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Sonia Benassi, Maria racconta Gabriele, volato via per un challenge e ritrovato dalla mamma altrove

RedRonnie22:54

Transcription

ritorno tra le stelle.

Siamo in collegamento con Maria. Ciao Maria.

A tutti, ciaoo.

Maria, come di dove sei?

Maria, tu è di Milano. Ah, cosa fai nella vita? Perché mi sembri una molto, molto, molto sveglia, imprenditrice, eccetera. Cosa fai?

No, non, cioè, per il mio lavoro non sono né sveglia né imprenditrice, però lavoro al comune di Milano, quindi non sono, ah, alla sicurezza. Ecco, però questa cosa, un pochino più sveglia, eh. Ma c'è bisogno di persone in gamba che levano la sicurezza, eh?

Eh, sì, sicuramente, sicuramente. Sì, perché il Comune di Milano, diciamo, Milano è una città molto impegnativa. Io ho collaborato col Comune quando c'era il sindaco Moratti e il direttore, guarda caso, del comune era Sala. E quindi conosco Mol. Adesso invece il sindaco Sala. Lo so, lo so che è il sindaco. Lo so, lo so. Dico, son sempre loro. Sì, no, no, perché in teoria quella era a destra, adesso a sinistra, in teoria, dico, perché ormai intor, ma eccetera. Non c'è nulla.

Senta, che cosa, che cosa ti è successo? Mi lo racconti.

Eh, allora, io ho perso mio figlio Gabriele in un modo tragico. Nel senso che lui, eh, ha fatto una, una stupidata, chiamiamola stupidata, perché lui era, vabbè, un ragazzo molto, eh, curioso e spesso magari stava sul computer, guardava, lui, vabbè, era voleva fare il regista, per cui era appassionato di film, di doppiaggi, di queste cose. Per cui spesso magari guardava i filmati su YouTube, guardava, cioè, stava molto col computer, ma non, non nei social, proprio quello che gli scaturiva curiosità, lui andava e cercava, si informava, faceva ricerche.

In pratica, ha fatto, ha fatto una, una sorta di Challenge, quelle che si chiamavano Challenge. Per cui il nome di questa Challenge era "Blackout" e prevedeva che, in pratica, una persona si facesse un doppio cappio sul collo per svenire. Il problema è che Gabriele, questo tipo di Challenge si doveva fare con in due persone, perché poi chi sviene, m', almeno ha qualcuno di fianco che, che lo, lo controlla. Lui, molto probabilmente, l'ha fatto, avrà provato anche altre volte, ma quel giorno lì, e lui ha fatto questa, questa cavolata, e ed era in un letto più alto, per cui nella sua camera c'erano questi gradini, il letto più alto. Lui, molto probabilmente, si è seduto in fondo al letto, svenendo, è passato dal, ha perso logicamente la gestione del suo corpo. E per cui io sono tornata a casa e l'ho, l'ho trovato impiccato. Quindi lui è morto in questo modo.

Eh, il dubbio che mi è venuto subito che si fosse suicidato. Poi abbiamo, insomma, abbiamo analizzato coi carabinieri, insomma, con tutto, e ed è venuta fuori questa, questa cosa, insomma, questa Challenge. Poi lì, insomma, non si risale mai a nessuno, perché poi gli indirizzi, p', di queste persone che non vogliano le, i ragazzi, soprattutto, a fare questo tipo di, di stupidate, non, non li trovi mai. Quindi lui è morto in questo modo. Per cui è stato molto, molto pesante affrontare il dopo. Ti si stravolge la vita.

E io, beh, ho un'altra figlia più piccola, sua sorella. E, e, e io ho sempre creduto nell'aldilà. Io ho sempre avuto molte amiche che appena si poteva, o andiamo a leggere le carte, o a chi era capitato, magari, di aver perso un parente. Magari, soprattutto una mia amica era abbastanza fissata col cercare testimonianze. E io questa cosa, quando è successo di Gabriele, ho proprio, cioè, mio marito aveva paura che io mi facessi influenzare, quindi mi aveva detto: "Guarda, se scegli di, di fare questa cosa, però dimmelo, perché lo facciamo assieme". No? E io gli ho solo detto: "Guarda, penso che se, se Gabriele vuole, vuole parlare con noi o vuole avere un contatto con noi, trova, troverà lui il modo. Io non cerco niente. Se lui vuole, lo, lo fa".

