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La maggior parte delle persone, a un certo punto, si sente smarrita. Guarda alle cose difficili accadute durante la crescita, ai traumi dell'infanzia, alle ferite lasciate dai propri genitori, alla mancanza e arriva alla seguente conclusione: "È per colpa di queste cose che mi sento bloccato, che non riesco a trovare la mia strada." È una convinzione comprensibile ed è anche, in larga parte, scritta al contrario.
In questo episodio non voglio raccontarti una storia consolante che non potrei dimostrare. Voglio darti qualcosa di più utile: ciò che la psicologia ha effettivamente osservato su come veniamo formati nei nostri primi anni e, soprattutto, su come le persone trasformano davvero quelle ferite in qualcosa che le rende più forti. Perché le tue ferite, i tuoi genitori e gli schemi dell'infanzia non sono semplicemente il problema, sono anche il materiale grezzo di chi stai diventando. E alla fine, come sempre, ti lascerò un esercizio concreto e pratico. Iniziamo.
Una buona parte di ciò che credi su te stesso non l'hai scelto da adulto, l'hai assorbito ancora prima che avessi le parole per descriverlo. La psicologia dello sviluppo è abbastanza chiara su questo. Gran parte delle nostre convinzioni di fondo si forma nei primi anni di vita, quando il cervello è in una fase di sviluppo intensissima e il sistema nervoso sta ancora imparando come funziona il mondo. In quel periodo non valutiamo criticamente nulla, assorbiamo. Assorbiamo messaggi come: "I soldi sono difficili da guadagnare", "Non ci si può fidare delle persone" o, quello più devastante di tutti, "Non valgo abbastanza".
Questi messaggi raramente ci vengono detti direttamente. Li ricaviamo dall'ambiente emotivo in cui cresciamo, dal modo in cui veniamo guardati, rassicurati, ignorati. La teoria dell'attaccamento, sviluppata a partire dal lavoro di John Bowlby, lo descrive così: "Nei primi rapporti con chi si prende cura di noi costruiamo dei modelli interni, delle mappe su quanto siamo amabili e su quanto il mondo è affidabile. E quelle mappe, una volta tracciate, tendono a restare."
Ecco perché da adulti, quando incominciamo a lavorare su noi stessi, capiamo una cosa curiosa. Alcune convinzioni sono facili da eliminare, altre invece sembrano letteralmente incollate a noi. Il rapporto con il tempo, con il denaro, con il rischio si modifica con relativa facilità, ma le convinzioni più profonde, ad esempio quelle sul nostro valore, resistono e resistono perché spesso sono nate da una relazione.
Qui c'è un'intuizione veramente importante da capire. Se una determinata convinzione si è formata dal rapporto con una persona e tu rimani legata a quella persona attraverso il risentimento, difficilmente riuscirai a liberarti di quella convinzione. È come un filo che vi lega. Finché tieni stretto il rancore di chi te l'ha trasmessa, non riuscirai mai a liberarti di quella convinzione.
Ed è per questo che tante persone, a un certo punto, sbattono contro un limite che continua a ripetersi: un limite economico, un ostacolo nelle relazioni, una difficoltà che torna sotto forme diverse. Ci si accorge che ovunque si vada, c'è sempre lo stesso passeggero a bordo: con quella vecchia ferita che non vuole andarsene. E sotto la ferita, molto spesso, c'è un risentimento mai sciolto.
La ricerca sul perdono dice qualcosa di sorprendente su questo. Le ricerche condotte da psicologi come Robert Henriett e Everett Whington hanno dimostrato che il perdono, inteso non come gesto verso l'altro, ma come una scelta interiore, è associato a una migliore salute mentale e persino fisica: meno ansia, meno depressione e meno stress cronico. E c'è un dettaglio che vale la pena notare, perché lo stress cronico non rimane confinato alla tua mente, scende anche nel tuo corpo, fino alle tue cellule. Lì innesca una reazione a catena. I mitocondri, i piccoli motori che producono la tua energia, iniziano a lavorare in affanno e producono un eccesso di radicali liberi. È quello che la scienza chiama stress ossidativo. È un prezzo che il tuo corpo paga in silenzio, anche se ti senti bene: meno energia, recupero più lento e un corpo che invecchia prima del suo tempo.
