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Benvenuti a questa nuova lezione. Oggi parleremo di Liszt e, più precisamente, di lingua e cultura, perché sappiamo che la lingua è lo strumento principale attraverso cui la cultura si esprime e le relazioni sociali hanno luogo. Più precisamente, gli argomenti della nostra lezione di oggi saranno: segni, nome e toponimi, poesia, teatro, musica in LIS, la lingua dei segni al cinema e il riconoscimento delle lingue dei segni.
Passiamo quindi ad affrontare il primo dei nostri argomenti: i segni, nome e toponimi. Questo argomento dei segni-nomi non è solo della lingua dei segni italiana, ma è una caratteristica di tutte le lingue dei segni, come vediamo appunto dalla copertina di questo libro che riguarda i nomi segni nell'American Sign Language. Chi entra a far parte della cultura sorda, o della comunità dei sordi per meglio dire, immediatamente riceve un segno nome che gli viene attribuito secondo tutta una serie di possibilità. Infatti, studiando i segni-nomi, abbiamo scoperto tutta una serie di caratteristiche.
Precisamente, abbiamo i cosiddetti nomi segni, nomi inizializzati, ovvero si prende una lettera del nome italiano della persona e con questo si crea il segno nome. Per esempio, la nostra collega Cristina Caselli è indicata attraverso la lettera C, che è appunto l'iniziale sia del suo nome che del suo cognome. Oppure, alcuni segni nome vengono tradotti dall'italiano; per esempio, la nostra interprete Silvia Del Vecchio ha un segno nome che è la traduzione proprio della parola "vecchio", e quindi è ormai conosciuta all'interno della comunità con questo segno nome.
In altri casi, abbiamo dei segni nomi cosiddetti tipici; ad esempio, i segni dei santi vengono presi dalla storia dei santi. Se il nome Paolo viene sempre indicato con la decapitazione, perché si rifà alla storia di San Paolo, il nome Pietro viene sempre indicato col segno delle chiavi, perché la caratteristica di San Pietro è quella di avere le chiavi. Ma ci sono anche altri modi in cui vengono attribuiti i segni nomi, che richiamano a una caratteristica fisica o di lavoro della persona.
Ad esempio, una giovane laureata, Serena Conte, ha recentemente fatto una tesi sui segni nomi e soprattutto sui toponimi, cioè su quei nomi riferiti a località geografiche. Il suo segno nome si rifà ai capelli ricci, e quindi si vede che il suo segno nome richiama questa caratteristica fisica. In altri casi, richiama un lavoro; per esempio, il regista teatrale di cui parleremo anche in seguito, Ginetta Rosato, ha un segno nome che richiama proprio la sua attività di regista.
Infine, ci sono dei segni nome che mettono insieme più di una di queste caratteristiche. Ad esempio, il segno nome che mi è stato attribuito tantissimi anni fa è una combinazione tra la mia iniziale, di Virginia Volterra, quindi "V", del mio nome e del mio cognome, insieme al segno "magro". Ormai questo segno rimane, anche se magari non sono più così magra come lo ero 30 anni fa, quando questo segno nome mi è stato attribuito. Nel corso del tempo, però, alcuni segni nomi possono anche cambiare, possono modificarsi, o perché la persona passa a fare altre attività, o frequenta altri ambienti e magari in questo nuovo ambiente gli viene attribuito un altro segno nome.
In molti casi, chi proviene da una famiglia sorda abbastanza nota nella comunità viene indicato, per esempio, con lo stesso segno nome del padre. Questo è anche molto caratteristico di alcuni dialetti, dove in piccole comunità quelle persone vengono indicate con una serie di soprannomi. È molto vicino a questo tipo di tipologia il segno che troviamo utilizzato per indicare le città o luoghi geografici. In questo senso, chi è curioso di scoprirli può trovare su internet, realizzata dalla cooperativa Il Treno, una carta geografica d'Italia dove, cliccando su ogni città, provincia o regione, si può sapere il segno utilizzato.
