📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

Perché Socrate accetta la morte? | Il Critone di Platone spiegato

Filosofia Semplice21:10

Transcription

Benvenuti, o bentornati sul canale. Oggi andiamo a vedere uno dei dialoghi più intensi e più attuali della filosofia antica, e stiamo parlando del Critone di Platone.

Il Critone è uno dei dialoghi giovanili di Platone ed è un dialogo interamente incentrato sulla figura del maestro di Platone, che è appunto, appunto, Socrate. Il Critone cronologicamente si pone subito, subito dopo un altro grande dialogo della della prima fase di Platone, che è l'Apologia di Socrate. Nell'Apologia, eh, Socrate, diciamo, Platone ci riporta quello che è il discorso in autodifesa di Socrate davanti alla corte, davanti al tribunale che lo sta per condannare a morte.

L'Apologia è sostanzialmente divisa in due parti. Eh, nella prima parte abbiamo appunto questo discorso di Socrate in autodifesa, che cerca di convincere la corte della sua innocenza. E nella seconda parte, invece, quando Socrate è stato effettivamente già condannato a morte, abbiamo delle riflessioni amare di Socrate, sempre davanti alla corte, sempre davanti al tribunale.

Il Critone, che, come dicevo, si colloca cronologicamente subito dopo l'Apologia, è invece, è invece centrato in uno spazio più intimo e più drammatico, ovvero nella prigione. Socrate è già stato condannato a morte nell'Apologia e nel Critone lo vediamo appunto in cella, lo vediamo in prigione, mentre, mentre attende sostanzialmente la sua esecuzione, l'esecuzione capitale, la condanna a morte, appunto.

Il Critone non è un dialogo particolarmente lungo, è un dialogo molto breve in realtà, ma nonostante questo, è un dialogo comunque molto denso di contenuti, molto denso di significato, perché in queste poche pagine, ehm, e facendoci vedere Socrate in cella, Platone ci spiega, ci insegna, ci tramanda molte cose importanti. Parliamo infatti del rapporto tra individuo e stato, così come parliamo del concetto delle leggi e dell'obbedienza alle leggi. Parliamo del concetto di giustizia, parliamo del concetto di responsabilità morale, parliamo del concetto di cittadinanza, del senso più autentico del concetto di cittadinanza. Quindi, in poche pagine è condensata tutta questa riflessione, tutto questo sapere.

E proprio per questo, il Critone è uno dei dialoghi più studiati all'interno della della storia della filosofia e della filosofia politica in particolare, cioè di quella branca della filosofia che si occupa appunto delle riflessioni sulla politica, sulla giustizia, sul concetto di etica e di morale legati alla questione appunto politica e del governo della città, dello Stato.

Vediamo un attimo il contesto narrativo del Critone. Come abbiamo detto, il Critone è ambientato ad Atene ed è ambientato, in particolare, nel carcere di Atene. Socrate è stato da poco condannato a morte, però l'esecuzione è stata rimandata di qualche giorno, non viene eseguita immediatamente dopo la condanna. Quindi Socrate è lì in cella in attesa. Eh, è stata rimandata perché è stata rimandata perché ogni anno, infatti, ci racconta Platone, che ad Atene, ehm, Atene inviava una nave sacra all'isola di Delo in onore di Apollo. Stiamo parlando di una celebrazione, di una festività religiosa in onore del del dio Apollo. Una celebrazione, una festività che durava qualche giorno e durante questo periodo tutte le condanne a morte, tutte le esecuzioni capitali venivano sospese, proprio in eh, in onore alla alla divinità, al dio Apollo.

Quindi la condanna a morte di Socrate avviene proprio durante questo periodo di festività religiosa. Quindi anche Socrate, nonostante sappia già di essere condannato a morte, diciamo, deve attendere qualche giorno, deve attendere la fine la fine di questa di questo periodo di festività religiosa per essere effettivamente giustiziato. Ehm, le navi, nel momento in cui questa nave, queste navi che vengono inviate all'isola di Delo in onore di Apollo, nel momento in cui inizia il dialogo il Critone, Platone ci dice, stanno rientrando. Vuol dire che il periodo di festività sta finendo, quindi sostanzialmente non manca molto all'esecuzione capitale di Socrate.