Contro tutto questo, il tuo corpo ha un'arma potentissima: il glutatione, l'antiossidante che le tue cellule producono naturalmente. Il problema è che lentamente, con l'avanzare dell'età, inizia naturalmente a calare e stress, fumo e cattive abitudini sicuramente non aiutano. Ed è qui che Proeon, azienda leader nel settore di integratori naturali e che sostiene anche questo video, entra in gioco con Gliunac. Non contiene glutatione già pronto, ma i suoi mattoni. Aiuta a mantenere i livelli di glutatione, protegge le tue cellule dallo stress ossidativo e sostiene i mitocondri e il sistema immunitario. Ormai sono settimane che assumo il Gliunac e riesco genuinamente a sentirne la differenza rispetto a quando non lo prendevo. Lo trovi nel link sia in descrizione che nei commenti. E per te che fai parte di questa famiglia di spiritualità moderna, c'è un codice speciale, ovvero Matteo 15, per ottenere un 15% di sconto.
Ora, comunque, riprendiamo con il documentario. Ora torniamo noi e qui dobbiamo essere precisi, perché a volte rischiamo di fraintendere. Perdonare non vuol dire che ciò che ti è accaduto andava bene. Non significa giustificare e nemmeno dimenticare. Significa smettere di pagare con il tuo presente un debito che appartiene al tuo passato. Il rancore, alla fine, non punisce l'altro, punisce te. E quindi, perdonare non è un regalo che fai alle altre persone che ti hanno ferito, è un regalo che fai a te stesso.
Per capire da dove arriva la ferita del "Non sono abbastanza", dobbiamo guardare a un'aspettativa che tutti noi abbiamo, ovvero che i nostri genitori avrebbero dovuto amarci incondizionatamente. È un'aspettativa naturale. Se ricordi cosa significa essere bambino, sai che ti aspettavi esattamente questo. Ma è anche un'aspettativa destinata a non essere soddisfatta del tutto, e vale la pena capire perché, senza accusare nessuno. Nessun genitore può dare un amore davvero incondizionato, perché nessun genitore è incondizionato. I nostri genitori erano condizionati dal tempo, dal denaro, dalla stanchezza, dalle relazioni, dalle loro paure, soprattutto dalle loro ferite mai elaborate. Hanno potuto amarci nei limiti della loro condizione, e lo hanno fatto esattamente entro quei limiti.
Il punto delicato è come un bambino pensa e interpreta tutto questo. Un bambino non pensa: "Oh, mia madre oggi è esausta" oppure "Mio padre sta ripetendo schemi che ha assorbito nell'infanzia". Un bambino può pensare esclusivamente questo: "Se non vengo amato come vorrei, significa che c'è qualcosa di sbagliato in me. Fossi stato migliore, allora sarei stato amato come avrei voluto." E qui viene piantato il seme del "non abbastanza".
E vale la pena notare quanto sia diffuso. Potresti guardare una persona ricchissima, ammirata, piena di successi e pensare che lei non si senta inadeguata. Ma a volte, tutto quel successo è esattamente la compensazione di quella ferita, un tentativo mai del tutto riuscito di dimostrare un valore che dentro non sente. Va detta, però, una cosa importante: capire tutto questo, ovviamente, non cancella il dolore. E per le ferite più profonde, quelle legate a veri abusi o trascuratezza grave, la teoria non basta. Quel lavoro spesso ha bisogno di tempo e di un aiuto competente, ad esempio di un terapeuta. Un video come questo può darti una mappa, ma non può sostituire il cammino.
Dalla convinzione di non essere abbastanza nasce qualcosa che, ad oggi, è diffuso come un'epidemia. Cerchiamo negli altri il nostro valore, lo esportiamo, per così dire. Ogni giorno consegniamo agli altri il potere di definire quanto valiamo. Entriamo in delle relazioni che, alla fine, non sono degli incontri, sono degli scambi. "Farò questa cosa per te, così mi approverai e così potrò approvare me stesso." La stima di sé diventa una semplice merce che cerchiamo di comprare con l'approvazione altrui.
La psicologia ha un nome per questo: autostima condizionata. Le ricerche di studiose come Jennifer Crocker mostrano che più basiamo il nostro valore su fonti esterne (i risultati, l'aspetto, l'approvazione degli altri), più la nostra autostima diventa fragile e altalenante, e peggiora il nostro benessere. È come sabbia mobile: ogni giudizio esterno può farla crollare, e così viviamo in continua difesa. Ed è da qui che nasce la maggior parte delle disfunzioni nelle nostre relazioni. Quando ho bisogno della tua approvazione per stare bene con me stesso, io non ti sto amando, ti sto utilizzando come uno specchio, e nessun rapporto regge a lungo il peso di dover dimostrare che meritiamo di esistere.