Anche in questo caso, per esempio, la studentessa che ho indicato prima, Serena Conte, ha trovato varie tipologie di segni con cui indicare le città. Ad esempio, in alcuni casi, come nel caso della città di Milano, viene utilizzato il monumento, si ci si rifà a un monumento famoso, che è il Duomo. Oppure, in alcuni casi, si prende il simbolo che caratterizza quella città; nel caso di Torino, ad esempio, il simbolo del toro, oppure di un personaggio famoso per quella città, come nel caso di Padova, dove il segno con cui si ci si rifà a Sant'Antonio di Padova viene utilizzato per indicare la città di Padova.
Anche in questo caso, si è visto come i segni riferiti alle città possono cambiare nel corso del tempo. Quindi vi lascio con lo spunto di riflessione: come vengono attribuiti i segni nome?
Passiamo ora al secondo argomento della nostra lezione di oggi, che è appunto la poesia, il teatro e la musica di Liszt. Tutte queste, come sappiamo, sono manifestazioni culturali molto importanti e in questi casi possiamo avere diverse tipologie. Possiamo avere produzioni spontanee direttamente in lingua dei segni, possiamo avere invece traduzioni di qualcosa, per esempio di poesie, di canzoni, di testi teatrali che sono originariamente magari in italiano e che poi vengono tradotti o adattati in LIS. Queste traduzioni possono essere più letterali oppure più libere. Infine, possiamo avere anche traduzioni da altre lingue dei segni.
Per esempio, c'è un poeta molto famoso, che purtroppo è scomparso, Clayton Valli, che ha creato molte poesie in lingua dei segni americane e alcune di queste sue poesie sono state tradotte e adattate, quindi un po' ricreate in altre lingue dei segni. Ma che cosa significa fare poesia in lingua dei segni? Come nelle poesie in lingue vocali, la creazione poetica è fatta grazie a una serie di ricorrenze di elementi simili e assonanze, quindi gli stessi elementi sonori ricorrono, ad esempio, creando le cosiddette rime.
Così, nelle lingue dei segni, noi abbiamo delle simmetrie visive e si gioca in questo caso non sui suoni, ma sui parametri dei segni di cui abbiamo parlato nelle elezioni precedenti. Quindi, per esempio, si useranno delle stesse configurazioni della mano, oppure si useranno movimenti analoghi o luoghi dello spazio molto ben definiti. Le stesse simmetrie formali che ritroviamo nella poesia in lingue vocali le troviamo trasferite, diciamo, nel canale visivo nelle poesie in lingua dei segni.
Questa copertina che vedete qui è del CD realizzato già da diversi anni da Rosaria Giuranna e il fratello Giuseppe Giuranna. Queste loro composizioni poetiche sono state raccolte e commentate da due nostri colleghi, Elena Pizzuto e Tommaso Russo, che hanno quindi analizzato e studiato molto attentamente come funzionano le poesie in lingua dei segni, ma in particolare le loro creazioni. Alla fine della mia lezione di oggi vi mostrerò una delle creazioni più famose dei due fratelli Giuranna, che è la poesia "Grazie", attraverso la quale voi potrete proprio cogliere la bellezza e il vero senso di poesia, che, seppur trovandoci in un'altra modalità, vedrete che si provano anche emozioni analoghe a quelle che si provano sentendo recitare una poesia nella lingua parlata.
Questo esempio è un'altra produzione molto recente che si chiama "Poesia in movimento" ed è una raccolta di otto persone segnanti che, in qualche modo, recitano le loro poesie o le loro composizioni, anche narrative in alcuni casi. Questa è una raccolta che vuole far vedere proprio come la poesia in segni possa trasmettere tutta una serie di emozioni che sono comuni sia a persone udenti che a sordi, comuni all'umanità. Abbiamo anche tradotto una serie di canzoni.
Prima di tutto, il più importante, l'inno di Mameli, che, come sapete, è stato creato da Goffredo Mameli nel 1847 ed è stato musicato invece da Novara, un musicista, ed è diventato poi l'inno nazionale. Questo inno di Mameli è stato tradotto da due gruppi diversi di persone sorde ed è interessante vedere come queste due realizzazioni siano diverse tra loro. I due gruppi che hanno creato queste traduzioni e adattamenti dell'inno di Mameli sono il Ciclope di Palermo, un gruppo teatrale attivo già da molti anni, che ha creato questo adattamento già a partire dalla fine degli anni ottanta, se non prima, e più recentemente Desk Media, un'associazione che si occupa di prodotti video, ha ripreso due artisti sordi, Emilio Insolera e Daniele Le Rose, che hanno realizzato un altro adattamento dell'inno di Mameli.
