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Il platonismo di Marsilio Ficino [Dentro alla filosofia, episodio 152]

scrip19:56

Transcription

[Musica]

Abbiamo dedicato un paio di puntate a Nicolò Cusano, ma in realtà, forse il più importante platonico del Rinascimento italiano e non solo italiano, fu Marsilio Ficino, il fondatore dell'Accademia Platonica Fiorentina, il traduttore di moltissime opere di Platone e poi uno che tentò di aggiornare, in un certo senso, anche il pensiero platonico alla nuova sensibilità del Rinascimento. Oggi ne presentiamo le idee e le opinioni, anche l'apporto importante dal punto di vista della storia della filosofia, cominciando subito dopo la sigla.

[Musica]

Dentro una filosofia, un podcast di Ermanno Ferretti. 152esima puntata: il platonismo di Marsilio Ficino.

[Musica]

Eccoci nuovamente insieme, ben trovati. Spero stiate bene. Per parlare per una ventina di minuti di filosofia e in particolare di filosofia del Rinascimento. Già da un po' stiamo affrontando questa grande pagina, importante pagina della storia della filosofia, che segna una svolta sotto diversi punti di vista. Ma oggi, più che di svolta, dovremmo parlare anche di continuità, perché il personaggio che era da approfondire oggi, appunto, questo Marsilio Ficino, fu certo anche innovativo per certi aspetti, ma anche un grande continuatore, in particolare di Platone.

E allora partiamo, intanto, dalla sua vita. Come sempre, ovviamente. Ficino era un pensatore toscano, nasce a Figline Valdarno attorno al 1433 e muore nel 1499, dopo aver operato quasi tutta la vita a Firenze, dove diventa assoluto protagonista. È questa città, chiaramente, il baricentro di tutto il mondo rinascimentale, non solo filosofico, ma anche artistico, culturale in senso lato. È famoso per varie cose, in particolare perché, come vi anticipavo già nella premessa, fonda una Accademia, l'Accademia Platonica Fiorentina, la prima accademia che riscopre proprio il pensiero platonico, già nel nome, in fondo, la prima delle grandi accademie rinascimentali.

Ma poi si occupa anche di tradurre in latino tutti i dialoghi di Platone. Come abbiamo visto qualche puntata fa, infatti, in questa fase storica c'è una riscoperta di Platone, che era stato, non dico dimenticato, ma poco conosciuto durante il Medioevo. Durante il Medioevo, soprattutto anche nell'ultima parte, si erano studiati molto alcuni dialoghi platonici, il Timeo, ad esempio. Si era studiato il pensiero platonico tramite la mediazione di Agostino, ad esempio, o del neoplatonismo, ancora di più. Ma il vero testo platonico era abbastanza sconosciuto. Ad esempio, La Repubblica stessa non era conosciuta. L'opera di recupero di questi testi si deve agli umanisti, non solo a Ficino, ma anche e soprattutto Ficino, che per primo traduce tutto il corpus letterario di Platone. Ne traduce dal greco al latino, rendendoli di fatto disponibili al mondo intellettuale europeo. Non solo li traduce, ma li commenta anche ampiamente. Poi, tra l'altro, traduce anche le Enneadi di Plotino. Insomma, si dà molto da fare da questo punto di vista.

E questo porta un vero e proprio rilancio. Noi tra qualche puntata, tra qualche settimana, inizieremo a vedere anche altri pensatori, magari non prettamente platonici, che però rimangono fortemente influenzati anche dallo stile letterario di Platone. Torna a rimuovere il dialogo, ad esempio. Tornano di moda le utopie alla maniera della Repubblica platonica, perché proprio c'è una riscoperta di testi che si conoscevano poco o per nulla. Il merito va sicuramente, in larga misura, proprio a Ficino, che fa una grande opera di recupero filologica di questi testi.

E poi, però, ovviamente, Ficino non si occupa solo di tradurre e commentare. Poi riflette anche lui, riprende in mano il platonismo, come vi dicevo. Tenta anche, però, contemporaneamente, di adattarlo alla nuova sensibilità. Lui ritiene che Platone sia il più grande filosofo di ogni epoca, sia il maestro indiscusso, che ci si dovesse appellare sempre, comunque, a Platone. Ma ovviamente Platone aveva scritto prima della venuta del Cristianesimo. Oggi il mondo, il mondo cristiano, il mondo europeo è appunto segnato anche dal Cristianesimo. E allora bisogna anche dire questo: che tra tutti i rami della riflessione di Platone, tra tutti gli accenti che Platone aveva sottolineato di volta di volta, Ficino accentua in particolare quello relativo all'aspetto mistico e all'aspetto religioso.

