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23 - I 7 rami nella vita quotidiana - Ispirazioni mattutine con Lama Michel Rinpoche

NgalSo53:28

Transcription

Buongiorno. Certe volte la risposta che è così vicina che non la vediamo. Certe volte cerchiamo lontano, cerchiamo su luoghi complessi. Però, in realtà, la risposta di cui abbiamo bisogno è molto vicino a noi. Però, proprio lì davanti, è proprio per quello che in qualche modo non riusciamo neanche a vederla. Principalmente perché eravamo abituati a vederla in un altro modo. E a un certo punto, quando si riesce a cambiare prospettiva, spesso si trova una risposta che prima non si trovava. No, io ho avuto alcune esperienze di questo genere con insegnamenti stessi. No, però non voglio entrare, sennò già vado su un'altra strada di quello che volevo dire oggi.

Nella vita di tutti i giorni ci sono diversi aspetti che occupano tanto spazio nella nostra mente. Sono tante cose che noi affrontiamo, tante situazioni che viviamo, eccetera, che alla fine occupano tanto, tanto spazio dentro di noi. E il fatto che occupano uno spazio dipende, può essere un problema o no. Se noi vogliamo utilizzare quello spazio con qualcos'altro, diventa un problema. Se noi non abbiamo, non vogliamo fare nulla di più significativo, che lo spazio sia occupato da un problema o che sia occupato da un film o che sia occupato da qualunque altra cosa, non è che cambia tantissimo alla fine dei conti. Però, quando vogliamo utilizzare la vita in un modo più significativo, sì, cambia tanto. E una delle cose che più occupa spazio dentro di noi, e io direi che uno dei punti più importanti nella vita in generale, sono i rapporti interpersonali, sono le relazioni con le altre persone, no?

Eh, un po' di tempo fa qualcuno mi disse: "Ah, qui ad Albagnano, una cosa che ho imparato è che per riuscire a lavorare bene è diverso che in altri posti, perché qua si deve dare prima priorità ai rapporti, all'armonia fra le persone. Poi, se c'è armonia, di conseguenza viene fuori l'efficienza. Se cerchi il contrario, non funziona." Ma questo, in generale, è un po' dappertutto, in realtà. Anche nei rapporti in famiglia, nei rapporti con gli amici, nei rapporti ovunque sia. E spesso ci chiediamo, no? "Ma come si fa? Io vorrei avere un rapporto migliore con quella persona, ma cosa devo fare? Da dove devo cominciare?" eccetera, eccetera. È una cosa che spesso ritroviamo. E anche per coltivare, mantenere un rapporto che già è buono, perché questo è quasi, quasi ancora più importante. E quando un rapporto con una persona è sano, è buono, è piacevole, che va ancora di più protetto e coltivato e non preso per scontato, perché il pericolo è che a un certo punto si crea distanza. E quando uno vuole riprendere quella vicinanza, è faticoso, no? Quindi è proprio quando anche un rapporto è bello, sano, che va ancora di più curato, protetto, no? E cosa fare? Da dove partire?

E qua ci sono una parte negli insegnamenti che, secondo me, è una tecnica meravigliosa per questo, uno strumento molto valido. Che però noi ce l'abbiamo davanti a noi. Tutti voi avete già sentito, risentito innumerevoli volte, l'avete già fatto innumerevoli volte, si ripete tutti i giorni. Però magari proprio perché è così vicino, uno non riesce a vederlo bene. Che sono le pratiche dei sette rami. Qualcosa che Buddha ha insegnato. E visto che è così importante, è stato messo in una forma cerimoniale quasi. È stato messo nella parte di recitazione con visualizzazione. È qualcosa di così importante che è stato messo nel modo corretto per noi di relazionarci con il Sacro, con il guru, con il Sacro in generale. Però, se noi prendiamo questi stessi strumenti e invece di solamente recitarlo e magari visualizzarlo, che già ho tanto, ma se riuscissimo, oltre che a recitare, visualizzare, eccetera, applicarlo nella vita di tutti i giorni, anche nei rapporti più, chiamiamoli così, mondani, ok? E secondo me c'è un grande potere. Perciò, vediamoli velocemente.

Il primo passaggio, il primo dei sette rami, è rendere omaggio. La prima cosa per mantenere, per coltivare un rapporto sano, per per anche riuscire a pacificare un rapporto con qualcuno, eccetera, uno dei primi passaggi importanti è riconoscere le qualità dell'altro. Ovviamente, quando ho un rapporto fra due persone, questo avviene sia da una parte che dall'altra, meglio. Però, come ho letto un po' di tempo fa, dicevano: "Quando uno vede che deve fare uno sforzo dalla propria parte e fare un cambiamento di attitudine in se stesso, però spera anche che l'altro pure deve far qualcosa." Quell'opportunità che c'era di cambiamento già si è persa, perché uno fa dipendere la propria azione, va a dipendere da quello che l'altro fa. E già lì ci siamo fregati. Perciò dobbiamo partire a vedere quello che noi possiamo fare. Poi, quello che l'altro fa o meno, è un problema suo. Anche se ricade su di noi in parte, però non dipende da noi. Per questo non è un problema nostro, perché non lo possiamo risolvere noi. Questo non vuol dire che non ricada su di noi in un modo o in un altro, però non è un problema nostro, perché tanto non lo possiamo risolvere. No? Perciò, il primo passaggio è rendere omaggio, riconoscere le qualità dell'altro.

