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[Musica] [Musica] laddove c'è il pericolo cresce anche ciò che salva. Queste parole del grande poeta tedesco federline sono state spesso riprese dai filosofi del novecento per descrivere, per descrivere il significato della tecnica, ossia dello sviluppo tecnico scientifico.
Lo anni fa ho progettato presso l'università di Udine il primo master in Italia in filosofia del digitale. Menziono questo aspetto della mia vita professionale perché a partire da questa prospettiva filosofica che intendo affrontare il tema di oggi, ossia il rapporto tra il digitale, la democrazia e la globalizzazione.
Il digitale e la globalizzazione ci offrono grandi opportunità, ma anche diverse questioni su cui riflettere. Per la prima volta nella storia dell'umanità ci troviamo ad affrontare concretamente il problema di come realizzare forme di democrazia sovranazionale.
Ma guardiamo innanzitutto lo stato di salute della democrazia nel mondo. Sono circa 36 le guerre attualmente in atto e sono circa 65 i paese coinvolte su 167 stati esaminati. Sono solo 23 gli stati a democrazia completa, 52 sono le democrazie imperfette, 35 i regimi ibridi e 57 i regimi autoritari. L'indice democratico e democracy index 2020-2021 posiziona l'Italia al ventinovesimo posto.
Questi dati ci offrono una prima fotografia del mondo di oggi. Alcuni anni fa ho definito l'attuale crisi una crisi politica strutturale perché mentre la politica agisce localmente all'interno di specifiche scale territoriali, per esempio città, regioni, stati nazione, l'economia e la finanza operano invece su scala globale e trans nazionale.
Alcuni numeri e alcuni esempi ci possono aiutare a capire perché ci troviamo all'interno una crisi politica strutturale. Oggi abbiamo multinazionali che sono più ricchi e più potenti di interi stati nazione. La globalizzazione sta dando vita a veri e propri monopoli perché la politica non riesce a governare questi soggetti economico-finanziari. Nelle mani di pochi si stanno concentrando ingenti quantità di denaro e interessi. 85 persone nel mondo possiedono una ricchezza pari a quella di 3 miliardi e mezzo di individui. I dieci italiani più ricchi possiedono un patrimonio pari e corrispondente a 3 milioni di poveri.
Ma vediamo il dato forse più significativo. La somma del PIL di tutti i paesi del mondo si aggira attorno a 54 mila miliardi di dollari, mentre il totale dei capitali speculativi che passano da una piazza finanziaria un'altra si aggira attorno a 5 540 mila miliardi di dollari, ossia è dieci volte superiore.
Allora perché i cittadini si allontanano dalla politica? Quando la politica, i partiti non rappresentano ne tutelano gli interessi legittimi delle persone, i cittadini chiaramente si allontanano dalla politica e ciò non dipende dalla capacità o dall'incapacità del singolo politico. Come dicevo prima, la crisi è strutturale. Siamo dinanzi a un affermazione del piano economico su quello politico.
Vi ricordate lo slogan "Noi siamo il 99%"? E allora perché l'1% decide sul restante 99%? Ce lo dicono i numeri, perché quell 1% è molto potente. Come abbiamo visto prima, per esempio, l'1% più ricco sotto il profilo patrimoniale deteneva a metà del 2019 più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone.
Si impone così alla nostra attenzione un enorme problema di equità e di giustizia sociale. Tutti oggi, almeno a parole, si dicono democratici, ma il problema non è definirsi democratici. Il problema è quale idea di democrazia abbiamo in mente. Questo il punto fondamentale.
La globalizzazione comporta un problema di rappresentanza e quindi un problema di democrazia, ossia dobbiamo rispondere alla domanda: chi decide? I pochi o i molti? Allora ci troviamo di fronte a due problemi: uno è un deficit di rappresentanza e l'altro è un problema di governance globale.
Che fare? Denunciare i problemi è relativamente facile, individuare delle soluzioni è complicato. Nemmeno io le soluzioni, nessuno oggi ha le soluzioni. Tuttavia, alcuni anni fa ho provato a definire alcune idee guida su cui provare a riflettere e a lavorare: Stati Uniti del Mondo e Democrazia Diretta e Digitale.
La prima idea guida, cioè Stati Uniti del Mondo, vuole e intende rispondere al problema della governance. La seconda idea guida, Democrazia Diretta Digitale, invece intende rispondere al problema della rappresentanza. Si tratta appunto di idee guida, di idee regolative. Possono sembrare affermazioni forse troppo astratta e troppo filosofiche, ma se non stabiliamo dove vogliamo andare, come possiamo definire la rotta? Ci troveremmo come una nave in balia delle onde, priva di una meta. Per poter stabilire cosa fare oggi ci servono dei criteri e una meta e quindi delle idee guida.
Queste due idee guida sono due facce della stessa medaglia. Vediamo innanzitutto dapprima idea guida: Stati Uniti del Mondo. Dobbiamo risvegliare una cultura cosmopolita, dobbiamo riscoprire un orizzonte politico più ampio dello stato nazione. Stati Uniti del Mondo, o meglio Città Unite nel Mondo, sono paradossalmente un punto di partenza e un punto di arrivo. Oggi infatti le nostre città sono già collegate tra loro continuamente, noi scambiamo informazioni e in questo senso sono un punto di partenza e congiuntamente rappresentano anche un punto verso cui tendere.