Platone è un pensatore complesso. Se vi ricordate, quando l'abbiamo trattato in moltissime puntate del nostro podcast, ci siamo soffermati su diversi ambiti. Prima abbiamo parlato delle idee e quindi tutta la teoria delle idee, l'anamnesi, l'immortalità, l'erescenza, il destino dell'anima, l'anima che vola, che è ripartita, eccetera. Poi abbiamo parlato dell'amore, poi abbiamo parlato della politica, La Repubblica, e via discorrendo, tanti altri temi. Ovviamente, Platone, essendo così ampio, così anche capace di cambiare idea lungo gli anni, offre tante diverse interpretazioni possibili. E ogni pensatore che va a riprendere Platone, può darsi che accentui un aspetto della riflessione di Platone, magari trascuri un po' un altro. Ficino non è esente da questa caratteristica, che è proprio di ogni, ovviamente, commentatore. E lui, in particolare, ripeto, accentua l'aspetto mistico e l'aspetto religioso, forse anche perché ormai siamo in epoca cristiana, forse anche per la sensibilità tipica del Rinascimento, affinché il mondo, soprattutto questo, come dal nostro mondo si possa aggiungere in qualche modo a Dio, come dal nostro mondo si possa aggiungere alle idee eterne.

Quell'aspetto, il resto, l'interesse relativamente alla politica, l'interesse relativamente alla logica, l'interesse relativamente a questo è l'aspetto che più lo interessa e lo colpisce. E quindi possiamo dire che c'è proprio un tentativo di diffondere, in un certo senso, il platonismo con l'aspetto e la sensibilità religiosa dell'epoca. Non è un caso, infatti, che i seguaci dell'Accademia Ficino, in primis, tentino anche di dimostrare come il pensiero platonico derivi, tramite una vera e propria tradizione ininterrotta, tramite maestri che insegnano ad altri, addirittura dall'insegnamento di Mosè. Cioè, cercano di ricondurre, in fondo, la filosofia platonica greco-ateniese alla sapienza mosaica, la sapienza ebraica, e quindi alla Bibbia, e quindi alla religione.

Questo tentativo, abbastanza forte, che per carità, non stravolge il pensiero platonico, perché in Platone anche accenti religiosi, ma ovviamente passa in parte anche attraverso il neoplatonismo, che più di tutti aveva già accentuato questo aspetto mistico, misticheggiante del platonismo. Se però anche qualche differenza rispetto a Plotino, perché, ripeto, già Plotino aveva insistito molto sull'ascesi, sulla salita verso l'Uno o Dio, che vi si voglia. Ficino, però, diciamo che riprende questo aspetto mistico, riprende un po' il neoplatonismo, ma lo adatta molto ai nuovi tempi. E per capire in che modo e in che senso il platonismo di Ficino al platonismo tipicamente rinascimentale, dobbiamo appellarci all'unica, forse, dottrina originale di Ficino, che è quella dei cinque gradi della realtà.

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Allora, l'aspetto più interessante del pensiero di Ficino è proprio questo. Lui individua cinque gradi della realtà, cinque livelli, proprio che vanno dal più basso al più alto. Il più basso è il corpo, poi segue la qualità, poi l'anima, poi l'angelo, e infine Dio. Cinque gradi, ripeto: il corpo, la qualità, l'anima, l'angelo, Dio. Ovviamente, il più basso è il corpo, il più alto è Dio. Non è una cosa nuova nel pensiero platonico, soprattutto neoplatonico. Già Platone, vi ricordate, aveva parlato dei gradi della bellezza, di tanti scalini che potevano essere compiuti per passare dal nostro mondo al mondo degli Dei. E questo tema era stato ripreso, sicuramente, anche ampliato nei neoplatonici, da Plotino, che aveva parlato delle ipostasi.