Ed è successo proprio così. Nel senso che, vabbè, l'ostacolo più grande era proprio mio marito, perché lui, invece, non, non crede assolutamente a queste cose. Per cui Gabriele ha scelto il canale suo, cioè, è arrivato da lui, perché siamo riusciti a conoscere Sonia grazie a Marita, che, vabbè, Sonia conosce benissimo, e che ha citato nel suo primo libro, La, diciamo, la storia di, di Marita, che lei stessa ha perso una figlia, ed era una cliente di mio marito. Per cui, quando è successo di Gabriele, mio marito l'ha, l'ha contattata perché voleva capire come, come si fa, come si fa reagire quando ti, tu perdi un figlio, come, come reagisci. E quindi, vabbè, gli ha detto che, appunto, lei, insomma, hanno reagito ognuno a proprio modo, lei come mamma, il marito come papà, e che la, la cosa che, che l'aveva aiutata tanto, e appunto, dicendo questa cosa a mio marito, gli ha detto: "Mi prenderai per pazza, ma io mi sono rivolta ad una medium e mi ha aiutato tantissimo questa". Per cui il mio contatto è stato Marita. Io sono andata a casa sua, lei mi ha spiegato quello, quella che è stata la sua ricerca, e appunto, ha trovato Sonia.

E la cosa che mi ha fatto ridere, perché Marita è tedesca e quindi lei ha fatto di tutto per non dare nessun indizio a Sonia, cioè, gli ha dato un, un numero che non era il suo, è stata accompagnata da suo figlio, che diceva: "Guarda, stai facendo una cavolata, vai da questa persona, vedrai che non saprà fare, cioè, ti prenderà in giro, ti, ti ruberà i soldi e poi ti prende in giro". E Marita, appunto, vabbè, è arrivata lì e Sonia non sapeva niente, logicamente, di, di lei. E Marita mi ha detto che appena sono entrati lei e il figlio in casa, la prima cosa che Sonia ha detto a lei, non sapeva niente neanche il nome della, di sua figlia, gli ha detto: "Bravi, sono contenta che siete arrivati, perché Nadia è già qua". E già questa cosa l'ha ammazzata. E in più, poi, vabbè, adesso cito la sua esperienza, ma per spiegare quanto, poi a me ha dato una spinta per, per andare da Sonia, no?

E quindi, vabbè, nella seduta di Marita sono venute fuori tantissime cose, e anche il figlio, insomma, sono usciti da, da, da Sonia che erano felicissimi, insomma, abbracciati ed erano felicissimi. Quindi, quando mi ha raccontato questa cosa, mi ha detto: "Guarda, l'unica cosa, tu prova a telefonare, ma ci vorrà tanto tempo per avere un appuntamento". Io poi ho preso l'appuntamento con Sonia. Facciamo conto che, non so, era maggio, giugno, l'ho preso per il marzo dell'anno dopo. E poi Marita mi ha sempre detto: "Guarda che a settembre farà un corso a Milano, perché non provi a partecipare, che così magari nel corso avrai modo di, di avere il contatto con Gabriele".

Così abbiamo fatto. E guarda caso, poi il giorno del corso di Sonia, era giusto, Gabriele è morto il 24 settembre del 2019. Abbiamo fatto il funerale due giorni dopo, che era il 26 settembre. Il corso di Sonia era il 26 settembre 2020, quindi un anno esatto, eh, dalla morte di, dal funerale di Gabriele. Quindi siamo andati a questo corso, io, mio marito e Gabriele è venuto. E la cosa che, appunto, è pazzesca, l'emozione della prima volta con Sonia, perché poi io ho avuto la fortuna di vederla, diciamo, ancora penso almeno cinque volte, per cui ci sono poi state tante altre cose, ma la cosa più bella della prima volta è proprio l'emozione che tu hai nel pensare che non sei una pazza, insomma, che stai andando lì e ti aspetti che ti dica: "Sì, è nell'aldilà, sta bene, in pace", e te non basta, logicamente.

