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Paolo Di Lauro, boss di Camorra - Kings of Crime CANALE NOVE

Roberto Saviano Official55:50

Transcription

[Musica] Secondigliano e Scampia, due quartieri che a lungo sono stati una cosa sola e i cui limiti ancora oggi si [Musica] confondono. Era qui che un tempo la città di Napoli lasciava spazio alla campia, la campagna.

[Musica] Questa zona è passata dall'essere Terra di nessuno a Terra di Camorra, regno di uno dei boss più potenti che l'Italia abbia mai conosciuto. Per oltre 20 anni il suo nome ha significato sangue e danaro. Questo nome è Paolo di Lauro. Nuova faida a Secondigliano. Quattro omicidi in 24 ore nella guerra di Camorra. Immanette Paolo di Lauro, il boss che ha dato vita alla salita camorra napolitana. Raffaele Amadia le fils préféré du lamp du crime la terrible guerre Arriv [Musica] [Musica] sta iniziamo.

La storia di Paolo di Laura è una storia di padri, padri biologici e padri criminali. È una storia talmente emblematica che abbiamo voluto sceglierla come riferimento per il personaggio di Pietro Savastano nella serie Gomorra. Paolo di Lauro nasce nel 1953 a Napoli e viene abbandonato dai suoi genitori naturali. Verrà adottato da una famiglia di Secondigliano, quartiere periferico della città. I suoi genitori adottivi hanno pochissimi mezzi economici e lui inizia a lavorare molto giovane in un negozio del quartiere. Ben presto diviene però un magliaro, una figura molto comune nel Napoli del dopoguerra. All'apparenza i magliari erano semplici ambulanti che andavano a vedere merce a buon mercato nel nord Italia, ma anche all'estero. In realtà erano dei truffatori perché ciò che vendevano non era la merce che i clienti pensavano di acquistare. Seta che non era seta, pelle che non era pelle oppure merce rubata. Si può restare magliari per tutta la vita. si campa, si traffica, si sopravvive, ma se hai l'istinto da boss, cioè se hai fame, la fame di essere qualcuno, la fame di emergere, di non rimanere tutta la vita a servizio, anche a costo di accettare di uccidere e essere uccisi, allora non puoi restare a lungo uno che campa vendendo lenzuola rubate. Solo €1 stiamo consegnando da spiaggia cono bisogna però stare vicino alla persona giusta e Paolo di Lauro inizia la sua vera vita criminale con un'altra adozione. Viene preso sotto l'ala protettrice del bossello la Monica che nei primi anni 80 era uno dei capi più rispettati a Napoli, bosso di una zona di Secondigliano chiamata Mesarc. prevede la presenza di un arco al lato di una piazza del quartiere. Annelo la Monica era un boss sanguinario. Aveva capito che in un territorio dove si ammazza molto la differenza non la fa all'omicidio, ma come si uccide. era uno che non si limitava ad ammazzare, ma sportava il cuore alle sue vittime. Così lascia diffondere la sua fama di macellaio. Riesce a farlo con facilità perché era davvero un macellaio, cioè era stato a bottega da un macellaio, quindi era un macellaio. Il suo soprannome però era Anielluccio [Musica] Pazz.