No, quando noi parliamo di rendere omaggio, non è una questione di adulare. È una questione di riconoscere le qualità e permetterci di verbalizzare, permetterci di manifestarle. Sembra semplice, ma non è così facile, no? Essere davanti all'altra persona e poter dire le sue qualità, riconoscerle, dirle, metterle per iscritto, manifestarli. Quindi, rendere omaggio all'altro, e in un modo sincero, ovviamente. Qual è una delle importanze di rendere omaggio? Perché quando rendiamo omaggio all'altro, nel senso che quando riconosciamo le sue qualità, le sue caratteristiche positive e ci permettiamo di manifestarle, questo è un antidoto alla nostra propria arroganza. Perché una delle difficoltà che esiste è che quando noi ci avviciniamo all'altro, noi abbiamo tendenza di paragonarci con l'altro, abbiamo la tendenza di vedere noi stessi tramite anche il giudizio dell'altro, in qualche modo andiamo a creare già un blocco, già una distanza alla partenza, perché vediamo l'altro tramite quello che io ho bisogno, tramite noi stessi, tramite la nostra propria visione, tramite i nostri le nostre necessità, i nostri desideri, le nostre avversioni. Inevitabilmente lo facciamo. Ma quando noi entriamo con l'arroganza, con il senso di superiorità, naturalmente si crea una distanza e un blocco enorme. E quindi la prima cosa è rendere omaggio.

Che se noi andiamo a vedere da un punto di vista più semplice, anche quando noi dobbiamo parlare con una persona, qual è la prima cosa che dovremmo fare? È salutarla. Perché se si arriva verso qualcuno senza salutare, quella persona è come se non ci permettesse di entrare in incontro, e come se rimanesse un blocco in qualche modo fra le due persone. Invece il saluto è in parte una forma di rendere omaggio, nel momento nel quale io vado e dico: "Ok, io prendo atto della tua presenza, ti rendo omaggio in alcun modo." È chiaro che se noi andiamo oltre quello e riconosciamo le qualità dell'altro e le verbalizziamo con sincerità, senza entrare in una cosa di adulazione, non è una cosa di dire: "Ah, no, perché voglio che tu pensi che io sto lì." Che una semplice cosa di permettersi. Poi ricevere un omaggio non è neanche semplice. E quindi, quando in realtà questo si fa da tutte e due le parti, è ancora più bello. Quando c'è questa possibilità di farsi un omaggio uno all'altro. E perciò anche per la parte nostra, nel momento in cui andiamo a ricevere un omaggio, fosse nel nostro caso, è l'importanza di poter riconoscere che l'omaggio va fatto alle nostre qualità e non alla nostra persona. No? È un po' come, a me mi fa mi viene da ridere, è un po' come per dire, mi è capitato di andare in giro col cane e più di una volta qualcuno viene e dice: "Ah, complimenti per il cane!" Perché? Complimenti a me? Complimenti al cane? Che belli sono? Complimenti a te? Ma io che c'entro? È una qualità loro, non è una qualità mia. No? Io non non ho niente di particolare perché siano cose belle. Non riesco neanche a pettinarli abbastanza, no? Quindi, quello che succede, che cos'è? Quando qualcuno ci fa dei complimenti, i complimenti vanno fatti alle qualità, agli aspetti. Noi dobbiamo riconoscere questo. "Ah sì, sono fiero che sono paziente, che ho generosità, che riesco ad avere costanza, eccetera, eccetera." E quindi, quando noi, invece di ricevere i complimenti pensando alla persona che è speciale, ma andiamo a riconoscere invece le caratteristiche che noi abbiamo e ci concentriamo sulle caratteristiche positive, quello ci aiuta anche a sviluppare un po' più di autostima, a dare una forza per rinforzare quelle caratteristiche. E anche quando noi andiamo a cercare nell'altro qualcosa su cui omaggiare, dobbiamo cercare le caratteristiche, le qualità, le azioni che sono virtuose, positive, e non tanto un qualcosa di fare gli omaggi in un modo generalizzato. "Tu sei una persona e di qua" e dire delle cose generalizzate, ma anche andare a riconoscere delle caratteristiche specifiche.

