Transcription
Buonasera e benvenuti a questo che è l'ultimo incontro del ciclo "Libertà va cercando", proposto a studenti e ad insegnanti, che come sempre si concluderà poi con il concorso di scrittura proposta agli studenti dell'ultimo anno delle superiori.
Abbiamo cominciato con il film "Il seme del fico sacro", che poneva tema la libertà in una situazione particolarmente delicata quale quella, anche attualmente, dell'Iran. Poi, eh, siamo passati all'ampia panoramica che il professor Caspani ha fatto, un quadro storicopolitico del tema della ricerca della libertà dal dopoguerra fino ad oggi. L'ultimo incontro ha focalizzato, attraverso il professor Mariani, il tema della libertà al femminile, perché i passi della libertà al femminile sono uno degli altri grandi temi degli ultimi decenni, a partire, per certi aspetti, dalla fine dell'Ottocento.
E oggi arriviamo, eh, a una tematica che, eh, è quantomai provocante per noi, perché, eh, quanto rimaniamo liberi di fronte all'intelligenza artificiale che tutti, più o meno, in qualche modo, cominciamo ad attivare, è davvero la grande sfida, eh, che è posta oggi alla nostra coscienza.
Abbiamo invitato, eh, come già 2 anni fa, in una lezione che fu molto stimolante, Luca Arcangeli, che incrocia nella sua formazione due direzioni, perché da una parte è un laureato in scienze filosofiche all'Università di Bologna, ma nello stesso tempo, dopo il master in risorse umane, sempre presso lo stesso ateneo, ha cominciato a fare prevalentemente un'attività di project and Training Manager, quindi un'attività di formazione, un'attività di progettazione legata al mondo delle aziende, legate al mondo della formazione, dell'università. E, e questo lo rende particolarmente interessante come personalità, perché nelle due, nei due canali della sua formazione, come se si mettessero insieme le nostre domande che hanno anche un aspetto esistenziale filosofico e gli aspetti tecnici dell'uso dell'intelligenza artificiale.
Il titolo di questo intervento è stato suggerito dallo stesso dottore Arcangeli: "Chi ci rende liberi? Itinerari per fare amicizia con intelligenze artificiali". Il plurale, credo, sia voluto, e nella sua conversazione ci spiegherà anche perché questo plurale, eh, è voluto all'interno del titolo. A lui la parola, ringraziandolo per la sua presenza.
>> Grazie. Grazie Ombretta. Allora, se parlo con questo tono di voce, mi sentite nelle ultime file? Sì. Perfetto. Quindi tengo il microfono qui, ma non me lo tengo proprio attaccato alla bocca che...
>> Esatto. Poi c'è la registrazione, quindi a me piace passeggiare mentre, e, faccio lezione, però, e, giustamente per via della registrazione starò ancorato alla sedia. Poi, se a un certo punto mi vedete saltare in piedi perché ho questa abitudine a stare poco fermo, ma è un problema mio.
Quindi, "Chi ci rende liberi?". Un titolo un po' altisonante, mi rendo conto, e il sottotitolo parla di intelligenze artificiali. Cercherò, nel corso di questa breve lezione, che poi vorrebbe essere anche interlocutoria, cioè mi piacerebbe avere un dialogo con voi, anche perché parlare con studenti e con docenti per me è veramente un privilegio raro. Solitamente ho tecnici, ingegneri, imprenditori, persone che hanno certe forme mentis, ma non le vostre, e quindi voi avete un potenziale differente che per me è ricchissimo, quindi confido molto in questo poco tempo che passeremo insieme oggi pomeriggio.
Ehm, vorrei usare sempre meno il termine "intelligenza artificiale". Secondo me, è un termine che si è caricato di tantissimi significati, è diventato talmente grande che non significa quasi più nulla, quindi ci fa più confusione che altro. Quindi, piano piano, cercherò di abbandonarlo nel corso del confronto con voi, però partiamo da lì.
Eh, Ombretta mi ha perfettamente introdotto. Giusto una cosa su di me che magari può interessare agli studenti. Io ho una laurea in filosofia e quando studiavo lettere e filosofia all'Università di Bologna, ricordo l'interlocuzione, per la maggior parte delle volte, con le persone era: "Cosa studi? Filosofia. Ma cosa fai dopo?". Con questo tono anche pietoso, no? Nel senso: "Poveretto". E, e l'itinerario era effettivamente quello di andare nella scuola a fare l'insegnante, perché insegni, studi storia e filosofia. E in realtà, ho scoperto col senno di poi, e andando poi a fare tanti altri lavori differenti, che quello che poi tu studi, eh, non importa tantissimo la carriera professionale. Cioè, è importante impegnarsi, appassionarsi a qualcosa che a cui uno piace. Poi la carriera professionale si costruisce, viene. Io, in questo momento, lavoro prevalentemente, i miei colleghi sono ingegneri del software, persone che si occupano di tematiche verticali di ingegneria del software, dell'information technology, cose che da un mondo di filosofia uno dice: "Ma che cosa c'entra?". No? Poi, in realtà, ti rendi conto che riesci a creare tanti collegamenti. Quindi, non preoccupatevi troppo, a questo stadio, di dover prendere una decisione che poi è quella per tutta la vita, perché il mercato del lavoro, davvero, in questo momento, ha una flessibilità e fluidità notevole. Quello di cui vi dovete preoccupare è di impegnarvi sempre tanto e continuare a studiare, perché è uno slogan, si dice: "Si studia tutta la vita", però è uno slogan molto vero, cioè effettivamente sempre più occorre continuare a formarsi continuamente, e non basta la formazione che uno eredita dalla scuola, dall'università, e poi smetto di studiare, vado a lavorare. Non funziona più così. È tutto studio e lavoro insieme.
Comunque, andiamo sul tema dell'oggi. Vorrei partire da una citazione, e la citazione da Platone, dal "Fedro" di Platone. Ehm, e ci dice Platone, appunto: "Perché vedi, Fedro, la scrittura ha una strana qualità, simile veramente a quella della pittura. I prodotti della pittura ci stanno davanti come se vivessero, ma se domandi loro qualcosa, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano i discorsi. Crederesti che potessero parlare, quasi che pensassero. Ma se tu, volendo imparare, domandi loro qualcosa di ciò che ti dicono, di ciò che dicono, ti manifestano una cosa sola, è sempre la stessa. E una volta che sia messo per iscritto, ogni discorso si rivolge a tutti, tanto a chi lo comprende quanto a chi non c'entra nulla e non sa a chi gli convenga parlare, a chi no. Prevaricato e offeso oltre ragione, esso ha sempre bisogno che il padre, l'autore del testo scritto, gli venga in aiuto, perché esso da solo non può né difendersi né aiutarsi."
