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"11 Settembre La Nuova Pearl Harbor" - Sintesi (di Massimo Mazzucco)

luogocomune247:10

Transcription

Salve. Sono Massimo Mazzucco, faccio il regista e dirigo il sito di news luogocomune.net. Ho studiato i fatti dell’11 settembre fin dal giorno in cui sono avvenuti e attualmente sono anche membro, insieme a Giulietto Chiesa, del 911 Consensus Panel. Si tratta di una commissione internazionale di esperti sull’11 settembre che ha raccolto, con criterio scientifico, tutte le più importanti prove contro la versione ufficiale del governo americano sui fatti di quel giorno.

Come regista, ho anche realizzato tre documentari su questo argomento controverso. Il primo, “Inganno Globale”, è stato trasmesso nel 2006 da Matrix su Canale 5 e ha dato inizio ad un dibattito nazionale sull’11 settembre che è durato circa un paio d’anni in Italia. Il secondo film su questo argomento è del 2009 e si intitola “Il Nuovo Secolo Americano”. Questo film analizza tutti i retroscena di tipo storico, politico ed economico che sembrano essere stati alla radice reale degli attentati dell’11 settembre e che, naturalmente, non avevano nulla a che fare con Osama Bin Laden.

Una volta che si comprendono le problematiche di tipo geopolitico ed energetico che ruotano intorno all’11 settembre, diventa anche più facile capire perché gli americani avessero un gran bisogno di una scusa credibile per invadere militarmente prima l’Afghanistan e poi l’Iraq. Nel 2013 ho completato il mio terzo e ultimo film sull’11 settembre, intitolato “11 Settembre: la Nuova Pearl Harbor”. Si tratta di un documentario molto lungo, che dura 5 ore. Il motivo della sua lunghezza è dovuto al fatto che il film riassume l’intera storia del dibattito sull’11 settembre, presentando tutte le argomentazioni più importanti sia da un lato che dall’altro della barricata; ovvero, tutte le argomentazioni contro la versione ufficiale portate dal Movimento per la verità sull’11 settembre e tutte le contro-argomentazioni presentate dai cosiddetti “the bankers”, ovvero coloro che invece difendono la versione ufficiale del governo americano.

Trattandosi di un film così lungo, ho deciso di fare questa presentazione che riassuma tutti gli argomenti più importanti presentati nel film. Ovviamente, essendo questa una sintesi, non sarò in grado di dimostrare tutte le affermazioni che farò qui; per cui, se siete interessati, vi invito poi a verificare tutto ciò che dico, frase per frase, andando a guardare il film completo. Come tutti gli altri film, anche questo è disponibile gratuitamente online su YouTube. Oppure, se preferite, potete acquistare il DVD direttamente dal mio sito e poi sarete liberi di fare tutte le copie che vorrete da distribuire ai vostri amici.

Venimo ora alla sintesi del film. Il film è diviso in sette parti più l’introduzione. Nell’introduzione vengono presentati 12 paralleli storici fra i fatti di Pearl Harbor e quelli dell’11 settembre. Fra questi paralleli ricordiamo il fatto che ambedue le amministrazioni sapessero in anticipo che gli attacchi erano imminenti; che in ambedue i casi furono dati degli ordini precisi affinché la difesa non intervenisse, in modo appunto da permettere che gli attacchi avessero successo; e infine il fatto che, in ambedue i casi, le commissioni incaricate di capire cosa fosse successo abbiano fatto di tutto per insabbiare la verità invece di rivelarla alla popolazione americana.

Il film presenta anche i più importanti “bankers” nel mondo, quelli italiani, francesi, americani. Come abbiamo detto prima, con il termine “the bankers” si definiscono tutti coloro che difendono la versione ufficiale sui fatti dell’11 settembre fornita al mondo dal governo americano. In questo caso, la versione ufficiale è che gli attacchi terroristici furono portati a termine da 19 dirottatori islamici e che le Torri Gemelle siano crollate da sole a causa dei danni sofferti per gli impatti degli aerei e conseguenti incendi. E questa, sostanzialmente, è la versione ufficiale dell’11 settembre.

La prima parte del film comincia a mettere in dubbio la versione ufficiale, riproponendo una delle più importanti domande sull’11 settembre che, fino ad oggi, rimangono irrisolte: e cioè, come sia stato possibile che quattro aerei dirottati abbiano potuto volare liberamente nei cieli degli Stati Uniti per un totale di oltre un’ora e mezza senza mai venire intercettati dai caccia della Difesa. La difesa americana è notoriamente la più efficace e organizzata difesa che esiste al mondo e diventa molto difficile credere che questi dirottatori abbiano potuto volare indisturbati per tutto questo tempo, in certi casi viaggiando addirittura per diverse centinaia di chilometri in una direzione prima di invertire la rotta e andare a colpire il proprio bersaglio.

I “bankers” ci dicono che il motivo per cui gli aerei non furono intercettati è perché i dirottatori hanno spento i transponder, lo strumento che identifica l’aereo in volo, rendendo così questi aerei molto difficili da localizzare nei cieli americani. Questa è la prima grande bugia dell’11 settembre. Se si analizzano le interviste e le comunicazioni radio dei controllori di volo, risulta invece che, eccetto per brevi momenti di confusione, tutti e quattro gli aerei sono stati costantemente seguiti sui radar dall’inizio alla fine. Sapevano dov’erano, ma non sono riusciti a intercettarli. Il vero motivo per non essere riusciti a intercettarli è il fatto che, per l’11 settembre, erano state programmate così tante esercitazioni aeree contemporaneamente che erano rimasti soltanto quattro caccia pronti ad intervenire per difendere l’intero quadrante nord-occidentale degli Stati Uniti. La ricerca disperata di caccia da utilizzare contro gli aerei dirottati può essere ascoltata dal vivo nelle registrazioni dei militari e dei controllori di volo. La domanda, quindi, diventa: se aver impegnato così tanti caccia nelle esercitazioni nello stesso giorno sia stata una scelta intenzionale oppure sia stata solo una coincidenza.