Ok, la seconda cosa. Una volta che abbiamo fatto un omaggio, la seconda cosa è fare un dono, fare offrire qualcosa all'altro. Quando noi facciamo un dono, che sia questo qualcosa di materiale o meno, perché si può donare anche amore, si può donare un sorriso, si può dare tanto. Ma quando agli inizi è importante anche materializzare un po', perché il fatto di quando io prendo qualcosa, materializzo e vengo da te con un dono, è anche questo un atto nel quale io sto dicendo: "Guarda che io ti voglio bene, ci tengo con te, voglio qualcosa, voglio venirti incontro, voglio il tuo bene." È un atto nel quale noi andiamo in qualche modo a materializzare un sentimento nel quale noi rispettiamo e vogliamo bene all'altro, no? E questo è qualcosa che è importante. Anche io mi ricordo un amico, una volta che era una coppia di tibetani e italiani, no? Un tibetano con una italiana. E a un certo punto, lei, un po' scherzando, però come si fa certe volte, che negli scherzi si dice la verità, mi disse: "Eh, vedi, non mi fa mai un regalo." E lui, dicendo: "Ma io ti ho dato il mio corpo, parole, mente, cosa vuoi di più?" No? E io, un po' scherzando, ho detto: "In mezzo, ho detto: 'Guarda, tu hai dato tutto quello che avevi ed è vero, perché lui molto dedicato, eccetera.' Ho detto: 'Però sai, un anello con tre diamanti, uno che rappresenta il corpo, uno che rappresenta la parola, uno che rappresenta la mente, daglieli pure.'" No? Ma è il fatto che in generale, quando noi andiamo da qualcuno e gli facciamo un dono materiale, il dono materiale in sé per sé non vale nulla. Non è che sia qualcosa di così importante, però è dove noi andiamo a manifestare un sentimento. E per il quanto sia, non sia, ha un valore. Non è per niente che si dice che quando si va a trovare un maestro, quando si va in un luogo sacro, quando si va a ricevere un insegnamento, qualcosa, mai andare con le mani vuote. Uno porta qualcosa, fa un'offerta, perché ha un potere anche questo aspetto di materializzare. Perché il potere non è neanche tanto nell'oggetto in sé, è nell'atto di manifestare un sentimento tramite la materia. Ok?

Perciò, prima rendiamo omaggio, e poi portiamo un dono, possibilmente un dono che è pensato, che è fatto con attenzione, con affetto. Portiamo un dono. Ok? E questo molto spesso, un atto di un dono, un regalo, un dono, riesce a parlare e a dire molto di più che stare lì a dire tante cose con parole. So, a me mi è venuta una cosa in mente che si è proprio relativa a una relazione di lavoro. Però c'ho una discepola amica che mi raccontò, avvocato, questo in Brasile, che lavorava in uno studio abbastanza grosso, con tante persone, tanto lavoro, eccetera. E c'erano certe volte che lei diventava estremamente nervosa quando era in una certa parte del suo ciclo mestruale. Entrava, diventava estremamente nervosa, però non si accorgeva. Poteva essere anche abbastanza aggressiva. Il suo capo, che era uno giapponese, quindi c'ha il modo un po' diverso, orientale, di fare le cose. Quando lei passava oltre i limiti, semplicemente andava e gli lasciava un cioccolatino sul tavolo. E lei sapeva che quando c'era il cioccolatino, era il modo in cui lui diceva: "Guarda che stai andando un po' oltre, stai oltrepassando un po' tanto." Però era un atto che lei vedeva come un atto di affetto, allo stesso tempo, per dire: "Guarda, riconosco che non stai bene, che è un momento difficile per te, però dai, non esagerare." No? E le ha detto che ha sempre funzionato benissimo, perché si sentiva accolta, si sentiva vista, no? E quindi, in quel fatto di essere accolta, funzionava molto bene. Il potere non era del cioccolatino in sé, era l'atto che, invece che qualcuno veniva lì e la sgridava e andava contro, dove uno non si sente accolto, era un semplice atto nel quale lei si sentiva fortemente accolta, voluta bene. Questo aveva un potere di trasformazione enorme.

Quindi, quando noi vediamo l'atto del fare il dono, non è assolutamente nell'intenzione e nella modalità del tra virgolette voler comprare l'altro. Quindi, io ti do questo perché tu mi voglia bene, perché voglio qualcosa da te, no? Esistono, per esempio, io a me mi è già capitato diverse volte, no? In una cultura dove uno non va mai con le mani vuote, come nella cultura tibetana, sono diverse volte che arriva qualcuno e porta qualcosa. Un po' più del solito. Una di: "Che cosa vuoi?" Che quando uno viene e fa un dono, ma in realtà è perché vuole qualcosa in cambio. "Quindi, io ti faccio questo dono, guarda che ti ho fatto un dono bello, quindi tu anche a me qualcosa di bello devi fare." E c'è, non è questo di cui stiamo parlando. Stiamo parlando del semplice fatto di manifestare il nostro sentimento, permetterci anche di quello, perché quando noi cominciamo all'inizio, rendiamo omaggio e poi dopo manifestiamo il nostro sentimento di affetto, di rispetto, di gratitudine verso l'altro con un oggetto, materializzando quello, quello ci fa entrare in contatto ancora di più con questi sentimenti dentro di noi. Ok? Perché poi uno dei punti fondamentali perché ci sia un incontro fra due persone sono i sentimenti di gratitudine, di rispetto, di amore, di affetto. Questi sono fondamentali. Perché se noi cerchiamo di entrare in contatto con una persona, parlare con l'altro, farci capire, far capire qualcosa, dove noi cominciamo che invece di vedere l'altro, partiamo che vediamo solo noi stessi, invece di quindi entrare in contatto con, invece di partire da una base di un sentimento di rispetto, gratitudine, amore, affetto e così via, partiamo con un sentimento di egoismo, di vedere le mie insoddisfazioni, di rabbia, eccetera, eccetera, è ovvio che non funziona quello che viene dopo. Quindi deve partire da questo, in qualunque rapporto sia.

