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Una questione privata - B. Fenoglio - Audiolibro Integrale

Ti va se ti leggo qualcosa?3:25:59

Transcription

Una questione privata di Beppe Fenoglio.

La bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, Milton guardava la villa di Fulvia, solitario sulla collina che degradava sulla città di Alba. Il cuore non gli batteva. Anzi, sembrava latitante dentro il suo corpo.

Ecco i quattro ciliegi che fiancheggiavano il vialetto, oltre il cancello appena accostato. Ecco i due faggi che svettavano di molto oltre il tetto oscuro e lucido. I muri erano sempre candidi, senza macchie né fumosità, non stinti dalle violente piogge degli ultimi giorni. Tutte le finestre erano chiuse a catenella, visibilmente da lungo tempo.

"Quando lo rivedrò prima della fine della guerra? È impossibile, non è nemmeno augurabile. Ma il giorno stesso che la guerra finisce, correrò a Torino a cercarla. È lontana da me esattamente quanto la nostra Vittoria."

Il suo compagno si avvicinava pattinando sul fango fresco. "Perché è deviato?" domandò Ivan. "Perché ora ti sei fermato? Cosa guardi?"

"Quella casa."

"Perché ti interessa quella casa?"

"Non la vedevo dal principio della guerra e non arriverò più prima della fine."

"Abbi pazienza 5 minuti, Ivan."

"Non è questione di pazienza ma di pelle. Quassù è pericoloso. Le pattuglie non si azzardano non fin quassù, al massimo arrivano alla strada ferrata. Da retta a me, Milton, pompiamo l'asfalto."

"Non mi piace qui. Non siamo sull'asfalto," rispose Milton, che si era prefissato alla villa. "Ci passa proprio sotto."

E Ivan diede un tratto dello stradale, subito a valle della cresta, con l'asfalto qua e là sfondato, sdrucito dappertutto. "L'asfalto non mi piace," ripete Ivan, su una stradina di campagna. "Puoi farmi fare qualunque follia, ma l'asfalto non mi piace."

"Aspettami 5 minuti," rispose che eto Milton, e avanzò verso la villa, mentre soffiando l'altro si accoccolava sui talloni e con lo stent usato sulla coscia sorvegliava lo stradale e i viottoli del versante. Lanciò pure un'ultima occhiata al compagno. "Ma come cammina? In tanti mesi non ho mai visto camminare così, come se camminasse sulle uova."

Milton era un brutto, alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A 22 anni già aveva ai lati della bocca due forti pieghe e amare, e la fronte profondamente incisa per l'abitudine di stare quasi di continuo agrottato. I capelli erano castani, ma mesi di pioggia e di polvere gli avevano ridotti alla più vile gradazione di biondo. All'attivo aveva solamente gli occhi tristi e ironici, duri e ansiosi, che la ragazza meno favorevole avrebbe giudicato più che notevoli. Aveva gambe lunghe e magre, cavalline, che gli consentivano un passo esteso, rapido e composto.

Passò il cancello, che non cigolò, e percorse il vialetto fino all'altezza del terzo ciliegio.

"Come erano venute belle le ciliegie nella primavera del '42! Fulvia ci si era arrampicata per coglierne per loro due da mangiarsi dopo quella cioccolata svizzera autentica, di cui Fulvia pareva avere una scorta inesauribile. Ci si era arrampicata come un maschiaccio per cogliere quelle che diceva le più gloriosamente mature. Si era allargata su un ramo laterale di apparenza non troppo solida. Il cestino era già pieno e ancora non scendeva. Nemmeno rientrava verso il tronco. Lui arrivò a pensare che Fulvia tardasse apposta perché lui si decidesse a farlesi un po' più sotto e scoccarle un'occhiata da sotto in su. Invece indietreggiò di qualche passo, con le punte dei capelli gelate e le labbra che gli tremavano. 'Scendi! Ora basta, scendi! Se tardi a scendere, non ne mangerò nemmeno una. Scegli rovesciare il cestino dietro la siepe. Tu mi tieni in agonia!' Fulvia rise, un po' stridula, e un uccello scappò via dai rami alti dell'ultimo ciliegio."

Proseguì con un passo leggerissimo verso la casa, ma presto si fermò e retrocesse verso i ciliegi.

"Come potevo scordarmene?" pensò, molto turbato. "Era successo proprio all'altezza dell'ultimo ciliegio." Lei aveva attraversato il vialetto ed era entrata nel prato, oltre i ciliegi. Si era sdraiata, sebbene vestisse di bianco e l'erba non fosse più tiepida. Si era raccolta nelle mani a conca la nuca e le trecce e fissava il sole. "Ma come?"

"Accettò ad entrare nel prato?" gridò. "No, resta dove sei. Appoggiati al tronco del ciliegio, così." Poi, guardando il sole, disse: "Sei brutto." Milton assentì con gli occhi, e lei riprese: "Hai gli occhi stupendi, la bocca bella, una bellissima mano, ma complessivamente sei brutto." Girò impercettibilmente la testa verso di lui e disse: "Ma non sei poi così brutto come fanno a dire che sei brutto. Lo dicono senza, senza riflettere." Ma più tardi, disse piano, ma che lui sentisse sicuramente: "In estate, procul, procul usque dum no."

"Grande, caro Iddio, fammi vedere per un attimo solo, nel bianco di quella nuvola, il profilo dell'uomo a cui lo dirò."

Scattò tutta la testa verso di lui e disse: "Come comincerai la tua prossima lettera?"

"Fulvia!"

"Dannazione a lui!" Aveva scosso la testa, frusciando i capelli contro la corteccia del ciliegio.

"Fulvia si affannò: 'Vuoi dire che non ci sarà una prossima lettera?'"

"'Semplicemente che non la comincerò.'"

"'Fulvia! Dannazione! Non temere per le lettere. Mi rendo conto, non possiamo più farne a meno: io di scrivertele, tu di riceverle.'"

Era stata Fulvia a porgli di scriverle al termine del primo invito alla villa. L'aveva chiamato su perché le traducesse i versi di "Deep Purple". "Penso si tratti del sole al tramonto," gli disse lui. Tradusse dal disco al minimo dei giri. Lei gli diede sigarette, una tavoletta di quella cioccolata svizzera. Non riaccompagnò al cancello. "Potrò vederti?" domandò a lui. "Domattina, quando scenderà in Alba?"

"No, assolutamente no."

"Ma ci viene ogni mattina," protestò. "E fa il giro di tutte le caffetterie."

"Assolutamente no. Tu ed io, in città, non siamo nel nostro centro. E qui potrò tornare. Lo dovrai quando, fra una settimana esatta."

Il futuro Milton brancolò di fronte all'enormità, all'invalicabilità di tutto quel tempo. Ma lei, lei come aveva potuto stabilirlo con tanta leggerezza?

"Restiamo intesi, fra una settimana esatta. Tu, però, nel frattempo mi scriverai una lettera."

"Certo."

"Una lettera."

"Scrivimela di notte."

"Sì, ma che lettera?"

"Una lettera."

E così Milton aveva fatto. E al secondo appuntamento, Fulvia gli disse che scriveva benissimo. "Sono discreto, meravigliosamente. Ti dico: sai che farò? La prima volta che andrò a Torino, comprerò un cofanetto per conservarci le tue lettere. Le conserverò tutte e mai nessuno le vedrà. Forse le mie nipoti, quando avranno questa mia età." E lui non poté dire niente, oppresso dall'ombra della terribile possibilità che le nipoti di Fulvia non fossero anche le sue.

"La prossima lettera, come la comincerai?" aveva proseguito lei.

"Questa cominciava con 'Fulvia, splendore.'"

"'Davvero? Sono splendida?'"

"'No, non sei splendida.'"

"'Ah, non lo sono. Sei tutto lo splendore tu.'"

"'Tu,' fece lei, 'hai una maniera di mettere fuori le parole. Ad esempio, è stato come se sentissi pronunziare 'splendore' per la prima volta. Non è strano? Non c'era splendore prima di te.'"

"'Bugiardo,' mormorò lei. Dopo un attimo: 'Guarda che bel sole meraviglioso è.'" Alzatasi di scatto, corse al margine del vialetto, di fronte al sole. Ora lo sguardo basso di lui rifaceva quel lontano tragitto di Fulvia, ma prima di arrivare al limite, ritornò al punto di partenza, l'ultimo ciliegio.

"Come si era imbruttito e invecchiato! Tremava e sgocciolava imprudicamente di contro il cielo biancastro. Poi si riscosse e, un po' pesantemente, arrivò sulla spianata davanti al portichetto d'entrata. Il ghiaino era impastato di foglie macerate, le foglie dei due autunni di lontananza. Di Fulvio a leggere si metteva quasi sempre lì, a filo dell'arco centrale, raccolta nella grande poltrona di vimini coi cuscini rossi. Leggeva il cappello verde, la signorina Else. A lui, quei libri nelle mani di Fulvia pungevano il cuore. Male. Diceva: 'Odio Proust, Schnitzler, Michael Harnman.'"

Più avanti, però, Fulvia aveva imparato a fare a meno di quei libri. Le bastavano, pareva, le poesie e racconti che a getto continuo lui traduceva per lei. La prima volta le aveva portato la versione di "Evelyn Hope". "Per me," fece lei, "esclusivamente perché a me. Perché guai se tu non sei il tipo per queste cose."

"Guai a me? No, guai a me stesso."

"E che cos'è 'Beautiful Everything Hopes Dead Sitle Watch By Your Side Another'?"

Dopo le luci Chevano gli occhi, ma preferirei abbandonarsi all'ammirazione per il traduttore. "Proprio tu l'hai tradotta? Ma allora sei un vero Dio."

"E così allegri non ne traduci mai?"

"Mai."

"E perché?"

"Nemmeno vi vengono sott'occhio. Credo che scappino da me le cose allegre."

La volta dopo le portò un racconto di Pou, di che parla. "Of my love, of my lost love, of my lost love."

"Marella. Lo leggerò stanotte."

"Io l'ho tradotto in due notti."

"Non stai troppo su di notte."

"Devo comunque," rispose lui. "Non c'è notte senza allarme. Io sono nell'umpa."

"Esploso e ridere per l'umpa."

"Se dell'umpa, questo me lo dovevi nascondere. È troppo ridicolo."

"Volontario nell'umpa, col bracciolo giallo e blu, col bracciale?"

"Sì, ma volontario un bel niente. Ci hanno arruolati in federazione. E se manca un allarme, l'indomani ti trovi le guardie a casa."

"Anche Giorgio è nel Lumpa?"

"Ma di Giorgio..." Fulvia non rise. Forse perché aveva già scaricato su di lui tutta la sua ilarità. Era stato Giorgio Clerici a presentargliela in palestra, dopo una partita di pallacanestro. Uscivano dagli spogliatoi e la trovarono come una perla mimetizzata nelle alghe, nei resti del pubblico che sfollava. "Queste Fulvia, 16 anni, sfollata da Torino per FIFA dei bombardamenti aerei. Corrisponde." In fondo la divertiva. "No. Ora abita da noi in collina, nella villa che era del notaio, eccetera, eccetera. Fulvia, un sacco di dischi americani. Fulvia, questo è un Dio in inglese."

Solo all'ultimo, Fulvia aveva sollevato gli occhi a Milton, e i suoi occhi dicevano che quello Milton poteva essere tutto, tranne che un Dio. Milton si promette le mani sul viso e in quel buio cercò di rivedere gli occhi di Fulvia. Alla fine abbassò le mani e sospirò, esausto dallo sforzo e dalla paura di non ricordarli. Erano di un caldo nocciola, paiettati d'oro. Volto la testa al crinale e ci vide una parte di Ivan, sempre accoccolato e attento a lungo, complesso pendio.

Arrivò sotto il portichetto. "Fulvia, Fulvia, amore mio!" Davanti alla porta di lei, gli sembrava di non dirlo al vento. "Per la prima volta in tanti mesi, sono sempre lo stesso. Fulvia, ho fatto tanto, ho camminato tanto, sono scappato e ho inseguito, mi sono sentito vivo come mai e mi sono visto morto. Ho riso e ho pianto, ho ucciso un uomo a caldo, ne ho visti uccidere a freddo moltissimi. Ma io sono sempre lo stesso."

Sentì un passo avvicinarsi di lato, sul marciapiede perimetrale della villa. Milton spanò a metà la carabina americana, ma per quanto pesante, era un passo di donna.

"La custode spiò dall'angolo. 'Un partigiano? Cosa vuole? Chi cerca?'"

"'Ma lei è solo?'"

"'Proprio io,' disse Milton, senza sorridere, troppo sconcertato dal vedere la tanto invecchiata. Il corpo le si era fatto piuttosto e la faccia più smonta, e tutti i suoi capelli erano bianchi.'"

"'L'amico della signorina,' disse la donna, lasciando il riparo dell'angolo. 'Uno degli amici.'"

"'Fulvia e via? È tornata a Torino?'"

"'Lo so. È partita più di un anno fa, quando voi ragazzi avete messo su questa vostra guerra. Lo so. Ha più avuto notizie di Fulvia?'"

Scosse la testa. "Mi promise di iscrivermi, ma non l'ha mai fatto. Però io ci spero sempre. Un giorno o l'altro riceverò."

Questa donna, pensava Milton, fissando la stralunato, questa vecchia insignificante donna riceverà una lettera da Fulvia con notizie della sua vita, i saluti e la firma. Firmava così: "Fuldi a". Almeno con lui, può darsi.

"Mi ha descritto la lettera sia andata persa." Abbassò gli occhi e proseguì: "Era cara Fulvia, impulsiva, forse capricciosa, ma molto cara. Certo, è bella, molto bella."

Milton non rispose, solo portò avanti il labbro inferiore. Era un suo modo di ricevere il dolore e resistervi. La bellezza di Fulvia l'aveva sempre più che altro addolorato.

Lei lo guardò un po' obliquamente, disse: "E pensiamo che non ha ancora 18 anni. Si dice scarsi."

"Allora debbo chiederle un favore: lasciarmi rivedere la casa." La voce gli usciva dura, senza che volesse, quasi raschiante. "Lei non immagina che aiuto mi darebbe."

"Ma certo," rispose lei, toccandosi le mani. "Mi lasci rivedere solo la nostra stanza." Aveva cercato senza effetto di ammorbidire la voce. "Non le prenderò più di due minuti."

"Ma certo."

La donna gli avrebbe aperto dall'interno. Per far ciò, doveva girare la villa. "Avesse pazienza e dirò al figlio del contadino di uscire sull'aia e montare un po' di guardia da quell'altra parte. Per favore."

"Da questa ci sta attento un compagno."

"Credevo fosse solo," disse la donna, con una nuova preoccupazione.

"È come se lo fossi."

La custode cantonò e Milton uscì sulla spianata. Batté le mani verso Ivan e poi gli presentò una mano aperta. "Cinque minuti, aspetta 5 minuti." Poi sbirciò il cielo per imprimersi un altro grande elemento di ricordo di quel giorno stupendo. Su quel mare grigio, una flotta di nubi nerastre scivolava verso Ovest, investendo di prua certe nuvolette candide che immediatamente andavano in pezzi. Venne una folata di vento che scrollò gli alberi e lo stillicidio tintinnava sul ghiaino. Ora il cuore gli batteva, le labbra gli si erano di colpo inaridite.

Sentiva filtrare attraverso la porta la musica di "Over the Rainbow". Quel disco era stato il suo primo regalo a Fulvia. Dopo l'acquisto, era stato tre giorni senza fumare. Sua madre, vedova, gli passava una lira al giorno e lui è l'investiva tutta in sigarette. Il giorno che le portò il disco, lo suonarono per 28 volte.

"Ti piace?" le domandò, contratto, avvampato dall'ansia. "Perché la giusta domanda sarebbe stata: lo ami?"

"Vedi bene che lo rimetto," aveva risposto lei. "E poi mi piace da svenire. Quando finisce, senti che qualcosa è veramente finito."

E allora, qualche settimana più avanti: "Fulvia, hai una canzone preferita?"

"Non saprei. Ne ho tre o quattro."

"Non è forse?"

"Ma no, è carinissimo. Mi piace da morire, ma ne ho altre tre o quattro."

La custode veniva sotto il suo passo. Il parquet scricchiolava normalmente, con un crepitio astioso, maligno, come se non gradisse di essere risvegliato. "Immagino," si affrettò Milton sotto il portico, e uno dopo l'altro rischiava le scarpe fangose sul filo del gradino. Sentì la donna scattare l'interruttore della luce e armeggiare alla serra. Lui era a metà strada nel ripulirsi.

"La porta si socchiuse. 'Entri, entri, così.'"

"'Entri subito.'"

"'Il perché?'"

"'Il parquet,' fece lei, con una sorta di disperata dolcezza. Ma lo lasciò finire e mormorava: 'E piovuto tanto. Il contadino dice che pioverà ancora tanto. Ma hai visto in vita mia o novembre così piovoso? Poi partigiani sempre all'aperto, come vi asciugate sulla pelle?'"

Rispose Milton, che ancora non aveva usato guardar dentro. "Ora basta, entri, entri, così."

La donna aveva acceso un solo lume del lampadario. La luce piombava sul tavolo intarsiato senza riverberare, e nell'ombra circostante le federe bianche delle poltrone del divano baluginavano spettralmente. "Non si direbbe entrare in una tomba."

Lui rise stupidamente, come fa a chi deve mascherare un pensiero molto serio. Non poteva certo dirle che quello per lui era il più luminoso posto al mondo, che lì per lui c'era vita o resurrezione.

"Ho paura," cominciò calma la donna. Non le badava, forse nemmeno la sentì. Rivedeva Fulvia, raccolta nel suo favorito angolo di divano, con la testa leggermente rovesciata, di modo che una delle sue trecce prendeva nel vuoto, lucida e pesante. E rivedeva se stesso, seduto nell'angolo opposto, le lunghe magre gambe stese, lontane, che le parlava a lungo, per ore. Lei così attenta che appena respirava, lo sguardo quasi sempre lontano da lui. Gli occhi le si rivelavano presto di lacrime, e quando non poteva più trattenerli, allora scattava di lato la testa, si sottraeva, si ribellava. "Basta! Non mi parlare più! Mi fai piangere! Le tue bellissime parole servono solo, riescono solo a farmi piangere!"

"Sei cattivo?"

"Mi parli così, questi argomenti di circhi e dei sviluppi solo per vedermi piangere?"

"No, non sei cattivo. Ma sei triste. Peggio che triste, sei tetro. Almeno piangessi anche tu. Sei triste e brutto, e io non voglio diventare triste come te. Io sono bella e allegra. Lo ero."

"Ho paura," diceva la custode, "che è finita la guerra e Fulvia non tornerà mai più qui."

"Tornerà."

"Io ne sarei felice, ma ho paura di no. Appena finita la guerra, suo padre rivenderà la villa. L'ha comprata esclusivamente per Fulvia, per farcela sfollare. L'avrebbe già rivenduta se di questi tempi, in questa zona, si trovassero compratori. Temo proprio che non la rivedremo più su queste colline."

"Fulvi andrà al mare, come faceva ogni estate prima della guerra."

"Infatti, va pazza per il mare. Io l'ho sentita tante volte parlare di Alassio."

"Lei è mai stata o ad Alassio?"

"Non c'era mai stato e diffidava di quel posto. In un attimo lo odi. Spero proprio che la guerra lo riducesse in uno stato per cui Fulvia non potesse più recarcisi o semplicemente desiderarlo."

"I suoi di Fulvia hanno una casa ad Alassio."

Quando era malinconica o stufa, parlava sempre del mare di Alassio. "Le dico che tornerà."

Andò al tavolino addossato alla parete di fondo, al lato del caminetto. Si inclinò leggermente e col dito disegnò la forma del fonografo di Fulvia. "Over the Rainbow", "Deep Purple", "Governing the Waterfront". Le suonate al piano di Charlie's e "Over the Rainbow".

"Over the Rainbow? Over the Rainbow? Over the Rainbow?"

"Quanto ha lavorato quel grammofono," disse la donna, agitando una mano. "Già qui si ballava moltissimo, si esagerava, e il bello era severamente proibito anche in famiglia. Si ricorda quante volte sono dovuta entrare a dirvi di far piano, che si sentiva fuori per mezza collina?"

"Mi ricordo."

"Lei, però, non ballava. O mi sbaglio?"

"No, non ballavano. Non ci si era mai provato nemmeno per imparare. Stava a guardare gli altri. Fulvia e il suo compagno cambiava i dischi e ridava la corda, faceva insomma il macchinista."

"La definizione era di Fulvia: 'Sveglia, macchinista! Viva il macchinista!'"

Aveva un timbro di voce non propriamente gradevole, ma lui era pronto ad accettare per esso la sordità a tutte le voci dell'umanità e della natura. Fulvia ballava spessissimo con Giorgio Clerici. Duravano anche per cinque o sei dischi consecutivi, slacciandosi appena negli intervalli. Giorgio era il più bel ragazzo di Alba ed anche il più ricco, ovviamente, il più elegante. Nessuna ragazza di Alba ancora in condizioni di far da pendant a Giorgio Clerici. Arrivò da Torino Fulvia, e la coppia perfetta fu formata. Lui era biondo miele, lei bruna mogano. Fulvia era entusiasta di Giorgio come ballerino. "Itense Stevens," proclamava, e Giorgio di lei: "Indicibile." E rivolto a Milton: "Nemmeno tu, che con le parole sei formidabile, sapresti dire."

Milton gli sorrideva, silenzioso, tranquillo, sicuro, quasi misericordioso. Non si parlavano mai ballando. Ballasse Giorgio con Fulvio e facesse quel poco che gli era mezzo e destino di fare. Una sola volta si era irritato, una volta che Fulvia dimenticò di stralciare dalla serie dei ballabili "Over the Rainbow". Glielo fece osservare durante una pausa, e lei prontamente abbassò gli occhi e mormorò: "Hai ragione."

Ma un giorno erano soli. Fulvia caricò il fonografo con le sue mani e mise "Over the Rainbow". "Avanti, balla con me," lui aveva detto, forse gridato. "No, devi imparare assolutamente con me, per me."

"Avanti, non voglio imparare con te." Ma già lo teneva, lo spostava nello spazio libero e spostandolo ballava.

"No," protestò lui, ma era così sconvolto che non riusciva nemmeno a tentare di divincolarsi. E soprattutto non con quella canzone. Ma lei non lo lasciava, e lui dovette badare a non inciampare e rovinarle addosso. "Devi," disse lei, "sono io che lo voglio. Io voglio ballare con te, capisci? Sono stufa di ballare con ragazze che non mi dicono niente. Io non sopporto più di non ballare mai con te." Poi, d'un tratto, proprio mentre Milton cedeva, lo abbandonò, rilanciando ogni forte le braccia contro il corpo. "Fa morire in Libia," gli disse, tornando al divano. "Sei un ippopotamo."

"Un ippopotamo magro."

Ma un attimo dopo, lui sentì la mano di Fulvia sfiorargli le spalle e il suo alito sulla nuca. "Davvero dovresti pensare di più a star dritto con le spalle. Sei curvo, troppo. Veramente, raddrizza le spalle, tienile più presenti, capisci? E ora torniamo a sedere, e tu parlami."

Andò alla libreria, richiamato dal fiocco luccicore dei cristalli. Aveva già visto che era quasi vuota, con al più una decina di libri dimenticati, sacrificati. Si incrinò agli scaffali, ma subito si raddrizzò, come per l'opposto effetto di un pugno alla bocca dello stomaco. Era pallido e gli mancava il respiro. Tra quei pochi libri trascurati, aveva visto "Test deterbeville", che lui aveva regalato a Fulvia dissestandosi per una quindicina.

"Chi ha scelto i libri da portar via o da lasciare?"

"È stata Fulvia, lei, proprio lei."

"Ma certo," disse la custode. "I libri interessavano solo a lei. Li prese e li imbalò lei stessa. Ma più che altro si preoccupò del grammofono e dei dischi. Dei libri, come vedi, nelle asciugati. Ma di dischi nemmeno uno."

Nella porta si inquadrò la testa di Ivan, apparve tonda, scialba e staccata, come una luna che c'è.

"Fece Milton. 'Salgano.'"

"'No, ma andiamocene. E ora altri due minuti ancora.'"

Con una smorfia e un sospiro, Ivan ritirò la testa. "Mi scusi anche lei per altri due minuti. Non disturberò mai più. Non ripasserò più prima della fine della guerra."

La donna allargò le braccia. "Si figuri, perché non ci sia pericolo. Mi ricordavo benissimo di lei. Ha notato come l'ho subito riconosciuto? E le dirò, mi faceva piacere allora, quando veniva a trovare la signorina. Lei più di tutta l'altra compagnia. Lei più del signorino Clerici, a esser sincera."

"A proposito, non ho mai più visto il signorino Clerici."

"E partigiano pure lui?"

"Sì, stiamo insieme, siamo sempre stati insieme. Ma io ultimamente sono stato trasferito in un'altra Brigata."

"Ma perché?"

"Dice che preferiva me a Giorgio come visitatore."

"Dico, quella esitò, abbozzò un gesto come per cancellare la frase di prima o almeno rimpicciolirla. Ma ricaricherà," fece Milton, con tutti i nervi che gli si tendevano in corpo. "Non ne parlerà col signorino Clerici quando lo rivede."

"Ma le pare? Il signorino Clerici," disse. "Allora mi fece inquietare anche arrabbiare. Lo dico a lei perché ho stima di lei. Lei è un ragazzo col viso tanto serio. Mi lasci dire che non ho mai visto un ragazzo con una fisionomia così seria. Lei mi capisce? Io contavo poco o niente, ero solamente la custode della villa. Ma la signora mamma di Fulvia, quando c'è l'accompagnò, mi aveva pregato, mi aveva raccomandato un po' di governante, suggerimento. Ecco, se la parola non è grossa. Quindi io dovevo stare un po' attenta a quel che succedeva intorno alla ragazza. Lei mi capisce?"

"Colei?"

"Io stavo tranquilla. Tanto tranquilla. Parlavate sempre per ore, o meglio, lei parla e furbi ascoltava."

"Non è vero?"

"È vero. Era, era vero. Con Giorgio Clerici, invece, sì," fece lui, con la lingua secca. "Ultimamente, l'ultima estate, voglio dire, l'estate del '43, lei era soldato, mi sembra. Sì, ultimamente veniva troppo spesso e quasi sempre di notte. A me, francamente, quelle ore non piacevano. Arrivava con la macchina pubblica, si ricorda quella che posteggiava sempre davanti al municipio?"

"Eh, quella bella macchina nera? Poi con quel ridicolo impianto a gasogeno?"

"Sì." La donna dondolò la testa. "Ma loro due non li sentivo mai parlare. Io origliavo e non ho nessuna vergogna a dirlo. Origliavo per dovere. Ma c'era sempre un silenzio così, non ci fossero. E io non stavo per niente tranquilla. Ma non dica queste cose al suo amico, mi raccomando."

Si misero a far tardi. Ogni volta più tardi. "Fossero sempre rimasti qui fuori, sotto i ciliegi, non mi sarei preoccupata tanto. Ma cominciarono ad uscire a passeggio. Prendevano per la cresta della collina."

"Da che parte?"

"Da che parte? Un po' qui, un po' là. Ma il più spesso prendevano verso il fiume. Sa dove questa collina punta al fiume?"

"Va bene."

