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Italiano Gli Idilli e le Canzoni di Giacomo Leopardi

LAB TUTORIAL CASORATI6:13

Transcription

Gli Idilli e le canzoni sono componimenti poetici scritti da Giacomo Leopardi, rispettivamente tra il 1819 e il 1821 e tra il 1818 e il 1823.

Gli Idilli erano in origine dei brevi componimenti poetici di carattere descrittivo e perlopiù di argomento pastorale e bucolico. Leopardi reinterpreta il genere e definisce i suoi Idilli come l'espressione di "esperimenti, situazioni, affezioni, avventure storiche del suo animo". Il verso utilizzato è l'endecasillabo sciolto e il numero dei versi è vario. Questi componimenti, scritti tra il 1819 e il 1821, sono tradizionalmente chiamati "Piccoli Idilli" e sono stati pubblicati nel volume "Versi" del 1826.

Né "L'infinito" del 1819, il poeta contempla un ambiente naturale vagamente bucolico. Lo spazio esterno rivela però il limite dei sensi umani, della vista e dell'udito, che non riescono a coglierlo per intero. Questa mancanza è colmata dall'immaginazione del poeta, che almeno nella sua mente riesce a giungere alla sensazione di uno spazio e di un tempo illimitati.

Al 1819 risale anche "Alla luna", che affronta il tema della ricordanza, ovvero del ricordo in grado di abbellire una realtà che, fuori dall'immaginazione, risulterebbe triste e malinconica. Nello stesso anno, Leopardi compone "Odi", "Melisso", un frammento che riporta un dialogo tra Alca e Melisso. Alca racconta a Melisso di aver sognato la caduta della Luna dal cielo. Tra gli Idilli leopardiani, questo frammento è quello più legato all'idillio classico.

Al 1820 risale "La sera del dì di festa". A partire dall'immagine vaga di un paesaggio notturno, il poeta dichiara apertamente la propria infelicità e medita sull'azione del tempo, che cancella ogni traccia delle azioni umane. In questo idillio, Leopardi si rivolge a una donna lontana che dorme e neppure immagina il dolore che lui sta provando.

Nel 1821 compone "La vita solitaria", idillio in cui contempla elementi della vita quotidiana ed elementi della natura, sperando di poter vivere senza i ricordi e i desideri che affiorano alla sua mente. Dello stesso anno è "Il sogno", idillio fortemente autobiografico. Il poeta dialoga con una fanciulla morta e affronta il tema della giovinezza spezzata e delle illusioni destinate a non realizzarsi.

Passiamo ora alle canzoni di Leopardi. La canzone è la più antica forma metrica italiana, composta da un numero variabile di stanze, diversi endecasillabi oppure endecasillabi alternati a settenari. Le canzoni di Leopardi seguono lo schema tradizionale. Il linguaggio è aulico, lo stile è elevato e subisce l'influenza di Dante, Petrarca e Alfieri. Le canzoni affrontano temi civili, filosofici, storici. Non mancano le riflessioni sulla vita naturale e le sue illusioni.

Le prime cinque canzoni di Leopardi vengono scritte tra il 1818 e il 1821: "All'Italia", "Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze", "Ad Angelo Mai", "Quando ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica", "Le nozze della sorella Paolina" e "A un vincitore nel pallone". I versi evidenziano il pessimismo storico dell'autore, che polemizza contro l'età presente, corrotta e incapace di azioni di rilievo. A questa si contrappongono eventi del passato, ai quali Leopardi guarda con nostalgia.

Nel "Bruto minore" del 1821 e nell'"Ultimo canto di Saffo" del 1822, a parlare sono due personaggi dell'antichità: l'uccisore di Cesare e la poetessa greca. Il pessimismo storico diviene qui pessimismo cosmico. L'infelicità dell'uomo non dipende solo dalla condizione storica, bensì dalla stessa natura, dagli dei e dal fato, che perseguitano l'uomo. L'unico atto di ribellione possibile è quello compiuto da Bruto e da Saffo: il suicidio, necessario a riconquistare la libertà. È questa l'espressione del titanismo eroico del primo Leopardi.

Nel 1822, Leopardi compone anche la canzone "Alla primavera o delle favole antiche", in cui rimpiange la visione fanciullesca propria dell'immaginazione degli antichi e ormai perduta dagli uomini del suo tempo. Dello stesso anno è "L'inno ai patriarchi o dei principi del genere umano", che esalta la felicità ingenua degli antichi patriarchi biblici, distrutta dal corso della storia.

L'ultima canzone si intitola "Alla sua donna" ed è del 1823. Il poeta evoca un amore ideale verso una donna irraggiungibile, seguendo il modello offerto dalla poesia di Petrarca. La continua immaginazione della donna, però, non fa che aumentare il desiderio di un amore reale e fisico. Tutte le canzoni di Leopardi sono state pubblicate nel 1824 a Bologna, in una raccolta dal titolo "Canzoni".

Per concludere, fermiamoci ad ammirare la bellezza delle immagini vaghe e indefinite che muovono l'ispirazione del giovane Leopardi: "Dolce e chiara è la notte e senza vento, / e quiete sovra i tetti e in mezzo agli orti / posa la luna, e di lontan rivela / serena ogni montagna."