Le due colleghe del CNR, Alessio Di Renzo e Giulia Petit, hanno analizzato questi due adattamenti e hanno notato come siano anche diversi tra loro, ci siano due interpretazioni diverse: una più letterale, molto più legata al testo italiano, e una invece più moderna, che vuole adattare per alcuni versi quel testo dell'inno anche ad alcuni aspetti del mondo dei sordi e della comunità dei sordi. Ci sono poi moltissime compagnie teatrali. Tanto è vero che l'ente nazionale sordi organizza spesso festival di teatro in varie parti d'Italia.
Per esempio, ci sono tante compagnie; ora mi viene in mente il Laboratorio Zero, che è molto attivo a Roma e che è stato creato tantissimi anni fa proprio da Ginetta Rosato, la regista che abbiamo ricordato prima, oppure la compagnia teatrale siciliana, il Ciclope, che abbiamo ricordato per quanto riguarda l'inno di Mameli. Questi festival sono molto seguiti dalla comunità dei sordi, a cui piace moltissimo questa idea di mettere in scena delle composizioni teatrali, che possono essere anche in questo caso traduzioni di opere teatrali famose oppure creazioni teatrali che nascono nella comunità dei sordi per esprimere temi molto tipici della comunità e del mondo dei sordi.
Recentemente è uscito un volume proprio sul teatro; il volume si intitola "Dar voce alla cultura sorda" ed è uno dei pochi usciti in Italia su questi aspetti. Parla moltissimo del teatro dei sordi. Abbiamo anche ormai produzioni in DVD, quindi non si può anche vedere il teatro a casa. Qui vediamo un attore sordo, Gabriele Kayak, molto attivo recentemente. Spesso, dopo aver creato uno spettacolo, lo rende fruibile anche in formato elettronico, quindi in DVD, che può poi essere visto comodamente a casa. Abbiamo anche il cabaret in lingua dei segni. Qui abbiamo un cabaret che è fatto un po' in italiano e un po' in LIS e gioca molto sulla relazione fra un'attrice udente, che in questo caso è Giuditta Cambieri, e un attore sordo, Francesco D'Amico, che giocano appunto sulle varie situazioni che si possono creare tra persone sorde e persone udenti.
Ci sono anche però altri cabarettisti esclusivamente sordi che fanno cabaret solamente in LIS, non giocano, diciamo, su questo rapporto tra italiano e LIS. Infine, abbiamo anche la traduzione in lingua dei segni di canzoni. Addirittura, la canzone in LIS è arrivata sul palcoscenico di Sanremo nel 2013. Daniele Silvestri ha cantato una canzone significativamente intitolata "A bocca chiusa" e sul palco, dietro di lui, come vediamo qui nell'immagine, c'era un interprete, Renato Vicini, molto noto nella comunità sorda romana, che appunto lo interpretava. Abbiamo anche i rapper in lingua dei segni; vediamo qui Eugenio Scarlato, che si è esibito anche in alcuni programmi televisivi. Le sue produzioni sono molto interessanti perché lui esprime proprio dei temi molto legati alla cultura dei sordi, per esempio la necessità di poter utilizzare la lingua dei segni su alcune sue sensazioni, su alcune sue difficoltà, desideri ed emozioni.
Possiamo passare al nostro spunto di riflessione: in che modo le espressioni artistiche riflettono la cultura dei sordi? Arriviamo quindi all'argomento successivo, che è quello della lingua dei segni al cinema. Questo forse molti di voi l'hanno visto direttamente, magari non hanno però riflettuto abbastanza sul significato di questa presenza della lingua dei segni nel cinema. Qui vediamo l'immagine dell'attrice americana sorda Marlee Matlin mentre riceve l'Oscar. Vediamo anche significativamente che con la mano lei fa il segno della ASL che significa "I love you". Questo ci rimanda a una cosa che abbiamo anche trattato nelle precedenti elezioni, cioè al fatto che ogni lingua dei segni è legata a una cultura di un popolo. Questa configurazione della mano, nella nostra cultura, non potrebbe mai esprimere un concetto come "ti amo".