Paolo di Lauro ha poco più di 20 anni quando entra nel clan Monica. Aniello non è semplicemente il suo capo, ma l'ha adottato, lo tiene vicino come un figlio. Nel clan nessuno lo chiama Paolo. Il suo soprannome ha un'origine bizzarra. Una sera durante una partita a poker traizona, boss, camorristi vari, ci sono da una parte del tavolo Luigi Giuliano, clan di Forcella, boss della nobiltà camorristica. Bell'uomo, occhi azzurri, pieno di donna. Dall'altra c'è Paolo di Lauro, meno elegante di provincia. Aveva conosciuto solo la moglie sino dell'ora. Di Lauro, dopo aver perso un grosso piatto a poker, si alza per ricaricare e dalla tasca gli cadono come caramelle tante bancotte da 100.000 lire. E allora Luigi Giuliano esclama: "E chi è arrivato? Cirusso milionaria. Da quel giorno per tutti Paolo di Lauro sarebbe rimasto Ciruzzo milionario. Di Lauro ci sapeva fare con i soldi, tanto che nel clan La Monica assume il ruolo di contabile, il ruolo di maggior fiducia in un clan. Diventa uno dei più stretti collaboratori di Anillo La Monica. Il clan La Monica faceva soldi con molteplici attività illecite, contrabbando di sigarette. estorsioni, eh ciclo del cemento. Su tutti i lavori pubblici della zona, il clan applicava un'esorsione fissa, 5%, però imponeva alle imprese anche le forniture, calcestruzzo, manodopera, Noli, tutto loro. Siamo all'inizio degli anni 80 e sul mercato criminale si sta affacciando un nuovo affare molto più reditizio di questi elencati, quello della droga ovviamente sono gli anni dell'eroina. In quel periodo la percentuale di eroinomani in Italia era superiore a quella degli Stati Uniti, il mercato immenso. Nella spartizione del territorio tra le famiglie camorristiche di Napoli, Secondigliano e Scampia erano considerate la zona peggiore che si potesse [Musica] controllare. edilizia popolare, sfollati del terremoto, assenza di negozi di valore, ristoranti, bar non importanti, quindi pochi soldi, nulla da cui storcere davvero denaro. Qui però Paolo di Lauro intuisce che la forza di Scampia è una, lo spazio. Napoli è piena di vicoli e un groviglio di budelle, invece Scampia è spazio. Quindi puoi aprire sterminate piazze di droga con infinite vie di fuga e possibilità di controllo [Musica] anche. Aielo, la Monica non crede in questo nuovo business, preferisce continuare con gli affari più tradizionali. Quindi Paolo di Lauro ha un unico modo per realizzare la sua intuizione, sbarazzarsi del boss, un boss dispotico, così restivo al cambiamento. Doveva sbarazzarsi di Anello La Monica. Per farlo però prima deve guadagnarsi il consenso degli altri affiliati e quindi comincia a mettere in giro la voce che a Nelluccio Pazz si sta tenendo per sé somme di denaro superiori a quelle concordate. Queste voci, insieme al carattere difficile e violento di Anelo La Monica, che era malsopportato dai suoi uomini, spianano la strada al progetto di Di Lauro. La Monica però intuisce che Ciruzzo milionaria sta tramando qualcosa, quindi organizza un agguato contro di lui in mesa all'ARC gli anni. Di Lauro è fermo in macchina con un'altra nuova affiliato e i killer di La Monica arrivano, sparano ma mancano di Lauro per un soffio mentre l'altro resta ferito. La Monica si catapulta da loro. Sono stati quei bastardi ai nostri nemici. Adesso gliela facciamo pagare. Ditemi i nomi secondo voi chi può essere stato? Di Lauro intuisce subito che il precipitarsi di Anelluccio Pazza a chiedere subito vendetta significava tradimento. Era stato lui. A quel punto sa che non c'è più tempo da perdere. Il primo maggio del 1982 Di Lauro e altri due affiliati si presentano in macchina sotto casa di La Monica citofonano e gli dicono "Scendi, dobbiamo farti vedere dei brillanti da acquistare". Non appena esce dal portone lo investono con l'auto, poi scendono e sparano. Il giorno dei funerali i negozi di secondo abbassano le saracinesche insegna di rispetto al boss. Rimangono chiusi per tre giorni fino al nuovo ordine del clan della fine del lutto. Al momento della sepoltura di La Monica c'è anche Paolo di Lauro, colui che l'aveva tradito. aveva tradito il proprio padre criminale per prenderne il [Musica] posto.

A differenza di La Monica, Palo di Lauro capisce che l'unico modo per essere innanzitutto un narcotrafficante, poi un boss è sparire. Sparire dal quartiere, sparire dagli affetti, sparire dagli amici. Sparire significa non generare invidia, non generare attenzione da parte della polizia, non generare attenzione da parte dei giornali. Decide diventare un eremita, si chiude in casa. Però per poter continuare da Eremita a detenere il potere deve nominare un braccio destro fidatissimo e Di Lauro nomina Raffaele Prestieri. Lo fa diventare veramente la sua longa manus. Quando parla Prestieri parla di lauro, tiene i contatti con gli affiliati, gestisce materialmente gli affari. Tutti sapevano che toccare Raffaele Prestieri significava toccare Paolo di Laura. Il Laura investe soprattutto nel business della droga. Inizialmente quell'eroina, ma comprende che il vero business che sta arrivando è la coca. La droga che sino ad allora i clan avevano considerato un piccolo mercato per ricchi, invece di Lauro la vuole far diventare una droga per tutti. Così rivoluziona il rapporto che i clan camorristici hanno con la droga. Fino ad allora i clan compravano la droga dai mediatori che a loro volta l'avevano comprata dai sudamericani. Troppi passaggi alzavano il prezzo e rendevano quindi i mediatori indispensabili per il clan. Paolo di Lauro capisce che per massimizzare i guadagni deve gestire la vendita di droga sino al cliente, eliminare i mediatori. Il clan quindi si rifornisce direttamente dalla Colombia. [Musica] la fa arrivare a Napoli, spesso a bordo di catamarani, ne trasportano sino a 500 kg a viaggio e poi rivende quei 500 kg che tagliati diventano anche il quadruplo, al dettaglio, al grammo nelle piazze di spaccio gestite dal clan stesso. In questo modo il margine di guadagno è enorme, enorme. Al suo apice il clan arriva a fatturare, secondo la procura antimafia di Napoli, oltre 15 milioni di euro al mese solo con lo spaccio di droga.

