Transcription
[Musica] Buonasera. Ok, vi racconto di quand'ero ragazza e avevo un blog. Intanto questa parola, un po' "mimì mimì", mi repelle. Non so se avete mai sentito qualcuno a cui avete chiesto: "Di che cosa ti occupi? Cosa fai? Qual è il tuo lavoro?" "Io sono un blogger." Dovreste indicargli la porta d'uscita.
Però all'epoca il blog era l'unica possibilità che avevano, per fortuna, i giovani scrittori per piazzare dentro tutta la propria produzione e renderla pubblica, senza intermediari, senza padroni che dicessero: "No, guarda, questa me la fai un po' più birbone, questa me la fai un po' più sexy", eccetera. E quindi mi sentivo fortunata ad avere questa piattaforma estremamente democratica.
Soltanto che nella mia vita io c'ero sempre messa tutta per rovinarmi le cose belle. E questo blog aveva, è ancora, un nome un po' vergognoso: Madame P.P. si chiama così. Madame P.P. Madame P.P. è la signora del led che si occupa delle pulizie degli spazi pubblici in Francia. Ok, generalmente si tratta di di di spazi congressuali, di autogrill, non so come si chiami negli autogrill in Francia. Comunque, noi questa professione la chiamiamo la donna. A proposito di rispetto del genere femminile, ecco, in Francia si chiama Madame P.P. Che sono chic, non hanno il bidet.
Ad ogni modo, la cosa che mi divertiva e mi deliziava di questo questo nomignolo, di questo pseudonimo, in realtà erano due le cose che che che mi garbavano i motivi per cui lo scelsi, però oggi me ne pento. Il primo è che realmente desideravo che i miei lettori si immaginassero che raccontare proprio quelle storie lì, un po' bizzarre, satiriche, umoristiche, come le volete chiamare, ecco, fosse proprio la Madame P.P., questa signora che abbiamo incontrato nella nostra vita, incontriamo tutti i giorni. Basta fare un viaggio, taciturna per ovvi motivi, perché nessuno se la fila, con il suo tavolino sul piattino con le monete, magari un camice, silenziosa, giusto? Si potrebbe essere.
Ma anche con un occhio volto all'indagine sociale, perché se sei lì tutti i giorni per otto ore, beh, ti vedi passare fiumi e fiumi di gente. Gente fichissima con delle vite super cool, restare in tema, che scende giù nei bassifondi ad espletare questo vergognoso esercizio della pipì per poi tornare su ed essere fichissimi e far finta di non avere necessità fisiologiche, perché di questo si tratta. Tutte persone apparentemente normali, come siamo noi, soggetti perfetti per un racconto satirico, perché proprio quando uno è normale, anzi, quando è una super cool, è lì che le cose finiranno mai o saranno divertenti, che poi per me è la stessa cosa.
Ma comunque, l'altro motivo per cui mi piaceva questo questo pseudonimo è proprio l'accoppiata di Madame e P.P. insieme. Madame, cosa vi fa pensare? A una signora altolocata, aristocratica, con la sua nobiltà d'animo, non per forza di portafoglio. Ecco, un nome così "tam". Io lo associo alla grammatica. E tanto mi ha fatto penare la grammatica italiana, parlo per la mia lingua, che è quella che conosco meglio. Una cosa talmente bella, talmente altamente nobile, che quasi ci domandiamo come il nostro paese si è ridotto in un certo modo, avendo creato questa leggiadria grammaticale.
E una grammatica di cui all'epoca, così come oggi, nel mio lavoro, cercavo timidamente di andare, insomma, alla ricerca, la riscoperta, la riqualificazione. Uso un termine che adesso va molto di moda, la riqualificazione della grammatica italiana, l'utilizzo di questi termini che quando uso mi guardano e mi dicono: "Sei sicura di avere meno di 40 anni?" Di cirsu. Ma credo sia necessario la riqualificazione della grammatica prima che si estingua, in un'epoca, in un periodo storico, in cui ci scriviamo perché con la X, con la K. Ecco, questi erano un po' i motivi per cui mi mi interessava questo questo blog.
Non so perché vi stia raccontando queste cose schifosissime, è un po' mi vergogno. Però poi quando qualche mese fa i ragazzi del TED mi chiamarono, mi dissero: "Arianna, guarda, il tema quest'anno è la stanza delle meraviglie." Io andai a ritroso a ricordarmi i miei tempi della scuola. Ai tempi della scuola cosa ti insegnano? Che la stanza delle meraviglie si chiama anche il gabinetto delle meraviglie. Quindi non potevano raccontarvi questo piccolo preambolo di vita personale, anche perché sono profondamente persuasa che il gabinetto sia una potentissima metafora della vita umana, peraltro positiva.