Sì, io per fare un esempio, che per dire, no? Io ieri stavo guardando le immagini della costruzione del tempio per vedere di fare qualcosa per il giorno di apertura, eccetera. Una delle cose di cui sono molto fiero, felice, che è stato in questa, in tutto questo periodo di costruzione, è il modo in cui siamo riusciti all'interno del cantiere di relazionarci, dove effettivamente, quando vai verso qualcuno che non conosci, che non sai più di tanto, che qua, cominci prima di parlare della pittura, prima di parlare del pavimento o del del cemento, qualunque cosa che sia, prima di tutto rendi omaggio, saluti. Dopo ti interessi per l'altro, lo tratti con rispetto. Non sei, l'altro non è una semplice funzione, è una persona che c'è lì. Manifesti un sentimento sincero, anche di affetto nei suoi confronti, di rispetto, prima di tutto. E quello cambia totalmente il modo in cui dopo da quello si risolve tutto. I problemi si fanno, per dire, chi ha mai fatto una piccola ristrutturazione o costruito qualcosa, sa il quanto spesso è complesso. Un luogo così grande, molto di più problemi, ci sono stati tantissimi, ma non c'è mai stato un litigio. Qualcuno dirà: "Ah, eh, perché c'è di te." Non è proprio così, è perché si è applicata una modalità di rispetto, una modalità dove uno si preoccupa con l'altro, si occupa del dove dell'altro, dove l'altro non è una semplice funzione. Questo è qualcosa che possiamo applicare nella nostra vita di tutti i giorni, in qualunque contesto ci troviamo.

Perciò, prima di tutto rendiamo omaggio, secondo facciamo un dono. Terzo, ammettiamo apertamente gli errori. Ammettiamo apertamente degli errori. Quando ci troviamo davanti a un'altra persona e non è la prima volta che ci vediamo, esiste un'alta probabilità che nel passato abbiamo coltivato delle tensioni, sono delle cose che noi abbiamo fatto, comportati benissimo, ci sono dentro di noi dei rancori. E come a me mi è capitato, per esempio, una volta, io ho avuto un pezzo di un pensiero che non mi era piaciuto in relazione a Rimpo. Sono andato da lui. Dopo un po', Rimpo, ti devo dire una cosa. Sì, sì. Di solito non me lo lasciava fare subito, ci voleva un bel po' finché riuscivo a parlargli. Può sembrare strano, però vado da lui. C'è un giorno, dice: "No, guarda, ti voglio dire che voglio chiedere, voglio chiedere scusa, voglio ammettere che ho avuto questo pensiero." "No, no, no problem, everything fine." "Sì, lo so che va tutto bene, però io da parte mia voglio ammettere apertamente, voglio aprire il mio cuore, perché sennò quello che succede, anche se è stato un pensiero, perché sennò quello in qualche modo rimane da qualche parte." E quando noi ignoriamo certi tipi di pensieri, certi tipi di sentimenti, loro rimangono nascosti e poi riescono piano piano a crescere. La gelosia, l'invidia, il giudizio su certi tipi di giudizi. Ci sono certi pensieri che quando noi abbiamo, piano piano crescono. Perciò, quando c'è un rapporto con un'altra persona che ha un rapporto dove effettivamente è puro dal punto di vista di, come posso dire, dove non c'è un giudizio negativo, dove c'è un sentimento di rispetto effettivo, dove non c'è invidia, non c'è gelosia, non c'è avversione, eccetera, non appena dove c'è fiducia, c'è amore, non appena sorge una piccola cosettina, quella va identificata e dissolta, perché sennò nel tempo si va a solidificare. E quel piccolo dubbio, quel piccolo pensiero, a un certo punto può prendere spazio. Non so se vi è mai capitato di, per esempio, avere un pensiero che sembra stupido, però che piano piano comincia a creare un dubbio, e quel dubbio a un certo punto comincia a prendere spazio. E quando hai visto, ha creato addirittura, riesce certe volte a distruggere certi rapporti, la fiducia e altre cose di questo genere.