[Musica] Attorno alla droga, Paolo Di Lauro mette in piedi una vera e propria impresa con ruoli gerarchici, ognuno con compiti precisi. Ci sono i finanziatori, cioè i boss dirigenti che controllano tutta la rete dello smercio. Poi ci sono gli organizzatori che trattano materialmente l'acquisto e il confezionamento della droga, tengono i rapporti con i pusher, li pagano e per esempio li trovano anche un avvocato quando serve. I capi piazza che sono imprenditori consorziati, responsabili ognuno della propria piazza di spaccio, decidono quanto investire di volta in volta nella merce e guadagnano in base al finanziamento, all'investimento che hanno fatto. Poi ci sono i pusher, gli spacciatori che di solito lavorano in coppia, uno consegna la droga, l'altro ritira il danaro del cliente. Infine ci sono le sentinelle, i pali, sono gli occhi della piazza di spaccio che devono avvisare dell'eventuale arrivo di polizia o che qualcosa non funzioni, sia per tutelare i pusher, sia, e questa è una novità introdotta da Paolo di Lauro, per tutelare i clienti in modo che si sentano sicuri ad accedere alle loro piazze. Sanno che quando compri da lì sei tranquillo, va tutto bene. Sempre per tutelare il cliente, la droga dei di Lauro viene testata. A testarla sono i cosiddetti visitors, come gli alieni del telefilm degli anni 80. Sono eroinomani che vengono utilizzati dal clan come cavi umane per provare gratis nuovi tagli di droga. Se il tossico sta male o muore, significa che il taglio va aggiustato prima di essere messo sul mercato.

[Musica] Tutti i ruoli dell'impresa di Lauro sono sempre stati molto ben pagati sin dall'inizio. I primi dati ufficiali che hanno trovato gli investigatori riguardano i primi anni 2000. Eh, un semplice palo arriva a guadagnare dai €1200 ai €1500 al mese. I fiancheggiatori che si limitano a nascondere l'arma oppure a nascondere un po' di droga, fa d'appoggio, riceve €1000 al mese fisso. Un pusher da 2000 ai €4000 al mese, un capopiazza dai 15.000 ai 30.000 E poi ci sono delle figure che vengono invece pagate a prestazione. Un sicario prende in genere 2500 a vittima, un picchiatore €300 a persona pestata. Stiamo parlando di una zona che è il tasso di disoccupazione tra i più alti d'Italia e tra i più alti d'Europa. E Paolo di Lauro sa bene che in un territorio in cui lo Stato è assente, in cui non ci sono prospettive di lavoro per i giovani, i suoi soldi sono la migliore garanzia per i suoi affari e per la sua vita. Non mi sento buono. Mamma che mi succede? I frate mio fumm ancora di frase no sta rivoluzione chi suono nuovo sai che malamore ci trovi un tutti coloro che fanno parte di questo sistema però devono rispettare una regola non fare mai uso di droga in molte organizzazioni mafiose è così e un killer deve essere lucido sempre a maggior ragione lo devono essere i capi. Pao di Lauro aveva un metodo originale per scoprire se i suoi si drogassero o meno. Non aveva bisogno di analisi, test delle urine, del sangue. Mandava a prendere all'improvviso, spesso di notte, i suoi affiliati, magari dopo una serata passata in discoteca, li faceva venire a casa sua e gli metteva davanti un piatto di pasta e diceva "Mangia". Le persone sotto effetto di coca soprattutto perdono appetito. Quindi se l'affiliato non riusciva a mangiare o gli veniva la nausa era perché si era vippato, si era drogato.

