📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

Censura ai docenti che intendono parlare di Gaza. Ma questo genocidio ci riguarda ft Marina Boscaino

la Città Futura26:37

Transcription

Salve a tutti, siamo lieti di avere di nuovo qui con noi sul canale della città futura Marina Boscaino, che conoscete già come portavoce nazionale dei comitati per il ritiro di un'autonomia differenziata. Una battaglia fondamentale che loro stanno continuando e che dovremmo sicuramente supportare con un approfondimento specifico prossimamente.

Intanto volevamo appunto sfruttare, tra virgolette, Marina per un'altra sua competenza fondamentale, quella appunto di essere un punto di riferimento in quanto docente del movimento contro, diciamo, tutte queste controriforme volte a dequalificare la scuola pubblica e oltre a essere, diciamo, una delle più importanti analiste critiche di questi di questi processi.

Infatti volevamo partire da un articolo che Marina ha pubblicato recentemente sul blog del Fatto Quotidiano su una questione, diciamo, di grande attualità oggi, molto discussa in molte scuole, è appunto nata da questo intervento in qualche modo a gamba tesa del dell'USR che appunto in una missiva riservata ai dirigenti scolastici sostanzialmente ha cercato di prevenire la possibilità che era stata ventilata da diversi insegnanti di affrontare una questione quantomai importante, cioè appunto il genocidio attualmente in atto in Palestina, il primo genocidio dato in diretta televisiva, insomma, cosa particolarmente grave, dove sostanzialmente si intimava di non consentire che si discutesse di questo tema.

Eh, bisogna dire che già questo intervento di Marina e magari pure di qualcun altro ha avuto già del eh ha già ottenuto dei risultati importanti perché l'OSR ha dovuto, diciamo, eh aggiustare il tiro e appunto chiarire che il suo intervento in realtà era diretto solo a questo primo collegio perché appunto non voleva diciamo intralcciare l'inizio dell'anno scolastico, insomma. Eh, però la la questione resta ed è una questione appunto anche perché poi in effetti in molti collegi dei docenti è stato difficile appunto affrontare la questione. Quindi ci puoi un attimo spiegare meglio?

Sì, certo. >> Che magari non è neanche del mondo della scuola la questione. >> Assolutamente. Grazie Renato, grazie alla città futura e davvero mi auguro che vi occuperete ancora di autonomia differenziata perché la nostra lotta da 7 anni è puntata su questa situazione che in questo momento è un punto di svolta. Io sono ritornata ad occuparmi di scuola proprio per quello che è successo in questi giorni. è stato veramente eh veramente paradossale, nel senso che già pensare che la questione palestinese, Gazza, il genocidio che è in atto, ormai è un pronunciamento internazionale, direi, eh, e c'è un accordo su questo termine, dopo tanto tracheggiare eh sulla legittimità di questa attribuzione, già pensare che possa essere di intralcio al diciamo allo allo svolgimento dell'anno scolastico, come è stato appunto rettificato dal dall'ufficio scolastico regionale del Lazio, mi sembra un fatto quasi oltraggioso.

Aggiungo che abbiamo avuto con la pressione che abbiamo esercitato in questi giorni un'altra importante risultanza, cioè nella giornata di ieri c'è stato proprio un pronunciamento del ministro Valditara che addirittura ha dichiarato che è positivo il minuto di silenzio che la scuola nella sua autonomia ha deciso di dedicare alla commemorazione di tutte le vittime dei conflitti, in particolare i bambini, giovani che ogni giorno muoiono in tante zone di guerra nel mondo. La pace è un valore fondamentale, fondante della nostra civiltà.

Allora, che cosa è successo? è successo che il 3 settembre, avvertita evidentemente dalla grande attività che reti di scuole stanno facendo, penso ai docenti per la pace, una rete piemontese, penso ai docenti di per Gazza, penso al coordinamento che si occupa in particolare del, diciamo, del della militarizzazione cosiddetta. è una formula che a me non piace, ma che ha una su un suo fondo di verità della scuola. eh che si sono si erano adoperati, diciamo, preventivamente per invitare colleggi docenti di tutti gli ordini e gradi ad intervenire, a prendersi e a esigere di prendersi la responsabilità di eh esprimere una pronuncia importante, forza e forte e senza ma sul dramma genocidiario che si sta configurando, che si sta configurando ormai da tantissimo tempo.

