Transcription
Se qualcuno mi dovesse chiedere qual è la legge più importante che abbiamo in Italia, anche chi non è esperto di diritto e non ha fatto studi di giurisprudenza risponderebbe: la Costituzione. Ma importante in che senso? È importante perché si pone al di sopra delle altre leggi. Costituisce sia il parametro per stabilire se le leggi sono giuste o meno, sia il limite oltre il quale una norma non può mai spingersi.
Sala Costituzione, ad esempio, dice che la proprietà è inviolabile, che lo Stato può espropriarla solo in presenza di un'utilità pubblica. Non ci potrà mai essere una confisca per scopi diversi. Se è vero che la Costituzione garantisce la libertà di parola, non potrà mai essere approvata una legge che ponga un bavaglio a ciò che scriviamo su Internet, salvo, chiaramente, nel caso in cui si tratti di offese ad altri. Se la Costituzione proclama la Repubblica come una e inviolabile, sarebbe incostituzionale una norma che promuovesse l'indipendenza di alcune regioni dallo Stato. E se è vero che, in base all'articolo 11 della Costituzione, l'Italia ripudia la guerra come strumento per ridurre in schiavitù gli altri popoli, sarebbe illegittima e non andrebbe applicata una legge che prevedesse l'invasione di un territorio per ammetterlo all'Italia.
Insomma, la Costituzione è una sorta di recinto, e le varie leggi possono muoversi solo al suo interno, senza poter mai uscire al di fuori di esso. Se una legge entra in contrasto con la Costituzione, viene cancellata dal nostro ordinamento con effetto retroattivo. In pratica, è come se quella legge non fosse mai esistita. Ecco perché, quando si parla della Costituzione, si usa lo stesso rispetto che si ha per le icone religiose. La Costituzione: la riproduzione in terra degli ideali di uguaglianza, di democrazia, di libertà. Quell'insieme di principi senza i quali un popolo non sarebbe un popolo, ma sarebbe schiavo. Ed ecco perché siamo attaccati alla nostra Costituzione come a una scialuppa di salvataggio posta in bella mostra su una nave da crociera. C'è, la guardiamo dal basso, la osserviamo con fiducia, ben sapendo che chiunque sia il capitano al timone, in caso di tempesta, ci sarà sempre una barca in grado di condurci salvi. Arriva. Insomma, la Costituzione è la nostra assicurazione sulla vita. È soprattutto per questo che il comune cittadino la difende. Della legge ha paura, della Costituzione invece si fida. E la ragione è semplice: la legge contiene doveri, mentre la Costituzione è un concentrato di diritti. La legge prende, la Costituzione dà. La legge ci comanda, la Costituzione ci difende. La legge è forza e durezza, la Costituzione viene invece percepita come una rassicurazione, un impegno fraterno, come la voce della giustizia. Eppure, è strano, anche la Costituzione è una legge, e anzi, una super legge potremmo dire, un'opera dell'uomo e, come tale, imperfetta. Ma c'è una grande differenza rispetto a una comune legge: la Costituzione è principalmente il frutto di ideali.
[Musica]
Questa è la Costituzione.
[Musica]
La nostra Costituzione nasce quando il 2 giugno 1946, all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, il popolo italiano, con referendum, dichiara di volere la Repubblica al posto della Monarchia. Sono venti giorni dopo, precisamente il 22 giugno 1946, si tenne la prima seduta dell'Assemblea Costituente, con ben 556 deputati, per scrivere e deliberare un testo che servisse da cornice per tutte le leggi future. Scossi dalle atroci sofferenze dei primi anni '40, gli italiani di allora pensarono alle successive generazioni. Nessuno doveva più patire la guerra, la miseria, la privazione dei diritti e delle libertà. Era necessario porre un argine, un freno invalicabile a qualsiasi abuso, soprattutto a quello delle istituzioni. Nacque così la nostra Costituzione, che entrò in vigore il primo gennaio 1948.