I “bankers” ci dicono che si è trattato solo di sfortuna, che è stato un caso infelice; dicono che proprio in quella giornata non ci fossero aerei pronti per difendere la nazione. Questa è la seconda grande bugia dell’11 settembre. Come risulta dalla documentazione disponibile, c’erano stati così tanti avvisi da parte dei servizi segreti di diverse nazioni che un attacco con aerei dirottati fosse imminente, che nessuno con la testa sulle spalle avrebbe mai pensato di lasciare la nazione indifesa in qualunque momento. Di fatto, la quantità e l’insistenza degli avvisi era stata tale che sarebbe stato saggio raddoppiare, se non triplicare, il numero di caccia disponibili in tutta la nazione, e certamente non di ridurli praticamente a zero. Se si esaminano tutti questi avvisi collettivamente, diventa chiaro che la programmazione di così tante esercitazioni nello stesso giorno deve essere stata per forza intenzionale, ed è difficile immaginare un qualunque altro motivo che non fosse quello di permettere ai dirottamenti di andare in porto con successo.

Questo introduce la prima domanda che viene rivolta ai “bankers” nel film: sapendo che gli attacchi erano imminenti, sapendo che intendevano utilizzare aerei dirottati, ma non sapendo quando e dove ciò sarebbe accaduto, era un buon motivo per rafforzare al massimo la difesa e per tenere aerei pronti a decollare in qualunque momento in ogni parte della nazione? Perché invece si è voluto programmare così tante esercitazioni nello stesso giorno, mentre restavano soltanto quattro caccia in stato d’allerta per difendere il settore della nazione che più rischiava di essere attaccato?

Inoltre, dimostrazione del fatto che gli alti livelli dei militari hanno fatto tutto il possibile affinché gli aerei dirottati non venissero intercettati, c’è un fatto molto semplice: quando i due massimi generali in carica quel giorno, Myers ed Eberhart, hanno capito – per loro stessa ammissione – che la nazione stava venendo attaccata con aerei dirottati, e cioè alle 9:03, quando la seconda torre è stata colpita, nessuno dei due generali ha pensato di richiamare i caccia che erano in volo per le esercitazioni. Anzi, il generale Eberhart ha pensato bene di scomparire dalla circolazione, rendendo impossibile comunicare con lui per oltre 30 minuti, proprio nel momento cruciale degli attacchi terroristici. Soltanto alle 10:11, un’ora dopo che tutti nel mondo avevano capito che la nazione stava venendo attaccata da aerei dirottati, le esercitazioni sono state finalmente sospese, ma a quel punto anche il quarto degli aerei dirottati era ridotto a un cumulo di rottami.

Questo introduce le seguenti domande: dopo essersi reso conto che l’America era sotto attacco alle 9:03, perché Eberhart non ha immediatamente sospeso tutte le esercitazioni e richiamato alla base tutti i caccia disponibili? Perché Myers, a sua volta, non gli ha chiesto di farlo dopo essere stato aggiornato al telefono dallo stesso Eberhart sull’attacco in corso? E perché la commissione 11 settembre non ha mai posto a nessuno dei due generali queste domande di cruciale importanza?

Anche Donald Rumsfeld, il ministro stesso della Difesa, è scomparso per circa mezz’ora durante le ore cruciali dell’attacco, senza una valida spiegazione. Di fatto, quel giorno l’intera catena di comando era stata talmente massacrata da sostituti senza addestramento e assenze ingiustificate che era diventato letteralmente impossibile per la difesa intervenire, anche se questi ci avessero veramente provato. Alla fine di tutto questo, il fatto più sorprendente è forse che, nonostante questo catastrofico fallimento nel difendere il paese, la maggioranza dei personaggi di alto livello responsabili per questo fallimento abbiano mantenuto la loro posizione oppure siano stati addirittura promossi a livelli superiori, come se l’aver contribuito a questa disastrosa catastrofe difensiva fosse in qualche modo considerato come una cosa da premiare e non un motivo per essere licenziato. Richard Myers, nonostante la catastrofe difensiva avvenuta sotto la sua autorità, è stato promosso a capo permanente delle Forze Armate congiunte, la posizione militare di più alto livello negli Stati Uniti. Il 13 settembre si svolgevano le udienze per la conferma del generale Myers, come se niente fosse successo, mentre la gente stava ancora venendo estratta viva dalle macerie di Ground Zero.

C’è anche un altro elemento che supporta l’ipotesi di un auto-attentato da parte dello stesso governo americano: il comportamento del vicepresidente Cheney alla Casa Bianca. Dal momento in cui il presidente Bush era lontano in Florida, è stato Cheney ad assumere effettivamente il comando delle operazioni dal cosiddetto “PEOC”, il banker operativo centralizzato che si trova nei sotterranei della Casa Bianca. Durante le ore dell’attacco, il vicepresidente Cheney veniva costantemente informato che c’era un aereo non identificato che si avvicinava ad altissima velocità verso la capitale. Ora, siccome due torri a New York erano già state colpite da due aerei dirottati, Cheney avrebbe dovuto immediatamente ordinare che l’aereo in avvicinamento venisse abbattuto. Noi, infatti, sappiamo dalle registrazioni dei militari che la Casa Bianca aveva effettivamente la possibilità di abbattere un qualunque pericolo che si dirigesse verso [Musica] Washington. Ebbene, non solo Cheney non ha ordinato l’abbattimento, ma ha dato invece un ordine diverso che, di fatto, ha permesso all’aereo di penetrare lo spazio protetto di Washington, arrivando così indisturbato a colpire il Pentagono.