E a noi, a un certo punto, Sonia dice: "Ma scusate, ma, ma voi dovete cambiare auto". E io mi, visto, ci siamo guardati e ci è caduta la mascella, perché non so se esattamente il giorno prima o due giorni prima, noi eravamo andate in giro per, per concessionarie, perché dovevamo cambiare auto. E quindi io dico: "Caspita, ma come fa, come fa a saperlo?". E allora Sonia dice: "Aspetta, aspetta che che gli chiedo qual è la macchina che a lui piace di più tra quelle che avete visto o quella che secondo lui voi sceglierete, insomma". E lui mi dice: "Guarda, mi scrive Rav". Non so che cos'è. E avevamo visto la Toyota Rav, che era quella su cui ci eravamo orientati. Sì, per cui questo, diciamo, è stato un flash pazzesco, perché comunque di tutte le cose che potevo immaginare mi dicesse Gabriele, non certo che dovevamo cambiare la macchina. Questa è la, diciamo, è la cosa più eclatante.

Poi, sempre in quel 20 minuti di quel giorno, cioè, appunto, ha esordito dicendo che lui comunque chiedeva scusa per quello che aveva fatto e che non lo voleva fare, logicamente, non è stata una cosa voluta, e che anche lui si è trovato, eh, dentro questa situazione senza, senza volerlo. Quindi abbiamo avuto la conferma, quantomeno anche da lui, che non, non lo volesse fare. Ecco. E, e poi che era con mio papà, che è morto nel 2001, per cui mi ha detto il nome di mio, di mio papà, che è Gerardo, quindi non è neanche un nome molto comune. Di questi aneddoti ne ho tantissimi, perché poi, poi in tutte le volte che io sono andata da Sonia, ci sono stati tanti momenti, poi dalla morte di Gabriele ad oggi, importanti di cambiamenti.

E sempre in quella giornata, Sonia ci chiede: "Ma cosa è successo 2e anni fa?". "Perché lui mi dice che adesso c'è lui che, che ti potrà, che potrà aiutare, no?". E io, esattamente 2 anni prima, avevo scoperto di avere un tumore. E quindi questa cosa, gli ho detto: "Guarda, ho scoperto di avere una malattia". Io, e anche questo, insomma, non è che lo, non era pubblicizzato da nessuna parte. Per cui una serie di queste, cioè, di tutto quello che lei mi ha detto, non c'era nulla che non, non corrispondesse a, alla realtà. Per cui è stato proprio, è stato uno schiaffo in faccia, e non tanto a me, che comunque, ripeto, c'ho sempre creduto e sapevo che, che se avesse voluto Gabriele, ci avrebbe portato lì per comunicare con noi, ma soprattutto per mio marito, che invece è rimasto, insomma, proprio flashato.

E quindi questa è la, la, diciamo, l'approccio che ho avuto con Sonia. E è inutile dire che mi ha cambiato la vita, me l'ha rivoluzionata la vita, perché poi, ehm, il problema di noi mamme che perdiamo i figli è che, non so se questo poi riguarda anche le persone che, appunto, sono andate da Sonia o che comunque stanno ascoltando, è proprio il fatto di ogni volta che tu cerchi di tirare fuori questo argomento, di parlare del fatto che tu hai avuto un contatto con tuo figlio, perché quello che ti viene detto, non può saperlo nessun altro, o quello che, che, ma è anche il modo in cui Sonia parla, cambia da, da persona a persona, e, e sembra di riconoscere davvero quella persona. Quindi il modo che aveva lei di dirci le cose, era il modo che aveva Gabriele. E altre mamme che hanno perso i figli, sono andate da Sonia, che magari avevo conosciuto nel tempo, aveva ognuno il proprio, che corrispondeva alla modalità del proprio figlio.

Ehm, e tornando a prima, quello che poi succede è che tu parli con una tua amica e gli dici, appunto, questa cosa, con una persona con cui ha un po' più di confidenza, ti sembra proprio di, di vedere dall'altra parte qualcuno che dice: "Vabbè, se ti piace credere questo, e ti senti una pazza". Quindi adesso, a me non frega niente, però è una cosa comune, secondo me, questa. E quindi il fatto, invece, di avere tante persone che hanno avuto la possibilità di avere la fortuna di, di stare con Sonia, di parlare con lei, di avere dei riscontri, è sempre un modo per noi mamme di credere sempre di più che un giorno li rivedremo, perché poi, e la cosa che penso importi a tutte noi, e ai genitori, insomma, adesso, delle mamme, genitori, che tuo figlio stia bene, tua figlia stia bene, e che un giorno lo rivedrai. Poi tutto quello che passa da quel momento a quando li rivedrai, è proprio relativo. Poi tu vivi e, e vai avanti.

