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Ave legionari, in questo video molto interessante vedremo poteri, funzioni, regole di comportamento dei consoli nell'età romana, specialmente repubblicana. Cioè, faremo un viaggio molto intenso. Questa sarà una lezione di storia romana molto ben fatta. Faremo un viaggio in una figura fondamentale dell'ordinamento dello stato romano e scopriremo la genialità romana nel creare questo tipo di magistrature e nell'organizzare il potere.
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E adesso cominciamo a scoprire e a fare un viaggio molto affascinante nella figura del console romano.
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Allora, la prima cosa che dobbiamo capire è il punto di partenza, è proprio la creazione, la nascita del console romano. La nascita del console romano avviene quando tramonta la monarchia, il periodo della monarchia romana, e comincia la Repubblica. E lì, in quel passaggio, che nascono ufficialmente i consoli. In realtà, noi non abbiamo una grande quantità di fonti, ci sono cose che non sappiamo, ci sono più alternative e teorie sulla nascita dei consoli, quindi non abbiamo delle informazioni, diciamo, granitiche.
Allora, in questa sede, io vi spiego le due ipotesi più accreditate. La prima è quella di De Sanctis. De Sanctis spiega e racconta la nascita dei consoli in questo modo: lui vede il re romano e individua tre magistrati che probabilmente corrispondevano alle tre tribù che hanno fondato Roma, che nel corso del tempo hanno assunto su di loro la maggior parte dei poteri, della giurisdizione, dei compiti. Cioè, mano mano il re diventava sempre meno importante e questi tre magistrati supremi erano invece, al contrario, sempre più fondamentali per la vita cittadina.
Allora, secondo De Sanctis, quando poi c'è la cacciata di Tarquinio il Superbo, quindi finisce la monarchia e viene inaugurata la Repubblica, abbiamo questi tre magistrati che prendono il controllo della situazione, cioè il controllo dello stato romano. In particolare, ce ne sono due più importanti, che sono quelli che hanno il potere militare anche fuori dalla città di Roma, e il terzo invece mantiene giurisdizione e reattività all'interno di Roma, quindi è un po' meno importante, no? È solo per questioni di organizzazione civile, mentre i due che hanno il potere militare sono poi i veri consoli. Ecco, questa è la spiegazione secondo De Sanctis della nascita dei due consoli.
Esiste una critica a questa ipotesi, cioè non abbiamo delle fonti precise o delle conferme palesi di questa teoria dalle fonti del tempo, quindi non abbiamo delle tracce precise. È più un'interpretazione di De Sanctis. De Sanctis è certamente un'autorità, però dobbiamo ammettere che la sua ipotesi ha questo limite.
Invece, la seconda teoria, la teoria di Beloch. Questa seconda teoria sulla nascita dei consoli romani spiega e funziona in questo modo: secondo Beloch, c'era ovviamente il re. Quando il re è tramontato, sarebbe stato sostituito da un dittatore, cioè un magistrato supremo che aveva la carica di un solo anno, e quindi abbiamo una carica limitata nel tempo. E questo dittatore avrebbe avuto come secondo, come dice, come accompagnatore, il magister equitum, cioè il capo della cavalleria, cioè sostanzialmente il principale generale militare. Poi, con il tempo, queste due figure, quindi il dittatore e il suo magister equitum, sarebbero state equiparate, avrebbero raggiunto lo stesso livello di potere, ed ecco che sono nati due consoli a capo dello stato romano. Questa è la teoria di Beloch.
Un'altra critica a questa teoria è che alcuni obiettano: difficile, non si capisce come e in che modo il secondo abbia a un certo punto ottenuto lo stesso potere del primo, cioè trovano questa spiegazione un po' difficile da accettare. Bisogna dire che in realtà non abbiamo una spiegazione ufficiale. Queste sono le due principali teorie degli studiosi che più si sono dedicati alla nascita della figura del console.
A questo punto, noi, nonostante la nascita dei consoli sia un argomento su cui ci sono ipotesi ma non abbiamo certezze, sappiamo invece che fin da subito c'è stata una lotta, una lotta di classe tra i patrizi, quindi le personalità più ricche, gli aristocratici, e i plebei, cioè quelli che svolgevano i lavori più umili, la parte principale della popolazione. Cosa significa? Inizialmente, i due consoli erano esclusivamente dei patrizi, quindi venivano scelti solamente tra la parte aristocratica e più ricca della popolazione.