Questo introduce altre due domande: i servizi segreti sapevano dell’aereo in avvicinamento da almeno 30 minuti? Avevano la possibilità di abbatterlo e avrebbero dovuto farlo per difendere la capitale? Perché invece non lo hanno fatto? Rispetto allo scambio con il giovane militare descritto da Mineta, puoi suggerire qualcosa di diverso da un ordine di non abbattere l’aereo da parte di Dick Cheney prima che questo arrivasse a colpire il Pentagono?

E c’è anche un altro elemento che conferma la conoscenza anticipata dei fatti da parte dei militari: si tratta di un episodio che è accaduto proprio all’interno del Pentagono. Come non tutti sanno, l’aereo che ha colpito il Pentagono non si è semplicemente abbattuto sui tetti dall’alto, come ci si aspetterebbe che facesse un qualunque pilota suicida, ma ha fatto un ampio giro di svariate miglia per poi avvicinarsi rasoterra e andare a colpire il Pentagono sulla fiancata. Nonostante questa manovra estremamente difficile e assolutamente illogica, sembra che ci fosse qualcuno ai più alti livelli dei militari che sapeva esattamente che sarebbe stato colpito proprio l’anello esterno del Pentagono e non genericamente i tetti. [Musica] Domanda: se anche qualcuno avesse potuto prevedere un attacco al Pentagono, avrebbe certamente immaginato un aereo che piomba dal cielo sui tetti dell’edificio. Chi penserebbe mai di girare di lontano dall’anello esterno, in particolare, a meno di non sapere già in anticipo quello che sta per succedere?

Se, quindi, analizziamo complessivamente tutti i dati disponibili – le tante esercitazioni messe tutte nello stesso giorno, le scomparse improvvise e ingiustificate dei più alti livelli di comando, il comportamento dei generali in carica che si sono rifiutati di richiamare i caccia dalle esercitazioni, il mancato abbattimento da parte della Casa Bianca dell’aereo sconosciuto che si avvicinava ad alta velocità e la conoscenza anticipata dei fatti al Pentagono – diventa molto difficile sostenere che i livelli più alti del governo e dei militari non siano stati in qualche modo coinvolti direttamente negli attentati dell’11 settembre.

Ovviamente, se si vuole organizzare un’operazione del genere, bisogna anche preparare i cosiddetti “pazzi”, e cioè i capri espiatori da sbattere in prima pagina. Ed è qui che entrano in scena i famosi 19 terroristi islamici. Ci sono talmente tanti problemi con la versione ufficiale su questi dirottatori che diventa veramente difficile scegliere da dove iniziare. Io direi che il problema più grande di tutti è che questa gente era assolutamente incapace di volare. Nessuno di loro aveva mai pilotato prima un grande aereo di linea e a due di loro, addirittura, non era stato permesso di volare da soli con i piccoli monomotori d’addestramento perché, a detta dei loro istruttori, questi personaggi erano incapaci di volare da soli.

I “bankers” sostengono che questa gente non dovesse necessariamente saper portare un aereo di quelle dimensioni e che, per loro, sarebbe bastato prendere il controllo della cabina di pilotaggio e mettere il pilota automatico per arrivare a destinazione. Questa è un’altra grande bugia che sentirete ripetutamente nel dibattito sull’11 settembre. La verità è che, se si esaminano i tracciati radar e si ascoltano le testimonianze dei controllori di volo, questa gente ha compiuto delle manovre talmente difficili che persino piloti con 30 anni di esperienza professionale sulle spalle dicono che non sarebbero stati in grado di compiere. Inoltre, i tracciati radar mostrano dei ratei di risalita di 1000 m al minuto e dei ratei di discesa di 3000 m al minuto, che certamente non è il modo in cui il pilota automatico ti porta dal punto A al punto B. Quindi, non solo questi quattro dilettanti non avrebbero mai potuto pilotare gli aerei nel modo in cui sono stati pilotati, ma in realtà non abbiamo nemmeno una sola prova che questi dirottatori sono mai saliti a bordo di quei quattro aerei.

Numero uno: per quanto ci abbiano detto che i dirottatori si siano imbarcati con i loro nomi sulla lista passeggeri rilasciate alle agenzie di stampa subito dopo gli attentati, non compariva nessun nome arabo. Le liste sono lì da leggere; nomi arabi non ce ne sono. Numero due: non abbiamo una sola fotografia di nessuno di questi 19 dirottatori ad uno qualunque dei tre aeroporti da cui sono partiti gli aerei dirottati la mattina dell’11 settembre. Ora, se io o voi avessimo dirottato uno di quegli aerei l’11 settembre, potete stare tranquilli che avremmo delle nostre fotografie scattate dalle telecamere di sicurezza in ogni angolo degli aeroporti: in coda al check-in, nelle sale di attesa, al controllo di sicurezza, ai cancelli di imbarco. Ebbene, non una sola fotografia di questi 19 personaggi ci è mai stata mostrata ad uno dei tre aeroporti l’11 settembre. Numero tre: non abbiamo un solo spezzone di voce dalle scatole nere che ci confermi la presenza di queste persone nella cabina di pilotaggio. Si presume che, dopo essere entrati in cabina, noi dovremmo sentire il rumore delle colluttazioni con i piloti, e invece non abbiamo mai ascoltato nulla di tutto ciò. Quindi, nessun nome sulla lista passeggeri, nessuna immagine datata 11 settembre di questi personaggi agli aeroporti, non un frammento delle loro voci registrate dalle scatole nere. Visto che queste persone non sarebbero mai nemmeno state in grado di far volare quegli aerei, datemi, per favore, un solo motivo per cui io dovrei credere che siano mai saliti a bordo degli aerei dirottati.