Ricordate che in realtà non arrivavano fino al nostro mondo, perché c'era l'Uno, l'Intelletto e l'Anima, e poi c'era un salto per arrivare alla materia, che era invece negazione dell'essere, lontananza dall'Uno, e così via. Quindi, in realtà, certo, termini un po' nuovi, una scala lievemente diversa, ma non è una grandissima novità questa qua proposta da Marsilio Ficino. Però bisogna notare anche qualche piccola differenza. Ad esempio, che l'anima occupa qui la terza posizione. Ripeto: corpo, qualità, anima, angelo e Dio. Terza posizione, che è, notare lo stesso Ficino, è equidistante sia dal corpo sia da Dio. È proprio a metà strada di questo percorso.

E proprio per questo, l'anima ha un ruolo fondamentale, perché sta nel mezzo, sia ascendendo dal corpo verso Dio, sia discendendo da Dio verso il corpo. È una posizione che potremmo definire mediana, una posizione importantissima, che Ficino chiama anche nodo vivente della creazione, copula del mondo, proprio perché sta a metà via tra l'uomo e Dio, in pratica l'anima. E per questo, dice Ficino, l'anima ha un ruolo importantissimo nel sistema. Intanto è indistruttibile, imperitura. Questo, vabbè, lo diceva anche il Cristianesimo, ovviamente. Ma soprattutto, l'anima ha un ruolo di mediazione, fa da mediatrice tra il mondo terreno, dei corpi, della materia, e Dio, che è perfetto e infinito.

Un'opera di mediazione che, però, dice Ficino, e questa è l'aspetto anche questo un po' più originale, si esplica soprattutto tramite l'amore. L'amore è quella forza che unisce tra loro le diverse parti della creazione, unisce Dio, il corpo, che unisce la qualità e l'angelo, che unisce tutti e cinque i gradi, che riesce a creare una sorta di unità. Quindi, l'amore è la forza che dà ordine al caos, dire anche così Ficino, che dà senso alla realtà, che permette anche alla materia di organizzarsi e, tramite questa organizzazione, tendere verso l'ordine, verso la perfezione divina.

Per quasi sentire un eco di Empedocle, si, vi ricordate il presocratico, che aveva molto insistito sulle forze cosmiche dell'amore e dell'odio. L'amore univa, l'amore determinante insieme, l'odio separava. Ecco, qui c'è un piccolo influsso anche di Empedocle, perché l'amore è ciò che struttura le cose, che le plasma, in un certo senso, che permette alla materia di superare il suo caos, la sua incompiutezza, la sua peccaminosità anche, e di avvicinarsi verso Dio. Però un avvicinamento che procede tramite l'anima. Quindi l'anima, sede dell'amore, ha questo arduo compito di concretizzare il legame tra il mondo e Dio, tra l'altro e il basso, tra l'infinito e il finito, tra il perfetto e l'imperfetto.

Ovviamente, ripeto, niente di esageratamente nuovo, perché già Plotino aveva parlato di ascensione e discesa, in un certo senso. Ma la grande differenza è che questo percorso è compibile, si può fare, e lo può fare l'uomo. In Plotino, se vi ricordate, aveva parlato di ipostasi, ma le ipostasi si fermavano, l'anima che era un'anima universale, sostanzialmente, non tanto l'anima individuale. E poi c'era verso l'alto, verso la materia, verso il nostro mondo, come a dire che questo passaggio dal mondo a Dio è molto complesso e molto difficile. Infatti, si poteva anche tentare di ascendere, ma bisognava fare un salto mistico, proprio nell'ascesi, per avvicinarsi all'Uno, che rimaneva comunque indicibile, non descrivibile, lontanissimo.

Invece, qui in Ficino, c'è un approccio diverso, un approccio più propriamente rinascimentale. E adesso lo sottolineiamo.

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Qual è questa differenza? Che per Plotino, al centro di tutto questo discorso, di tutti questi passaggi, di tutti questi gradi, c'era sempre l'Uno. L'Uno era il punto di riferimento massimo, era il baricentro di ogni discorso filosofico di Plotino. In Ficino, invece, il baricentro si sposta, e si sposta sull'uomo, sull'anima, che fa da tramite, sull'anima che troviamo dentro di noi, soprattutto. E quindi noi stessi abbiamo questo compito di farci guidare dall'amore e, tramite l'amore, dare senso al nostro tutto. Il mondo nuovo diventa protagonista, certo, sempre in relazione a Dio. Sta lì, Dio sta alla fine del percorso, ed è verso di lui che dobbiamo puntare gli occhi, in un certo senso.