Perciò, poi ci sono ovviamente cose che diciamo, cose che facciamo, che noi stessi sappiamo che non ci siamo comportati nel miglior modo in relazione all'altro. E quindi è importante la prima cosa: ammettere apertamente i propri errori. In altre parole, anche scusarsi. Dire: "Guarda." E certe volte è anche il fatto di dire: "Qualunque cosa che io abbia fatto, che ti abbia fatto, che tu abbia vissuto male, che ti abbia fatto del male, io ti chiedo scusa. Io non voglio farti del male, però inevitabilmente nelle relazioni fra gli esseri umani, quando noi ci dobbiamo interagire uno con l'altro, è impossibile che le nostre azioni vengano sempre percepite, vissute in un modo positivo, anche se la nostra motivazione così fosse." Eh, a me mi è capitato più di una volta, diverse volte, di aver fatto qualcosa con le migliori intenzioni, qualcuno è rimasto male. Succede. In questi casi, in che modo vado? Vado ad ammettere apertamente l'errore? In che modo vado a scusarmi? Dicendo: "Guarda, io, anche se io non avessi l'intenzione, qualunque cosa che ho detto, qualunque cosa che ho fatto, che tu l'hai vissuto con sofferenza, mi dispiace che sei stato male, mi dispiace che in qualunque modo io abbia fatto qualcosa che ti ha fatto del male. Spero di non ripetere più. Prendo l'impegno da parte mia di non ripetere più." Poi, quanto riesco, meno, è un altro discorso, però io prendo questo impegno, io voglio non ripeterlo più. E qua, a secondo del secondo del tipo di rapporto che abbiamo, eccetera, può essere più facile o più difficile. Magari c'è da fare piano piano un pezzettino dopo l'altro. Non sempre è una cosa facile, però è importante in realtà pulire il passato per guardare verso il futuro. Non sempre si riesce a fare del tutto, eh. Però, se noi riusciamo a fare questi sette rami quotidianamente, in realtà si riesce a ottenere un rapporto in un modo molto più equilibrato.

Dopo aver ammesso apertamente gli errori, passiamo al quarto, che è "rigio". E questo è fondamentale. Riconoscere gli aspetti positivi, belli, piacevoli, virtuosi che c'è nel rapporto con l'altra persona e ringraziare. "Rigio, che bello che c'è questo, che bello che è così, che bello che abbiamo sperimentato quell'altro." Potevo vedere gli aspetti positivi, anche se possono sembrare banali, ovvi, presi per scontato, ancora di più vanno visti, vanno riconosciuti, perché noi abbiamo una tendenza. E una volta mi ricordo che ho parlato di questo in Brasile, c'era lì un medico, e lui, dopo che ho finito, è venuto a parlare. Mi ha detto: "Guarda, questo che tu hai spiegato, c'ha tutta una terminologia specifica nella medicina, nella psichiatria." Che lui mi spiegava questa cosa, che dice: "Il punto è quando noi viviamo una una esperienza, per il quanto sia bella, quello che rimane per noi è l'ultima parte. Noi tendiamo a generalizzare quello che è accaduto tramite l'ultimo passaggio." Quindi, facciamo un esempio banale. Vado a ristorante, il cibo è buono, parliamo bene, ci divertiamo, la compagnia è piacevole, il luogo è bello, un bellissimo pranzo, va tutto bene, veramente va tutto molto bene, piacevole, tutto, eccetera. Addirittura tutti e due riescono a tenere il cellulare in tasca, quindi un bel pranzo. Al momento di pagare il conto, viene fuori un litigio perché, var, qualunque sia la ragione, si finisce a litigare nel momento di pagare il conto. Arriviamo a casa, dopo qualcuno ci chiede: "Com'è andato il pranzo?" La tendenza che abbiamo di dire: "È andato male." Anche se il pranzo è andato bene, il pagamento del conto è andato male. Ok? È importante per noi ricordarci, no? Che una cosa è una cosa, un'altra cosa è un'altra cosa. Sapere un attimino distinguere le cose. Però noi abbiamo la tendenza di generalizzare qualcosa sulla base dell'ultima esperienza.