"Io, naturalmente, stavo su ad aspettarla. Ma rientravano ogni volta più tardi. E che ora facevano? Ma anche mezzanotte."

"Io avrei dovuto fare osservazione a Fulvia."

Milton scosse violentemente la testa. "Avrei dovuto, sì," disse la donna. "Ma non ne trovai mai il coraggio. Mi dava soggezione, anche se poteva esser mia figlia, come differenza d'età. Finché una sera, anzi una notte, tornò sola. Non ho mai saputo perché Giorgio non la riaccompagnò. Era molto tardi, passata la mezzanotte. Non più un grillo cantava per tutta la collina. Mi ricordo."

Milton fischiò. Ivan da fuori nemmeno si voltò. Ebbe solo una contrazione al sommo delle guance e poi...

"E poi cosa fece la custode?"

"Fulvia e lui Giorgio alla villa non si faceva più vedere. Ma usciva. Si davano appuntamento. Lui aspettava a 50 metri, addossato alla siepe per confondersi. Ma io ero allerta e lo vedevo. Lo tradivano i suoi capelli biondi. Quelle notti c'era una luna che spaccava. E fino a quando? Fino ai primi dell'altro settembre. Poi successe il finimondo dell'armistizio e dei tedeschi. Poi Fulvi andò via da qui con suo padre ed io pure, affezionata come l'aereo, fui contenta. Stavo troppo sulle spine."

"Non dico che abbiano fatto il male."

"Eccolo lì che tremava, verga verga nella sua fradicia divisa cachi, con la carabina che gli sussultava sulla spalla, la faccia grigia, la bocca semiaperta e la lingua grossa e secca."

Fin se un accesso di tosse per darsi il tempo di ritrovare la voce. "Mi dica, Fulvia, quando partì precisamente precisamente?"

"Il 12 settembre. Suo padre aveva già capito che la campagna sarebbe diventata molto più pericolosa della grande città."

"Il 12 settembre," fece eccomilton. "E lui, lui dov'era?"

"Il 12 settembre 1943." Con un immenso sforzo se ne ricordò. A Livorno, asserragliato nei cessi della stazione, digiuno da tre giorni, miserabilmente vestito di panni d'accotto, sul punto di svenire per l'inedia e le esalazioni della latrina, si era affacciato sul corridoio e aveva cozzato in quel macchinista che si stava abbottonando la braghetta. "Da dove vieni, militare?" bisbigliò. "Roma." "E dov'è casa tua?" "Piemonte, Torino, vicinanza." "Beh, io ti posso portare fino a Genova. Si parte tra mezz'ora. Ma ti voglio nascondere subito nella carbonaia, mica te ne frega di sembrare poi uno spazzacamino."

Milton richiamò Ivan, ma con un meno urgenza di prima. Tuttavia, la custode ebbe un sobbalzo di paura. "È proprio meglio che vadas," cominciò ad avere paura anch'io. Ma finalmente Milton si girava e si avvicinò alla porta. Il dover salutare decentemente la donna gli prestava addosso come un'impresa schiacciante. Sierro gli occhi e disse: "È stata molto gentile, anche coraggiosa. Grazie di tutto."

"Ma di niente. Mi ha fatto piacere rivederla qui, anche se con tutte quelle armi addosso."

Milton diede un ultimo sguardo alla stanza di Fulvia. Era entrato per raccogliervi ispirazione, forza, e ne usciva spoglio e distrutto. "Grazie ancora di tutto."

"E richiuda subito. Correte molti pericoli, vero?" domandò ancora la donna.

"No, non molti," rispose, assestandosi la carabina sulla spalla. "Finora abbiamo avuto fortuna, molta fortuna."

"Speriamo vi duri fino alla fine. E certo che alla fine vincerete voi, è certo."

Rispose smorto e si avventò di corsa per il vialetto dei ciliegi, passando in tromba. Ivan rientrarono a Treviso verso le sei. La strada sfumava sotto i loro piedi e gli ultimi chiarori sembravano concentrarsi in certe masse di nebbia grigia che la pioggia fissava sui pendii. Tuttavia, la sentinella li riconobbe a distanza e chiamandoli per nome scattagliò loro incontro da sotto la sbarra del posto di blocco. Era un ragazzino di appena 15 anni, si chiamava Gilera ed era grasso e sodo, di poco più alto del suo moschetto.

Arrivarono le sei. Baterono al campanile per Milton, con una tonalità differente da sempre. Arrivavano in quella estrema umidità. Le stalle del paese puzzavano come non mai e sulla strada lo sterco dei buoi si dissolveva in irrigagnoli giallastri. Arrivarono. Milton precedeva Ivan di una trentina di passi e ancora marciava lungo e rapido, mentre l'altro sbandava per la stanchezza.

"Milton, fece Gilera, che avete visto di interessante in Alba?" Lo sorpassò senza rispondergli e accelerò verso la scuola elementare, nel fitto del paese, dove si trovava Leo, il comandante di Brigata.

"Gilera soffiò Ivan: 'Sai cosa avremmo per cena? Mi sono già informato. Avremo carne e un pugno di nocciolo il pane di ieri.'"

Ivan attraverso la strada e andò ad afflosciarsi sul tronco addossato al casotto del peso pubblico, poi a rovesciò la testa contro il muro e c'è la oscillava. L'intonaco si sbriciolava. "Gli informava la testa cosa?"

"Evan da soffiar tanto? Colpa di Milton," rispose Ivan. "Milton è un assassino della strada. Siamo tornati ai 100 all'ora."

Il ragazzino si eccitò. "Le avevate dietro?"

"Ma che le avessimo avuti pompavano di meno, ti assicuro."

"Ma allora, allora lasciami perdere di essere brusco."

Ivan non poteva spiegare quel ritorno senza dire dallo stranissimo, pazzesco comportamento di Milton. Raccontato a Gilera, avrebbe fatto il giro di tutta la Brigata e sarebbe inevitabilmente passato anche per Milton, nel quale se la sarebbe presa direttamente con lui Ivan. Ora Ivan rispettava e temeva pochissimi studenti, ma Milton era tra questi pochissimi.

"Che hai detto?" fece Gilera, incredulo. "Di lasciarmi perdere."

Giulia era tornò offeso al posto di blocco e Ivan si è acceso in una sigaretta inglese. Si aspettava un intaso di tosse da farlo accartocciare, invece la boccata gli andò liscia. "Bestemmia mentalmente. Ma che gli è preso? È uscito come un razzo da quella villa e come un razzo ha fatto tutta la strada e io dietro con la milza che mi scoppiava, senza capircene niente, incapace di piantarlo al suo destino. Potevo ben piantarlo e tornarmene senza farmi scoppiare la milza."

Appoggiato alla sbarra, Gilera lo guardava di traverso, pestando un piede in terra. Ivan torso e la testa dall'altra parte. "Ma che gli è preso? Io dico che è impazzito quasi. Eppure è sempre stato un ragazzo opposto, più che a posto, persino freddo. Io sono un testimone, l'ho visto mantenere l'asta anche quando la perdeva. Lo stesso Leo, un ragazzo più che a posto, ma è una studente pure lui e gli studenti sono tutti un po' tocchi. Noi della plebe siamo molto più centrati."

Ci fu una vibrazione nell'aria bassa e caddero gocce grosse e rade. "Ora ripiove," disse forte Ivan.

Gilera non rispose. "Io mi sento un fungo," insiste a Ivan. "Parola che mi sento crescere la muffa addosso."

Gilera alzò le spalle e si mise a guardare la discesa. In quel questo punto lo sgrondo cessò. Ivan riprese a pensare, fumando accellerato per finirlo la sigaretta prima che gli impotrisse fra le dita. "Io non so cosa gli si è preso, che cosa abbia visto, sentito in quella casa di ricchi. Chissà che gli ha dato la vecchia." Buttò il mozzicone e poi si grattò forte, freneticamente, la testa sopra le orecchie. "Quella vecchiaccia cosa gli è andato a dire? Poteva ben farne a meno, visto il momento che passiamo. Chissà che gli avrà detto. Uno direbbe subito che c'entra una ragazza, ma intanto rideva fra sé di incredulità e disprezzo. Sì, è proprio il tempo, il posto di perdere la testa per una ragazza. Un partigiano serio come Milton. Le ragazze oggi fanno ridere, fanno schifo e pietà. Comunque è sicuro che era una cosa della vita di prima e tornare su queste cose fa più male che bene. Con la vita, il mestiere che facciamo, si va in crisi come niente. Le cose di prima a dopo e basta."

Il vento annuncia oggi l'era calmo, già disincronizzato. "Sì," fece Ivan, con una sorta di gratitudine nella voce, e si rannicchiò sul tronco con le braccia conserte, le mani sulle scapole. Tirava dalla direzione di Alba, ampio, basso, teso. C'era poi quell'altro fatto, più grave, pensava Ivan. Il ponte minato di San Rocco. A momenti Milton non ci passava su, stravolto com'era. E che fu seminato, lo sapevano anche le piante, le pietre, poco prima della Borgata. Ivan era staccato da Milton di un centinaio di metri e l'aveva perso di vista per via di un ciglione trasversale. La pressione per il punto gli era balenata proprio per caso. E allora, sebbene già la milza gli bucasse la pelle, Ivan Era scattato in salita ed era arrivato sul ciglione giusto in tempo per vedermi Hilton che calava al ponte col passo implacabile, cieco di un autonomo. Si trovava 20 passi dalla spalletta. Gridò il nome di Milton, ma quello non si voltò. Urlò disarticolatamente, e stavolta fra la potenza dell'angoscia e l'amplificazione delle mani attorno alla bocca, lo sentirono di certo fin sulla collina dirimpetto. Milton serriston netto, come raggiunto nella schiena da una pallottola. Si voltò ad agio ritto sul ciglione. Ivan Gli additò il Ponticello due o tre volte, poi sventolò una mano davanti alla fronte. "Il ponte minato era pazzo."

Milton finalmente accennò la testa. Si calò a valle dal ponte e passò Il torrente su una fila di massi. E poi, per ringraziamento, l'aveva poi aspettato una volta oltre il torrente. Aveva subito ripreso quel passo tremendo, e a Ivan era venuta voglia di spedirgli dietro una raffica di stelle.

Ivan si alzò al tronco e appoggiando le mani sul sedere, si accorse che il fondo dei calzoni più che spazzolato andava strizzato. Teso l'orecchio al cuore del paese, poi disse: "Ma cos'è questo mortorio? Girare tutti gli altri quasi tutti al fiume."

"Rispose il ragazzo con la voce nuovamente imbronciata. 'Dicono che ingrossato da vedere esagerati.'"

"Fece Ivan. 'Io e Milton l'abbiamo visto due ore fa ad Alba e il grosso ma ancora niente di speciale. Sarà che da queste parti il fiume è più stretto e quindi figura più gonfio. Intendiamoci, di Seven non è che io desideri che non ingrossi, magari starà ripasse così almeno da quella parte stiamo tranquilli.'"

Si sentì un passo furioso e subito dopo un arresto in cima alla rampetta apparve Milton. Una folata di vento lo investì in pieno senza smuoverli addosso. La divisa fradicia chiedeva di Leo al comando. "Non l'aveva trovato."

"C'è stato tutto il pomeriggio," rispose Gilera. "Io che ne debbo sapere? Sarà andato a casa del medico a sentir Radio Londra."

"Sì, prova dal medico."

Per strada, Milton calcolando l'ora e la durata della trasmissione stabilì che Leo aveva già lasciato la casa del dottore. E tornò diretto al comando. Infatti, Leo era giusto rientrato. Aveva acceso il lume a carburo e ne stava regolando il beccuccio. Stava in piedi dietro la cattedra, che era l'unico mobile mantenuto al suo posto, tutti i bianchi essendo stati accatastati negli angoli.

Milton barcò appena la soglia e Si tenne ai bordi della zona di luce. "Leo, devi darmi un permesso per domani, mezza giornata di permesso. Dove hai bisogno di andare?"

"Appena a Mango."

Leo, in tutta fretta, aumentò il volume della luce. "Ora le loro ombre toccavano con la vita il soffitto. Di hai forse nostalgia della tua vecchia Brigata? Di non avrà intenzione di mollarmi solo con questa truppa di minorenni?"

"Sta tranquillo, Leo, ti dissi che avrei firmato per finire la guerra con te. Te lo confermo. Faccio un salto a Mango unicamente per parlare con uno. Io lo conosco, è Giorgio."

"Giorgio Clerici?"

"Ah, siete molto amici tu e Giorgio?"

"Siamo nati insieme," disse Milton tra i denti.

"Dunque posso andare?"

"Tornerò per mezzogiorno."

"Torna pure per sera. Domani ci lasceranno annoiare, penso. Ci lasceranno annoiare per un po'. Si attaccano, attaccano dai Rossi, un po' per uno. Del resto, l'ultima botta è stata per noi. Tornerò per mezzogiorno," disse Milton con puntiglio, e fece per ritirarsi.

"Un momento. E di Alba che mi dici?"

"Niente. Non ho visto praticamente niente," rispose Milton, senza riavvicinarsi. "In tutto e per tutto, ho visto una ronda sul viale di circonvallazione."

"In che punto esattamente?"

"All'altezza del giardino vescovile."

"Ah!" Gli occhi di Leo sfolgoravano bianchi nella vampate della cetilene. "Ah, e dove andavano? Verso la piazza nuova o verso la centrale elettrica?"

"Verso la centrale," e fece Leo acremente. "Non è pignoleria, Milton, ma pure masochismo. Il fatto è che sono follemente innamorato di Alba, furia di pensarla come Centro di gravità della mia Brigata."

"Sì, se tu permetti, io sono follemente innamorato della tua città e sento il bisogno, il porco bisogno di sapere dove, quando e come."

"Ma che hai nevralgia?"

"Che nevralgia!" scattò Milton, ancora stralunato, con la smorfia di dolore ancora stampata netta in viso. "Avevi una faccia. Molti dei nostri soffrono il mal di denti. Deve essere questa enorme umidità."

"Che altro hai visto? Hai dato un'occhiata al nuovo bunker di porta cherasca?"

"E Milton, non ne posso più," pensava. "Se mi fa ancora domande, io..."

"Io e si tratta di Leo. Di Leo, figuriamoci con gli altri. Il fatto è che più niente mi importa di colpo, più niente. La guerra, la libertà, i compagni, i nemici. Solo più quella verità."

"Il bunker Hilton l'ho veduto," sospirò.

"E allora dimmi, ne pare molto ben fatto? Domina non solo la Stradale, ma batte anche i campi aperti verso il fiume, avrai presente? Verso la segheria."

"Il campo da tennis."

Fulvia ci giocava con Giorgio, sempre in singolo. Spirit cavano candidi come angeli sul fondo rosso che Giorgio faceva rullare e innaffiare con particolare cura prima della loro partita. Milton a lui sedeva sulla panchina, scordando, confondendo il punteggio che Fulvia gli aveva comandato di tenere. Sedeva scomodo, smuovendo senza sosta le lunghe gambe, i pugni serrati nelle tasche per tendere il calzone e mascherare le piattezze delle cosce, senza i soldi per pagarsi una bibita e darsi un contegno sorseggiandola, con solo più una sigaretta da economizzare fino allo spasmo, con in fondo a una tasca un foglietto con la versione di una poesia di Yeats: "When you are old, the grey and full of sleep."

"Non ti senti bene," dice Valerio con la sua querula pazienza. "Ti sto chiedendo se giocavi a tennis nella vita."

"No, no," rispose a precipizio. "Troppo caro. Sentivo che quello era il mio gioco, ma troppo caro. Il solo prezzo della racchetta mi faceva rimuovere la coscienza. Così mi diedi alla pallacanestro."

"Magnifico sport," disse. "Tutto anglosassone."

"Milton, non ti è mai passato per la testa allora che chi praticava la pallacanestro non poteva essere fascista?"

"Già."

"E tu eri un buon cestista?"

"Ma ero discreto."

"Stavolta lei ora soddisfatto Milton si ritirò verso la porta, ripetendo che sarebbe tornato per mezzogiorno."

"Torna pure per sera," disse Leo. "Ah, ti interessa sapere che oggi Io compio 30 anni. È un record. Vuoi dire che se anche crepassi domani vergognosamente vecchio, è un vero record. Perciò non ti faccio auguri, ma solo congratulazioni."

Fuori, il vento era calato ad un filo. Gli alberi non muggivano, uniscono andavano più. Il fogliame ventolava appena con un suono musicale, insopportabilmente triste.

"Somewhere over the rainbow, sky is on blue and dreams that Dream really you come true."

Ai bordi del paese, un cane la trovo, ma breve è sparito. Scuriva precipitosamente, ma sopra le creste resisteva una fascia di luce argentea, non come un margine del cielo, ma come una effusione delle Colline stesse. Milton si rivolse alle alture che stavano tra Tresor e Mango, il suo itinerario di domani. Il suo occhio fu magnetizzato da un grande albero solitario con la cupola riversa e come impressa in quella fascia argentata che rapidamente si ossidava.

"Se è vero, la solitudine di quell'albero sarà uno scherzo in confronto alla mia." Poi, con infallibile istinto, si orientò a nord-ovest, in direzione di Torino, e disse odibilmente: "Guardami, Fulvia, e vedi come sto male. Fammi sapere che non è vero. Ho tanto bisogno che non sia vero."

Domani, ad ogni costo, avrebbe saputo. Se lei gli avessi accordato il permesso, se lo sarebbe preso, sarebbe scivolato via ugualmente, sfruttando, insultando tutte le sentinelle per via, purché resistesse fino a domani. C'era di mezzo la più lunga notte della sua vita, ma domani avrebbe saputo. Non poteva più vivere senza sapere, e soprattutto non poteva morire senza sapere. In un'epoca in cui i ragazzi come lui erano chiamati più a morire chi a vivere, avrebbe rinunciato a tutta per quella verità. Tra quella verità e l'intelligenza del Creato, avrebbe optato per la prima. Se è vero, era così orribile che si portò le mani sugli occhi, ma con furore, quasi volesse accecarsi. Poi scostò le dita e tra Esse vide il nerore della notte completa.

I suoi compagni erano risaliti tutti dal fiume. Erano a normalmente quiete stasera, non meno che avessero uno dei loro steso nella navata della Chiesa in attesa della sepoltura. Dai loro locali usciva un brusio non superiore a quello che si levava dalle case dei paesani. L'unico ad alzare la voce era

Il Cuciniere e i suoi compagni, i ragazzi che avevano scelto come lui, venuti al medesimo appuntamento, che avevano gli stessi suoi motivi di ridere, di piangere, scrollò la testa. Oggi era diventato indisponibile di colpo, per mezza giornata, una settimana, un mese, fino a quando avesse saputo. Poi, forse, qualcosa sarebbe stato nuovamente capace di fare per i suoi compagni, contro i fascisti, per la Libertà.

Il duro era resistere sino a domani. Stasera non cenava, avrebbe cercato di dormire subito, magari violentandosi in qualche modo al sonno. Se non gli riusciva, avrebbe incrociato per il paese tutta la notte, sarebbe andato da una sentinella all'altra ininterrottamente, a costo di metterli in sospetto di un attacco e farsi tempestare di esasperanti domande. Comunque, lui, inconsciamente o in veglia febbrile, l'alba sarebbe spuntata sulla strada per Mango.

La verità, una partita di verità tra me e lui, dovrà dirtelo da moribondo. Moribondo, domani, sapesse di lasciare il povero Leo solo davanti a un attacco, dovesse passare in mezzo a una Brigata nera. Le sei erano appena abbattute al campanile di Mango. Con la testa fra i pugni, Milton sedeva sulla panca di pietra davanti all'osteria. Sentiva una donna trafficare dentro, gli parve addirittura di sentirla sbadigliare, largo e crasso come un uomo. I paesani erano già tutti in piedi, sebbene porte e finestre restassero sbarrate, e Milton boccheggiò di disgusto all'idea degli odori rinserrati.

Era salito da Treiso in un'ora, incontrando innumerevoli banche di nebbia, alti al suo ginocchio, che come greggi gli attraversavano la strada. Si era svegliato con la certezza della pioggia battente sul tetto rotto della stalla, ma non pioveva. C'era invece molta nebbia, intasava i valloni e si stendeva in lenzuola oscillanti sui fianchi marci delle colline. Per le colline, mai aveva provato tanta nausea, mai le aveva viste così sinistra e fangose come ora, tra gli squarci della nebbia. Li aveva sempre pensate le colline come il naturale teatro del suo amore, e gli era invece toccato di farci l'ultima cosa immaginabile: la guerra.

Aveva potuto sopportarlo fino a ieri. Ma sentì un passo sul selciato, dritto su di lui. Ma non sollevò la testa. Un attimo dopo, rimbombò la voce di Moro: "Ma tu sei Milton! Ti sei stufato dell'avamposto maledetto? Torni con noi?"

"No, vengo solo per parlare con Giorgio. E fuori."

"Lo so. La sentinella me l'ha detto. Chi è con lui?"

Moro gli elencò sulle dita: "Sceriffo, Cobra, Meo e Jack. Ieri sera a Pascal ne ha spediti di guardia al bivio di Manera. Pascal si aspettava i fascisti di Alba da quella parte, ma non è successo niente. Quei cinque saranno già smontati dal big e sono per strada. Ma stai male? Hai una faccia colore del gas."

"E che colore credi abbia la tua?"

"Lo so," rise Moro. "Qui stiamo instigando tutti. Entriamo nell'osteria."

"Giorgio, aspettalo dentro."

"Il freddo mi fa bene, o la testa che mi brucia. Io..."

"Scusa, mi riparo." Moro entrò e un attimo dopo Milton lo di attaccare discorso con la serva, con la voce grassa di catarro e di intenzione. Rabbrividì e si riprese la testa fra le mani.

Era il 3 ottobre '42. Fulvia tornava a Torino per una settimana, e forse meno. "Comunque, partita non andare, Fulvia."

"Debbo."

"Ma perché?"

"Perché ho un padre, una madre. O pensi che non li abbia?"

"Infatti, chi dici?"

"Dico che non riesco a vederti a concepirsi se non solo. Li ho, li ho," sbuffò lei, "e mi vogliono un po' a Torino, ma solo per un po'. Ho anche due fratelli, se ti interessa."

"Non mi interessa."

"Due fratelli grandi," insistette, "tutti e due militari, ufficiali. Uno è a Roma e l'altro in Russia. Ogni sera prego per loro. Per Italo, che sta a Roma, prego per finta, perché Italo la guerra la fa per finta. Ma per Valerio, che in Russia, prego sul serio."

"Meglio che so," guardò un Menton che stava a testa bassa e distolta, rivolta al fiume lontano. "Acqua grigia, far sponde sbianchite. Mica varco l'oceano," gli mormorò.

Ma lo varcava, se lui sentiva a fondarglisi nel cuore i becchi di tutti i gabbiani. Lui e Giorgio Clerici l'accompagnarono alla stazione. Questa pareva quel giorno più pulita, meglio rassettata di quanto fosse mai stata dal principio della guerra. Il cielo era di un grigio trasparente, più bello del più bello azzurro uniforme in tutta la sua immensità. Sarebbe stata sera, una tetra affumicata sera, quando Fulvia sarebbe scesa a Torino. Ma dove precisamente abitava, non l'avrebbe chiesto né a lei né a Giorgio, il quale certamente sapeva l'indirizzo. Voleva ignorare tutto di Torino riguardo a Fulvia. La loro storia si faceva unicamente nella villa sulla collina di Alba.

Giorgio indossava uno scozzese di prima dell'autorchia. Milton una giacca di suo padre, riaccomodata con una cravatta che non teneva il nodo. Fulvia era già salita in treno e stava affacciata al finestrino. Sorrideva leggermente a Giorgio, scuoteva di continuo le trecce, poi fece una smorfia verso un grosso viaggiatore che la sorpassava nel corridoio schiacciandola. Ora rideva a Giorgio sulla banchina. Il vice capo allu primo passo verso la locomotiva, srotolando la bandierina. "Il grigio del cielo si è già un tantino guastato," disse Fulvia. "Gli inglesi mica bombarderanno questo mio treno?"

"Giorgio rise. Gli inglesi volano solo di notte."

Poi Fulvia chiama lui sotto il finestrino. Non sorrideva e disse parole che Milton afferrò più dal movimento delle labbra che dal suono della voce: "Quando torno in villa, voglio trovarci una tua lettera."

"Sì," rispose, e la voce ogni tremon nel monosillabo. "Debbo trovarla, capisci?"

Il treno partì e Milton lo seguì con lo sguardo fino alla svolta. Voleva ripigliarlo dopo il ponte, rincorrendo nel pennacchio di fumo al di sopra delle interminabili pioppete dell'oltrefiume. Ma Giorgio lo spinse ai cancelli. "Andiamo a giocare a biliardo." Si lasciò trascinare fuori dalla stazione, ma per il biliardo disse di no. Doveva rincasare immediatamente. Aveva appena una settimana, e forse meno, per scrivere a Fulvia che l'amava. Tastò il muro per ritrovare la carabina che vi aveva appoggiata e faticosamente si rizzò dalla panca. Non poteva stare peggio. Premava in tutto il corpo per scariche di freddo e la testa gli bruciava di un ardore fisso, pieno, quasi ruzzante.

Il piccolo Jim sbucò da uno dei vicoletti laterali. Senza accostarsi, gli disse che Pascal era entrato in quel momento al comando. "S'è con Pascal che gli interessava parlare."

"No, mi interessa solo parlare con Giorgio."

"Quale Giorgio?"

"Il bello."

"Sì, è ancora fuori. Lo so. Voglio andargli incontro per un pezzo di strada. Non ti scostare troppo dal paese."

"A vertigim c'è un nebbione da perdercisi." Attraversò il paese per la via principale, sbirciandolateralmente in ogni vicoletto per notare i progressi della nebbia. Nella campagna, gli alberi piantati ai bordi del paese erano già fantasmi. All'angolo dell'ultima casa si arrestò netto. Aveva sentito sulla rampa sassosa il passo di una mezza dozzina di uomini. Il passo era quella, un inconfondibile lungo e rapido dei partigiani. Ragazzi di città salivano muti, evidentemente con gola e polmoni intasati dalla nebbia. Gli prese una citazione orribile, annaspò e dovette appoggiarsi allo spigolo della casa. Ma non era la squadra di Giorgio. Senza essere interrogato, uno di quelli disse, passando, che venivano da sotto il Camposanto, avevano passato la notte nella casa del becchino.

Ancora turbato, uscì nella campagna. Aveva deciso di aspettare Giorgio all'aperto, presso la cappelletta dell'Annunziata. L'avrebbe separato per un momento dagli altri quattro, e la strada era invasa dalla nebbia, ma c'erano ancora spiragli e ondeggiamenti. I valloni e i due lati ne erano invece culmirasi di un ovatta assestata. In modo, la nebbia aveva anche risalito i versanti. Solo alcuni pilastri in cresta ne emergevano, sembravano braccia di gente in punto di annegare. Scendeva cauto verso il fantasma della cappelletta. Tutto taceva, a parte il pigolino attonito di uccelli nei loro nidi, oppressi dalla nebbia, e il mormorio di rigagnoli nei valloni sommersi. Al campanile di Mango suonarono le sette, senza eco. Si addossò al muro della cappella e guardò anziosamente al passo della Torretta. Era già quasi ostruito dalla nebbia che saliva per saturazione dal pianoro sottostante. Rimaneva ancora uno squarcio, ma la squadra di Giorgio avrebbe dovuto apparirvi in 10 secondi. Non apparvero. Specifico ora era fatta. Un rinforzo di nebbia aveva cancellato il passo.