Ora arriviamo al cuore di tutto questo. Alcune tradizioni antiche e spirituali parlano del contratto dell'anima, l'idea secondo cui prima di nascere noi scegliamo le nostre sfide. Forse l'hai già sentita, ma voglio essere diretto e onesto con te: non c'è nessuna prova a sostegno di tutto questo che dica che è al 100% vero. È una credenza, e ognuno è libero di crederci o meno. Ma sotto quella metafora c'è un'intuizione che la psicologia conferma e che puoi usare a prescindere da ciò in cui credi. È questa: il significato che attribuisci a ciò che ti è accaduto, cambia ciò che quell'evento produce nella tua vita. Non i fatti, quelli sono andati come sono andati, ma il senso che gli dai. Sì, e il senso non è qualcosa che trovi, è qualcosa che costruisci.
Victor Frankl, psichiatra sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, lo formulò in modo indimenticabile: "Possono toglierti tutto", scrisse, "tranne una cosa: la libertà di scegliere quale atteggiamento assumere di fronte a ciò che ti accade." È l'ultima libertà umana, e nessuno potrà mai portartela via. Da quella intuizione verrà poi fondata un'intera scuola di psicologia chiamata logoterapia. E l'idea è semplice: trovare un significato attraverso la sofferenza per non esserne distrutti.
La ricerca moderna gli ha dato ragione. Gli psicologi Richard Tedeschi e Lawrence Calhoun hanno studiato quella che chiamano crescita post-traumatica: il fatto che molte persone, dopo un'esperienza dolorosa, sviluppano una forza, una profondità e una chiarezza di scopo che prima non avevano. Attenzione, e qui serve essere onesti: accade a tutti e non significa che il trauma sia un dono o che il dolore non conti. Sarebbe la peggiore forma di positività tossica dirti che ogni ferita è una benedizione. Significa qualcosa di più sobrio: che dal dolore può nascere crescita e che il modo in cui leggi la tua storia influenza la sua ripetizione.
C'è poi un campo di studio affascinante, la cosiddetta identità narrativa, portata avanti dallo psicologo Dan McAdams. La sua scoperta è che noi non viviamo solo i fatti, ce li raccontiamo. E le persone che riescono a inserire le proprie ferite dentro una storia di trasformazione ("non questo mi ha distrutto, ma questo, anche se è stato doloroso, è parte di ciò che sono diventato") vivono una vita migliore, stanno meglio. Non perché si raccontino una bugia, ma perché scelgono, tra le interpretazioni possibili, quella che gli restituisce il futuro.
Ecco perché vale la pena fare un esperimento mentale. Osserva la tua vita e chiediti: "Chi sono diventato in risposta a ciò che ho vissuto?" Molto spesso scoprirai che la qualità che ami di più di te, la sensibilità, la determinazione, la capacità di capire gli altri, la fame di crescere, sono nate proprio come reazioni a ciò che ti è mancato. La mancanza è stata anche il terreno di crescita.
Qui c'è una precisazione necessaria. Questo non vuol dire che hai scelto ciò che ti è accaduto. Se hai subito qualcosa di grave, un abuso o qualcosa di negativo, non è colpa tua, non è qualcosa che tu hai scelto volontariamente. Reinterpretare non significa giustificare, significa qualcosa di diverso. Non puoi cambiare ciò che è già successo, ma puoi cambiare il significato che ne trai. Il passato ti ha dato le carte. Ora sta a te decidere cosa giocare.
Tutto questo ci riconduce a questo punto: ricostruire un senso del proprio valore che non dipenda dall'approvazione altrui. Inizia quando smetti di esportare la tua autostima e comincia a generarla dall'interno, quando il tuo valore non dipende più dal prossimo applauso, dal prossimo risultato, dal prossimo "bravo" che siano gli altri, il lavoro o i numeri a dirtelo. C'è chi questa fonte interiore la radica in qualcosa che chiamerebbe spirituale, chi semplicemente in un rapporto più onesto e gentile con se stesso. Il meccanismo psicologico è lo stesso: spostare il centro di gravità dall'esterno all'interno.
Iniziamo la vita un po' frammentati, e questo è inevitabile. E quella frammentazione ci spinge a sviluppare capacità e difese che ci rendono unici. Ma a un certo punto smette di sostenerci, ed è proprio quel disagio che ci spinge a ritrovare un rapporto più sano con noi stessi e con la realtà. Ed è proprio lì che noi ricuciamo le nostre ferite.
Ora, ecco una pratica breve. Ti servono 10 minuti, carta e penna, ed essere onesto con te in questi tre passi.
Primo, individua lo schema. Pensa a una difficoltà che si ripete nella tua vita, a una convinzione che continui a perpetuare. Scrivila in una frase, ad esempio: "Credo di non meritare, non sono abbastanza per..." E poi chiediti: "Dove ho acquisito questa convinzione? In quale relazione si è formata?" Qui non stai accusando nessuno, stai semplicemente riconoscendo il filo.