Dobbiamo anche ricordare che nel passato, all'epoca del cinema muto, moltissimi attori erano sordi. Addirittura, alcuni attori sordi hanno recitato con Charlie Chaplin; uno dei fratelli Marx era sordo e erano molto noti. Il vento del cinema sonoro non li ha aiutati, nel senso che ha reso più difficile la loro presenza nel cinema. Ma l'immagine proprio della persona sorda, della persona sorda segnante, sta cambiando anche grazie ai film che abbiamo visto in anni non lontani. Anche in questo caso si va modificando. Qui vediamo due film interessanti, perché in questi film si parla molto dell'educazione dei sordi nel passato. Infatti, nel film francese "Ridicule", per esempio, c'è un attore che interpreta la parte della "bat" ed LP e fa una presentazione a corte del suo metodo, e si vedono altri ragazzi che interpretano la parte degli alunni delle PE.
Quindi, per chiunque sia interessato alla storia dell'educazione dei sordi, è molto interessante questo film del 1996. L'anno dopo è uscito un altro film, "Marianna Ucrìa", che è ripreso da un romanzo di Dacia Maraini. In questo film si narra la storia di una ragazza in Sicilia che, a un certo punto, perde la possibilità di parlare e impara proprio anche lei la lingua dei segni. C'è un educatore che viene dall'estero e si vede chiaramente in queste scene che utilizza il metodo delle PE, dei segni metodici, per insegnare a leggere, scrivere e comunicare con le altre persone della sua famiglia, in particolare con i figli.
Altre volte noi vediamo la lingua dei segni al cinema proprio per affrontare temi legati al mondo dei sordi. Un film che è stato molto famoso nel momento in cui è uscito è "Figli di un dio minore", appunto con l'attrice che ha vinto poi l'Oscar, l'attrice sorda Marlee Matlin. Questo film veniva dall'altro da una pièce teatrale e tratta proprio l'argomento della persona sorda che, tutto sommato, non vuole integrarsi nel mondo degli udenti, non vuole usare la voce perché sa che la voce è brutta, che è legata alla sua comunicazione in lingua dei segni. C'è proprio il dibattito fra l'insegnante e la persona sorda che sta in questo istituto per sordi, in questo collegio, ambientato negli Stati Uniti.
Invece, recentissimo è il film "La famiglia Belli", che affronta il tema della figlia udente con i genitori sordi. La figlia, un'udente, vuole diventare addirittura cantante e, in qualche modo, ci riesce, mentre la famiglia ha difficoltà ad accettare questa situazione. Ma alla fine, diciamo, è un film a lieto fine. È un film francese che sta suscitando molto dibattito anche nella comunità, perché è molto viva questa problematica dei figli udenti da famiglie sorde, che in qualche modo si trovano a cavallo tra due mondi.
Esiste un festival del cinema, il Cine Deaf, che non è solo film o video o videoclip fatti da registi o attori sordi, ma anche da persone udenti che trattano però temi legati alla sordità e soprattutto alla lingua dei segni. Questo festival ormai si tiene da diversi anni e ha notevole successo ed è molto frequentato da un vasto pubblico, sia sordo che udente. Quindi vi lascio con lo spunto di riflessione: come si è modificata recentemente l'immagine delle persone sorde nei film e come continua a modificarsi? Abbiamo film anche recenti dove addirittura il protagonista è la prima persona sorda. Ricordo per tutti "Quattro matrimoni e un funerale", un film inglese che è stato molto visto e seguito, dove la persona sorda segnante è un po' il risolutore della situazione chiave del film.
