite: sono le leggi, sono le leggi dello Stato, è un insieme di regole, sono delle regole. E dico: bene, più o meno ciascuno di voi ha individuato un elemento del diritto. Ma a me interessa un concetto ancor più a monte, cioè capire in via generale e astratta che cos'è il diritto per distinguerlo anche da altre nozioni, in modo tale che poi voi possiate leggere in maniera più agevole il manuale, perché in quel manuale non c'è una parte introduttiva su che cosa è il diritto e quindi è dato per scontato che cos'è il diritto.
Allora, il diritto come caratteristica principale, intrinseca, la caratteristica prima del delitto è la sua umanità. Umanità perché? Perché il diritto nasce con l'uomo, per l'uomo. Chi studia astronomia, i pianeti sono nel nostro firmamento, nella galassia da quanto tempo? Miliardi di anni. Esistevano prima dell'uomo, a prescindere dall'uomo. E chi studia astronomia non ha alcun bisogno di collegare con attività umane, perché i pianeti sono lì da sempre, a prescindere dall'uomo. È la stessa cosa per tutto ciò che riguarda le scienze naturali. Invece, il diritto esiste solo nel momento in cui sul pianeta compare l'uomo, perché la caratteristica della umanità del diritto riguarda proprio il fatto che è necessario che ci sia l'uomo, perché l'uomo crea il diritto perché ne ha bisogno. Quindi, il diritto è sicuramente un diritto degli uomini ed è un diritto degli uomini nella loro dimensione sociale.
Il secondo carattere distintivo del diritto rispetto ad altre scienze naturali è la socialità del diritto. Che molti, socialità, vuol dire che in una ipotetica isola deserta, se volete, ci rifacciamo al famoso episodio di Robinson Crusoe. Robinson Crusoe da solo sull'isola è un uomo, quindi c'è la caratteristica della presenza umana, ma Robinson Crusoe non ha alcun bisogno del diritto perché è da solo e dunque non deve relazionarsi con nessuno. Quand'è che ha bisogno delle regole? E lì normalmente in aula tutti rispondono: quando arriva Venerdì. Giusto? Esattamente, perché? Perché nel momento in cui ci sono almeno due persone, queste due persone hanno una relazione sociale e devono stabilire delle regole per vivere insieme in maniera pacifica e ordinata.
Questa caratteristica della socialità e della umanità del diritto, queste caratteristiche vengono spiegate da un autorevole giurista come Paolo Grossi nel suo libro, che io, l'altro, se avete curiosità, vi consiglio di leggere. Prima lezione di diritto, di Grossi. Si legge, è un libro molto agile, piccolino, si legge senza alcuna difficoltà ed è molto interessante. E lui in questo libro, che spiega il concetto di umanità e socialità del diritto, fa un esempio molto banale che però rende l'idea, come tutte le cose semplici e concrete. Dice: mettete il caso, ovviamente umanità e socialità sono delle, delle connotazioni, delle caratteristiche che voi che state in un corso di laurea all'interno nell'area, nell'area tematica della sociologia, sono concetti che poi già conoscete, no? Però, ad esempio, un sociologo si ferma a studiare i fenomeni sociali. Ma ci sono dei fenomeni sociali talmente piccoli, talmente temporanei e insignificanti che un sociologo non si fermerebbe a studiare. Ad esempio, una fila alla posta. Gente che va in un ufficio postale e fa la fila. Normalmente, in Italia, purtroppo, le file sono un disastro, perché in realtà non esistono e non vengono rispettate, quindi si crea un assembramento di persone tutte lì e non si sa mai chi sta prima e chi sta dopo. Quindi, diciamo che questo esempio funziona per l'Italia, non per i paesi nordici, dove ovviamente mi direbbero: questo esempio non ha alcun senso, perché chi arriva si mette dietro. Ma allora, siamo così.
Una fila alla posta in cui c'è un assembramento disorganizzato, disomogeneo e disordinato di persone che devono tutte spedire un pacco. Quello è un momento, diciamo, di un raggruppamento sociale. Che succede? Succede che se qualcuno a un certo punto dice: facciamo così, mettiamoci uno dietro all'altro, creando una fila invece che un gruppo, ci mettiamo in fila invece del gruppone e propone a tutti di mettersi in fila e tutti ritengono che effettivamente questa proposta sia giusta, perché? Perché aiuta tutti a poter fare la fila in modo ordinato, seguendo un criterio giusto che porterà beneficio a tutti coloro che devono fare la fila. E quindi spontaneamente tutti aderiscono a questa regola proposta da una persona e si mettono in fila.
