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Tra il 1989 e il 1991, il sistema economico sovietico collassa agli occhi del mondo. Questa è la dimostrazione della superiorità del modello occidentale. Il conflitto tra il fronte sovietico comunista e il blocco capitalista degli Stati Uniti sembra aver trovato un vincitore, ma la verità è molto più complessa di come sembra. Come hanno fatto davvero i sovietici a diventare una delle maggiori superpotenze al mondo? E soprattutto, quali sono i veri motivi per cui l'economia sovietica è crollata?
Ciao a tutti, io sono Edoardo. Questa è St in Finance e oggi parliamo di comunismo, o meglio, di come funzionava l'economia sovietica, di come ha fatto l'URSS a diventare una superpotenza e dei motivi per cui è crollata.
Innanzitutto, capiamo il punto di partenza: l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, meglio nota come Unione Sovietica. L'URSS viene istituita nel 1922, ma la sua storia inizia 5 anni prima, nel 1917. Il 1917, infatti, è l'anno della Rivoluzione di Febbraio, la rivoluzione contro lo Zar Nicola II. La popolazione russa si rivolta, stremata dalla Prima Guerra Mondiale, sia per i morti al fronte che, soprattutto, per la carenza di cibo. La Russia, infatti, prima degli anni '20, è un paese molto arretrato, indietro di quasi due secoli rispetto alle altre maggiori potenze europee. L'industrializzazione è ai primissimi passi e, in gran parte del paese, vige ancora un'economia quasi del tutto agricola e basata sul feudalesimo, un'economia quasi di sussistenza. L'Impero Russo, quindi, ha capacità produttive molto più basse degli altri stati in guerra. Così, per poter competere con i nemici come la Germania, blocca le attività non legate alla produzione per fini bellici, sacrifica così la produzione di cibo e di beni essenziali, facendo pagare un prezzo terribile alla popolazione. Nelle città russe diventa l'ordine del giorno vedere persone morire di fame per strada. Quando scoppiano le prime proteste per la mancanza di cibo, ai soldati viene subito ordinato di sparare sulla folla. Dopo pochi giorni, però, anche buona parte dei soldati si schiera dalla parte dei ribelli, così i rivoluzionari, con il sostegno dell'esercito, prendono il controllo delle maggiori città e, il 15 marzo 1917, costringono lo Zar ad abdicare.
Ancora, però, non è una rivoluzione comunista. È quella che i comunisti chiamerebbero una rivoluzione borghese. Infatti, dopo la Rivoluzione di Febbraio, nasce un governo provvisorio composto da esponenti di diversi orientamenti politici. Vengono anche creati dei nuovi Soviet, organi di rappresentanza per operai e contadini, che erano già stati creati una prima volta in una precedente rivoluzione fallita nel 1905. I Soviet, nell'Unione Sovietica, saranno la base del potere statale, anche se, come vedremo, ci saranno diversi problemi, saranno più in teoria che in pratica. Il governo provvisorio del 1917 nasce con lo scopo di stilare una Costituzione russa sul modello delle democrazie occidentali, oltre a prendere il controllo delle regioni ancora fedeli allo Zar. Le diverse forze politiche in campo sono d'accordo, ad eccezione di una: il partito Bolscevico, il principale partito russo di ispirazione marxista. I Bolscevichi sono guidati da Vladimir Ilic Ulianov, detto Lenin. Lenin e i Bolscevichi vogliono sfruttare subito l'occasione per creare un primo stato comunista, dove realizzare i principi del marxismo. Inoltre, ottengono un forte sostegno popolare rispetto agli altri gruppi marxisti, promettendo di porre subito fine alla guerra a qualunque costo. A questo punto avviene un primo tentativo da parte di un generale russo fedele allo Zar di riconquistare il potere attraverso un colpo di stato, che però andrà fallito. E insieme ad altre condizioni, i Bolscevichi, in pochi mesi, prendono il potere con la forza, con quella che si ricorda come Rivoluzione d'Ottobre.
È qui che la storia dell'Unione Sovietica ha inizio. Quando i Bolscevichi prendono il potere, pongono subito fine alla guerra. Il governo provvisorio era stato indeciso nel farlo per via delle condizioni durissime richieste Germania ed Impero Austro-Ungarico. Infatti, per accettare la pace, chiedono i territori di Ucraina, Bielorussia, paesi baltici, Polonia e Finlandia. Così avrebbero perso un terzo della popolazione, metà delle fabbriche e della produzione agricola, e quasi tutte le miniere di carbone, praticamente l'economia ne sarebbe uscita decimata. Gran parte dei territori ceduti, comunque, dopo che Austria e Germania dichiarano la sconfitta sugli altri fronti, vengono resi degli stati indipendenti. Quasi tutti i territori persi, ad eccezione della Finlandia, negli anni a seguire diventeranno di loro iniziativa membri dell'Unione Sovietica.
