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La crisi del '29

Fabio Sandrecchi19:03

Transcription

La crisi economico-finanziaria che colpirà gli Stati Uniti e il mondo nel 1929 è una crisi di un mondo interrelato, un mondo interconnesso, un mondo appunto dopo la crisi del conflitto mondiale nuovamente unito da una fittissima rete, appunto, di commerci e di scambi di capitale. La crisi del '29, in un certo modo, porrà appunto in crisi questo mondo.

Si parla di anni '20 come dei ruggenti anni '20 negli Stati Uniti, ma questo interessa in realtà gran parte dell'Occidente, perché sono un periodo, appunto, di ripresa. In generale, miglioreranno le condizioni di vita degli europei e degli americani, in generale, appunto, del continente americano, ma soprattutto negli Stati Uniti si raggiungeranno livelli di benessere prima, o prima di quel momento, inimmaginabili.

Gli Stati Uniti, in effetti, erano l'unico paese che, in un certo senso, ci aveva guadagnato dal conflitto mondiale, prima, appunto, vendendo risorse e armi a paesi belligeranti e poi intervenendo direttamente al momento opportuno, certo, sostenendo grandi costi, ma in alcun modo equiparabili a quelli sostenuti dalle potenze europee.

Si diffuse sempre di più negli Stati Uniti il consumo di massa, non soltanto dei beni primari, dei generi alimentari, ma anche di strumenti come gli elettrodomestici, cose destinate a durare. Faccio un esempio banale come quello della radio o del frullatore. Nella costa orientale degli Stati Uniti, che continuano a essere, appunto, i più dinamici dal punto di vista finanziario, mentre si sta rafforzando nel Midwest quella Rust Belt, quella cintura di ruggine, ovvero quel territorio che comprende diversi stati degli Stati Uniti d'America, dove si sta sviluppando la produzione manifatturiera in ambito metallurgico e metalmeccanico.

Dicevo che nella costa orientale degli Stati Uniti, in particolare a New York, che invece è il contesto più dinamico dal punto di vista finanziario, si stanno moltiplicando le società di speculazione finanziaria. Un esempio lo troviamo anche nella letteratura americana, in quel celeberrimo romanzo che è "Il grande Gatsby".

Mentre le banche statunitensi iniziano a sostenere con il loro credito, cioè facendo dei prestiti, i mercati nazionali, cioè lo sviluppo dell'industria, del commercio statunitense, ma anche il mercato internazionale, investendo direttamente in Europa e, per esempio, nella ripresa della Germania con i piani Dawes e poi con il piano Young.

È un periodo in cui gli Stati Uniti sono retti da una forte maggioranza repubblicana, in quella logica di alternanza che è tipica degli Stati Uniti, che subentra dopo il potere della presidenza Wilson, come ben si sa, a trazione democratica. E vengono operate, operate in questo periodo, attuate in questo periodo, delle politiche economiche squisitamente e rigidamente liberiste, riducendo quindi al massimo l'intervento dello Stato e le spese dello Stato, ottenendo quindi sempre il pareggio di bilancio, lasciando mano libera al mercato e all'economia.

In questo scenario si potrebbe pensare che la condizione dei lavoratori peggiorasse, invece è una condizione in continuo miglioramento, proprio grazie alla dinamicità dell'economia americana. Si assiste anche a un importante aumento dei salari e alla diminuzione della disoccupazione, e sono anni in cui anche le città statunitensi crescono e si allargano, appunto, un periodo di forte crescita e anche di miglioramento della condizione di vita, in parte nelle campagne, ma soprattutto da parte della classe operaia urbana.

A interrompere tutto questo è, appunto, l'epocale e celeberrima crisi economico-finanziaria del '29, spesso considerata una crisi finanziaria, ma che in realtà ha le sue radici in dinamiche di natura economica, che colpì in modo relativamente improvviso, ma sicuramente durissimo, il mercato statunitense e poi globale.

Si tratta di una crisi di sovrapproduzione. Come dicevo, aumentano i consumi di massa negli Stati Uniti, e questo aumenta ovviamente anche la produzione di quei beni che vengono acquistati. Tuttavia, sono beni molto spesso fatti per durare. Pensiamo agli elettrodomestici a cui abbiamo accennato. Oggi siamo abituati alla cosiddetta obsolescenza programmata, cioè i nostri elettrodomestici, i nostri dispositivi elettronici sono progettati per durare per un certo lasso di tempo prima di essere in qualche modo, eh, prima di essere in qualche modo costretti a sostituirli. Questo non accadeva, appunto, in passato.