Cosa ci dice Platone qui nel "Fedro"? È una, tanti passi in cui Platone riflette su una tecnologia del tempo che è la scrittura. Platone vive in una civiltà in cui c'è un avvento, un passaggio tecnologico importante da una civiltà dell'oralità, in cui fondamentalmente l'informazione viene conservata attraverso quello che stiamo facendo noi oggi, l'interazione di persona, in cui dialoghiamo, a una società in cui arrivano, in letteratura si chiamano "artificial memory system", sistemi di memorizzazione artificiale, com'è la scrittura su un papiro, su un pezzo di cera, su qualsiasi elemento di materiale sia. La scrittura è una tecnologia, e Platone riflette sui limiti di questa tecnologia. Noi oggi ancora possiamo leggere i testi platonici, ed è questo è merito della scrittura, quindi per fortuna che c'è questa tecnologia del testo scritto. Allo stesso tempo, questo testo scritto ha un limite. Il limite è che il testo scritto ci separa dall'autore. Io adesso vi sto parlando, se vi dico cose che non vi convincono, potete interloquire con me, dire: "Guarda Luca, ma quello che hai detto io non l'ho capito", e io ve lo posso spiegare con altre parole. Se io quello che vi dico lo scrivo in un libro, vi do il libro, voi leggete il libro, ma potete dire al libro: "Ascolta, ma io non ho capito quello che dici", e il libro è fisso, è fermo. Questo ci dice Platone. Il testo si distacca dall'autore e non può difendersi nel caso in cui ci sia un interprete che non lo interpreta correttamente. Infatti, se ci pensiamo bene, ancora oggi sulla filosofia platonica esistono correnti di interpretazioni differenti, hai scuole di pensiero platoniche differenti, chi dà più rilevanza alle dottrine non scritte, chi meno. E beh, è anche il bello dell'ermeneutica del testo scritto.
Cosa c'entra tutto questo con l'intelligenza artificiale? Oggigiorno, se volete, stiamo un po' oltrepassando questo limite della scrittura. Eh, con l'avvento dell'intelligenza artificiale generativa, noi abbiamo delle tecnologie che sono in grado di rendere il testo dinamico e quindi sono in grado, in un certo senso, questo testo prende parola e ci risponde.
Vogliamo fare un esempio in prima persona? Prendiamo un tool che penso, magari alcuni di voi studenti, eh, usino, ma forse anche voi docenti conosciate. Non so se lo conoscete. Facciamo un sondaggio. Conoscete NotebookLM? Qualcuno? Sì, vedo alcuni docenti. Sì, abbiamo fatto un corso.
Allora, >> il corso è rimasto lì. Allora, NotebookLM è uno strumento, in realtà, interessantissimo. Poi, non è usato solo nella scuola, vi dico, è usato anche nelle imprese, e magari dopo vi dico come. Allora, qui io non ho fatto altro che caricare il testo completo de "La Repubblica" di Platone. Tutta "La Repubblica" di Platone, che è il testo più corposo dei dialoghi platonici, è caricato all'interno di questo interfaccia, di questa, di fatto, un software a cui io mi collego tramite un browser navigando online. Questo testo de "La Repubblica" di Platone io posso interrogarlo, di fatto, in questa... vedi che comincio ad alzarmi... in questa schermata centrale io ho un'interazione dal vivo col testo. Posso dialogare col testo, posso chiedergli in tempo reale delle notizie, delle comprensioni più approfondite, gli posso chiedere di collegare concetti. Allora, è come se un po' il testo de "La Repubblica" di Platone prendesse vita e dialogasse con me. È come se avessi un mentor esperto de "La Repubblica" di Platone che mi spiega cose di questo testo. Qui dietro non c'è una persona viva, non c'è un indiano che sta programmando in tempo reale nascosto in uno scantinato, è una tecnologia a tutti gli effetti, è uno strumento. Peraltro, fa anche altre cose belle, tipo mappe mentali, quindi riduce tutta "La Repubblica" di Platone, dei concetti fondamentali, e io posso navigare il testo e esplorarlo, e questo lo fa in pochi minuti, secondi, a seconda delle varie attività che devo fare. È uno strumento molto utile per lo studio di qualsiasi documento, effettivamente. E vi dico, ho usato anche in ambito aziendale. Ho fatto un corso sulle generative in una carpenteria metallica. Questi piegano pezzi di ferro. È un'officina molto grande, hanno ben 30, eh, tra robot e, ehm, eh, di fatto macchine automatiche che vanno a piegare pezzi di ferro. Ehm, hanno un problema grosso. Ogni macchina ha un manuale, e il manuale di ogni macchina è di circa 200-300 pagine. Le macchine vanno mantenute, le macchine vanno da sole fino a un certo punto, occorre mantenerle. Allora, quando avete 30 macchine in officina che lavorano 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, la manutenzione delle macchine è molto importante. Bisogna conoscere bene questi manuali. Gli operai non si imparano il manuale in memoria. Quando succede qualcosa, devo andare a sfogliare il manuale che, o in PDF, cominciano a scrollare il PDF a cercare, o senò addirittura cartaceo. Non abbiamo fatto altro che mettere tutti i manuali su NotebookLM e avere, di fatto, abbiamo creato un mentor dei manuali tecnici dell'azienda in tempo reale. Loro, quando hanno un dubbio, interrogano NotebookLM e funziona. Effettivamente, sono andati a poi a vedere se dava risposte corrette, nella stragrande maggioranza dei casi dà risposte pertinenti. Quindi, uno strumento molto interessante, il testo prende vita.
Ritorno alle alle mie slide e cerco di metterle a schermo intero. E, ma come funziona questo oggetto magico, questa tecnologia della intelligenza artificiale generativa che sta creando questi strumenti che effettivamente ci risultano estremamente interessanti, ci possono facilitare tanti lavori, la comprensione dei testi?
