Transcription
Benvenuti alla nocciolina di diritto numero 23, dedicata alla disciplina della professione giornalistica, cioè come è disciplinata nel nostro ordinamento la professione del giornalista.
Cominciamo con definire che cos'è un giornalista, a chi è un giornalista, qual è l'attività professionale del giornalista. Eco, nel nostro nella nostra legislazione una definizione dell'esercizio della professione giornalistica non c'è, però ovviamente ci è venuto incontro la giurisprudenza che in varie sentenze ha elaborato una nozione abbastanza ormai condivisa che più o meno si può riassumere nella raccolta, elaborazione e commento di notizie. Cioè il giornalista svolge un'attività di mediazione intellettuale tra le notizie e il pubblico e quindi le raccoglie, va a cercare le notizie, le raccoglie, le elabora e questa è la sua intermediazione intellettuale e poi le diffonde, le commenta, eccetera. Per cui non è un mero strumento di annuncio delle notizie, ma c'è una vera e propria attività intellettuale alle spalle. Ovviamente il giornalista è colui che per antonomasia esercita la libertà di manifestazione del pensiero nella sua professione, ma è ovvio, ce lo siamo detti tante volte, la libertà di manifestazione del pensiero unitamente quindi a tutti i diritti che ne conseguono spettano a tutti nel nostro ordinamento.
Per esercitare la professione del giornalista bisogna essere iscritti all'albo dei giornalisti e l'albo è tenuto da un apposito ordine dei giornalisti. Questa disciplina dell'ordine dei giornalisti che tiene il relativo albo a cui è necessario essere iscritti è una disciplina che è stata più volte, a più riprese e da più parti criticata. Perché innanzitutto c'è una motivazione storica: l'albo dei giornalisti è stato istituito durante il periodo del regime fascista nel '25. Perché? Perché ovviamente noi ci siamo detti tante volte che la libertà di stampa è uno degli indici importanti di democraticità di un paese. Più la stampa è libera, più tendenzialmente quel paese risulterà democratico. E quindi durante un periodo di assenza di democrazia come è stato quello del regime fascista, ovviamente il regime fascista ha istituito una serie di discipline volte a fare cose a controllare la stampa in modo tale che la stampa diffondesse unicamente notizie favorevoli al regime. E dunque ha istituito l'albo dei giornalisti con il relativo obbligo per chi esercita la professione giornalista di essere iscritto. E poi ovviamente ha istituito una serie di controlli fatti dai sindacati e quindi dal in quel periodo da tutta una serie di organi politici del partito fascista, per cui era esercitato un controllo proprio su chi poteva fare il giornalista e chi no. Tra chi era linea allineato con il regime veniva concessa l'autorizzazione a far parte dell'albo, a iscriversi all'albo dei giornalisti, chi aveva posizioni critiche non veniva iscritto. E questo consentiva una censura preventiva su tutto ciò che poteva essere scritto sui giornali, come potete ben capire.