Questo fatto, naturalmente, apre un vero e proprio vaso di Pandora, perché noi sappiamo anche che un pilota professionista delle aeroline non porterebbe mai il proprio aereo a schiantarsi contro un luogo così densamente abitato come le Torri Gemelle, anche se avesse una pistola puntata alla tempia. All’ultimo momento si butterebbe in mare o comunque su una zona meno popolata, e non certo sulle torri di Manhattan. Due fatti ci lasciano in realtà con una sola possibilità plausibile: e cioè che gli aerei che hanno colpito i bersagli non fossero gli stessi aerei che erano partiti dagli aeroporti, ma piuttosto dei droni militari telecomandati a distanza. Questo significa che i passeggeri degli aerei originali avrebbero conosciuto il loro destino in un luogo molto diverso da quello dei bersagli colpiti.

Questo è un argomento molto complesso e delicato, ed è difficile da sintetizzare qui; per cui vi invito a guardare l’intero capitolo del film intitolato “Che cosa è successo ai passeggeri?” In realtà, ci sono diversi elementi che supportano l’idea che questi fossero dei droni militari e non dei normali aerei passeggeri. Il più importante è che, per tutti e quattro gli aerei, sono state registrate delle velocità che eccedeva vano di gran lunga i limiti strutturali degli aerei stessi. In altre parole, se quelli fossero stati dei normali aerei passeggeri, a quelle velocità avrebbero dovuto disintegrarsi in volo, come testimoniato da diversi piloti ed esperti aeronautici nel film. Ci sarebbero voluti degli aerei preparati in modo particolare, con motori speciali, per riuscire a raggiungere quelle velocità alle quote più basse.

Un altro elemento che ci suggerisce che i passeggeri abbiano conosciuto il loro destino in un posto diverso da quello dei bersagli colpiti è che le telefonate che loro hanno fatto ai loro familiari con i telefoni cellulari non possono essere state fatte dagli aerei in volo. Le chiamate, ovviamente, sono state fatte, visto che i familiari le hanno ricevute, ma non possono essere state fatte dagli aerei in volo. Questo risulta chiaramente se si incrociano i rapporti dell’FBI sulle telefonate fatte dai passeggeri con le quote e le velocità a cui volavano quegli aerei nel momento in cui quelle telefonate sono state fatte. In conclusione, abbiamo almeno nove telefonate che sono certamente avvenute, ma che non possono essere state fatte dagli aerei in volo come ci è stato raccontato. In particolare, c’è un messaggio da brividi che è stato lasciato da un assistente di volo di United 93 nella segreteria telefonica di suo marito. Questo messaggio suggerisce fortemente che l’intera operazione dei dirottamenti sia avvenuta in modo decisamente diverso da come ci è stata raccontata. Lei, alla fine, sembra pasticciare prima di riappender e sussurra qualcosa nella cornetta dopo la parola “Goodbye”. La voce sembra molto vicina al telefono e sembra che lei dica “It’s a frame”, che significa “è un inganno”.

Fino a questo punto abbiamo analizzato i problemi generali che riguardano la difesa aerea e i dirottatori. Guardiamo ora più da vicino ciascuna delle tre località in cui sono avvenuti gli attentati: e cioè il Pentagono, l’aereo che sarebbe caduto in Pennsylvania e la distruzione del World Trade Center.

La versione ufficiale del governo americano ci dice che il Pentagono è stato colpito dall’aereo dirottato dell’American Airlines, volo 77, ma in realtà non c’è una sola prova che si sia trattato di questo aereo. Di fatto, ci sono molteplici prove che il Pentagono non sia affatto stato colpito da un Boeing 757. Fra queste prove c’è il fatto che non si sia trovato nessun grosso rottame dell’aereo da nessuna parte, né all’interno né all’esterno dell’edificio. Manca anche il cuore dei due motori, che sono le parti dell’aereo assolutamente indistruttibili. Lo squarcio che si vede alla base dell’edificio è largo circa la metà dell’apertura all’ala di un 757 proiettata sulla facciata e le finestre a lato dello squarcio mostrano chiaramente di non essere mai state colpite dalle ali di un aereo. Anche le finestre che avrebbero dovuto essere colpite dalla coda dell’aereo sono ancora intatte, con il loro telaio di legno e con i vetri che non si sono nemmeno rotti. Se poi si guardano i grafici pubblicati dalla American Civil Engineers che hanno analizzato fin al minimo dettaglio, colonna per colonna, la situazione all’interno del Pentagono, diventa evidente per chiunque che i danni a quell’edificio non possano essere stati creati da un Boeing 757. Questa è la sintesi del film che riguarda l’analisi dei danni al Pentagono.