Allora, dietro c'è una tecnologia che è il Large Language Model, questo è la sigla in inglese. Allora, io non sono, appunto, una figura tecnica esperta. Queste cose che vi racconto le ho imparate dialogando con esperti, quindi ho, arrivo fino a un certo punto, però vi posso dire quello che ho compreso io, e poi magari aggiungiamo nel dialogo con voi. Il Language Model è una tra le tante soluzioni di intelligenza artificiale. L'intelligenza artificiale è un campo di ricerca che esiste dagli anni '50 del Novecento, al cui interno sono stati lavorati tantissimi differenti tipi di algoritmi di possibili intelligenze artificiali con soluzioni differenti. Il Large Language Model è una delle possibili soluzioni di intelligenza artificiale che possiamo adottare. Dov'è che è molto efficace? Nella gestione dei testi. I Large Language Model non hanno fatto altro, di fatto, che mappare l'uso di qualsiasi parola del linguaggio umano. In questo schema che vedete alle mie spalle, vedete di fatto queste striscioline colorate, non fanno altro che rappresentare la distribuzione statistica dell'uso di quella parola nel linguaggio umano, e quindi potete vedere che la parola "sì", "mare" e la parola "oceano", "oceano", hanno un uso all'interno dello scibile del vocabolario umano, in questo caso di lingua inglese, un uso molto vicino, cioè sono parole sinonime.
Allora, il Large Language Model non ha coscienza di cosa sia il mare, cosa sia l'oceano. Non ha mai visto il mare e non ha mai visto l'oceano. Non si è mai fatto una nuotata nell'Adriatico. Il Large Language Model non sa cos'è il mare, non sa cos'è l'oceano. L'unica cosa che sa, se possiamo dire che sa qualcosa, è la distribuzione statistica dell'uso di quella parola, cioè sa come quella parola è usata in tanti differenti contesti. Questo gli permette, di fatto, di usare il linguaggio umano e parlare come parliamo noi. Quando io metto la parola "dog" in un Large Language Model, lui in memoria, perché infatti si chiama "large", "large" perché è un modello di linguaggio grande, e lui in memoria per ogni parola umana ha praticamente tutti gli usi possibili. "Il cane aveva un collare rosso", "Il cane mangiava la sua cena alle 6:00", "Il cane era il migliore amico dell'uomo", "Al cane gli piaceva giocare a riportare il il bastone", no? E quindi loro, di fatto, in questo modo riescono a maneggiare il testo, riescono anche a, ehm, a affrontare quelle situazioni in cui abbiamo una parola che da un punto di vista sintattico è la è la stessa, no? "interesse". In questa frase ricorre due volte la parola "interesse". "Io non ho alcun interesse nell'ascoltare riguardo del rialzo del tasso di interesse della banca". La parola è la stessa. Il significato della parola cambia radicalmente nei due punti della frase. Questi tecnologie, questi Large Model riescono a capire che il significato è differente non sulla base di una comprensione del significato come abbiamo noi, ma sulla base dell'occorrenza della parola all'interno della frase, calcolando la probabilità della posizione di quella parola rispetto a tutte le altre parole in una frase.
Quindi, potete vedere un Large Language Model come una grandissima calcolatrice, un po' più complessa di una calcolatrice, ma di fondo è una grande calcolatrice che non fa altro che calcoli statistici. Per questo arriva a dire: "Il Financial Times è un un giornale fondato nel 1888". Cioè, lui calcola qual è la probabilità migliore di uscita di una parola dopo la successiva rispetto all'uso che noi facciamo delle parole. Infatti, i Large Language Model sono stati educati su tutto il vocabolario umano, su tutti i nostri testi, quindi loro parlano come parliamo noi, non si inventano nulla di fondo. Parliamo di intelligenza artificiale generativa perché genera del testo, e questo stesso modello lo puoi applicare alle immagini, e quindi genererà delle immagini, a dei video, e genera dei video, ma non è creativa, non sta creando qualcosa di nuovo, semplicemente calcola qual è la probabilità più probabile di far uscire un certo risultato, date certe premesse.
Allora, queste nuove tecnologie un po' ci spaventano, no? Arrivano, sono abbastanza dirompenti, eh, dobbiamo ancora capire come usarle bene, eh, ci sembra tutto molto nuovo e anche tutto un po' confusionario, ma allo stesso tempo è radicalmente nuovo.
Allora, eh, io oggi ho portato un po' di libri perché per fare queste formazioni, lezioni, ho sempre bisogno di studiare, cioè io non è che so le cose da solo, no? Quindi ho bisogno di studiare, di confrontarmi, e mi piace molto dare suggerimenti delle letture e per poi anche averne, no? Magari voi mi dite: "Guarda, Luca, belli quei libri, io ne ho letto un altro". No, quindi. Allora, su tutto il tema dell'intelligenza artificiale generativa, dell'intelligenza artificiale in senso generale, non solo generativo, eh, un libro che consiglio sempre in tutti i colloqui che che faccio è "Il Bestiario dell'intelligenza artificiale". Questo è un libro che ha già qualche anno, ed è stato pubblicato prima dell'avvento di ChatGPT, quindi quando si parlava di intelligenza artificiale prima dell'arrivo dei Large Language Model. Ed è molto interessante perché riprende l'idea dei bestiari medievali, quindi abbiamo le bestie del Medioevo, ma queste bestie sono in realtà tutti i vari tipi di intelligenza artificiale che potete trovare, eh, in commercio o in uso in aziende, in grandi orientazioni. Ad esempio, "Il nibbio logopoietico" è esattamente il Natural Language Processing, cioè il le tecnologie che fanno processamento di linguaggio naturale, che sono i Large Language Model, che si parlava di ChatGPT. È un esperimento, secondo me, letterario molto interessante, peraltro anche di illustrazioni, molto bello, e è ancora venduto, ho visto su Amazon, lo vendono ancora. E nasce la Franco Cosimo Panini editore, con Amma Gamma, che è un'azienda di intelligenza artificiale di Reggio Emilia, quindi nasce nel nostro territorio emiliano-romagnolo. Ed è un testo che, secondo me, è molto gradevole anche per entrare nel tema e cominciare a districarsi tra le varie definizioni.