Ora, quindi, da un lato questa origine storica legata al periodo fascista che ha istituito l'albo dei giornalisti resta alcune critiche. Dall'altro, ovviamente, ci sono delle motivazioni anche moderne e attuali che provengono da più parti che criticano l'albo dei giornalisti. Il fatto che per esercitare una professione che fondamentalmente, ce lo siamo detti, i giornalisti esercitano la libertà di manifestazione del pensiero, ovviamente in maniera professionale, cioè svolgono la professione del giornalista, però si è detto: ma possibile che per esercitare una professione che consiste essenzialmente nell'esercizio di una libertà, bisogna essere iscritti a un albo? E dunque, ovviamente, non si può. Perché andremo a vedere che per iscriversi all'albo c'è un determinato procedimento da seguire e quindi non è immediata l'iscrizione all'albo. Detto ciò, l'istituzione dell'albo dei giornalisti e dell'ordine dei giornalisti è stata più volte sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale, la quale lo ha sempre ritenuto compatibile con il nostro sistema costituzionale. Quindi questo è il dato di fatto: la Corte Costituzionale lo ritiene compatibile con il nostro ordinamento costituzionale, anche se questo non ha subito le critiche. Perché da un lato si dice: l'ordine dei giornalisti, a cui il giornalista deve essere iscritto, l'ordine dei giornalisti è una tutela per la categoria dei giornalisti, perché poiché giornalisti, appunto, devono esercitare una libertà e devono essere garantiti ancor più degli altri nel fatto di essere liberi nell'esercizio di questa loro libertà. E quindi l'ordine dei giornalisti servirebbe proprio per garantire una tutela della categoria dei giornalisti nei confronti sia degli editori, no, quindi dei datori di lavoro, perché il giornalista lavora tendenzialmente per qualcuno a cui vende i propri articoli o addirittura è dipendente di una testata editoriale con un rapporto di lavoro subordinato. Però dall'altro lato si dice: ma non serve l'ordine dei giornalisti perché nel rapporto tra categoria dei giornalisti e editori c'è già il sindacato. Cioè esiste un apposito sindacato dei giornalisti che è quello che a volte trovate citato con la sigla FNSI, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, che è il sindacato dei giornalisti che appunto tutela i giornalisti nei confronti dei datori di lavoro. E quindi chi è contrario all'ordine dei giornalisti lo vede più come una lobby corporativista, corporativa, che evita una apertura di questa professione nei confronti di una pluralità di soggetti.
Fatto sta che noi dobbiamo vedere qual è il diritto vigente. Il diritto vigente in questo momento prevede l'obbligo di iscrizione all'albo dei giornalisti e anche all'albo tenuto dall'ordine dei giornalisti. Andiamo a vedere chi, ad esempio, per essere quindi per esercitare professionalmente il giornalista, bisogna esser scritti. C'è addirittura un reato previsto per l'esercizio abusivo della professione del giornalista, così come c'è l'esercizio abusivo della professione del medico, dell'avvocato, eccetera. Posto che per per essere medico, per fare l'avvocato, bisogna avere un background culturale di preparazione per poter esercitare. Il medico, perché insomma, ammettiamolo, opera un medico che non ha sostenuto l'esame di chirurgia, ecco, preferirei di no. Mentre il giornalista deve divulgare notizie e dunque tanto è vero che per partecipare all'esame per diventare giornalista non è richiesto un titolo di studio, ad esempio, non serve essere laureati per diventare giornalisti. Comunque sia, c'è proprio il reato previsto di esercizio abusivo della professione giornalistica, per cui non si può fare.
Ora, però, ad esempio, quando voi scrivete un post su Facebook, a volte raccogliete notizie, le elaborate, le diffondete, no? Cioè, se abbiamo detto che la professione giornalista, il giornalista è la raccolta, elaborazione e diffusione, commento di notizie, insomma, tutti noi spesso quando pubblichiamo qualcosa sui social stiamo facendo questo. C'è una grande differenza: è l'esercizio abusivo della professione del giornalista che è vietato. Che significa? Significa che è vietato fare la professione del giornalista in maniera continuata e retribuita, cioè farsi, ad esempio, assumere da una testata giornalistica dicendo di essere un giornalista e farlo in maniera continuativa e retribuita, farsi pagare per questo. Mentre chi lo fa in modo occasionale, perché pubblica un post particolarmente lungo, scrive un articolo, fa un video, qualunque cosa, se lo fate in maniera occasionale, soprattutto non retribuita, non succede niente. State già.