A un certo punto, per esempio, nel settore degli elettrodomestici, si assiste a una sovrapproduzione, perché? Perché con la crescita continua della produzione, il mercato, a un certo punto, che è un mercato di acquisti di massa, comunque si satura. Di fronte al calo delle vendite, le banche e i creditori in generale ritirano appunto i loro crediti, battono cassa. C'è un progressivo ritiro dei capitali. Molti si trovano nella condizione di ripagare dei debiti che non possono, in quel momento, ripagare, proprio perché hanno un grande invenduto. È una reazione a catena molto complessa, appunto, che si fonda sul progressivo ritiro dei capitali e l'insolvenza da parte di molte fabbriche, di molte aziende, di molte società industriali.

Questo porta, ovviamente, di conseguenza, a un crollo delle azioni, in particolare in quel 24 ottobre del '29, il giovedì nero, in cui diventa palese che gli Stati Uniti sono in crisi economica di sovrapproduzione e che ci si affaccia a un periodo di forte crisi finanziaria, con una contrazione del credito, ovvero si smette di prestare, perché in pochi sarebbero in grado poi di restituire, appunto, la somma prestata. È una reazione a catena.

E il secondo crollo del mercato azionario, il 29 di ottobre, il cosiddetto martedì nero, sarà ancora più grave. Ovviamente, non vengono ritirati, appunto, i capitali nel solo contesto statunitense, ma anche in Europa. Gli investimenti americani in Europa si volatilizzano. Da qui una crisi che si espande dal contesto statunitense a quello globale. Un'enormità di imprese sono destinate al fallimento e milioni, quindi, di conseguenza, si trovano improvvisamente negli Stati Uniti e in Europa, per esempio in Germania, per esempio nel Regno Unito, disoccupati. L'ottimismo che aveva caratterizzato gli anni '20 si volatilizza nel giro di poche settimane, scompare nel giro di poche settimane.

Dietro la ripresa statunitense avremo però un chiaro progetto politico, e questa ripresa si avvierà a partire dal 1932 con l'elezione di un nuovo presidente democratico. Qui cedono il passo i repubblicani, che si trovano del tutto impreparati con le politiche liberiste, quindi con un nullo o minimo intervento dello Stato nel mercato, si trovano, appunto, del tutto privi gli strumenti per gestire la crisi e vengono sostituiti, appunto, nuovamente dai democratici.

E Franklin Delano Roosevelt fa campagna elettorale per la presidenza parlando proprio di questo nuovo corso, il New Deal, un nuovo piano economico per la ripresa degli Stati Uniti dopo la crisi del '29. Stati Uniti in cui la povertà è sempre più endemica, in cui sono milioni i disoccupati, in cui l'economia stenta a ripartire.

Cosa prevede brevemente il New Deal? Consiste nel superare la politica liberista con enormi interventi in economia da parte dello Stato, per esempio finanziando grandi opere pubbliche, per esempio sostenendo finanziariamente i produttori agricoli nelle campagne, finanziando anche la loro evoluzione tecnologica nella produzione. Questo, però, come è possibile? Perché lo Stato può, appunto, intervenire in questo modo attraverso i proventi delle tasse, ma le tasse, normalmente, in qualche modo, il gettito fiscale che lo Stato può impiegare, cala nel periodo di crisi.

E allora la scelta coraggiosa da parte di Roosevelt sarà di finanziare tutti questi progetti a debito. Lo Stato crea debito chiedendo dei prestiti a privati, nella speranza poi di coprire, appunto, questi costi, di ripagare questi debiti più gli interessi, a cui si sommano gli interessi, attraverso, appunto, un maggiore gettito fiscale dovuto alla crescita dell'economia. Quindi la scommessa è questa: investo a debito nell'economia nella speranza di poter ripagare i miei creditori dopo, a seguito della crescita dell'economia nazionale.

Ci sono anche numerosi interventi di welfare. Vengono pagati, per esempio, sussidi alimentari o di disoccupazione, proprio per rilanciare il mercato e alleviare la situazione drammatica in cui versava gran parte della popolazione, una parte rilevante della popolazione statunitense, appunto, prostrata dagli anni di crisi.

