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Evoluzione economica e politica della Russia bolscevica

Fabio Sandrecchi20:22

Transcription

Analizziamo la rivoluzione russa sotto un profilo economico e per ciò che riguarda la sua evoluzione politica. Intanto occorre ricordare, prima di tutto, che si tratta di una rivoluzione comunista, dietro a un partito particolare con una particolare ideologia. E uno degli aspetti del Comunismo è l'essere un movimento internazionale. Quindi, la rivoluzione nata in Russia, ci si aspetta, almeno i comunisti lo auspicano, e invece i governi degli altri paesi lo temono. Appunto, ci si aspetta che questa rivoluzione in qualche modo esca dai confini russi, tanto che è promossa la nascita della Terza Internazionale, nota come Comintern.

Che cos'erano le Internazionali? La prima, la seconda Internazionale, e così sarà la terza. Erano appunto degli organi di coordinamento dei movimenti operai. Tendenzialmente, fin dalle origini, la coloritura dell'Internazionale è stata una coloritura estremamente spostata a sinistra, verso i comunisti, per quanto si potesse prevedere anche la partecipazione di altri gruppi socialisti o vicini ai socialisti. Facciamo un esempio: nella Prima Internazionale abbiamo anche la partecipazione, per esempio, dei Mazziniani, quindi di una sinistra italiana molto particolare. Attenzione però, perché il Comintern, nato appunto nel contesto rivoluzionario bolscevico, sarà a trazione bolscevica. Nel senso che i partiti che vorranno farne parte dovranno allinearsi alla linea politica del partito bolscevico, del partito appunto comunista sovietico. Questo causerà delle divisioni anche nei partiti socialisti d'Europa. Per esempio, lo vedrete che in Italia si separeranno, il partito si separerà, scusate, il Partito Comunista dal Partito Socialista. Quindi, da una costola del Partito Socialista nascerà il Partito Comunista Italiano, in attesa appunto della rivoluzione diffusasi in tutto il mondo.

Come si presentava la Russia dal punto di vista economico? Era un paese arretrato. Lo era prima della guerra, lo era durante la guerra. I problemi, lo vedremo tra poco, saranno solamente acuiti dalla rivoluzione. Ed è un paese circondato da potenze ostili. Abbiamo visto appunto il supporto dato anche in termini di uomini, eh eh, dall'Intesa alla controrivoluzione bianca. Tra l'altro, procedono i comunisti, appunto, a delle nazionalizzazioni e delle incamera e a degli espropri. Vuol dire che le fabbriche, le terre, vengono sottratti ai loro proprietari per essere messi nelle mani dello Stato, oppure di cooperative di contadini o di operai. L'idea è questa, no? La proprietà privata tutta non va abolita, va abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione. Prima di tutto, appunto, questa terra e queste macchine, queste fabbriche, questi mezzi di produzione vengono espropriati, tolti ai legittimi proprietari, legittimi secondo, ovviamente, lo Stato borghese, e vengono o gestite dallo Stato o gestite da cooperative.

In realtà, questo sarà un problema perché farà sprofondare il paese nel caos della povertà. Perché? Perché mancherà quel coordinamento che il vecchio entourage e la vecchia classe politica e i vecchi proprietari riuscivano ad assicurare. Una delle conseguenze, per esempio, sarà la totale crisi della moneta russa e un ritorno al baratto nelle campagne, ma anche nelle grandi città come Pietrogrado. Ma anche carestie. La più terribile è quella del 1921, appunto, che segue la guerra civile contro i bianchi e lo scontro con la Polonia. Si sovrappone, appunto, lo scontro con la Polonia, che causerà nelle campagne russe 3 milioni di morti. E se si vuole approfondire, sono agghiaccianti i resoconti della carestia Russia del '21. Ed era inimmaginabile che una grande potenza del genere, nonostante quello che si è visto anche nella Prima Guerra Mondiale in paesi come l'Impero Austro-Ungarico, si potesse arrivare a un tale livello di fame e disperazione. Questo è cosetto "Comunismo di guerra", ovvero lo Stato comunista e il Partito Comunista prendono il controllo dei mezzi di produzione per portare a termine la rivoluzione e per vincere la guerra contro i nemici della rivoluzione, per approvvigionare le città e l'esercito.

In realtà, questa improvvisa modifica della politica economica della Russia, da uno Stato capitalista a suo modo a uno Stato comunista, aveva semplicemente peggiorato la situazione del paese, già grave, prostrato, appunto, dalla Prima Guerra Mondiale. Qual è l'alternativa che verrà proposta da Lenin? La NEP, ovvero la Nuova Politica Economica, che prevederà, appunto, l'abbandono del Comunismo di guerra e un parziale ritorno della proprietà privata e un ritorno, appunto, degli scambi. Durante il Comunismo di guerra, i beni venivano distribuiti alla popolazione. Adesso, e questo si farà sentire soprattutto nelle città, i beni si possono commerciare. Ritornano a esserci i piccoli artigiani, ritornano a esserci piccoli contadini, a volte non così piccoli. Lo vedremo. In sostanza, tolta la grande produzione in settori chiave, per esempio l'industria dell'acciaio, tolte alcune terre che per la produzione, appunto, di beni di prima necessità alimentari rimangono, appunto, sotto il controllo dello Stato, ritorna, appunto, il commercio e ritorna la proprietà privata. È un enorme passo indietro rispetto all'economia comunista.