Ok, allora due cose mi viene in mente di chiedere. Intanto vorrei far vedere questa è la foto di tuo figlio. Questa è la foto di Gabriele. Ok.

La prima cosa che ti chiedo è: come mai tu sei andata tante volte da Sonia? Avevi bisogno di parlare di più con tuo figlio? Ti ha creato una certa dipendenza il fatto di dover andare a parlare con lei?

No, no, non mi ha, non mi ha creato dipendenza, però, e era una, un bisogno, forse, di avere delle risposte da lui su cose che io dovevo scegliere. Cioè, tipo, io dovevo essere operata, io ho fatto, lo sa Sonia, ho fatto un trapianto di fegato. Avevo, cioè, avevo bisogno di sapere. Non è che avessi bisogno di sapere, c'era, hai paura, insomma, hai paura, ma non gli di una chiacchierata. Eh, non ho paura di morire, però avevo paura per mia figlia, perché ha perso il fratello. Ecco. Per anche mia, l'altra domanda.

Aspetta, scusa, Maria. L'altra domanda che ti faccio è questa: io mi trovo molte volte con, non soltanto dei genitori che perdono un figlio, eh, ma con anche dei genitori che hanno un figlio portatore di handicap o diversamente abile, come si dice, no? E tutte le attenzioni vengono dedicate al figlio che è diversamente abile, o il ricordo del figlio che è andato in un'altra dimensione fa sì che si trascuri quello, in questo caso, quella che c'è ancora. Hai capito? È una, è un rischio che hai avuto anche tu, che hai avuto anche tu con tuo marito?

Sì, sì, sì. No, l'ho, l'ho. Allora, vabbè, io forse magari di diverso ho avuto la necessità di fare un percorso psicologico, sia per me, per mia figlia, che per mio marito, perché una morte di questo genere è un trauma enorme. E quindi era quasi impossibile per me restare in quella casa. Invece sono dovuta rimanere in quella casa, perché appunto, mia figlia iniziava la prima media e non voleva assolutamente che si allontanasse lei anche da quella realtà. Perché non abitavo più a Milano, ma ero andata ad abitare a Boghera. E quindi io volevo ritornare assolutamente a Milano, perché volevo qualcosa di vivo, e quindi tornare alla mia vita di prima e cercare di, di, insomma, di andare da un'altra parte per, per rinascere in qualche modo. Ecco. E non far sì che mia figlia stesse in una realtà dove non, non c'era questa, appunto, questa vita frenetica che ci può essere a Milano. Ecco.

Detto questo, eh, sicuramente io non sono più la mamma di prima, ma penso che nessuno di noi è più la mamma di prima. È una mamma, sei una mamma a metà, forse. Però è importante dirglielo alla, alla figlia che rimane, nel senso, al figlio che rimane. M'. Ci sono persone che neanche riescono più a reagire, quindi neanche più sono mamme, ma neanche più sono persone. Quindi già l'idea che io sono qui oggi e che riesco a fare ancora determinate cose, e per me è una cosa importantissima, perché è vero che non è giusto che il figlio che rimane, ehm, faccia le spese di tutta questa situazione, ma è, è inevitabile, perché il dolore che tu ti porti dentro, anche se reagisci, eh, ti ha modificato per sempre. Per cui è, è un'evoluzione. Certo che il dolore ti fa evolvere, però ti modifica in un modo e tu non sai mai se eri meglio prima, sei meglio adesso, non lo potrei mai sapere. Sei solo che non sei più la stessa persona.

E quindi spesso tu pensi che una volta, appunto, che succede questo, possono succedere queste tragedie, e chiami di più, o pensi di pensare, no, amare. Perché amare, almeno per me, non è mai stato di amare più uno dei due. Cioè, penso che per tante persone che hanno avuto anche più figli, è un raddoppiare quello che tu senti, non è un dividere. Cioè, il cuore non è che lo dividi, lo raddoppi. E quindi io ho perso, però quella parte che, cioè, che mi teneva vivo quel cuore, non c'è più. Quindi c'è in un altro modo, ma la mancanza è talmente forte che tu non riesci più essere la stessa persona. Cerchi di, di trovare un modo di essere una persona buona ancora, che forse è anche già complicato questo. E mamma, è ancora più complicato, perché comunque perdere un figlio, ti, ti pensi di non, penso, almeno a me è successo, che tu non sia magari stata una, non neanche una buona mamma, ma forse che ci sono delle cose che, ehm, ti restano in sospeso.