Il "Fedro" di Platone, ve l'ho già accennato, vabbè, Platone non c'è bisogno di di far pubblicità. Ehm, questa citazione che vi darò a leggere, eh, arriva da un altro libro molto interessante che vi suggerisco. È una lettura anche ironica, e Dennis Eenen, se lo pronuncio bene, "Teoria letteraria per robot", e lui l'ha scritto in questo caso dopo l'avvento di intelligenza artificiale generativa, con l'idea che appunto i robot cominciano a essere dei letterati, scrivono, scrivono testi. Allora ha scritto una teoria letteraria per i robot. E cosa ci dice Dennis? Ci dice: "Scrivere da sempre un'attività collettiva, coadiuvata da dispositivi intelligenti come dizionari, guide di stile, schemi, generatori di trame. E ora arrivano anche i chatbot, ma sono solo gli ultimi ad essere arrivati. Lavoro collettivo significa anche attività distribuite nel tempo e nello spazio. Ad esempio, scrivere per me vuol dire non solo pensare, ma anche non stare mai fermo, consultare diari, fare passeggiate, disegnare grafici, discutere con i colleghi, accettare consigli dai redattori. Secondo l'ipotesi della cognizione distribuita, le attività cognitive non hanno luogo solo nella mente. Pensiamo con il corpo, con strumenti e testi immersi in un ambiente insieme ad altre persone."
Allora, se prendiamo questa suggestione di Dennis, i chatbot vengono a essere un ulteriore strumento all'interno di questa cognizione distribuita. Sono un altro elemento all'interno del quale noi pensiamo e ci aiutano a pensare, a comprendere meglio il reale. Quindi, non è un qualcosa che ci sostituisce, non è qualcosa che prende il nostro posto o che ci mette in disparte, è un elemento in più che si aggiunge a il dizionario che già potevo consultare, alla guida, alla lettura alla "Repubblica" di Platone scritta da Mauro Vegetti, o anche NotebookLM. NotebookLM non sostituisce la lettura integrale de "La Repubblica" di Platone, se la voglio studiare veramente bene, non sostituisce andarmi a prendere Mauro Vegetti, la guida alla "Repubblica", che è un testo classico. Ci aggiunge, mi dà una mano in più. È un altro elemento che nella mia cognizione della realtà e delle cose che posso comprendere mi aiuta a entrare più in profondità.
Questa, stiamo rimanendo all'interno di visioni ottimistiche di questa rivoluzione tecnologica. Poi darò anche uno sguardo un po' più pessimistico, quindi a chi di voi è un po' più critico darò pane, eh, per per lui, però, e cerco di tenere entrambe le visioni perché entrambe, in realtà, sono vere e proficue, cioè sia lo sguardo di chi è critico, sia lo sguardo di chi è ottimista ci aiutano a, a stare in questo mondo, a capire come funzionare e come starci dentro.
Ehm, un altro autore molto interessante, questo in realtà è un amico, quindi se in futuro volessimo anche invitarlo, lui è più formato di me, nel senso che io e sono un manager che cerca di fare alcune cose. Cosimo Cotto è proprio un filosofo, è un filosofo della tecnica e lavora all'Università di Modena-Reggio Emilia, ma anche una posizione permanente al MIT di Boston, quindi fa 6 mesi qua in Italia e 6 mesi a Boston. E stare al MIT per lui è molto interessante perché lì transitano sempre tante innovazioni, novità in tempo reale, e quindi è molto aggiornato. E non è un autore di lettura semplicissima, tende a essere, ad usare un lessico tecnico, tecnico-filosofico abbastanza pesante, per cui per chi lo accoglie la prima volta rimane un po' disorientato. Parole tipo "terraformazione", ma anche "il pianeta latente", insomma, bisogna un po' capire cosa vuole andare a parlare. Però, quando lo inviti di persona a parlare, è molto gradevole.
Allora, Cosimo Cotto cosa ti dice? Si dice: "Certamente può essere estraniante considerare, per esempio, istituzionalmente i modelli linguistici, i modelli linguistici su larga scala, appunto, i Large Language Model, come infrastrutture cognitive." Mi ricollego alla citazione di Dennis, no? Cognizione distribuita, quindi NotebookLM è un qualcosa che partecipa alla mia comprensione del reale, un'infrastruttura cognitiva. Ma non dovremmo poi più stupirci più di tanto. Anche Cosimo dice: "Non è poi questa una cosa così tanto nuova". Pensiamoci bene, anche i mercati economici, che esistono da tanti secoli, in realtà, eh, hanno la stessa capacità di processare informazione collettiva, anche loro, unendo intelligenza e stupidità per determinare azioni e decisioni economiche, come ci ricorda The Economist. Un mercato, come funziona il mercato? Mercato finanziario, mercato azionario, è la somma di tante azioni individuali e ha una sua razionalità, una sua logica. È un'istituzione, è un'infrastruttura che noi cerchiamo di governare più o meno bene. Quando abbiamo grandi crisi economiche, c'è qualcosa che non è andato, bolle che esplodono, non abbiamo previsto bene. E Cosimo Cotto ci dice: "Proviamo a pensare questo mondo digitale con cui stiamo di fatto intessendo le nostre vite come un'infrastruttura che è cognitiva, all'interno del quale noi viviamo, che condizioniamo e ci condiziona, quindi viceversa, così come noi condizioniamo i mercati col nostro comportamento individuale, comprando o non comprando certe cose, ma come allo stesso tempo siamo condizionati necessariamente dal mercato. No, la stessa cosa è l'infrastruttura digitale all'interno del quale noi viviamo."
C'è un altro filosofo italiano molto importante a livello, eh, mondiale, direi, non solo europeo, Luciano Floridi, che peraltro spesso viene anche a Bologna, potremmo provare a intercettarlo. È un po', un po', insomma, è, con rispetto a Cosimo Cotto, è un po' meno alla mano, però, eh, Luciano Floridi ha scritto dei libri interessantissimi e lui lavora alla Yale in America, ma ha anche una posizione all'Università di Bologna presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche. E Luciano parla di "onlife". La nostra vita non è completamente offline, cioè distaccata, ma non è neanche completamente online, sempre perennemente agganciata a qualcosa. È una vita in cui on e off si compenetrano costantemente. E in questo stesso momento io vi sto proiettando delle slide, e queste slide sono su un supporto digitale che è nel mio computer, ma le slide sono create con un software che è in cloud, infatti io ho bisogno di collegarmi alla rete wireless che è Emilia-Romagna Wi-Fi che gira qui. Quindi, certo. Noi, cioè le informazioni che vedete sul display sono scaricate da un cloud, che passano qui sopra, e, e quindi tutto questo passaggio di informazioni è digitale, ma allo stesso tempo reale, perché io vi sto parlando qui di persona, tu mi stai registrando, e quindi in questo tempo stiamo creando un file che poi magari sarà usufruito da qualcun altro in modo asincrono, no? E quindi la relazione è costantemente mediata tra reale e virtuale, no? Sono, son compenetranti, non abbiamo più una distinzione rigida tra i due mondi.