Accese una sigaretta. Da quanto tempo non accendeva la sigaretta? Fulvia valeva sì la pena di attraversare l'oceano pauroso della guerra per giungere a riva e non far altro più che accendere la sigaretta. Fulvia, alla prima boccata, gli sembrò di scoppiassero i polmoni. Alla seconda, dovette piegarsi in due per le convulsioni. La terza la sopportò meglio e poté fumarla fino in fondo, con solo più qualche sussulto. La nebbia si era ormai rinchiusa anche su quel tratto di strada, ma restava sospesa a circa un metro dal fondo. Fu proprio in quell'intercapedine che vide finalmente arrancare dalle gambe vestite di cachi i tronchi e le teste. Erano velati dalla nebbia. Saltò in mezzo alla strada e si protese per meglio distinguere le gambe. Il passo di Giorgio, come sempre quando era estremamente emozionato. Il cuore gli latitò in corpo. I tronchi e le teste affioravano dal nebbione. "Sceriffo, Meo, Cobra, Jack e Giorgio. Dov'è?"

"Non era con voi?"

"Sceriffo si era fermato."

"Di malavoglia, certo. È dietro, dietro."

"Dove?" domandò Milton, perforando la nebbia.

"Dietro di qualche minuto."

"Perché l'avete staccato?"

"È lui che si è fatto staccare," tossì Meo.

"Non potevate aspettarlo?"

"Grande e grande," disse Cobra, "e la strada la conosce quanto noi."

"E Meo, lasciaci andare, Milton. Io crepo di fame."

"Se la nebbia fosse lardo, aspettate."

"Parlavate di qualche minuto, ma ma io ancora non lo vedo," rispose Sceriffo. "Si sarà fermato a fare colazione in qualche casa lungo la strada. Sai com'è, Giorgio gli schifo di mangiare in compagnia."

"Lasciaci andare," ripeté Meo, "o se proprio vuoi parlare, parliamo camminando."

"Dimmi la verità, Sceriffo," disse Milton senza scansarsi. "Avete litigato con Giorgio?"

Ma che fece Jack, che fino ad allora non si era intromesso? "Ma che," disse Sceriffo, "per quanto Giorgio non sia il nostro tipo, è un figlio di papà, come se ne vedeva nel porco esercito. E qui siamo tutti uguali."

"Di," disse Cobra, riscaldandosi di colpo. "Qui i figli di papà non funzionano, perché se funzionassero anche qui come nell'esercito..."

"Ma io crepa di fame," disse Meo, e a testa bassa sorpassò Milton.

"Vieni con noi in paese," disse Sceriffo, muovendosi pure lui.

"Poi bene, aspettarlo lassù."

"Preferisco aspettarlo qui."

"Come vuoi. Vedrai che ti arriva in 10 minuti al massimo."

Lo trattenne ancora. "Com'era la nebbia di là?"

"Spaventosa. Voglio proprio arrivare in paese per chiedere a qualche vecchio se invita suoni a vista mai di simile spaventosa. A un certo punto nemmeno attirarmi vedevo più la strada e nemmeno i miei piedi che ci posavano sopra. Ma non c'è pericolo, dato che la strada non costeggia burroni. Ti voglio però dire, Milton, che se il tuo amico avesse chiamato, io lo avrei aspettato e avrei fermato anche questi. Ma non ha chiamato, ed io ho capito che, come al solito, voleva farsi i fatti suoi. Sai come Giorgio, erano uno di spariti tutti e quattro nella nebbia."

Risalire ad addossarsi alla particella, accese una seconda sigaretta e fumando teneva d'occhio l'intercapedine che resisteva fra strada e piano della nebbia. Dopo mezz'ora, ridiscese sulla strada e prese a camminare adagio verso il Passo della Torretta. Sceriffo aveva ragione a pensare che Giorgio aveva sfruttato la nebbia apposta per restare solo. Era impopolare proprio per la sua mancanza, la sua ripulsa del cameratismo. Non perdeva occasione, anzi ne creava, getto continuo di isolarsi per non dividere nulla del suo con gli altri, nemmeno il suo calore animale. Dormire solo, mangiare da solo, fumare di nascosto in tempi di carestia di tabacco, darsi il borotalco. Milton portò avanti il labbro inferiore e vi affondò i denti. Ciò che prima di ieri di Giorgio lo faceva sorridere, ora lo lancinava. Giorgio pareva sopportare il solo Milton. Qua abitava solo con Milton. Quante volte dormendo nelle stalle si erano stesi l'uno accanto all'altro, stretti in uno contro l'altro in una intimità la cui iniziativa partita sempre da Giorgio. Siccome Milton dormiva di, alla fine ricurvo a mezzaluna, Giorgio aspettava che si fosse sistemato e poi gli si stringeva e adattava come in una maca orizzontale. E quante volte, svegliato si prima, Milton aveva avuto tutto l'agio di considerare il corpo di Giorgio, la sua pelle, il suo pelo.

La sofferenza gli fece accelerare il passo, sebbene ora si muovesse nel più folto e nel più cieco della nebbia. Formava spessore concreti, una vera e propria muratura di vapori, e ad ogni passo Milton aveva la sensazione del console e della contusione. Era certamente vicinissimo al passo, ma poteva dedurre la sua posizione unicamente dall'andamento e dal grado di pendenza della strada. Proprio come aveva detto Sceriffo, solamente curvandosi poteva distinguere il fondo della strada e i suoi piedi sfocati e come avulsi. Quanto alla visibilità anteriore, se Giorgio gli si fosse presentato a due metri, non l'avrebbe sicuramente visto. Salì ancora di qualche passo e fu certo di trovarsi sul culmine. Un immenso e compatto volume di nebbia inghiottista saliva e poi chiamò il nome di Giorgio, regolando la voce come lo dovesse sentire chi in quel momento salisse per l'ultima rampa. Poi chiamò molto più forte, nel caso che Giorgia avesse percorso l'altipiano. Nessuna risposta. Allora portò le mani e imbuto attorno alla bocca e urlò il nome di Giorgio lunghissimamente. Un cane Higuain poco sotto, e poi che niente. Con ogni cura per non sbagliarsi nell'orientarsi sul paese ormai invisibile, Milton girò su se stesso e passo passo ridiscese.

Ritrovò Sceriffo alla mensa. Si era sfamato e sonnecchiava coi gomiti spianati sulla tavola, sotto il suo fiato rantoloso. Le chiazze del vino versato si increspavano come stagni. Milton lo scrollò. "Non si è visto."

"Non so cosa dirti," rispose Sceriffo con la voce spessa, ma si sollevò sul busto a significare che era pronto ad affrontare tutto. "Un discorso che ore sono?" domandò, stropicciandosi gli occhi. "Le nove passate."

"Sei sicuro che fascisti non ce n'erano nelle vicinanze?"

"Con quel nebbione non basarti sulla nebbia. Di qui al bivio era un mare di latte, ti dico. Il nebbione può avermi sorpreso in marcia," osservò Milton.

"Quando sono partiti da Alba, un nebbione simile laggiù certo non c'era."

Sceriffo dondolò la testa. "Con quelle piene," ripeté Milton.

"Si ridò tutti i servi del nempione solo per escludere che ci fossero."

"E se usassi il nebbione solo per giustificarti di non averli visti?"

"Non durava sempre," la testa sempre pacato. "Li avrei sentiti da Alba. Non si muove mai in meno di un battaglione. Un battaglione non è un topo, e gli avremmo sentiti. Bastava che un soldato tossisse."

"Pascal però li aspettava. Vi mando di guardia al video proprio perché li aspettava da quella parte."

Pascal sbuffo a Sceriffo. "Se ci basiamo su Pascal? Ma chi è che l'ha fatto comandante di pregata? Non l'ho mai visto imbroccarne una. Se vuoi saperlo, è tutto ieri e tutta stanotte che noi mandiamo degli accidenti secchi a Pascal. Quello si sogna un attacco e noi dobbiamo fare una vitaccia così. Gliene abbiamo dette per ora a Pascal, anche il tuo Giorgio."

Milton aggirò la tavola e venne a sedersi a cavalcioni dalla panca di fronte a Sceriffo. "Avete litigato con Giorgio?"

L'altro fece un paio di smorfie e poi annuì. "Si è preso per i denti con Jack."

"Ah, ma non c'entra per niente col distacco. Non l'abbiamo perduto nella nebbia per quello. Insomma, è lui che si è sganciato di sua spontanea volontà per fare i suoi accomodacci di figlio di papà, naturalmente."

"Voi tre vi siete schierati dalla parte di Jack?"

"Puoi dirlo. Jack aveva tutte le ragioni per la verità," spiegò Sceriffo. Erano tutti e cinque imbestialiti. Avevano lasciato Mango poco dopo che Milton era rientrato a Treiso dalla sua puntata su Alba. Non erano ancora arrivate al Passo della Torretta che era già da ottenere incarnita. Camminavano in cresta, pigliando di petto un vento forte, sinistro, di un freddo già invernale. Un vento, disse Meo, che senz'altro nasceva dalle tombe spalancate di uno di quei cimiteri di alta collina dove lui non sarebbe rimasto nemmeno da morto fucilato. Era un deserto completo. Tutti i cani della mezza costa la trapano annusandoli mentre passavano in cresta. Cobra, che non può soffrire i cani, ad ogni latrato tirava una bestemmia. Si era già incappucciato la testa nella coperta e così pareva una suora che camminasse bestemmiando. E considerando le bestemmie che i contadini tiravano i loro cani, che con loro zelo rivelavano l'esistenza e la posizione di case altrimenti assolutamente invisibili, si concludeva che tutto il mondo era una bestemmia. Anche perché pure gli altri quattro che avanzavano digrignando i denti bestemmiavano mentalmente. Erano convinti che Pascal aveva sognato o voleva semplicemente rendersi interessante, e toccava loro pagare con la vitaccia.

Il più furibondo era certamente Giorgio, e perché la squadra non era di suo gradimento, e perché il comando era stato dato a Sceriffo. "Se fra questi quattro scalzacani," pensavo, "senza dubbio io non sono considerato degno di prendere il comando. Immaginiamo la figura, la carriera che faccio io nei Partigiani." Poi dovettero prendersela con Meo, il quale, siccome da Mango erano partiti digiuni, aveva suggerito di andare per cena a un certo Casale isolato dove una certa volta lui e il povero Rocher erano stati trattati molto bene: pane fresco di forno, minestra sostanziosa, sebbene dolce e a volontà, pancetta della migliore, di quella bianca come neve e col circoletto roseo nel mezzo. Furono tutti d'accordo di andare lì, sebbene il posto fosse molto scomodo perché la casa stava ai piedi del grande versante. Arrivarono in basso per un sentiero da rompersi il collo. La notte era nera come pece, ma come animata, dava l'illusione ottica di tante voragini che continuamente si formassero. Una volta in basso, poi, Meo non riusciva più a rintracciare la casa. Dovettero sparpagliarsi nelle quattro direzioni per ritrovarla. I suoi muri erano talmente anneriti dalle intemperie che non davano nemmeno più quel chiarore proprio degli spiriti. Finalmente la ritrovò Cobra, il quale era finito ingaggiato coi cal proprio nel filo spinato che cintava l'aia. Cobra l'indirizzo da lui con una enorme bestemmia. Per fortuna non c'era cane di guardia perché avrebbe fatto le furie, e Cobra l'avrebbe fatto senz'altro secco con lo Sten. E allora sarebbe stata la volta di Sceriffo di impazzire e lottare nel fango con Cobra, perché Sceriffo impazziva a vedere stecchire i cani.

Il bello, poi, fu che per entrare dovettero fare un sacco di cerimonie a bussare. "Al Don Meo," e il padrone si fece dietro l'uscio. "Chi siete?"

"Partigiani," rispose Meo.

"Dillo in dialetto," pretese il vecchio, e Meolo lo ripete in dialetto.

"Di che razza, azzurri, badogliani o Stella Rossa?"

"Badogliani, e di che il comando siete? Se siete padugliani del comando di Mango," rispose Neo pazientemente, "siamo uomini di Pascal."

Ma il vecchio non toglieva ancora il paletto, e Sceriffo doveva badare a controllare Cobra, il quale scalpitava e voleva avvicinarsi a dirne due attraverso il legno. "Quel contadino," due che l'avrebbero fatto spicciare ad aprire, e che volete?"

"Continuare," il vecchio. "Mangiare un boccone, subito ripartiamo per il nostro servizio."

Ma quello non era ancora soddisfatto. "Si potrebbe sapere chi sei tu che mi parli?"

"Io ti conosco, certo," fece Meo. "Io sono Meo, e sono già stata una volta a mangiare in casa vostra. Ricordatevi un po'."

Passò in silenzio. Il vecchio stava ricordando e setacciando. "Dovete ricordarvi di me," disse Meo. "Venne due mesi fa, pure di sera. C'era un vento che portava via."

Il vecchio bofondò qualcosa, il segno che cominciava a raccapezzarsi. "E tu," domandò poi, "tutto ti ricordi con chi sei venuto?"

"Certo," fece Meo. "Ci vieni con Rafè." Rafè, che poco dopo restò morto nella battaglia di Rocchetta. Allora il vecchio diede una voce alla sua donna, tolse il paletto ed entrarono. Ma non ci fu tutta la buona roba assicurata da Meo. Anzi, mangiarono da porci. Non c'era che polenta e cavoli freddi e una manciata di nocciole, e toccò a mangiare quella miseria sotto gli occhi fissi del vecchio. Li sorvegliava, si lasciava continuamente i baffoni bianchi e diceva ogni tanto una parola, una parola sola: "Siberia," era il suo intercalare. "Siberia, Siberia." Giorgio non toccò la polenta e tanto meno ai cavoli. Mangia una dozzina di nocciole che, masticate in fretta e con rabbia, gli rimasero sullo stomaco. Disse poi che se la sentiva come tante pietruzze disseminate lungo l'esofago.

Quando finalmente uscirono da quella casa disgraziata e si inerpicarono per rimettersi in cresta, erano appena le nove e la notte era paurosa come un attimo prima dell'alba. Stanno dicendone di tutti i colori, a meno per quella trovata della cena. Il più a posto era ancora Jack. Borbottava senza tregua con voce morbida e quasi allegramente: "Porci fascisti, porci fascisti, porci fascisti." Poi si scaldarono con Sceriffo per la scelta della casa in cui far base per la guardia al bivio. Erano ormai giunti in vista del bivio. La strada Valle biancheggiava lugubreramente. Cobra, di meno la testa incappucciata, e disse: "Se domattina per quella strada passano i fascisti, io giuro che ne mangerò la ghiaia fino a creparle."

I quattro volevano fermarsi a Cascina della Langa, che aveva una grande stalla con tutte le aperture bene tappate e un gran numero di buoi che col fiato riscaldavano come tanti termosifoni. Sceriffo obiettò che se era comoda per dormirci, era mal situata per la guardia, troppo distante dal bivio. Dovette impuntarsi, ma alla fine li condusse a una casupola abbandonata sul ciglio di un poggio, proprio dirimpetto al bivio, a un tiro di deriva dal suo crocchio di case già mute, spente e srangate. Ci arrivarono seguendo un lungo filare di alberi che, sotto il ventaccio, crosciavano fin nelle radici. La casupola aveva tre stanzette diroccate e scoperchiate. L'unico vano un po' strano era la stalla, ma chiama la stalla era così piccola che non ci sarebbero state sei pecore. La mangiatoia poteva conteneresi e non un nano, e l'atto nato era assolutamente nudo, salvo in un angolo dove erano ammucchiate due o tre fascine spinose. C'erano poi un'unica finestrella mancante del vetro e con l'impanata sfondata, e lusso aveva delle fessure in cui passava la mano.

Cominciarono la guardia alla mezzanotte. Si rifomuntò per il primo turno. Gli altri si erano messi a giacere a ciambellati raccapricciati sull'attonato, ma nessuno dormiva. Erano così abbattuti che a nessuno venne la semplicissima idea di aumentare lo spazio scaraventando fuori con le vecchie faccine. Se ne erano appena discostati, ma poi finì per rovesciarsi si su Jack, spinto dalle contorsioni, dalle slittate, dai quiz di freddo degli altri. Ebbene, Jack era l'unico che dormiva sulle fascine spinose come un fachiro. Dormiva e gemeva come un moribondo. Il penultimo turno lo montoggio e l'ultimo toccava Jack, il quale aveva una vista straordinaria per la luce ingannevole dell'alba. Fu durante l'ora di Jack che è successa il guaio con Giorgio. Rientrato, aveva scrollato Jack e una volta fuori, Jack aveva scostato i corpacci di Cobra e di Beo e si era semisteso sulla lettiera. Naturalmente non prese sonno e si era gomitolò con le mani intrecciate sotto i ginocchi. Fumò una sigaretta, poi provò 100 posizioni, non tanto per dormire quanto per vegliare sopportabilmente, ma senza riuscirci. Allora si mise seduto e si accese un'altra sigaretta. Alla luce del fiammifero vide che Jack non era fuori a fare il suo dovere di sentinella, ma stava dentro la stalla. Si era seduto contro il muro al filo della porta e ciondolava la testa.

"Giorgio," di Gesù, "devi aver visto rosso."

"Lui aveva fatto per bene il suo turno. Non c'è nessuno," interruppe Milton.

"In tutta la divisione non c'è nessuno che monti la guardia scrupolosamente come Giorgio. Questo è vero," ammise Sceriffo, "e non stiamo a guardare se la fa tanto bene, solo per sé, anche per i compagni. Fatto sta che facendola così bene per la sua pelle, automaticamente la fa bene anche per la pelle degli altri. Su questo siamo d'accordo."

"Come ti ho detto, Giorgio," vite Russo si rizzò sui ginocchi come una belva, raspava con le mani la lettiera. "Perché non sei fuori di guardia?" e senza aspettare l'eventuale giustificazione, coprì Jack Dino Macci, dei quali figlio di era il più bello. "La colpa di Jack, se è una colpa, fu quella di non spiegarsi subito."

Jack mi sembra scrollo le spalle. "Brutto qualcosa come è inutile," e forse sputò in terra in direzione di Giorgio. Giorgio glisaltò addosso come una rana in volo. Gli disse: "È inutile! Noi l'abbiamo fatta e tu no, porco vigliacco!" E lì c'è addosso. "Noi eravamo svegli, ma ancora non c'era che pensavamo bene. E inoltre eravamo talmente indolenziti e anchilosati che prima che ci mettessimo ritti, passa un buon minuto. Io avevo unicamente capito che Jack non era fuori di guardia e gli gridai perché e uscissi subito a fare la sua parte. Ma Jack non mi rispose perché era occupatissimo a difendersi da Giorgio. L'aveva preso per il collo e aveva tutte le intenzioni di far rientrare il cranio nel muro, e mentre gli stringeva il collo, gli sforzava la testa. Non smetteva di insultarlo: 'Bastardo! È ora di finirla con la ciurma come voi! Voi non siete buoni né per noi né per loro! Andate tutti ammazzati! Siete cani, siete maiali, siete schiuma!'" Jack non rispondeva, sia perché Giorgio quasi lo strangolava, sia perché lui stesso irrigidiva il collo per non cedere con la testa contro il muro. Così non parlava nemmeno per chiederci aiuto. Aveva arricciato le gambe, con quelle cercava di schizzare via. Giorgio tutto questo io te l'ho raccontato in lungo, ma non durò più di 30 secondi, prima che noi interveni. Con Jack riuscì a portare i piedi contro il petto di Giorgio e lo mandò a gambe levate sulla mattonato. Io allora gridai a Jack di dar subito spiegazione e cerca, restando seduto al suo posto, venisse. "È inutile," ho detto. "Guarda tu," e con una manata spalancò la porta. Noi guardavamo fuori e capiamo il perché."

"La nebbia," mormorò Milton, per descrivere la nebbia. Sceriffo si alzò dalla panca. "Immaginati un mare di latte fin contro la casa, con delle lingue, delle poppe che cercavano di entrare nella nostra stalla. Uscimmo fuori uno dietro l'altro, ma con precauzione, e Dio in più di due passi per paura di annegare in quel mare di latte. Ci distinguevamo appena, e sì che stavamo sulla stessa linea, a contatto di gomiti. Davanti a noi non vedevamo niente, pestavamo i piedi per accertarci che eravamo sul solido e non su una nuvola. Si rimise pesantemente seduto e continuò." Cobra rise. Rientrò nella stalla, fece una bracciata di quelle fascine, tornò fuori e con tutta la sua forza le bu importanti in bocca alla nebbia. Non le sentimmo ricadere in terra, per quanto sforzassero gli orecchi e non fiatassero. Non sentivano il più piccolo rumore. La lite di Giorgio Jack era già dimenticato. L'orologio di Giorgio segnava quasi le cinque. Erano tutti d'accordo che l'attacco non c'era e non poteva esserci lì. Non avevano più niente da fare e dovevano riprendere subito la strada per Mango.

"Mukaki," e disse Sceriffo, "abbiamo la strada di Christa che è la più breve e inoltre la sappiamo a memoria. In questa nebbia, però, è pericolosa perché corre a filo di rasoio sui due versanti. In questa nebbia è facile sbandare. E chi sbanda, non dico che si ammazzi, ma non si illuda: rotola giù che ce n'è, non si ferma prima di Belbo che scorre laggiù a due chilometri. Quindi, io propongo di scendere con i piedi di piombo fino a metà versante e lì inserirci sulla strada della mezza costa, che è più lunga, ma almeno è protetta da un lato della ripa. Cammineremo tenendoci sempre a destra e testando la ripa. Arrivati all'altezza del pilone del Charlie, potremmo risalire in cresta. A questo punto la strada è meno pericolosa perché ha i due fianchi dei prati piuttosto larghi prima dei salti. Inoltre, speriamo che l'ala nebbia sia meno tremenda di qua." Gli diedero ragione e scesero a mezza costa con tutte le cautele, inizialmente mettendo piede avanti piede, come si usa fare per misurare i punti alle bocce. Sulla strada della mazzacosta, che riconobbero inginocchiandosi, camminarono poi un po' più svelti, sebbene la nebbia fosse ugualmente fitta. Poi imbroccarono per caso il sentiero che sale al bidone del Charlie e si rimisero in cresta. "O fece Sceriffo. Calcola che abbiamo fatto in tre ore la strada che normalmente si fa in una."

"E Giorgio, dov'è l'avete perso?"

"Non lo so, ma ti ripeto che è lui che si è fatto perdere. Credo si sia sganciato al principio della strada della mezzacosta."

"Sto tranquillo, Menton. Io mi immagino dove sta Giorgio. Sta al caldo in qualche bella cascina, farsi servire colazione a suon di quattrini. Mi è sempre tanti, alle volte ne ha più lui del cassiere della Brigata. Suo padre glieli fa avere come fossero mentini. Io ormai so come fa. Si fa portare una grande scodella di latte bollente. Siccome non c'è più zucchero, si fa sciogliere dentro delle pelle cucchiaiate di miele. Ecco perché non lo senti mai dare un colpo di tosse, ma il più piccolo sbuffo, mentre noi gli altri tossiamo l'anima."

"Sta tranquillo, Milton. Vedi come sto tranquillo io, che ho la responsabilità della pattuglia? Va tranquillo che per mezzogiorno lo rivedi in paese."

"Per mezzogiorno io volevo essere di ritorno a Treviso," dissemilton.

"Ne ritengo impegnato con Leo," Sceriffo sventolò una mano in segno di lassismo. "Ma che ti frega di arrivare più tardi? Che gliene frega a Leo? Qui non si fa né appello né contrappello. Il partigiano è grande anche per questo, altrimenti sarebbe come il Reggio."

"E permetti che tocchi ferro?" Effettivamente toccò il ferro di un caricatore e aggiunse: "Questi, ma tutti a spanne, perché tu vuoi andare al millimetro. Io spanno e non vado."

"Ora marci anche tu coi sistemi del porco esercito dell'esercito."

"Non voglio neppur sentir parlare, ma io la spanna e non vado."

"Se è così, per Giorgio, ritorna un altro giorno."

"Ho bisogno di parlargli subito."

"Ma perché questa febbre di vederti con Giorgio? Che hai da dirgli di tanto importante?"

"Che gli è morta la madre."

"Videmilton voltarsi alla porta e fece: "E ora dove vai?"

"In paese."

"Appena qui fuori a vedere la nebbia nel vallone sottostante." La nebbia stava muovendosi come rimescolata in fondo da pale gigantesche e lentissime. In 5 minuti si aprirono buchi e fessure, in fondo alle quali si mostrarono pezzetti di terra. La terra gli apparveremotissima, nerastra come da asfissia. Le creste, il cielo erano ancora densamente coperti, ma in capo a mezz'ora qualche squarcio si sarebbe fatto anche lassù. Alcuni uccellini si ritrovavano a pigolare. Rimise dentro la testa. Sceriffo pareva essersi riaddormentato. "Sceriffo, hai sentito niente per strada?"

"Niente," rispose pronto, senza sollevare la testa né allargare i gomiti.

"La strada della mezza costa, dico."

"Ma niente, assolutamente niente di niente." Sceriffo aveva scattato la testa ferocemente, ma la voce la dominò. "Meglio se vuoi proprio la precisione, così pignolo non ti avevo mai visto. Ti dirò che in tutto e per tutto abbiamo sentito volare un uccello. Doveva aver perduto il nido e lo cercava in quel nebbione. E adesso, fammi dormire."

Fuori prese a pioggerellare. Aveva lasciato detto una decina di compagni di mandarli Giorgio appena lo vedevano, e aveva lasciato il recapito della mensa. Ma verso le 11:30 era uscito dalla mensa e per mezz'ora non aveva vagolato ai bordi del paese nella speranza di poter avvistare da una certa distanza Giorgio che tornava dal vuoto della campagna. La nebbia era dovunque, in via di dissoluzione. Lacquerugiola si era un po' appesantita, ma non dava ancora sensibile fastidio. Allo sbocco del vicoletto del Lavatoio si stagliò per un attimo Frank. Era un ragazzo pure di Alba, e la categoria di Milton e di Giorgio. Passò via come se Milton avesse visto nemmeno l'ombra. Ma dovette avere come una visione ritardata, perché in un istante si reincadrò nel vicoletto. Freneva dai capelli ai piedi, e la sua faccia era più infantile, bianca che mai, pareva di gesso. "Mi hanno preso Giorgio," si mormorò un Milton.

"Milton!" gridò Frank, correndo giù.

Milton rigiro, frenando coi tacchi sul selciato sconnesso. "È vero, Frank, che hanno preso Giorgio?"

"Chi te ne ha già parlato?"

"Nessuno. Me lo sono sentito."

"Come si è saputo?"

"Un contadino," palmentò Frank, "o un contadino della bassa collina, che l'ha visto passare prigioniero su un carro, ed è venuto a dircelo."

"Corriamo al comando," e Frank prese la corsa.

"No, non corriamo," disse, "prego." Milton le gambe lo reggevano appena. Frank gli si è riafficò dolcemente. "Anche a me ha fatto un effetto disastroso, mi sono sentito liquefare." Risalivano adagio, quasi con ripugnanza, verso il comando. "E eh," bisbigliò Frank, "preso in divisa e armato e qualcosa."

