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Dal dopoguerra alla marcia su Roma

Fabio Sandrecchi32:21

Transcription

Dopoguerra e fascismo. Ovvero la crisi dell'esperienza democratica in Italia. Una democrazia che, rispetto ad altri paesi europei, aveva faticato ad attecchire ed era comunque più recente se è paragonata a quella francese o a quella britannica. Una democrazia che, appunto, nel nostro paese avrà una vita molto breve.

Intanto la situazione al termine del conflitto mondiale per il paese, per l'Italia, è piuttosto difficile. Il paese è uscito in qualche modo stremato dal conflitto, tra l'altro non ottenendo nemmeno tutto ciò che era stato richiesto e che in realtà era previsto dai Patti di Londra. Si prospettava quindi una maggiore penetrazione italiana nei Balcani e la cessione anche di colonie che erano appartenute alla Germania. In realtà ben poco di tutto questo eh verrà appunto concesso. Si otterranno Trento, Bolzano, Trieste, l'Istria e l'Italia quindi si troverà in qualche modo a dover sopportare una "vittoria mutilata", così verrà definita dal fronte nazionalista. Una vittoria quindi che non in qualche modo compensava lo sforzo bellico sostenuto dal paese. È una situazione quindi di forte esasperazione quella vissuta dagli italiani, in particolare dai reduci di guerra, alcuno di loro feriti e mutilati, che quindi si erano personalmente spesi per la grandezza dell'Italia e che si dovevano accontentare appunto di riconoscimenti minimi. Ovviamente quindi le destre italiane, il fronte nazionalista, era rimasto molto scontento appunto dall'esito dei trattati di pace.

Ed è questo ciò che è affascinante della storia d'Italia di questi anni. Perché l'Italia scivolerà nella dittatura e nella crisi della democrazia come i paesi che hanno perso la Prima Guerra Mondiale, pur avendola vinta. Dall'altra parte, l'esperienza del fronte aveva anche rafforzato la propaganda delle sinistre più estreme, soprattutto della sinistra socialista. Appunto, il socialismo aveva avuto modo di diffondersi tra le trincee e ancor di più una volta che i soldati erano tornati a casa, con l'esempio di ciò che stava avvenendo negli stessi anni in Russia, dove appunto si era già compiuta la rivoluzione bolscevica e dove si stava combattendo la guerra civile che appunto divideva le forze rosse comuniste dai bianchi zaristi.

Quindi l'Italia al termine della Prima Guerra Mondiale, appunto, siamo nei primi mesi del '19, si trova in una situazione di forte fragilità, instabilità e malcontento popolare, sia a destra sia a sinistra. E non sarà semplice per le istituzioni italiane, storicamente meno radicate, meno ancorate alla democrazia, appunto per loro sarà molto difficile il compito di gestire un paese in una situazione così convulsa.

Oltre alla grande crisi economica, vorrei sottolineare anche che l'Italia è in ginocchio dal punto di vista economico. E riconvertire la produzione industriale di guerra al tempo di pace non sarà una missione semplice. Ovviamente di questi scarsi risultati e dell'aver trascinato l'Italia in guerra verrà accusata la leadership liberale, quella leadership quindi che non per forza si identificava con Giolitti, ma proveniva comunque da quel contesto politico centrista e vagamente spostato verso destra.

Questo porta appunto alla nascita o al rafforzamento di nuove formazioni politiche che saranno, intanto, formazioni di massa. Vi ricordo che ormai in Italia era stato raggiunto ben prima dello scoppio della guerra il suffragio universale maschile. Nuove formazioni politiche che saranno in grado di intercettare maggiormente appunto i bisogni delle masse. Alcune nuove, veramente, altre semplicemente formazioni politiche che riescono appunto a emergere e a crescere in modo incredibile proprio in questi anni.