Il principio è che problemi economici di natura globale devono trovare delle soluzioni politiche di natura globale. Si tratta di un discorso questo troppo astratto, utopico, ma senza questa prospettiva tutti i grandi problemi che affliggono il nostro tempo, quali la fame nel mondo, le guerre, il clima, l'ambiente, la sovrappopolazione, non possono trovare soluzione, cioè non possono incontrare soluzioni concrete a livello locale. Per questo serve una prospettiva globale. Non auspico con questo un supergoverno del mondo, ma forme di governance globale.
Di sì, l'Europa. L'Europa in tal senso potrebbe giocare ancora un ruolo decisivo, non tanto o non solo da un punto di vista economico, anche se in fondo l'Europa rappresenta oggi circa il 21% del mercato globale e il 22% del PIL mondiale, ma innanzitutto in termini valoriali. In questi termini l'Europa non corrisponderebbe più a un luogo geografico, un paese. Per esempio, potrebbe stare geograficamente al centro dell'Europa e non essere europeo, così come un altro paese potrebbe trovarsi geograficamente lontano dall'Europa ed essere europeo. Penso a un unione europea di tipo politico, fatta prima di tutto su valori e non meramente sostanze economico-finanziaria.
La globalizzazione richiede una risposta dall'alto e una dal basso. Abbiamo considerato alcune possibili azioni dall'alto. Ora vediamo che cosa possiamo fare dal basso attraverso la seconda idea guida, quella della democrazia diretta e digitale.
Si tratta di valorizzare l'autonomia dei territori, di rilanciare la cultura federalista, le piccole realtà. E perché? Perché la globalizzazione indebolisce irrimediabilmente il tessuto economico locale territoriale. A oggi infatti si tende a delocalizzare la produzione e a delegare i servizi perché semplicemente è conveniente farlo. Oggi, almeno, è conveniente farlo, ma in prospettiva sarà ancora conveniente quando il sistema crollerà? Questa è una facile profezia, dato che tutto prima o poi viene meno. Cosa resterà all'interno dei nostri territori? Poco o nulla, perché nel frattempo avremo delocalizzato e delegato i servizi alle grandi piattaforme internazionali.
Per questo dobbiamo rafforzare le autonomie territoriali, rendendole in prospettiva sempre più autonome. Questa autonomia può essere ottenuta attraverso la promozione di economie circolari e attraverso lo sviluppo dell'energia rinnovabile. Tutte queste prospettive implicano nuova ricerca e nuova conoscenza. Il legame tra economia, impresa e università e quindi territorio è fondamentale. L'università può giocare in tal senso un doppio ruolo: locale e globale. La conoscenza infatti è per sua natura globale, ma la sua applicazione è anche locale e territoriale, se pensata in funzione dell'economia e del territorio e rispetto alle imprese, agli interessi del territorio. In tal senso servono le prospettive ecologica, cioè dobbiamo rendere il nostro sviluppo sostenibile.
Ma che cosa c'entra tutto questo discorso con la democrazia digitale? La democrazia digitale va inserita e pensata all'interno di questo quadro concettuale di riferimento. Ecologia digitale sono strettamente legate, anzi inscindibili. La democrazia digitale non va pensata singolarmente, in modo autonomo, ma inserita all'interno di questo contesto, di questo quadro fallimento concettuale.
Il vantaggio della democrazia digitale è che può essere applicata gradualmente e non va intesa in alcun modo in opposizione alle forme di democrazia rappresentativa. Il principio è che la democrazia digitale va applicata dove possibile e tutte le volte che è possibile, anche all'interno delle nostre metropoli, ma a partire dalle piccole realtà, ossia dai quartieri, dai singoli quartieri. Dobbiamo partire dalle piccole realtà perché è più facile sperimentare sulla piccola scala e vedere cosa funziona e cosa non funziona, accogliere ciò che funziona e respingere con un metodo sperimentale ciò che non funziona, quindi senza alcun approccio di tipo ideologico.
Possiamo sperimentare nuove forme di partecipazione democratica attraverso la democrazia digitale, ma ribadisco, partendo dal basso, partendo dalla piccola scala. Così forse possiamo anche riavvicinare i cittadini alla politica, per recuperare il punto su cui ci siamo soffermati prima, dando loro un peso concreto e reale e facendoli prima di tutto decidere, appunto, facendoli decidere e partecipare. Partecipare e decidere.
Ribadisco ancora una volta che tale prospettiva non è in alcun modo posta o pensata in contrapposizione o in opposizione alla democrazia rappresentativa. La democrazia per definizione non è qualcosa di stabile, di immobile, ma deve evolvere per non involvere, ed è un bene che, come la salute, accorge del suo valore solo quando lo stai perdendo.
Abbiamo visto attraverso queste due idee guida possibili azioni dall'alto e dal basso. Si tratta di idee nuove, ma fino a un certo punto. In verità, la prima idea risale almeno a Kant, la prospettiva cosmopolita che poi abbiamo articolato e sviluppato attraverso l'idea degli Stati Uniti nel Mondo. La seconda idea risale a Rousseau, a G.D.A. Rousseau, naturalmente non quella digitale, ma ancora una volta possiamo siamo partiti dalla verità, l'idea di democrazia diretta per poi sviluppare l'idea della democrazia digitale.
Allora, che cosa rende queste idee attuali, oltre che attuabili? La tecnologia, lo sviluppo tecnologico. Possiamo allora recuperare le parole iniziali del poeta feder di là: "Laddove c'è il pericolo", la globalizzazione, laddove c'è il pericolo, il digitale, possiamo trovare anche ciò che salva. Questa la sfida che ci attende.