Per esempio, hanno fatto degli studi che riguarda anche questo sulla parte del dolore. C'erano questo l'ordine dei medici, non mi ricordo, credo in America, non mi ricordo bene. Hanno fatto degli studi perché c'era un certo tipo di intervento, adesso non mi ricordo qual era, che è un intervento che fa male. E quindi loro si stavano chiedendo come è meglio farlo: più veloce che fa più male, però dura meno, o farlo più lentamente che fa meno male, ma dura di più? E poi hanno visto tante modalità diverse. E quello che si sono accorti è che anche se lo fanno in un modo che praticamente non fa male, che va tutto bene, però l'ultimo momento fa male, rimane quella memoria lì. Se fanno più veloce, però l'ultima parte la fanno piacevole, rimane quella memoria lì. Quindi, nella logica, alla fine, quello che finiva con più dolore, adesso mi ricordo per bene gli studi, ma quello che finiva con più dolore, in realtà, nell'insieme del tutto, c'era meno dolore, ma le persone avevano una memoria migliore, si rapportava migliore, volevano preferivano la metodologia. Dopo, ovviamente, però preferivano quella che in realtà era più dolorosa, ma finiva bene. Quindi, noi abbiamo la tendenza di vedere qualcosa e generalizzare sulla base dell'ultima esperienza. Dobbiamo stare attenti con questo, anche perché sennò quello che noi facciamo è: c'è un rapporto con una persona, tanti aspetti belli, qualche aspetto brutto, generalizziamo tutto sul brutto. Poi c'è un aspetto bello e generalizziamo tutto sul bello, e ci dimentichiamo del difficile. Anche, invece, una cosa è una cosa, un'altra cosa è un'altra cosa. Ed è qua, un'altra volta, che ritorniamo sul discorso di giudicare le azioni, le esperienze, e non la persona.

E prendendo l'esempio del ristorante, per dire: "Com'è andato il pranzo?" "Ah, vediamo, l'antipasto era buono, il primo più o meno, il secondo molto buono, il dolce non mi è piaciuto, la conversazione è stata molto piacevole, la compagnia bellissima, il pagamento del conto un disastro." Ok, abbiamo chiarito questo. Vuol dire che se torno in quel posto, sto attento su come si paga il conto, so già com'è. Lo so che al momento del primo prenderò qualcosa di diverso, il secondo ripeto lo stesso perché è andato bene. Quindi riusciamo a muoverci in un altro modo e non di stare a generalizzare. E molto spesso l'esperienza negativa ha una forza di generalizzazione più forte che quella positiva, anche se in certi casi anche il contrario, no? Purtroppo, per esempio, ci sono delle persone che vivono in situazioni, meno male, io non conosco tante, però ci sono delle persone che vivono in situazione di tanta violenza, per esempio, in una coppia, dove però c'è una forte attrazione fisica, in qualche modo uno si permette di subire certi tipi di violenze, rimanere in certi tipi di stati. Ci sono tante dinamiche interne e non posso generalizzare su questo, ma una delle caratteristiche, come per dire, è vabbè, è come se uno generalizzasse e accettasse il resto perché c'è una parte che piace. Questo dobbiamo stare attenti pure. Però il punto qua fondamentale è nel rapporto con l'altro, "rigio", "rigio", perché? Perché quando c'è un conflitto, noi tendiamo di generalizzare tutto sul negativo, invece di saper anche riconoscere gli aspetti positivi. Perciò, dopo aver ammesso apertamente i nostri errori, dopo aver chiesto scusa, e quindi che non è il fatto di ottenere il perdono dell'altro, non c'entra niente, è il fatto di poter aprire e dire: "Io non rimango intrappolato, non rimango attaccato a delle cose che ho fatto che che io so che non sono state positive." E quindi io lo metto apertamente, dire: "Non voglio più ripeterli, sono qua col cuore pulito." E poi "rigio", "rigio" delle cose belle, ringraziare anche se sono cose di cui abbiamo già "rigio" 25 volte, rifacciamo una volta ancora, che è importante ricordare gli aspetti positivi. E questa è una cosa che nei giorni d'oggi è molto, molto, molto importante, perché abbiamo la tendenza di lamentare, abbiamo la tendenza di criticare, però difficilmente esiste la tendenza del ringraziare, del "rigio". E questo crea uno stato maggiore di insoddisfazione, di malessere. Per questo veramente "rigio" è una cosa che è importante, in qualche modo va strutturato. Adesso è il momento di "rigio". Bene, dai, andiamo, trova qualcosa di bello, ringrazia di qualcosa, perché sennò la mente si abitua nell'altro modo, nel e generalizza dall'aspetto negativo. No, va tutto male. Se va tutto male, che stai a fare qua? Tutto male. Non va. Però quando uno generalizza, è come se non riuscissi a vedere. Per questo è importante di fare questo esercizio di ringraziare, di "rigio".

Poi dopo di questo, quindi abbiamo: rendere omaggio, fare un dono, ammettere apertamente gli errori, e "rigio". Il quinto è dove noi andiamo a fare manifestare all'altra persona cosa ci aspettiamo, cosa vogliamo dall'altro, dove si fa una richiesta. E fare richiesta è anche lì qualcosa che è importante, perché uno ci riporta in uno stato di umiltà, dove noi non siamo con toglie da una posizione un po' di superiorità, insieme con il quale ci ricorda che in un rapporto con un'altra persona è un dare e avere, è uno scambio, no? Per dire, un rapporto è sano dal momento nel quale ci sono diverse caratteristiche, però una delle caratteristiche che determina un rapporto sano è quando io ti do quello che ritengo che devo dare, non ti sto dando di più di quello che secondo me dovrei dare, e quello che io ricevo, secondo me, è quello giusto. Io non, non ho la sensazione di ricevere di meno di quello che dovrei ricevere. Quando c'è o la sensazione di dover dare di più o di ricevere di meno, comincia a creare tensione. Quindi questa è uno degli aspetti importanti.