Ed è in questo momento, in questo, in questo punto, che entra in scena un amico fondamentale di Socrate che dà il nome anche al dialogo, cioè appunto Critone. È un amico intimo, è un discepolo molto fedele, è un uomo benestante che appartiene ad una classe sociale eh, alta e benestante, appunto. Critone ha organizzato la fuga di Socrate. Critone vuole così tanto bene a Socrate, sa che manca ormai poco all'esecuzione capitale, vuole in tutti i modi aiutare il suo grande amico e maestro. Ehm, Socrate è maestro anche di Critone, oltre che di Platone, appunto. Critone è non solo amico, ma anche un altro discepolo di Socrate. Socrate ne aveva molti di discepoli.

Quindi cerca di organizzare una fuga nascosta, segreta, di Socrate, cerca di farlo fuggire dalla prigione proprio per evitare, per fargli evitare la condanna, la condanna a morte. Tutto è pronto, le guardie del carcere sono già state corrotte. Eh, l'esilio di Socrate è quindi possibile. Quindi Critone si reca in cella per andare a prendere Socrate, per portarlo via, perché di lì a poco lo avrebbero ucciso. Entra nella prigione convinto che Socrate, eh, davanti alla possibilità concreta di andarsene, appunto, acconsentirà a salvarsi tranquillamente. In realtà accade esattamente l'opposto. Come vedremo, Socrate, Socrate non non acconsente a questo piano di fuga e vedremo, vedremo perché.

Socrate non vuole evadere, non vuole, non acconsente a questo piano di evasione e Critone cerca di convincerlo, porta diverse argomentazioni a favore della fuga di Socrate. Critone infatti gli dice: "Ma guarda che la città nei tuoi confronti ha sbagliato. La condanna che ti è stata imposta è ingiusta e tu stesso lo sai." Socrate lo sa molto bene di essere totalmente innocente. Fuggire non significa fare del male a nessuno, dire Critone, ma significa invece compiere un atto di giustizia, cioè ribellarsi ad una condanna che tutti sanno essere profondamente ingiusta. Restare, restare e quindi morire significherebbe abbandonare i figli. Eh, e la moglie. Socrate è sposato, ha dei figli, quindi eh, se c'è la possibilità di evitare la morte per una condanna per di più ingiusta, sarebbe da stupidi farsi uccidere. Ehm, è una difesa basata sul senso comune. Ecco, quella di quella di Critone è una difesa basata sulle emozioni, sul senso comune, sull'affetto e sulla profonda amicizia che lo lega con Socrate, ma è una difesa tutto sommato eh, genuina, è una difesa tutto sommato comprensibile, appunto, eh, dal punto di vista del senso comune, del buon senso.

Però Socrate non ragiona mai in termini in termini di buon senso. Socrate rimane fermo nella sua decisione di restare in carcere e farsi uccidere e spiega, spiega il perché. La domanda fondamentale, infatti, dice Socrate, non è che cosa conviene fare. La domanda fondamentale è semmai che cosa è giusto fare, perché dal punto di vista del senso comune è chiaro che conviene fuggire di fronte a una condanna ingiusta, di fronte a una condanna a morte ingiusta. Quindi ancora peggio, c'è proprio la pena capitale. Però, questo non è l'atteggiamento migliore perché la vera domanda è appunto se questo sia giusto oppure no. Se fuggire di fronte a una condanna ufficiale, di fronte a ciò che dice la legge, sia giusto oppure no. E per Socrate non è giusto. Per Socrate non è giusto.

Infatti, qui introduce Socrate, negli ultimi momenti della sua vita, introduce un principio che è fondamentale nel suo pensiero, che è proprio la base, il cuore del di tutto quanto il suo pensiero. Non bisogna mai commettere un'ingiustizia, nemmeno per rispondere ad un'ingiustizia. In altri termini, è meglio commettere, è meglio subire un'ingiustizia piuttosto che commetterla. Commettere un'ingiustizia non è mai la soluzione migliore, neanche quando questo sembrerebbe essere il comportamento più normale, più di buon senso. Mai commettere un'ingiustizia, meglio subirla che commetterla.