Ovviamente, ci sono anche dei, eh, appoggi, dei puntelli teorici a questa scelta politica di Roosevelt, per esempio nella teoria politica di John Maynard Keynes, o Keynes, sono nella mia esperienza presenti entrambe le pronunce, quindi non saprei come aiutarvi da questo punto di vista. Teniamo però semplicemente il concetto, ovvero l'idea che per rilanciare l'economia lo Stato, in qualche modo, debba intervenire, debba intervenire potenzialmente anche a debito, quindi creando il cosiddetto deficit di bilancio. Lo Stato ha la facoltà, per rilanciare l'economia, di spendere più di quanto riesce, appunto, a, più di quanto riesce a raccogliere attraverso il gettito fiscale.

Come va questo New Deal? In realtà, gli effetti sono parziali. In realtà, come è possibile notare dal grafico, la ripresa sarà soltanto a seguito del secondo conflitto mondiale e, appunto, del alla con la ripresa della macchina bellica statunitense. Quindi gli effetti del New Deal sono parziali. Certo, contribuiscono ad alleviare la condizione particolarmente difficile di una buona fetta della popolazione statunitense. Più volte Roosevelt dovrà scontrarsi con l'opposizione da parte dei repubblicani e della Corte Suprema statunitense, riproponendo più volte, con minime modifiche, gli stessi progetti di rilancio economico.

Certo, anche il welfare contribuisce a rendere sempre più popolare Roosevelt. Welfare sono tutte quelle politiche rivolte, appunto, a sostenere il benessere della popolazione, tanto che Roosevelt sarà riconfermato nel 1936 e poi straordinariamente, rompendo un po' la tradizione statunitense di eleggere al massimo due volte lo stesso presidente, tradizione che era stata inaugurata da George Washington e poi diventerà norma proprio a seguito di questo straordinario, straordinarie elezioni di Roosevelt, che viene, appunto, riconfermato nuovamente nel '40 e nel '44. Quindi sarà ben quattro volte presidente degli Stati Uniti d'America.

Quali saranno gli effetti della crisi del '29 nel mondo? Anche in Germania e in parte anche in Italia si cercherà di operare nello stesso modo degli Stati Uniti, appunto, con un maggiore intervento dello Stato in economia. È anche un po' questa la fase in cui si può assistere al tramonto della politica liberista del fascismo a favore di una politica più interventista in ambito economico. Certo, soprattutto in Germania, l'organicità degli interventi statali non sarà mai paragonabile a quella del New Deal statunitense.

In ogni caso, nonostante, appunto, una maggiore presenza dello Stato in economia, la crisi del '29 ebbe un impatto enorme in Europa e, in qualche modo, spianerà anche la strada in Germania al nazismo.

L'unica realtà che, in qualche modo, riesce a reggere positivamente l'impatto della crisi globale è l'Unione Sovietica, forse perché, appunto, economicamente, finanziariamente, dal resto del mondo. Un'Unione Sovietica che, con un enorme sforzo da parte della popolazione e, ovviamente, gestita col pugno di ferro del totalitarismo staliniano, si era avviata dal 1929, scusate, dal 1928 a una programmazione dello sviluppo economico attraverso i piani quinquennali, cioè in un'economia pianificata attraverso piani di sviluppo. Certo, con un enorme impatto sulla popolazione civile, per esempio, con la deportazione di un gran numero di contadini dalla campagna a città per impiegarli nella produzione industriale. Questo permetterà all'Unione Sovietica di crescere durante, appunto, gli anni '30 a ritmi non paragonabili, appunto, in senso positivo al resto d'Europa e agli Stati Uniti.

Poiché l'economia sovietica, paradossalmente, nella crisi cresce. Certo, è importante anche in tutto questo il peso della propaganda sovietica, per esempio, anche attraverso la diffusione del mito stacanovista della figura del lavoratore che, in nome del comunismo, dello sviluppo della realtà socialista, si spende fino allo sfinimento per la crescita, appunto, economica dell'Unione Sovietica, anche a danno della propria salute, appunto, spendendosi nel lavoro fino all'esaurimento. Il modello, appunto, Stakhanov, questo operaio che, appunto, secondo la propaganda, lavorava per ben 20 ore al giorno. Quindi uno sforzo per la crescita economica sovietica che passa attraverso l'impegno di ogni cittadino comunista.

Certo, la propaganda nasconde in realtà una società che è ancora afflitta da fortissime disparità, nonostante la società comunista, e una società che è resa possibile soltanto, almeno l'Unione Sovietica, da un controllo poliziesco e totale della vita dei cittadini.