In conclusione, abbiamo: uno squarcio al piano terra largo poco più della metà dell’apertura all’ala di un 757 proiettata sulla facciata; l’estremità dell’ala sinistra e buona parte dell’ala destra scomparse senza una valida spiegazione; gli stabilizzatori e il timone di coda anch’essi scomparsi senza una valida spiegazione; una fusoliera che sarebbe riuscita a penetrare l’edificio per intero, nonostante sia la parte più fragile di tutto l’aereo; nessuna traccia del cuore dei due motori Rolls-Royce da tre tonnellate l’uno; ed un foro di uscita nell’anello C per il quale nessuno è mai riuscito a dare una spiegazione ragionevole. Di fronte a questi dati dobbiamo concludere che i danni rilevati sia all’esterno che all’interno del Pentagono non siano in alcun modo compatibili con l’impatto di un Boeing 757. Qualcosa di diverso deve aver causato i danni al Pentagono.

C’è poi il mistero dei nastri scomparsi che riguardano l’impatto dell’aereo, come ci conferma la stessa FBI. C’erano almeno 85 telecamere che inquadravano o la zona di avvicinamento o la zona dell’impatto al Pentagono, ma per qualche strano motivo tutti questi nastri sono stati confiscati e nessuno ha mai potuto vederli. Il regista Michael Moore ha descritto questo problema molto chiaramente: è stato rilasciato un doppio video, preso da due telecamere piazzate una accanto all’altra, ci mostra il momento dell’esplosione, ma purtroppo non ci mostra l’aereo in transito. E se analizziamo questo doppio video fotogramma per fotogramma, scopriamo che il materiale è stato intenzionalmente modificato o photoshoppato proprio per cancellare e nascondere l’unica immagine disponibile dell’aereo in transito. In sintesi, quindi, l’intera situazione del Pentagono si può riassumere così: se facciamo un riassunto sull’aereo del Pentagono, abbiamo la totale mancanza di prove che l’aereo comparso su Washington fosse effettivamente il volo 77; un misterioso aereo fantasma che, nel momento cruciale, ha dissolto la tenzione dall’aereo in avvicinamento; il mancato tentativo da parte della Casa Bianca di abbattere l’aereo sconosciuto, per quanto rappresentasse un pericolo grave ed imminente; una manovra d’approccio del tutto illogica dal punto di vista dei terroristi, un presunto dirottatore incapace di compierla; in ogni caso, un danno all’edificio chiaramente incompatibile con un Boeing 757; un video dell’impatto manipolato con Photoshop; e la palese riluttanza da parte dell’FBI di mostrare qualunque altro video che ci permetta di riconoscere l’aereo.

Per il volo 93, l’aereo che si sarebbe schiantato in Pennsylvania, abbiamo una situazione simile a quella del Pentagono. La versione ufficiale ci dice che l’aereo è stato fatto schiantare intenzionalmente dai passeggeri dopo che si sono rivoltati contro i dirottatori, ma in realtà sul luogo del presunto schianto non si trova la minima traccia di un Boeing 757. Anche qui, come per il Pentagono, non ci sono grossi pezzi della fusoliera visibili, non ci sono i carrelli di atterraggio, non ci sono i pezzi delle ali, non ci sono valigie, non c’è la coda, non ci sono i sedili dei passeggeri e non ci sono nemmeno i corpi dei passeggeri, soltanto qualche pezzo di ferraglia sparso qua e là. Ogni singolo testimone che ha raggiunto il luogo subito dopo l’esplosione, compreso il sindaco della cittadina di Shanksville, ha raccontato: “Non c’era nessun segno di un aereo caduto da nessuna parte. C’era solo questo piccolo buco fumante nel terreno, profondo un paio di metri e largo circa una quindicina”. “Hier zu Unfallsstelle geschickt und war kein Flugzeug, nein, da war nichts.” Per spiegarci questa scomparsa misteriosa, l’FBI ci ha detto che l’aereo in realtà c’è, ma che è sepolto sotto terra e per questo non lo si può vedere. Come sia potuto finire sotto terra e come questa buca si sia richiusa da sola prima ancora che arrivassero i soccorritori, nessuno ce l’ha mai spiegato. D’altra parte, abbiamo molteplici prove che l’aereo sia in realtà esploso in volo, visto che alcuni resti dell’aereo sono stati trovati fino a 14 km di distanza dal luogo dell’impatto, in una giornata in cui praticamente non c’era vento. Chiaramente, la storia ufficiale dell’aereo che è stato fatto abbattere intenzionalmente dai passeggeri e che sarebbe quindi caduto a terra tutto intero è una storia che non regge in alcun modo. Questa è la sintesi del film riguardante il capitolo dedicato al volo 93.

Se facciamo un riassunto sul volo 93, abbiamo: la mancanza completa di prove che i terroristi fossero a bordo né che siano mai entrati nella cabina di pilotaggio; un presunto dirottatore che non sarebbe stato in grado di pilotare l’aereo nel modo in cui è stato pilotato; un falso dirottamento che, al momento cruciale, ha distolto l’attenzione dal volo 93; nessuna prova che l’aereo si sia mai schiantato nel campo di Shanksville; una vasta zona di rottami che smentisce la versione ufficiale dello schianto e suggerisce che l’aereo sia stato invece distrutto in volo; un misterioso jet bianco che ha lasciato la zona subito dopo l’impatto; e il fatto che i passeggeri che hanno chiamato con i cellulari non potessero comunque essere a bordo dell’aereo, il che suggerisce che la loro ribellione sia solo un gesto inventato destinato ad alimentare una leggenda costruita a tavolino.