Allora, l'albo dei giornalisti. L'albo dei giornalisti è suddiviso in due elenchi: ci sono i giornalisti professionisti e i giornalisti pubblicisti. La grande differenza per comprendere questi due elenchi qual è? La grande differenza è che i giornalisti professionisti sono coloro che fanno la professione giornalistica in via esclusiva, cioè loro nella loro vita fanno solo i giornalisti e dunque lo fanno in modo continuativo ed esclusivo. Però voi spesso vedete su articoli di giornale, piattaforme online, vedete degli articoli scritti da persone che fanno altri mestieri. Ora, chi lo fa in modo occasionale, abbiamo detto, può farlo. Ma chi lo fa in modo continuativo deve essere iscritto al registro dei pubblicisti. I pubblicisti sono coloro che svolgono la professione del giornalista in maniera non occasionale, cioè lo fanno in maniera continuativa, lo fanno in maniera retribuita, vengono pagati, ma non lo non fanno l'esercizio in maniera esclusiva, cioè tendenzialmente ci hanno pure male lavoro, comunque hanno crediti da altri tipi di in, possono essere anche impiegati, quel che è, ma anno non sono giornalisti in via esclusiva.
Oltre ai pubblicisti e ai professionisti, c'è anche l'elenco dei praticanti. Come tutte le professioni in cui è necessario essere superare un esame, perché per diventare giornalisti pubblicisti e giornalisti professionisti bisogna sostenere un esame in cui si deve dimostrare un determinato livello di cultura generale e anche di conoscere le regole, le norme giuridiche relative alla disciplina delle comunicazioni e quindi le regole delle informazioni, la deontologia professionale, eccetera. Come tutte le professioni in cui bisogna fare un esame per accedere a un albo, c'è un grande problema. Il problema è quello del problema, diciamo, una situazione spiacevole che è quella dei praticanti, perché per fare l'esame da giornalista bisogna essere stati iscritti al registro dei praticanti per almeno 18 mesi. La stessa cosa è per lei per gli avvocati, bisogna fare la pratica da avvocato per un lungo periodo di tempo per poter accedere all'esame di avvocato. E questo qual è il problema? Qual è il problema delle tappe? Problema, il problema questo che poi che è obbligatorio essere iscritto al registro dei praticanti e per essere praticante bisogna lavorare per un editore. L'avvocato deve lavorare per un avvocato. Diciamo che purtroppo la categoria dei praticanti è molto non ha tutele particolarmente incisive, perché solitamente sono pagati abbastanza male e non hanno molte tutele, perché ovviamente bisogna essere precari per anni per poter poi sostenere l'esame, precari anche con una retribuzione decisamente non soddisfacente, però questa è la realtà dei fatti rispetto all'albo degli avvocati.
Ora, chi lo tiene l'albo degli avvocati? L'albo degli avvocati è tenuto appunto dall'ordine degli a dei giornalisti, ovviamente dall'ordine dei giornalisti. L'ordine dei giornalisti è un ente pubblico che associativo, cioè della categoria dei giornalisti, che ha proprio tra le funzioni principali quella la tenuta dell'albo, cioè l'ordine dei giornalisti provvede alla iscrizione all'albo per chi supera l'esame appunto di cui parlavamo. E una volta che si è iscritti all'albo, bisogna rispettare i doveri del giornalista, perché ci sono una serie di regole deontologiche molto importanti a cui bisogna attenersi. Perché la legge, la legge non disciplina in maniera chiara ed esaustiva i doveri del giornalista. La legislazione è rimasta un po' vaga sul punto. Quindi in realtà, quali sono le vere, posto che noi abbiamo parlato del diritto di cronaca, critica, satira, che come avete visto, vi ricordate, sono tutte creazioni giurisprudenziali, non ci sono in una grande nelle norme. Ugualmente i doveri del giornalista, diritto di cronaca, critica e satira sono diritti dei giornalisti, ma chi esercita una professione, qualunque cittadino, oltre ai diritti, si hanno anche doveri, ok? Anche i doveri non sono esplicitati in modo chiaro nella nostra legislazione, però in questo caso fortunatamente non ci dobbiamo richiamare a delle sentenze che possono essere più o meno chiare, ma ci vengono incontro una serie di carte deontologiche che sono state emanate da varie fonti, che poi fortunatamente adesso sono confluite nel testo unico dei doveri del giornalista, tenuto appunto dall'ordine dei giornalisti, in cui ci sono i vari doveri a cui il giornalista, in quanto appartenente all'ordine, iscritto all'albo, deve rispettare.