"Milton, Milton," non apribook.

E Frank ha ripreso: "Non voglio pensare a sua madre. Deve essergli finito in bocca nelle piume. Il nebbione di stamattina era troppo straordinario perché non ci capitasse niente. Ma sono cose che si pensano dopo. Povero Giorgio."

"Quel contadino l'ha visto passare legato su un carro. È sicuro che fosse Giorgio?"

"Dice che lo conoscevate. Del resto, non mancate lui."

"Un contadino," stava scendendo verso la aperta campagna, aveva imboccato una scorciatoia scivolosissima e ci si calava afferrandosi all'erba più alta, e quello fece Frank, e gli mandò un fischio. E il rischio con le dita. "Di malavoglia si fermò. Risalì sul selciato. Era un uomo sui 40 anni, quasi almeno, con schizzi e patate di Franco fin sul petto. Dimmi di Giorgio," gli ordinò un Milton.

"Ho già detto tutto ai vostri capi."

"Ripetilo a me, come l'hai visto."

"La nebbia non copriva laggiù da noi, non era così. E poi, a quell'ora, si era già quasi tutta ritirata."

"Di che ora parli?"

"Delle 11. Mancava poco alle 11, quando ho visto passare la colonna di Alba con il vostro compagno legato sul carro. L'hanno portato giù come un trofeo," disse Frank.

"Li ho visti per combinazione," ripresi l'uomo. "Io mi portavo a tagliare carne. Li vedo passare nella strada sottana. Li ho visti per combinazione, senza sentirli, perché scendevano come bisce."

"Sicuro che era Giorgio?" domandò Milton.

"Di vista lo conoscevo bene. Era venuto più di una volta a mangiare e dormire in casa del mio vicino."

"Tu dove abiti?"

"Subito a Monte del ponte di Mabucco."

"La mia casa," Milton il tronco la descrizione della casa. "E perché non sei corso ad avvisare gli uomini di Ciccio ai piedi della collina?"

"Glielo ha chiesto Pascal," sospirò Frank.

"E tu hai sentito quello che ho risposto al vostro comandante?" ribatté il contadino. "Non sono mica una donna, ho fatto il militare anch'io. Mi sono subito detto che l'unico dei vostri che li poteva fermare era Ciccio, e sono volato giù e ho rischiato la mia parte, perché quelli in coda potevano vedermi mentre di sorpassavo di fianco. Gesù e spararmi come una lepre. Ma come arrivo al distaccamento di Ciccio, non ci trovo che Il Cuciniere ed una sentinella. Li avvertiti ugualmente. Quelli sono partiti come frecce. Io immaginavo che cercassero il grosso, che mettessero in piedi un imboscata, che facessero qualche cosa, ma erano corsi solo rintanarsi nel bosco. Passata la colonna già lontana sullo stradale di Alba, quei due sono tornati e mi hanno detto che potevamo farcelo i due soli," disse Frank.

"Pascal dice che oggi stesso manda giù una squadra a riprendere a Ciccio uno dei due."

"Brand un brand più che sufficiente per quel branco di..."

"Lasciatemi andare," disse il contadino, "se tardo troppo la mia donna si affanna ed è gravida."

"Era proprio Giorgio della Brigata di Mango?" insistette Milton.

"Sicuro come la morte, per quanto avesse la faccia sporca di sangue, ferito, pestato, e come stava sul carro," così fece l'uomo, e imita la posizione di Giorgio. L'avevano piantato posseduto sul bordo del carro e legato per il busto a un paletto conficcato nel graticcio del pianale, di modo che Giorgio stava ritto come una spada con le gambe penzolanti con le code dei buoi che tiravano il carro.

"L'hanno portato giù come un trofeo," ripeté Frank. "Figurati la scena quando entrerà in Alba. Immaginati le ragazze di Alba."

"Oggi stanotte che c'entrano le ragazze?" scatta un Milton stralunato.

"Niente, pochissimo. Tu sei un altro che si illude. Io scusa, di che mi illudo? Io non capisci che dura da troppo tempo che noi abbiamo fatto l'abitudine a crepare le ragazze, a vederci crepare."

"Non mi lasciate ancora andare," domandò il contadino.

"Un momento. E Giorgio che faceva?"

"E che voi che facesse? Guardava fisso in avanti. I soldati lopestavano ancora, non più," rispose l'uomo. "Come l'hanno preso, debbono averlo subito pestato, ma per strada più niente. Avevano certo paura che spuntaste voi da un momento all'altro da questo o da quella collina. Ve l'ho detto che scendevano senza rumore, come dice, e quindi lo lasciavano in pace. Ma può darsi che una volta fuori dalla zona di pericolo, gli siano saltati addosso per sfogarsi un altro po'."

"E adesso posso andare?"

Milton si era già avventato verso il comando. Frank sorpreso da quello scatto lo rincorreva gridando: "Adesso, perché corri?"

L'ingresso del comando era intasato da buona parte del presidio di Mango. Milton si infilò in quella galga di spalle, sfondando per sé e per Frank, che ora lo tallonava. Un altro cerchio si era formato intorno a Pascal, che già impugnava il telefono. Milton si incastrò anche in quella calca interna e si trovò in prima fila, gomito a gomito con Sceriffo, bianco come un morto, mentre Pascal aspettava la comunicazione. Frank mormorò: "Scommetto la testa, se in tutta la divisione abbiamo uno straccio di prigioniero."

"Per me prendete nota: ghirlanda di rose bianche," disse un altro.

"Venne in linea il comando di divisione." All'altro capo del filo era l'aiutante maggiore Panna. Disse subito che non aveva prigionieri disponibili. Volle la scala, gli descrisse Giorgio e poi Pan credette di rammentarselo, ma non aveva prigionieri. Pascal si rivolgesse ai vari comandanti di Brigata. "Vero che il regolamento prescriveva l'immediato trasferimento al comando di divisione di tutti i prigionieri fatti dai comandi inferiori. Comunque, a scarico di coscienza, Pascal la telefonasse a Leo, a Morgan e a Diaz."

"Leo non ne ha," disse Pascal nel cornetto. "Ho qui davanti a me un uomo della Brigata di Triso che mi fa segno che Leo non ne ha. Provo a telefonare a Morgan e a Diaz. Comunque Panda, se ti arrivasse un prigioniero fresco fresco, non lo scorciate, ma spedite meno subito in macchina."

"Telefona a Morgan, presto," disse Melton.

Come Pascal riaggancio, chiamò Diaz. Rispose Pascal. "Seccamente, Milton sbircior Sceriffo, ora era grigiastro. Ma pensava Milton, non era per il destino di Giorgio, ma solo per il terrore retroattivo dei nemici spargersi a centinaia nelle biome e lui sceriffo che gli passava in cieca rivista tranquillo, incosciente, tutto assorbito dal frullo di un uccello sperduto. Povero Giorgio. Riesce col Sceriffo, che porca ultima notte se è passato. Chissà come sta male. Avrà ancora quelle nocciole sullo stomaco. Forse è già tutto finito per lui," disse un tale alle spalle di Milton.

"Piantatela," disse Pascal, mentre il telefono squillava. Era Diaz in persona. "No, non aveva prigionieri. I miei serpenti," disse, "non beccano da un mese." E ricordava benissimo il biondo Giorgio e gliene rincresceva, ma non aveva uno straccio di prigioniero.

"Un partigiano col pizzetto," che Milton vedeva per la prima volta, domandò in giro.

"Dove lo facessero in Alba?" rispose Frank.

"Qua e là, il più delle volte contro il muro del cimitero, ma anche contro la scarpata della ferrovia, in un altro punto qualsiasi della circonvallazione."

"Non buono a sapersi," disse quello col pizzetto, e si risentì per me a rose bianche.

"Morgan parlava già: 'Fottite boys, non ne ho. Chi era questo Giorgio?'"

"Sergente, vedi come capita. Tre giorni fa ne avevo uno, ma ho dovuto smistarlo alla divisione. Era un pulcino bagnato e poi si rivelò un buffone di prima forza, una rivelazione. Ci fece spanciare per tutta la giornata che passò con noi." Pascal l'avesse visto imitare Totò e Macario, l'avessi visto suonare tutta una batteria invisibile. Lo spedì alla divisione, raccomandando di non scocciarlo. Ma allo sotterrarono nella notte. Vedi come capita.

"Sergente, chi era questo Giorgio?"

"Un bel biondo," rispose Pascal.

"Se ne pigli uno fresco fresco, non lo scorciare Morgan e non lo smistare nemmeno nella divisione. Sono già d'accordo con Panna, mandamelo in macchina." Pascal agganciò e vide Milton che prendeva verso l'uscita.

"Dove vai?"

"Torno a Treviso," rispose, voltandosi a metà.

"Presta a mangiare con noi, che parti adesso per tali."

"So fare a Treviso, si sa."

"Prima che cosa?"

"Mamilton si..."

Era già avventato fuori, ma fuori cozzò in un'altra ressa. Facevano cerchio serrato intorno a Cobra, il quale si era accuratamente rimboccato le maniche fin sui suoi utenti bicipiti e ora si curvava verso un immaginario catino.

"Guardate," diceva, "Guardate tutti quelli che farò si ammazzano! Giorgio, il mio amico, il mio compagno, il mio fratello Giorgio! Guardate il primo che beccherò, mi voglio lavar le mani nel suo sangue!" Così, si curvava sull'immaginario catino e immergeva le mani, e poi se le strofinava con una cura e una morbidità spaventevoli. Così. E ripeteva l'operazione di prima sull'avambraccio e sulla...

Certo, parlava con la stessa morbilità e nettezza con cui si lavava, ma in ultimo scoppiò in un urlo altissimo. Milton partì di lì e si fermò non prima dell'arco al principio del paese. Guardò lungo in direzione di Benevello e Roddino. La nebbia si era sollevata dappertutto; in basso non ne restava che qualche francobollo appiccicato sulla fronte nera delle colline.

Sentì correre alle sue spalle un uomo. Puntava dritto su di lui. Cercò di partire via in anticipo, ma non ce la fece. Frank gli arrivò addosso. "Dove vai? Anzi, no, mica te l'abbatti! Non mi lascerai qui solo, oggi arriverà certamente il padre di Giorgio. Vedere se abbiamo da scambiare suo figlio. Se tu te l'abbatti, resto solo io a riceverlo, a parlargli, ed io non me la sento. Questa parte l'ho già fatta una volta con il fratello di Tom e non la voglio rifare, per lo meno da solo. Tu, per piacere, resta qui con me."

Milton gli indicò i bricchi di Benevello e Rubino. "Io vado da quelle parti. Se il padre di Giorgio arriva e chiede anche di me..."

"Figurati se non chiede di te! Tutti gli... che io sono fuori a cercare un cambio per Giorgio. Davvero gli posso dire questo?"

"Glielo puoi giurare." Frank scrollò la testa. "Ammesso che l'abbiano e te lo diano, non ce l'hanno perché in mano a loro un prigioniero non fa in tempo a essere letale. Ma ammesso che l'abbiano e te lo diano, tu che fai?"

"Lo porto qui direttamente?"

"No, no," disse Milton, torcendo sulle mani. "Perderei troppo tempo. Mando avanti il primo prete che trovo e lo scambio sulla collina di Alba col minimo di formalità. Casomai mi farò accompagnare da due uomini di Nick."

La pioggia si schiacciava sulle loro teste, infradiciava le loro divise. Messi si accorsero che rinforzava unicamente dal più secco crepitare del fogliame dell'allea.

"Per di più rivive sul serio," disse Frank.

"Perdiamo tempo," disse Milton, e a gamba tesa si calò per la proda nella stradina inferiore, e il suo tacco apriva nel fango piaghe lunghe e profonde.

"Illustre Melton! Chiama Frank! Io sono convinto che tornerai a mani vuote, ma se riesci ad avere l'uomo e vai per lo scambio, quando sarai sulla collina della nostra Alba, metti cento occhi e guardati da ogni parte. Attento ai trucchi, attento alle finti, e hai capito? Lo sai che questi scambi alle volte sono trappole infernali."

La pioggia era minutissima, quasi impercettibile sulla pelle. Ma sotto di essa, il fango della strada continuava a lievitare a vista d'occhio. Erano quasi le quattro. La strada rampava. Milton doveva già trovarsi del raggio di avvistamento e di sorveglianza della Brigata di Ombre, e perciò procedeva con gli occhi larghi e le orecchie tese. Camminando a filo della scarpata, poteva aspettarsi ad ogni passo che gli fischiasse vicino una pallottola. I russi sospettavano delle uniformi, avevano la dannata inclinazione a scambiare per tedeschi e le divise inglesi. Così marciava, tenendo d'occhio le pendii e i macchioni, e in particolare i casotti per gli attrezzi nelle vigne a mezza costa.

Uscendo da una curva si arrestò netto. Gli si era parato dinnanzi un ponticello intatto.

"È intatto? Ponte intatto?"

Ponte minato. Studiò il corso d'acqua e la marcia nera natura a monte a valle del ponticello. A monte, il rio era troppo incassato e così pensò di guardare a valle. Si calò nel prato e quindi sulla sponda, ma all'ultimo momento si trattenne. "Non mi fido, puzza di tranello. Il sentiero battuto è molto più a valle. La gente avrà i suoi motivi per passare laggiù."

Scese e passò laggiù. Sebbene ci fossero dei massi intermedi, non potevi evitare di inzupparti fino ai polpacci. L'acqua marrone era gelida. La strada ripassava giusto sopra di lui, ma alla scarpata era alta, erta, gonfia e illustra di fango. Il fango aveva seppellito l'erba a spuntoni e cancellato i sentieri. Salì con estrema concentrazione, ma dopo quattro passi scivolò e ricadde al piano, urlandosi tutto un fianco. Si staccò il fango a manate e riprovò a metà dell'erta. Barcollò, anaspone la vana ricerca di un appiglio, ripiemò rotoloni. Fece per urlare, ma poi richiuse la bocca con uno scatto di denti che si udì tutto all'intorno. Già che era vestito e calzato di fango.

La terza volta salì puntando gomiti e ginocchia. Sato sul ciglio della strada, si diede a ripulire dal fango la carabina, quando sentì a monte il rotolino di una piccola frana. Allungando lo sguardo vide una sentinella uscire a balzi da una crepacciatura della rupe calcarea a sinistra della strada. Il paese doveva stare subito dietro la rupe, perché nel cielo fuggito da veloce il fumo bianco di numerosi comignoli.

La sentinella si era piantata a gambe larghe in mezzo alla strada. "Abbassa l'arma, Garibaldi," disse forte Milton. "Sono un partigiano badogliano, vengo a parlare al tuo comandante."

Ombre abbassò impercettibilmente il moschetto e gli accennò di avanzare. Era poco più di un ragazzino, vestito tra il contadino e lo sciatore, con una vivida stella rossa nel centro del mefisto.

"Tu devi avere sigarette inglesi," disse.

"Per prima cosa, sì, ma la manna è quasi finita." E Milton gli presentò con una scossina il pacchetto di Craven.

"A facciamo due," disse il ragazzo, osservandosi. "Come sono piuttosto dolci."

"Allora mi accompagni?"

Salivano, e Milton ad ogni passo si staccava fango dalla divisa.

"Quella è la carabina americana?"

"Eh, che calibro?"

"Otto. Allora i suoi colpi non vanno bene per lo stand. Non avresti qualche colpo di Stella sperduto nelle tasche?"

"No. E poi che te ne faresti? Non hai lo stand."

"Me lo farò. Possibile che non ti ritrovi addosso qualche colpo da Stan?"

"Avete i lanci voi, ma vedi bene che porto la carabina e non lo stand io," disse ancora il ragazzo. "Se avessi la scelta che hai avuto tu, prenderei lo stand. Quella non fa le raffiche, sono le raffiche che piacciono a me."

Dal piano della strada emergeva il tetto sconciato di una casa costruita alla rinfusa nel pendio sottostante. La sentinella tagliò in quella direzione.

"Ma quello non può essere il comando," osservò Milton. "Quello sarà un posto di guardia."

Il ragazzo si calava per la ripa senza rispondere.

"Io voglio andare al comando," insistette Milton. "Ti ho detto che sono amico di Ombre."

Ma il ragazzo era già saltato in un'area bulicante di fango. Si voltò appena e disse: "Per cui si passa, o l'ordine di Ne nega di far passare tutti per qui."

Stava una mezza dozzina di partigiani, chirrito e chi ha coccolato, ma tutti addossati al muro, al confine del fango e dello stillicidio. A un lato stava un portico semi-roccato, ingombro di stie. L'aria scura era appestata dalle esalazioni esaltate dall'umidità dello sterco di gallina. Uno di quelli alzò gli occhi e disse con un imprevedibile voce di falsetto: "Tom Bagagliano! Questi sono signori. Guardate, guardate come sono armati ed equipaggiati questi Cristi! Guarda anche come sono infangati!"

"Gli disse Milton, tranquillo. "Ecco, quella è la carabina americana, famosa," disse un secondo, e un terzo con tanta ammirazione che non lasciava più posto all'invidia. "E quella è la Colt? Prendete la foto alla Colt, non è una pistola, è un cannoncino. È più grossa della Yamaha di Ombre. È vero che spara ai medesimi colpi del Thompson?"

La sentinella l'aveva preceduto in una scansione tutto nudo, salvo per due pancarce e il rudere di una madia. Si vedeva poco, e il ragazzo maneggiò per accendere un lume a petrolio. Illuminava poco e mandava un fumo nero grasso che faceva starnutire.

"Nega viene subito," disse il ragazzo, e riuscì prima che Milton potesse domandargli chi era questo Nega. Non tornò al suo posto di guardia alla rupe, si fermò sull'aia con quegli altri. Uno di loro stava mirando per finta un cane alle catene che Milton, passando, non aveva notato.

"Che vuoi?"

Milton ruotò su se stesso. "Nega era vecchio, aveva certo 30 anni e una faccia che pareva la fronte di un bunker con le feritoie degli occhi e della bocca. Portava un giubbetto impermeabile che sotto la pioggia continuava aveva assunto la squadratura di una scatola di cartone."

"Parlare col comandante Ombre?"

"Parlargli di che? Lo dirò a lui."

"E tu chi sai che vuoi parlare con Ombre?"

"Sono Milton, della seconda divisione badogliana, Brigata di Mango. Si disse della Brigata di Pascal perché era più grossa e più nominata della Brigata Di Leo."

Gli occhi di Nega erano praticamente invisibili. "Sei un ufficiale?" gli domandò Nega.

"Non sono un ufficiale, ma ho compiti da ufficiale. Tu chi sei? Sei ufficiale tu? Commissario? Vicecommissario?"

"Sai che noi ce l'abbiamo amara con voi badogliani?"

Milton lo fissò con malinconico interesse. "E perché avete accolto un uomo che aveva disertato da noi? Certo Walter, tutto lì, ma è uno dei nostri principi. Da noi si entra e si esce liberamente, a patto di non finire nelle Brigate nere, è ovvio. Noi ci siamo presentati alle vostre postazioni per riavere l'uomo, e voi altri non solo non ce l'avete riconsegnato, ma ci avete fatto fare dietrofront e sparire."

"O ci menavate coi Brand?"

"Dove è successo?" sospirò Milton. "A Cossano. Noi siamo di Mango, ma penso che anche noi avremmo agito ugualmente. Voi eravate nel torto a Rivoli un uomo che di voi non voleva più saperne."

"E intendiamoci," disse Nega, schioccando le dita, "a noi non interessava l'uomo, a noi interessava l'arma. Ha disertato col moschetto. Il fucile apparteneva alla brigata e non a lui, nemmeno il moschetto. Avete voluto ridarci... e si che voi avete i lanci e ricevete tante armi e munizioni che ve ne crescono e le dovete sotterrare."

"È falso quel che diceva Walter, nascosto dietro le spalle dei vostri, e cioè che il moschetto era suo, che lui l'aveva portato alla brigata. L'arma era della brigata. Gli elementi come Walter possono scapparcene anche una dozzina, ma non un'arma. Dobbiamo perdere di a Walter quando lo vedi di non sbagliare mai strada, di girare alla larga del nostro distretto."

"Glielo dirò. Me lo farò indicare e glielo dirò. Ora posso vedere Ombre?"

"Tu conosci Ombre di persona? Voglio dire, non per sola fame?"

"Eravamo insieme al combattimento di Verduno."

Sembrò impressionato, quasi colto in fallo. Milton credette di capire che all'epoca di Verduno Nega non era ancora in collina.

"Ah," fece. "Ma Ombre non c'è. Non c'è. Me l'ha intonata di quel Walter e del suo miserabile moschetto per dirmi ora che Ombre non c'è. E dov'è?"

"Fuori. Fuori. Fuori dove?"

"Fuori, tanto di là del fiume. Io divento pazzo! Ma che è andato a fare di là dal fiume?"

"Voglio dirtelo per benzina, per solvente da usare come benzina. Di stasera non torna. Sarà già tanto che stanotte ripassi di qua."

"Io ero venuto per una cosa importante e urgentissima. Avete un fascista prigioniero?"

"Noi, noi non ne abbiamo mai. Noi li perdiamo nell'istante stesso che li facciamo. Noi non siamo più teneri di voi," disse Milton. "Prova ne sia che non ne abbiamo e siamo venuti a chiederne a voi."

"Questa è abbastanza nuova," disse Nega. "E noi ve li dovremmo regalare? Un prestito? Un regolare prestito?"

"C'è almeno il commissario?"

"Non l'abbiamo ancora. Per ora viene qualche volta il commissario della divisione di Monforte."

Nega andò ad aumentare la fiamma del petrolio e tornando disse: "Che volevate farne? Scambiarlo con uno dei vostri? Quando l'hanno beccato stamattina?"

"Dove?"

"Sull'alto versante, verso Alba. Come la nebbia da noi era un mare di latte."

"E tuo fratello?"

"No, allora un tuo amico, si capisce. Se hai scambiato fin quassù a fare una parte del genere, ma non siete capaci di darvi da fare in giro per beccarne uno?"

"Certo," rispose Milton. "Girando già dei nostri per questo. Ecco perché eravamo certi di potervi rendere l'uomo. Ma non è come andare a cogliere nuova il mese di settembre. Potrebbe volerci qualche giorno. Intanto, forse proprio mentre noi stiamo qui a discutere, il mio compagno è già andato al muro."

"Piano ma concentrato. Dunque non ce l'avete?"

"No. Io presto tardi rivedrò Ombre. Gli riferirò di questa mia venuta."

"Potrei riferirgli tutto quello che ti pare," rispose Nega. "Io sono opposto. Ti ho detto che non abbiamo prigionieri, ed è la verità. Ma aspetta, ti faccio parlare con uno che può dirti perché non ne abbiamo."

"È inutile," incominciò Milton.

Ma quello era già sparito nell'interno della casaccia e stava chiamando Paco. Il nome lo fece trasalire. Paco? Fosse quel Paco che conosceva lui? Ma non poteva essere, era certamente un altro Paco. Tuttavia, di partigiani col nome di battaglia Paco non potevano essercene tanti.

Riudì Nega chiamare Paco verso il vallone con voce stufa e calante. Milton pensava: un Paco che prima era badogliano del presidio di Neive al principio dell'estate, poi aveva litigato per una requisizione col suo comandante Pier ed era scomparso, e qualcuno sì aveva immaginato che fosse passato alla Stella Rossa. Ma non può essere quel Paco.

Milton e invece era proprio lui, immutato, grosso e disarticolato, con le mani come palette da fornaio e il ciuffo rossigno sulla fronte gialla. Entrando, riconobbe subito Milton. Era sempre stato un tipo socievole, ed anche Milton fece una volta tanto l'espansivo.

"Milton, vecchio serpente! Ti ricordi di Neive?"

"Certo. Ma poi tu te ne andasti. Fu per causa di Pier?"

"Ma che!" rispose Paco. "Tutti credono che io me la si è abbattuta per causa di Pier, ma non è vero. Neive non mi piaceva a me. Non dispiaceva a me, no. Ultimamente non mi ci vedevo più, non ci chiudevo più occhio. Sarà stata pure superstizione, ma non mi andava la sua posizione, non mi andava che fosse diviso in due borghi, non mi andava che la ferrovia ci passasse in mezzo. Ultimamente non potevo nemmeno più soffrire il suono delle sue campane quando battevano le ore."

"E ora come te la passi nella Garibaldi?"

"Niente male. Ma l'importante non è essere Rossi o Azzurri. L'importante è scorciare tanti neri quanti ce n'è."

"D'accordo," disse Milton. "Puoi dirmi se da un fascista prigioniero?"

Paco scrollò immediatamente la testa.

"Fuma un inglese," disse Milton, porgendogli il pacchetto.

"Sì, ho piacere ad assaggiarne una. Gli inglesi non buttavano ancora quando io stavano i badogliani. È vero che Ombre è fuori? È di là del fiume?"

"Tabacco dolce da donna."

"Sì. Dunque non avete un prigioniero?"

"Per i ritardi di un giorno," rispose Paco. "Sottovoce. Milton sorrise di disperazione. "Meglio non me l'avessi detto."

"Paco, e chi era?"

"Un caporale della Littorio. Quello che faceva per me."

"Un magrone, un lombardo. Lo cerchi per fare uno scambio."

"Chi hanno preso dei vostri?"

"Giorgio," disse Milton. "Un nostro compagno di Mango. Forse te lo ricordi, quel bel ragazzo biondo, elegante."

"Mi pare, mi pare..." Milton keylon la testa e si riassestò sulla spalla alla carabina. "Proprio ieri," bisbigliò Paco. "Proprio ieri l'abbiamo spedito."

Ridiscesero nell'aia. Quei cinque o sei erano spariti, chissà dove. Solo il cane alla catena si fece vivo, si inventò verso loro ringhiando da strozzato. Era incredibilmente scuro e tirava un vento pazzo che faceva gorghi come se si rigirasse a mordersi la coda.

Paco lo accompagnava sulla strada e per un altro tratto ancora. "Tu eri un azzurro che mi andava," disse una volta sulla strada. Paco disse: "Puoi sapere come è morto?"

"No. A me basta sapere che è morto. Te lo garantisco."

"Tu gli hai fatto?"

"No, io ce l'ho solamente accompagnato in un bosco che da qui non si vede. È appena fatto, io me lo sono subito filato. Chi lo fa ricopre?"

"Giusto, giusto. Pianto due urlacci. Sai cosa urlò?"

"Viva il Duce!"

"Padronissimo," disse Milton. "Non pioveva, ma sotto il vento obliquo le acacie sgrondavano di traverso, quasi con malizia, con acrimine. Milton e Paco tramavano sonoramente la grande rupe calcarea sfumava nel buio."

Paco comprese che Milton non si sarebbe più opposto e cominciò: "Tutto ieri mattina me lo fece andare col porco. Duce l'avevo io in consegna verso le 10. Ombre mandò una moto a prelevare il parroco di Benevento, perché questo caporale desiderava il prete. A proposito del parroco di Benevento, ieri mattina mi fece ridere e adesso voglio far ridere anche te. Come scende dal sidecar, corre da Ombre e gli fa: 'Ma è ora di finirla! Sempre io a confessare i vostri condannati! Per piacere, la prossima volta usate il parroco di Roddino. A parte il fatto che è più giovane di me e abita meno lontano, un tantino di avvicendamento di rotazione per nostro Signore Gesù Cristo!'"

