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Eh, buongiorno. Eh, continuiamo e concludiamo il discorso avviato nelle precedenti lezioni sul concetto di crimine. Abbiamo visto possono essere diversi i criteri utilizzati per definir crimine, criteri sostanziali e però sull'uso dei criteri, sulla definizione di crimine ovviamente c'è notevole incertezza. È un concetto poco afferrabile.
Il problema della definizione della di che cos'è il crimine è un problema che non si è posto eh un orientamento criminologico che va sotto il nome della criminologia critica, o meglio delle criminologie critiche. Più avanti, nelle lezioni, analizzeremo l'evoluzione del pensiero criminologico e queste riflessioni critiche sul crimine, sulla criminalizzazione hanno portato [schiarire la voce] secolo scorso a negare al crimine un sostrato ontologico. Le criminologie critiche, tutto quel quel pensiero criminologico che adotta una prospettiva critica nei confronti del potere punitivo nega l'esistenza del crimine come realtà ontologica e afferma invece che il crimine è solo frutto di una costruzione sociale, ovvero il frutto di quel processo di criminalizzazione, quindi una costruzione, una reazione sociale operata però da alcuni gruppi o istituzioni per interessi egoistici.
Ora, nell'ambito delle criminologie critiche possiamo poi vedremo, esistono diversi approcci, diverse prospettive, quella marxista, quella dell'abbeling approach, quella, diciamo, interazionista, però il dato comune, diciamo, il punto di partenza di tutto questo sviluppo critico della della criminologia è proprio dato dal fatto che il crimine non esiste, ma è solo frutto di un'etichetta, se vogliamo. E questa riflessione parte dalla dalla sociologia interazionista della scuola di Chicago. È un'etichetta che attacchiamo, appiccichiamo proprio a dei soggetti, a delle azioni, ma non perché esista il crimine in sé per sé. Il crimine è frutto di una definizione e questa definizione, questo potere definiz definitorio è nelle mani di gruppi, tra virgolette, di potere, quei gruppi dominanti che tendenzialmente ehm criminalizzano certi comportamenti solo perché sono disfunzionali agli interessi del gruppo dominante, sono disfunzionale all'ordine costituito su cui si basa la civile convivenza e soprattutto si basano i rapporti di forza all'interno del sistema sociale.
Vedremo come la criminologia critica spesso ha proposto delle soluzioni alla problema del del crimine, forse un po' utopistiche, poco realizzabili, concretamente perseguibili. Ciò nonostante è importante valutare e considerare l'approccio critico, questo approccio critico e diciamo le riflessioni che la criminologia critica ha elaborato perché nonostante sia difficile accogliere in toto quelle che sono le loro prospettive, i loro risultati nella ricerca, tuttavia anche rispetto a analisi criminologiche più tradizionali e quindi meno rivoluzionali come quelle abolizioniste, la criminologia critica ha messo in evidenza delle degli aspetti deleteri del dei processi di criminalizzazione che non hanno nulla a che fare con le cause del crimine, che però hanno effetti crimin criminogeni. Mi spiego meglio. Nonostante quindi vi sia l'accusa di mancanza di realismo nei confronti della criminologia critica, è certo che invece le sue analisi sono fondate su una un una osservazione attenta di quelli che sono i processi e i meccanismi che portano alla costruzione della cosiddetta personalità criminale.
Il processo di criminalizzazione, che poi vedremo che cos'è la criminalizzazione, porta sostanzialmente ad attribuire [schiarire la voce] ad un soggetto l'etichetta di criminale e quindi il soggetto eh assume quell'identità che è come uno stigma che non si cancella. L'identità del criminale è un'etichetta che porta anche a un processo di marginalizzazione, di eh se vogliamo ghettizzazione di alienazione da quello che è il sistema sociale. E e quindi con questa con questo potere definitorio, con questa etichetta che noi attribuiamo un altro soggetto, che in realtà non è una definizione del soggetto, passa attraverso sempre la condanna della condotta e dal giudizio sul disvelore del fatto però si passa poi al disvalore, al giudizio di disvelore sulla persona. Il processo di criminalizzazione in concreto, infatti, nell'accertare la responsabilità per un fatto che si ritiene meritevole di pena e quindi espressivo di un disvalore penale e sociale, poi porta sempre con la con la con la condanna del dell'imputato a un giudizio sulla persona e quindi in qualche modo si attribuisce alla persona e non più al fatto un giudizio negativo.
