Transcription
Benvenuti alla nocciolina di diritto numero 34. Oggi ci occuperemo del diritto all'oblio.
Il diritto all'oblio fa parte del capitolo sulla riservatezza, riservatezza e privacy, che sono dei diritti oggi molto importanti perché, ovviamente, lo sono sempre stati, ma con l'avvento di internet sono diventati ancor più importanti e necessitano di nuove tutele.
Vi ricordate, facendo una prima piccola ricostruzione, vi ricordate quando abbiamo parlato del diritto di cronaca? Noi abbiamo detto che per esercitare il diritto di cronaca, la notizia deve essere di interesse pubblico, deve essere vera e deve essere data con un linguaggio appropriato. Ecco, nel libro voi troverete anche che in realtà c'è un ulteriore elemento che si è andato ad aggiungere col tempo rispetto a questi tre, ed è anche l'attualità della notizia. Cioè, è giusto esercitare il proprio diritto di cronaca per diffondere una notizia che, però, sia attuale e non che sia una notizia bellissima che ha perso di attualità.
Nel diritto all'oblio, e quindi nel concetto di attualità della notizia, ecco, si inserisce il fattore tempo. Perché se una notizia trent'anni fa era di interesse pubblico, quella stessa notizia trent'anni dopo, con il trascorrere del tempo, ecco, il trascorrere del tempo rende non più di interesse una determinata notizia che magari prima era stata data in maniera del tutto legittima perché era interessante in quel momento, ma trent'anni dopo perde di interesse.
Ora, voi capite che quindi questo problema, se è sempre esistito, in realtà non era molto sentito. Perché? Perché nel momento in cui le notizie erano date solo sui giornali cartacei, ecco, se qualcuno voleva andare a cercare una notizia dei trent'anni precedenti, doveva negli archivi dei giornali andarsela a cercare. Ma era perché evidentemente qualcuno era interessato alla notizia. Non è che si poteva continuare ad accedere a quella notizia come invece accade oggi, perché internet è un deposito in cui nulla scompare. Per cui le notizie date vent'anni fa su internet, se cercate, ci sono ancora. E quindi si pone in maniera ancor più forte, si è posto proprio il problema del diritto all'oblio come evoluzione del diritto alla riservatezza.
Ovviamente, ciò che noi andiamo a dire oggi sul diritto all'oblio non vale per ciò che sono gli accadimenti storici. Cioè, è ovvio che se io vado a cercare, ecco, ad esempio, alcuno. Oggi, purtroppo, mentre registro, ricorre l'anniversario dell'attentato fatto ai giudici Falcone e Borsellino. Ecco, è ovvio che, forse, sono passati tanti anni, quella notizia non solo può, ma deve restare visibile perché sono notizie che, essendo accadimenti storici importanti, ecco, il loro interesse pubblico è sempre attuale.
Ok, noi col diritto all'oblio che cosa diciamo? Con diritto all'oblio noi intendiamo il diritto di una determinata persona, quindi parliamo degli individui, che delle notizie che li riguardano non vengano riproposte nel tempo dopo che quelle notizie hanno perso la loro attualità. Ovviamente, parliamo esclusivamente di notizie che sono in qualche modo lesive del loro onore, in qualche modo li mettono in cattiva luce, non necessariamente diffamatorie, però, ecco, sono notizie non belle. Ecco, perché altrimenti, se fossero notizie belle, tutti saremmo contenti che continuassero a essere visionate. Per cui sono notizie che riguardano determinati individui, persone fisiche, che dopo molto tempo non hanno perso, seppur quelle notizie sono state all'epoca pubblicate su internet in modo, in modo assolutamente legittimo, ecco, dopo tanto tempo non c'è più motivo e quindi l'interesse personale al proprio decoro e proprio onore, alla propria, come reputazione, prevale rispetto all'interesse che gli individui possano leggere, che le persone, diciamo, la libertà di informazione passiva di conoscere quella notizia, perché appunto, per il pubblico, la notizia non è più rilevante.