Ci sono voluti sette mesi per scriverla. Pensate, per fare una legge i parlamentari di oggi impiegano anni, a volte una o più legislature. Invece, il più bel testo che la nostra storia repubblicana abbia mai partorito ha richiesto solo sette mesi di gestazione. E capolavori si creano così, per folgorazione. E del resto, la Costituzione è anche un'opera d'arte e letteraria che chiunque può leggere e capire, l'esatto contrario di ciò che succede oggi con le altre leggi. Provate a capire una manovra di bilancio o una normativa fiscale. A scrivere la Costituzione furono uomini e donne di tutti gli schieramenti politici: democristiani, socialisti, comunisti, repubblicani, liberali. Erano divisi in tutto, fuorché in una sola cosa: il voler essere uniti durante le discussioni e le votazioni in aula. Non ci furono insulti, non ci furono diserzioni, non volarono scarpe, non ci furono tentativi di inciuci, di rallentare i tempi o far saltare le alleanze. Non ci furono, insomma, tutte le schifezze a cui siamo abituati oggi. E se anche la Costituzione è stato il frutto di uno storico compromesso tra forze politiche assai diverse tra loro, non mancò mai un profondo e sincero rispetto e spirito di collaborazione tra le parti, consapevoli tutti del fatto che in quel momento stavano scrivendo non solo la Costituzione, ma la storia d'Italia avvenire. Tutto questo, in soli 139 articoli. Ma la Costituzione, sebbene doveva essere la legge delle leggi, era molto di più di una semplice legge. La Costituzione era un'ambizione. Chi la scrisse sapeva bene che in Italia la democrazia non aveva mai funzionato, né poteva funzionare dall'oggi al domani. Così, per incanto, bisognava agire sulla cultura e sulle abitudini delle persone, e per questo servivano ancora numerosi anni. Quel testo era allora un sogno, un progetto per il futuro. Un progetto, purtroppo, rimasto in buona parte incompiuto, non solo perché il legislatore ha lasciato inattuati molti dei principi sanciti nella Costituzione, ma anche perché lo stesso popolo non si è mai sforzato di riconoscersi in ideali comuni di unità e fratellanza. Siamo rimasti come le antiche città marinare, ci facciamo guerra tra di noi, siamo faziosi, siamo tifosi.
[Musica]
Per comprendere cos'è la Costituzione, dobbiamo prima capire cosa sono le fonti del diritto. Le fonti del diritto sono tutte le norme dalle quali scaturiscono diritti e doveri. Quindi, sono fonti del diritto: la Costituzione, le leggi del Parlamento, i decreti legge, i decreti legislativi, i decreti ministeriali, i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, le leggi regionali, i regolamenti comunali e così via. Insomma, tutto ciò che crea una norma giuridica vincolante per il cittadino è una fonte del diritto. Tra i vari soggetti autorizzati dalla Costituzione ad emanare norme giuridiche, ve ne sono alcuni dei più importanti ed altri meno. Ad esempio, il Parlamento, che rappresenta l'intero popolo e che pertanto ha potere di emanare norme valide su tutto il territorio nazionale, ha più importanza del Consiglio Comunale, che rappresenta solo la comunità locale. Proprio per questa ragione, nel nostro ordinamento le norme giuridiche sono ordinate secondo una gerarchia, come in una sorta di piramide. In base a questa gerarchia, la fonte di rango inferiore non può mai contraddire quella di rango superiore. È un po' come dire, rapportandosi alla gerarchia militare, che un ordine del caporale non può mai entrare in contrasto con un ordine del generale. All'apice di questa piramide ci sono la Costituzione e le leggi costituzionali. E al gradino inferiore ci sono le leggi del Parlamento, i decreti legge e i decreti legislativi del Governo, nonché, da quando siamo entrati nell'Unione Europea, i regolamenti e le direttive comunitarie, gli atti emanati da organi regionali. E sotto ancora ci sono i cosiddetti atti amministrativi, i decreti ministeriali, i famosi DPCM. Una volta stabilita la gerarchia delle fonti, è facile comprendere come funziona il meccanismo. Ogni norma deve rispettare le fonti del diritto al di sopra di essa, non può cioè contraddirle. Non è invece vincolata dalle norme poste al di sotto. Così, tutte le norme devono essere fedeli alla Costituzione, dal primo all'ultimo gradino della piramide, mentre la Costituzione non deve rispettare alcuna norma, essendo al vertice di questa piramide. Le leggi del Parlamento e del Governo non possono avere un contenuto che violi i principi della Costituzione. Se così fosse, interverrebbe la Corte Costituzionale a cancellarle, a dichiararle cioè illegittime perché incostituzionali. Ecco perché la Costituzione è la nostra polizza assicurativa: ci garantisce da eventuali abusi del legislatore, che se portati innanzi alla Corte Costituzionale avrebbero vita breve. A questo punto è chiaro anche un altro aspetto: la Costituzione è rivolta più che al cittadino, al legislatore, e serve per avvertirlo che oltre questi limiti non puoi andare.