Partiamo da una formazione politica nuova, ovvero il PPI, ovvero Il Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Si trattava appunto di un partito politico. Trovate appunto il suo simbolo in alto nella slide: quello scudo crociato con la scritta "Libertas". Appunto, è un partito che formalmente ha alea, ma in realtà è legato alla sinistra cristiana, quella appunto sinistra italiana che si rifaceva alla dottrina sociale della Chiesa. E alle sue spalle può vantare appunto il l'appoggio dell'associazionismo, associazionismo cattolico, appunto dell'Azione Cattolica e delle Leghe Bianche, ovvero di quelle leghe di lavoratori che sono spostate a sinistra verso il socialismo, ma sono ispirate appunto dalla dottrina sociale della Chiesa, che rifiutava appunto la lotta di classe, pur auspicando appunto una pacificazione sociale e una maggiore ridistribuzione della ricchezza. Quindi partito cattolico, anche se sulla carta a confessionale, che poi si evolverà dopo la Seconda Guerra Mondiale in un celeberrimo partito che ha dominato la storia dell'Italia repubblicana per gran parte appunto della sua esistenza, ovvero la Democrazia Cristiana.

Altra formazione che emerge in questi anni e sono i Fasci Italiani di Combattimento. Più un movimento politico che un vero e proprio partito. All'interno di questi Fasci di Combattimento troviamo delle istanze da una parte fortemente nazionaliste e antisocialiste. Quindi difesa degli interessi dell'Italia e lotta contro l'internazionalismo socialista e la lotta di classe di stampo socialista. Trovate appunto il simbolo nel fascio e nella scure, che erano i simboli dell'antica Roma, del diritto di punire e di dare la morte. In ogni caso una formazione, quindi questi Fasci Italiani di Combattimento, nazionalista, anzi socialista, che riesce a trarre un enorme consenso tra i reduci, dai reduci del primo conflitto mondiale e diventa anche quel movimento che si fa portatore dei loro interessi.

Dall'altra parte, e questo può essere sorprendente vista l'evoluzione poi dei Fasci di Combattimento, all'inizio i Fasci sono un movimento. Costituiscono un movimento fortemente anche anticapitalista. Quindi sulla carta, poi vedremo nella sostanza, ostile a quella leadership liberale che non era stata in grado di far valere gli interessi dell'Italia. Quindi in teoria un partito antisocialista, sì, ma che cercava appunto di farsi portatore non degli interessi della borghesia, ma della minima piccola borghesia e del proletariato. Trovata appunto il simboli Alo nella slide.

E ancora, accanto, trovate sull'estrema destra il simbolo del Partito Socialista Italiano. Ovviamente la falcia il martello, i simboli dei lavoratori nelle campagne e degli operai all'interno delle fabbriche. Partito Socialista Italiano che esisteva già prima della guerra, ma che si è progressivamente avvicinato, a seguito della rivoluzione in Russia, ai bolscevichi. Sulla carta, di fatto, in realtà era ancora interprete di una via gradualista all'appunto società del futuro, della nuova realtà socialista. E all'interno è contestato da una fazione più a sinistra che invece spingeva per realizzare immediatamente, sul modello russo, la rivoluzione. Uno dei leader appunto di questa componente più a sinistra del Partito Socialista Italiano sarà Antonio Gramsci. E quindi si può parlare di una corrente gramsciana di sinistra all'interno del partito, già di per sé di sinistra, socialista italiano.

Anni, abbiamo detto, difficili. E due esempi appunto dell'instabilità che attraversa l'Italia possono essere da una parte l'impresa di Fiume o la crisi di Fiume, che dirsi voglia, dipende un po' dalla prospettiva che si sceglie di assumere. E dall'altra parte il cosiddetto Biennio Rosso, che è un fenomeno europeo, ma che in Italia assume delle particolarità.

Partiamo appunto dall'impresa militarista e spontanea, cioè di natura spontanea, senza il cappello delle istituzioni, di Fiume. Siamo nel settembre del '19. Fiume è una città libera. Al suo interno appunto troviamo numerosi italiani, ma c'è anche all'interno della città una componente slava e soprattutto il territorio intorno è abitato da slavi. Quindi i trattati di pace avevano scelto di rendere Fiume città libera. Risultato: una missione di nazionalisti e reduci italiani capeggiata da Gabriele D'Annunzio nel settembre '19 appunto marcia verso questa città di Fiume, la occupa con appunto un'accoglienza anche abbastanza festosa da parte della comunità italiana di Fiume, ovviamente meno contenta la componente slava. Appunto, questa missione M di militari e di reduci capeggiati da D'Annunzio prendono il controllo di Fiume e lo manterranno per ben 15 mesi, prima della repressione.