E lo studio della delle carriere criminali compiute proprio dalle dal da un da da alcuni studi criminologici di di stampo critico ha evidenziato che eh sono proprio la progressione dei diversi ruoli criminali, quindi della carriera criminale avviene non tanto perché il soggetto è legato a contesti criminali per cause patologiche per condizioni sociali ed economiche svantaggiate, no? Cioè, diciamo, questo può spiegare la delinquenza primaria, il perché si è commesso un reato la prima volta, ma le le recidive, l'ingresso in un contesto criminale, la progressione di carriera che è il singolo, soprattutto quando poi qui si parla di detenuti, di pena carceraria, del singolo detenuto compie, non è più legato a quelle condizioni originarie che l'hanno spinto al crimine. ma tutto quel processo di emarginazione, di stigmatizzazione che il il soggetto detenuto vive nell'esecuzione della pena, dalla condanna e durante tutta la l'esecuzione della pena.
Perdono quindi di importanza e di rilevanza eh tutte quelle condizioni che la criminologia classica tradizionale aveva individuato come cause del crimine e poi le vedremo nel corso dell'analisi del pensiero criminologico e acquisiscono invece un un diciamo rilievo fondamentale preeminente proprio quella costruzione sociale del sé che il detenuto, che l'imputato condannato, successivamente condannato, sviluppa uppa come reazione a quella forma di emarginazione di condanne, se vogliamo, di espulsione della società che si compie attraverso la sanzione penale. Quindi, diciamo, la personalità criminale si consolida proprio come reazione a quel meccanismo di di stigmatizzazione e di emarginazione che si accompagna sempre all'esecuzione di una pelle.
E soprattutto poi sono state eh avviate studi su quella che è la predizione o le prognosi criminali e si è in qualche modo eh posto in rilievo come tendenzialmente il soggetto eh compia delle o comunque l'interpretazione e la valutazione che noi diamo ai comportamenti del soggetto sono in qualche modo inficiate, condizionate da un nostro pregiudizio, in modo tale che tutte le condizioni che oggi consideriamo come predittive, come elementi prognostici di una, diciamo, di un giudizio sfavorevole, di recidiva, eh poi effettivamente ehm vengono trovano una conferma nel fatto che il soggetto eh effettivamente poi compia nuovamente il reato. Vi spiego meglio. La teoria della della predizione rivela come tutti quei giudizi negativi e quell'etichettamento che noi eh compiamo, quella stigmatizzazione che si realizza attraverso la pena, sostanzialmente poi è come se creassero creassero proprio nel nel sia nel sistema sociale che nella costruzione del sé un solco verso una carriera criminale. In qualche modo è la profezia che si autoovera. Noi interpretiamo i dati della realtà alla luce dei nostri pregiudizi. Non siamo in grado di avere una valutazione oggettiva di quella che è la che è la realtà e tutto viene interpretato come una predizione di quello che accadrà. Poi succede che effettivamente quello che è stato previsto accade e consolidiamo la nostra certezza che la la valutazione che abbiamo compiuto è una valutazione che tutto sommato ha ehm era giusta.