Poi, noi sappiamo che nel 494 avanti Cristo, i plebei, che non venivano riconosciuti i loro diritti, non avevano, non erano rappresentati dalle leggi, a un certo punto si ribellano. C'è la famosa secessione dell'Aventino, cioè i plebei si ritirano simbolicamente sul colle Aventino, provocano una crisi di stato, una crisi sociale, una ribellione, e questo a un certo punto costringe la società romana a fare un accordo con questi plebei. E quindi ci sono tante conseguenze derivanti da questa ribellione. Una, per esempio, è l'istituzione della Legge delle Dodici Tavole, delle leggi scritte, dove si cominciava a garantire per i plebei alcune esigenze fondamentali. Per esempio, è in questo momento che nasce il tribuno della plebe, cioè un magistrato che ha il compito di proteggere gli interessi dei plebei e che può bloccare le leggi degli aristocratici se queste stanno danneggiando la parte più povera della popolazione.
Ecco, un'altra conseguenza di questa ribellione sarebbe stata la creazione di alcuni tribuni militari che avevano lo stesso potere dei consoli, però potevano essere anche plebei. E questo è un metodo con cui i plebei sostanzialmente rivendicavano i loro diritti e conquistavano un posto a livello, al massimo livello dello stato romano. Anche qui, non abbiamo delle informazioni precise, cioè non sappiamo bene come si siano svolte le cose. Probabilmente c'è stato uno scontro tra i plebei che continuavano a eleggere questi tribuni militari che erano plebei ma avevano gli stessi poteri dei consoli, e invece gli aristocratici che continuavano a eleggere i consoli solamente tra i patrizi e quindi non volevano concedere spazi a questi tribuni. E quindi la lotta era tra la nomina dei consoli solamente aristocratici patrizi e la nomina di questi tribuni. E se andiamo a vedere alcune fonti un po' rarefatte, ma ci sono, sembra che nel tempo si eleggessero sempre più i tribuni, quindi i plebei col tempo probabilmente hanno avuto la meglio.
Insomma, non sappiamo esattamente come sia andata a finire. Sappiamo però che nel 366 avanti Cristo viene ripristinato il consolato e grazie a una legge, le Leggi Licinie-Sestie, uno dei due consoli è assolutamente un plebeo, cioè viene sdoganata l'idea e anche il principio giuridico per cui uno dei due consoli può essere un plebeo.
E adesso, dopo aver visto quali sono le principali teorie sulla nascita dei consoli e aver parlato dello scontro tra patrizi e plebei, siamo arrivati a un momento in cui il console, anzi, i consoli sono una figura piuttosto stabile, piuttosto formata nella società, nella politica romana. Quindi ci chiediamo a questo punto: come si diventava consoli?
Innanzitutto, c'erano dei requisiti fondamentali da possedere. Primo requisito in assoluto: bisognava essere cittadini romani, e su questo non c'è nessun dubbio. Poi c'è un secondo requisito, che è quello dell'età. Bisognava avere un'età minima per poter concorrere al consolato. In realtà, l'età minima non è scritta in maniera chiara, cioè non abbiamo una legge assoluta scritta sulla pietra in cui ci dice l'età minima. E questa, in realtà, c'era più che altro una legge che stabiliva alcuni tempi per accedere alle magistrature. Cioè, nel 180 viene fatta una legge che dice: bisogna impiegare prima dieci anni di servizio militare per poi poter ricoprire una magistratura, e tra una magistratura e l'altra devono passare almeno due anni.
Grazie a questa legge, che era un po' l'usanza in vigore, possiamo calcolare l'età minima durante il vario periodo repubblicano. Per esempio, l'età minima nel primo periodo repubblicano era di 34 anni, almeno 34 anni per potersi candidare ad essere un console. Poi questa età è stata alzata da Silla, in quanto aveva fatto delle pesanti riforme in senso aristocratico, e quindi diventa di 43 anni, quindi un'età relativamente alta. E poi viene portata da Augusto a 33 anni. Quindi, diciamo che nel corso di tutta la storia romana, almeno 33 anni erano il requisito di età fondamentale per potersi candidare ad essere console.