Facciamo un esempio, in modo tale che sia tutto più chiaro, perché altrimenti rischiamo di perderci nell'astrazione. Allora, il diritto all'oblio è stato sancito in modo chiaro per la prima volta in una sentenza importantissima nel 2014, quindi pochissimo tempo fa. Prima del 2014, diciamo che era un concetto un po' astratto. Oggi è un diritto vero e proprio perché è stato stabilito con questa sentenza che andremo ad esaminare nel 2014, e da questa sentenza poi ne sono derivate alcune conseguenze che sono poi state anche recepite nel famosissimo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali.
Allora, cosa era successo? Era successo che uno spagnolo, un tale signor Gonzalez, si rende conto, inserendo il proprio nome e cognome su internet, su, dunque, nel caso specifico, lui abbiamo scrive Mario Gonzalez perché lui si chiama così, e la prima notizia che riesce solo nome e cognome, la notizia che gli esce fuori come risultati della ricerca è una paginata di giornale con la notizia della vendita all'asta della sua casa perché non aveva pagato le tasse, aveva un debito e quindi gli è stata messa pignorata, venduta all'asta la casa per ripagare i debiti che lui aveva. Tutto ciò avveniva a 15 anni prima. Quindi la vendita all'asta è un fatto vero e, oltretutto, quindi la vendita all'asta della casa, come voi sapete, deve essere pubblicata perché tutti devono poter partecipare all'asta. Per cui quella notizia della vendita all'asta della casa di Gonzalez era una notizia che quindici anni prima era stata pubblicata in maniera del tutto legittima. Solo che quindici anni dopo, Gonzalez aveva, tramite quella vendita, pagato tutti i suoi debiti, cioè aveva espiato tutte le sue colpe. E 15 anni dopo, il fatto che tuttora come primo risultato della ricerca esca fuori che lui era un, non so se evasore fiscale o comunque una persona che non aveva onorato i propri debiti, capite bene che per lui non era piacevole vederlo.
Altra cosa fa il signor Gonzalez, antico intraprendente, e scrive a Google e scrivemo dicendo: "Ma potete fare qualcosa?". Ovviamente, Google in quel momento non esisteva nessun tipo di regola, nessun obbligo di per Google per fare nulla. Allora Gonzalez cosa fa? Si rivolge alla sua autorità garante per la protezione dei dati personali, perché in ogni paese europeo c'è il cosiddetto garante della privacy, che è il garante per la protezione dei dati personali. Noi abbiamo appunto il garante della privacy, ma esiste l'omologo in Spagna. Per cui Gonzalez va dal suo garante della privacy e gli dice: "Il garante della privacy, ma perché non faccia una cosa? Ordino, visto che a me non mi ascoltano, ordino a Google di rimuovere quel quell'indirizzo, quella pagina con la pubblicazione dell'asta della mia casa dai risultati della ricerca quando qualcuno cerca il mio nome". E il garante spagnolo è gente dice: "Però, ci hai ragione. È successo 15 anni fa, non c'è più nessun interesse per nessuno a conoscere la notizia e reca un danno alla tua immagine". Perché non è carino. E quindi dice il garante della privacy spagnolo: "Immagino un ordine a Google di rimuovere quel risultato dalla ricerca".
Ovviamente, Google non è d'accordo, perché si aprirebbe un vaso di Pandora per tutti quanti. E cosa fa? Tutti gli altri, di qualsiasi autorità nei paesi democratici, sono impugnabili dinanzi a un giudice. Per cui Google impugna questo atto dell'autorità del garante della privacy di fronte, dinanzi al giudice spagnolo. Insomma, si apre tutta una trafila con procedimento, un processo, fino ad arrivare, trattandosi di regole che hanno una loro fonte nel diritto europeo, perché già allora c'erano direttive europee in materia di trattamento dei dati personali, i giudici spagnoli cosa fanno? Si rivolgono al giudice europeo dicendo: "Giudice europeo, nemici tu, secondo la disciplina europea della tutela dei dati personali, che cosa bisogna fare?".
E qui arriva la famosissima sentenza del 2014 della Corte di Giustizia Europea, la sentenza appunto Google Spain, perché era Google Spain che aveva impugnato l'atto, quindi ricorrente principale, Google Spain. Con quella sentenza storica, la Corte di Giustizia per la prima volta afferma in Europa l'esistenza del diritto all'oblio. Intanto, Google Spain aveva eccepito il fatto che dice: "Sì, ma Google è una società americana, ha sede in California, no? Io, Google Spain, sono solo una piccola soccorsalina nazionale, che c'entro io? Si deve applicare la normativa americana". Ecco, in questo caso la Corte di Giustizia ha detto: "No, si applica la normativa europea, perché Google Spain è una società spagnola, pur se facente capo alla madre americana. Google Spain è la società spagnola con sede legale in Spagna che raccoglie i proventi pubblicitari su Google Spain, per cui c'è una sua soggettività giuridica ed è sottoposta alle regole europee". Quindi, anche se a Google si applica il diritto europeo.