Ecco che l'ufficio scolastico regionale del Lazio nel attraverso la il direttore regionale, la dottoressa Sabatini scrive questa comunicazione riservata, quindi siamo al 3 settembre che appunto invita i collegi a diciamo assicurare la specificità dei luoghi e dei momenti della vita scolastica. Quindi, sostanzialmente, accorda ai dirigenti scolastici la possibilità di accordare a loro volta ai singoli consigli di classe eh il fatto di parlare di Gazza, di parlare dei conflitti, di parlare di Gazza, in particolare. non è un conflitto, è un genocidio, come si diceva, ma esprime una calda raccomandazione a non coinvolgere gli organi collegiali e nella fattispecie il collegio docente.

Allora, quello che io come tante e tanti altri abbiamo abbiamo pensato di fare è andare un po' a reperire la normativa che poteva in qualche modo che potesse in qualche modo accreditare una pronuncia di questo genere che sinceramente ci sembrava paradossale non fosse altro, ma non è questo l'unico motivo perché una delle competenze specifiche che viene attribuita alla scuola della Repubblica è proprio la l'educ educazione alla pace e il fatto straordinario, purtroppo straordinario a cui stiamo assistendo è qualcosa che con la pace non ha veramente nulla a che fare.

Abbiamo poi d'altra parte a cuore noi insegnanti il l'articolo 11 della Costituzione che parla molto chiaramente, stiamo appellandoci a questo articolo da ben più del 7 ottobre del 2023, addirittura dall'inizio del quello sì che è un conflitto tra la Russa, sia e l'Ucraina e la nostra connivenza negativissima in entrambe le le situazioni. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Quindi non ci è sembrato assolutamente scandaloso, anzi ripeto ancora una volta, ci è sembrato doveroso esercitare la nostra libertà di insegnamento che trova nella dimensione dei decreti legislativi che fanno parte eh, diciamo, dei sono i decreti delegati, quelli che dalla fine da metà a fine anni 70 eh in qualche modo regolano la democrazia scolastica e la partecipazione coordinata. degli organi eh collegiali, appunto, in virtù di quella norma che assegna al collegio dei docenti sostanzialmente la detenzione del principio di libertà di insegnamento, il fatto che detiene detentore del principio di libertà di insegnamento.

Ecco, non ci è sembrato nulla di strano. Inoltre, sempre parlando di elementi di carattere giuridico che ci garantivano la possibilità di esprimere la nostra, dobbiamo ricordare sicuramente, io lo ricordo a malin cuore perché eh diciamo è qualcosa che in qualche modo ha mutato negativamente per quanto mi riguarda il percorso della scuola della Repubblica e della scuola della Costituzione, il decreto 275 del DPR 275 del 99, ovvero il DPR sull'autonomia scolastica, il quale, pur avendo prodotto, dal mio punto di vista, tantissimi danni sulla scuola, all'articolo 2 sottolinea la garanzia per la scuola della libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia tale funzione della scuola nella libertà di progettazione, nella realizzazione di interventi di educazione, formazione, istruzione mirati dallo sviluppo della persona umana.

Quindi eh questo non fa altro che configurare questo piccolo stralcio del DPR 275, i decreti legati del 94, eh, scusatemi, no, scusatemi, il testo unico del 94 che norma le funzioni del collegio docenti non fa altro che rappresentare una configurazione chiara della legittimità delle del degli interventi dei collegi dei docenti e nonostante Ante questo fatto però ci consta che qui nel Lazio, molto prima che poi reintervenisse, come tu hai ricordato Renato, il il l'USR del Lazio, l'Ufficio scolastico regionale e ieri addirittura il ministro dell'istruzione, molte attività, molte iniziative sono state brutalmente in alcuni casi stoppate dai dirigenti scolastici della serie. ancora non si sa che l'obbedienza non è una virtù.

>> E allora sì, grazie. E te quindi che cosa consiglieresti di fare, diciamo, per quei docenti che si trovano di fronte questo muro di gomma che in qualche modo impedisce l'autonomia culturale dell'insegnamento e e tutti, appunto, i principi legislativi e anche costituzionali che giustamente è richiamato.