Allora, entriamo nella parte un po' più, eh, "desruente", no? La parte, eh, il lato oscuro di questa infrastruttura che permea le nostre vite, che da una parte ci aiuta in tanti aspetti, dall'altra ci condiziona.
Allora, il cittadino consumatore. Qui, in realtà, ho una bellissima lettura da consigliarvi che, e, però, purtroppo, non è cartacea. Amo i libri cartacei, ma non, non ho, non posso stare tutto sulla carta perché non ho più spazio a casa e poi, eh, è un po', eh, non riesco a tenere tutto in carta, insomma. Quindi ho anche degli ebook, anche essi molto belli. Allora, c'è questo bellissimo testo, adesso vediamo se riesce a, ecco, "L'era del capitalismo della sorveglianza". Questa è una sociologa di Harvard, Shoshana Zubov. E esiste anche in italiano, qui in inglese, perché è uscito prima in inglese, ma c'è anche in italiano. E è un testo già vecchiotto, nel senso che è uscito nel 2016, ha già 10 anni, che vuol dire che, insomma, già una certa storicità, ma come testo è estremamente interessante, perché Shoshana Zubov è stata tra le prime ad analizzare il meccanismo di business delle grandi Big Tech americane come Google o Facebook. Perché voi pagate qualcosa per avere WhatsApp? Non pagate nulla, no? WhatsApp è totalmente gratuito. E come guadagna WhatsApp? Eh, e Ombretta mi dice: "Coi dati", cioè, e WhatsApp avrà dei costi per far transitare ogni giorno milioni, grandi milioni, di milioni di informazioni e messaggi in tutto il mondo, perché gli utenti sono tantissimi. Perché ve lo danno gratis? Perché vi danno Instagram gratis, TikTok gratis? Perché sono interessati a voi in quanto cittadini consumatori. Sono interessati a targetizzare il vostro comportamento online, dove cliccate, cosa cliccate, cosa vi piace, dove mostrate interesse, quanto state su una pagina, perché poi, allora, non è la stasi degli anni '70 della Germania dell'Est, non c'è un omino con le cuffie che ascolta e dice: "Ah, adesso l'Ombretta la vediamo cosa si sta facendo". Non c'è niente di tutto questo. Tutto un meccanismo anonimo. Dietro ci sono degli algoritmi. C'è l'intelligenza artificiale. Anche qui ci sono degli algoritmi che non fanno altro che calcolare il vostro comportamento, diciamo, e vi targetizzano all'interno di tipologie. Perché è interessato a a targetizzarvi all'interno di queste tipologie? Perché all'interno di queste tipologie vi vende degli spazi di attenzione su misura per voi. Quando voi scrollate Instagram, no, e scrollate il feed delle vostre notizie e vedete quello che fa l'amica, l'amico, e poi a un certo punto compare una pubblicità che, guarda un po', era proprio mirata per voi perché avete quell'età, avete quegli interessi. Quella pubblicità lì è stata pagata da qualcuno. Io sono Nike, io sono Adidas. Voglio raggiungere un certo pubblico giovanile. E dove lo raggiungo? Facendo, pagando uno spazio pubblicitario su Rai 1 la sera quando c'è Bruno Vespa? No, non la raggiungo lì. No, lo raggiungo andando a dare tanti soldi a Meta, che è l'azienda che produce Instagram, WhatsApp, Facebook. E dando tutti questi soldi a Meta, Meta cosa fa? "Stai tranquillo, ci penso io. Conosco molto bene i miei utenti. Andrò a vendere il tuo spazio pubblicitario esattamente nei momenti di attenzione che voglio dei miei utenti." Fate un esperimento su Instagram, provate a dirgli che non volete più essere targetizzati. Io ho provato a farlo, gli ho detto: "Non usare più i dati della mia navigazione per vendermi pubblicità mirata". Cosa succede? Cambia completamente il vostro modalità di interagire con lo stream di notizie. Quando voi scorrete, a un certo punto lui sica e dice: "Adesso hai 3 secondi di pubblicità obbligatoria", e io devo stare 3 secondi davanti allo schermo a vedere la pubblicità. Mi propone sempre la pubblicità di panini, non so come mai, sarà un problema mio, ma spesso mi mi propone ste pubblicità e sono 3 secondi con lo schermo fisso, non posso fare niente, perché ho gli ho detto di non targetizzarmi, capito? Lato loro, hanno anche ragione. Pensate alle sole bollette di di elettricità che pagano per fare andare i data center che fanno girare tutti questi servizi a livello mondiale. Loro hanno bisogno di qualche punto di rientrare, no, coi costi, e questo è il loro meccanismo di rientro. Lo è per Meta, lo è anche per Google, no? Google, che è sempre stato un motore di ricerca. Allora, e il tema era come raggiungo certe informazioni. Allora, io pago Google per fare avere il mio sito nelle prime posizioni della ricerca, no?
Allora, tutto questo ha delle conseguenze. Quali sono le conseguenze del cittadino consumatore? Che Shoshana Zubov illustra molto bene in questo testo. E c'è anche un altro ricercatore italiano molto importante che poi vi citerò sempre su questi temi. Le conseguenze sono le bolle cognitive. Se io mi informo prevalentemente su strumenti online, mettiamo appunto social media, i quali fondamentalmente mi fanno vedere quello che io voglio vedere, perché loro creano un target di me stesso e lavorano sul meccanismo della conferma. Ti confermano sempre come sei bello, come sei bravo. Ti rivendono quello che tu ti vuoi già sentire dire. Si crea una bolla e io penso che il mondo esista e quello che conosco io, che guarda caso è proprio simile a me, no? Allora, questa bolla e il fenomeno successivo, "echamber", cioè le camere d'eco, continuo sempre a sentire gli stessi suoni, in un certo senso, no? Porta alla fine alla polarizzazione che, se ci pensate bene, è un meccanismo che vediamo in atto soprattutto nelle, eh, società democratiche, dove abbiamo opinioni pubbliche che possono esprimersi liberamente, e qui abbiamo dei meccanismi di polarizzazione molto forte, e tra posizioni che non riescono più a dialogare perché non hanno più grammatiche comuni dove incontrarsi, perché gli ambiti, le infrastrutture cognitive che abitano hanno delle architetture dietro che sono state strutturate non per favorire l'incontro e il dialogo, ma per favorire le conferme.