Dopo il 1917, in Russia seguono alcuni anni di guerra civile. Così, tra il 1918 (anno in cui viene giustiziato lo Zar, tra l'altro) e il 1921, si adotta un sistema di governo provvisorio detto "Comunismo di Guerra", in cui lo stato si concentra in modo particolare sull'esercito e esercita una serie di confische per simulare risorse. Alla fine del 1921, però, la situazione si stabilizza. Il potere del Partito Bolscevico, che cambia nome in Partito Comunista Russo e poi Partito Comunista dell'Unione Sovietica, si consolida. Così, finita la guerra civile, devono concludere il sistema provvisorio del Comunismo di Guerra e lavorare sul creare le basi del nuovo stato. Nel 1922, Lenin e il Partito Comunista proclamano la nascita dell'URSS, l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. L'URSS viene impostata come un paese federale, diviso in repubbliche sovietiche. Le prime repubbliche al momento della fondazione sono quattro: la Repubblica Sovietica Russa, la Repubblica Sovietica Transcaucasica, e anche le repubbliche di Ucraina e Bielorussia. Gli altri territori si uniranno negli anni a seguire. Al momento della massima espansione, dal 1940 al 1991, le repubbliche sovietiche saranno 15, comprese le quattro fondatrici. A base del potere politico in queste repubbliche sono i Soviet. I Soviet sono assemblee composte da rappresentanti del popolo eletti a suffragio universale.
Ma tralasciando il funzionamento politico, passiamo a quello che ci interessa di più: la gestione economica. Secondo il programma di Lenin e la prima Costituzione Sovietica del 1924, l'economia era pensata per essere molto più liberale di quanto ci si aspetterebbe, anche se forse "liberale" non è la parola giusta. All'inizio, però, non ci sono i piani quinquennali. Produzione e distribuzione dei prodotti non sono gestite del tutto dallo stato, come sarà in seguito. Lenin, infatti, adotta il sistema che chiama "Ekonomicheskaya Politika", in italiano "Nuova Politica Economica", abbreviato NEP. Il sistema di Lenin, in sintesi, prevede sì un'economia pianificata, ma con anche molti spazi di libero mercato. Lo Stato conserva il monopolio dei grandi complessi industriali e delle infrastrutture, che restano tutti a controllo pubblico nell'ottica marxista di consegnare i mezzi di produzione al popolo, di renderli pubblici. Inoltre, lo Stato, nella costituzione di Lenin, ha anche il monopolio sul settore finanziario e sul commercio con l'estero. Insomma, liberale fino a un certo punto. Tuttavia, con Lenin, le piccole attività con pochi lavoratori, come botteghe artigianali o che offrono servizi non finanziari, vengono restituite ai proprietari, pur con regole molto rigide nel rapporto con i dipendenti. Anche ai contadini, poi, viene attribuita una discreta libertà. Dopo l'esproprio dei terreni coltivati, questi vengono ridistribuiti tra i contadini, contadini che nei primi anni sono in pratica come i proprietari dei terreni che gli sono assegnati. La pianificazione economica è assegnata al Gosplan, la commissione statale per la pianificazione, istituita nel 1921. Il Gosplan, all'inizio, si occupa di assicurare gli obiettivi strategici e che ci sia l'essenziale. Contadini, piccoli imprenditori e dirigenti delle fabbriche, quindi, devono produrre quanto richiesto dallo Stato. Tuttavia, la produzione in più può essere venduta liberamente, anche se solo nel mercato interno. Un meccanismo simile vale anche per le attività artigianali e per i servizi. Lo Stato chiede dei prodotti e delle prestazioni, ma una volta soddisfatta la richiesta, sono abbastanza liberi. Questo sistema, anche se ci sono pochi dati disponibili, secondo gli storici ha un buon impatto sulla nascente economia sovietica. Le attività economiche aumentano e, con esse, le disponibilità di cibo e di beni. Con la NEP di Lenin, possono prosperare anche gruppi di piccoli imprenditori, tra cui anche i kulaki, imprenditori contadini comparsi nel 1907, che continuano a lavorare in autonomia.