Secondo, sciogli il filo. Scrivi il nome della persona collegata a quella convinzione e prova a guardarla per un istante, non come un genitore o figura del passato, ma come essere umano condizionato a sua volta, con le sue ferite ricevute da chi è venuto prima. Poi scrivi una frase di rilascio, qualcosa come: "Lascio andare il peso di questo rancore, non perché ciò che è accaduto andasse bene, ma perché non voglio più portarlo sulle spalle." Il perdono è una direzione, non un interruttore, lo si pratica.
Terzo, riscrivi la storia. Dopo tutto questo, continua e completa questa frase: "Dopo tutto quello che ho vissuto, sono diventato una persona che..." e lascia emergere le qualità reali che hai sviluppato. Questo, ovviamente, non cancella il dolore, ma sposta l'attenzione da ciò che ti è stato fatto a ciò che hai costruito. Questa è l'esatta differenza tra chi è un mero spettatore della propria vita e chi è il protagonista.
E ricorda, fare questo lavoro accanto a un professionista non è un segno di debolezza, è la scelta più saggia che esista. Se c'è una cosa che puoi portarti via è questa: probabilmente, fino ad ora, hai letto la tua vita come se fosse qualcosa che ti è accaduto. E forse, almeno in parte, puoi iniziare a leggerla in modo completamente diverso. Non come una serie di danni che ti sono stati fatti, ma come il materiale attraverso cui è nata la persona che sei.
Non ti sto promettendo che dare un nuovo significato al passato cancelli ciò che fa male. Sarebbe disonesto. Ma ti sto dicendo qualcosa che la psicologia conferma e che le persone vivono di continuo: che le ferite non hanno l'ultima parola su chi scegli di essere, che il rancore tiene legati noi, non gli altri, e che esiste una forma di valore che nessuno ti ha dato e che quindi nessuno può toglierti, perché sei tu a generarla. Le tue ferite ti hanno dato il materiale. Cosa costruisci da qui in avanti dipende solo da te.
Grazie infinite per essere arrivato alla fine di questo video, che veramente, io spero ti abbia aiutato a comprendere meglio il tuo passato e a sfruttarlo in modo che smetta di influenzare il tuo presente e anzi possa migliorarlo. Come ho detto prima, dobbiamo smettere di pagare con il nostro presente un debito che appartiene al passato. Quindi, cerca di vedere tutto ciò che ti è capitato nella vita attraverso una lente che ti porti a migliorare il tuo presente e, di conseguenza, anche il tuo futuro.
Appunto, se questo video ti è piaciuto e ha migliorato in qualche modo la tua vita, ti chiedo gentilmente di lasciare un bel mi piace. E anzi, lascia un bel mi piace per questa nuova fantastica acconciatura, che spero ti possa piacere. E per favore, commenta scrivendo il tuo pensiero, anche semplicemente con un emoji di una fiamma, di un mi piace, di un pollice, di un cuore, qualsiasi cosa. Sappi che i commenti aiutano a diffondere questo video, i mi piace anche le ricondivisioni. Se, ad esempio, pensi che una persona possa giovare dal guardare questo video, mandaglielo, perché sono sicuro che apprezzerà questo tuo gesto e anzi aiuterai a diffondere questo messaggio.
Infine, prima di lasciarti, vorrei dirti che se questi argomenti ti interessano, la comprensione del proprio passato, della propria mente, di come migliorare la propria vita, allora vorrei semplicemente presentarti quello che è il mio libro: "Come vivere una vita migliore". Questo è un libro che ha già aiutato più di 2700 italiani, persone esattamente come te, a migliorare la loro vita. E incluso qui dentro c'è proprio un capitolo dedicato alla comprensione del passato, presente e futuro e come migliorare la propria vita attraverso ciò che c'è accaduto. Guarda, io ti lascio in descrizione e anche nei commenti il link per scoprire i tre semplici motivi per cui questo libro può migliorare anche la tua vita e come l'ho già fatto per migliaia di italiani. E quando vorrai ordinarlo, perché sono sicuro che una volta che avrai letto questi motivi, lo vorrai leggere, perché veramente può fare la differenza nella vita di tutti noi, e l'ho fatto nella mia. Ti lascio un piccolo codice sconto, ovvero Spirit 10. Inseriscilo al checkout e ottieni il 10% di sconto. Questo lo faccio perché tu sei qui, sei arrivato fino a questo momento e fai parte della famiglia di spiritualità moderna, e per questo io veramente ti ringrazio dal profondo del mio cuore.
Io spero di vederti dall'altra parte di queste pagine. Se non sarà così, spero di vederti dall'altra parte del prossimo documentario, del prossimo video. Io, come sempre, ti auguro la migliore delle vite e ci vediamo presto.