Milton non rise, e Paco continuò: "Allora il prete, il soldato si ritirarono a metà della scala della cantina. Io e un altro di nome Giulio in cima alla scala, pronti a fregarlo se faceva una mossa falsa. Ma di quel che si dicevano non capivamo una parola. Dopo dieci minuti risalgono e sull'ultimo scalito il prete gli dice: 'Io ti ho messo in regola con Dio, con gli uomini purtroppo non posso farci nulla.' E svicola il caporale. 'Resta con me con Giulio.' Tremava, ma non tanto. 'Che cosa aspettiamo ancora? Io sono pronto,' dice. 'Ed io non è ancora il tuo momento.' 'Vuoi dire che non me lo fate di oggi?' 'Di oggi, sì, ma non subito.' Allora casca seduto in mezzo all'aia su due palme di fango e si prende la testa tra le mani. Io gli dico: 'Se volessi scrivere una lettera da consegnare al prete prima che riparta?' E lui: 'E a chi scrivo? Tu non sai che io sono un figlio di... e del più lesto? O vuoi che scriva il presidente dei trovatelli?'"

"E Giulio?"

"Oh, ma in questa Repubblica siete in tanti a essere figli. Nessuno."

Subito dopo Giulio dice che deve andare per una commissione di 5 minuti e se ne va, lasciandomi l'arma.

"Quello va a cagare," dice il caporale, senza seguirlo con gli occhi. "Tu ne avresti voglia?" domandò io.

"Magari! Ma che provi!"

"Mi fa fumati, allora una sigaretta," gli dico io. Gli porgo il pacchetto, ma rifiuta. "Non ho l'abitudine."

"Tu non ci crederai, ma non ho l'abitudine del fumo."

"E fu, ma non sono fortissime, sono abbastanza buone."

"No, non sono abituato a fumare. Se fumassi e non finirei più di tossire, e io voglio gridare."

"Almeno questo gridare. Adesso non adesso, ma quando sarà il mio momento."

"Ma grida quanto ti pare," dico io. "Crederò tipa il Duce," mi annuncia lui.

"Ma grida quel che ti pare," dico io. "Intanto qui nessuno si scandalizza. Però ricordati che ti sprechi. Il tuo dubbio è un gran bigliacco."

"Può mi fa Duce, un grande grandissima eroi. Voi, voi siete grandi vigliacchi, e anche noi, noi i suoi soldati siamo grandi vigliacchi. Se non fossimo grandi vigliacchi, se non avessimo tirato solo a campare, a quest'ora e avremmo già sverminati tutti, avremmo piantato la nostra bandiera sull'ultima vostra collina. Ma il Duce, lui è un grandissimo eroe, e io morirò gridando Viva il Duce!"

"Ed io ti ho già detto che puoi gridare quel che ti pare, ma ti ripeto che secondo me ti sprechi. Io sono sicuro che tu morirai molto meglio di come saprà fare lui quando sarà la sua ora, e sarà presto, se c'è una giustizia al mondo. E lui, e io ti ripeto che il Duce un grandissimo eroe, un eroe mai visto, e tutti noi italiani, voi e noi, siamo tutti degli schifosi che non ce lo meritavamo. Ed io, io non voglio discutere con te al punto che sei, però il tuo dolce è un grandissimo vigliacco, un vigliacco mai visto. Io gliel'ho detto in faccia. Senti qua, tempo fa mi è venuto tra le mani un giornale di allora dei tempi belli per voi, con una fotografia di lui che pigliava mezza pagina, e me la sono studiata per un'ora. Ebbene, io gliel'ho detto in faccia, e se insisto tanto è perché non voglio che tu ti sprechi a gridare viva lui in punto di morte. Io me lo vedo chiaro come il sole quando toccherà lui, come ora tocca a te, lui non saprà morire da uomo, e nemmeno da donna, morirà come un maiale. Me lo vedo perché è un vigliacco fenomenale. Viva il Duce!" mi fa quello, ma piano, sempre tenendosi la testa fra i pugni.

"E io non perdo la pazienza e gli dico: 'È un vigliacco enorme, quello di voi che morirà più da schifoso, morirà sempre come un Dio in confronto a lui, perché lui è un vigliacco colossale, è il più vigliacco italiano che si è esistito da quando esiste l'Italia, e per vigliaccheria non ne nascerà più l'uguale, anche se l'Italia durasse un milione di anni.' E per vigliaccheria, il Duce ne rifà sempre sottovoce."

Poi arrivò Giulio e mi disse: "Vogliono che ci sbrighiamo."

"Ed io al Caporale: 'Alzati!'"

"Ma sì, fa lui. Togliamoci dal sole." E nota che pioveva grosso un dito.

Erano arrivati in vista del ponticello.

"Lasciami pure qua," disse Milton. "Mi secca solo di dovermi infangare di nuovo come un porco, perché il ponte è minato."

"No, ma che minato! E dove lo pigliamo l'esplosivo?"

"E ora che fai?"

"Torno dai miei."

"Che cosa farai per quel tuo compagno?"

Milton esitò, poi glielo disse Paco. "Aspirò rumorosamente, poi disse: 'Dimmi, da che parte tenti? Alba? Asti o Canelli?'"

"Asti è troppo lontano. Alba è casa mia, e se mi andasse male, odio il pensiero di finir male a casa mia. Poi farebbero la processione a venirmi a vedere. Se poi combinassi un pasticcio, se fosse costretto a sparare per sganciarmi, loro hanno Giorgio sul quale vendicarsi immediatamente. Resta Canelli," disse Paco.

"Ma sai meglio di me che a Canelli è tutto San Marco. Vai a pescare nello stagno peggiore."

"Gli uomini presi di spalle sono tutti uguali."

Verso le 10 di notte, Milton, anziché essersi attriso con Leo, era in un casale sperduto alle falde della immensa collina che dà su Santo Stefano e Canelli, a due ore di cammino da Treiso. Nel buio la casa l'aveva trovata a tentoni, ma la conosceva a memoria. Era bassa e sbilenca, come se si fosse ricevuta sul tetto una tremendamana e non si fosse mai più riassestata. Era grigia del medesimo grigio del tufo del vallone, con finestrelle snaprate e quasi tutte mascherate da assisi fradici per le intemperie, con un ballatoio di legno anche il suo marcio e rattoppato con le parti di latte da petrolio. Un'ala era diroccata e le macerie si ammucchiavano intorno al tronco di un ciliegio selvatico. L'unico sorriso lo faceva quella casa dalla parte del tetto rimessa a nuovo, ma faceva senso come un garofano rosso e infilato nei capelli di una vecchia megera.

Milton fumava e guardava fisso il magro fuoco di tizzoni di meliga. Dando le spalle alla vecchia che stava affondando i piatti della cena in una conca di acqua fredda, si era già messo in borghese e si sentiva insufficientemente coperto, in particolare la giacca gli andava leggeva come estiva ed accentuava la sua dura magrezza. Aveva appoggiato la carabina a un angolo del focolare e accanto a sé sulla panca teneva la pistola.

Senza girare gli occhi, la vecchia gli disse: "Tu hai la febbre. Non alzare le spalle, la febbre non vuole che le si alzino le spalle. Ne hai appena un'oncia, ma ce l'hai."

A ogni boccata Milton tossiva o si sforzava convulsivamente di soffocare la tosse. La donna riprese: "Stavolta ti ho fatto mangiare male o no?"

"Dissemilton vivamente. Mi avete dato un nuovo questo fuoco di tutto lì non scalda."

"Eh, ma la legna va risparmiata. L'inverno sarà lunghissimo."

"Milton, a noi con le spalle sarà l'inverno più lungo da che mondo è mondo. Sarà un inverno di sei mesi, perché di 6 mesi non avrei mai creduto che avremmo dovuto passare un secondo inverno. Nessuno venga a dirmi che lui l'aveva previsto, gli do in faccia del bugiardo e del millantatore." Si voltò a metà verso la vecchia e aggiunse: "L'altro interno aveva un bellissimo pellicciotto di agnello. Verso la metà di aprile lo buttai via, sebbene fosse bellissimo, e sebbene il cuore mi si stringa sempre un po' al buttar via la mia roba. Pensate che da ragazzo, prima che venissi in guerra, mi si stringeva il cuore a buttare le cicche delle sigarette, specie quelle che buttavo di notte nel buio. Pensate, mi stringeva il cuore il destino delle cicche. Quel pellicciotto lo buttai dietro una siepe dalle parti di Murazzano. Allora ero convinto che prima del nuovo freddo avremmo avuto tutto il tempo di rovesciarne due di fascismi, e invece, invece..."

"Quando sarà finita? Quando potremmo dire finita?"

"Maggio."

"Maggio," ripeté la donna a se stessa. "Certo che terribilmente lontano. Ma almeno detto da un ragazzo serio è istruito come te, è un termine è solo di un termine che ha bisogno la povera gente. Da stasera voglio convincermi che a partire da maggio i nostri uomini potranno andare alle fiere, ai mercati come una volta senza morire per la strada. La gioventù potrà ballare all'aperto, le donne giovani resteranno incinte e volentieri, e noi vecchi potremmo uscire sulla nostra area senza la paura di trovarci un forestiero armato. E a maggio le serre belle potremmo uscire fuori e per tutto divertimento guardarci e goderci l'illuminazione dei paesi."

Mentre la donna parlava, descriveva l'estate della pace. Una smorfia dolorosa si disegnò e fermò sulla faccia di Milton. Senza Fulvia non sarebbe estate per lui, sarebbe stato l'unico al mondo a sentire freddo in quella piena estate. Se però Fulvia era ad aspettarlo sulla riva di quell'oceano burrascoso attraversato a nuoto, doveva assolutamente sapere, doveva assolutamente domani rompere quel salvadanaio ed estrarne la moneta per l'acquisto del libro della verità. Poteva pensare a tutto questo, perché per un minuto la donna tacque. Stette attenta alla pioggia che si schiantava sul tetto.

"Non ti pare," disse poi, "che su casa mia il Padre Eterno la rovesci più forte che altrove?" Passo davanti a Menton, a rovescio nel fuoco ciò che restava di tutto lì nel cestone, e gli si fermò davanti, secca, oleosa, sdentata, puzzolente, con sui fianchi le mani ridotte a un fascio di ossicini.

Mentre Milton cercava disperatamente di rivedere la giovane, la ragazza che era stata, "E il vostro compagno?" domandò lei.

"Quel povero ragazzo che ha avuto la disgrazia stamattina?"

"Non so," rispose, torcendo lo sguardo all'impiantito. "Si vede che ci pacisci. Non avete potuto far niente per lui? Niente in tutta la divisione? Non c'era un prigioniero per lo scambio?"

La vecchia levò le braccia. "Vedi che i prigionieri bisognerebbe risparmiarli, tenerli per gli casi come questi di stamattina. Eppure ne avevate. Ne vidi uno io qualche settimana fa passare sul sentiero davanti casa mia con gli occhi bendati e le mani legate, e con Firpo che lo spingeva avanti a ginocchiate. Io dall'aia gli gridai di avere un po' di misericordia, che di misericordia siamo al caso di averne bisogno tutti. Firpo si voltò come una furia e mi diede della vecchia strega, e se non andava subito a nascondermi mi sparava. Firpo, al quale avrò dato 100 volte da mangiare e dormire. Vedi che i prigionieri bisognerebbe risparmiarli."

Milton scrollò la testa. "Questa guerra non la si può fare che così. E poi non siamo noi che comandiamo lei, ma è lei che comanda a noi."

"Può darsi," dice lei, "ma intanto laggiù in Alba, in quel posto maledetto che è diventato Alba, lo avranno già ammazzato."

"Ammazzato come noi ammazziamo un coniglio? Non lo so. Non credo ancora. Tornando da Benevento sulla strada di Montemarino, ho incontrato Otto del presidio di Como."

"Conoscete l'Otto?"

"Conosco anche Otto. Gli ho dato da mangiare e dormire più di una volta. Otto non ne sapeva ancora niente. Lui è del presidio più vicino ad Alba. L'avessero già fucilato, Otto l'avrebbe già saputo. Allora fino a domani non c'è da avere paura."

"Non vuol dire. L'ultimo dei nostri fucilato laggiù, lo fucilarono alle due di notte."

La vecchia alzò le mani alla testa, ma non ce le posò. "Se non sbaglio, era di Alba, come te."

"Sì."

"Eravate amici?"

"Siamo nati insieme."

"E tu? Io cosa scatta un Menton?"

"E ho che posso farci? Volevo dire che tu potresti benissimo essere al posto suo."

"Oh, certo. Ci pensi?"

"Sì, e non no. Anzi, peggio di prima. Ma ce l'hai ancora tua madre?"

"Sì."

"E a lei non pensi?"

"Sì, ma sempre dopo. Che cosa? Passato il pericolo? Prima e durante il pericolo, mai."

La vecchia sospirò e quasi sorrise di un sollievo quasi beato. "Tanto che mi disperai," disse, "tanto che mi arrovellai, che a momenti mi portavano al manicomio. Ma che cosa dite?"

"Parlo dei miei due figli," rispose, accentuando il sorriso, "che mi sono morti di tifo nel '32, uno di 21 e l'altro di vent'anni. Tanto che mi dirai, tanto che impazzii, che mi volevano ricoverare anche quelli che mi volevano veramente bene. Ma adesso sono contenta, adesso ho passato il dolore, col tempo sono contenta e tanto tranquilla. O come stanno bene i miei poveri!"

"I tuoi figli come stanno bene sotto terra, al riparo dagli uomini."

Milton alzò una mano a comandarle silenzio, impugnò la Colt e puntò la porta.

"Il vostro cane," mormorò alla vecchia, "non mi piace come fa il cane. Vuole ringhiava sorbamente, lo si sentiva bene attraverso il rumore confondente della pioggia."

Milton si era sollevato a metà della panca e teneva sempre la pistola puntata all'uscio.

"Non ti scomodare," disse la vecchia con voce più alta del normale. "Io conosco la bestia. Fa così non perché ci sia pericolo, ma perché c'è la con se stesso. È un cane che non si può soffrire, non ha mai potuto soffrirsi. Non mi stupirei una mattina di uscire sull'aia e trovarlo impiccato con le sue stesse zampe."

Il cane si arrovellava ancora. Milton ascoltò un altro po', poi depose la pistola e risiedette. La vecchia era tornata nell'angolo lontano dalla cucina. A un certo momento si voltò curiosamente di terzovilton e gli domandò: "Che avesse detto?"

"Io non ho parlato."

"Hai parlato, sì, ma non mi pare. Io sono vecchia e non dovrai competere con un ragazzo di vent'anni in fatto di sensi buoni, ma hai detto quattro con qualcosa altro insieme. Forse hai detto uno di quei quattro."

"Sarà, ma io non me ne sono accorto. Meno di un minuto fa pensare a qualcosa con un 4 dentro, non mi ricordo. Qui più nessuno è normale, solamente la pioggia è ancora normale."

In realtà, aveva pensato intensamente a uno di quei quattro e certamente aveva finito col darvi voce. E continuava a pensarci, mentre dal cervello gli scendeva il naso la gran puzza di polmone di vacca bollito che c'era nell'osteria di Verduno quella mattina. Quella era stata la prima volta che azzurri e rossi avevano combattuto insieme. Il presidio di Verduno era badogliano e il versante successivo era occupato da una Brigata russa al comando di Victory. Il francese, un battaglione del Reggimento di Alba, era già apparso in fondo alla valle. C'era fanteria e cavalleria, ma la cavalleria sbucò fuori all'ultimo momento. La fanteria avanzava senza criterio, senza punto di sicurezza, senza protezione laterale, senza niente. Victor, che era già arrivato sulla piazza, l'aveva tenuta a lungo sotto il binocolo e poi disse: "Non spariamolo in fase di avvicinamento. Andiamo a vedere che il paese è in difeso e pacifico, e li riceveremo nelle strade, sulla piazza, a bruciapelo. Non se ne accorgeranno che quando saranno in trappola. Quelli sono deficienti o ubriachi? Non vedete?"

Si ritirarono a discuterne nell'osteria. C'era una schifosa puzza di polmone di vacca bollito. Edo, il comandante badogliano, era contrario al piano di Victor, perché poi il paese avrebbe subito tremenda e rappresaglie. Era molto meglio, disse, combattere regolarmente fuori paese, in campo aperto, e qualunque fosse stato l'esito, il paese avrebbe dovuto ragionevolmente andare esente da conseguenze.

"Questo è tipicamente spaventosamente azzurro," vi svegliò un Mirto. Ombre, che allora era semplice comandante di distaccamento, Milton, ha qualche altro azzurro appoggiarono il piano di Victor. Ma Edo manteneva la sua linea regolare, aveva una testata ufficiale effettiva, e soprattutto era convinto che certa la vittoria finale, i partigiani avrebbero invariabilmente perduto tutte le piccole o grandi battaglie intermedie.

Allora, mezzo in francese e mezzo in italiano, Victor disse: "Verdun e presidio vostro, ma io ci sono dentro, non me ne ritiro. Voi difendetelo pure dall'esterno, io lo difenderò da dentro, e Verdun ne andrà di mezzo ugualmente, perché con le sole mie forze io non potrò tenerlo lontano." Arché anche lo si convinse e cedette. Si era rimasti d'accordo di riceverli dentro il paese e non dare nel frattempo il più piccolo segno di vita.

Milton si era postato dietro il parapetto della piazza e accanto a lui venne ad accosciarsi proprio Ombre. Insieme guardavano i fascisti e arrancare. Una parte saliva per la strada, l'altra tagliava per campi e prati. Questi tenavano di più, sdrucciolavano spesso. La terra si era snevata da una settimana appena, e non ci fossero stati gli ufficiali, sarebbero tutti passati per la strada come un gregge. Ormai erano così vicini e l'aria tanto limpida che Milton col suo occhio superiore li vedeva bene in faccia, chi aveva barba e baffi e chi no, chi portava un automatica e chi il moschetto. Poi si voltò a vedere la disposizione nell'interno del paese e vide accanto alla pesa pubblica Victor, più grosso dei suoi appostati col pulsante Thiene. Guardò dall'altra parte e vide i suoi azzurri con la mitragliatrice americana. Restarono dietro il parapetto qualche attimo ancora, poi si ritirarono carponi e Milton andò a riunirsi ai suoi sotto il portico del comune. Ombre, lui non andò in gruppo, si isololò invece il più possibile, si defilò dietro l'angolo della privativa. Il primo che si presentò, un sergente grande e grosso, spuntò proprio di fronte alla privativa. Ombre si sporse appena e lo raficò dall'angolo, non al corpo, alla testa. Mirò e si vide volar via mezzo cranio e l'elmetto di quel sorgente.

La raffica di Ombre diede il segno del fuoco generale. I fascisti non spararono che qualche colpo, erano troppo sbalorditi, non si ripresero più. La strage più grande è la fece il Saint-Étienne di Victor. Dopo, sulla strada davanti alla presa, ne contarono 18 stesi. Ognuno in piombato per due. Prima della presa, la strada è selciata e fa discesa, lì il sangue rusce come vino e pezzi di cervello vi galleggiavano sopra. Milton ricordava che Giorgio Clerici vomitò e svenne e dovettero curarlo come se fosse ferito grave. Non si sentivano più spari, ma solamente urla. Urlavano i fascisti ancora vivi, e urlava la gente nelle case. I soldati, pur di salvarsi dalle strade, erano entrati nelle case, sforzando il barricamente, e si erano nascosti sotto i letti e nelle medie, persino sotto le sottane delle vecchie, nelle stalle, sotto il foraggio e tra le bestie. Si sentiva Victor in una viuzza laterale correre come un cavallo e urlare.

A un certo momento Milton si era trovato solo, senza sapere come, ma improvvisamente e del tutto solo, a parte i cadaveri dei soldati, in quel mezzo silenzio, in quel deserto completo. Tremot. Poi udì un passo studiato dalla sua parte. Si appostò dietro una pila e spianò l'arma, ma era Ombre. Si andarono incontro da amici, da fratelli. Intanto si risentivano urla e spari, ma era il loro festeggiamento della vittoria. Erano vicini alla chiesa e gli parve di cogliere un trapestio, gente che scappa a nascondersi in punta di piedi. Milton col mento accennò di sia ad Ombre che con gli occhi gli domandava se avesse sentito pure lui.

"In chiesa?" bisbigliò Ombre. Entrarono con ogni precauzione. C'era ombra e fresco. Cominciarono con il frugare nel battistero, quindi nel primo confessionale. Non si sentiva un alito. Ombre sbirciò suo alla cantoria, ma poi scacciò l'idea e si diede a perquisire i banchi, uno dopo l'altro. Così la spina di pesce si avvicinavano all'altare maggiore. Si avvicinavano e da dietro l'altare sbuca un soldato con le mani alzate. Dice: "Siamo qui dietro," con una voce da fanciulla. Aveva tanta paura che consegnarsi era un sollievo. Ombre gli fece l'ombra di un sorriso. "E venite fuori, quanti siete?" disse piano, dolce, col tono di un anziano che perdona una ragazzata nel punto in cui la scopre. E quelli 4 uscirono a mani alte da dietro l'altare. E vedendo Ombre in Milton fare a quel modo, calmi, superiori, senza calci né pugni né insulti, respirarono. Uscirono dalla chiesa. Il sole parve il doppio più caldo e più lustro. I quattro prigionieri non cessavano di sbattere le ciglia e trasferire lo sguardo dalla stella rossa di Ombre al fazzoletto azzurro di Milton. Le armi dovevano averle buttate molto prima.

Milton vide che il loro grosso era già fuori paese, diretto al crinale, e disse ad Ombre di sbrigarsi a fare altrettanto. Uscirono dalle case e presero diagonalmente per la collina. Altre parti dalla cresta. La collina non era molto alta, ma piuttosto rigonfia e senza una pianta né una siepe. Di un tratto Milton notò un movimento nella coda del grosso che li precedeva di un 300 metri, un movimento che li rimescolò tutto di allarme improvviso e di scatto disperato, e subito dopo gli martello le orecchie il galoppo di molti cavalli. Il grosso si era scompigliato, ma Victor lo rinserò in un baleno e fece la mossa più giusta: comandò a tutti di volare il crinale e tuffarsi nel vallone. Una specie di scivolo per gli uomini, ma per i cavalli poco meno di un burrone. Arrivarono al ciglione, si tuffarono e rotolarono giù, e potevano dirsi in salvo. Ma Milton e Ombre erano esposte alla carica. Erano molto indietro, a 200 passi dal crinale. Ce l'avrebbero fatta solamente a volare, ma se loro volevano, non volavano. I quattro che avevano capito la situazione: "Correte ora di nuovo! Ombre, correte da maledetti!" Ma quelli correvano come donne. Milton scoccò un'occhiata al basso e vide i primi cavalli rampare sul pendio, fumando dai fianchi come stufe. I prigionieri si erano leggermente disuriti. Il più a valle era forse 100 metri dai primi cavalli e abbozzava segnali ai cavalleggeri. Questi non sparavano ancora per la distanza e perché nel tormento del galoppo rischiavano di colpire i loro camerati. Potevano distinguerli dal grigio verde, mentre Ombre e Milton vestivano più colori.

"Che facciamo?" gridò Ombre.

E Milton: "Fatto!" Ma avevano entrambi i capelli ritti in testa come aghi. I cavalli erano a 80 passi, galoppavano in diagonale. Allora Ombre urlo ai quattro di serrare e riunirsi con tanta autorità che quindi gli obbedirono istantaneamente e come di ebbe in un mazzo Ombre gli fece dentro tutto caricatore. Andarono giù in un fascio, poi ognuno per suo conto e abbrivo rotolava molto più incontro alla cavalleria, e si sentì il tremendo urlo dei montati. Fu quel tremendo urlo far riscuotere Milton e farlo partire a razzo, perché la cosa di Ombre l'aveva congelato. I cavalleggeri sparavano, ma era un caso li colpissero, sebbene stessero al 50 passi. Insieme arrivarono al crinale e insieme si tuffarono a corpo perduto. Arrivarono in fondo e di tra le falci riguardarono su alciglione e i cavalli non vi si erano ancora affacciati.

Milton si alzò massaggiandosi il petto che gli doveva in ogni punto. "Perché non resti qui a dormire?" disse la vecchia. "Io non ho nessuna paura a tenerti sotto il mio tetto. Sento che sarà una notte vuota e così anche la prima mattina." Aveva rincuorato la pistola e stava affibbiandosi il cinturone sotto la giacca.

"Grazie, ma voglio fare la collina stasera. Non voglio svegliarmi con la collina tutta da fare attraverso il muro e la tenebra e la pioggia." Poteva vederla altissima che immobilmente un dava sulla casa coi suoi mastodontici mammelloni.

La vecchia insisteva: "Potrei svegliarti."

"Allora che desideri per fare domattina la collina?"

"Potrò risvegliarti alle 3:00. Per me non è un disturbo. Io non dormo quasi più, sto distesa con gli occhi larghi e penso a niente o alla morte."

Tostava che tutto fosse in ordine. Controllò i due caricatori e dieci colpi sciolti nel borsellino del cinturone.

"No," disse poi. "Voglio dormire sulla cima della collina, in modo che svegliandomi abbia solo più a scendere."

"Sai già dove fermarti?"

"Conosco un fienile proprio sotto il ciglione."

"E sei sicuro di trovarlo in questo buio e con questa pioggia spessa?"

"Lo troverò."

Quella

La gente ti conosce. No, ma io conto di nemmeno svegliarla. Perché il cane non abbaia. Ci metterai un'eternità a salire fin da su, un'ora e mezza. E Menton mostra un passo verso la porta. Aspetta almeno che la pioggia. Si aspetta che la pioggia diminuisca. Domani a mezzogiorno sono ancora qui. E fece un altro passo verso la porta. Che cosa vai a fare così in borghese? O un appuntamento con chi? Con uno del comitato di liberazione? La vecchia lo fissava con occhi duri, estinti. Bada, bada, che due morti sono peggio di uno. Milton chi? Non la testa. Vi raccomando la mia arma e la mia divisa, disse poi. Per ora stanno nascoste sotto il mio letto, rispose. Ma domattina, come mi alzo, le metto in un sacco bene asciutto e le calo nel pozzo. A metà del mio pozzo c'è un buco quadrato. Io ci ficherò un sacco, manovrando la catena e una canna lunga. Lascia fare a me, Milton. A noi per il resto, siamo intesi. Se fra due sere non ripasso, voi fate una cosa sola: date il sacco al vostro vicino e lo mandate a Mango. A Mango lo consegna al partigiano Frank. Che gli dica di mandarlo a Leo, comandante della Brigata di Treiso. E se chiedessero perché, come mai, lui dica semplicemente: Milton è passato, si è messo in borghese e non è più tornato. La vecchia gli puntò l'indice. Tu, però, fra due sere di passi, mi rivedrete. Domani sera, rispose Milton, e aprì la porta. Pioveva. Vento pesante, obliquo. La massa enorme della collina era tutta annullata nel buio. Il cane non ebbe reazione. Partì a testa bassa. Da lusso. La vecchia di gridò: Domani sera mangerai meglio di stasera, e pensa più a tua madre. Milton era già lontano, schiacciato dal vento e dall'acqua. Marciava alla cieca, ma infallibilmente, mogolando Over the Rainbow.