Un altro requisito, oltre alla cittadinanza e a questa età minima, era ovviamente anche il percorso politico, quello che i romani chiamavano *cursus honorum*. Non potevi candidarti ovviamente a diventare console così come prima candidatura. Dovevi prima fare un percorso in cui venivi eletto nelle magistrature inferiori e mano a mano ci arrivavi. Allora, un passo importante era partire dal tribunato militare, in cui ti occupavi alcune cose relative alla legione romana, no? Quindi avevi dei piccoli incarichi. Poi c'erano importanti, c'era una carica che era quella di edile, che si occupava della gestione della città, delle strade, nell'organizzazione dei giochi. Ecco, l'edile era un passaggio fondamentale. Molto spesso, nella tradizione politica romana, candidarsi all'edilità era un metodo anche per dichiarare la propria intenzione di diventare poi console, no? Quindi è un passo importante, un passo significativo.
Dopo essere stato un edile, dovevi almeno diventare un pretore, cioè un magistrato che si occupava di amministrare la giustizia, di interpretare le leggi. E dopo che eri stato perlomeno un pretore, allora potevi arrivare a candidarti al consolato. Quindi, un altro requisito fondamentale era quello di fare un percorso politico, fare un percorso attraverso diverse magistrature e diversi gradini e diventare a un certo punto maturo a livello politico e a livello legale amministrativo per candidarti al consolato.
A questo punto, si svolgevano le elezioni. Bisognava eleggere un nuovo console, anzi, i due nuovi consoli. Come funzionava allora? Per la maggior parte della storia romana, soprattutto repubblicana, anche fino a Tiberio, all'imperatore Tiberio, quindi per la gran parte del periodo repubblicano, l'assemblea fondamentale erano i Comizi Centuriati. Si trattava di una assemblea politica, un'assemblea per emanare le leggi e ovviamente per nominare i magistrati, che aveva il compito di eleggere i nuovi consoli.
I Comizi Centuriati, una cosa importante: i Comizi Centuriati erano praticamente organizzati con delle unità, chiamiamole delle unità di misura, diciamo che erano le centurie. Non ne corrispondevano a 100 uomini, questo è un retaggio, diciamo, militare, no? Prendete come punto di riferimento che l'unità di misura si chiamava centuria, e queste centurie, attenzione, centurano 193 in totale, erano organizzate in base al censo. Se tu avevi una classe di censo piuttosto bassa, appartenevi a una determinata centuria. Se avevi invece una classe di censo più elevata, avevi un'altra centuria.
Allora, qual è la cosa importante? È che tante persone che avevano pochi soldi, avevano un censo basso, per esempio, appartenevano a una sola centuria e quindi tante persone esprimevano un solo voto. Meno persone, ma molto più ricche, per esempio, rappresentavano 93 centurie e quindi 93 voti. Questo significa che il sistema delle centurie, nonostante tutti potessero votare, alla fine il voto che contava veramente era quello dei ricchi, degli aristocratici. Quindi, questo l'ho voluto spiegare per farvi capire la natura dei Comizi Centuriati e anche la natura di come venivano eletti i consoli.
Alla fine, i consoli venivano eletti dall'aristocrazia. I Comizi Centuriati si occupavano di esprimere il loro voto, e l'assemblea era presieduta da uno dei due consoli uscenti. Una volta, quindi, che questi Comizi Centuriati si erano espressi, allora i consoli erano stati nominati, sono stati eletti, cioè c'era il cosiddetto, la cosiddetta figura del console *signatus*, il console neo eletto. E una volta che il console era appena stato eletto, aveva già comunque dei privilegi, diciamo, un flusso, no, a livello legale, e ovviamente veniva proclamato davanti a tutta l'assemblea come ufficialmente il nuovo console, proprio con una cerimonia, una piccola cerimonia ufficiale di fronte ai votanti.
A questo punto, il console che era stato appena nominato doveva fare un procedimento, un processo di insediamento, ed è molto importante perché il questo rituale di insediamento del console è pieno di passi, di momenti e di gesti che hanno un profondo significato sia religioso sia legale.