Questo che cosa ha portato poi nel sistema penale? Perché noi dobbiamo sempre vedere lo studio criminologico in relazione anche a quelli che sono i cambiamenti e il mutamento nell'ambito del sistema penale. Tutto questo studio sui processi di criminalizzazione, se vogliamo, secondaria o quelle forme di delinquenza secondaria e che si sviluppano proprio dopo la condanna hanno portato a evidenziare l'effetto criminogeno che ha proprio la pena carceraria sostanzialmente e quindi la necessità di laddove sia possibile ovviamente dove il crimine, il reato nel reato non eccessivamente ente grave sia possibile quindi anche prospettare un'alternativa al carcere perché l'esperienza carcerare in sé per sé per molti è una laurea in criminalità, è una sorta di master, una sorta di specializzazione della carriera criminale se si viene da un contesto criminale, ma se invece non si è inserito in un contesto criminale, l'esperienza criminale, l'esperienza carceraria può avere degli effetti criminogeni perché il soggetto entra in contatto, stabilisce delle relazioni con tutto un una struttura e una cultura criminale che lo plasma, lo lo forgia e il soggetto all'interno del carcere sentitosi rifiutato dalla società che invece lo dovrebbe accogliere, lo dovrebbe includere, ovviamente trova accoglienza in questo nuovo eh contesto e quindi ehm si è messo mess in evidenza, grazie agli studi sulla predizione, sulle carriere criminali, come sia proprio il carcere a ad avere degli effetti criminologici, sia proprio il carcere a creare criminalità.
Allora, vediamo l'approccio della criminologia critica che sostiene che che il crimine in sé per sé non esiste e il crimine esiste solo come costruzione sociale, come attribuzione di uno stigma a un soggetto per un fatto che viene disapprovato dai gruppi dominanti perché è disfunzionale ai loro interessi. Guardate, qui c'è tutta ovviamente il pensiero, se vogliamo, sociologico della metà degli anni del del 9, la critica, se vogliamo, al potere costituito e che può avere matrici diverse. Al tempo stesso poi la criminologia critica ha messo in evidenza come sia l'esperienza carceraria a creare ulteriore criminalità. Di qui le la presa di coscienza anche da parte del nostro registratore o comunque di tutti si registra un po' in tutti gli ordinamenti occidentali quella che si chiama una fuga dalla pena detentiva breve perché perché se un soggetto non criminale che non viene da un contesto criminale fa un'esperienza carceraria questa esperienza può essere fortemente criminogena, quindi perché lo inserisce in un contesto criminale visto che è stato espulso da quello civile quello non criminale più che civile.
Quindi il tentativo è quello di evitare, almeno per i delinquenti primari, cioè quei soggetti che hanno commesso il primo reato, evitare l'esperienza criminale e quindi con meccanismi di diversion, probation, quelle sono nel nell'ambito della eh degli ordinamenti angloamericani in Italia con la sospensione condizionale della pena, l'affidamento in prova al servizio sociale e tutte le pene sostitutive che adesso sono state introdotte grazie alla riforma Cartabia o tutta una serie di misure alternative che possono essere chieste anche dal carcere, però applicabilmente il soggetto non dovrebbe entrare in carcere. Si tenta di evitare eh quest'l'esperienza criminale, l'esperienza carceraria per evitare quell'effetto stigmatizzante e criminologico proprio sia del processo in sé per sé che ma ma soprattutto del carcere.
Ehm, questo che cosa ha messo anche in evidenza che la pena eh detentiva non è soltanto una pena che incide su quella che è la libertà personale. Con la pena detentiva vi è un surplus di afflittività che non viene mai presa in considerazione dal legislatore. [sbuffare] Cioè il legislatore ragiona con il reato tot per un reato c'è un tot di pena e ed è convinto che questa pena possa in qualche modo essere proporzionata al fatto di reato. Non mi dilungo sulla irrazionalità di questa equiparazione, perché un male non può essere certo compensato, retribuito con un altro male e ne ci possono essere delle relazioni, no, di equivalenza, di proporzione tra il fatto criminale e la pena, però tutto il nostro sistema penale si gioca e si fonda su questa illusione di proporzione tra il fatto e la e la sanzione penale. Però la sanzione penale in sé, soprattutto la sanzione criminale, la sanzione carceraria, ha con sé un surplus, diciamo, di afflittività che non è assolutamente tenuta in conto dal legislatore quando prevede delle pene e neanche dal giudice quando queste pene poi le va a cominare, ad applicare al.