Nonostante i buoni risultati, però, per molti membri del partito questa impostazione è ancora troppo poco comunista. In tanti, anche personaggi di spicco del partito come Trockij, criticano in aspro la NEP. Altri, invece, come Josif Vissarionovich Dzhugashvili, detto Stalin, pensano che sia troppo presto per uscire dalla mentalità del Comunismo di Guerra, devono fare tutto il possibile per mettere al sicuro lo Stato. Arriva il 1922 e, in questo clima politico di divisione, l'URSS viene scossa da un evento incredibile: Lenin viene colpito da un ictus. Non muore, ma non resta nessuno abbastanza influente per difendere il suo sistema e qui inizia il cambiamento.
Nel 1922, Lenin viene colpito da un ictus e in condizioni critiche. Nel 1924, muore, quindi c'è bisogno di un ricambio. E nel 1922, ad assumere il ruolo di segretario del partito è Stalin, ruolo che però all'inizio non garantisce ancora il potere che rappresenterà in seguito. Dopo Lenin, nel partito si creano due grandi fazioni. Da una parte, quella guidata da Stalin, che pensa che la priorità debba essere rafforzare l'Unione Sovietica come stato, quindi il Partito Comunista, secondo Stalin, deve guidare lo stato sovietico, intervenendo molto, quindi, nel governo. Dall'altra parte, c'è la fazione guidata da Trockij, secondo cui il partito avrebbe dovuto concentrarsi sull'esportare il comunismo in altri paesi, sul sopportare i momenti rivoluzionari e operai di tutto il mondo, lasciando invece il governo dello stato ai Soviet. Alla fine, la fazione di Stalin ha la meglio, vittoria sancita dall'istituzione dei piani quinquennali, stabiliti dal Partito nel 1928. Si tratta di programmi economici decisi dal Partito ogni 5 anni. Così, il Partito, come voleva Stalin, viene di fatto posto alla guida della politica economica del paese. Dopo aver reso saldo il suo controllo sul Partito, quindi, Stalin si libera degli oppositori interni ed esterni al Partito, avviando anche una vera e propria politica del terrore contro gli anticomunisti. Trockij verrà mandato in esilio nel 1929 e 11 anni dopo verrà fatto uccidere da un sicario. Molti vengono uccisi, esiliati, spediti nei Gulag, i campi di prigionia e di lavoro forzato, creati proprio nel 1930. Secondo le stime basate sui documenti storici, dal 1930 al 1939 vengono spedite nei Gulag circa 10 milioni di persone, e i Gulag sono imposti in posti come la Siberia.
Con Stalin, poi, tra il 1928 e il 1936, si modifica la Costituzione per aumentare sempre di più i poteri del Partito e del governo centrale. Torniamo nel merito dell'economia. Stalin crea il sistema economico che l'Unione Sovietica conserverà per quasi tutta la sua storia. A differenza di Lenin, Stalin fa in modo di non lasciare alcuno spazio al mercato, di pianificare ogni aspetto di produzione, distribuzione e vendita centralmente. I piani quinquennali sono elaborati sempre dal Gosplan, il comitato per la pianificazione creato nel 1921. Rispetto a prima, però, con Stalin c'è un cambiamento: la pianificazione diventa pensata per coprire tutte le attività economiche. Eventuali eccedenze alla richiesta statale vengono lo stesso requisite. Il Gosplan, controllato dal Partito, stabilisce i prezzi di tutti i prodotti e decide quanto inviarle nelle diverse zone dell'Unione, quindi vengono raccolti e ridistribuiti. La proprietà di diverse piccole attività economiche, però, viene mantenuta nel campo dei servizi e dell'artigianato, ma devono seguire in modo stretto le direttive del governo. L'agricoltura viene collettivizzata, collettivizzando i contadini della zona, creando il sistema dei Kolchoz. I Kulaki, imprenditori agricoli nati sotto Lenin, diventano oggetto di feroci persecuzioni. Vicino ai Kolchoz si affiancano i Sovchoz, fattorie a controllo pubblico, contro le fattorie a controllo collettivo, i Kolchoz.