Poi, ovviamente, abbiamo l’argomento più importante di tutta la discussione, che è la distruzione del World Trade Center. Questa è la tragedia a cui tutti abbiamo assistito in televisione, con il crollo delle due torri che è stato trasmesso in diretta in tutto il [Musica] mondo. Oh my [Musica] God.

La distruzione delle Torri Gemelle è stata il cuore di tutta la discussione sull’11 settembre nel corso degli ultimi 15 anni. La domanda è: siano veramente crollate da sole a causa dell’impatto degli aerei e dei conseguenti incendi, come dice la versione ufficiale, oppure se siano state demolite intenzionalmente? Qui vorrei dirvi una cosa: la prima volta in cui ho sentito parlare della possibilità che le Torri Gemelle fossero state abbattute intenzionalmente, io ho reagito respingendo con forza questa ipotesi. Mi sono detto letteralmente: “No, non è possibile! Gli americani non si farebbero mai una cosa del genere da soli!” Quando poi però ho cominciato a studiare i fatti più da vicino, ho cominciato a rendermi conto che questa, in realtà, non poteva che essere stata una demolizione controllata. La prima cosa che c’è da sapere è che le Torri Gemelle non erano affatto quegli splendidi gioielli architettonici che ci hanno raccontato; erano edifici pachidermici, obsoleti, estremamente costosi da mantenere. Le Torri Gemelle, infatti, erano talmente piene di amianto dal primo all’ultimo piano che erano diventate un costo insostenibile per la Port Authority, l’ente pubblico che ne era il proprietario. Le Torri Gemelle non potevano più essere riparate regolarmente a causa del costo stratosferico per la…

Rimozione e lo stoccaggio dell'amianto, ma non potevano essere demolite proprio per le enormi quantità di amianto che contenevano. Venne così trovata una apparente soluzione: trasferendo la proprietà delle Torri Gemelle ad un investitore privato, un certo Harry Silverstein. Il quale, per prima cosa, sottoscrisse una nuova polizza assicurativa per oltre 3 miliardi di dollari contro la distruzione totale delle Torri a causa di un attacco terroristico. E soltanto sei settimane dopo, le Torri Gemelle sono state distrutte proprio da un attacco terroristico. In questo modo Silverstein ha avuto tutti i soldi per ricostruire come meglio voleva. Mentre tutto l'amianto che è andato nell'aria, hanno finito per respirarselo i soccorritori e tutti gli abitanti della zona sud di Manhattan.

La discussione sul crollo delle Torri Gemelle è stata molto lunga e complessa, e per un certo periodo anche molto confusa, almeno fino al 2006. Ma dal 2006 in poi le cose hanno iniziato a diventare più chiare, quando è entrata in scena un'organizzazione chiamata Architects & Engineers for 9/11 Truth, cioè Architetti e Ingegneri per la verità sull'11 settembre, fondata a San Francisco dall'architetto Richard Gage. Questa organizzazione conta oggi oltre 2500 firmatari da ogni parte del mondo e ha dimostrato, con precise argomentazioni scientifiche, che le Torri Gemelle non possono essere cadute per un crollo gravitazionale e che possono soltanto essere state distrutte da una demolizione controllata.

Di fatto, da quando Architects & Engineers è entrata in scena, la discussione sul crollo delle Torri Gemelle è sostanzialmente terminata, perché ora chiunque voglia continuare a sostenere la tesi ufficiale dei crolli gravitazionali deve prima confutare le argomentazioni scientifiche portate da Architects & Engineers. E questo, fino ad oggi, nessuno è riuscito a farlo. Uno dei principali problemi della versione ufficiale, che è stato messo in luce da Architects & Engineers, è il fatto che il calore sviluppato dagli incendi del combustibile degli aerei non sarebbe stato sufficiente per innescare il crollo della parte superiore delle Torri. Figuriamoci poi per portare alla completa distruzione dei due edifici, dalla cima fino alla base.

In tutti questi anni i debunker hanno cercato di formulare diverse teorie per spiegare in qualche modo il crollo completo dei due edifici, ma nessuna di queste teorie regge ad un semplice esame scientifico. Di fatto, lo stesso NIST, e cioè l'entità incaricata dal governo americano di dare una spiegazione tecnica per questi crolli, si è semplicemente rifiutato di farlo. A tutt'oggi non esiste una spiegazione ufficiale per il completo crollo delle due Torri Gemelle. Il NIST ha ripetuto più di una volta questa stupefacente affermazione, dando una giustificazione che ha quasi dell'incredibile: il che equivale a dire: "Una volta che l'attacco di Pearl Harbor è iniziato, le riprese video mostrano che la flotta americana è stata rapidamente sopraffatta dai giapponesi, per cui non abbiamo sentito il bisogno di capire perché questo sia successo".

Non solo non esiste una spiegazione ufficiale, ma nel contempo ci sono svariate prove che suggeriscono che le Torri siano state demolite intenzionalmente con l'uso di esplosivi. Prima di tutto, ci sono letteralmente dozzine di testimonianze, da parte di giornalisti come di passanti, di esplosioni che sono state udite subito prima e durante i crolli stessi delle Torri. Di fatto, il New York Times ha pubblicato una lista di oltre 100 testimonianze da parte di pompieri, poliziotti e soccorritori che sostengono di aver sentito delle esplosioni durante i crolli. I debunker però sostengono che non ci siano prove per queste esplosioni, perché dicono loro: "Nessuna esplosione è mai stata registrata dalle telecamere". Questa affermazione è palesemente falsa; ci sono addirittura delle esplosioni nei video originali dei network americani, proprio un attimo prima che le Torri inizino a crollare.