Allora, Paolo Grossi nel suo libro dice che in quel momento alla posta è stato creato il diritto. Un diritto, ovviamente, ce ne sono tanti. Questo esempio è per farvi capire che il concetto del diritto nasce nella società, con l'uomo, con l'uomo all'interno di una società, nelle relazioni sociali e nasce per ordinare la società. E dunque, un ordinamento del sociale. Questo concetto di ordinamento giuridico, a voi non lo sapete, ma tutti gli studenti di giurisprudenza, invece, lo riconnettono per immediatamente al concetto di ordinamento giuridico, così come elaborato da un altro noto giurista, Santi Romano, nel suo libro proprio chiamato "L'ordinamento giuridico". Qual è il concetto dell'ordinamento giuridico? È che un ordinamento giuridico ha determinati requisiti che sono rivolti a ordinare il sociale attraverso delle regole che devono essere osservate, perché ovviamente un altro elemento del diritto è la sua osservanza.
Allora, abbiamo detto che il diritto è principalmente una cosa degli uomini, quindi l'umanità del diritto, la sua socialità, perché regola i rapporti sociali ed è un ordinamento del sociale per ordinare i rapporti. Ed è l'osservanza che viene osservato. A questo punto, normalmente io chiedo ai miei studenti: tutte queste caratteristiche, e poi le ritrovate solo nel diritto o anche in altri rami e argomenti del sapere che voi avete studiato, per esempio, a scuola? Vedo un attimo per riflettere. Da qualcuno è nominato, diciamo, di sì. Chi ha detto il linguaggio, ha indovinato. Il linguaggio, perché? Perché il linguaggio, ovviamente, qualcosa che nasce con l'uomo, che nasce con l'uomo nel momento in cui deve avere relazioni sociali con un'altra persona, perché a meno che di patologie serie psichiatriche, nessuno parla da solo e quindi ha bisogno di qualcuno che lo ascolta e serve a ordinare il sociale, perché le regole del linguaggio servono in modo tale che tutti possiamo capirci se seguiamo le regole, se parliamo in modo corretto e c'è l'osservanza, perché tutti osservano le regole del linguaggio per farsi capire. Se qualcuno non seguisse completamente le regole, poi gli altri non lo capiscono.
Quindi, tutti questi elementi che sono in comune fra il diritto e il linguaggio. Però, ovviamente, ci deve essere un momento in cui queste due cose si differenziano, perché il linguaggio è qualcosa poi di molto diverso dal diritto. E qual è l'elemento caratterizzante che poi è anche l'elemento principale caratterizzante del diritto che lo consente, consente di distinguerle rispetto a tanti altri ambiti? Provate a pensare, ma qual è l'elemento distintivo del diritto se voi fate un paragone fra il linguaggio e il diritto? Ma allo stesso elemento distintivo, perché voglio che nel frattempo poi ci pensiate, ragionando, facendo tentativi, poi vi fate sapere se qualcuno ci ha indovinato. Ad esempio, se qualcuno a questo punto, di solito mi dice: bene, il diritto oppone regole. Sì, ma che la grammatica con le regole, questo è la stessa cosa. E poi tutto ciò.
Allora, lo dicono: no, ma pone delle regole su come ci si comporta tra persone, nei comportamenti tra le persone. Ok, anche la morale ci dà delle regole nostre interne che non sentiamo per morale interna, o anche la morale comune di quello che è il buon senso della collettività su quali sono le giuste regole del comportamento da seguire tra una persona e l'altra. Quindi, la caratteristica delle regole è sicuramente il fatto di essere un insieme di regole è sicuramente vero, sicuramente giusto. Però, un attimo, scusate, ho dovuto interrompere il video perché c'erano i bambini che facevano un po' troppo chiasso fuori. Quindi, adesso, forse, temo che questi video saranno spesso interrotte da qualche bambino urlante che passa da queste parti. Voi non ci fate caso. Stavamo dicendo: c'è il diritto, sicuramente è un insieme di regole, però c'è un elemento distintivo rispetto alle regole che vengono poste da altri ordinamenti, perché l'ordinamento giuridico non è l'unico ordinamento all'interno del quale noi viviamo. Noi siamo cittadini italiani e quindi siamo sottoposti a quelle che sono le regole dettate dallo Stato italiano, però nello stesso tempo noi facciamo parte di tantissimi altri ordinamenti giuridici e dopo andiamo a vedere quali sono. Ma nel frattempo, qualcuno ha pensato: qual è la caratteristica distintiva di una regola giuridica rispetto, ad esempio, a una regola della grammatica o a una regola posta dalla morale? Anche.
Allora, la differenza è fondamentalmente risiede nelle sanzioni. Il momento patologico della norma, ovvero la sua violazione, che se viene poi determinata e quindi è possibile imporre una sanzione. Ecco, il momento patologico quando si infrangono le regole e dunque subentra la sanzione giuridica. Questo è l'elemento determinante che distingue il diritto da altre regole come quelle del linguaggio, della morale o di tutti gli altri ordinamenti giuridici ed in cui noi facciamo parte.