Qui Socrate sta palesemente subendo un'ingiustizia, una condanna a morte sbagliata, totalmente infondata, ma fuggire significherebbe commettere a sua volta un'ingiustizia e questo non si fa mai. Meglio subire una condanna a morte ingiusta, facendosi uccidere ingiustamente piuttosto che commettere a sua volta un'ingiustizia, cioè fuggire di fronte alla legge. Fuggire, infatti, significherebbe violare le leggi. La condanna a morte di Socrate è sì ingiusta, ma è comunque stata pronunciata in nome di un tribunale, è stata pronunciata in nome delle leggi e fuggire significherebbe violare quelle leggi.

Violare le leggi significa fare del male alla città, fare del male alla alla comunità, alla convivenza civile. Socrate è cresciuto con quelle leggi, con le leggi ateniesi. È cresciuto ad Atene, ha passato l'intera sua vita ad Atene, ha passato l'intera sua vita ad obbedire a quelle leggi e ad insegnare agli altri l'obbedienza alle leggi. E adesso, in sostanza, che cosa fa? Disubbidisce lui per primo. Non sarebbe possibile. Non sarebbe coerente con tutta quanta la sua vita. E quindi Socrate non si considera vittima di un uomo o di una fazione politica, ma di un processo legale, di un potere legittimo, per quanto ingiusta, ripeto, possa essere la sua condanna, è stato comunque un potere legittimo a pronunciarla. È stato comunque un potere legittimato dalla legge e dai cittadini a pronunciarla e quindi ribellarsi e fuggire ed evitare, violare questa disposizione di leggi significherebbe tradire la sua città, tradire quello in cui ha sempre creduto per tutta la vita, tradire quello che ha sempre insegnato per tutta la vita.

A questo punto Platone costruisce uno dei passaggi più straordinari di tutta la storia della filosofia, la cosiddetta personificazione delle leggi, perché adesso il discorso si incentra maggiormente appunto sul sulle leggi. Socrate a questo punto immagina le leggi come delle persone fisiche che gli parlano, che vengono in prigione, in carcere da lui e gli parlano, gli chiedono delle cose. Le leggi gli chiedono: "Chi ti ha fatto nascere? Chi ti ha educato? Chi ti ha reso il cittadino che sei oggi?" E la risposta sono appunto le leggi. Socrate è quello che è oggi, proprio per le leggi che ha seguito, per le leggi che ha seguito per tutta la vita. Ad Atene sono le leggi che lo hanno reso ciò che è adesso.

Le leggi non sono un semplice insieme di regole, le leggi sono qualcosa di più. Sono ciò che rende possibile la città e la convivenza stessa. E fuggendo da queste leggi, Socrate andrebbe ad indebolire le istituzioni e la fiducia nelle istituzioni, andrebbe a trasmettere un messaggio gravissimo ai giovani che da sempre lo hanno seguito. Andrebbe ad insegnare ai giovani che le leggi valgono soltanto quando convengono. Quando conviene ubbidire alle leggi ubbidiamo, ma quando non conviene allora è bene violarle. No, non è assolutamente così. Socrate trasformerebbe l'ingiustizia subita in un'ingiustizia compiuta e questo è profondamente sbagliato perché, ripetiamolo, per Socrate è sempre meglio subire un'ingiustizia piuttosto che commetterla.

Il punto decisivo è proprio questo. Se ciascuno decidesse quando ubbidire alle leggi e quando non ubbidire alle leggi, la città esploderebbe, la città si disgregherebbe, la legge diventerebbe qualcosa di arbitrario. Ma la legge non è qualcosa di arbitrario. Le leggi valgono sempre, anche quando sono ingiuste. Può contestarle e possono essere cambiate, certamente, perché le leggi possono anche essere ingiuste e devono essere cambiate quando sono ingiuste, ma non vanno mai violate perché le leggi, anche se ingiuste, valgono sempre, valgono per tutti allo stesso modo.

E Socrate è cresciuto con quelle leggi. Socrate le ha sempre rispettate e ha sempre insegnato agli altri a rispettare a loro volta le leggi. Adesso che la legge è ingiusta nei suoi confronti, non può ribellarsi e violarla perché sarebbe, ripeto, un tradire tutto quello che lui ha insegnato e creduto per tutta la vita. Socrate non è un ribelle, eh. Socrate è un obiettore di coscienza, potremmo dire, da questo punto di vista. Socrate non è un rivoluzionario, non è un ribelle rivoluzionario che insegna a sovvertire la legge, non invita alla disubbidienza arbitraria delle leggi, non incita alla violenza, non rifiuta mai la politica Socrate, neanche quando questa è ingiusta nei suoi confronti.