Con i primi due piani quinquennali, Stalin avvia un progetto di industrializzazione forzata. Si focalizza soprattutto sull'industria pesante per avere materiale bellico sufficiente a difendersi. Tra il 1928 e il 1932, mentre nel resto del mondo c'è la crisi del '29, il primo piano quinquennale arriva a compimento. La produzione industriale aumenta del 50%. Con il secondo, tra il '32 e il '37, mentre il resto del mondo si riprendeva, la produzione cresce del 120%. Messa così, è un successo stellare, ma che assume tutto un altro volto se si guarda cosa succede allo stesso tempo nel settore agricolo. La gestione delle coltivazioni, infatti, porterà a un enorme crollo della produzione alimentare. Questo, da una parte, per via della spinta a spostare forza lavoro dalle campagne alle fabbriche; dall'altra, per effetto dei vizi portati al grande progetto della collettivizzazione, perché viene messa in atto in modo troppo rapido e disorganizzato. Tutto questo porta a una tremenda carenza di cibo che causa, secondo le stime, circa 10 milioni di morti per fame, soprattutto tra il 1930 e il 1933. Nonostante ciò, il sistema di Stalin rimarrà quello vigente per tutta la storia dell'Unione Sovietica e per decenni. Pur con i suoi punti oscuri, il sistema economico avviato da Stalin funziona, funziona abbastanza da trasformare la Russia in una potenza industriale in pochissimo tempo. Questa potenza gli permetterà anche di partecipare alla Seconda Guerra Mondiale e vincerla, liberando Berlino.
Dopo la vittoria della Seconda Guerra Mondiale, insieme alle forze alleate, l'Unione Sovietica diventerà una delle maggiori superpotenze al mondo. Ma quindi, perché dopo aver raggiunto risultati del genere, tutto crollerà di colpo? Cosa si rompe? Secondo le analisi storiche, nel 1940 i principali settori industriali sovietici raggiungono una produzione vicina a quella della Germania, un risultato non da poco. Ma ora veniamo ai motivi per cui tutto il sistema, dopo aver dato vita a una superpotenza, crollerà. Possiamo identificare quattro cause principali. Per iniziare, Stalin è riuscito a fare in poco più di un decennio quello che altri paesi avevano fatto in oltre un secolo. Di contro, però, c'è stato il tracollo del settore agricolo, che resterà sempre un problema. Proprio l'agricoltura, infatti, sarà una delle cause principali del crollo sovietico. Un altro problema sarà l'insabbiamento sistematico di ogni cosa che possa mettere in cattiva luce il Partito, bollando le notizie che trapelano come falsità della propaganda capitalista, attraverso anche giornali come la Pravda. Il terzo motivo del crollo saranno anche le inefficienze dell'economia pianificata. Per fare i piani servono dati precisissimi, eppure, come si vedrà dopo il crollo, in realtà il sistema di raccolta dati sovietico è molto lacunoso e anche meno preciso di quelli occidentali. I difetti dell'economia pianificata, soprattutto per i beni di consumo, porterà alla nascita di un enorme mercato nero, facendo così aumentare corruzione e criminalità nel paese. Il quarto problema dell'economia sovietica, anche questo iniziato con Stalin, è l'atteggiamento sempre vicino al Comunismo di Guerra, tendenza a gestire quasi sempre lo stato come in vista di un conflitto imminente. La spesa annuale nell'esercito sarà quasi sempre vicina al 20% del PIL, un livello altissimo.
Tante che proverà a cambiare qualcosa già il successore di Stalin, Nikita Chruščëv, salito al potere nel 1953. Chruščëv dà più libertà alla dirigenza delle fabbriche, alle piccole imprese, almeno nello stabilire i prezzi. Stabilisce anche di aumentare la produzione di beni di consumo e spinge l'industria chimica alla produzione di fertilizzanti. Tuttavia, in campo agricolo, fa un disastro. Provando a riorganizzare il settore, Chruščëv fa prendere la gestione dei campi in mano allo Stato, sperando di replicare con l'agricoltura quello che si era riusciti a fare con l'industria. Pone sotto una ferrea disciplina il lavoro dei campi e mette in atto programmi per espandere le aree coltivate in nuove zone. Il tentativo, però, dopo dei buoni risultati iniziali, va molto male. I funzionari responsabili dell'organizzazione dei campi si dimostrano del tutto incompetenti, in alcuni casi bloccano la rotazione triennale necessaria per mantenere il terreno fertile, spesso poi assegnano colture sbagliate per la zona scelta, portando le piante a morire o a produrre molto poco. Così, tra il 1963 e il 1965, diventa di nuovo necessario importare il cibo dall'estero, risultato che porterà il Partito a obbligare Chruščëv a dimettersi per sostituirlo con Leonid Brežnev.