Allora, innanzitutto, il console appena eletto, cosa faceva? Doveva chiedere gli auspici, cioè doveva chiedere se la sua elezione era gradita o meno agli dei dei romani. E la religione romana era una religione molto profonda, ma anche molto pratica. C'erano dei rituali per cui i sacerdoti, con l'aiuto dei sacerdoti, si poneva una domanda agli dei alla quale gli dei dovevano rispondere sì o no, cioè in maniera molto piatta e precisa. Quindi, questo neo console faceva questi auspici, chiedeva agli dei se otteneva il sì, cioè se questi segnali che venivano dal cielo erano interpretati come positivi, significava che gli dei erano d'accordo, davano, chiamiamola, la loro benedizione, il loro benestare, e quindi il processo poteva di insediamento poteva andare avanti.
A questo punto, i consoli, cosa fanno? Camminavano verso il Campidoglio. I consoli, quando camminavano, però, non camminavano così normalmente per la strada, ma erano preceduti da 12 littori. Vittori, cosa sarebbero? Sarebbero sostanzialmente, chiamiamo, delle guardie del corpo. 12 littori avevano il compito di proteggere la persona del console, dovevano fargli strada allargando la folla, dovevano proteggerlo da dei disperati, dovevano proprio garantire la sua incolumità, quindi era una delle guardie del corpo a tutti gli effetti.
Ma non solo proteggevano il console, non è solamente questo. I littori facevano anche un'altra cosa: erano anche degli esecutori. Cosa significa? Che il console aveva il potere di punire, addirittura fino alla morte, i cittadini romani. Se il console dava il comando di punire un cittadino romano o anche gli dava una condanna a morte, allora i littori portavano con loro i cosiddetti fasci littori, cioè dei fasci di circa una trentina di verghe che loro prendevano e con quella verga picchiavano il condannato, quindi eseguivano una sentenza. Addirittura, c'era vicino a questo fascio un'ascia, perché teoricamente parlando, sia la condanna era a morte, il littore prendeva l'ascia e in qualità di boia eseguiva la condanna a morte, la pena capitale.
Quindi, capite che i littori non erano solamente guardie del corpo del console, erano anche degli esecutori degli ordini del console, e tra l'altro, ordini di punizione e addirittura di morte. E questo era un tratto molto distintivo della carica e della funzione di un console.
Arrivato a questo momento, è giunto in Campidoglio, il console si sedeva per la prima volta sulla sella curulis. Era una sella, era praticamente una sedia che rappresentava il potere del console, derivava direttamente dalla tradizione etrusca, e quindi era un altro simbolo importante del nuovo console. Dopodiché, il console sacrificava dei tori bianchi al dio Giove, al dio più importante per i romani, e quindi nuovamente si ringraziava gli dei che lo avrebbero dovuto accompagnare nella sua carica. E poi si recava in Senato, dove teneva una concione. A concione, cosa sarebbe? La concione sarebbe un discorso anche abbastanza ampolloso, diciamo, abbastanza ricco, fornito, in cui si presentava, ringraziava per le elezioni, e poi molto spesso, durante la prima concione, il console spiegava anche quelle che sarebbero state le sue linee politiche, le sue intenzioni, come voleva gestire il suo consolato. Quindi, un discorso di apertura che, per fare un paragone, è simile al primo discorso del nuovo Presidente del Consiglio o il primo discorso del nuovo Presidente della Repubblica. Questo per darvi un paragone moderno.
Dopodiché, passati al massimo cinque giorni dall'elezione, c'era un ultimo atto. Il console doveva andare nel tempio di Castore, alla presenza di un pretore, che era un magistrato che amministrava la giustizia, e doveva giurare sulle leggi romane. Fatto questo ultimo passaggio, il console era ufficialmente un console romano nel pieno dei suoi poteri.
E adesso dobbiamo capire, dobbiamo scoprire alla fine quali sono i poteri dei consoli. Cioè, una volta eletti, una volta che abbiamo fatto questo lungo viaggio per capire come si arriva ad essere un console, quali erano i poteri dei consoli?
Allora, il potere del console, il potere del console non è scritto in maniera chiara. Cioè, noi non abbiamo una costituzione, delle leggi, uno scritto, un editto. Noi non abbiamo un elenco preciso dei poteri del console. In realtà, l'approccio è diverso. Cioè, il console rappresenta, in realtà, è il massimo e supremo magistrato del popolo romano, che rappresenta il popolo romano. Quindi, può intervenire quando vuole, come vuole, in tutti gli aspetti dello stato, della Repubblica romana. Può intervenire è come un battitore libero, cioè può andare in ogni aspetto, può intervenire in ogni momento con un'autorità suprema. Qui non è che ha delle competenze specifiche, può intervenire dove vuole.