Passiamo quindi all'ultimo argomento della nostra lezione di oggi, che è quello del riconoscimento delle lingue dei segni. Riconoscimento in tanti sensi, diciamo: il riconoscimento intanto linguistico, riconoscimento sociale, un riconoscimento culturale e un riconoscimento giuridico, soprattutto, che è quello che chiedono moltissimo le persone sorde. Abbiamo visto che, grazie alla ricerca sulla lingua dei segni iniziata proprio agli inizi degli anni ottanta, negli ultimi 30 anni, anche più, si sono verificati una serie di cambiamenti molto importanti nella nostra società. Sono nati i primi dizionari e quindi la necessità di tradurre dalla lingua dei segni in italiano e viceversa. Sono nati tanti corsi di lingua dei segni, perché si è creata la necessità di insegnare questa lingua, quindi convegni dedicati, workshop per formare anche dei ricercatori sordi, dei docenti sordi di LIS.
Inoltre, si è molto lavorato alla formazione di utenti, per esempio, per farli diventare assistenti alla comunicazione o interpreti. Ma soprattutto abbiamo visto che, all'inizio degli anni ottanta, la LIS veniva utilizzata solo in famiglia, nei circoli di sordi, cioè in situazioni molto ristrette. Oggi la lingua dei segni viene utilizzata in televisione, lo vediamo in vari notiziari televisivi oppure dibattiti, con la presenza dell'interprete LIS. Ma soprattutto, la LIS è entrata nella scuola e abbiamo visto anche questo nelle precedenti elezioni, e nell'università.
Nell'università è entrata, diciamo, in vari modi, in varie situazioni. In alcuni casi ci sono proprio corsi veri e propri, come per esempio a Ca' Foscari, all'Università di Venezia, oppure ci sono stati anche corsi all'Università La Sapienza di Roma. Molto spesso questi corsi magari ci sono per qualche anno, ma non hanno una durata troppo lunga. Tuttavia, vengono per esempio fatte delle tesi di laurea sulla LIS, sulla lingua dei segni italiana, dottorati sulla LIS. Quindi, comunque, in diverse università, come quella di Milano Bicocca, come l'Università di Bologna, con l'Università per Stranieri di Siena, che ha un corso di laurea in mediazione culturale, che appunto è stato aperto alle persone sorde o comunque a persone che avessero frequentato corsi di LIS.
In questo modo, la lingua dei segni è entrata nelle università, anche perché molti corsi di laurea prevedono la presenza dell'interprete, così lo studente sordo può chiedere l'intervento dell'interprete. Fra l'altro, però, la lingua dei segni è insegnata anche da altre associazioni, da altri siti e istituzioni. Ad esempio, a Roma, oltre ai corsi istituiti dall'ente nazionale sordi, che li fa anche in tutto il resto d'Italia, abbiamo anche l'Istituto Statale Sordi di Roma, che organizza diversi corsi. Abbiamo per esempio un'associazione che si chiama Gruppo Silis, che è una delle prime che è stata fondata proprio allo scopo di studiare e dare informazioni sulla lingua dei segni italiana.
In alcuni casi, alcune università non istituiscono direttamente dei corsi, ma riconoscono dei crediti a chi frequenta i corsi fatti magari da altre associazioni. Esistono poi tantissimi siti ormai sul web pronti a dare informazioni sulla lingua dei segni. Qui ve ne ho trovato uno proprio sulla storia dei sordi, che è informatissimo su tutto quello che abbiamo raccontato sulla storia dei sordi e sull'educazione dei sordi, anche molto di più di quello che siamo riusciti a raccontare nelle nostre lezioni. È stato creato e viene tenuto aggiornato da Franco Zatini, una persona sorda molto attiva nella comunità dell'ente.
C'è poi una mostra divulgativa che abbiamo realizzato nel 1998 in occasione del congresso a Genova sulla ricerca sulle lingue dei segni. Questa mostra si chiama "I segni come parola" ed è stata poi trasferita sul web. Abbiamo anche prodotti di vario genere, per esempio questo DVD "Quando nasce un bimbo", che serve per le persone sorde segnanti, da ottenere una serie di informazioni proprio sulla gravidanza e sul parto. Oppure, ci sono documentari, sempre di più, che raccontano storie di persone sorde. Questo recentemente ha vinto anche un premio al Cine Deaf, "Segna con me", racconta storie di persone sorde molto diverse tra loro e però anche di persone udenti che usano la lingua dei segni.