[Musica]
In una visione meno poetica, la Costituzione finisce per essere come le regole di un gioco, le istruzioni che tutti decidono di rispettare per garantire la riuscita del gioco stesso. Ed è proprio per evitare che ciascuno faccia di testa sua e altri queste regole che i nostri padri costituenti decisero di realizzare una Costituzione rigida. Infatti, può essere modificata solo con una procedura più complessa di quella prevista per una legge ordinaria. Deve essere, però, chiaro che nulla è modificabile, neanche la stessa Costituzione, purché ciò avvenga secondo precise regole e procedure indicate dalla Costituzione stessa. Gli unici articoli della Costituzione che non si possono toccare sono quelli che fissano i principi fondamentali del nostro Stato, ossia i primi 12 articoli. È specificato nell'ultimo articolo della Costituzione, il 139, la sua forma repubblicana. Non possiamo trasformarci in una dittatura o in una monarchia, neanche se siamo noi stessi a volerlo, magari con una legge costituzionale o con un referendum. Ci vorrebbe piuttosto un colpo di stato. E questo perché si tratta di principi invalicabili di democrazia e di rispetto dell'uomo. Oltre ad essere rigida, la nostra Costituzione è lunga, molto, molto più lunga di quelle degli altri Stati, tant'è che da un lato vengono ripetuti spesso gli stessi principi (pensate al principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3, ma poi ribadito quando si parla di pari diritti sul lavoro tra uomini e donne), dall'altro lato ci sono disposizioni prive di un vero e proprio contenuto normativo, come l'articolo 54, che impone di rispettare la Costituzione senza però prevedere delle apposite sanzioni. La Costituzione finisce così per essere più un manifesto che un corpo normativo, tant'è che si limita spesso a stabilire dei semplici programmi, come ad esempio fa all'articolo 3, che indica tra i compiti della Repubblica quello di rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza tra i cittadini, o all'articolo 4, che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, cosa però che nei fatti non succede.
In fin dei conti, il contenuto vincolante della Costituzione, o meglio, le norme con efficacia immediata e diretta, sono pochissime. Ma perché stabilire solo programmi e non già dei veri e propri obblighi? I padri costituenti si erano accorti di aver scritto qualcosa di troppo grande per la nostra realtà, qualcosa di inattuabile, ma definitivamente bello. Perciò, non vollero modificarla in favore di un testo magari più pragmatico e attuabile, ma meno nobile. E del resto, la Costituzione come costume sociale non è mai fiorita davvero. Forse l'unica norma che ha ricevuto piena attuazione è l'articolo 12, che descrive la bandiera. Per questo Benigni disse una volta: "Quando entrerà in vigore questa Costituzione, sarà qualcosa di fantastico". La nostra è anche una Costituzione giusnaturalista, ossia riconosce i diritti non in quanto concessione dello Stato, ma perché preesistenti allo Stato stesso, insiti nella natura dell'essere umano. Ed è questa la sua forza maggiore, la sua bellezza. Ecco perché la Costituzione parla più spesso di uomo che non di cittadino, e anche laddove usa il termine cittadino, può riferirsi a qualsiasi cittadino del mondo e non solo agli italiani.
