Transcription
Siamo nel 1855. Rende, dice, un sobborgo di Bonn, in aperta campagna. Siamo in uno strano edificio a due piani, isolato, lontano dalla città. Nel vasto giardino centrale ci sono alcune persone scarne, attonite, che passeggiano accompagnate da infermieri. Siamo in una casa di cura per malati mentali. Per i corridoi del manicomio, di sottofondo alle urla dei degenti, risuona la melodia lieve di un pianoforte. Gli infermieri ne rimangono sempre stupiti. La musica viene dall'ultima stanza, all'estremità nord-ovest del primo piano.
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A suonare un paziente che passa i suoi ultimi giorni sfogliando un atlante geografico e trascrive ogni singolo nome di città, di fiume, di montagna, in ordine alfabetico. Forse nel disperato tentativo di ridare ordine alla propria vita. La musica misteriosa del pianoforte si diffonde per i corridoi. I malati si fermano, come stregati, in ascolto. E gli infermieri si domandano tra loro: "Chi è che suona e come è finito a Endenich?".
"L'uomo si chiamava Robert Schumann, uno dei più grandi compositori dell'Ottocento, e la sua è una storia molto triste, come al solito."
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Schumann e manicomio. Suona la sua ultima opera. Lui la chiama "Da-Sehn-Variazionen", le variazioni sul tema degli spiriti. Le ha scritte l'anno prima, nella tranquillità della sua casa a Düsseldorf, con i figli e sua moglie Clara, che nel suo diario ci racconta la follia del marito. Robert si alza dal letto in piena notte e si mette a suonare il pianoforte. "È un meraviglioso tema in Mi bemolle maggiore", dice, "che gli spiriti gliel'hanno dettato, sussurrandogli all'orecchio". È un tema semplice, sognante, tipicamente schumaniano nel suo essere intimo e poetico. Su questo tema Schumann scriverà cinque variazioni nei giorni seguenti. E gli confessa alla moglie di aver parlato con lo spirito di Schubert, morto nel '28. Afferma di essere attorniato da angeli che improvvisamente si trasformano e diventano quelli che lui chiama "gli uomini rossi", i demoni. Diventano tigri, belve feroci, iene, che lo scherniscono con il loro verso dagli angoli bui della sua mente.
Ma non è questo, lo dico, il problema di coppia della famiglia Schumann. Robert lavorava a Düsseldorf come direttore di una grande orchestra, ma la sua malattia non gli permette di lavorare agevolmente. Frequenti amnesie, a volte non sembra in sé. Il compositore esce umiliato dal suo ultimo concerto il 27 ottobre. E qualche giorno dopo si presenta a casa sua il comitato esecutivo della Musikverein. Schumann è stato licenziato. La notizia fa il giro di Germania e Austria. Sarebbe stato davvero difficile per Robert trovare un altro posto. A quel punto Schumann è distrutto. Con quell'orchestra aveva eseguito la prima della sua più grande sinfonia, la numero 3, la "Renana", sinfonia ispirata al fiume Reno, che da sempre occupava le fantasie di Robert, sin da quando a 19 anni annota nel suo diario: "Ho sognato di annegare". La Renana si apre gioiosa, fastosa. Il compositore si era appena trasferito a Düsseldorf con la moglie e i figli, una nuova città, un nuovo lavoro, la stima di tutta l'élite culturale di Düsseldorf. Il tema principale, più pace, esplode nello splendore dell'intera orchestra. Ma quei giorni felici erano finiti. Troppa acqua era passata sotto al Rhein.
Una mattina, qualche tempo dopo il suo licenziamento, Schumann esce di casa molto presto e si dirige a passi lenti verso il fiume. Parla con alcuni barcaioli, farfuglia qualcosa sul "sacro padre Reno". Si sporge dal parapetto e fissa l'acqua vorticosa e profonda. Con il piede si sfila lentamente una scarpa, mentre i ricordi affollano la sua mente, come nelle sue "Kinderszenen", le scene dell'infanzia.
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Si rivede bambino, immerso tra i libri del negozio di suo padre, il libraio di un piccolo paesino sassone. Schumann si immerge nella letteratura romantica e sarà per lui continua fonte d'ispirazione. Scopre Byron e si innamora di Jean Paul Richter. Il giovane Robert avrebbe tanto voluto diventare un grande pianista. Studiò furiosamente per tre anni con l'inflessibile maestro Wieck. Studiava ore e ore ogni giorno. Studiava così tanto che finì per distruggersi le dita. Nell'Ottocento erano molto diffusi strumenti per allenare le mani dei pianisti. Il "Gattile" o il "Mano-guida" erano fatti di piccole pulegge, di corde da legare alle dita. E Schumann, nella sua foga, si era costruito da solo uno di questi strumenti, che gli andrà a causare un danno irreparabile alle mani. Così sfumò la sua carriera di virtuoso. La medicina dell'Ottocento aveva conoscenze molto limitate. Ma a casa del maestro Wieck, Schumann ci andava anche per un altro motivo. Questo motivo aveva 14 anni e si chiamava Clara. Era la figlia del maestro, che diventerà la più grande pianista virtuosa dell'Ottocento. Lei ha solo 16 anni quando Schumann le scrive queste parole: "Mia amata Clara, domani alle 11 di sera precise suonerò l'Adagio delle Variazioni di Schumann e penserò a te molto intensamente. Vorrei pregare di fare la medesima cosa, affinché potessimo ricongiungerci, perlomeno nello spirito". I due si sposeranno nel 1840. Dello stesso anno, il ciclo liederistico "L'amore del poeta", su testi di Heinrich Heine, che inizia proprio con una dichiarazione d'amore.
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Tutte queste immagini gli scorrevano davanti agli occhi: l'amore per Clara, lo studio del pianoforte, i libri del padre, e come in un Lied del suo maestro Schubert, il cui fantasma lo perseguitava. Schumann si gettò nell'acqua del fiume, scomparendo tra i flutti vorticosi. Venne salvato da alcuni barcaioli. E a quel punto il ricovero diventa d'obbligo. "È in questo modo che l'uomo è finito qui a Endenich", si raccontavano tra loro gli infermieri, e qui morirà qualche anno dopo il suo ricovero, nel 1856, da solo, con i suoi fantasmi.
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Vi segnalo che il 30 di luglio terrà una piccola conferenza introduttiva a Suvereto, in occasione di un concerto su Schumann e Brahms. Trovate tutte le info in descrizione. Vi ricordo la mia pagina Ko-fi, se volete supportarmi. La mia pagina Patreon. Vi segnalo anche la mia pagina TikTok, se vi può interessare, che sta andando davvero forte ultimamente. Vi prometto che nel mio prossimo video non parlerò di storie tragiche di suicidi. Scherzo. Vi saluto alla prossima. Buon estate. Ciao ciao.
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