E qui ritorniamo anche ai chatbot. Chi di voi interagisce un po' con ChatGPT, anche nelle versioni gratuite, non so se notate che vi dà sempre ragione, no? I chatbot sono estremamente concilianti con voi, perché, soprattutto se lo usate in versione gratuita e, e non pagate nulla, e loro, qual è il loro meccanismo di business? Anche lì è riuscirvi poi a vendere qualcosa. Non so se notate, ma ogni tanto compaiono alcune, eh, inserzioni su su ChatGPT versione free. Ti dice: "Vuoi fare gli, vuoi che ti guido a fare gli acquisti e ti aiuto a fare gli acquisti e ti guido", no? Allora, questo meccanismo è costantemente di conferma e di, ehm, tra virgolette, un po' ipocrisia di fondo, è un meccanismo che serve al mondo tech per vendere, ed è un suo business plan, no? E potremmo dire legittimo. Il problema che ha delle ricadute sulla modalità di costruzione dell'opinione pubblica democratica, che va a ledere fondamentalmente quelle che sono le grammatiche comuni di capacità di comprensione reciproca, e questo è una delle grosse sfide che oggi abbiamo nei regimi democratici, di cui dobbiamo stare molto attenti, dobbiamo essere molto consapevoli.
Questo non significa: "Esco da Facebook, esco da, butto via WhatsApp". Uno lo può anche fare, ma non credo che sia questo l'atto risolutivo. La vera cosa importante è essere consapevoli. Cioè, se io sono, sono consapevole che sto usando dei servizi online che, usandoli gratuitamente, hanno certe logiche, allora posso cercare di lavorare di controcritica, posso cercare, scusate che qua sul cellulare poi mi mi distrae, posso cercare, ad esempio, di andare a seguire pagine che normalmente non seguirei, o posso cercare di informarmi con altri organi di informazione che magari, magari normalmente non andrei a prendere. Posso anche pagare qualche soldino e farmi un abbonamento a un giornale strutturato di un tempo, no? Ehm, io, vabbè, sono abbonato all'Economist, mi piace molto. E l'Economist è un giornale vecchio stampo liberale, no? Cioè del del liberismo economico, del del neoliberismo, cioè loro hanno quell'impianto lì. Non, non, non lo seguo in tutto, però c'è una linea editoriale chiara, è un giornale che esiste da più del, da dal 1800, insomma, ha una storicità. Di questo io mi fido, non vuol dire che è la verità oggettiva assoluta, però mi fido di seguire certi, certi filoni che so limiti, pregi e difetti.
Ehm, questo dobbiamo stare attenti perché, eh, considerate che la, la carta stampata, e giornali obiettivamente stanno morendo. Se ho fatto qualche, ormai un annetto fa, una visita a Bologna dove stampano "Il Resto del Carlino", no, che c'è questa stamperia enorme, molto bella. Chi è il grande compratore di giornali cartacei oggi in Italia? Chi compra i giornali? Anzi...
>> Gli anziani.
>> Gli anziani. Va bene. E i bar. E, e cioè, fondamentalmente, il giornale di carta è al tavolino del bar, e ormai ha questa utilità qui. Tutti gli altri si informano utilizzando la nostra infrastruttura cognitiva distribuita online. Ok, va bene, possiamo accettare questo passaggio epocale. Facciamolo con attenzione, non diamolo per scontato, perché questi meccanismi qui sono veri e minano quello che è il regime democratico, perché all'interno della democrazia possiamo avere idee diverse, ma per alla fine governare dobbiamo concordare su qualcosa, no? Se non concordiamo più in niente, è un problema. È un problema.
Allora, qui, e raggiungiamo un po' l'apice. E se avete del pensiero negativo sulla, eh, innovazione digitale, ma questo è un filosofo veramente affascinante, Byung-Chul Han. Non so se ne avete mai sentito parlare. È un nome, siamo un po' una scioglilingua, è un filosofo coreano, ma è naturalizzato tedesco, vive a Berlino. E Byung-Chul Han ha questo pregio che scrive libri molto piccolini, quindi si legge molto bene, veloce, a differenza di Cosimo Cotto ha un lessico più comprensibile. Ehm, e lui riflette sempre molto su tutte i limiti della società occidentale, del modello capitalista. E c'è questo libro "Ipnocrazia" e "Infocrazia", scusate, "Ipnocrazia", un altro libro ancora "Infocrazia", e che è molto interessante. Vi vado a leggere questa citazione.
"Il cubo di vetro della Apple." Allora, se andate sulla Quinta Strada a New York, a Manhattan, sulla Quinta Strada, ha un grande cubo di vetro come ingresso, poi si va sotto terra. Molto bello. E questo cubo di vetro suggerisce libertà e comunicazioni senza, senza limiti, ma in verità incarna lo spietato dominio dell'informazione. Il regime dell'informazione rende gli esseri umani integralmente trasparenti. Pensate al vostro comportamento online su Instagram. Tutto quello che fate, cliccate, il tempo, quando state davanti a una foto, il tempo in cui state davanti a quella foto, viene tutto misurato e quindi, in un certo senso, è trasparente. Ma que, ma il dominio su questa trasparenza, il dominio stesso non è trasparente. Noi non sappiamo nulla di cosa fa realmente Meta coi nostri dati di navigazione. Sappiamo che li usa per creare dei target e vendere pubblicità, ma come li usa? Boh, non lo sappiamo. Quindi il dominio dei dati non è trasparente. La trasparenza è la facciata di un processo che si sottrae alla visibilità. La trasparenza stessa non è trasparente." Questi sono i giochi che piacciono ai filosofi. Ha un retro. La sala operativa della trasparenza è oscura. Ci consegniamo così al crescente potere della "black box" algoritmica. Io apro i miei account su Instagram, su Facebook, su WhatsApp. Sono contento, interagisco con i miei amici, vedo persone che non vedo da tanto tempo. Che bello, tutto gratis, però sto consegnando parte della mia libertà a una black box, a una scatola nera che non conosco, fatta di intelligenze artificiali anonime che lavorano rispetto a delle logiche che sono logiche poi di business, devono vendere spazi pubblicitari. Il dominio del regime dell'informazione si nasconde mescolandosi del tutto con la quotidianità. Si occulta dietro la cortesia dei social media. Oggi potremmo dire si occulta dietro la cortesia dei chatbot che interagiscono con me con tanta gentilezza, dietro la comodità dei motori di ricerca, dietro le voci cantilenanti degli assistenti vocali o la premurosa utilità, ma qui non è venuto scritto. Comunque, il concetto è, è questo.