Qual è l'idea di fondo? Che prima bisogna risvegliare l'economia, prima bisogna farla crescere, e poi, una volta che si raggiungeranno adeguati livelli di ricchezza, si potrà tornare a un regime pienamente, appunto, comunista, di nuovo rinunciando a ogni forma di proprietà privata. Certo, la NEP avrà degli effetti positivi molto presto, anche grazie alla diffusione di una nuova moneta. Si ritorna, appunto, al commercio, ricominciano a essere nuovamente adeguatamente approvvigionate di beni provenienti dalla campagna le città, riprende la produzione industriale. Qual è il problema? Che non è più una società comunista, tanto che c'è chi si arricchisce. Per esempio, i kulaki. Chi sono questi kulaki? Sono i contadini ricchi che, appunto, potendo disporre, intanto, di influenza ma anche, appunto, della possibilità di controllare la terra riappropriandosi. E se qualcuno si arricchisce in una società comunista, qualcosa non sta funzionando, perché dovrebbe appunto aver superato queste differenze. Ma ci sono anche i NEPmen, ovvero gli uomini della NEP, coloro che sono affaristi, commercianti, che riescono, appunto, facendo leva sulla necessità della popolazione, ad arricchirsi col commercio. Quindi, luci e ombre di questa NEP.

E nonostante tutto, la produzione industriale della Russia comunista, che non è solo Russia, lo vedremo, sono tante terre che erano sotto l'Impero Russo, fa fatica, appunto, questa produzione industriale a emergere, a svilupparsi, a tenere il passo delle economie occidentali. Nel frattempo, la Russia come si è costituita e non solo la Russia dal punto di vista politico? Dopo l'epurazione della componente sociale rivoluzionaria, la Costituente bolscevica, appunto, produce un documento costituzionale nel '18 che prevede, oltre, va bene, assolutamente una società comunista, il cui simbolo, ve lo ricordo, la falce e martello, simbolo falce dei contadini e martello degli operai. Prevede, appunto, questa costituzione del '18 un modello federale. Cosa vuol dire? Che la Russia è una repubblica federale al suo interno. Quindi ci sono delle articolazioni interne, appunto, allo stato russo, retto da un solo partito, il Partito Comunista Russo Bolscevico. È aperta, però, l'associazione, nel senso che questa Repubblica bolscevica russa si può associare con altre repubbliche bolsceviche, magari non russe, ma comunque comuniste bolsceviche. È proprio quella l'idea, no? Esportare la rivoluzione all'estero.

Nel '22, appunto, nasce l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, uno stato federale che contiene al suo interno le repubbliche sovietiche comuniste bolsceviche, la più importante, ovviamente, la Russia, ma ce ne saranno altre, per esempio l'Asia centrale, per esempio la stessa Ucraina. Nasce, appunto, un'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e nasce di conseguenza, quindi, un'Unione Sovietica controllata da un unico Partito Comunista sovietico, che poi si articola nei vari partiti comunisti nazionali. Ed è interessante che, da un certo punto di vista, questa Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, URSS, è in qualche modo l'avanguardia. Da certi punti di vista, per esempio, e in tanti paesi europei se lo sognavano. Viene, certo, è anche uno strumento di propaganda, ma c'è anche una base ideologica, logica. Viene resa obbligatoria l'istruzione per tutti fino a 15 anni, fino all'ultimo contadino. Certo, sarà molto difficile realizzare questo progetto, però l'idea è questa: siamo tutti uguali e quindi tutti dobbiamo accedere a una buona istruzione di base, che è anche un veicolo per diffondere l'ideologia comunista, ci mancherebbe. Ma non pensate che la scuola venisse trattata, utilizzata in modi diversi in paesi come l'Italia.

Altro aspetto è la lotta alla Chiesa Ortodossa, che viene del tutto marginalizzata. L'Unione Sovietica, da buona, appunto, repubblica, anzi, unione di repubbliche marxiste, prevede non solo la laicità dello Stato, ma l'ateismo di Stato. Nella concezione di Marx, la religione è l'oppio dei popoli, e quindi lo Stato comunista deve combattere. E quindi la Chiesa Ortodossa russa, e non solo, viene progressivamente marginalizzata, diventando un fantasma rispetto alla potenza che era sotto lo Zar. Ma ci sono anche, eh, delle politiche, appunto, all'avanguardia, come la generale parità fra i sessi. E si avrà anche la possibilità di divorziare in Russia, anche per le donne, la partecipazione politica delle donne alla vita dello Stato. Certo, resterà comunque un paese fortemente patriarcale, maschilista, ma in realtà, almeno de jure, i sessi sono trattati allo stesso livello. Per esempio, ci sarà la liceità dell'aborto. E al di là, poi, della posizione politica odierna di ognuno di noi personale sull'aborto, certamente, e per chi è spostato su questo tema a sinistra, percepisce l'Unione Sovietica da questo punto di vista molto all'avanguardia.