In questo, una delle cose che è interessante è quello di di chiedere, di permettersi di andare dall'altro a dire: "Guarda, vorrei questo, mi farebbe piacere quello", senza l'aspettativa di dover averlo per forza, ma il fatto di manifestare qual è la direzione che uno vorrebbe, che cosa uno dove uno direziona i propri desideri, le proprie aspirazioni. Ricordiamoci che desiderio non è necessariamente una cosa negativa. L'aspirazione, il desiderio è la forza che ci fa camminare, è ciò che ci permette di andare avanti. Se, se dobbiamo andare avanti insieme, che cosa vogliamo? Cosa io mi aspetto da te in questo insieme? Dove voglio andare? Diamo una direzione. Il desiderio è anche una direzione che va data. E una delle cose fondamentali è trovare una direzione in comune. No? Come quando noi facciamo i sette rami, che andiamo a Grub Bud, diciamo: "Cosa chiediamo? Qual è la richiesta che facciamo? Concedimi il Dharma, guidami nel sentiero." Perché qual è la funzione di un rapporto che ci sia fra Guru Bud, la guida spirituale e noi? Di camminare insieme, di andare verso il percorso spirituale dell'illuminazione. Quindi, io cosa chiedo? Io chiedo: "Concedimi il Dharma." Però dall'altra parte c'è anche un ricevere, perché è sempre uno scambio. Però c'è un obiettivo comune, perché ci può essere l'obiettivo di guidare e l'obiettivo di seguire, ma è sempre di andare nella stessa direzione. Perché se io voglio una cosa e tu vuoi un'altra, già non funziona bene. Quindi è importante mettere chiarezza dove vogliamo andare con questo rapporto, che cosa vogliamo fare. E qui si può parlare, si può trovare il modo piano piano di mettere chiarezza. Certe volte può succedere che a un certo punto ci accorgiamo: "Sì, ci stiamo simpatici, ma vogliamo due cose diverse, non funziona, non andiamo nella stessa direzione." Che meglio chiarirlo, no? Invece, cosa vogliamo? E quando si vede che si vuole arrivare, esiste un obiettivo comune, di che cosa vogliamo? Diamo una, come si dice, diamo un significato a questa unione, perché il problema è che quando un rapporto fra due persone diventa il fine in se stesso, è l'inizio della fine. Quando invece un rapporto non è un fine in se stesso, però è uno strumento per qualcos'altro, quello dà molta forza, perché inevitabilmente nel percorso insieme di un rapporto ci saranno momenti difficili, di tensioni, di ogni genere, però quando esiste un obiettivo comune, quello permette di superare questi obiettivi con molta meno difficoltà che quando l'obiettivo è il fine, è il rapporto in se stesso, che è già un fine in sé stesso. Questa è una cosa che va evitata. Però anche lì, magari a un certo punto agli inizi uno aveva un obiettivo, un'idea, però piano piano li perde. E quindi va ricordato. Ok, in questo è il momento in cui si dice di fare la richiesta, che cosa io mi aspetto da te, che cosa io mi aspetto insieme, che cosa io vorrei poter manifestare questo. Ok, no? Anche se noi facessimo un rapporto, qualunque sia, essi, anche, no, di un rapporto lavorativo, ok? Io ho bisogno di questo, io mi aspetto quello. E quando c'è questa chiarezza, tutto anche fluisce meglio.

Poi c'è la parte, la sesta parte, che è quella nella quale uno dedica, direzione. Questo, ok, visto che vogliamo fare questo, che questo duri nel tempo, quindi diamo una direzione, diamo una dedichiamo affinché possa durare, affinché possa rimanere, ossia che non sia una cosa solo di oggi, ma che anche duri nel tempo. E in parte, quando salutiamo la persona, è il "arrivederci", non è che non ci vediamo mai più, no? È comunque questa intenzione che ci sia continuità in qualcosa che è positivo e virtuoso. E quindi avere questa direzione, avere questa chiarezza, che è la parte anche in parte più semplice, quando il resto viene fatto.