Ovviamente sono tutti i doveri che voi potete facilmente prefigurare, perché c'è chiaramente il rispetto della verità, cioè il giornalista quando conosce una notizia in un modo, deve riportare in quel modo, non può falsificare le notizie. Con c'è il rispetto della della verità dei fatti nei limiti in cui possiamo dire con fatta e vero, falso viene cornate, di questo ne abbiamo parlato. C'è il dovere di lealtà, di buona fede, cioè di non essere volutamente maliziosi. E poi una cosa importante, alcune cose molto importanti: c'è intanto l'obbligo di rettifica. Cioè, può capitare di scrivere una cosa sbagliata, capita, però nel momento in cui ci si rende conto di aver scritto una cosa sbagliata, c'è l'obbligo di rettifica, cioè bisogna scrivere un altro articolo in cui si rettifica, cioè si dice: scusate, l'articolo pubblicato in data con questo contenuto era sbagliato, perché la verità è quest'altra, ok? L'obbligo di rettifica molto importante. Hanno dovuto chiarire che va fatto con lo stesso rilievo tipografico che aveva la notizia falsa pubblicata, perché perché purtroppo c'era una brutta prassi giornalistica per cui si sparava in prima pagina un titolo, uno di quelli molto forti, accattivanti per richiamare l'attenzione sulla notizia, si dava tanto clamore mediatico. Pensate sempre a qualcuno che veniva indagato, a qualche personaggio famoso indagato per qualche reato, ma nel momento in cui si finisce in prima pagina con il titolo: "Tizio, facciamo conto Pinco Pallino, indagato per reato di corruzione", con tutti gli articoli ovviamente così diceva: "sembrati e pare che", eccetera eccetera. Le persone cosa resta? Le persone, le persone resta l'impressione che Tizio, sotto sotto, insomma, se è indagato, qualcosa va fatto. Se poi esce fuori che Tizio viene scagionato completamente o addirittura non è mai stato indagato, il fatto che Tizio fosse sottoposta indagine era falso. Ok? Se Tizio, diciamo, adesso deve pubblicare la rettifica, deve dire che io non ero indagato. Che facevano i giornali? Non tutti, alcuni mettevano nell'ultima pagina, piccolino piccolino: "Scusate, ci siamo sbagliati, Tizio non era indagato". Ovviamente non lo leggeva nessuno. Quindi hanno dovuto mettere che nel momento in cui c'è l'obbligo di rettifica, questa questo va dato lo stesso risalto tipografico che aveva la notizia originaria che non era vera. Non è sempre rispettato del tutto tutto questo obbligo di rettifica, però diciamo la regola c'è.
Oltre all'obbligo di rettifica, c'è anche il fatto di rispettare la privacy delle persone nei limiti in cui è possibile. E ovvio, siamo detto, la professione giornalista sta nel divulgare notizie. Se le notizie sono potenzialmente negative per qualcuno, in alcuni casi si possono pubblicare. Vi ricordate, l'abbiamo detto, però nelle regole deontologiche c'è scritto: va bene, tu hai il diritto di cronaca per cui alcune notizie potenzialmente diffamatorie, se rientrano nell'esercizio del diritto di cronaca, le puoi pubblicare, però giornalista, fai attenzione, cerca di incidere il meno possibile nella privacy delle persone, cioè pubblica ciò che è necessario per la notizia a cui il pubblico ha interesse. I dettagli superficiali o comunque irrilevanti, se danneggiano qualcuno o incidono in maniera troppo pesante nella privacy di qualcuno, sarebbe meglio non pubblicarli. Anche qui, non sempre questa regola deontologica viene rispettata in maniera proprio precisa precisa, ma su questo ognuno può avere le proprie opinioni. Alla prossima nocciolina.