Brežnev cancella quasi tutte le riforme del predecessore. Nella sua fase iniziale, anche Brežnev porta a fare delle riforme, soprattutto per dare maggiori libertà alle imprese. Tuttavia, alcune proteste per un sistema più democratico e con più diritti, in particolare la Primavera di Praga del 1968, fanno irrigidire i vertici del Partito, che alla fine bloccano tutto. Le riforme, quindi, non arrivano. L'economia, però, sembra andare bene. A inizio anni '70 subisce un rallentamento, ma si riprende subito grazie all'export di petrolio, di cui sono diventati tra i maggiori produttori globali e il cui prezzo aumenta molto in quegli anni. Nel frattempo, però, ci sono importanti passi avanti nell'istruzione e nella salute, che vengono diffuse alla maggior parte della popolazione. La produzione agricola, tanto, torna in crisi. Tuttavia, esportando petrolio, lo Stato può avere moltissima liquidità in valuta estera, che usa per importare il cibo. Continuerà così dal '72 al 1989. Brežnev, dal canto suo, ha il merito di aver spinto per una forte distensione dei rapporti con l'Occidente, il che permetterà, almeno negli anni '70, di ridurre le spese militari da poco meno del 20% del PIL a fine anni '60 a poco più del 10% per tutti gli anni '70.
Ma è negli anni '80 che i nodi, i quattro problemi che abbiamo visto prima, vengono al pettine. Dopo le crisi energetiche degli anni '70, ad inizio anni '80 il prezzo del petrolio si abbassa, quindi le entrate dell'export sovietico crollano. Così, visto che non si sono fatte riforme, la produzione agricola resta troppo bassa, il sistema di importare cibo tramite valuta estera diventa sempre meno sostenibile. E nel 1981 arriva l'elezione di Reagan. Gli Stati Uniti riprendono la corsa alle armi, spingono così l'Unione Sovietica a fare lo stesso per non restare indietro. E non va dimenticato il peso della guerra in Afghanistan, con i talebani, che andrà avanti dal '79 al 1989. Si torna, quindi, a spendere circa il 20% del PIL in esercito, così si aggrava ancora di più la situazione delle casse statali, già sotto pressione per la necessità di importare cibo. Questi problemi tolgono troppe risorse da altri progetti. L'Unione Sovietica deve spendere troppo in esercito e importazione di alimenti, soprattutto cereali. Così, negli anni '80, l'economia del paese rallenta ed entra in stagnazione. Con la carenza di cibo, più risorse dedicate all'esercito e meno ai beni di consumo, anche il benessere della popolazione sovietica negli anni '80 peggiora. Da una parte, perché si producono meno beni di consumo; dall'altra, per errori di pianificazione. E questi sono i motivi per cui l'economia sovietica degli anni '80 si inizia a indebolire e smette di crescere. Sono soprattutto di questo decennio le immagini iconiche delle file lunghissime per avere anche i prodotti più essenziali. Ma, in effetti, queste da sole non sono le cause uniche del collasso sovietico. Sono più che altro le cause per cui negli anni '80 l'Unione Sovietica entra in crisi.
A segnare davvero la fine, sarà l'abitudine di insabbiare le informazioni. Anzi, in realtà, sarà il suo contrario. Sarà il tentativo di porre fine di colpo a questa pratica a far scoppiare la bomba. Infatti, nel 1985, diventa segretario del Partito, capo dell'Unione Sovietica, il riformista Michail Gorbačëv. Gorbačëv, una volta al potere, avvia subito un pacchetto di massicce riforme economiche detto "Perestrojka". Si tratta di riforme in senso liberale, questa volta davvero, che avrebbero aumentato la libertà economica degli enti e dei cittadini sovietici, pur mantenendo una forte componente pianificata. Fin qui, tutto bene. L'Unione Sovietica può ancora riprendersi. Il problema sarà il "Glasnost" del 1986, quando Gorbačëv decide di porre di colpo fine ad ogni forma di censura nel paese. I cittadini sovietici, abituati a leggere e sentire che va sempre tutto bene, all'improvviso vengono inondati di notizie negative, sia del presente che del passato, come se tutti gli scandali della storia dell'Unione fossero scoppiati tutti insieme. Dai morti di fame con Stalin alle difficoltà economiche degli anni '80, l'impatto sull'opinione pubblica è tremendo. Sarà soprattutto questo, quella grave perdita di sostegno da parte del popolo, che innescherà gli eventi finali che portano alla fine. Prima, la perdita dell'influenza sugli stati dell'Europa orientale, culminata con la caduta del Muro di Berlino. Poi, la dissoluzione della stessa Unione Sovietica nel 1991, dopo un colpo di stato fallito da parte dei membri più conservatori del Partito.
Ecco, l'Unione Sovietica ha portato diritti, ha portato salute, istruzione, ma ha portato anche tanto malessere. E se il suo sistema avrebbe potuto funzionare, se fossero state fatte le scelte giuste, lo lascio a voi. Io, per oggi, mi fermo qui. Come al solito, io sono Edoardo, questa è Star in Finance e noi ci vediamo nel prossimo video. Ciao!