E poi l'ultima parte, come si dice in inglese, "last but not least", quindi l'ultimo, però non l'ultimo in importanza, è quasi quasi il più importante di tutti, che magari quando noi facciamo le pratiche, lo veniamo anche, non mettiamo così con tanta importanza, è dedicare. Quando noi parliamo di dedicare e chiedersi: "Qual è il perché?" E riuscire a vedere che esiste qualcosa che va oltre l'o il mio. Quindi, perché faccio questo percorso? Perché facciamo questo insieme? Perché stiamo facendo tutto questo? Per quello di cui dedichiamo, per un bene maggiore, per, no? C'è un verso, una volta che ho letto, che diceva: "Comincio da me, lavoro su di me, ma non finisco in me." Il lavoro, anche dal punto di vista spirituale, si fa su di sé, ma non finisce in sé, si fa per gli altri. E quindi cercare di permettersi in qualche modo, in quel rapporto con l'altra persona, di vedere, come si dice, avere una visione un po' più ampia, avere un qualcosa dove uno permette di andare oltre l'oltre l'io e il mio e noi due, noi due cuori, una capanna, e andare oltre il mio e il tuo bisogno specifico, e vedere che noi possiamo far parte di qualcosa di più, possiamo dedicare a qualcosa che va oltre noi stessi. Quindi, a che cosa vogliamo dedicare questo? E questa è una qualcosa di estremamente importante che viene insieme, perché in questo, che cosa vogliamo dedicare, dà significato a quello che facciamo. E quando c'è un significato maggiore, questo anche ci aiuta a superare più facilmente le difficoltà. Quando qualcosa non ha una ragione di essere, non c'è un significato maggiore, nelle prime difficoltà uno molla. Ok? Quindi, insieme o da parte nostra, come abbiamo detto prima, uno dedica.

E se noi riuscissimo ad applicare questi sette rami, ok, che vanno ovviamente applicati nel rapporto con il guru, vanno ovviamente applicati nel rapporto con il Sacro, nel nostro sentiero, la propria Guru Puja è strutturata sui sette rami, tutte le pratiche che ci sono di Guru Yoga, eccetera, sono strutturate sui sette rami. Però, oltre che farlo nella nostra pratica, cercarlo di portare un po' di più, non solo come una sorta di recitazione e formalità cerimoniale, tra virgolette, che va fatto, che è "lami", non è: "Ho fatto i sette rami per oggi, concluso." Questo è recitare i versi che ci ricordano di quello che dovremo fare: rendere omaggio, prostrazioni, fare le offerte, ammettere apertamente i nostri errori, quindi purificare, pulire il passato, "rigio", capire cosa vogliamo, quindi fare richieste, dedicare affinché ci sia un percorso che sia presente, che ci sia nel tempo, e poi fare la dedica finale. E se noi riusciamo a prendere questo e cercare di applicarlo nella vita quotidiana, nella vita di tutti i giorni, no? Provate pure di prendere con qualcuno con cui dovete avere a che fare, e immagino che questo si trova, trova abbastanza facilmente, che sia nel rapporto in famiglia, che sia nel rapporto di coppia, che sia nel rapporto lavorativo, che sia nel rapporto in amicizia, ovunque sia. Cercare trovare il modo, senza dover dichiarare: "Oh, adesso vedi, facciamo la prova, voglio fare i sette rami con te, vediamo se funziona." No, non è quello. No, si dice negli insegnamenti di "lon dla r", che vuol dire: "Cambia il tuo comportamento interno, però lasci esternamente senza forzare un cambiamento esterno." Esternamente non deve far vedere quello che stai facendo. Non è che dice: "Guarda che farò la prova dei sette rami." "Eh, vediamo se funziona." "Ah, stai attento che adesso faremo questo." No, è un qualcosa nella quale noi dobbiamo quasi quasi che di nascosto anche farlo e vedere in che modo che questo cambia. Ok? E io sono sicuro che ha un potere particolare. Questi sette passaggi che vanno però fatti con consapevolezza, non in un modo, come si può dire, spontaneo. Quando vi vi ogni tanto qualcosa, vanno presi e con un modo strutturato interiore vanno seguiti. Questo è quello che ci aiuta, perché il fatto di avere degli strumenti è quello che ci permette di agire in un modo diverso di quello di cui siamo abituati. E quindi utilizziamo questi strumenti che secondo me sono molto preziosi. E poi, più riusciamo a relazionarci in un modo sano nella vita di tutti i giorni con le altre persone, più cresciamo noi stessi e meglio viviamo la nostra vita anche, ok?

Ovviamente, non prendete questo per dire: "Ok, qual è il rapporto più complesso che ho? Cerchiamo di risolverlo da subito." Cominciamo con cose più semplici, cominciamo ad applicarlo nella vita di tutti i giorni, magari in un rapporto che sì, ha bisogno magari di qualcosina, ma non è così difficile, no? Dove ci sono rapporti che ci sono tanti dolori profondi, ferite profonde, è più difficile, ok? Però cominciare con questo. E anche in un rapporto dove va tutto bene, dove ci troviamo bene, ah, ottimo, una ragione in più per applicare i sette rami, proprio per coltivare e proteggere quello che è così valioso e prezioso, ok? Questo è quello che volevo condividere oggi con voi. Facciamo adesso le dediche.

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Ent [Musica] all'alba o al tramonto, di notte o durante il giorno, possano i tre gioielli concederci le loro benedizioni, possano aiutarci ad ottenere tutte le realizzazioni e cospargere il sentiero della nostra vita con molti segni di buona [Musica] May Help Us Achieve All anding Alle. Buona giornata a tutti.