Un altro importante argomento a favore delle demolizioni controllate è la presenza dei cosiddetti "squibs", cioè quelle nuvole di polvere che si vedono uscire dai lati delle Torri durante i crolli. Questi sono il classico risultato che si vede in quasi tutte le demolizioni controllate. I debunker sostengono che queste siano soltanto finestre che esplodono per la pressione dell'aria durante i crolli. Ma se si analizza con attenzione la struttura reale dei due edifici, è molto facile dimostrare come questa ipotesi non stia in piedi. Queste sono esplosioni, e sono anche decisamente potenti. Inoltre, ci sono le estreme temperature che sono state osservate sotto le macerie per diversi mesi dopo i crolli. Addirittura è stato trovato acciaio fuso in diverse occasioni, e ovviamente sia le estreme temperature che l'acciaio fuso non possono essere state causate dal semplice combustibile degli aerei. Questo acciaio fuso, e anche cemento fuso in certi casi, dimostra che un qualche tipo di forza distruttiva, in grado di generare un calore enorme, sia stato utilizzato per la demolizione delle Torri.

C'è inoltre l'inspiegabile totale polverizzazione di molti dei corpi delle vittime; addirittura il 41% di questi, per i quali non è stato possibile recuperare nemmeno un frammento grande abbastanza da poter estrarre il DNA, scomparsi letteralmente, volatilizzati, come se non fossero mai esistiti. Ovviamente, l'uso di esplosivi estremamente potenti sembra essere l'unica spiegazione valida per la completa scomparsa e polverizzazione di così tanti corpi delle vittime. Ma il principale argomento scientifico a favore della demolizione controllata è quello della caduta libera. Immaginate di lasciar cadere un pianoforte da una finestra della Torre all'ultimo piano, nel momento stesso in cui la Torre inizia a crollare. Secondo voi, arriva a terra prima il pianoforte oppure la cima della Torre? Chiunque direbbe il pianoforte, perché il pianoforte ha il percorso libero fino a terra, mentre la Torre, prima di arrivare a terra, deve distruggere tutta la struttura sana che sta sotto di sé. Invece, arrivano praticamente insieme. Se li avessimo lasciati cadere insieme, sia il pianoforte che la cima della Torre sarebbero arrivati a terra praticamente nello stesso momento, con un piccolissimo margine di differenza. Questo significa che sono ambedue caduti con accelerazione da caduta libera. E Architects & Engineers ci ha dimostrato ripetutamente che l'unico modo per cui un corpo possa viaggiare in caduta libera è che ci sia qualcos'altro che, nel frattempo, rimuove la struttura che sta sotto. E c'è soltanto un modo conosciuto per rimuovere la struttura sottostante mentre la cima dell'edificio crolla: e questo è una demolizione controllata con l'uso di esplosivi.

Quello che segue è il riassunto del lungo capitolo del film che riguarda la distruzione delle Torri Gemelle. A questo punto possiamo riassumere le prove a favore di un crollo gravitazionale confrontandole con quelle a favore di una demolizione controllata. La spiegazione ufficiale per il crollo iniziale, o teoria delle traverse insellate, è sostanzialmente errata per almeno tre motivi: non esistono prove che vi sia stata una rimozione della protezione antincendio delle traverse in acciaio; non esistono prove di temperature abbastanza alte da arrivare ad indebolire seriamente l'acciaio; non esiste una valida spiegazione per come queste traverse da sole avrebbero potuto tirare a sé e poi spezzare la struttura portante. D'altro canto, il crollo iniziale può essere spiegato con una demolizione controllata. La spiegazione ufficiale per il crollo completo delle Torri Gemelle non esiste; né il NIST ha mai tentato di calcolarla, come loro stessi hanno riconosciuto. D'altro canto, il crollo completo dei due edifici può essere facilmente spiegato con una demolizione controllata. La caduta delle Torri ad una velocità vicina alla caduta libera rende impossibile spiegare i crolli con la sola forza di gravità, senza violare almeno due delle più importanti leggi della fisica. D'altro canto, l'accelerazione vicina alla caduta libera è il tipico risultato di una demolizione controllata. La quantità di testimoni che hanno descritto violente esplosioni prima e durante i crolli è impossibile da ignorare; queste esplosioni non possono essere spiegate con il solo carburante degli aerei, mentre sono pienamente compatibili con una demolizione controllata. Gli sbuffi di cemento osservati 30 o 40 piani più sotto al livello del crollo non possono essere spiegati con un semplice crollo gravitazionale. D'altro canto, gli squibs sono uno dei classici indizi di una demolizione controllata. Non tutti i tagli in diagonale, i tagli a V osservati nelle colonne d'acciaio possono essere spiegati dalle operazioni di rimozione. D'altro canto, questi tagli sono un altro classico indizio di una demolizione controllata. L'ampia zona di detriti intorno alle Torri, con l'espulsione laterale di blocchi d'acciaio di diverse tonnellate, non può essere spiegata da un semplice crollo gravitazionale. D'altro canto, questo è proprio il risultato che ci si aspetterebbe dall'uso di potenti esplosivi. Gli incendi interminabili di Ground Zero, le temperature estreme sotto le macerie, le travi incandescenti estratte durante i lavori di rimozione, l'alto livello di deformazione di spesse e robuste colonne d'acciaio, il cemento e l'acciaio fuso osservati e trovati a Ground Zero non possono essere spiegati dal solo combustibile degli aerei né da normali incendi d'ufficio. D'altro canto, questi risultati sono pienamente compatibili con la presenza di mezzi di distruzione ad alto potenziale che possono essere usati in una demolizione controllata. La quasi completa polverizzazione di tutti i contenuti delle Torri Gemelle, dai pavimenti agli arredi degli uffici, alla vera e propria vaporizzazione dei corpi delle vittime, non può essere spiegata da un semplice crollo gravitazionale. D'altro canto, questi risultati sono pienamente compatibili con la presenza di potenti esplosivi come quelli usati nelle demolizioni controllate. A meno che venga presentata una spiegazione completa e scientificamente valida per tutti i fenomeni osservati, l'unica conclusione che rimane è che le Torri Gemelle siano state distrutte da un qualche tipo di demolizione controllata.