Quindi, il discorso, ovviamente, di Ficino rimane platonico e rimane cristiano, ma l'uomo ha un nuovo ruolo importantissimo, fondamentale, uno snodo fondamentale. E questo è tipico del Rinascimento, l'abbiamo detto tante volte, no? Si sposta l'attenzione da Dio all'uomo, e qui lo si vede. Dio è ancora ben presente, Dio è ancora in questa stessa catena, ma sembra quasi passare in secondo ordine rispetto all'anima, che ha questo ruolo arduo e importante. Quindi, l'uomo diventa protagonista, l'uomo diventa il punto di svolta della creazione. Questo è un po' il senso della riflessione di Ficino.

Una riflessione che avevamo in parte visto anche in Cusano, se vogliamo tirare un po' le somme. Se vi ricordate, anche Cusano aveva parlato molto dell'uomo, dei suoi limiti conoscitivi, paragonandolo alla conoscenza di Dio, no? Vi ricordate, sono iscritto in un cerchio, e quindi la doppia ignoranza. Ebbene, Ficino e Cusano sono più simili di quanto possa sembrare a prima vista, perché certo affrontano due tematiche lievemente diverse, ma alla fine entrambi si concentrano sull'uomo, mostrandone i limiti, la lontananza anche da Dio, la differenza rispetto a Dio. Ma pur mostrando i limiti dell'uomo, la finitudine dell'uomo, danno senso a questa finitudine, perché danno un ruolo importante a questa finitudine.

Cusano parla di ignoranza, che però è anche dotta, perché l'uomo, pur non potendo raggiungere Dio nella sua conoscenza, è sapiente quando sa di non sapere, quando ammette di avere dei limiti, e quindi ha una sua dignità, potremmo anche dire, nella mente dei propri limiti. E la stessa cosa fa, in fondo, Ficino. Non la prospettiva lievemente diversa, ma non così tanto diversa, perché Ficino ci sta dicendo che l'uomo è proprio ontologicamente diverso da Dio. E vabbè, era anche scontato. Ma questa sua diversità da Dio, questa sua, che lontananza da Dio, non lo rende meno importante, in fondo, non lo rende meno nobile, perché ha anche un ruolo fondamentale, che è quello, dicevo, di dare ordine al mondo tramite l'amore, di elevare il mondo stesso.

Quindi, c'è anche una certa fiducia nell'uomo, voglio dire. L'uomo, pur con tutti i suoi limiti, pur con tutte le sue incapacità, può elevarsi, può già qui sulla Terra, già adesso, ora, davanti ai nostri occhi, passare verso, o avvicinarsi a una dimensione nuova, una dimensione superiore, una dimensione che lo avvicina a Dio. In Platone, questa remissione non era poi così forte. Se vi ricordate, certo, la bellezza elevava, certo, c'erano la matematica e altre discipline che potevano far saltare l'uomo al di là della della vita terrena, della vita fallace, del divenire, eccetera. Ma in fondo, l'uomo nel mondo viveva come dentro una caverna.

Eh, qui invece sembra quasi che nel mondo l'uomo possa anche star bene, possa trovare una sua dimensione, possa trovare un suo ruolo, avvicinarsi a Dio. Segno di un nuovo atteggiamento, di una nuova rivalutazione del mondo, che sta diventando un po' la norma in questo Rinascimento, che vedremo ancora, perché tra poco parleremo anche di Giovanni Pico della Mirandola, l'autore di quella famosa dissertazione sul De Hominis Dignitate, di cui abbiamo già parlato, ma che vedremo anche maggiormente nel dettaglio. Insomma, confermeremo ulteriormente questo ruolo importante dell'uomo.

Però, ultima cosa, faccio notare anche questo. Certo, l'uomo è importante, l'uomo è lo snodo, l'uomo è il punto fondamentale di svolta, ma l'uomo è anche limitato. Sia Cusano che Ficino ci mostrano le possibilità dell'uomo e il suo ruolo attivo, la sua dignità, ma ci mostrano anche i suoi limiti, eh. Perché Cusano parlava dell'ignoranza dell'uomo, e Ficino ci dice: attenzione, l'uomo è distante comunque da Dio. Quindi è un discorso ancora ambivalente. Questa ambivalenza tornerà anche in altri pensatori, perché certo, ci saranno pensatori che esalteranno l'uomo, ma nessuno veramente si dimenticherà anche dei limiti di questo uomo. E quindi una consapevolezza maggiore di pregi e difetti, potremmo dire, dell'essere umano.