Per spiegarvi questo concetto, vediamo quali sono tutti gli ordinamenti giuridici di cui noi facciamo parte, tenuto conto che ciascuno, non tutti facciamo parte degli stessi ordinamenti giuridici necessariamente. Sicuramente siamo tutti cittadini italiani e dunque facciamo tutti parte dell'ordinamento giuridico italiano e dell'ordinamento giuridico europeo, perché siamo cittadini europei, perché ovviamente la cittadinanza europea si somma, si aggiunge a quella italiana. Quindi dobbiamo sottostare alle norme giuridiche dettate dal nostro Stato, qui dall'Italia e dall'Europa. Però noi tutti siamo sottoposti a tantissime altre norme poste da diversi ordinamenti giuridici. Ad esempio, quando voi siete a casa, chi prepara da mangiare, vi fa la cena, se ancora vivete con i genitori o magari con degli altri amici, è uguale. Ma facciamo conto che vivete ancora con i vostri genitori, che la sera si preparano la cena, dopo di che vi dico: "Ok, adesso sparecchia". Quella è una regola che voi dovete osservare, perché la casa, l'ambito familiare, è sicuramente un ordinamento giuridico. Io quotidianamente impongo una serie di regole ai miei figli che loro devono rispettare e la stessa cosa accade in qualsiasi casa. Ma non è solo l'ambito familiare. Ad esempio, un gruppo di amici. Un gruppo di amici ha sicuramente determinate regole. Ad esempio, quando mi vedete, vi salutate, magari mi date un bacio, adesso no, questo periodo no, dopo vi salutate e vi date un bacio. Cioè, ci sono una serie di regole, rimandate, scambiatevi gli auguri per il compleanno, gli auguri per Natale, sono una serie di regole di buona amicizia che poi rispettate ed è un ordinamento giuridico. Se voi frequentate la parrocchia o comunque una qualunque comunità religiosa di qualsiasi tipo di credo, ecco, la comunità religiosa ha le sue regole che vanno rispettate. Se sei cattolico, se vai, devi andare a messa la domenica, è una regola da rispettare e così vale per tutte le altre religioni. Quindi, ci sono, noi tutti viviamo in una serie numerosa di ordinamenti giuridici. Ad esempio, anche quello sportivo, se fate sport e siete tesserati di una federazione sportiva, dovete rispettare le regole di quello sport e del CONI in generale. Quindi, ci sono numerosi ordinamenti giuridici.
Ma le norme giuridiche, rispetto agli altri ordinamenti, si differenziano per la sanzione, perché le sanzioni possono esserci anche in altri ambiti, addirittura la regola può essere anche addirittura la stessa. Io faccio sempre l'esempio: non dire bugie. Non dire bugie è sicuramente una regola della morale, è una regola che vale anche tra amici, diciamo che normalmente tra amici, ma si raccontano bugie, vale anche a casa e vale anche normalmente per le religioni. Però, il fatto di non dire bugie, se a casa mi scoprono che avete detto una bugia, al limite vi rimproverano. Se avete genitori da veramente veramente severi, possono dire: "Vai via di casa e non tornare prima di un'ora perché ti devi fare un giretto per certi versi". Ed è quindi, al limite, limite, mi buttano fuori di casa. Ma tendenzialmente, credo che loro non lo facciano. Però io enfatizzo sempre per rendere il concetto più chiaro, ok? La stessa cosa vale nel gruppo di amici. Se ne scoprono che avete detto una bugia, possono arrabbiarsi con voi, possono dire: "Non mi parlare più" o magari non vi parlano più loro o vi escludono dal gruppo la prossima volta che organizzarono uscita per andare al cinema, non vi chiamano perché voi avete detto una bugia, ok? Tutte queste sono indubbiamente sanzioni, come quelle dei vostri genitori, che possono tendenzialmente magari non vi fanno niente, ma possono arrivare fino a dire: "Adesso esci da questa casa". Come gli amici possono non dire nulla, ma possono escludervi dal gruppo.
Quindi, normalmente negli ordinamenti che non sono quelli giuridici, qual è la sanzione? La sanzione è ostracizzare chi non rispetta le regole, quindi non parlo fuori, per intenderci. Chi si dopa nel mondo dello sport, mi abbia sbattuto fuori, non può più partecipare alle gare, ok? Quindi esistono questi tipi di sanzioni. Ma le norme giuridiche sono le uniche ad avere determinate caratteristiche, in particolare c'è l'applicazione coercitiva e autorizzativa da parte di un organo del governo, che può giungere fino alla privazione della libertà personale. Tutti gli altri possono sanzionarmi perché possono non parlarvi più, non chiamarmi più, escludervi dal gruppo, ma non possono mettere in carcere, non vi possono limitare la vostra libertà personale. L'unica entità che ha il diritto, il potere di privarvi della propria libertà personale è lo Stato e quindi il diritto che pone le norme giuridiche.