Allora, sono tantissime le fattispecie, diciamo, in cui ormai la scuola del neoliberismo, non più la scuola della Repubblica, esprime la comprensione del principio del del della libertà di insegnamento. Quindi, diciamo, questo attraverso questo questa affermazione si aprono una serie, come sai benissimo anche tu Renato, di piste criticissime, critiche e criticissime che ormai caratterizzano quotidianamente, pensiamo semplicemente alla tendenza all'omologazione delle scelte, tutti con lo stesso libro di testo, tutti con le prove trasversali, tutti con lo stesso eccetera eccetera quasi quasi a dire che quel pluralismo che è alla base proprio del cardine degli articoli 334 della Costituzione che normano la scuola sia ormai un principio desueto, mentre è un principio modernissimo ed è un principio efficacissimo e tant'è che proprio per questo tentano di comprimerlo.

Però io credo che la pronuncia di Vald Tara per una volta sia stata molto chiara, diciamo, nel contenuto, certo, non chiara nella esplicita pronuncia del termine Gazza, che evidentemente fa paura a tanti. E quindi io credo che da questo momento semplicemente portare il comunicato ANSA e la dichiarazione del ministro possa essere con il rafforzo delle norme che noi abbiamo citato possa doverosamente, lo voglio sottolineare, essere, diciamo, il la chiave di volta per superare questa unass odiosa che si è creata nelle scuole della nostra regione.

Certo, è chiaro che le resistenze si basano, come tu sai benissimo Renato, su una volontaria o forse involontaria, nel senso che tanti dirigenti scolastici non brillano per cultura, uso della parola politica, cioè in genere loro tendono a dibridare il senso di questa parola attribuendogli il significato di partitica. Credo che a nessuno di noi docenti della scuola della Repubblica, della scuola della Costituzione interessi dare quel tipo di accezione che peraltro è sbagliata. Noi parliamo semplicemente della gestione della polubblica, come cosa di tutte e di tutti e basterebbe fare un semplice raffronto con i testi costituzion con il testo costituzionale e vedere che alla scuola sono attribuiti ben due articoli dai costituenti, il 33 e il 34, il diritto all'istruzione e il diritto al libero insegnamento, mentre per il diritto alla salute, per esempio, un diritto che credo tutti noi osseguiamo, veneriamo e vogliamo mantenere inalterato, nonostante i tempi terribili che stiamo vivendo, un unico articolo.

Quindi vuol dire che chiaramente nell'articolazione costituzionale e istituzionale del nostro paese la scuola ha la funzione non solo di rimuovere gli ostacoli, come noi sappiamo, ma di fare in modo che non accada mai più quello che è accaduto nel ventennio, ossia la comprensione delle libertà di espressione, di insegnamento, di di e così via, delle varie libertà che hanno, come sapete, disarticolato lo Stato e l'hanno reso una una dittatura. Parliamoci chiaramente, quelle quegli articoli stanno lì proprio a ricordarci che quella cosa lì non deve succedere mai più.

Quindi fa molta specie che un ufficio scolastico regionale di una regione importantissima si premui si insomma si premuri di esprimersi in questi termini in quel consesso. Ripeto, secondo me c'è proprio una dicotomia. L'invito, quindi, per rispondere alla tua domanda, è andiamo avanti. Andiamo avanti perché la ragione sta da tutti i punti di vista, a partire dalla legge massima, dalla Costituzione fino alle ultime, diciamo, norme, sta dalla parte nostra e credo che nessuno possa confutare questo.

Certo, scusa l'ultimissima questione perché nonostante tutte le cose che dici giustissime eh sappiamo che purtroppo in diversi casi sono stati i colleghi in alcuni collegi docenti sono stati proprio gli è stato proprio tolta la parola. i collegi sono stati chiusi precipitosamente per evitare che si affrontasse la questione. Io ho sentito da da altri colleghi che hanno cercato di aggirare il problema le situazioni dove appunto c'era il rischio che che non si potesse, diciamo, passare altrimenti di utilizzare, diciamo, degli strategemmi eh che ti volevo appunto chiedere se secondo te può essere, diciamo, sensato nei casi difficili, appunto, come per esempio quello di non partire da da quello che per noi è un dato di fatto il genocidio, ma partire piuttosto dal fatto che la Corte di Giustizia Internazionale delle Nazioni Unite a cui aderiscono praticamente tutti i paesi del mondo, compreso il nostro e compreso pure quello di Israele, ha detto che l'accusa di genocidio presentato dal Sudafrica è un'accusa plausibile e quindi che bisogna, insomma, attivarsi da subito per prevenire questa questo plausibile ehm stato di fatto o comunque questo plausibile rischio e e poi c'è comunque anche, diciamo, la convenzione internazionale sul genocidio del 1948, firmata da praticamente tutti i paesi del mondo, compreso il nostro e compreso Israele, che impone a tutti di di prevenire, appunto, per non essere, diciamo, complici il genocidio.