Ultima caratteristica della nostra Costituzione è che principalmente fissa solo principi generali, rimandando alla legge il compito poi di attuarli. E ciò che si chiama riserva di legge. Pensate all'articolo 25: "Nessuno può essere punito se non in forza di una legge". Qual è il contenuto di questa norma? Non c'è un vero contenuto, ma solo un divieto: quello di non regolare la materia con atti e decisioni amministrative. Solo il legislatore può farlo. Tutta la Costituzione è un continuo pullulare di riserve di legge. Non è ammessa alcuna forma di perquisizione, ispezione o restrizione della libertà se non nei casi previsti dalla legge. Ogni cittadino è libero di circolare e soggiornare nel territorio, uscire da esso, salvo le limitazioni di legge. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, ma solo per fini non vietati dalla legge. Nessuna tassa può essere imposta se non in base alla legge. Il matrimonio è basato sull'uguaglianza dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. La proprietà privata può essere espropriata nei casi previsti dalla legge. Legge di quale genia? La legge, ovunque. In questo modo, i padri costituenti, pur non mettendo mano alla disciplina di ogni singola materia, vollero solo stabilire un principio invalicabile: nessuno, se non il legislatore, può limitare i diritti del cittadino. Non può farlo la pubblica amministrazione, la polizia, e neanche il Governo, come invece era successo col fascismo.
[Musica]
La lettura della Costituzione ci restituisce uno spaccato dell'Italia per come era alla fine degli anni '40 e di come è diventata oggi. È una lezione di storia da cui non possiamo prescindere per capire meglio chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto, dove andiamo. E qui sorge un'amara considerazione: quando si dice che le generazioni di oggi non sono più quelle di un tempo, e forse sì, ha ragione. Basta confrontare i valori che hanno caratterizzato la Costituzione con la società odierna e vedere quanti di questi si sono persi per strada. E si badi, non è solo il legislatore ad attentare periodicamente ai principi costituzionali, ma anche il popolo. La solidarietà, la parità, l'accoglienza, il rispetto dei valori dell'uomo in quanto tale e non solo del cittadino, sembrano principi ormai dimenticati. Pensate all'atteggiamento nei confronti degli stranieri. I padri costituenti erano inclusivi, parlavano di diritti dell'uomo e non solo del cittadino italiano. Noi oggi temiamo chiunque venga da lontano, siamo tornati esterofobi come lo eravamo negli anni '30, ed è contrario ai principi di uguaglianza e di solidarietà l'idea di un darwinismo sociale che abbandona i deboli alla selezione naturale, come molti oggi vorrebbero. Un tempo eravamo tanto patrioti da aver posto nella Costituzione l'obbligo di onorare lo Stato e le sue istituzioni. Oggi, invece, lo offendiamo, lo calpestiamo, lo violiamo quotidianamente. Per proclamare le nostre buone intenzioni, abbiamo rispolverato il concetto di nazionalismo, riaffermando l'identità italiana. Ma il nazionalismo è cosa ben diversa dal patriottismo. Che il patriottismo è il rispetto del suolo, delle tradizioni, del popolo e dei suoi rappresentanti. Il nazionalismo è invece l'affermazione della superiorità di una nazione rispetto alle altre e, quindi, la negazione dei principi di uguaglianza sanciti dalla Costituzione. Non ci si può dire nazionalisti e nello stesso tempo amanti della Costituzione. Sono solo due cose incompatibili.
[Musica]
Prima di iniziare il viaggio nei singoli articoli della Costituzione, vediamo allora chi sono gli eroi della nostra avventura, quelli che chiamiamo padri costituenti. Ci sono molti nomi, alcuni oggi ignoti, altri invece che hanno fatto la nostra storia, come Giulio Andreotti, Aldo Moro, Piero Calamandrei, Benedetto Croce, Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi (futuro Presidente della Repubblica), Fanfani, Ingrao, Ugo La Malfa, Giovanni Leone (anche lui futuro Presidente della Repubblica), Bernardo Mattarella (padre del futuro, più recente, Presidente della Repubblica), Pietro Nenni, Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Oscar Luigi Scalfaro, Mario Scelba, Antonio Segni, Palmiro Togliatti (segretario del Partito Comunista).
Un'ultima considerazione: ciò che i nostri padri costituenti hanno scritto è solo tinta nera su un foglio bianco. Ma la vita non è in bianco e nero, il più delle volte è grigia. Ed è proprio in quelle aree grigie che il nostro Stato, ma anche il suo popolo, ha mostrato la debolezza e l'incapacità di saper coltivare il bene comune. A quei principi si sono persi, quei valori si sono dimezzati, quelle speranze sono scomparse. Che fine ha fatto quell'Italia?
[Musica]
[Musica]
[Musica]
[Musica]
[Musica]
[Musica]