Da un promontorio della collina, Milton guardava giù a Santo Stefano. Il grosso paese giaceva deserto e muto, sebbene già interamente sveglio, come dichiaravano i comignoli che fumavano bianco e denso. Deserto era pure il lungo rettilineo che collegava il paese alla stazione ferroviaria, e vuota dalla parte opposta la diritta strada per Canelli, tutta visibile fino oltre il ponte metallico, fino allo spigolo della collina che copriva Canelli. Sbirciò l'orologio al polso. Segnava le cinque minuti, ma si era certamente rallentato. Nella notte erano perlomeno le sei. La terra era fradicia e nera. Non faceva gran freddo. Il cielo, sebbene grigio, era leggero e ampio, come da lunghi giorni non appariva. I calzoni di Milton erano schizzati di fango fin sulla coscia, e gli scarponi erano due gnocchi di moda. Si calava su Santo Stefano, girando i macchioni scheletriti e puntando là dove sapeva esistere una passerella su Belbo. Quando arrivava a piombo delle sporgenze, poteva intravedere certi tratti del torrente. L'acqua era scura e pastosa, ma ancora lontano dallo straripare, e la passerella era certamente in piedi. Il solo pensiero di dover passare a guado lo scuoteva come una febbre. Stava male, in particolare gli dovevano i polmoni. Pareva si sfregassero l'uno contro l'altro con punte fattesi da cartilagine in metallo, e gli davano senso e sofferenza ad ogni passo. Gli cresceva dentro una sensazione di totale debolezza e miserabilità. Non posso farlo in queste condizioni. Non posso nemmeno tentare. Dovrei quasi sperare che non mi si presenti l'occasione. Ma scendeva, eppure.

Aveva dormito magnificamente nel fienile, sotto lo spartiacque. Si era addormentato di colpo. Aveva fatto appena in tempo a finire di seppellirsi sotto il fieno, con appena un piccolo tunnel scavato davanti alla bocca. La pioggia scrosciava sul tetto buono del fienile, violentissima e dolce. Un sonno di piombo, senza sogni, senza incubi, senza la minima interferenza della difficile, terribile cosa da fare l'indomani. L'aveva poi svegliato un canto di gallo, un lio di un cane a valle. Il silenzio della pioggia subito era sgusciato via da sotto il monticello di fieno. Sobbalzando sul sedere, si era trasportato sul bordo del fienile ed era rimasto con le gambe penzoloni nel vuoto. Lì lo possedette la piena coscienza di sé, di Fulvia, di Giorgio e della guerra. Allora tremò di un tremito unico e interminabile, che andò a trovarli fin i talloni, e pregò che la notte resistesse al giorno un po' meglio di quel che facesse. Quando ecco uscire dalla casa il contadino e spargere verso la stalla, ancora fantomatico nella luce che cresceva a fiotti grigi. Milton stava strusciandosi il mento, e il fruscio quasi metallico della barba lunga e rada si diffondeva per metri all'intorno. Infatti il contadino guardò su e resta secco. Hai passato la notte lassù? Beh, meglio così. Non è successo niente. Io ho potuto dormire. Se ti avessi saputo sotto il mio tetto, non avrei chiuso occhio. Ma ora scendi. Milton saltò a piedi uniti nell'aia, atterrando con un gran botto e un ampio spruzzo di fango. Restò piantato dove era piombato, a testa china, tastandosi il cinturone. Avrai fame, disse il contadino. Ma io non ho proprio da darti da mangiare. E una pagnotta mi potrei privare? No, grazie. O vuoi un bicchiere di grappa? Fossimatto, il pane aveva sbagliato a rifiutarlo. Ora si sentiva vuoto, inconsistente, quasi senza baricentro. Nei tratti più ripidi della calata, si disse che gli conveniva fermarsi a chiedere pane in qualche casa isolata, prima di arrivare in vista di Canelli. Era giunto al piano e si affrettò verso la passerella. Poi si accorse di aver puntato troppo a valle. Dovette risalire il torrente di una cinquantina di passi. Passò la pedanca, fradicia e sbilenca. Il paese, oltre il greto, era sempre perfettamente silenzioso, formicolava di silenzio. Il greto era largo, le pietre posavano su un letto di fango vivo, cosicché dondolavano e sgusciavano sotto i suoi piedi. Non vedeva nessuno, non una vecchia né un bambino alle finestre o sui ballatoi posteriori delle case sopraelevate, che da quella parte chiudevano la piazza maggiore del paese. Contava di sboccare nella piazza per un vicoletto che sapeva attraversarla a balzi, riuscire sull'altro lato del paese e mettersi nella campagna a destra della strada per Canelli. Anche se quella era zona della Stella Rossa, e che non 99 probabilità su 100 l'avrebbe fermato una loro pattuglia. E chi sei? E che comando? E perché in borghese? Che ci fai nella nostra zona? Sei la nostra parola d'ordine? Accelerò verso l'imbocco del vicoletto sul greto, che si interrava tra ciuffi di ortiche marce. Quando gli inondò le orecchie il rombo della colonna, era lanciatissima, stava divorando l'ultimo tratto del rettilineo avanti. Dovevano essere sei o otto camion. Nessun strido, nessun sussulto ebbe il paese già investito dalla ventata di quell'arrivo. Ma da una casa sul greto, a monte di Milton, partì un uomo seduto, il quale si avventò sui sassi verso Belbo. Correva così forte che sotto i suoi tacchi ciottoli schizzavano lì intorno come proiettili di volo. Guardò il torrente e in un attimo sparì in un'alberata ai piedi della collina. A giudicare dalla qualità del rumore, la colonna stava rallentando per svoltare nella piazza. Allora Milton scattò verso Belbo, puntando al tratto di sponda che presentava maggior riparo di vegetazione. Qualcosa detonò alle sue spalle, ma doveva essere semplicemente lo schiocco di un'imposta sbattuta di furia. Ruppe nell'acqua così gelida che gli tolse il fiato e la vista. Così guadò alla cieca e appena a terra si abbatté dietro un ciuffo di felci. Subito osservò dietro la collina la vite vuota e tranquilla. Quindi si rigirò a spiare il paese e gli passò quella mezza torsione per rendersi conto di quanto lo avesse già cambiato il fango. Si spensero i motori e subito dopo Milton sentì gonfi a terra dai soldati la loro corsa, controllare i quattro angoli della piazza, i comandi degli ufficiali. Era la San Marco di Carelli. Vennero in vista in quel momento dall'angolo dell'ultima casa a sinistra sbucò una squadra portando a braccia una mitragliatrice già montata e trottava al ponte subelbo. Milton prese a retrocedere strisciando per mettere maggior distanza tra sé e la mitragliatrice sul ponte, che era appena 60 passi. L'avevano piazzata presso la spalletta. Lentamente la brandeggiarono su tutto il corpo della colossale collina piramide strapiombante su Belbo, e infine la puntarono definitivamente all'ultima svolta della strada della collina. Discesa da Milton. Subito dopo arrivò dalla piazza un ufficiale. Parve a provare il puntamento dell'arma e si mise a chiacchierare coi soldati. Si vedeva da lontano che cercava popolarità. A un certo momento si tolse il basco, si risciò con una mano ai capelli biondi e ci ricalcò su il basco. L'esatta contropartita di Giorgio, pensava Milton, ma era certo che l'ufficiale non gli sarebbe venuto a tiro, e nemmeno l'ultimo dei suoi soldati, che avrebbe fatto ugualmente al caso suo. I soldati erano arrivati da cinque minuti appena, e Milton già sapeva che quella puntata che gli aveva portato alla preda a metà strada valeva solo a obbligarlo a raddoppiare la sua strada per Canelli, a tramutare in gran parte di salita tutta pianura. E alla sola idea si vide come una formica che debba girare un macigno. L'acqua gli sciaguattava nelle scarpe, dandogli brividi che si risolvevano in convulsioni, come per vomito a secco. Poi sentì montargli in gola un grosso nodo di tosse, e allora cacciò la testa nella curva del braccio, con la bocca quasi aderente al fango, per tossire il più sommessamente possibile. Tossì a scoppi, a schianti, con stelle e lampi rossi e gialli del cielo nero degli occhi serrati, sussultando sul terreno come un serpe trafitto. Poi, con le labbra sporche di fango, rischiò gli occhi al ponte. I soldati non avevano sentito. Fumavano e scorrevano con gli occhi ogni strato della collina piramidale. Quel tenente era rientrato in piazza. Lossale. Il terrore di aver perduto la pistola in tutti quegli scossoni, arrotolamenti, trattenendo il fiato, portò adagio la mano sopra la coscia, poi la abbatté colpo sulla fondina. C'era le ore le 7. Suonarono al campanile della parrocchia. Ribatterono. Nessun borghese si era ancora fatto vivo, non il più innocente bambino, non una bisnonna, non mutilato. La linea di case prospiciente il torrente pareva la facciata di un cimitero. Milton si immaginò di incrociare dei soldati nella piazza grande e il loro ufficiali nei due bar, che stavano bevendo caldo e tormentando le cameriere. Tu hai l'amante nei partigiani? A noi non la racconti. Come fanno i partigiani a fare l'amore? Altri soldati non venivano in vista. Milton continua allungamenti a sorvegliare quelli sul ponte. Fumavano senza tregua e osservavano tutto intorno. Ora sembravano particolarmente attirati da qualcosa sul greto, a valle del ponte, verso la chiesa. Anche Milton allungò il collo da quella parte, guardando sotto l'arcata del ponte, cercando invano di scoprire che cosa potesse esserci di tanto interessante. Ma poi uno dei soldati scoppiò in una risata, e tutti gli altri lo seguirono a ridere. Poi un altro puntò precipitosamente dito al ventre della collina piramidale, e un paio si buttarono dietro la mitragliatrice, ma non fecero niente, e dopo un momento si arrestarono tutti a picchiare sulla schiena del dito. Niente da fare. Tutt'al più uno di quelli poteva scendere sul greto e fare un bisogno protetto a vista dai camerati sul ponte. Al massimo uno, per bragheria, avrebbe potuto spingersi da solo al principio della deserta strada della collina. Ma Milton non avrebbe potuto fare di niente, solamente ucciderlo. Per bene che gli andasse, tossir forte senza precauzioni. Poi prese a retrocedere carponi verso la falda della collina. Appena fu in una pioppetta, si alzò su tutta la persona, trucchiando come una canna, per il primo sentiero venuto lì sott'occhio prese a risalire la collina. Era certamente ancora sotto il tiro utile della mitragliatrice sul ponte, ma nessun nemico era in grado di distinguerlo. Di contro, il fianco, l'eratro della collina, così saliva curvo e lento, ma sicuro, indifferente, tremando e dimenando la testa. Si parlò a voce alta e rotta: Mi hanno tagliato la strada. Mi obbligano a fare un giro pazzesco. Io sto male. Tanto. Non saprò mai. Lui è già stato fucilato. Aveva aperto ventre, ginocchia incastrate di fango. Salendo, cercò di scrostarsene almeno una parte, ma le dita intrizzite non gli risposero. Smise. Ma dovette sforzarsi per superare la nausea del fango. I soldati sul ponte non erano più che pupazzetti. Da quell'altezza poteva anche ficcare lo sguardo nella piazza del paese. Gli autocarri erano sei, parcheggiati di fronte al monumento ai caduti dell'altra guerra. I soldati erano un centinaio e incrociavano adagio, ma senza posa. Bruscamente lasciò il sentiero verso la cresta e si mise per traverso a mezza costa, puntando alla collina piramide. Non l'hanno ancora fucilato, ed io non posso stare senza sapere. Le piogge, gli smottamenti avevano cancellato ogni sentiero, sgretolato ogni rilievo. Attraversava affondando nel fango fino alle caviglie. Non poteva avanzare di più di quattro passi senza doversi fermare a scrollarsi i chili di fango che gli gravavano gli scarponi. Puntava alla fascia boscosa che cingeva a metà la collina piramide. Era preambolo della giuramento della puntata dei San Marco a Santo Stefano. Gli alberi erano anneriti dalle piogge e senza che tirasse vento sgrondavano fragorosamente. Come vi entrò sotto, subito sentì un trebbistio, annaspante, delle esclamazioni smontate di allarme e disgrazia. Allora stese avanti una mano e disse: Non abbiate paura, sono un partigiano. Non scappate. Erano cinque o sei uomini di quella collina, che riparati nel bosco spiavano le mosse dei fascisti laggiù in Santo Stefano. Erano tutti ammantellati, e uno portava a tracolla una coperta arrotolata. Avevano anche fagottini di roba da mangiare. Se i soldati avessero puntato di sorpresa la loro collina, si erano pronti, equipaggiati per fuggire e restar lontani per 24 e anche 48 ore. Senza parlare, solo guardando di sottecchi la sua straordinaria infangatura, tornarono ai loro osservatori, indifferenti allo stellicidio che gli infradiciava i berretti. Alle spalle, il più anziano di loro, e anche quello che sembrava sopportare più buon umore la situazione, un uomo con capelli e baffi bianchi e occhi rumorosi, domandò a Milton: Quando dici che finirà? Patriota, primavera, rispose. Ma la voce gli uscì troppo rauca e falsa. Diedé un colpo di tosse e ripeté: In primavera. A lipirono uno bestemmiare che disse: Ma quale primavera? C'è una primavera di marzo e una primavera di maggio. Maggio, preciso. Milton rimasero tutti sbalorditi. Poi il vecchio domandò a Milton: Come avesse fatto a infangarsi così? Mentre una russi inspiegabilmente sono caduto in discesa e sono scivolato di petto per molti metri. Verrà pure quel giorno, disse il vecchio, guardando Milton con troppa intensità. Certo che verrà, rispose Milton, e richiuse la bocca. Ma il vecchio insisteva a fissarlo con un'avidità insoddisfatta, forse praticamente insaziabile. Certo che verrà, ripete in Milton. E allora, disse il vecchio, non ne perdonerete nemmeno uno. Voglio sperare, nemmeno uno, dissemilton. Siamo già intesi. Tutti, tutti li dovete ammazzare, perché non uno di essi merita di meno la morte di cui io è la pena più mite per il meno cattivo di loro. Le ammazzeremo tutti, dissemilton. Siamo d'accordo. Ma il vecchio non aveva finito: con tutti? Voglio dire proprio tutti, anche gli infermieri, cucinieri, anche i cappellani. Ascoltami bene, ragazzo. Io ti posso chiamare ragazzo. Io sono uno che mette lacrime quando il macellaio viene a comprarmi gli agnelli. Eppure io sono quel medesimo che ti dice: tutti, fino all'ultimo, li dovete ammazzare. E segna quel che ti dico ancora: quando verrà quel giorno glorioso, se mi ammazzerete solo una parte, se vi lascerete prendere dalla pietà o dalla stessa nausea del sangue, farete peccato mortale. Sarà un vero tradimento. Che quel gran giorno non sarà sporco di sangue fino alle ascelle. Non venitemi a dire che un buon patriota. State tranquilli, disseminton, muovendosi. Siamo tutti d'accordo. Piuttosto di pensare di perdonarne uno solo, posso. Via, senza completare la frase, e prima che fosse fuori portata, sentì uno di quei contadini dire pacificamente: Non è strano che a quest'epoca non abbia ancora navigato. Proprio al finire del bosco si innestava alla piramide un lungo ciglione che correva parallelo al rettilineo della stazione e poi degradava proprio dirimpetto alla stazione stessa. Milton decise di percorrerlo in cresta, scendere alla stazione, a girarla, e poi mettersi per i campi aperti, riparandosi ogni tanto alla vista dietro qualche filare di chelsea, e arrivare così, lasciandosi a destra il ponte metallico, allo sperone dietro il quale stava Canelli. In questo modo, pensò, evitava ogni possibile nuova interferenza della colonna di Santo Stefano, la quale, a una certa ora, doveva pur rientrare alla base. Si frugò in tasca, estrasse le due sigarette e le confrontò. Una si era tagliuzzata a metà, e l'altra perdeva tabacco da un capo. Si mise tra le labbra quest'ultima, ma poi non gli riuscì di trovare la minima superficie asciutta su cui sfregare lo zolfanello. C'erano sì le guance zigrinate del calcio della Colt, ma non si sentì di farlo con un risolino di disperazione. Rimise in tasca la sigaretta e si cacciò avanti per il ciglione. Marciava seguendo ininterrottamente con gli occhi le rotaie parallele alla strada. Erano rugginose e mascherate qua e là da ciuffi di erbaccia fradice, deserte, inviolate da treni dal giorno dell'armistizio. Per Milton, la strada ferrata diceva ancora 8 settembre. Forse l'avrebbe detto sempre. Si rivede di ritorno a casa, sporco e camuffato, stanchissimo, ma con nessunissima voglia di coricarsi e nemmeno di sedersi. In quella grigia e calda mattina del 13 settembre, sua madre non riusciva a credere. Vuole toccarlo ancora incredula, vuole scostargli di dosso i panni presi d'accatto, detergermi dal viso la polvere. Da Roma, disse. Sei tornato da Roma? Io vedevo l'inferno che succedeva nella nostra piccola Alba, e mi figuravo che quel capitava a Roma. Non credevo che ce la facessi, sai. Un ragazzo come te, sempre con la testa nelle nuvole. Invece ce l'aveva fatta. Non ne aveva mai dubitato, dal momento che era salito su quel mostruoso treno a Termini. Sapeva che avrebbe avuto fortuna. Fortuna nella infinita disgrazia dell'esercito. E la signorina di Torino. Ecco che usava l'espressione immancabile di sua madre per indicare Fulvia, quell'espressione ironica e trepida insieme, forse presaga. L'ho vista spesso, gli rispose. Era spesso in città coi ragazzini riformati. Poi guardò basso e aggiunse: È tornato a Torino tre giorni fa. E allora Milton era andato brancolando alla ricerca di una sedia. Al campanile di Santo Stefano batté il fioco un mezzo tocco, senza che Milton potesse dire se erano le otto e mezzo o le nove e mezzo. Ai piedi dello sperone sentì scoccare le 10, e queste erano certamente i campanili di Canelli a batterle. Il cielo si era purgato di ogni macchia e fumosità, e ora era perfettamente bianco. Non pioveva, ma il fogliame di alberi e arbusti crepitava monotamente. Saliva con lentezza e attenzione, perché il sentiero all'astrone di tufo spalmati di fango era scivolosissimo, e perché già si trovava nel raggio d'azione di pattuglie eventualmente staccate da Canelli in perlustrazione. Malgrado quella immediata repentina possibilità di pericolo, smaniava per la voglia di fumare, ma anche quassù non trovava un centimetro quadro asciutto su cui sfregare lo zolfanello. Ripezzò le guance zigrinate della Colt, ma ancora non si sentì di maltrattare a quel modo la sua pistola, e inoltre, in quel preciso momento, sentì sulla strada dietro lo sperone il fragore della colonna che rientrava a Canelli dalla puntata al Santo Stefano. A giudicare dal rumore, i camion erano lanciati alla massima velocità lungo la strada sfondata. Sono in gamba, pensò, contro tristezza. Il rombo si spense rapidamente nel fondovalle, ma per riprendere a salire. Milton aspettò che gli si fosse completamente scaricato lungo la spina dorsale il tremito messo lì dentro dal rumore dei nemici. Calcolava che al momento in cui si sarebbe affacciato sul ciglione, la colonna sarebbe già rientrata intera in caserma. A proposito di questo, Milton sapeva che la San Marco era accantonata nella ex casa litoria, ma non essendo stato mai a Canelli, ignorava dove questa fosse situata. Era però certo di individuarla alla prima occhiata nel grosso paese mezzo rustico e mezzo industriale. Sono i più velocemente e a un passo dalla cresta. Trattenne il respiro, aspettandosi di vedere immediatamente il paese sottostante. Ma la cresta si smussava in un ampio spiazzo incolto disseminato di cardi selvatici. Lo percorse rannicchiato, sorvegliandosi ai lati. Arrivò in scivolata dietro un roveto in bilico sul ciglio. Ci sia 14 dietro e di tra i rami guardò giù a Carelli. Un solo sguardo rapido e comprensivo, poi subito si diedé a esplorare i viottoli e le stradine che rimontavano il versante. Se non ci fossero pattuglie al lavoro. Nulla e nessuno. E allora si concentrò a studiare il paese. Era perfettamente e naturalmente deserto e silenzioso, privo anche di quel brusio che pur si leva dal più piccolo borgo. Individuò la casa Vittoria, un grosso cubo di un rosso lavato molto scrostato, con le finestre semi accecate da city e da sacchetti a terra, con una torretta sulla quale, con tutta probabilità, stava una sentinella. Con il binocolo cercò di ficcare lo sguardo nel cortile della caserma. L'altromuro laterale non gli lasciò scorgere altro che una striscia deserta del cortile, con in fondo un porticato vuoto. Si sporse a esaminare l'abitato alle falde del suo versante, muto e deserto. Era un sobborgo completamente rustico, salvo per una grossa segheria inattiva. Non sapeva che fare all'infuori di scendere. Oltre scelse come secondo traguardo un casotto per attrezzi, nulla più di un tetto montato su quattro pali nel mezzo di una vigna ormai a mezza costa. C'era un sentiero apposito, ma così dritto e ripido, così allineato alla torretta della caserma, che Milton non poteva assolutamente fidarsi. Percorrerlo così arrivò il casotto tra i filari, sforzando tra ilci e fili di ferro, affondando alla caviglia in un fango giallo come zolfo, tenace come mastice. Si appostò dietro un palo di sostegno, ma subito scrollò la testa miserabilmente interdetto. Non è il mio genere, si diceva. Non è proprio il mio fare. Conosco uno solo che ci si troverebbe male come me, anzi peggio, ed è proprio Giorgio. Ma gli restava il coraggio di scendere ancora. Aveva adocchiato un contenitore di verderame al termine dell'ultima vigna confinante con la sodaglia, che poi si innestava al piano. Scendere oltre gli conveniva anche nel caso che avesse dovuto fuggire davanti all'apparizione di una pattuglia del paese. Scendeva con la pistola in pugno. Un passero frullò via dal sentiero, ma senza affanno. Nel paese, che John rimbombo sordo, ampio, misterioso, quale poteva prodursi solamente in una grande officina siderurgica, che a Canelli non c'era. Non si replicò e nel paese non ci fu la minima reazione. La caserma stava a meno di 100 metri in linea retta. Il silenzio irratale che Milton credette di cogliere lo sciacquio di Belbo contro i macigni ammucchiati dietro la caserma. Si coccolò dietro il contenitore, la pistola sulla coscia, cingendo col braccio il freddo cemento. Da lì poteva vedere a trattini la strada per Santo Stefano, infossata e bucherellata. Sentiva acuta la nostalgia del suo presidio, del paese di Treviso e dell'uomo Leo. La destra gli veniva Ambrosio filato e continuo, e Milton si disse che da quella parte la vigna scoscendeva in una breve scarpata, giusto sotto la quale stava una casa. Il ricciolo di fumo subito inghiottito dal cielo bianco, uscito dal suo invisibile comignolo. Strinse la pistola. Un rumore, ma era soltanto il cigolio di un uscio sul ballatoio dell'ultima casa prima dello stradale. In quell'istante percepì la coda dell'occhio a destra un'ombra nera che lo lambiva giusto col suo estremo. Ruotò con tutto il corpo dietro il contenitore, spianò la pistola verso la sorgente di quell'ombra. Subito la riabbassò in uno stupore. Era una vecchia tutta vestita di nero, unto e bisunto. Le stava parlando, ma Milton percepiva solamente il movimento delle labbra piatte e violacee. Una gallina l'aveva seguita fino al margine della vigna e ora razzolava nel fango di un filare. Poi alla vecchia si raccolse la sottana ed entrò nel filare in corrispondenza di Milton. Sui suoi scarponi maschili del fango che schioccava al palo, si fermò e disse: Tu sei un partigiano. Che ci fai nella nostra vigna? Parlatemi, ma senza fissarmi, mormorò Milton. Guardate per aria. Intanto parlatemi. Ne arrivano soldati fin quassù. Una settimana che non ne vediamo. Parlate pure un tantino più forte. In quanti sono generalmente? Cinque o sei, rispose la vecchia, rivolgendosi la faccia al cielo. Una volta è passata tutta una colonna, tutti col cappello di ferro, ma quasi sempre sono in 5 o 6 isolati, mai quest'estate, è ancora in settembre per rubarci la frutta. Ma dopo settembre più. Che ci fai nella nostra vigna? Non abbiate paura. Io non ho paura. Io sto dalla vostra parte. E come potrei non stare dalla vostra parte? Con tutti i miei nipoti grandi dei partigiani, tu li conoscerai. Sono tutti nella Stella Rossa. Io sono badogliano. Ah, allora sei di quelli travestiti da inglesi. E perché se mi ha schierato da vagabondo, vuoi dirmi che ci fai nella nostra vigna? Guardo il vostro paese, lo studio. La donna Anna spopo per l'affanno. Forse per dargli l'attacco? Non sarete mica matti. È ancora troppo presto. Non mi fissate, guardate per aria. Guardando in cielo, la vecchia disse: Dovete prendere solo quel che potete tenere. Noi siamo felici di essere liberati, ma solo se una volta per tutte. O quelli ritornano e ce la fanno pagare col sangue. Non abbiamo la minima idea di attaccare. Ora che ci penso, fece lei, è impossibile che tu sia venuto per studiare l'attacco. Tu sei badogliano, e che attaccherà Canelli sarà la Stella Rossa. Canelli e riservata la Stella Rossa, questo è inteso, dissemilton. E poi dovreste farmi un piacere. Non mangio da ieri sera. Dovresti andare a casa a prendermi una pagnotta. Non sarà necessario che sfagnate di nuovo fin qui, basterà che me la buttiate dal principio del filare. Io la piglierò al volo. State sicura. Al campanile batté il primo tocco delle 11. La vecchia lasciava contare le ore. Già si allontanava per il filare. Il fango le schizzava fin sopra l'orlo della veste. Si voltò a dargli un'ultima occhiata e scese la ripa. Passarono dieci minuti, 15, 20, e non tornava. Milton concluse che non sarebbe più tornata. L'aveva incocciato per caso e gli aveva fatto tutto quel discorso di disimpegno, e poi si era levata d'impaccio, ben sapendo che lui non aveva né il tempo né la voglia di rintracciarla e castigarla. Ne era così certo che si sarebbe spostato solo che avesse saputo dove. Invece, proprio mentre batteva la mezza, ricomparve, tenendo nascosto dietro la schiena un grosso pane attraversato da una fettona di lardo. Milton dovette schiacciarlo con forza per ridurlo alle dimensioni della sua bocca. Masticava con violenza. La fetta di lardo era così spessa e ricca che a Milton faceva quasi senso incontrare la coi denti, pur dopo l'alto spessore del pane. Adesso andate. Grazie, disse dopo il primo boccone. Invece quella gli si accollò davanti, addossata al palo del filare, e Milton tirò via gli occhi per non vederle ciò che mostrava la scarna coscia grigia sopra la calza di lana nera, sorretta da un cordino. Che fate? Io, io non ho più bisogno di niente. Aspetta a dirlo. Una cosa che ti potrebbe interessare. Voleva uscire a dirte la mia genero, ma io l'ho convinto a restarsene al chiuso e lasciare fare a me. Che cosa? Una cosa che da tempo volevamo dire al più vecchio dei miei nipoti, che sono nella Stella Rossa, ma ora avremmo deciso di dirlo a te, che ne hai bisogno urgente. Non puoi aspettare di più. Ma che cos'è? È che io posso darti il filo per il fascista che cerchi. Milton posò il sandwich sull'orlo del contenitore. Intendiamoci, io cerco un soldato, non un fascista borghese. E io ti segnalo un soldato. Un sergente. Un sergente, ripeté il Milton, affascinato. Questo sergente, rispose la vecchia, viene spesso dalle nostre parti, quasi ogni giorno, e sempre da solo. Ci viene per una donna, una sarta, una nostra vicina, e purtroppo una nostra nemica. Dove abita? Mostratemi subito la casa. Ti ho detto che è una nostra nemica, e te lo voglio spiegare. Ma sia chiaro che noi non ti informiamo per far rispetto a lei, ma solo per aiutarti a salvare il tuo compagno. Sì, questo pur con tutto il male che ha fatto a noi, è particolarmente a mia figlia. È una lurida, l'hai già capito. E questo che fa adesso con questo sergente? Poco o niente, in confronto a quello che ha fatto prima. Basta dirti che prima di vent'anni aveva già abortito tre volte, e la più porca di Canelli di tutti i dintorni, e non so se girando tutto il mondo sfere trova una più porca. Ma dove abita? Andò avanti per il suo verso con una tenacia disarmante. Ha messo tanto male tra mia figlia e mio genero, e mio genero, che non è di queste parti, ha avuto il torto di credere a quella là, invece che a noi, che gli giuravamo che non era vero niente. Sì, sì, ma dove lo fece per pura malvagità? Forse perché non poteva sopportare di essere l'unica vera porca dei paraggi. Milton springò con le dita e fece cadere il sandwich nel contenitore. Non mi importa niente di voi e della sarta, volete capirla? Mi importa quel sergente. Viene spesso a trovarla tutte le volte che può. Noi stiamo per ore alla finestra, facciamo questa specie di sacrificio per poter nuotare e segnare tutte le volte che la va a trovare. Guardate per aria, dissemilton. Quando ci va di abitudine, quasi sempre di sera, verso le 6:00. Ma qualche volta arriva verso l'una dopo il lancio. Deve essere nelle maniche dei superiori. È molto spesso in libera uscita. Nessun altro si vede tanto in libera come lui. Un sergente, dissemilton. È stato mio genero dirmi che è un sergente. Io non li so distinguere dai gradi. Una volta lo incontrai, non feci più in tempo a nascondermi nelle gaggee. La teneva così la pistola, a metà fuori dalla tasca. Solo la pistola, dissemilton. Non l'avete mai visto col mitra? Quel coso con la canna a buchi. So bene cos'è un mitra, ma quello viaggia sempre solo con la pistola. Milton si sfrega le gambe che prendevano anche lo sarsi. Poi disse: Se non passa l'una, lo aspetterò alle 6:00, e tutto domani se occorre. Strisciava verso il termine della caceto fluido e silenzioso come un serpente. La sincronia era perfetta, la dislocazione ideale, nel senso che Milton strisciando anticipava di 5 secondi il sergente, il quale marciava. L'impatto sarebbe avvenuto matematicamente alla confluenza della stradina con lo stradale, e il sergente gli avrebbe presentato con un centimetro quadrato di schiena tutto se stesso, purché nulla interferisse, purché per 5 secondi il mondo si arrestasse, lasciando liberi il loro due sole di muoversi. Era così facile che poteva farlo ad occhi chiusi. Si raccolse sulle ginocchia e balzò, compiendone il volo una mezza torsione a sinistra, gli piantò la pistola nel contro della schiena tanto ampia che copriva la strada e quasi tutto il cielo. Per il contraccolpo, la nuca del sergente quasi di finnbook. Poi subito gli scadde sotto il livello visivo, come l'uomo cedette sulle ginocchia. Lo rimise su e con un secondo urto della pistola lo fece ruotare nella stradina al riparo delle acacie. Poi gli strappò la pistola dalla tasca, gonfia del calore dell'inguine, l'intescò con ripugnanza, tastò il torace, infine lo spinse su. Intreccia le mani dietro la nuca. Subito dopo la calcetto dalla parte del paese si profilava una proda di fango rossastro che il riverberava sul viottolo. Un'ombra di tramonto. Cammina svelto, ma attento. Non scivolare. Se scivoli ti sparo. Dal quale facessi una mossa falsa, tu non l'hai veduta mai in mano a una Colt. Sai che buchi fa la Colt? L'uomo saliva con passi estesi e ponderati. La strada già rampava, la ripa cresceva. L'uomo era poco meno alto di Milton e largo quasi il doppio. Milton non esaminò, non approfondì oltre, troppo ansioso di metterlo al corrente. Vorrei sapere ciò che ti farò, gli disse. Il sergente tremori tacque. Ascolta, non rallentare. Ascoltami attentamente. Anzitutto, non ti ammazzerò. Hai capito? Non ti ammazzerò. I tuoi camerati di Alba hanno preso un mio compagno e stanno per fucilarlo, ma io lo scambierò con te. Dovremmo essere in tempo. Tu ed io. Quindi tu verrai scambiato in Alba. Hai sentito di qualcosa? Non rispondeva. Di qualcosa mi esci con un paio di sì a testa rigida. Quindi non fare scherzi, non ti conviene. Se fai bene, domani a mezzogiorno sarai già libero in Alba, in mezzo ai tuoi. Hai capito? Parla. Sì, sì. Mentre Milton parlava al sergente, le orecchie si espandevano e ventolavano come ai cani quando si sentono chiamati da lontano. Non sperare, dissemilton. Non sperare di incrociare una vostra pattuglia, perché in questo caso io ti sparo. Come la vedo, ti sparo. Quindi ti augureresti di morire e non tremare. Ragiona. Che motivo hai più di tremare? Se è per lo sciocco della pistola nella schiena, a quest'ora dovresti averlo già superato. Se io non sei un sergente della San Marco, eri anche tu di quelli che stamattina facevano il gradassi a Santo Stefano? No, non alzare la voce. Non mi interessa e smettila di tremare. Di qualcosa. E che vuoi che dica? Andiamo già meglio. La stradina svoltava bruscamente e Milton si portò tutto su un lato per raddoppiare la faccia dell'uomo che aveva preso, ma dopo, a causa dei gomiti spianati all'altezza del viso e per l'ondumento del passo, non poter dire di aver colto di più che una sfera a occhio grigio e il naso piccolo e marcato. Non ne fu contrariato. In fondo, non gli interessava. Si sorprese a pensare che l'uomo aveva certamente ucciso, o meglio, aveva certamente fucilato. Aveva tutto del fucilatore. Gli si arrestarono davanti agli occhi le facce smunte infantili dei ragazzi fucilati, i loro nudi petti magri, che lo sterno vi sporgeva come una prua. Oh, questa era un'altra verità da non poter stare senza sapere, ma non glielo avrebbe chiesto. Quello tanto avrebbe negato disperatamente. Forse premendolo con la colpa, avrebbe confessato di aver ucciso. Sì, ma in regolare combattimento. Togliti dalla testa alle pattuglie, gli disse con voce dolce, quasi ipnotica. Prega che non ce ne siano in giro. Io non ti ammazzerò, ma ti proteggerò. Non lascerò che alzo in un dito su di te. Da noi c'è gente che scottata e vorranno metterti le mani addosso, ma dovranno lasciarti in pace. Tu servi a una cosa sola, te ne sei convinto? Parla. Sì, sì. Di dove sei? Di Brescia. Siete molti Bresciani? E ti chiami? Non rispondeva. Non vuoi dirmelo? Hai paura che me ne vanti? Non parlerò mai di te, tienitelo pure per te. Alarico, disse il sergente a precipizio. E che leva sei? Del 23. La leva del mio compagno. Coincidiamo anche in questo. E che facevi nella vita? Non rispondeva. Studente. Ma no, stanotte dormirai in un letto. Noi dormiamo sulla paglia. Ma tu dormirai in un letto. Mi metterò io stesso di guardia davanti alla porta. Così siamo sicuri che nel sonno non ti capiteranno scherzi. Va bene. Voglio che ti presenti bene il comando di Alba. Hai capito? E domattina, per lo scambio, ci accompagneranno i migliori dei miei compagni. Sceglierò io, vedrai. Io non ti sto trattando male. B ti sto trattando male? No, no. Vedrai quegli altri, al confronto, io sono un bruto. Erano quasi alla cresta. Milton sbirò l'orologio. Mancava qualche minuto alle 2. Per le 5 sarebbero stati a Mango. Sbircio giù a Canelli, e gli prese un breve vertigine. Tu ed io siamo a posto, ormai, disse. A quelle parole, il sergente si arrestò netto e gemmette. Milton si riscosse e strinse meglio la pistola. Ma cosa hai capito? Hai capito male. Non tremare. Non ti voglio ammazzare, né qui né altrove. Non ti ammazzerò mai. Non farmelo più ripetere. Sei convinto? E parla. Sì, sì. Rigammina. Sì. Inerpicarono sullo spiazzo e presero a percorrerlo. Pareva a Milton più vasto di quel che gli fosse apparso nella mattina. Milton sbirciò la casa solitaria, muta, chiusa, indifferente come nella mattina. Il sergente ora camminava alla cieca, sgambava nel fango senza evitare i cardi selvatici. Aspetta, dei semitono. No, fece quello, arrestandosi. Piantala. E stavo pensando a una cosa. Ascolta, dovremmo passare in un paese che ha un nostro presidio. Naturalmente, anche lì c'è gente scottata. In particolare, ci sono due mie compagne, alle quali avete ammazzato i fratelli. Non dico siate stati voi San Marco. Quelli vorranno mangiarti il cuore. Quindi noi scarteremo quel paese, lo aggireremo per un vallone che so io. Ma tu non farmi le dita del sergente si slacciarono da sulla nuca con uno schiocco terribile. Le braccia rinigavano nel cielo bianco. Così sospeso, era tremendo e goffo. Volava di lato verso il ciglio, e il corpo già pareva arquarsi nel tuffo in giù. No, aveva gridato Milton, ma la Colt sparò come se fosse stato il grido ad azionare il grilletto. Ricadde sulle ginocchia e stette per un attimo tutto contratto, con la testa appiattita e il naso piccolo e marcato, come conficcato nel cielo. Pareva a Milton che la terra non centrasse né per lui né per l'altro, che tutto accadesse in sospensione del cielo bianco. No, urlò Milton, e gli irisparò mirando alla grande macchia rossa che gli stava divorando la schiena. Era appena spiato e tirava un vento così forte, radente, che scrostava la ghiaia dal suo letto di fango e la faceva ruscellare per la strada. La luce si era già quasi tutta ritirata dal mondo, e i mulinelli del vento concorrevano a diminuire la visibilità. I due uomini si confrontavano a una ventina di passi di distanza, con gli occhi fissi avanti a riconoscersi o anticipare i movimenti e le mani prossime alle fondine. Poi quello che era sbucato dall'angolo della casa solitaria con l'impermeabile mimetico spianò adagio la pistola contro l'uomo che si era arrestato netto all'uscita della curva e se ne stava laggiù ondulando al vento come se fosse una pianta. Avvicinati, disse quello della pistola. Tieni alte le mani e battiti. Batti le mani una contro l'altra, ripeté più forte per vincere il vento. Tu non sei Fabio, domandò l'altro. E tu, domandò Fabio, abbassando impercettibilmente la pistola. Tu chi sei? Saresti Milton. E si corsero incontro quasi freneticamente, come se l'uno non potesse aspettare nemmeno più un secondo l'appoggio all'altro. Tu da queste parti, fece Fabio, che era il vice comandante del presidio di Trezzo. Erano secoli che non si vedeva da queste parti. Viviamo ad una collina piena di distanza e lasciamo passare secoli. Come mai sei in borghese? Aveva dovuto sforzare gli occhi per distinguere il vestito borghese di Milton, talmente questi era impiastricciato di fango. Vengo da Santo Stefano per una cosa mia privata. Parlavano all'estremo delle loro voci per l'invadenza del vento, e spesso si ripetevano apposta, senza che l'altro richiedesse ripetizione. A Santo Stefano c'era la San Marco stamattina. Ah, me lo dici che ho dovuto saltare Belbo per salvarmi. Fabio rise cordialmente, e in un baleno la risata fu molinata dal vento lontano, come fosse una piuma. Hai un uomo disarmato? Fabio, e chi non ne ha? Allora dargli questa. E Milton gli tese la Beretta del sergente. Certo, ma tu perché la tai via? Ne cresce. Fabio soppesò la pistola, poi la confrontò con la sua. Ma è bellissima, è più nuova della mia. Mi riservo di ricontrollare alla luce, ma intanto. E Fabio infilò nella fondina la pistola del sergente e fece scivolare in una tasca la sua vecchia pistola. Mi credeva, dissemilton. Fabio, che si sa di Giorgio? Che hai detto? Entriamo a parlare in quella stalla, gridò Milton, indicando la casupola oltre il bordo della strada. Non entriamoci affatto dentro. Ci sono tre uomini con la scabbia. Con la scabbia? Fabio si girò con la schiena al vento e mezzo accartocciato parlò quasi non parlasse all'appagliato Milton, ma un disteso nel fosso della strada. Non fosse per questo vento, li sentiresti gemere da qui. Bestemmiano e gemono e si fregano contro i muri come gli orsi. Io là dentro non ci voglio più entrare perché pretendono che li gratti. Ti presentano dei pezzi di legno e di ferro perché li gratti con quelli. Le inviati non le sentono più. 5 minuti fa Diego, a momenti mi strozza. Mi diede un pettine di ferro perché lo grattassi con quello. Io naturalmente mi rifiutai e Diego mi è saltato al collo. Parliamo di Giorgio, gridò Milton. Tu dici che è ancora vivo? Non ne sappiamo niente. Il che dovrebbe voler dire che è ancora vivo. Avessero fucilato qualcuno, usciva da Alba per avvisarci. Può darsi non sia uscito per questo tempaccio. Per una notizia del genere, qualcuno si scomodava anche con questo tempaccio. Secondo te, riprese Milton, ma in quella lo investì una superiore raffica di vento.