E questa impresa di Fiume contribuì a mettere in particolare imbarazzo, ovviamente, come si può bene immaginare, lo Stato italiano di fronte allo Stato jugoslavo. Lo Stato jugoslavo ovviamente richiedeva un intervento dell'Italia per sedare questa impresa e porre fine alla crisi. E l'Italia quindi non poteva riconoscere apertamente la classe di C italiana, non poteva riconoscere apertamente eh l'impresa di Fiume. Dall'altra parte non poteva pubblicamente sconfessare la con toni troppo duri, proprio perché in realtà raccoglieva simpatia da una larga parte del paese, che vedeva appunto l'Italia come castrata nelle sue aspirazioni dai trattati di pace che seguirono il primo conflitto mondiale. Quindi la destra, i reduci di guerra, la destra appunto d'ispirazione popolare e quindi non la destra liberista, la destra più nazionalista, contribuisce appunto a destabilizzare la situazione interna in Italia.

Ma l'impresa di Fiume, in realtà, un po' una goccia nel mare nei due anni di fortissima instabilità che attraversa il paese. E a questo contribuirà soprattutto la sinistra socialista durante il cosiddetto Biennio Rosso. Appunto, il Biennio 1919-1920 è un periodo appunto di continui e durissimi scioperi e occupazioni. Se ne contano in questi anni più di 3500, sia da parte degli operai nelle città, sia da parte dei lavoratori e dei braccianti agricoli. Si protestava soprattutto contro il caro vita, cioè il costo della vita aumentato, e contro le disparità sociali e quindi contro una società divisa fattualmente in classi. Quindi l'ispirazione era socialista. Si voleva fare la rivoluzione? Beh, ovviamente il Partito Socialista in qualche modo caldeggiare, pur come vi dicevo, mantenendo sulla carta un atteggiamento di collaborazione con le istituzioni. Però Mettetevi nei panni di un operaio, di un bracciante agricolo di questi anni. L'obiettivo è avere più pane, più facilmente in tavola, avere una paga migliore, avere maggiori tutele. Non tutti gli operai, i braccianti che protestano sono in questa fase convintamente socialisti.

Dall'altra parte, si percepisce l'enorme pericolo portato avanti da queste leghe rosse, soprattutto in ambito agricolo, da queste appunto rappresentanze socialiste rosse, in quel senso dei lavoratori. E in mezzo qualcuno che vuole fare come in Russia, c'è ovviamente. E sia la classe imprenditoriale italiana, quindi gli imprenditori, sia la classe borghese vedono con un enorme timore questa mobilitazione della sinistra, proprio nella paura che possano accadere fatti paragonabili a quelli russi o a quelli avvenuti appunto in Germania, a Berlino e in Baviera.

Soprattutto nell'area bassa Padana, quindi in Romagna, inizieranno a farsi sentire, ma non soltanto in Romagna, le formazioni antisocialiste. Quindi delle formazioni spontanee, ancora una volta, all'interno troviamo giovani, studenti, oppure nazionalisti e reduci, molto spesso di estrazione piccolo-borghese, popolare, che si incaricava di fronteggiare anche con la violenza le leghe rosse e le mobilitazioni socialiste, arrivando persino a appunto scontri violenti. Ed erano comunque formazioni in qualche modo ben viste da una buona parte degli italiani, dai borghesi, ovviamente, dagli imprenditori stessi, perché erano visti come dei bravi ragazzi che si attivavano per fronteggiare il pericolo socialista, di fronte a un governo ritenuto invece inadeguato.