Eh, allora, eh, dobbiamo uscire da tutto, dobbiamo cancellare e essere luddisti, rompere la macchina. Io credo che dobbiamo essere consapevoli, come vi ho detto prima. E quindi, per educare questa consapevolezza, e vado verso la fine del mio intervento, così cominciamo a dialogare un po' insieme, perché avrei proprio voglia di parlare con voi.
Tre punti fondamentali vi vorrei lasciare da questa lezione di oggi, eh, che aiutano anche me, devo dire la verità, nella relazione con la tecnologia contemporanea e in particolar modo con la tecnologia digitale e le intelligenze artificiali.
Primo punto: la sintassi non è semantica. Quella che vedete dietro di me è un'immagine che raffigura un esperimento mentale di un filosofo molto famoso del '900, primi anni 2000, che è John Searle. Searle è un filosofo e che è morto recentemente, è scomparso un anno fa, credo circa, e, e ha creato questo esperimento mentale molto famoso che si chiama "La stanza cinese", The Chinese Room. La stanza cinese, che cos'è? È, eh, la metafora del computer, se volete, o dell'intelligenza artificiale. Voi avete una scatola che, rispetto all'input, l'omino che mette dentro un simbolo cinese, quindi in linguaggio cinese. Dentro c'è un altro omino, un omuncolo, che ha un dizionario aperto che ad ogni simbolo in lingua cinese associa un simbolo in lingua inglese e quindi poi sull'output, eh, il simbolo corrispondente in lingua inglese. Quindi, il comportamento esterno di questa scatola sembra che la scatola conosca il cinese e l'inglese, che sappia comprendere il cinese e sappia tradurlo in inglese. La scatola conosce il cinese, conosce anche l'inglese, ma se vediamo dentro il comportamento della scatola, non vediamo nient'altro che un omuncolo che non fa altro che associare simboli senza conoscere il significato dei simboli stessi. Per questo la sintassi non è semantica. L'associazione di simboli, in quanto simboli, è sintassi, ma non ha significato. L'omuncolo non sa nulla del cinese, non sa nulla dell'inglese, non fa altro che associazione di di simboli, quindi lavora a livello sintattico, non entra nel mondo della semantica. Allora, l'intelligenza artificiale lavora nell'ambito sintattico, non entra nell'ambito della semantica, non conosce i significati. Noi, quando ragioniamo, quando parliamo, siamo intelligenze incarnate, no? Viviamo all'interno di un corpo, all'interno di un mondo, e per noi il significato è molto importante. Per una macchina no. La macchina non sa nulla. L'abbiamo visto prima anche nel Large Language Model. La parola "mare" non significa "mare" per lui, e significa una distribuzione statistica dell'uso di quei simboli all'interno di tanti altri simboli.
Altro punto molto fondamentale: la correlazione non è causazione. Correlazione non è causazione. Allora, alle mie spalle, questo grafico cosa rappresenta? Rappresenta la correlazione perfetta tra due curve. La curva nera rappresenta il numero di film in cui compare Nicolas Cage dal 1999 al 2009. La curva rossa rappresenta il numero di persone affogate in piscina in un determinato stato degli Stati Uniti. Queste due curve hanno una perfetta correlazione. Da un punto di vista statistico, correlazioni così perfette sono correlazioni forti. Se io ragiono solo da un punto di vista di dati, potrei dire: "Caspita, qui abbiamo, c'è qualcosa sotto, e i film in cui compare Nicolas Cage portano le persone ad affogare in piscina". Da un punto di vista realistico, noi che viviamo, appunto, in dei corpi, in un mondo reale, dove vivono, dove accadono processi di causa ed effetto, ci rendiamo subito conto che è una baggianata incredibile, cioè che la correlazione di queste due curve, in realtà, è spuria, è una correlazione spuria, non ha, non ha alcun raffronto in processi reali di causa-effetto nel mondo effettivo. Le intelligenze artificiali non ragionano per processi di causa-effetto nel mondo effettivo, ragionano coi dati e ragionano per correlazioni sui dati. Per cui dobbiamo essere sempre noi a dire a un'intelligenza artificiale cosa è vero, cosa è falso del mondo reale. Loro vedono correlazioni di dati e non, e questa per loro è una correlazione molto forte, per noi è una gran stupidata. Correlazione, causazione.
Altro punto, il terzo, secondo me, fondamentale: il rischio non è l'incertezza. Nelle situazioni di rischio, come la roulette, conosciamo in anticipo tutti i possibili risultati, i numeri da 0 a 36, insieme alle conseguenze e le probabilità. Cioè, io quindi posso all'inizio scommettere e fare delle scommesse, e so a priori che il mio spazio di probabilità si muove dai numeri dai 0 a 36. Nelle situazioni di incertezza, invece, non conosciamo a priori in anticipo tutti i possibili risultati e le conseguenze di una mia determinata azione. Nelle situazioni di incertezza, il calcolo è insufficiente. Abbiamo bisogno di discernimento, intuizione e coraggio per prendere decisioni. Sto finendo la scuola superiore, devo decidere che cosa fare dopo. Decidere cosa fare dopo la scuola è è una situazione di rischio. Potete provare a fare tutti i calcoli che volete. A priori, non riuscite a racchiudere quella situazione in un calcolo probabilistico, perché a priori non potete sapere tutte le conseguenze possibili che la decisione...
di andare a studiare filosofia all'Università di Bologna potrà conseguire sul vostro curriculum. Io non lo potevo sapere cosa avrei fatto, no? E quindi possiamo fare l'app che mi aiuta a trovare l'anima gemella. Allora, ho l'app partecipi, dai, magari mi aiuta a trovare la ragazza buona per me.