Nonostante la droga fosse l'attività più reditizia del clan, non era ovviamente l'unica. Paolo di Lauro aveva iniziato come Magliaro ed ecco che torna ad essere un magliaro, ma stavolta fa le cose in grande. Insieme ad altri cland del napoletano decide di industrializzare l'attività dei magliari controllando il sistema dalla produzione della merce sino alla distribuzione in negozio di proprietà del clan. Il clan di Lauro diventa praticamente un clan di Magliari 2.0 che esporta vestiti in altri continenti. Arriva sì in Australia e aveva dei negozi anche a Parigi. Abiti in finta pelle, imitazione delle grandi griffe da un costo di produzione di meno di €20 arrivano a costare sino €500 a capo con un altro vantaggio rispetto al sistema legale. Mentre le case di alta moda per non rovinare l'immagine del marchio mettono in produzione solo determinate taglie, le aziende del clan producono anche taglie forti, allargando così la loro clientela a chiunque. È proprio in questi anni di espansione economica che il clan di Lauro si trova a dover affrontare il primo vero terremoto, un terremoto che ha il suo epicentro all'interno del clan stesso. Succede che nella primavera del 91 un capozona del clan Antonio Ruocco detto Capecic, cioè testa di seppie, poiché non era uno considerato sveglio, mentre al suo giorno obbligato, lontano da Napoli, viene rimpiazzato da un altro affiliato. Rocco non condivide questa decisione, quindi torna a Napoli per riprendersi la sua zona. Inizia così la faida tra i ruocco e i diuro.

[Musica] Una guerra che annovera episodi che avremmo pensato di vedere soltanto nei film. A un certo punto i di Lauro sequestrano e uccidono il cavallo preferito del fratello di Antonio Ruocco e fanno trovare la testa del cavallo davanti casa sua. Un atto dimostrativo ferocissimo che non voleva solo colpire un affetto dei ruocco uccidendo il cavallo che amavano di più, ma richiamare la famosa scena del padrino, l'emblema dell'avvertimento mafioso. In questa faida c'è anche un episodio che segnerà per sempre la vita di Paolo di Lauro. È quella che viene chiamata La strage del bar Fulmine. Il bar Fulmine era un ritrovo abituale degli uomini del clan. Il 18 maggio 1992, verso le 11:30 del mattino, alcuni affiliati sono davanti al bar, come succedeva quasi tutti i giorni. Tutto normale e tranquillo, il loro territorio, no? All'improvviso arriva un commando dei Ruocco formato da una decina di persone con pistole e kalashnikov. sparano a raffica un centinaio di colpi e prima di schizzare via sulle moto lanciano anche una bomba a mano. Quattro uomini de Di Lauro muoiono sul colpo, un altro morirà in ospedale poco a terra, tra i bossoli degli AK47 c'è anche il corpo senza vita dell'uomo più vicino a Paolo di Lauro, la sua metà criminale Raffaele Prestieri che rimane ucciso insieme a uno dei suoi fratelli Rosario. Questa perdita è un durissimo colpo per Paolo di Lauro. Lui, uomo freddo e calcolatorio, l'unica volta che è stato visto piangere è stato proprio ricordando Raffaele Prestieri. Ecco che di fronte a una tale perdita saltano tutte le regole, non ci sono più limiti. La vendetta deve essere eclatante e arriverà in fretta. Una settimana dopo la strage del bar fulmine, la madre di Antonio Ruocco sta chiudendo il suo negozio di frutta e verdura. È vestita di nero, a lutto perché 10 giorni prima anche suo fratello è stato ucciso nella faida. All'improvviso arrivano quattro killer in moto e sparano 11 proiettili. La colpiscono in volto. Prima di scappare via uno dei sicari si china per assicurarsi che la donna sia morta. Come mai tanto accanimento su una donna anziana? Perché lo scopo di Di Lauro era portare allo scoperto i fratelli Ruocco che si erano nascosti e pensavano che colpendo la loro madre ci sarebbero riusciti. I clan di tutta Italia, grande mafia, Casalesi, fecero sapere a Paolo Di Lauro di non aver condiviso questa mossa, questa scelta, uccidere la madre di un boss, una donna anziana in quel modo. Ma D Lauro rispose: "Questo è il mio modo di fare la guerra, me ne prendo la responsabilità". Gli di Lauro vogliono assolutamente trovare Ruocco. Qualche mese dopo sequestrò un suo uomo, Alfredo [ __ ] tra l'altro sospettato di aver nascosto le armi per la strage del bar Fulmine, per fargli rivelare dove si sta nascondendo Antonio Ruocco, lo torturano per 15 ore, poi lo caricano sull'auto e lo bruciano vivo vicino al carcere di [Musica] Secondigliano. Non è una scelta fatta a caso, eh. Il fratello di due dei morti della strage del bar fulmine, i Prestieri, in quel momento è detenuto, si chiama Maurizio Prestieri. Uccidere [ __ ] lì significava fargli sentire dalla sua cella l'agonia dell'uomo che aveva contribuito a uccidere i suoi fratelli. Era l'omaggio del clan al familiare dei caduti. A trovare Antonio Ruocco alla fine non suoni di laureo, ma i carabinieri. lo arrestano il 3 agosto del 1992, non a Napoli, ma a Milano. Se l'avessero trovato di Lauro non avrebbe avuto alcuno scampo. Attone Ruocco lo sa questo, diventato collaboratore di giustizia e chiede che insieme a lui vengano protetti 140 parenti perché sa che sono tutti possibili obiettivi dei di Lauro.