Siamo novembre del '19. Le elezioni di quell'anno premiano l'ascesa dei partiti di massa, a anno dei liberali. Quindi si assiste a una crescita sia dei cattolici, quindi la sinistra cattolica, sia dei socialisti. La sinistra cattolica sarà sempre storicamente più portata a collaborare con i governi, tanto che si viene a creare un governo centro-liberista sotto la guida di un redivivo Giovanni Giolitti, una vecchia volpe che torna al potere, visto appunto come l'uomo in grado di gestire la crisi delle sinistre portata dalle sinistre, scusate, come aveva fatto appunto nei suoi primi anni al potere.

Quindi siamo all'inizio del 1920. Siamo nel pieno del Biennio Rosso. Si crea un nuovo governo Giolitti, che riesce anche a contare del sull'appoggio dei cattolici. Una delle prime mosse del governo Giolitti è porre fine all'impresa di Fiume con il Trattato di Rapallo. Quindi il governo italiano si accorda con il governo jugoslavo e si mobilita appunto per sgomberare, liberare la città di Fiume dall'occupazione degli italiani. Occupazione, ancora una volta, lo ricordo, spontanea, non in qualche modo patrocinata dalle istituzioni italiane.

Ma il grande, diciamo, capolavoro di Giolitti, ancora una volta, sarà la gestione del fronte della sinistra più estrema, questa volta con modalità molto diverse e che rendono appunto chiaro come in realtà Giolitti si regga su un equilibrio molto precario. Infatti, dopo la lunga stagione di scioperi, Giolitti riesce ad approfittarsi delle forze stremate ormai della sinistra per raggiungere nel settembre 1920 un accordo con le leghe rosse e con i sindacati, soprattutto con la CGIL. Ci sarà una componente all'interno della CGIL, che vi ricordo essere la Confederazione Generale del Lavoro, che è il più importante in quegli anni sindacato socialista in Italia. Al suo interno la CGIL troverà comunque una forte resistenza a ogni collaborazione con il governo da parte della FIOM, che è la Federazione Italiana degli Operai Metalmeccanici. Quindi all'interno del fronte della sinistra c'è una spaccatura. La maggioranza della CGIL, che in qualche modo cerca di trovare un accordo con il governo, che alla fine si conclude sostanzialmente con un nulla di fatto per la sinistra socialista. Dall'altra parte c'è una componente più gramsciana, più a sinistra, che invece spinge appunto per la resistenza, per continuare con gli scioperi e alcuni per addirittura la rivoluzione.

Sarà proprio la fine un po' disastrosa e fallimentare di questa stagione di scioperi che porterà a consumarsi una spaccatura all'interno del Partito Socialista. Nel Partito Socialista, appunto, si stacca un'ala nel gennaio del 1921, con il congresso di Livorno, che vedrà appunto la nascita di un Partito Comunista Italiano. E uno dei leader appunto di questo Partito Comunista sarà il sardo Antonio Gramsci, molto vicino però per motivi personali, di studio e come intellettuale, alla realtà operaia, soprattutto del Torinese. Lo trovate sulla slide, appunto, Antonio, un giovane Antonio Gramsci.

Quindi da una parte, al termine della stagione di scioperi che si concludono con unaa di fatto, la sinistra si spacca. Dall'altra parte, invece, i borghesi cercano di sanare le rotture all'interno appunto del centro-destra, proprio per cercare di fronteggiare il pericolo socialista. Quindi il Biennio Rosso, in realtà, sarà un grave danno per le sinistre, perché non riusciranno a ottenere nulla. E dall'altra parte, in questo modo, otterranno semplicemente una maggiore coesione, un'unità nel nemico politico.

Vi dicevo, però, che Giolitti si regge su un equilibrio molto precario. Perché questa volta Giolitti non soltanto in parte la politica del lasciar fare, cercando degli accordi sottobanco, ma eh nelle realtà locali deve appoggiarsi all'azione di queste squadre di fascisti, appunto, di appartenenti a questo formazione politica che sono i Fasci di Combattimento Italiani, soprattutto nelle campagne. Quindi soprattutto nel contesto rurale, le sommosse e le agitazioni socialiste sono domate anche ricorrendo a vere e proprie squadre d'azione, cioè di ragazzi, a volte non così ragazzi, anche più grandicelli, che si armano di manganello o a volte anche di pistola e vanno a compiere azioni di violenza contro i braccianti in protesta.