Dopodiché, Google diceva, aveva eccepito: "Ma io non sono responsabile dei risultati della ricerca. Certo, Google non è un soggetto che decide arbitrariamente o discrezionalmente quali sono i risultati delle ricerche fatte in base ai nomi delle persone, come voi sapete, i risultati della ricerca sono creati da un algoritmo che mette per primi i risultati con un determinato ordine, ma è un algoritmo, non c'è una decisione di una persona che sceglie, decide alla base". E anche quella Corte di Giustizia dice: "Il nome interessa, se è un algoritmo. Il punto è che, ovviamente, nel momento in cui escono i risultati della ricerca, c'è un trattamento di dati personali delle persone. Basta questo per renderti responsabile di quei risultati, dell'ordine di quei risultati". E dunque, devi essendo responsabile, rispondere.
Che significa? Significa che da questa sentenza storica, e quindi dal 29 maggio 2014, Google, ma così come tutti i motori di ricerca, la, la sentenza riguarda Google, ma vale lo stesso per Yahoo, Bing e qualsiasi altro motore di ricerca, che tutti i motori di ricerca devono prevedere un modulo per la richiesta di deindicizzazione dei risultati. Per cui la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, e poi queste regole sono state in parte anche inserite nel regolamento europeo sulla sul trattamento dei dati personali, però, diciamo che le basi sono nella sentenza della Corte di Giustizia.
Con la Corte di Giustizia, come ha risolto questo problema che da un lato bisogna tutelare le persone, però dall'altro, ovviamente, capite bene che gestire questa serie enorme di richieste di deindicizzazione, chi lo fa? Funziona così. La Corte di Giustizia ha detto che tutti i motori di ricerca devono contenere una pagina, una possibilità. Voi su Google potete andarlo a vedere, c'è il modulo per la richiesta di deindicizzazione, in cui voi mettete chi sia il nome e cognome e mettete gli URL, i suoi indirizzi delle pagine che escono fuori cercando il vostro nome e che secondo voi non dovrebbero uscire fuori perché sono lesive della vostra immagine e non sono più attuali, perché sono notizie magari assolutamente legittime, ma date tantissimi anni fa, o magari notizie che invece anche tanti anni prima non erano ugualmente giuste. In ogni caso, voi chiedete a Google, perché voi sapete bene che non si può far scomparire una notizia da internet, perché, a parte il fatto che una volta immessa nel web, si può anche cancellare da una pagina, ma quelle notizie normalmente sono state poi, era lì, pubblicate da altre parti, qualcuno se la può anche essere salvata sul computer. Insomma, una volta che una cosa è immessa in internet, non si ha più il controllo.
Allora, qual è l'unico modo per tutelare un po' i privati nei confronti di queste notizie di molti anni prima? È così, si obbliga Google a rimuovere quei risultati con le notizie dalle ricerche fatte sul nome delle persone. Per cui, Gonzalez, dopo quella sentenza, quando andava a cercare di nuovo Mario Gonzalez, non usciva più quel URL con l'annuncio della vendita di casa sua per pignoramento. Quell'annuncio è ancora su internet, c'è, ma se voi cercate il nome di Mario Gonzalez, non riesce più tra i risultati. Ok. Per cui questo è il diritto all'oblio.
E il diritto all'oblio si esercita come primo passaggio nei confronti del service provider, del motore di ricerca, quindi Google, Yahoo, Bing, ogni motore di ricerca ha il suo modulo per la richiesta di deindicizzazione, in cui mettete quali sono gli indirizzi che secondo voi non devono più comparire nelle ricerche fatte a vostro nome. Ok. Google decide, si è data delle regole, Google, così come tutti gli altri motori di ricerca, si son dati delle regole. Normalmente, dopo il passaggio di un lungo lasso di tempo, loro dicono che notizia non più attuali, non più di interesse, le tolgono. Ovviamente, non notizie di carattere storico, avvenimenti importanti, o comunque notizie relative a personaggi pubblici di cui il pubblico ha ancora interesse a sapere.