E qual è, diciamo, eh l'effetto eh diciamo peggiorativo, afflittivo legato alla al soprattutto tutta la pena carceraria è l'effetto reputazionale, cioè attraverso la pena carceraria disqualifichiamo, cioè vi è una squalificazione, no, del reo, ma purtroppo non soltanto del reo, anche del contesto familiare a cui il reo appartiene e quindi questo crea una sorta di isolamento non solo del reo, ma anche della famiglia del reo che avrà difficoltà magari a inserirsi in un contesto occupazionale, lavorativo, in un contesto sociale, no? Ehm, e queste sono tutte forme, se vogliamo, e di eh pena non prevista dal nostro ordinamento, oltre al fatto che, come sappiamo, la pena carceraria poi agisce e interviene su tutta una serie di diritti che sono diritti, diciamo, negati che in realtà non dovrebbero essere compromessi attraverso la semplice privazione della libertà personale, no? Tutto il diritto all'affettività in carcere. Ehm, oltre al fatto che le condizioni carcerarie sono in Italia talmente tanto ehm disastrose, per cui è difficile poter pensare che all'interno del carcere si possa avviare un progetto di reinserimento eh sociale.
Ehm, ho finito con questo riferimento alla criminologia critica. La definizione e la la diciamo il problema definitorio di che cos'è la criminologia e eh accenno adesso a che cos'è la criminalizzazione perché abbiamo visto nella nostra definizione di di criminologia che la criminologia non è solo lo studio del crimine, ma anche di quei processi di criminalizzazione che implicano la posizione di una norma in astratto e anche tutti quei meccanismi eh di controllo messi in atto dalle agenzie di di le agenzie formali di controllo che operano attraverso, vedremo, criteri selettivi ulteriori non previsti a livello generale astratto dalla norma.
E quindi diciamo che apparentemente il diritto penale e la criminologia hanno lo stesso oggetto perché il diritto penale si occupa solo del reato, no? E la criminologia si dovrebbe occupare anche soltanto del crimine. In realtà non è così. Il diritto penale si occupa del reato e nella sua struttura, nella sua, diciamo, eh costruzione normativa, mentre la criminologia studia e indaga sulla criminalità intesa come numero, se vogliamo, complessivo delle delle, diciamo, delle azioni o delle missioni astrattamente punibili in un determinato tempo, in un determinato luogo o comunque di azioni che, anche se non estrattamente punibile punibili sono legati a contesti di devianza e diciamo prepenare in quella forma di limbo in cui la devianza è un po' un'anticamera di scelte o espressione di cultura criminale. Quindi la criminologia studia il fenomeno criminale nel suo andamento nel tempo e nello spazio e anche come intensità del crimine.
Nel nel nell'operare questa analisi la criminologia si deve confrontare anche con le scelte di criminalizzazione. Chi compie le scelte di criminalizzazione è in astratto il legislatore, ma la, diciamo, la criminalizzazione non è soltanto ciò che è proibito dal legislatore, ma è un processo attraverso cui si parte dalla scelta compiuta dal legislatore e poi si giunge fino all'accertamento della responsabilità e quindi a quella che si dice la criminalizzazione in concreto, ovvero la punizione in con del soggetto ritenuto responsabile e quindi nel più che di criminalizzazione, come se fosse un unico atto, la criminalizzazione, se vogliamo è un processo dinamico in cui si succedono stadi e processi che influiscono sulla realtà criminale. Perché da un lato ci ricorda la criminologia critica, la criminalizzazione crea il reato, cioè il fatto di dire che un determinato comportamento è penalmente rilevante e prima magari non lo era, è questo processo, questa scelta compiuta dal legislatore che crea il crimine, cioè e è quello che il legislatore decide che è crimine a a creare il il reato, no? Se noi vogliamo utilizzare questa approccio proprio della criminologia critica, quindi le il processo di criminalizzazione influisce su quelle che sono le condizioni della criminalità, il suo andamento, la sua dimensione e la sua diffusione intensità nello.
Questo processo di criminalizzazione compiuto dal legislatore poi dovrebbe trovare una conferma e soprattutto una esatta corrispondenza in un processo in quella che è poi la l'applicazione della legge in concreto e quindi la criminalizzazione in con Vedremo nella prossima lezione che proprio questa corrispondenza non c'è e questo mette eh diciamo in fibrillazione un po' tutto il sistema penale che da un lato può perdere credibilità, dall'altro può mostrare una certa incoerenza.