Ci sono anche momenti, appunto, che avrebbero dovuto destare l'attenzione nei loro confronti da parte del liberale al governo, perché il movimento fascista, che gode appunto della connivenza, cioè dell'appoggio silente da parte delle istituzioni, di un lasciar fare che va ben oltre il limite della legalità, è un appoggio anche da parte della piccola borghesia, gli impiegati, gli insegnanti, gli studenti. Questo partito eh questa formazione, anzi, perché più un movimento politico, un partito, dicevamo, dei Fasci di Combattimento, eh si rende protagonista di episodi anche inquietanti. Per esempio, gli episodi che interessano Bologna e Ferrara, appunto, nel 1920. Prima parliamo dei fatti del Palazzo d'Accursio, dove si stava installando una giunta comunale socialista, siamo a Bologna, e appunto questo insediamento viene impedito dall'occupazione violenta del Palazzo d'Accursio da parte appunto dei giovani militanti dei Fasci di Combattimento. O citiamo il caso di Ferrara, dopo durante i quali eh si arriva a uno scontro durante la manifestazione tra socialisti e fascisti, che lasciano appunto sul campo ben sei morti: quattro fascisti e due socialisti. Quindi sulla carta lo scontro è stato vinto eh dai socialisti, che appunto hanno lasciato più morti sul campo, ma in realtà dal punto di vista ideologico eh è il fascismo a trarre maggiore appoggio, maggiore consenso da questi scontri. Quindi paradossalmente, lasciare dei morti sul campo è per il partito quello che diventerà il Partito Nazionale Fascista, per il movimento dei Fasci di Combattimento, uno strumento di propaganda.

Tanto che avverrà un vero e proprio riconoscimento da parte della leadership liberale. Sia nel maggio 1921, nuove elezioni, e la destra liberale su appunto indicazioni dei Giolitti si presenta a elezioni alle elezioni alleata dei fascisti, con il fine di arginare l'ascesa della sinistra socialista e della sinistra cattolica. Certo, scomodi eh vicini di banco, i liberali e fascisti, perché vi ricordo che i fascisti, almeno sulla carta, si fanno portatori di ideali anticapitalisti e del rifiuto di un'ideologia, fra cui appunto il liberismo. Maggio 1921 le elezioni vengono sostanzialmente vinte dal Blocco Nazionale Liberale, che riesce a ottenere un 20% alle elezioni, riuscirà a governare con l' dei cattolici. Però appunto, questo porterà 35 fascisti alla Camera, quindi una vera e propria legittimazione di queste squadre fasciste, che con la violenza si sono imposte come strumento per arginare il movimento operaio.

Nel novembre sempre del 1921 si costituisce il vero e proprio Partito Nazionale Fascista Italiano, con il congresso di Roma. E come leader viene confermato Benito Mussolini, che vedete nella slide. Chi era stato Benito Mussolini? Il suo passato politico è particolare, perché si tratta di un giornalista di formazione socialista, tanto da essere stato prima della guerra il direttore della maggiore testata socialista e appunto maggiore strumento di propaganda del socialismo, ovvero il giornale "Avanti!". Ruolo dal quale viene allontanato, così come verrà allontanato dal Partito Socialista Italiano quando, al momento dello scoppio della guerra, si schiererà a favore degli interventisti, mentre vi ricordo che il Partito Socialista Italiano si era schierato invece su delle posizioni pacifiste.

Quindi nasce il vero e proprio Partito Fascista Italiano nel 1921. Siamo nel novembre, con il congresso di Roma. E da lì è l'inizio della fine per quanto riguarda la dinamica democratica così recente che si era instaurata in Italia. Quale sarà la strategia del Partito Fascista Italiano, portato avanti da Mussolini e dai Ras? Chi sono i Ras? Sono appunto le figure più importanti all'interno del partito. Chi sono i Ras? Sono eh storicamente i vassalli, i signori feudali dell'Etiopia, sottoposti all'imperatore. Viene utilizzato appunto questa espressione che appartiene a un altro contesto culturale rispetto a quello italiano per identificare appunto eh le figure più importanti all'interno del Partito Fascista Italiano.