Il processo, appunto, dell'evoluzione della Russia dal punto di vista economico, politico, ha uno stop importante con la relativa, relativamente precoce morte di Lenin. Lenin muore abbastanza improvvisamente nel 1924, lasciando dietro di sé lo spazio per una lotta per il potere, per capire chi sarà il nuovo leader di questa società comunista. Tra l'altro, ho inserito nella slide, giusto per condividerlo, il mausoleo, appunto, dedicato a Lenin, che si trova a Mosca. Mosca, che è diventata la capitale della Russia, era stata spostata da Pietroburgo a Mosca a seguito della guerra contro i bianchi, perché si riteneva, appunto, Mosca maggiormente difendibile. Chi è uno dei candidati alla successione di Lenin? È Trotsky. Ma dall'altra parte abbiamo un georgiano, Joseph Giugashvili, ovvero Stalin, quello che in Italia si chiamerà appunto "Baffone". E beh, lo vedete nelle immagini, che era già segretario del Partito Comunista dal 1922. E prevedeva, appunto, una forte burocratizzazione della Russia. La sua linea politica, ovvero creare uno stato forte, centralizzato, che in qualche modo, attraverso la burocrazia e gli uffici, controllasse totalmente la vita dei cittadini, quindi concentrasse su di sé il potere. Uno stato forte. Questo va contro l'ideologia marxista, perché Marx prevedeva, appunto, lo scioglimento dello Stato una volta instaurata la vera società comunista.

E Trotsky, appunto, è colui che si oppone al progetto di Stalin. Stalin, che sarà un leader a sua volta, come Lenin, molto carismatico. Certo, non è un intellettuale come Lenin, ma sarà politicamente molto scaltro e paranoico, ma forse anche saggiamente paranoico, da un certo punto di vista. Dall'altra parte, la sua gestione del potere contribuirà anche all'approssimarsi della Seconda Guerra Mondiale, a indebolire, in realtà, l'Unione Sovietica. In ogni caso, nella lotta per il potere, esce vincitore Stalin. Trotsky viene marginalizzato, in seguito verrà deportato ed espulso dall'Unione Sovietica. Nel periodo di dominio dell'Unione Sovietica di Stalin nasceranno i Gulag, ovvero i campi di concentramento disseminati, appunto, in Siberia, ma non solo, contro gli oppositori politici. Sviluppo di campi che erano già presenti sotto lo Zar, ma che, appunto, assumono una nuova veste di strumento dell'evoluzione nelle mani dei bolscevichi.

Cambia anche la politica internazionale con Stalin, ovvero la prospettiva di espandere all'estero l'evoluzione viene meno. L'idea di Stalin è questa: dobbiamo prima realizzare l'evoluzione compiuta in Russia, e con il mondo contro non ce la possiamo fare. Con il mondo, in qualche modo, dobbiamo fare pace e dobbiamo in qualche modo tranquillizzarlo. Lo slogan di Stalin sarà "Socialismo in un solo paese", ovvero non esportiamo all'estero la rivoluzione, anche con la violenza, semplicemente creiamo nell'Unione Sovietica la società comunista. È uno spostarsi a destra, verso la dittatura. Il dominio di Stalin sull'Unione Sovietica aumenta le purghe, diventa più forte la polizia segreta. È un momento, appunto, in cui la Russia scivola progressivamente, anzi, l'Unione Sovietica, scusate, scivola progressivamente verso il totalitarismo. Si mantiene la NEP, appunto, che la componente più di sinistra del partito bolscevico voleva radicare. Sarà superata soltanto alla fine degli anni '20 dai vari piani quinquennali di Stalin di sviluppo. Piani quinquennali che prevederanno, appunto, anche l'allontanamento dei contadini dalla terra per essere messi all'interno delle fabbriche a lavorare.

Uno Stalin che si disinteressa di una gravissima carestia che colpirà l'Ucraina e farà milioni di morti, e gli ucraini ancora oggi provano un odio profondo verso, appunto, la Russia stalinista anche per questa ragione. In sostanza, il sogno della rivoluzione si infrange sul muro della dittatura. Si crea una classe politica russa incentrata intorno al potere di Stalin, disinteressata al reale compimento della rivoluzione comunista, come se l'era immaginata Lenin, come se l'era immaginata Marx, in cui il popolo russo, certo, il popolo sovietico, anzi, può godere sotto certi aspetti di una maggiore libertà rispetto alle controparti di alcuni paesi europei come l'Italia fascista. Dall'altra parte, dovrà accettare la feroce dittatura dello stalinismo.