C'è un problema per, ad esempio, la commissione dei reati, perché tantissime richieste di deindicizzazione arrivano dalle vittime dei reati, no? Quando ancora si scrivevano nome e cognome delle vittime dei reati, o anche semplicemente il parente di una vittima del reato, no? Già essere stati vittime di reato è molto brutto, se stessi o un parente, poi se vent'anni dopo si cerca su Google il proprio nome, ancora torna alla memoria quella brutta esperienza. È ovvio che non è piacevole. Per cui molte richieste arrivano dalle vittime di reato e quelle vengono tutte normalmente accettate. Diverso il caso del colpevole. Cioè, ovviamente, anche il colpevole vent'anni dopo, o non ha piacere che il suo nome, come risultato, esca il fatto che vent'anni prima ha commesso un reato. Però, diciamo, Google normalmente in questo caso adotta la politica secondo cui, se una persona ha commesso un reato molti anni prima e ha espiato completamente tutta la sua pena, è uscito dal carcere, sono trascorsi molti anni, Google accetta le richieste. Mentre se una persona che, ad esempio, è ancora in galera, non lo accetta.
Ora, rispetto al diritto all'oblio, appunto, si fa la domanda come prima cosa al motore di ricerca, chiedendo di deindicizzare, anche perché, così, se il motore di ricerca accetta, il problema è risolto molto velocemente, quasi con un click, diciamo. Ovviamente, però, Google, nel momento in cui non accetta, ecco, noi poi potete impugnare la richiesta di Google dinanzi al Garante per la privacy, perché se non siete soddisfatti, potete andare dinanzi al Garante per la privacy, il quale decide la questione e poi, come sempre, come ho detto in tutti gli ordinamenti giuridici, qualsiasi atto di una autorità può essere impugnato. Per cui, in ultima analisi, se il Garante per la privacy non vi dà ragione, potete sempre rivolgervi a un giudice.
Ci sono due problemi rispetto al diritto all'oblio che vi vorrei segnalare, su cui vorrei che voi riflettesse. I problemi sono essenzialmente due, perlomeno, io ne vedo due, perché ce ne sarebbero tanti. Intanto, come abbiamo visto, in prima battuta, è dunque la decidere, cioè la ponderazione tra la tutela dell'onore e dell'immagine personale di una persona, ponderata rispetto all'interesse pubblico a conoscere notizie, viene fatto da colossi societari, normalmente americani o comunque società internazionali. Sono società, cioè una società, quindi non c'è un'autorità pubblica che opera quel bilanciamento in prima battuta, ma sono soggetti privati che operano questo bilanciamento, ed è un po' problematico.
Ma l'altro problema è che, ovviamente, questa regola vale in Europa, perché queste sono le regole dell'Unione Europea. Per cui Google, nel momento in cui accoglie la richiesta di un cittadino italiano, spagnolo, che sia, insomma, europeo, elimina i risultati dai risultati delle ricerche compiute da account provenienti all'interno dei paesi dell'Unione Europea. Per cui su Google Spain e non compare più, su Google.it non compare più. Però basta cambiare i DNS, andare a cercare su www.google.com e lì resta tutto, perché sul punto com si applicano le regole americane, che invece sono, come ricordate bene, più improntate a una maggiore libertà di manifestazione del pensiero in termini individuali. Quindi, notizie che vengono cancellate da tutti i motori di ricerca europei, vale sempre lo stesso per tutti i motori, e chi invece, non basta andare in tutto il resto del mondo e le notizie restano ancora accessibili. Però, certo, comunque è un primo passo avanti nell'affermazione del diritto all'oblio. È anche un problema di evoluzione delle tecniche, insomma, prima o poi, andando avanti, si troveranno e si affineranno le tecniche. Per il momento, è un diritto talmente nuovo, talmente giovane, che è stato appunto affermato la prima volta nel senso di esistenza di un diritto all'oblio e conseguente obbligo del motore di ricerca di deindicizzare i risultati solamente nel 2014. Con, cioè, tutto alla prossima.