La strategia sarà quella del bastone e della carota, ovvero il cosiddetto doppio binario. Da una parte si porta avanti la politica ufficiale, la politica nelle Camere, all'interno delle quali ormai troviamo i fascisti, appunto, sono stati eletti con le elezioni nel '21 con il Blocco Nazionale. Però fuori dalle Camere, sulla carta non riconosciuta, ma appunto de facto organizzata dal partito stesso, fuori dalle Camere si ricorre alla violenza sistematica nei confronti dei socialisti per appunto ottenere consenso e ottenere l'egemonia all'interno del paese, attraverso quindi anche ricorso alla violenza. Immaginate appunto di essere un sindacalista, un membro di un sindacato all'interno del Partito Socialista Italiano, all'interno della CGIL, che deve aspettarsi un bel giorno di trovarsi fascisti sotto casa che l'avrebbero pestato. Sono frequenti anche gli omicidi di natura politica. È un momento appunto di dilagante violenza in tutto il paese, in particolare nel centro e nel nord dell'Italia.

Un momento appunto di forte crisi che le sinistre cercano, anche quella cattolica, non solo socialista, di denunciare appellandosi alla legalità. E il Partito Comunista, dall'altra parte, a sua volta si organizza per arginare la nascente forza fascista, con scarsissimi però risultati. Dopo appunto la crisi di consenso e l'esperienza disastrosa del Biennio Rosso, addirittura a un certo punto i socialisti apriranno ai liberali per creare appunto un'unione politica che arginasse l'ascesa del fascismo, tanto da attuare uno sciopero legalitario nell'agosto del '22. Una scelta certamente tardiva, sarà giudicata appunto molto tardiva l'apertura socialista ai liberali per fronteggiare il pericolo delle squadre fasciste e l'eventualità di una presa del potere nel paese da parte dei fascisti. Appunto, è uno sciopero legalitario, e quindi lo sciopero non viene indetto per ottenere migliori condizioni di vita per gli operai, lo sciopero viene indetto per richiedere il ritorno nella legalità nel paese. Ma ormai il consenso di cui godono i fascisti è molto largo.

E è arrivato per i fascisti il momento di effettuare il colpo di stato. Siamo nell'ottobre del '22. Si compie appunto il 27 di ottobre la Marcia su Roma, ovvero questa grande adunata fascista nella città, il cui scopo era eh fare pressione al governo per le dimissioni e al Re. Ricordo che l'Italia in questo momento è ancora retta dalla monarchia di Vittorio Emanuele II. L'obiettivo appunto è creare un governo a trazione fascista. Questo porta il giolittiano Luigi Facta, che in quel momento è il Presidente del Consiglio, a dare le proprie dimissioni. Ma ci si aspettava da parte del Re la mobilitazione dell'esercito e lo sgombero dei fascisti. E invece il Re sceglie un'altra strada. Non firma lo stato d'assedio, quindi non fa intervenire l'esercito per sgomberare i fascisti. Convoca Benito Mussolini, che viene incaricato di formare un nuovo governo. Siamo al 30 di ottobre, appoggiato dai liberali. Viene quindi a creare il primo governo fascista. Quindi il primo governo fascista con a capo Benito Mussolini, con una Camera ancora composita. Nella Camera abbiamo ancora appunto i risultati delle elezioni del '21. Un governo che però non è totalmente fascista, ma che conta sull'appoggio liberale. E i liberali, in cuor loro, si dicono: "Proviamo anche questa dei fascisti, sarà solo una stagione". Bene, non sanno quanto si stanno sbagliando, perché da questo momento in poi l'Italia scivola progressivamente, come abbiamo detto, nella dittatura e nel momento priamente più buio attraversato dal nostro paese.