Come molte persone non sanno, c'è stato anche un terzo grattacielo che è crollato nel pomeriggio dell'11 settembre al World Trade Center: era il cosiddetto Building 7. L'edificio 7, non senza motivo, è stato definito la "pistola fumante" dell'11 settembre, poiché questo edificio è crollato per intero sulla propria pianta nell'arco di poco più di 6 secondi, senza mai nemmeno essere stato colpito da un aereo. Il NIST ha cercato in tutti i modi possibili di spiegare questo crollo con un semplice incendio, ma Architects & Engineers hanno dimostrato chiaramente che questa ipotesi è insostenibile. Di fatto, vi sono talmente tante prove a favore della demolizione controllata dell'edificio 7 che persino i debunker hanno smesso di cercare di spiegare il crollo come se fosse stato causato dai semplici danni strutturali. Fra le prove di una demolizione controllata c'è, innanzitutto, la simmetria del crollo, una cosa che richiede la rimozione praticamente simultanea di tutte le colonne di supporto. Ovviamente, c'è un solo modo conosciuto per rimuovere contemporaneamente tutte le colonne di supporto, ed è l'utilizzo di esplosivi in una demolizione controllata. Un'altra prova a favore della demolizione è il fatto che polizia e pompieri sapessero in anticipo che l'edificio stesse per essere demolito. In alcuni video li possiamo sentire mentre sgomberano l'area intorno all'edificio 7, dicendo: "L'edificio sta per saltare in aria". Vi sono addirittura dei testimoni che hanno sentito il conto alla rovescia che ha preceduto la detonazione degli esplosivi. Ma anche qui, come già nel caso delle Torri Gemelle, l'argomento più solido ed irrefutabile per una demolizione controllata è la caduta libera dell'edificio, che è crollato in caduta libera per i primi otto piani della propria struttura. Questa caduta libera è stata chiaramente dimostrata da Architects & Engineers nei loro video ed è stata addirittura riconosciuta dal NIST, dopo un lungo braccio di ferro, e compare oggi nel loro rapporto finale.

Quindi siamo alla conclusione: alla fine della fiera, nessuno degli aspetti principali della versione ufficiale rimane in piedi. I dirottamenti non avrebbero potuto avvenire senza la complicità di qualcuno ai più alti livelli della Difesa militare; i dirottatori non avrebbero mai potuto far volare gli aerei nel modo in cui sono stati osservati volare, e probabilmente non sono mai nemmeno saliti a bordo di quegli aerei; gli aerei stessi, molto probabilmente, non erano dei normali aerei passeggeri, ma dei droni militari preparati appositamente; le telefonate fatte dai cellulari non possono essere state fatte dagli aerei in volo; non c'è la minima prova che un Boeing 757 abbia colpito il Pentagono, mentre ci sono svariate prove che invece non l'abbia potuto fare; non c'è uno straccio di prova che un altro 757 si sia schiantato in Pennsylvania, mentre ci sono svariate prove che sia stato fatto esplodere in volo; le Torri Gemelle avrebbero potuto crollare nel modo in cui sono crollate soltanto grazie ad una demolizione controllata, e la stessa cosa si può dire per l'edificio 7, crollato nel pomeriggio dell'11 settembre.

A questo punto ognuno di noi rimane con una domanda: cosa fare di queste prove? Ignorarle semplicemente? Fingere che non esistano? Oppure iniziare a riconsiderare seriamente l'intera faccenda dell'11 settembre, con tutte le conseguenze che hanno condizionato la nostra vita negli ultimi 15 anni? Questo non posso essere io a deciderlo. Carlo deve essere ciascuno di voi a deciderlo. Io posso solo lasciarvi con le ultime due domande presentate dal film, e nel frattempo vi ringrazio sia per il tempo che avete voluto dedicare a guardare questo video, sia per il tempo che spero vorrete dedicare ad analizzare tutte le prove disponibili, guardando il film completo. Questo ci porta all'ultima domanda, che non è rivolta soltanto ai debunker, ma a tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia e l'onestà di chi ci governa: sapendo che esistono solide prove che smentiscono la versione ufficiale e suggeriscono un coinvolgimento negli attentati di qualche elemento deviato del governo, sarebbe più antipatriottico e antiamericano richiedere una nuova indagine che chiarisca finalmente tutti i punti oscuri dell'11 settembre, oppure far finta di nulla e continuare ad ignorare l'esistenza di queste prove? Poiché la fiducia nelle istituzioni è di fondamentale importanza per la vita di una nazione, credi che questa fiducia verrebbe più rafforzata continuando ad ignorare le prove di un complotto, oppure portando le persone sospettate di questo complotto a rispondere delle proprie azioni di fronte alla legge?