Transcription
Allora leggiamo adesso il 90o sonetto, componimento del "Rerum vulgarium fragmenta". Anche questo, uno dei più famosi della del Canzoniere, della lirica italiana in generale. È il sonetto che, in qualche modo, fissa nella nella memoria l'immagine di Laura.
"Erano i capei d'oro a Laura sparsi, che mille dolci nodi li avolgea, e il vago lume oltre a misura ardea di quei begli occhi, ch'or son sì scarsi; e il viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea; i che l'esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi!"
"Non era l'andar suo cosa mortale, ma d'angelica forma; e le parole altro che pur voce umana: uno spirito celeste, un vivo sole fu quel ch'i' vidi; e se non fosse mortale, piaga per allentar d'arco non sana."
Allora, guardiamo la prima quartina per la parafrasi. "Erano i capelli d'oro a Laura sparsi". I capelli d'oro erano sparsi all'aria, che li avvolgeva in mille dolci nodi. Quindi, i capelli d'oro, capelli biondi, e erano sparsi all'aria, al vento. Quindi, subito l'immagine evidente, no? Abbastanza rappresentativa dei capelli al vento che si muovono, che il vento. Laura li avvolgeva in dolci nodi. Quindi, mille dolci riccioli. Ci sono un sacco di figure retoriche. Anzitutto, vabbè, l'immagine metaforica del "capei d'oro", no? Quindi gialli, biondi come l'oro. Poi il "segnal". Il "segnal", quindi quel quell'elemento che serve a nascondere il vero nome della donna amata, no? Tipico della tradizione cortese, evidente, espresso in maniera evidente in Laura. Sapete che il nome della donna amata da Petrarca è Laura. "Erano i capelli d'oro a Laura sparsi" è un riferimento nascosto al nome della donna. Tra l'altro, nei manoscritti antichi non esisteva la trascrizione dell'apostrofo, quindi era ancora più evidente che "Laura" inteso il vento e "Laura" il nome fosse un segnal. Ok. "Mille dolci nodi" è un'iperbole. Mille dolci nodi sono mille riccioli, no? Li avvolgeva. Anche "nodi" è una metafora per indicare il ricciolo.
Quindi, "Erano i capei d'oro a Laura sparsi, che mille dolci nodi li avvolgeva, e il vago lume oltremisura ardea di quei begli occhi, che or ne sono così scarsi". Quindi, "vago", tipica, come "dolci", tipiche parole arcaiche, che sono parole estremamente poetiche, belle, sonore, musicali. E il "vago" vuol dire il bel lume, quindi la bella luce di quegli occhi che ardeva oltre ogni misura e che ora ne sono così scarsi. Di cosa? Di quella luce. Quindi, erano i capelli biondi sparsi all'aria, che li al al vento, che li avvolgeva in mille dolci nodi, e ardeva oltre ogni misura la luce mobile, "vago lume", e di quei begli occhi che ora ne sono così privi. Come vi dice la nota, no? Ora ne sono così privi. Perché adesso sono privi? Sono privi. C'è uno scarto temporale tra il ricordo, si capisce subito che Petrarca ha di Laura, e un momento presente in cui evidentemente adesso Laura non è più com'era prima. Quindi, subito si ha una grandissima novità che differenzia Petrarca dagli altri autori dello stilnovismo, della lirica siciliana. Molto di più il fatto che la donna sia sottoposta al tempo. Al tempo, cioè il tempo deve aver cambiato i connotati di questa donna. Prima i suoi occhi erano luminosi, belli, vaghi, adesso non lo sono più. Ne sono scarsi di questa luce. La donna è invecchiata, è malata, non si sa. In qualsiasi caso, c'è un prima e c'è un dopo.