È importante, il console può intervenire e ha maggiore potere rispetto ai magistrati inferiori a lui. Ha più potere rispetto al pretore, che amministrava le leggi. Ha più potere rispetto al questore, che si occupava dell'aspetto delle tasse, delle multe, l'aspetto economico. Ha più potere anche degli edili, che abbiamo citato prima, che doveva organizzare la manutenzione delle strade, della città. L'unico magistrato su cui non ha potere era il tribuno della plebe, il tribuno della plebe che rappresenta la plebe, la parte più debole della popolazione. Invece, non è sottoposto all'autorità del console, anzi, ha il diritto di veto su quello che il console esprime.
Nonostante questo, ci rendiamo conto che il console ha un grandissimo potere su tante magistrature. C'è da dire che nel corso del tempo, poi, ognuna di queste magistrature minori assume su di sé dei ruoli, e quindi il console ha un potere che nel corso del tempo viene un po' diminuito, ma rimane comunque un magistrato che ha un campo d'azione potentissimo e molto aperto.
Un altro aspetto in cui il console è fondamentale sono, per esempio, le assemblee. Il console può convocare un'assemblea cittadina, presiedere l'assemblea, dare diritto di parola, che era molto importante perché poteva favorire la sua fazione politica, quindi aveva un'importanza non secondaria. Poteva proporre delle leggi, quindi era, diciamo, quasi l'arbitro della situazione. Poteva in ogni momento emettere dei divieti, degli editti, degli avvisi a sua personale iniziativa, quindi aveva una forza preponderante anche sui cittadini. Poteva comminare delle multe o delle punizioni ai cittadini, chiaramente sempre nell'ambito delle leggi romane, però aveva questa autorità.
E poi, i consoli in epoca repubblicana hanno una cosa fondamentale: il potere militare in caso di guerra. Cioè, i consoli hanno il potere sulle legioni e quindi prendono delle decisioni militari di assoluta importanza.
A questo punto, dobbiamo renderci conto, l'abbiamo visto, no? Cioè, i consoli avevano un potere enorme. Però questo potere, proprio perché i romani non volevano che questo potere potesse degenerare in tirannide o, diciamo, in un potere scollegato dallo stato, il potere dei consoli aveva dei limiti.
Il primo limite è semplicemente il limite temporale dell'annualità. Erano in carica per un anno, e quindi già il fatto che questi consoli avessero solamente un anno di carica limitava la loro azione. Ovviamente, bisogna dire che un console che fosse rimasto in carica per più di un anno era visto molto male. Poteva capitare, ed è anche successo, solo in casi di guerra, di conflitto, in cui non c'era tempo per nuove elezioni, e quindi si prolungava di poco o in via straordinaria il suo potere. Ma normalmente, il limite di un anno era un limite fondamentale che non si voleva modificare per nessun motivo.
Il secondo limite, invece, al potere dei consoli è dato dalla collegialità. Cosa vuol dire? La collegialità è un concetto giuridico romano per cui i due consoli avevano lo stesso potere al 50% ognuno. Dei due consoli poteva però agire con la pienezza dei poteri senza dover consultare l'altro, ma nel momento in cui l'altro si opponeva, poneva il veto su una sua misura, ecco che tendenzialmente vinceva il veto, aveva più peso il no. Questo era un elemento fondamentale, un concetto fondamentale dei romani per evitare delle derive autoritarie, no, o da tiranno. Quindi, la collegialità era fondamentale.
Come si organizzavano allora? Diciamo che ci sono diverse situazioni. Poteva capitare che i due consoli fossero perfettamente d'accordo l'uno con l'altro e quindi decidessero di fare un'azione insieme, che accadeva spesso, erano le azioni di ordinaria amministrazione, quindi una formula che si chiamava *cooperatio*, cooperazione, quindi due consoli insieme facevano un atto di qualsiasi tipo. Oppure potevano i due consoli decidere che uno di loro avrebbe fatto un atto, quindi entrambi decidevano che sarebbe stato uno dei due, in maniera pacifica, a svolgere un compito, una funzione.