Là dietro, gridò Fabio, e toccando Milton nel gomito, si avviò con lui a un piloncino che sorgeva all'ingresso di Trezzo.

"Secondo te," riprese Milton, appena al riparo, "è ancora vivo?"

"Io direi di sì, dato che non se ne sa niente. Gli faranno il processo. I suoi faranno certamente intervenire il vescovo. In questi casi il processo non si salta."

"Quando glielo faranno?"

"Questo non lo so," rispose Fabio. "Io so di un nostro uomo che è stato processato una settimana dopo che fu preso. Vero è che lo fucilarono appena fuori dal tribunale."

"Io devo essere sicuro," dissemilton. "Tuffabi, non mi dici niente di sicuro."

Fabio prese la testa, quasi gli diede dalla fronte della fronte. "Ma sei impazzito, Milton? Io come faccio a dirti qualcosa di sicuro? Ho qualche... mi presenti al posto di blocco di Porta Cherasca col berretto in mano. Se vuoi puoi dormire pure da noi, ma non vorrei fare il turno di guardia, sono in piedi dalle 4 di stamane, ho marciato pure tutto ieri."

Nessuno ti chiederà di montare la guardia. Quando finalmente fu sull'aia, poco più solida dei campi fangosi, e sostò per scrollarsi una parte di fango, la nera facciata della collina di Treiso lo fece ricordare.

"Di Leo, li ho già fregato un giorno e un altro glielo fregherò domani, cascasse il mondo. Chissà come sarà arrabbiato e preoccupato. Ma arrabbiato e preoccupato è il meno. Sa come sarà poi deluso. Non posso farci nulla, ma è un vero peccato. Lui che non sapeva che meritorio oggettivo d'armi se il cervello, tanto che alla fine lo trovò classico. Un classico, diceva che ero grande perché mi mantenevo freddo e lucido quando tutto il compreso perdeva la testa."

Amaramente marciò al luccio della stalla e lo spinse con violenza.

"Oh!" fece una voce. "Piano. Noi siamo malati di cuore."

Lui si era bloccato sulla soglia, sfiatato dal calore della stalla, vaccinato dal riverbero della cetilene.

"Ma tu sei Milton?" fece la voce di prima. E Milton riconobbe la voce di Mattè e vide, per prima cosa, i suoi duri lineamenti e gli occhi dolci. Era una grande stalla, illuminata da due lumi a carburo. Appesi a travi c'erano sei buoi alla greppia e in uno stazzo una decina di pecore. Ma te stava nel centro della stalla, seduto su un ballotto di paglia. Due altri partigiani sedevano sulla mangiatoia, continuamente rintuzzando con le ginocchia e i musi accostati dei buoi.

Ma te lo chiamò accanto a sé, battendo la mano sulla paglia. Sebbene fosse il riposo, teneva addosso tutte le sue armi e non aveva nemmeno allentato le stringhe degli scarponi.

"Non dirmi che ti ho messo paura," dissemilton, sedendogli accanto. "Ti giuro, ormai sono debole di cuore. Questo mestiere per dar sul cuore è peggio del palombaro. Hai spalancato l'uscio come una connotata. E poi, sai che faccia hai? Di un po'. È molto che non ti specchi."

Milton si intrumò la faccia con le mani. "Che stavate facendo?"

"Niente, fino a 5 minuti fa. Abbiamo giocato alla mano del soldato. Da 5 minuti a questa parte sto pensando a che cosa ti sembrerà strano. A mio fratello, prigioniero in Germania, con tutta la roba che abbiamo. Il fuoco. Qui stavo pensando proprio a lui."

"Tu non hai nessun prigioniero in Germania, ma solo amici e compagni di scuola. E cosa del 8 settembre era in Grecia, Jugoslavia."

"Ma che," disse Matteo, "era ad Alessandria, due passi da casa. Ma non si salvò. Vedemmo arrivare gente da Roma, gente da Trieste, gente da casa del diavolo, ma lui da Alessandria, no. Nostra madre stette sulla porta fino all'ultimo di settembre."

"Chissà come si è svolto il fatto. A parte mio fratello, io dico che dovremmo pensare un po' di più a quelli di noi che sono finiti in Germania. Mi hai mai sentito parlare una volta che è una, ma è uno che si ricordi di loro. Invece dovremmo, dico io, tenerli un po' più presenti. Dovremmo schiacciare un po' di più l'acceleratore, anche per loro. Ti pare? Si deve stare tremendamente male dietro un reticolato, si deve fare una fame carina, c'è da perdere la ragione. Anche un solo giorno può essere importante per loro, può essere decisivo. Se la facciamo durare un giorno di meno, qualcuno può non morire, qualcun altro può non finire pazzo. Bisogna farli tornare al più presto. E poi ci racconteremo tutto, noi e loro, e sarà già triste per loro poter raccontare solo di passività e dove restare a sentire noi con la bocca piena di attività. Tu che ne dici, Milton?"

"Sì, sì," rispose. "Ma io stavo pensando a uno che sta infinitamente peggio di quelli finiti in Germania. Uno che, se è ancora vivo, firmerebbe per la Germania. Per lui la Germania sarebbe tanto ossigeno."

"Hai saputo di Giorgio?"

"Giorgio, pigiama di seta?"

"Perché lo chiami Giorgio, pigiama di seta?" domandò Riccardo, uno dei due, a cavalcioni della greppia.

"Non glielo dire," si vedeva. "Milton, non ti interessa di sé."

Ma te a Riccardo e poi a Milton sottovoce. "Che ci vuoi fare? Quando ho saputo che l'avevano preso, non ho saputo fare a meno di ricordarlo mentre si metteva il pigiama di seta per coricarsi sulla paglia."

"Ma che pensi gli faranno?"

Ma te gli sgrano gli occhi in faccia. "Perché tu cosa pensi? Prima, però, lo processeranno."

"Ah, sì?" fece Ma te. "Questo, forse sì. Questo, senz'altro sì. Anzi, i tipi come Giorgio, prima li processano sempre. Come se beccassero te. Il resto sarebbero pure te, che più ancora di Giorgio. Voi siete studenti universitari, pesci fini, belle scatole da aprire. A voi lo fanno, a voi gli va di farvi il processo, mi spiego? I tipi come me, invece, quei due là dietro, non siamo abbastanza interessanti. Come dipigliano, gli scaraventano contro un muro e già gli sparano quando ancora sono a mezz'aria. Però, Milton, sia chiaro che io non te ne voglio per questa differenza. Crepare subito, tre giorni dopo, che differenza c'è?"

La nonna lo minacciò con la cannocchia. "Che non ti risenta. Belle cose impari in mezzo ai partigiani."

"Non sono capace di farlo," le disse lui.

"Dal compito?"

"Prova ancora e vedrai che sei capace."

"La maestra non vi dà roba di cui non siete capaci."

Pinko, l'altro dei due sulla greppia, disse: "Parlato di quello che si era fatto beccare ieri mattina al video di Manera."

"Noi ieri mattina," osservò Milton, "e l'altro ieri mattina."

"Bada che ti sbagli," dice Matteo, sbircendo Milton. "È stato ieri mattina."

"E di quello che parlavate?" insiste e Pinko.

"Beh, non mi ha convinto granché la maniera in cui l'hanno beccato."

Milton ruotò sul ballotto. "Che vuoi dire?" E intanto fissava con occhi esorbitati quel maledetto estraneo che criticava Giorgio, e gli pareva proprio che stesse direttamente insultando Fulvia.

"Che vuoi dire? Voglio dire che non è stato il tipo di difendersi fino all'ultimo, come Black, o di spararsi subito in bocca, come Nanni. C'era la nebbia," rispose Milton. "Nella nebbia non gli ha lasciato fare né una cosa né l'altra. Non gli ha lasciato il tempo nemmeno di capire."

"Pinco, di insieme a te ha perso una buona occasione di stare zitto. Non ti ricordi già più che nebbione avevamo ieri mattina?"

"Nella nebbia," rincarò Milton, "non poté dimostrarsi né un uomo né nient'altro, solamente un corpo. Ma io ti posso garantire che era un uomo. Se nessuno avesse potuto materialmente farlo, si sarebbe certo sparato in bocca, come in anni."

"Me lo dimostrò una volta," parlò dell'ottobre dell'anno scorso, quando nessuno di noi era già nei partigiani, quando anzi i partigiani erano un mezzo mistero. Ricordate quanto, come la città in quell'ottobre, era i panni di Graziani a tutte le cantonate, i tedeschi che ancora giravano sindacare con le mitragliatrici, i primi fascisti che rialzavano la testa, i carabinieri rinnegati."

"Io," interruppe Pinco, "io ne disermai uno di questi carabinieri rinnegati."

"Tu lasciami finire," dissemilton tra i denti. "Le famiglie li tenevano sotto chiave in soffitta o in cantina, o si rilasciavano liberi. Lo facevano concerti discorsi di responsabilità e di colpa, che al solo uscire per strada pareva di commettere parricidio. Ma una sera di quell'ottobre, Milton e Giorgio non ne poterono più di stare chiusi e nascosti, e tramite la domestica dei Clerici si diedero per andare al cinema."

"Me la ricordo," disse Riccardo. "Aveva la bocca come una banana."

"Dove lo davano?" si informò meticolosamente Ma te. "Al cinema Eden o al Corino?"

"Al Corino."

Andarono al cinema per le pieghe più traverse. Camminavano senza paura, ma piene di rimorso. Non incontrarono un gatto e a sbigottirli di più uccisi il tempo con un temporale. La cassiera gli dia dei biglietti con una smorfia di disapprovazione. Salirono in gallerie e ci trovarono cinque persone, tutte sedute in prossimità dell'uscita di sicurezza. Milton si sparse dalla galleria e sbircia giù in platea una quindicina di spettatori, dovevano essere quasi tutti ragazzini, senza l'incubo dell'età di leva e dei documenti. Però le uscite di sicurezza erano aperte, spalancate, sebbene spifferasse i tuoni fuori.

"Disturbassero," ci fu un silenzio, e poi Ma te disse: "Mi sa che Giorgio si scoccia da solo. Se già non gliel'hanno fatto loro, io me lo vedo nella cella, se ripensa come gli è andata, per la rabbia e la disperazione si butta a sfracellarsi la testa contro il muro."

Un altro silenzio, e poi il ragazzino disse alla nonna: "È inutile questo componimento, non sono capace di farlo."

La vecchia sospirò e si voltò ai partigiani. "Non c'è nessuno fra voi che sia un buon maestro?"

Ma te indicò Milton e macchinanalmente. Milton si levò dal ballotto e andò a chinarsi sul ragazzo.

"Quello è più che un maestro," bisbigliava Ma te alla vecchia. "Quello è addirittura professore, viene dritto dritto dall'università."

E la vecchia: "Ma vediamo, vediamo che fior di gente questa maledetta guerra trascina nei nostri poveri posti."

"Com'è il tema?" aveva domandato Milton.

"I nostri amici, gli alberi."

"Compito?" il ragazzino Milton si raddrizzò con una smorfia. "Non lo so fare. Mi dispiace, ma non ti posso aiutare."

E il ragazzino: "Tu sei maestro come io, ma fascista, perché sei venuto se non potevi aiutarmi?"

Io credevo che il tema fosse un altro. Andò in un angolo della stalla e cominciò a prendere a calci un ballotto di paglia per disfarlo. Doveva dormire. Sperava di dormire di piombo nel giro di 10 minuti. Quel sergente non lo disturbava, si era ucciso da sé. Lui non centrava, del resto non l'aveva nemmeno visto in faccia.

"Guai se non dormiva," parlava forte Riccardo, sempre appollaiato sulla greppia. "Quanti anni hai precisamente?"

"Ma te, ne ho tanti," rispose Ma te. "Ne ho 25."

"Sei vecchio, sì, sei quasi da bassa macelleria."

"Stupido!" fece Ma te. "Non lo diceva in quel senso. Volevo dire che sono carico di esperienza, però opinionisti lasciarci la pelle per impazienza, per la voglia di donna, per la voglia di tabacco e per la mania di fare il partigiano in automobile."

Milton si controlva sulla paglia, sempre con le mani sugli occhi. "Domani che cosa farò? Domani dove andrò a cercare? Tanto è inutile. Finito il sergente, finito tutto. Queste occasioni si presentano una volta sola. Ma quel disgraziato, chissà se già l'hanno trovato ancora lassù, solo, al buio, nel marcio."

"Ma perché si è fissato che io lo illudessi? Finché eravamo a portata di pattuglie, una volta lontani, io disgraziato. Ma domani, come passerò io domani, senza il programma nemmeno di cercare? Sebbene con le mani si otturasse anche parte delle orecchie, sentine bene i discorsi degli altri e ne soffriva altrogemente."

Pinko aveva portato il discorso sulla nuova maestra, giovane del paese, mandata a supplicare la vecchia maestra ammalata. A Pinko piaceva e anche a Riccardo.

"Lasciatela stare con la povera maestra," disse la vecchia.

"E perché? Noi mica la cerchiamo per farle del male, la cerchiamo per farle del bene."

E Pink riso. "Vedrete," disse la vecchia, "vedrete dove vanno a finire tutte queste cose. Voi parlate della vecchiaia," disse Riccardo, "e la vecchiaia non è proprio a far altro nessun senso."

"Ci risiamo con le maestre," disse Ma te. "Attenti, ragazzi, alle maestre, perché è una categoria col fascismo incarnato. Io non so che gli abbia fatto il Duce a quelle, ma 9 su 10 sono fasciste. Io potrei raccontarvi di una maestra, di una per tutte."