"E il viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea; i che l'esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di subito arsi!" E il suo viso, e mi parea, quindi mi sembrava, mi pareva farsi di pietosi colori, quindi mi sembrava vivere di pietà, animarsi di pietà. Non so se per davvero o per mia illusione. Non so se è vero o falso. E io che [Musica] e avevo, avea l'esca amorosa al petto. L'esca, che cos'è? L'esca si utilizza ancora ora, ancora oggi, come nome per ehm quando si deve fare, si deve accendere un fuoco, no? Si utilizza l'esca, no? Innescare il fuoco. L'esca è quello che serve a dare inizio alla fiamma. Come si chiamano quelli aggeggini che vendono per fare il barbecue, che vengono lanciati a volte nella nella brace? Eh, la diavolina è un'esca, ok? Serve a innescare il fuoco. Quindi, cosa vuole dire? E io che nel petto avevo l'esca amorosa, quindi ero già pronto a innamorarmi, ero già pronto, dentro di me avevo qualcosa che era pronta a farsi incendiare. Che meraviglia se se di subito arsi? Di cosa c'è da stupire se subito, di fronte a queste qualità, ai capelli, di fronte a questi al ai colori del viso, se immediatamente arsi d'amore?
Ok, quindi nelle prime due quartine c'è una descrizione tradizionale della donna bionda con i capelli al vento, eh, che avanza, come dirà dopo. Quindi, le descrizioni del genere le abbiamo già viste con i poeti dello stilnovismo, con i poeti della lirica siciliana. E c'è subito un riferimento all'io lirico, che invece non è così presente nei poeti precedenti, come abbiamo già visto analizzando altre poesie. E cambia soprattutto il fatto che la donna è vista nel ricordo, di di questa immagine, non come ora, come il poeta se la ricordava nel momento in cui è stato abbagliato dall'Laura, dalla sua vista.
"Non era l'andar suo cosa mortale, ma d'angelica forma". Qui siamo nello stilnovismo puro, sembrerebbe. Il suo andare, il suo procedere, camminare, non era una cosa mortale, ma di forma angelica, quindi di spirito angelico. Sembra la donna angelo degli stilnovisti, no? Anche non solo il fatto che sia angelo, ma se vi ricordate le poesie di Cavalcanti, di Guinizzelli, che è questa che vi ho nominato, la mira, l'incedere, cioè il fatto che la donna mentre cammina tutti la guardano stupefatta perché li fa sentire bene, li sembra salvare il loro animo, no? La donna angelo.
"E le parole altro che pur voce umana". Quindi, e le parole risuonavano diversamente da quelle di una semplice voce umana, avevano un timbro diverso le sue parole. "Uno spirito celeste, un vivo sole fu quel ch'i' vidi". Uno spirito divino, celeste, un sole vivo fu quello che io vidi. "E se non fosse mortale, piaga per allentar d'arco non sana". E se anche non fosse più così, ora in questo momento, la piaga, quindi la ferita, non guarisce, non sana, non guarisce solo perché l'arco si è allentato, solo per l'allentamento in cui Petrarca ha visto Laura. Anche se è passato del tempo e in questo tempo la sua forma è cambiata, nonostante questo la tensione dell'arco non si è allentata e quindi è ancora forte quel ricordo di Laura, ancora sente del sentimento nei suoi confronti, no?
Quindi, chiaramente una poesia d'amore in cui, rispetto alle altre, più presente il personaggio di Laura, ma ancora una volta, rispetto alle altre, no, in cui il protagonista era sempre l'io lirico, le sue passioni, i suoi sentimenti. Però anche qui è presente lui con ciò che sente nei confronti di Laura. E poi c'è questo scarto della memoria, che è un'altra delle tematiche fondamentali di tutto il Canzoniere, no? Il ricordo che riguarda non solo Laura, ma riguarda il Petrarca stesso. Se vi ricordate il primo sonetto, quello premiale, "Voi che ascoltate in rime sparse il suono", diceva di essere una persona in parte diversa da quel che ora era. Quindi, anche Petrarca stesso vive in due momenti diversi dei suoi ricordi, momenti in cui ricorda come personaggio e narratore, e i personaggi, e il momento in cui sta scrivendo, in cui ha raggiunto una determinata maturità, eccetera.
Cosa ci sta dicendo, quindi? Che anche il Petrarca che ha raggiunto una determinata maturità, grandezza, maggior spessore, comunque continua a essere attratto e a sentire forte l'amore nei confronti di Laura. Ok.