E quindi, visto che, appunto, noi siamo chiamati tutti, per esempio, a insegnare l'educazione civica, visto che qui si mettono in discussione dei dei principi fondamentali dell'educazione civica, del programma stesso di educazione civica, come lo stesso diritto internazionale, come le Nazioni Unite, abbiamo visto quello che è successo a Francesca Albanese e la stessa, appunto, convenzione sul genocidio eh appunto in diversi collegi per aggirare il problema si è si è detto che appunto si chiedeva di poter affrontare dal punto di vista didattico perché appunto di solito per impedire la discussione si dice che appunto i collegi docenti si devono occupare solo di questioni didattiche e non politiche appunto hanno chiesto di affrontare dal punto di vista didattico tutti questi problemi, quindi il fatto che questa accusa sia plausibile di modo che appunto non ci si limitasse a far passare una mozione un giorno, ma che poi durante l'anno scolast appunto tutti fossero impegnati in qualche modo a affrontare questa questa questione.

Allora, guarda, la risposta ovviamente è sì, nel senso che questi sono non sono d'accordo semplicemente sulla necessità di usare stratagemmi, nel senso che per i motivi che ho detto prima e quindi io mi farò per prima portavoce di questo tipo di stanza, noi siamo nell'esercizio della piena legalità e quando si è nell'esercizio della piena legalità bisogna esigere che la legalità venga rispettata. eh a maggior ragione se si ha per una volta tanto la pronuncia di un ministro che eh diciamo ha ha fatto tante cose non giuste anche a livello di esternazioni oltre che di riforme, ma che questa volta, sebbene con, diciamo, la mistificazione, con l'occultamento, diciamo, della del della prova più scottante, si è pronunciato in maniera sufficientemente chiara anche in risposta a quello che era successo nell'ufficio scol sulla regionale, però sono assolutamente d'accordo con te rispetto ad una cosa quale? Non possiamo limitarci al minuto di silenzio, non possiamo limitarci nemmeno al documento.

Eh, nella mia scuola, come in altre scuole, è stato passato il concetto che l'educazione civica quest'anno, per una buona percentuale verrà dedicato al tema del genocidio, al tema delle stragi, al tema della lesione del diritto internazionale. Io stesso io stessa che da anni mi occupo proprio dell'educazione civica svilupperò quest'anno un percorso con le classi quarte le quarte classi quinte. Io sono in un liceo classico di Roma che si intitola Diritti umani, guerra e pace e passerò attraverso dal processo di Norimberga fino alla convenzione contro il genocidio, tentando di informare i motivi per i quali un tribunale internazionale speciale eh diciamo e ehm diciamo non eh tale tale tra le delibere di un tribunale internazionale speciale eh abbia eh non abbia non abbia avuto la capacità di incidere più di tanto nella situazione attuale.

Cioè il senso di questo progetto che sarà lungo e sarà articolato è un po' quello di avere da una parte, diciamo, uno sguardo ammirato nei confronti di quelle che sono state le strutture, la nascita dell'ONU, la carta dell'ONU, tutti mai più che sono stati pronunciati e i diritti umani non come prodotto come prodotto non del diritto naturale, ma delle esperienze storiche dell'umanità che seleziona in base a eventi tragici quelli che sono i principi universali intangibili nel processo altrettanto storico della costruzione della dignità di ogni essere umano. Ma perché diciamo e tutto questa costruzione è stata fatta? Perché questi abomini non si ripetano più? Ma perché si ripetono? cioè quali sono le faglie in cui è precipitato oggi il diritto internazionale e l'organizzazione e lo statuto dell'ONU.