Le norme giuridiche hanno quindi delle sanzioni che sono certe. Nel gruppo di amici, se voi dite una bugia, voi nel momento in cui dite una bugia, non sapete quale sarà la reazione dei vostri amici nel momento in cui scoprono che avete detto una bugia, perché dipende da quella che è la reazione personale, la delusione rispetto a un amico che ha detto una bugia. L'amico potrebbe perdonarvi immediatamente, potrebbe arrabbiarsi con voi per un po' di tempo o potrebbe escludervi per sempre dalla sua amicizia. Sono tre sanzioni completamente diverse, di gradazione completamente diversa, e voi non potete sapere cosa accadrà in anticipo, perché non è che ve lo siete detto prima, poniamo le regole: "Se io ti tradisco, se io ti dico una bugia, tu hai questa reazione". Non funziona così. Invece, le sanzioni giuridiche hanno proprio questa caratteristica: sono predeterminate. Cioè, nel momento in cui una persona compie un reato o viola qualunque regola, non necessariamente un reato, nel momento in cui una persona viola una regola posta dal diritto, sa già quale sarà la sanzione a cui andrà incontro, un corteo contro nel momento in cui venisse scoperto e quindi chi si applica quella sanzione.
Quindi, le sanzioni sono certe, predeterminate, perché vengono stabilite prima che la norma venga violata. Quindi sono conoscibili. Voi sapete prima a quali sanzioni andrete incontro e tendenzialmente sono proporzionate, cioè il legislatore tende a imporre sanzioni proporzionate rispetto alla violazione che si fa. Mentre voi capite bene che, ad esempio, nei gruppi, appunto, sociali tra amici, una medesima violazione, perché di fronte a una bugia, gli amici potrebbero perdonarvi subito, non parlarvi per un po' o escludervi totalmente dal gruppo, che sono tre gradazioni completamente diverse. E se avete detto magari una bugia niente di che, ma sciocchezzuola, se vi escludono completamente dal gruppo, magari è completamente sproporzionato, però possono farlo perché non c'è una regola in tal senso.
Allora, dicevamo, dire bugie. Dire bugie è una regola che normalmente vale per qualsiasi tipo di ordinamento, perché a casa i genitori insegnano a dire sempre la verità, lo stesso vale tra amici, lo stesso vale nel rapporto tra fidanzati e sicuramente anche per quanto riguarda l'ordinamento religioso. Delle bugie, da un punto di vista giuridico, c'è una sanzione ben diversa. Ad esempio, vi leggo l'articolo 372 del Codice Penale: "Chiunque, deponendo come testimone innanzi all'autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, cioè dice una bugia, è punito con la reclusione da due a sei anni". Vedete, la regola giuridica può imporre la privazione della libertà personale, cioè voi rischiate fino al carcere nel momento in cui dite bugie e all'interno, ovviamente, di un determinato contesto predeterminato, no? Non qualsiasi bugia, sono quelle dette, e volendo, come testimone dinanzi all'autorità giudiziaria, è il reato di falsa testimonianza. Quindi, in questo caso, c'è la funzione della privazione della libertà personale, si viene, si va in carcere. E questo deriva quindi da una attuazione autoritativa delle norme da parte dell'organo di governo, che in questo momento storico, in cui abbiamo un uomo, noi, è lo Stato.
Ma non è necessariamente lo Stato il produttore di regole giuridiche nella storia dell'uomo, perché in passato e anche attualmente nel mondo, non c'è solo lo Stato come produttore di regole giuridiche. Anzi, perché solamente nel mondo moderno che ciò accade. In passato c'era l'Impero, c'erano i Comuni, ma tuttora in quelle che sono le società tribali, le regole vengono stabilite dal consesso dei saggi della tribù, come avviene in determinate parti del mondo tuttora. Quindi, l'importante è che vi sia una entità, un organo di governo autoritativo, che può imporre, quindi eseguire la sanzione della privazione della libertà personale. E questo organo di governo, nel nostro contesto attuale, che noi andremo a studiare, è lo Stato italiano. Ma non è detto nella storia che sia stato sempre così, ok?
Questo era un'introduzione al diritto, cioè anche cos'è il diritto. Spero di avervi chiarito un po' le idee. E come sempre, se avete dubbi, questioni, domande, scrivete una mail al mio indirizzo mail dell'ateneo angela.ferrari-zumbini@unina.it, o vi rispondo via mail, oppure ci mettiamo d'accordo per fare una videochiamata per simulare un ricevimento. Adesso poi cercherò anche di giocarmi di strumenti tecnico-informatici per fare un ricevimento durante determinati orari, quindi vi terrò aggiornati. Alla prossima.