Perché la stanza da bagno è l'unico luogo dove ormai siamo, per fortuna, abbiamo il permesso, diciamo, di mostrarci ancora umani. E l'unico, pensiamoci bene. Condividiamo tutto. Siamo dei drogati di condivisione. Non abbiamo vergogna a pubblicare delle cose in rete, insomma, di cui a volte ci si dovrebbe vergognare. Pubblichiamo tutto senza ritegno, appunto, senza limite, senza vergogna. Per me sono delle delle cose positive. Ormai non ci vergogniamo di pubblicare la foto di noi stessi dentro al letto appena svegli. Non ci vergogniamo di pubblicare, che ne so. Non ci vergogniamo di fotografarci in costume e di pubblicare la nostra foto in costume. Da qualche anno che mi vergogno, però.
Comunque, perché secondo voi tutta questa fame di condivisione non è forse il contesto per chiederselo? Però vorrei chiedervi: perché secondo voi la maggior parte delle persone abbia il limite, per fortuna, ancora, di non voler pubblicare un proprio selfie, l'autoscatto, come si chiamava ai miei tempi, al gabinetto, seduto sulla tazza? La maggior parte di noi si vergogna. Per fortuna o purtroppo, non so se si tratti di coraggio o di cattivo gusto. Perché qualcuno, io ho visto che comunque ha oltrepassato il limite, visto delle foto di questo tipo, sono anche perplessa che non sia effettivamente cattivo gusto quello lì, perché in questo momento, in rete, in tutto il mondo, ci sono senza dubbio tantissime persone che stanno pubblicando delle cose molto più di cattivo gusto e molto più pericolose di un sexy al cesso.
Il punto è: perché la maggior parte delle persone ha questo timore, questa referenza per questa stanza? Io credo che il motivo sia molto semplice e banale, perché è l'unico luogo dove ancora riusciamo ad essere non soltanto umani, ma fragili ed indifesi. Fragili e indifesi non sono delle parolacce, anche queste sono delle cose che possono capitare ed è bello che capitino.
Restiamo un attimo, mettiamo una temi in pausa questi argomenti e saliamo di livello, se insomma ci riesco, a livello etimologico. Che bella l'etimologia, trasforma delle parole apparentemente banali in delle cose senza neanche doversi drogare. L'etimologia di gabinetto, purtroppo, mi costringe a tornare ai francesi. Gabinetto viene da "cabinet", ed è già più bello. Lo "cabinet", piccola stanza privata, vuol dire questo. Non è meraviglioso? Piccola stanza privata. Luogo, lo dice il vocabolario, per fortuna non l'Arianna, dove vengono prese decisioni ed evacuate sentenze. Vero? Giuro, non è roba mia, l'hanno scritta quelli lì.
Ora, difatti, nella maggior parte, credo, dell'Occidente, l'utilizzo del termine gabinetto viene associato normalmente a due questioni: il gabinetto, quello di cui abbiamo tristemente parlato finora, quindi il sanitario, c'è chi c'è l'ha vinta, chi c'è la minima, non importa quali siano i vostri gusti, c'è chi spende 200 euro per uno scovolino, queste sono un'altra cosa. E il gabinetto dei ministri. Evitiamo di parlare di politica, però pensate bene al significato e significante di questa accoppiata: gabinetto dei ministri. Come fotografi perfettamente il momento storico presente, meglio di così non lo potremmo dire. Non c'è bisogno di andare chissà dove.
[Applauso] Ora, grazie. Mi togliete minuti preziosi. Il terzo gabinetto è proprio quello per cui siamo qui oggi: è il gabinetto delle meraviglie. Quella stanza dove, fino a metà Ottocento, più o meno, studiosi, scienziati, appassionati, collezionisti, gente che aveva i soldi per viaggiare, ritirava, conservava e portava appunto dai suoi viaggi cose meravigliose, bizzarre, ma soprattutto inutili: conchiglie e piume e animali strani impagliati, ossa non ben identificate. Roba che dici: "Sì, bella". L'utilità del gabinetto delle meraviglie era semplicemente quella di incentivare, sollecitare, allenare l'utilizzo alla meraviglia, la curiosità.
Ed è per questo che il gabinetto oggi si è estinto, il gabinetto delle meraviglie, perché non ne abbiamo più bisogno di curiosità, di voglia di conoscere, di voglia di meravigliarci, così come anche di creatività. Sembrimo di facciata, quelli creativi, ma in realtà a pochissimi di noi sentono di guadagnare o di essere soddisfatti attraverso l'utilizzo di queste tre virtù. Non ci serve più. Ci piovono addosso le informazioni attraverso la rete, possiamo condividere quel poco che sappiamo e sentirci dotti, dei tuttologi, un po' in tutto. Tutte quelle che erano le virtù che avevamo da bimbi, come diceva prima giustamente Francesca, oggi si sono estinte e si estinguono a partire dall'adolescenza.