Come vi dicevo, ci sono tantissimi siti, per esempio il blog dei sordi, che dà tutta una serie di notizie su quello che succede nella comunità. Recentemente c'è stato un movimento che è nato proprio grazie alla rete, che si chiama "Lì s'è subito", che ha chiesto a gran voce il riconoscimento giuridico della lingua dei segni italiana. Ogni giorno quasi nascono nuovi siti; per esempio, qui ve ne abbiamo segnalati alcuni, ma molti altri potete trovarne, come "Sordi online", che dà notizie di informazione ai sordi nel mondo, oppure tutto un canale di YouTube dedicato alla lingua dei segni.
Ci sono ancora siti molto belli per chi studia la lingua dei segni o che danno informazioni sulla linguistica della LIS, o che addirittura propongono di tradurre insieme delle frasi, dei testi italiani particolarmente significativi, e di trovare insieme la traduzione migliore. Ma arriviamo al, diciamo, al crux di questa nostra lezione, che è il tema del riconoscimento delle lingue dei segni. Fino a oggi c'erano state delle risoluzioni nel 1988, due risoluzioni del Parlamento europeo, che aveva raccomandato agli Stati membri di prendere una serie di misure in favore delle lingue dei segni nazionali. Ma l'atto più importante è stato la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, approvata dalle Nazioni Unite, dall'ONU, il 13 dicembre 2006, e che è stata poi ratificata anche dall'Italia nel 2009.
Questo è molto importante perché, in qualche modo, lega, cioè obbliga in qualche modo gli Stati membri a prendere delle risoluzioni per il riconoscimento giuridico delle lingue dei segni. Tra l'altro, questa convenzione cita le lingue dei segni in più di un articolo, sia come forma di comunicazione, che come mezzo di inclusione, che come strumento di educazione. Quindi, per vari motivi, raccomanda la tutela e la protezione. Recentemente è uscito un numero della rivista "Psicologia clinica dello sviluppo", dove è stato pubblicato un dibattito intitolato "Chi ha paura della lingua dei segni", proprio perché quando una legge sta per essere approvata in favore della lingua dei segni italiana nel nostro Parlamento, qualcuno comincia a dire che questa legge non va approvata, che la lingua dei segni porta una serie di argomenti contro la lingua dei segni.
Questo dibattito ha posto una serie di domande in questo senso, ha avvitato persone più favorevoli e persone meno favorevoli alla lingua dei segni italiana. Vi lascio quindi con lo spunto di riflessione: quali sarebbero i vantaggi di un riconoscimento legislativo della lingua dei segni italiana? Qui vi saluto e vi ringrazio per l'attenzione, ma in realtà la mia lezione non finisce proprio qui, perché voglio farvi un regalo speciale, ovvero farvi vedere una poesia dei fratelli Giuranna, Rosaria e Giuseppe, intitolata "Grazie", che tratta proprio molti dei temi che abbiamo affrontato nelle nostre elezioni.
Perché? Perché all'inizio di questa composizione poetica, Rosaria porta una serie di argomenti in favore della lingua dei segni, mentre il fratello invece fa la parte della persona contraria, sfavorevole alla lingua dei segni. Quindi, mentre Rosaria dice "la lingua dei segni è importante, la lingua dei segni deve crescere, la lingua dei segni deve essere approvata", il fratello porta tutti argomenti negativi, nel senso di dire "in fondo nessuno la usa, è stata bocciata, è stata messa da parte" e così via. Tuttavia, le argomentazioni di Rosaria progressivamente convincono il fratello, che si unisce in qualche modo alle sue argomentazioni.
Quindi, alla fine, questa poesia, come vedrete, si trasforma in un coro, perché le stesse frasi, le stesse rime, in questo caso in lingua dei segni, vengono pronunciate da entrambi i protagonisti. La poesia termina con una serie di "grazie", grazie proprio alla lingua dei segni, ma questi "grazie" sono mostrati, sono prodotti in tante lingue dei segni diverse, quindi facendo vedere ancora una volta come la lingua dei segni non è universale, ma come ogni comunità e ogni gruppo di sordi abbiano creato e tramandato una propria lingua dei segni. Vi lascio con questa composizione e vi saluto ancora una volta.