Poi, in realtà, però, a parte questi, questa grande collaborazione, era poi necessario che i consoli potessero agire individualmente senza tutte le volte consultarsi con l'altro. Allora dovevano organizzarsi, dovevano organizzare il loro lavoro. E quindi come facevano? C'erano due approcci fondamentali. Il primo era il turno. Cioè, i consoli avevano una carica a turno per quanto riguarda prevalentemente le operazioni civili e cittadine e anche di amministrazione della giustizia. Quindi, tutto quello che riguardava la cittadinanza, si utilizzava prevalentemente un turno di un mese, cominciando dal collega più anziano, e quindi in questo modo, alternandosi evidentemente, riuscivano ad organizzarsi. Mentre invece, dal punto di vista militare, si utilizzava spesso un turno che poteva essere anche di un giorno, cioè i consoli a giorni alterni comandavano sul campo di battaglia e prendevano l'ultima decisione.
Un altro approccio era quello di usare la sorte. Si estraeva una sorte, quello dei due consoli che doveva agire per questioni religiose, quando bisognava presiedere le assemblee, o quando bisognava nominare un dittatore, cioè un magistrato che aveva un potere ancora superiore ai consoli, ma era sostanzialmente utilizzato in momenti di gravissima crisi. Approfondiremo questa figura in un altro video. Quindi, con un misto di turno e di sorte, i consoli organizzavano e gestivano i reciproci poteri.
Cosa capitava nel momento in cui un console era completamente in disaccordo con l'altro? Allora, tecnicamente parlando, un console non poteva annullare direttamente il provvedimento di un altro console. Questo perché avevano lo stesso potere, quindi non poteva andargli contro direttamente. Doveva utilizzare un altro meccanismo. Un console faceva, emetteva un provvedimento, ci voleva un cittadino romano disposto ad appellarsi contro questo provvedimento, di contro il provvedimento del console, e allora il secondo console poteva cassare, quindi poteva annullare il provvedimento già fatto dal primo. Questo ovviamente non è un arzigogolo politico legale, è molto importante perché se i due consoli si potevano annullare l'uno con l'altro, potevano anche bloccarsi in maniera irrimediabile. Mentre invece, in questo modo, c'era una specie di prassi da seguire, e in questo modo i consoli sviluppavano la loro collegialità, e questo era un importante limite e regolazione al loro potere e al loro agire.
Cosa capitava poi quando i consoli avevano finito il loro anno? Allora, i consoli rimanevano in carica un anno. Se capitava che i consoli purtroppo morissero durante il loro mandato, veniva nominato il cosiddetto console suffetto, che era un console sostitutivo per completare la nuova vita della magistratura. Una volta che i consoli avevano finito il loro compito, cosa capitava? Allora, la prassi normale, quello che era previsto, era che diventassero dei proconsoli, cioè avessero un potere simile, ma in una provincia, e quindi avessero un incarico successivo. Per potersi ricandidare ad essere console, sempre stando a secondo la legge, quindi secondo, diciamo, le norme fondamentali, c'era un tempo medio di 10 anni. Solo dopo 10 anni ci si poteva ricandidare ad essere consoli.
Questo ovviamente non è sempre successo. Ci sono state delle volte, come per esempio nel caso di Gaio Mario, che aveva ottenuto delle grandissime vittorie contro i Cimbri, i Teutonici, e tanti altri casi in cui i consoli sono stati rieletti anche anno dopo anno. Non parliamo poi di Cesare, del periodo di fine Repubblica, quando ormai questi regolamenti erano stati profondamente modificati. Però, diciamo che la regola base era quella di un decennio tra un consolato e l'altro, sempre per evitare che il potere si potesse accentrare nelle mani di una sola persona.
Allora, abbiamo fatto questo viaggio all'interno della figura del console romano, abbiamo scoperto tantissimi concetti importanti relativi ai magistrati più potenti della della Repubblica. E quindi vi ringrazio per la pazienza di aver voluto ascoltare questa spiegazione. A questo punto, vi invito a iscrivervi al canale. Vi dovete iscrivere al canale perché se non vi iscrivete subito, attivando la campanella per le notifiche, manderemo dei consoli a casa vostra, ma soprattutto dei consoli con i dodici littori che prenderanno dei fasci littori, delle verghe e vi pestano pesantemente. Quindi, per non essere pesantemente bastonati e rimproverati dai littori, cortesemente iscrivetevi al canale, proteggete la vostra salute, ascoltate questo disinteressato consiglio di iscrivervi al canale. Un caro saluto e al prossimo documentario.
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