"Era fascista fino alla punta delle unghie," continuate.

"Te era una di quelle che sognavano di fare un figlio con Mussolini ed era anche cotta per quel porco di Graziani."

"Un momento," fece Pinco. "Era giovane e bella?"

"È importante saperlo subito. Era sui 30 anni," specificò. "Ed era una bella pianta di donna, un po' robusta, un po' mascolina, ma ben messe, ben distribuita come carne, e soprattutto aveva una carnagione magnifica, una vera seta."

"Meno male," disse Pinko. "Se era vecchia e brutta, potevi avanzare di raccontare anche se fosse il fatto più interessante del mondo."

"Quando si viene a sapere che ci faceva propaganda contraria..."

"Un momento," ho dimenticato di dire che allora io ero nella Stella Rossa. Eravamo sulle colline di Mombarcaro, montagne si potrebbero chiamare. Il commissario si chiamava Max e aveva come tirapiedi un certo Alonso, uno che aveva fatto la guerra di Spagna e si diceva delegato militare. Non so che razza di grado sia, però la Spagna doveva averla fatta sul serio. Su tre parole ne diceva una spagnola, e anche senza sapere la lingua si capiva che aveva fatto sul serio."

Ci fu intorno un borbottio e poi in materia riprese. "La maestra che dico io viveva, insegnava a Belvedere, a 10 km dalla nostra base. Quando si viene a sapere che ci faceva propaganda contraria, allora il commissario Max è la fece diffidare una prima volta. Al nostro compagno che le portò la diffida è un buon ragazzo ragionevole. Quella riso in faccia e lo caricò di insulti, gliene ha pioppò di quelli che una maestra non dovrebbe nemmeno conoscere. Poi ci riportarono che aveva detto in piazza che i fascisti dovevano salire a sterminarci tutti con la mitraglia. La volta dopo disse che fascisti dovevano salire quei lanciafiamme, che lei sarebbe morta volentieri dopo averci visti tutti arrostiti. Capite? Questa maestra era un fenomeno curioso, magari divertente, ma solo per chi non avesse ancora il cuore avvelenato."

Così continuò come prima, anzi peggiorava. E una sera che tornavamo dalla pianura, Max fece firmare il camion a Belvedere. Venne ad aprirci il padre della maestra e capì, capì a volo e si buttò sul pavimento. E lì si rotolava. Noi entrammo scavalcandolo, e lui da sotto cercava di avvilupparsi le gambe. Venne anche sua moglie. Se in ginocchio davanti a noi, ci dava tutte le ragioni di questo mondo, ma non gliele ammazzassimo. La vecchia si alzò e disse al nipotino: "Su, è ora di andare a dormire."

"No, no, io voglio restare a sentire."

"A dormire subito," e col fusto della cannocchia lo parava verso l'uscio della cucina. E ai partigiani disse: "Buonanotte e speriamo di svegliarci vivi domattina."

Ma te aspettò che fossero usciti e continuò. "Ma non gliela ammazzassimo. Era la loro unica figlia e per farle il diploma di maestra avevano fatto tanti sacrifici. Se non sarebbe incaricata l'edera innanzi, a costo di non fare più nient'altro, nemmeno da cucina, l'avrebbe sorvegliata lei, le avrebbe tappato la bocca come una bambina."

Il padre ritrovò la voce anche lui. Disse che era un buon cittadino e un buon combattente dell'anteguerra, che aveva dato all'Italia infinitamente di più di quanto ne avesse ricevuto. Ebbene, offriva il suo giusto il compenso a riparazione delle idee storte di sua figlia.

In quel momento sbuco fuori lei, la maestra. Doveva essersi nascosta in qualche buco della casa, ma poi non aveva resistito ai lamenti dei suoi vecchi. Del resto, era più coraggioso di tanti uomini. Come spuntò, cominciò a vomitare insulti, e il primo a ricevere gli era proprio Max. Alonso, lo spagnolo, era accanto a me e subito dietro Max. E comincia a soffiare: "Fucilarla, fucilarla, pugilarla, regolare come un orologio."

Alonso soffiò nel collo di Marx, e Max dandolava la testa, quasi ne fosse già persuaso.

"Provatevi solo a fucilarmi, brutti delinquenti!" urno la maestra.

"Mi si accosta un compagno, un tipo per niente sanguinario, e Ma te mi dice: 'Qui la fucilano, qui finisce che la fucile hanno davvero, e a me non va. È troppo in fondo, è troppo per una donna che ragiona con l'utero. Già faccio io, e questo maledetto spagnolo che non la smette e finisce che ci suggestiona tutti.' Difatti, da un'occhiata a Max e vedi se non è già bella e suggestionato."

Nel mentre, un partigiano semplice passa avanti a Max, va dalla sinistra e le dice: "Hai fatto molto male ad augurarci la morte con lanciafiamme. Con lanciafiamme non ce la dovevi proprio augurare." E siccome la maestra gli rideva sul muso, lui c'ha un altro passo in avanti e alza la mano per schiaffeggiarla, per spaccarlo quel ghigno come un vetro.

Poi, quando però Max dice: "D'accordo, non la sicililla più. Tutto considerato, non merita nemmeno l'artifica la si rapa," 0 come diceva te, "allora smise di ridere, si portò le mani alla testa e subito le tolse, come se già sentisse il rizzo della rapatura."

Uno che si chiamava Polo si incaricava lui dell'operazione e chiese le forbici alla madre della maestra. La vecchia stava tutta incantata, era contenta con gliela fucilavamo, ma nel medesimo tempo sbalordita della novità dello sfregio che li avremmo fatto. E così non andava retta a Polo.

"Sbrigati, zia," diceva Paolo, toccandola i fianchi. "I capelli ricrescono la pelle."

No, intanto l'avevano presa e la insaccarono su una sedia cavalcioni. La gonna le montò su, mostrava mezza le cosce. Sarebbero piaciute a te, Pinko, che sei per la sostanza e la profondità. Abbastanza potenti come quelle di un corridore ciclista.

Polo aveva già impugnato le forbici, ma la maestra di batteva la testa perché Paolo non potesse lavorarci. E infatti Polo dovette chiamar 2 perché gliela tenessero ferma. Le forbici erano grosse, senza filo, il taglio veniva male e faticoso. Comunque Polo tagliava e cominciava ad apparire il cranio.

"Ragazzi, non assistete mai alla rapatura di una donna. Non vedetele mai la zucca. Non cercate nemmeno di figurarvela. È la più brutta patata che ci sia, e l'impressione si allarga tutto il resto del fisico. Però, per quanto orribile, è anche una cosa che inchioda. Eravamo tutti fissi come ipnotizzati, e la maestra non si ribellava più, ma continuava a insultarci a maledirci con una voce ormai rauca che faceva anche più effetto."

Qualcuno dei nostri uscì alla chetichella, tornò fuori dal camion. La maestra faceva ancora qualche mossa di sofferenza o di senso, e la gonna le montò più su, ora mostrava la giarrettiera. Max si asciugava il sudore e diceva: "Polo, di far presto."

Polo si lagnava delle forbici, ma le diceva di essersi incaricato nell'operazione e aveva le dita violacee per la costruzione del metallo. La maestra era ormai esaurita, gemeva solo più come una bambina. Suo padre era rannicchiato sul sofà con la testa tra le mani e con gli occhi tra le dita guardava senza parere le ciocche di sua figlia che fioccavano sul pavimento. Sua madre si era inginocchiata davanti a un quadretto della Madonna, pregava. Lei, la maestra, in testa, non la potevi più guardare. Quasi tutti i nostri ce l'hanno filata. Uscì anch'io.

"E sapete come li trovai?"

"Stavano allineati sul ciglio della strada, spalle al paese e fronte al pallone. Era già buio, ma io vidi benissimo quello che facevano."

"Che cosa facevano?" domandò Pinco.

Riccardo gli diede un buffetto e Matteo sgrano gli occhi in faccia a Pinco. "Dimmi che cosa facevano," ripete il Pinko. "Ti dai tante arie, Pinco, ma sono tutte a vuoto. Ascolta me, Pinco. Mangiate il pane."

Ci fu un lungo silenzio. Già il calore diminuiva e si disperdeva la maggior parte delle bestie. Si era addormentata e respirava in economia. Poi parlò Riccardo.

"Mi svegliava appena," rivolto a Pinco. "Io ho una sola religione, ed è di non ammazzare mai, se non in combattimento. Il sangue freddo, finirei anche io. Ho ammazzato in quella maniera, e questa è la mia unica religione."

Poi si sentì una lunga vibrazione di tutto il mondo esterno e un attimo dopo la pioggia tamburellò sul tetto. Rapidamente arrivò a crosciare e per la soddisfazione Ma te si stropicciò le mani come un vecchietto.

Milton non dormiva, ripensava alla custode della villa di Fulvia e si sentiva disintegrare il cervello. "Ma io non ho sbagliato tutto? Non ho esagerato? Ho capito bene? Interpretato bene? Ho il cervello disintegrato, ma bisogna che mi riconcintri. Che cosa ha detto la custode? Ha proprio detto quelle parole riguardo a Fulvia? Giorgio, non me le sarò per caso sognate?"

"Ma sì, le ha dette. Ha detto ancora: 'Riesco ancora a rivedere le pieghe della sua bocca mentre lo diceva.' Ora, non può darsi che io abbia capito male, che vi abbia dato un senso anziché un altro? Un momento, la custode voleva arrivare fin lì, o sono io che l'ho fatto arrivare fin lì? Non ho esagerato io? No, non lei ha parlato chiaramente. Dio, ho capito giustamente. Ma perché ha voluto che io sapessi? Sono cose che normalmente si tacciano proprio agli interessati. E allora perché ha voluto disilludermi, farmi mettere il cuore in pace e aprirmi gli occhi per simpatia? Certo, mi aveva un pochino in simpatia, ma basta la simpatia indurre una parte del genere? Così come forse Fulvia mi ha fatto costruire tutto un mondo di amore su certe parole dette pure così per dire? Basta, basta. Stavo male per non sapere che fare, dove andare, cosa risolvere domani. Ma ora so che cosa farò domani. Ritorno alla casa di Fulvia, rivedo la donna, mi faccio ripetere tutto per filo e per segno. La guarderò tutto il tempo negli occhi, senza sbattere nemmeno una volta le palpebre. Dovrà ridirmi tutto e aggiungere anche quello che non mi disse l'altra volta."

Erano giuste le nove di mattina. Il cielo era tutto a pecorelle bianche con qualche golfetto color grigio ferro e in uno di questi stava la luna smozzicata e trasparente come una caramella lungamente succhiata. La pioggia visibilmente premeva contro l'ultimo strato di cielo, ma forse, pensava il tenente, la cosa si sarebbe fatta prima che cadesse il primo rovescio.

"Bellini al riccio in cortile," gli disse quando gli si fu presentato. "Bellini è fuori con la comandata al mattatoio."

E così Riccio faceva il primo, pensò il tenente. Proprio Riccio, che dei due era il più ragazzino, non avendo ancora i 15 anni di Bellini.

"Portami fuori, Riccio. Sarà in cucina, nei sotterranei."

"Ora chiedo se si è visto," disse il sergente. "Non allarghiamo la cosa. Cercalo tu stesso e digli che in cortile c'è materiale da scaricare."

Il sergente grottò la fronte e guardò l'ufficiale in modo particolare. Poteva permettersi un minimo di confidenza, anche perché erano entrambi Marchigiani. Il tenente gli rispose con gli occhi. Allora il sergente sbircio di lato alle finestre del comando e poi disse: "Io sono d'accordo di vendicare Ruzzoni. Figuriamoci se non lo voglio vendicare, ma vorrei vendicarlo su uno di quei grossi bastardi che se ne stanno liberi e superbi in collina. Non c'è niente da fare, questi due sono ragazzini, questi due erano porta ordini, ragazzini che credevano di giocare."

"Non c'è niente da fare," ripete il talento. "Il comandante ha ordinato così."

Il sergente partì verso le cucine e il tenente si sfilò a strattoni i guanti e poi si li infilava adagio. Lui non aveva messo parola, ma anche perché non aveva fiatato il capitano sardo. Entrambi avevano battuto i tacchi.

"È rimasto ucciso per una," aveva detto il comandante. "Non lo compriamo, però lo vendico e lo vendico immediatamente sulle persone nemiche che ho a disposizione. Nessun mio soldato caduto, come si sia, deve restare invendicato."

E essi avevano battuto i talloni. Ma poi l'incarico era toccato a lui. Il capitano sardo era rimasto su a stendere il manifesto da affiggere nel pomeriggio in tutto Canelli, perché la popolazione sapesse. Aveva i capelli così lunghi che dietro gli facevano codino e non passava minuto senza che si grattasse freneticamente la testa.

"Mettiti sull'attenti," disse il sergente. "Riccio, lascia perdere," bisbigliò il talento. E al Riccio fa due passi con me per il cortile.

"Ma tenente, dov'è questa roba da scaricare?" domandò il ragazzino, sputandosi sui palmi delle mani.

"Niente roba," gorgogliò il tenente. Dopo qualche passo si accorse che Riccio aveva una mascella gonfia.

"Ti ha nominato un lampo di doloroso divertimento passò negli occhi furbi e docili di Riccio. Ma che picchiato?" rispose. "Pare tanto che mi abbiano gonfiato, ma non è altro che mal di denti. No, non mi hanno picchiato. Anzi, mi hanno dato del piramidone. Ti duole poco? Ora che il piramidone comincia a fare effetto."

Il cortile era deserto, salvo per loro due. La cagna mascotte, che ora scavallava sempre col muso a terra, rasente il muro, il cinto verso il torrente. Il tenente sapeva che dietro quel muro stava arrivando, se già non era arrivato il sergente.

"Ma dov'è il materiale da scaricare?" ridomando il riccio.

"Niente materiale," rispose il tenente.

Chiaramente dal portico erano sbucati tre soldati e col moschetto a bilanciarno stavano progredendo alle spalle di riccio.

"Non ci avete mai fatto uscire per niente. Per me, Bellini," disse Riccio, grattandosi la fronte.

"Devi ascoltarmi," disse il tenente.

"Riccio," si raccolse in attenzione, ma subito dopo si voltò di scatto verso i tre che erano venuti a fermarmi.

"Sia alle spalle e queste," cominciò il riccio con la smorfia da vecchio.

"Sì."

"Te ne devi andare," disse il tenente. "A precipizio."

"Morire?"

"Sì."

Il ragazzino si portò una mano al petto. "Mi fucilate? E perché? Ti ricordi che allora sei stato condannato a morte? Te ne ricordi certamente bene. Oggi è venuto l'ordine di eseguire la sentenza."

Riccio trangugiò. "Ma io credevo che a quella condanna non ci pensasse nemmeno più. È stato quattro mesi fa."

"Purtroppo non sono cose che si cancellano," disse il tenente.

"Ma se non l'avete eseguita allora, perché volete eseguirla adesso? Quella condanna ormai è come se non volesse più."

"Non annullata," disse il tenente, sempre più dolce. "Era semplicemente sospesa."

E sopra la testa di riccio, ad occhiolla e fisionomia dei tre soldati, per scoprire se a loro andava o sgarbava che egli la facesse tanto lunga e ragionevole, e vide che uno dei tre stava sbirciando tra il disagiato, ironico, verso le finestre del comando.

"Ma io, io credevo di essermi comportato bene in questi quattro mesi. Mi sono comportato bene."

"Effettivamente."

"E allora, allora perché mi ha Ammazzate? Due lacrime gli erano spuntate agli angoli degli occhi e senza scrollarsi stavano crescendo smisuratamente. Io ho solo 14 anni. Voglio sapere che io solamente 14 anni e ne dovete tenere conto. O per caso avete scoperto qualcosa di me di prima? Non è vero niente. Quel che potete aver scoperto, io non ho mai fatto niente di male."

"Ti debbo dire," spiego il tenente, "che è stato ucciso uno dei nostri, il sergente Ruzzoni, che tu conoscevi."

"Lo ha ucciso uno dei vostri sulla collina qui di fronte," bisbigliò Riccio.

"Certo," disse il tenente. "Potessimo avere lui nelle mani."

Riccio cercò disperatamente di farsi montar saliva perché la lingua gli si era talmente seccata da non poter più spiccicare una parola, e sapeva che se non riparlava subito il tenente avrebbe fatto cenno di incamminarsi. Si riprese in tempo e disse: "Mi dispiace, mi dispiace per questo sergente. Ma già altre volte da quando sono qui dentro avete avuto dei morti e non ve lo siete presa con me. Questa volta è così. Vi ricordate quando è morto il soldato Polacci?" incalz riccio. "E io persino aiutato a fargli il coso, il catafalco, e voi non mi avete nemmeno guardato di brutto. Questa volta è così."

Riccio con le due mani strizzava la maglietta. "Ma io non c'entro, io ho solo 14 anni e facevo la staffetta."

"L'ordine per me?"

"Da chi è venuto?"

"Dall'unico che può darlo, il comandante."

"Fecericcio. Io l'ho visto tante volte il vostro comandante proprio qui in cortile e non mi ha mai guardato di traverso. Una volta mi ha mostrato il frustino, ma rideva. Questa volta è così."

Sospirò il tenente, senza la forza di adocchiare i tre soldati. "Io voglio parlare col comandante."

"Non si può e non serve. Lui vuole proprio così. Certo, qui si fa tutto quel che lui vuole, niente che lui non voglia."

Riccio si mise a piangere in silenzio, mentre si ta stava in tasca invano per un fazzoletto. "Ma io," disse, passandoci un dito sotto gli occhi, "io mi sono sempre comportato bene. Ho sempre fatto tutto quello che mi avete ordinato. Ora ammazzato, ho pulito gli stivali, ho buttato l'immondizia, ho caricato e scaricato subito."

"Adesso," fece Riccio, riportandosi ambo le mani al petto. "No, non queste grosse. Un momento, lo fate a me solo? A Bellini?"

"No, anche a Bellini," rispose il talento. "L'ordine comprende anche Bellini."

"Sono andati a prelevarlo al mattatoio. Povero Bellini," disse riccio. "E non l'aspettiamo perché non me l'aspettarlo. Così almeno stiamo insieme."

"Gli ordini," disse il tenente, "non possiamo aspettare. Non c'è più altro, forse."

"Riccioli incamminati?"

"No," disse caloriccio. "Avanti, Riccio, coraggio."

"No, io, io ho solo 14 anni e voglio vedere mia madre. Oh mamma!"

"No, è troppo grossa."

L'ufficiale sguardò i tre soldati. Due capilla volevano presto finita per pietà, l'altro lo fissava tra il sarcastico e il furioso. Pareva dirgli: "A noi non fanno tante cerimonie, noi semmai fanno un prologo di sarcasmo, e a questo tu stai facendo un prologo di compassione. Bello ufficiale, ma tu sei di quelli che già pensano che abbiano torto, che siamo finiti. E noi, noi soldati del Duce, nasciamo forse dalle pietre o dalle piante? Avanti, forza!"

Ripete il tenente, adocchiando il terzo soldato che si era aperto in grembo come a ricevere Riccio. "Al contrario, identicamente una madre."

"No," rispose Riccio, sempre più calmo. "Io ho solo."

Allora il tenente serrò gli occhi e lo urto forte nella spalla. Il riccio piombò in grembo al soldato e gli altri due gli si serrarono addosso come un coperchio. Così soffocavano anche le sue grida e da quel sviluppo non uscivano che le gambe sospese ambulanti del ragazzino. Così andavano verso la porta carraia e il tenente li seguiva coi piedi di piombo. Non arrivavano mai a quella maledetta porta carraia.

Il sergente doveva già essere acquistato perché la porta si socchiuse per una pressione dall'esterno. All'improvviso quel sviluppo si dispece come se una bomba dirompente vi fosse esplosa nel centro e nel vuoto apparvericcio quasi seminudo e fissava l'ufficiale col dito puntato.

"Non mi toccate!" urlo ai soldati che gli si restringevano addosso. "Vado da solo! Ma non mettetemi più le mani addosso! Vado da solo! Se fucilate anche Bellini, con chi starei io in questa volta maledetta caserma? Non mi ci vedrei più, non resisterai più nemmeno un minuto. Vi pregherei di fucilarmi, che i soldati mi stiano lontani. Vado da solo!"

Il tenente accenno ai soldati che non mi si avvicinassero. E infatti riccio retrocesse di qualche passo verso la porta carraia, quasi a sfiorarla.

"Ancora una cosa," disse riccio. "In prigione, una torta che mi ha mandato mia madre, l'ho appena assaggiata, l'ho appena scrostata. La lascerei a Bellini, ma Bellini mi viene dietro. Date dal primo partigiano che entrerà nella vostra maledetta prigione qua, e se la mangia."

"Uno di voi uscì al torrente e i soldati riaccostarono la porta."

Il tenente restò fermo un attimo solo, poi si riportò in fretta verso il centro del cortile. Ma anche lì non si sentì di rimanere, quasi che la raffica potesse uccidere anche lui. Attraverso il muro si Diresse a grandi passi al defilato verso la mensa ufficiale, come nel raggiungesse lo spigolo. Crepitò la raffica. Tutti in caserma dovevano già essere avvertiti e preparati, perché non ci fu movimento, non curiosità, non chiamate, non apparizioni ai finestroni. Il brusio di Canelli si tronconnetto. Il tenente si calcò una mano sui capelli che gli si erano tutti Rizzati e lentamente, spossatamente cammino verso il corpo di guardia ad aspettare Bellini.

A quell'ora Milton era in marcia verso la villa di Fulvio, sull'ultima collina prima di Alba. Aveva già fatto il più della strada, si era già lasciato di molte alle spalle. Il cucuzzolo dal quale aveva avuto la prima vista della casa gli era apparsa fantomatica, velata come era dalle cortine della pioggia. Sgambando con tutta la forza, procedeva con un passetto da bambino e intanto tossiva e gemera.

"Ma che ci vado a fare stanotte? Ero pazzo, certo, deliravo per la febbre. Non c'è nulla da chiarire, da approfondire, da salvare. Arrivo in cima e prima di allungare lo sguardo, si scartò dalla fronte i capelli che la pioggia alternativamente incollava e scuoteva. Ecco la villa, alta sulla sua collina, e un 200 metri linea d'aria. Certo, le fitte cortine di pioggia concorrevano a sfigurarla. Ci vado, ci vado ugualmente. Non saprei proprio che altro fare. Non posso stare senza far niente. Manderò in città il ragazzo del contadino per sapere di lui. Gli dirò, gli darò le dieci lire che dovrebbero restare in tasca."

Saliva al penultimo ciglione a occhi serrati e piegato in due, quando si fosse saputo al culmine, sarebbe scattato dritto e avrebbe sgranato gli occhi per riempirseli subito della casa di lei. Le gocce gli picchiavano in testa come pallini di piombo e aveva a volte voglia di urlare di intolleranza. E così, fra tutto, non vide una figura umana che avanzava di contro a lui, a ridosso di una siepe, in un campo, a una trenta di bassi a sinistra di lui. Era un giovane contadino che camminava in punta di piedi in quel fango, rannicchiato e svelto come una scimmia. Presto la figura si dissolse nella pioggia.

Lui arrivò al culmine, subito lanciò gli occhi in alto alla villa, senza fermarsi, quasi inciampando nella prima discesa. Nel riequilibrarsi, livellò gli occhi e si vide. Ed innanzi, i soldati erano una cinquantina, sparsi per i campi in tutte le direzioni. Uno solo sulla strada. Non tutti con l'arma pronta, tutti mimetico ammollanti. Il meno lontano era quello sulla strada, 30 metri da Lui. Teneva il moschetto fra spalla e braccio, come se non innasse nessuno. Si era ancora accorto di lui.

Arrivano tutti, lui compreso, in trans con una zecca del pollice sbottono la fondina, ma non estrasse la pistola. Nell'istante in cui il soldato più vicino dirigeva su di lui gli occhi frastornati dall'acqua, Milton rotò seccamente all'indietro.

"Arrenditi," gli si schiacciò il ventre e gli manconnetto il ginocchio sinistro, ma si raccolse, scattò verso il ciglio. Già sparavano di moschetto e mitra. A Milton pareva di non correre sulla terra, ma di pedalare sul vento delle pallottele.

"Nella testa, nella testa!" urlava dentro di sé. E in tuffo sorvolò il ciglione, atterrò sul pendio, mentre un'infinità di pallottole spazzavano il culmine e transavano la sua aria. Fece una lunghissima scivolata, fendendo il fango con la testa protesa, gli occhi sbarrati e ciechi, sfiorando masse emergenti e cespi di spine. Ma non aveva sensazione di ferite e di sangue spicciante, oppure il fango richiudeva, identificava tutto. Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

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Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

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Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

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Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

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Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

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Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

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Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

Ma ecco che ora urlavano e spianavano le armi. "Arrenditi!"

Aveva già frenato e rinculato. Punto dritto al ponte, dopo tre passi si abitò su se stesso e rotolo. Bia sparavano da due lati, dal ciglione e dall'arginello, Orlando a lui, a se stessi, e citandosi, indirizzandosi, incoraggiandosi. Milton era di nuovo in piedi, rotolando, aveva urtato contro una gobba del terreno. Dietro, davanti e intorno a lui, la terra si squarciava e ribolliva. Lance di fango svincolati dalle pallottole gli si avvinghiavano alle caviglie. Di fronte a lui, gli arbusti della riva saltavano con crediti secchi. Rifiutò al ponticello minato. Era una morte identica a quell'altra, ma gli ultimi passi il suo corpo pianse e si rifiutò di saltare in aria. Pannelli, senza l'intervento del cervello, freno seccamente, saltò nel torrente, volando oltre i cespugli tranciati dalla fucileria. CAD in piedi e l'acqua gli grippò le ginocchia, mentre ramaglia potata dal fuoco gli crollava sulle spalle. Non indugiò più di un secondo, ma seppe che era bastato. Se solo usava girare gli occhi, avrebbe certo Visto i primi soldati già sulla sponda che gli miravano il cranio.

Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un 20 passi, col moschetto che gli ballava tra mano e gli occhi fissi all'arcata del ponte. Con uno sciacquio assordante, si tuffò avanti di ventre e con un solo guizzo si aggrappò all'altra sponda. Riscoprì dietro l'urlivo e la sparatoria, scavalcò la riva sul ventre e si buttò per lo sconfinato nudo prato. Le ginocchia dice dettero nell'intollerabile sforzo di acquistar subito velocità. Stramazzò.

"Urlano a squarciagola!" una voce terribile. "Ma le diceva ai soldati: 'Due pallottole si conficcarono in terra vicino a lui, morbide e amichevoli.'"

Si rialzò e corse, ma troppo lento e pesante, senza il coraggio di sbirciare all'indietro per non vederli ormai sul ciglione, allineati come al banco di un tiro a segno. Continuò a correre verso il tratto più alberato del torrente, quando li intravide sull'arginello. Probabilmente un'altra pattuglia. Se mi nascosti dietro le gaggie scrondanti, a una cinquantina di passi da lui, non l'avevano ancora individuato. Lui era come uno spettro fangoso.

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Con sette, otto, dieci anni, la mano gli volò alla fondina, ma la trovo vuota. Sotto le dita non schizzò via che un po' di fango. Perduta, certo, gli era sfuggita in quell'enorme scivolata a capofitto giù dal ciglione. Per la disperazione, voltò intera la testa e guardò tra i cespugli. Un solo soldato gli era vicino, a un