Socrate è piuttosto un obiettore di coscienza, usando una terminologia moderna. Segue la coscienza, ma accetta le conseguenze delle proprie scelte. La legge, certo che può sbagliare, ma va rispettata anche quando sbaglia, ma va criticata dall'interno se è sbagliata e va cambiata senza sovvertire l'ordine politico. Questo rende la posizione di Socrate profondamente etica, ma profondamente tragica anche allo stesso tempo.

Seguendo questa direttiva morale che Socrate ha sempre seguito in tutta quanta la sua vita, seguendo questa sua profonda convinzione che la legge, anche se ingiusta, va comunque sempre rispettata, Socrate rifiuta di fuggire, rifiuta di evadere dal carcere di nascosto, poi, come un ladro, e e rimane, rimane lì a farsi a farsi uccidere davanti a tutti. Rimane lì accettando quella che comunque è una sentenza legittima, pronunciata in nome di quelle leggi che lui stesso ha seguito per tutta la vita e rimane lì accettando serenamente la morte, che vedremo poi in un altro dialogo che è il Fedone, un dialogo successivo in cui Platone racconta proprio le ultime ore di vita di Socrate, racconta le ultime riflessioni che Socrate fa sulla sull'anima e sull'immortalità dell'anima. Un dialogo molto bello il Fedone. Ho già fatto un video, quindi se se volete approfondire il Fedone, andate a cercare nel mio canale il video, appunto, sul Fedone.

E nel Fedone, poi Platone conclude facendoci vedere proprio il momento in cui, in cella, insieme ai suoi più cari amici, Socrate prende il calice del veleno della cicuta che gli è stato consegnato, lo beve e si lascia morire sul suo giaciglio.

Tornando al Critone, eh, vediamo molto molto chiaramente, molto semplicemente, in maniera diretta, quanto il Critone sia un dialogo molto attuale, sia un dialogo estremamente attuale. Non parla soltanto dell'Atene del V secolo antico Cristo. È un dialogo che parla di tutti noi, parla dell'importanza della fiducia nelle istituzioni, parla del rapporto tra il potere e la responsabilità, parla del danno collettivo che scaturisce da una disobbedienza alle leggi, da una violazione alle leggi.

In altre parole, il Critone ci sta dicendo che quando i politici non rispettano le regole, aggirano la legge, magari facendosi anche leggi ad persona, leggi costruite sulla propria sulla propria persona, quando chi governa e dovrebbe tutelare le leggi invece le calpesta, allora la comunità si disgrega. La comunità non può far altro che disgregarsi. È qui che la lezione di Socrate diventa drammaticamente attuale.

La legge è laicamente sacra perché rende possibile la convivenza, perché è questo il motivo per cui la legge esiste, per garantire la convivenza. E se diventasse arbitraria e violabile in base alle circostanze, non garantirebbe più la convivenza tra i cittadini, che è il motivo stesso per cui la legge esiste.

Socrate sceglie di non fuggire, accetta la morte e beve la cicuta, non perché la città abbia ragione, ma perché senza il rispetto delle leggi la città cesserebbe di esistere. È questo che Socrate ha insegnato per tutta la vita. È questo che Socrate ha professato per tutta la vita e non può tirarsi indietro adesso che la legge è ingiusta con lui. Il Critone è una lezione di responsabilità politica, di coerenza morale, di fedeltà alla comunità. Qui Socrate dimostra al 100% la sua profonda, appunto, coerenza morale. Dimostra di essere coerente fino alla fine. È una lezione difficile, scomoda, radicale ovviamente, ma proprio per questo è eternamente viva.

Questo video di spiegazione del Critone finisce qui. Se il video vi è piaciuto, io vi invito a lasciare un like e un commento. Vi invito anche a iscrivervi al canale, magari ad attivare la campanella delle notifiche, così da non perdere ulteriori video. Eh, detto questo, vi ringrazio profondamente, vi auguro un buon proseguimento e una buona filosofia a tutti.