Quindi per parlare di questo chiameremo ovviamente esperti del settore, costituzionalisti. Io lavoro in genere in contatto strettissimo con l'associazione Salviamo la Costituzione che è presieduta da Gaetano Azzariti che immagino conosciate tutti. Cioè io penso che questo sia un lavoro di lungalena che ci interpella necessariamente come formatori. Che cosa voglio dire usando la parola di formatori? Voglio dire, nella nostra capacità di far uscire dalle nostre scuole cittadine e cittadini dotate di pensiero critico analitico, cioè che non si accontentino di accendere il TG1, ma che abbiano la necessità di comprendere, di andare più a fondo, ma anche di comprendere che dietro la notizia, che apparentemente solo una rappresenta solo una dimensione oggettiva, ma invece rappresenta la dimensione strumentale di una serie di altre istanze ed esigenze, non ultima quella di formare e di affermare il pensiero unico, sia pedagogico che pubblico, bisogna andare oltre, quindi andare a vedere cosa c'è oltre l'apparenza, oltre, diciamo, le parole immediate che ti vengono proposte.

E io credo che questa sia la funzione fondamentale della scuola e che noi docenti esercitiamo sia attraverso l'uso, la strumentazione che noi stessi abbiamo in mano, tu la filosofia e la storia, io la lingua e la letteratura italiana e però anche attraverso la presa in carico di una responsabilità che ci proviene, lo ripeto ancora una volta, direttamente dalla Costituzione italiana perché il primo comma dell'articolo 33 parla chiaro: l'arte, la scienza sono libere e libero l'insegnamento. È stato scritto, è stato messo così, non per dire quanto siete liberi, beati voi, ma per dire usate bene la vostra libertà, usatela ai fini della formazione di un cittadino consapevole che abbia sapere critico analitico.

>> Sì, e con questo penso che possiamo concludere l'ultimissima questione. Molti, appunto, sostengono che sia proprio appunto per un senso di responsabilità che i colleggi dei docenti debbono affrontare questa questione per inserirla appunto nella didattica a partire dalla dalla materia trasversale dell'educazione civica, anche perché appunto se non viene in qualche modo, per così dire normata, istituzionalizzata, c'è sempre il rischio che se se si procede ognuno, diciamo, in maniera autonoma, eh di di cadere nel in queste accuse infamanti che però appunto molto spesso pretestose di antisemitismo che rischiano di colpire chiunque affronti questi temi, diciamo, e quindi potrebbe essere pure un modo, diciamo, per auto per autotutelarci di fronte, diciamo, a possibili accuse generalmente pretestuose.

Certo, sono accuse generalmente pretessuose come l'accusa, se è un'accusa, è quella di fare politica, ovvero mettiamoci d'accordo, come dicevo prima, sul senso della parola. Io rivendico di fare politica. Io faccio politica tutti i giorni che entro a scuola. Rivendico però eh nel momento in cui io metto a disposizione dei dati e dei documenti e diciamo segui seguo insieme alle mie classi questi dati e questi documenti, il filo di un ragionamento, ripeto, documentato che porta ad una conclusione, ripeto, che non è la mia conclusione, non è la tua conclusione, ma è la conclusione conclamata da strutture internazionali e anche a capo di un ricorso di nazioni. che hanno parlato di genocidio.

Io non non accetto di essere accusata di antisemitismo. Non accetto di essere accusata di antisemitismo perché questa accusa è totalmente peregrina rispetto alle mie intenzioni e rispetto alla concretezza della mia attività. Poi ovviamente, come sai Renato, nel mondo siamo tanti e eh tanti. Io so benissimo che nel momento in cui ho iniziato a esercitare questo lavoro, che come sai certo non ci gratifica dal punto di vista economico, però ho continuato a farlo perché sento realmente, lo dico senza retorica, dentro di me il mandato costituzionale, cioè io rispondo alla Costituzione italiana molto più che al mio dirigente e molto più che al ministro di turno. Credo, ripeto, che nel momento in cui formiamo e informiamo attraverso anche la pluralità delle notizie, i nostri studenti e le nostre studentesse stiamo osseguiando quel mandato.

>> Perfetto. E credo che su questo possiamo sicuramente concludere, ringraziando tantissimo Marina e dando appunto.

>> Attenti a voi. Io tra 4-5 anni vado in pensione. Speriamo che ci arrivo.

>> Certo, certo. Va bene. Grazie ancora. Saluto.

>> Prossimo sull'autonomia differenziata.