Poi dipende dal tipo di morte che fa anche tuo figlio. Certo, in una tragedia come la mia, ho detto: "Io la prima cosa che ho pensato: Oddio, cioè, se è impiccato, perché stava male?". Ma non era così. Cioè, io lo vedevo felice, glielo chiedevo tutti i giorni se lui era felice o meno. E quindi mi è, mi era rimasto questo dubbio. Poi questo dubbio è andato via. Ma il discorso comunque di perdere un figlio, ti senti una mamma a metà. Questo, almeno per me, è così. Certo, obiettivamente, sti assolutamente in colpa.

Ti voglio leggere un messaggio che non c'entra nulla con questa vicenda, però dice: "Adriana, Maria, questo trapianto di, da questo trapianto di fegato, quando sei stata in terapia intensiva, ti sei sentita strana, come se ti avessero usato per un esperimento? Mio cognato è stato trapiantato due giorni fa e piange".

No, no, io no. Mi sono solo sentita tanti brividi, che è una cosa che mi è, mi rimane ancora adesso, ogni tanto, che non mi apparteneva. Ma Sonia mi ha detto che può essere che ti rimanga qualcosa della persona di cui ti hanno trapiantato il fegato o un organo, perché restano delle cellule. Ecco, io, finito questo trapianto, avevo questi brividi fortissimi, che ogni tanto mi ritornano, e che non, non ho mai avuto prima di fare questo trapianto. Però, di pensare essere usata per un esperimento, assolutamente no. Io devo ringraziare di aver fatto il trapianto, perché sennò sarei morta.

Ok. Ehm, Sonia, probabilmente, quando lei, cioè, quando Gabriele, suo figlio, è arrivato da lei per la prima volta, ha giocato sul fatto della macchina per far capire che era lui, cioè, per fargli, era un gioco, come per dire: "Guarda che sono io". Perché io so che voi siete andati, vuol dire che non solo io lo so, ma vi seguo, vi sto accanto, vi guardo, sono vicino a voi. E quindi questo è, è, è importante. Come, come quello che hai detto tu prima, che è importantissimo, che tante volte quando c'è un figlio disabile o quando c'è un figlio che se ne va nell'altra dimensione, ci sono i genitori, nonostante hanno altri figli, che pensano anche al suicidio. Quindi io ho proprio sentiti: "Non voglio più vivere e voglio andare dall'altra parte con lui", nonostante magari abbiano altri figli, magari anche piccoli, qua sulla terra. E la prima cosa che arriva dal figlio che è nell'altra dimensione è una bella sgridata, nel senso che: "Devi pensare a lei, cioè, lei devi pensare a lei". Certo, certo.

Ok, Maria, io ti ringrazio.

Di niente, grazie a voi. Ci mancherebbe.

Grazie, Maria.

Un abbraccio.

So, ti voglio bene. Hai aiutato altre, altre persone che hanno perso i figli con i tuoi racconti, con tue.

Sicuramente nel libro. Sì, sì, beh, io penso di sì, nel senso che, cioè, forse tra mamme che hanno perso i figli, ci aiutiamo ogni tanto. Questa cosa è importante. S'. E perché non si è molto capiti, nel senso che chi non l'ha, non ha avuto questa esperienza, difficilmente può capirti, come in tutte le cose. Quindi tendenzialmente, adesso ho cambiato amicizie, perché chi c'era prima fa fatica a vedere una versione nuova di te, invece, forse chi ha avuto la tua stessa esperienza, vive te, e, e c'è più comprensione. E quindi adesso questo è un po', insomma, è un po' il nostro mood di adesso, di essere amiche tra, magari anche mamme che hanno perso figli. Ecco.

Ok, grazie. Spero di aiutare anche altre mamme, questo.

Certo. Grazie, Maria.

Ciao.

Grazie a voi.

Grazie, ciao, ciao, ciao.

Ciao.

Ciao.

ritorno tra le stelle.