Kill Johnston, spero di averlo pronunciato bene, è un signore che in America insegna agli attori ad improvvisare. Dopo che gli attori hanno studiato, fatto le maschere, le cose, a un certo punto arriva questo signore, dice che lascia pure gli equilibri, adesso lavora in uno dei suoi libri sull'improvvisazione. Questo signore parte da un'intervista che è stata fatta, pubblica, per parlare proprio di questo concetto, di come siano importanti, sia importante riqualificare delle virtù infantili. Kubrick, intervistato da un signore che lo guarda, gli dice: "Maestro, ci spieghi il segreto dell'utilizzo della della della luce nei suoi set, perché è pazzesca." E Kubrick risponde: "Non lo so, è la prima volta che vedo fare delle luci in un set."
Kubrick, esattamente come Johnston, non voleva certo sollecitare le persone ad essere ignoranti e a non studiare, ma cristiani, quell'arte di trovarsi impreparati, perché quella che ci consente di meravigliarci. Difatti, tutte queste virtù che vi ho citato sono sollecitate, sono sovrastimate, probabilmente, quando siamo bambini. Se sei un bambino, su sei indifeso, fragile e il tuo lavoro, sei un bambino, sei creativo, non lo sei abbastanza. I bimbi stanno sempre con un foglio bianco e i pennarelli in mano, proprio per sollecitarli a muovere il disordine creativo. Poi arriva l'adolescenza, che ti sega le gambe creative con una mannaia, perché chiedetelo a qualsiasi ragazzo di 14 anni, ditegli: "Perché domani non vai a scuola, non scrivi una poesia e non la leggi in classe a tutti i tuoi coetanei?" Semplice, perché sarà preso come uno sfigato, come un perdente.
Mostrarsi creativi, esattamente come mostrarsi fragili e indifesi, presuppone appunto una confessione, cioè che siamo umani e queste necessità fisiologiche non ci piacciono. Quindi, per concludere, visto che il tempo sta lì, russo, questa cosa mi mette sempre un sacco di ansia, ma qualsiasi cosa mi mette ansia. L'invito è a riqualificare il nostro gabinetto delle meraviglie. C'è, ce l'abbiamo, è roba antica. E quando eravamo bimbi, vi faccio un esempio, io, come credo la maggior parte di voi, quando eravamo bambini, ecco, ci si metteva sotto le coperte con gli occhi aperti al buio e si formavano tutti questi questi disegni strani. Non so se se già all'epoca, insomma, facevo delle allucinazioni.
Ma il punto è che ci sono tantissime cose inspiegabili che arricchiscono la nostra crescita ed è brutto dimenticarsene, perché poi queste cose si estinguono. È bello invece riqualificarle per poterle applicare ai nostri contesti di adulti, perché oggi il nostro contesto ha estremo bisogno di persone indifese, creative, che sappiano meravigliarsi. E come si fa oggi a meravigliarci, che come apri la porta ti arrivano gli schiaffi e devi essere fichissimo? Semplice, chiudendoci in bagno. Sì, sì, chiudendoci nel gabinetto delle meraviglie.
Abbiamo un monolocale, non abbiamo tempo, modo, spazio né soldi per ritagliarci una camera tutta nostra, chiusa a doppia mandata, dove riqualificare le nostre cose, esplorarle, ricordarci come eravamo da bambini, prendere quelle cosine lì che ci servono e rigiocare. Facciamo, utilizziamo la nostra stanza immaginaria, se ci troviamo al lavoro, se guidiamo un camion, se siamo al giardinetto con il cane, estraniamoci. Facciamoci prendere per dei cretini, se quello è l'unico modo che abbiamo di prenderci del tempo per noi stessi. È un mondo in cui possiamo condividere, io vi dico ok, per essere bravi a condividere e per far sì che la condivisione sia potente, serve ritirarsi e recuperare quel tempo perduto.
Quindi chiudiamo la porta per qualche minuto. In questo modo ripristiniamo con le vecchie cose, lì cataloghiamo, le selezioniamo quello che ci serve ed evacuiamo ciò che non ci serve e spingiamo tossine. E in questo modo potremo uscire purificati. E questo sostanzialmente il mondo ha bisogno. Proviamo a farlo, alleniamoci a questo tipo di cosa. Se ci provate questa sera nella vostra casa o rientrando, chiudetevi bene a chiave per qualche minuto e ricordatevi: si bussa. Qualcuno basterà dire: "È occupato." Grazie.
[Applauso]