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Ecco, questo era quello che secondo me c'era oggi da dire per parlare velocemente, avete visto, di Marsilio Ficino. Il suo ruolo filosofico è stato anche importante per inquadrare, ovviamente, un cambio di prospettiva, ma è soprattutto il ruolo storico a essere decisivo, perché il recupero dei testi platonici, la fondazione dell'Accademia, sono due operazioni che hanno inciso pesantissimamente nella storia, ovviamente, di Firenze, dell'Italia, ma del Rinascimento in generale, e quindi anche della filosofia successiva.

Se troveremo, solo per fare qualche esempio, Tommaso Campanella, che scrive La Città del Sole, o Tommaso Moro, che scrive Utopia, li troviamo tra pochissimo, sarà anche per merito di Ficino, che ha portato La Repubblica di Platone all'attenzione degli intellettuali europei. Se troveremo citazioni dell'Atlantide in Bacone, ci troviamo tanti altri riferimenti al platonismo anche da filosofi non platonici, sarà anche soprattutto proprio per merito delle traduzioni e dei commenti di Ficino. Quindi, un intellettuale a tutto tondo che ha segnato il Rinascimento italiano, merita quindi di essere citato, studiato ampiamente.

Per oggi, però, direi che possiamo chiudere qui. Vi ricordo che il podcast lo trovate su tante diverse piattaforme: su Apple Podcasts, Google Podcasts, Spotify, Dizzler, Castbox, Hype Radio, Spreaker, Audible e YouTube. Ma vi ricordo anche che su queste stesse piattaforme potete ascoltare, se volete, il podcast gemello, che si occupa principalmente di storia e si intitola, con un titolo originalissimo, Dentro alla Storia, però facile da ricordare ed è facile da trovare.

In più, vi ricordo anche che se siete interessati a spiegazioni di filosofia, di storia, anche di epoche diverse rispetto a quelle che stiamo trattando in questo periodo nei podcast, potete cercarmi su YouTube. Basta scrivere Ermanno Ferretti oppure Script nel campo di ricerca e compaiono uno, migliaia e migliaia di video. Il canale conta, al momento in cui registro, credo quasi 1.100 video su ogni fase, ogni aspetto della storia della filosofia, dell'educazione civica, quindi ce n'è davvero per tutti i gusti.

In più, vi ricordo anche che se volete rimanere in contatto, sapere quando pubblico i podcast, quando pubblico i video, e poi altre iniziative che ogni tanto metto in campo, incontri, riflessioni varie e così via, ci sono i social network: Facebook, Twitter, oppure Instagram, dove mi trovate con nickname di Script. Oppure, e la consiglio caldissimamente, c'è anche una newsletter gratuita e settimanale, che arriva ogni lunedì sera. Per iscriversi, basta andare all'indirizzo internet Ermanno Ferretti punto it, e lì subito, rompete, compare il modulo per lasciare la propria email. Appunto, una volta a settimana arriva questa corposa, lunga email, dove facciamo il punto dei libri che sto leggendo, dei film che sto vedendo, riflessioni varie tratte dall'attualità o da questioni socio-politiche, culturali, educative che mi hanno colpito, e poi i video che ho fatto, i podcast che ho registrato, e anticipazioni sulle cose in arrivo. Insomma, davvero tanta, tanta roba. Quindi vi consiglio di provare a seguire, è gratis, o niente. E se siete interessati a queste materie, può essere, spero, stimolante e interessante.

Ho detto tutto. Ci sentiamo presto per parlare ancora di filosofia rinascimentale, di filosofia fiorentina. Dicevo, la prossima volta parleremo anche di Pico della Mirandola, poi abbiamo Pomponazzi, abbiamo ancora qualche italiano rinascimentale, poi passeremo anche alla filosofia europea, la Riforma, Erasmo da Rotterdam, Lutero. Insomma, ci sono bei temi all'orizzonte. A presto.

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