Allora, l'app ti chiede un po' di dati, dimmi un po' di dati, cosa ti piace? E e comincia a schedarti, no? Ma l'app cosa fa? Farà dei calcoli di approssimazione, di probabilità rispetto come sei te, come può essere un'altra persona X nel suo database, sempre rispetto a dati puntuali. Quindi l'aper lavora in una situazione di rischio dove hai uno spazio matematico chiuso, ma quando tu decidi di sposarti con una persona non è una situazione di rischio, è una situazione di incertezza. Il mondo è complesso. Da quella situazione lì e dalla decisione di sposarti possono nascere si diciamo derivazioni, conseguenze talmente differenti che lo scenario è assolutamente indeterministico. Non abbiamo calcolatori che ci dicano tutte le conseguenze possibili e per questo abbiamo bisogno delle virtù umane, discernimenti, intuizione, intuizione, coraggio. Non ha senso di parlare di coraggio nell'intelligenza artificiale. Notebook LM è coraggioso, cioè fa ridere, no? Notebook è uno strumento, non è coraggioso, non non in realtà non intuisce di cerne nulla, aggrega meglio delle informazioni.
Questo per dirci che non vedo uno scenario veloce di sostituzione dell'essere umano anche nel mercato del lavoro. Sicuramente è uno scenario di cambiamenti, sì, di alcuni lavori che saranno trasformati, sì, ma assolutamente non stiamo parlando di sostituire l'umano in questo momento, nel senso che delle facoltà umane fondamentali che sono quelle delle virtù, che sono quelle delle passioni, del sentimento e dell'intuizione e del ragionamento critico rimangono fondamentali. Anzi, l'avvento di intelligenza artificiale generativa sta rendendo ancora più cruciali le cosiddette competenze trasversali, competenze di ragionamento critico, se erano già cruciali prima se nel mondo del lavoro, adesso lo sono ancora di più, più delle competenze tecniche perché le competenze tecniche avanzano in continuazione e uno se le forma anche lavorando. Invece le competenze trasversali ci devono essere già il famoso primo colloquio del primo lavoro. Dobbiamo averle.
Ehm sto concludendo. Questo è eh l'abstract di un paper che è uscito da poco, era settembre 2025 e il principal investigator Walter Quattrocchi, è un professore dell'Università della Sapienza che ha coniato questo termine che secondo me è molto interessante e lui dice: "Stiamo entrando nell'era dell'epistemia". è una ehm come dire mh traduzione da episteme. Episteme è la conoscenza certa o comunque la conoscenza critica, la conoscenza verificata, no? Se ho una conoscenza di episteme, vuol dire che do un giudizio rispetto al quale ho un controllo di quello che dico. Te lo dico e ti posso giustificare perché te lo dico, perché faccio quell'asserto, questa asserzione. Questa è episteme. L'epistemia è un regime in cui noi deleghiamo l'atto di giudicare la realtà a un large language model. Ma i large language model, ci dice altre quattro ciocchi, simulano il giudizio, non compiono un giudizio sulla realtà, è una simulazione di un giudizio.
Per capirci, vado a riprendere il nostro ehm il nostro eh notebook LM con la Repubblica di Platone e vi faccio vedere un'altra cosa che avevo fatto che è interessante e gli avevo fatto fare l'infografica ehm della partendo dal testo della Repubblica, no? E lui in automatico ti crea l'infografica. Adesso qui la vedete un po' piccolina. Allora, l'infografica che lui crea partendo dalla Repubblica di Platone verte e verte e semplicemente lui prende un concetto fondamentale che è il concetto della città ideale, della città platonica che è la Repubblica, certo, e la comparazione tra la città e il soggetto individuale. In questo fa un bellissimo compitino, ma la Repubblica di Platone è ben altro. dentro ci sono ben altri concetti, cioè questa infografica perde di vista tantissime cose.
Allora, se io dovessi costruire la mia conoscenza sulla Repubblica di Platone basandomi semplicemente sui risultati delle aggregazioni di informazioni che mi dà Notebook LM, avrei una conoscenza molto povera. Questa è l'epistemia perché Notebook LM si basa su dei calcoli probabilistici e aggrega informazioni calcolando, ma non ha una comprensione approfondita, intuitiva e umana di quel testo. Allora, va bene usarlo per avere delle prime intuizioni sul testo, per aggregare un po' meglio i concetti, per cominciare a navigare il testo, ma se voglio veramente approfondire ho bisogno di metterci la mia testa, ho bisogno di leggerlo io stesso. E questo è fondamentale. Lo dico per tutti gli studenti quando andiamo a usare questi strumenti per studiare e e usateli perché sono fantastici e non usate solo questi perché appunto è uno strumento che come ci diceva te te Dennis fa parte della nostra infrastruttura cognitiva insieme a tanti altri e non e non bastano solo questi, non possono sostituirci solo questi e altrimenti entriamo nel regno dell'Epistemia di Walter Pattro Ciocchi, cioè in un regno in cui predomina di fondo la superficialità.
Uno dei grandi rischi del nostro tempo è la superficialità. Siccome siamo bombardati di informazioni, abbiamo tanta entropia informativa, per tenere passo su tutto facciamo leggiamo solo riassunti di ogni cosa, no? e faccio passare tutte le informazioni, i record, i libri tutti su Notebook LM, su un qualsiasi CGPT che mi fa le riassunti e io leggo solo riassunti di tutto. Mi sento un grande esperto perché dico "Ah, quello l'ho letto, quello l'ho letto, quello ho letto, ma in realtà ho letto sempre solo riassunti, non sono mai andato in profondità". Questa è l'epistemia, no? ed è uno dei rischi che coriamo oggi sicuramente. Quindi dobbiamo avere la consapevolezza che su qualcosa dobbiamo andare in profondità, su qualcosa dobbiamo comprare dei libri di carta e andarli a leggere e oppure anche a comprare ebook, ma leggere sottolineare. Questo è un atto fondamentale che ehm diciamo la tecnologia non sostituisce, non sostituisce, completa ma non sostituisce.
Eh, su rischio e incertezza c'è questo bellissimo libro di Gerde Ging di Gero psicologo cognitivo e del Max Planck Institute in Germania, perché intelligenza umana abbatte ancora gli algoritmi. molto bello, ve lo suggerisco se volete approfondire il tema differenza tra rischio e incertezza e e io direi basta perché poi avrei altre citazioni, ma poi non mi fermo più, sono già le 4:00 e secondo me ci sta se cominciamo un po' a chiacchierare. Spero che ci siano domande, ci sia qualche suggerimento, si sia stimolato qualcosa.