Nonostante le gravi perdite, Paolo di Lauro esce vincitore dalla faida contro Ruocco e a metà degli anni 90 è uno dei più potenti, anzi il più potente boss di Napoli. controlla il traffico di droga in tutta la zona nord e il suo quartiere generale diventano le vele di Scampino. Per la loro struttura e la loro posizione, le vele sono state trasformate in un luogo ideale per lo smercio della droga. Nel progetto originario di Franz di Salvo, geniale architetto italiano, si voleva ricostruire l'idea del vicolo napoletano creando passerelle tra un edificio e l'altro che poi nella pratica si sono ristrette e appesantite, quindi sono piene di cunicoli le vele, corridoio da cui è facilissimo scappare, spazi per nascondere la droga e in più attorno a queste gigantesche alveari di cemento ci sono vie che somigliano ad autostrade e che lo rendono un luogo isolato dove l'architettura preesistente non agevole il clan. Ecco che il clan la modifica e lo fa per proteggere lo spaccio. Come vengono montati dei cancelli blindati sui ballatoi e sulle scale delle vele. I pusher si posizionano all'interno del cancello e i clienti restano fuori. Così si arrivano i carabinieri per arrestare gli spacciatori devono prima distruggere un cancello blindato. Le forze dell'ordine li smontano continuamente, ma il giorno successivo il clan li rimonta. Chi vive in questi palazzi non è in possesso delle chiavi dei cancelli, quindi per entrare a casa propria deve aspettare che qualcuno del clan lo riconosca e apra. Nessuno osa ribellarsi per paura o per convenienza. Del resto la droga è un business per tutto il quartiere. Anche chi non è affiliato può trarne vantaggio. È successo più volte, per esempio, che in una salumeria della zona venissero sequestrati i kit per l'eroina, siringhe, acqua distillata, laccio emostatico. Non erano esposti come prosciutti salami, ma erano prodotti in vendita tanto quanto i prosciutti salami. È proprio il clan di Lauro a trasformare Scampia nel più grande supermercato di droga cielo aperto d'Europa. Perché qui si vende al dettaglio e l'ingrosso per poi magari rivendere l'altre zone di Napoli, a Roma, Milano, ma anche all'estero, a prezzi anche triplicati. Nel periodo di massima espansione del clan quasi ogni angolo di Scampia e Secondigliano è arrivato a corrispondere ad una piazza di spaccio. Rione Monterosa, i Sette Palazzi, l'8K, la Cianfa, le case dei Puffi, via Baku, le vele, si arriva a contarne una ventina di piazze del quartiere gli uomini del clan diventano delle vere e proprie star possono spacciare, sparare, terrorizzare e per molte donne diventano anche dei sex. Ma Paolo di Laura ha qualcosa di più. Attorno a lui si sviluppa un vero e proprio culto. Il fatto che non si faccia mai vedere che conduca una vita totalmente nell'ombra aumenta il mito attorno a lui. Gli affiliati smaniano per vederlo. Vogliono incontrarlo almeno una volta nella vita. Secondigan regna, secondan di Lauro è inavvicinabile anche per gli stessi uomini del clan, eccetto che per alcuni fidatissimi e molto invidiati che hanno accesso alla sua villa in via Cupa dell'Arco, una villa super sorvegliata dalle vedete del clan. Alcuni abitanti di Secondigliano raccontano che le poche volte che il boss si muoveva da casa, per precauzione cinque auto partivano dalla sua villa contemporaneamente e nessuno sapeva in quale fosse effettivamente a bordo il boss. Di Lauro è amato anche dai commercianti della zona perché ha stabilito nuove regole del racket. Niente estorsioni ai commercianti di secondo. Il pizzo va applicato solo alle imprese. Quindi eh in lui molta gente vede un benefattore. Se lui è re, i suoi figli vengono trattati come dei principi. Tanto che nei periodi più caldi, durante le faide, le guerre con altri clan, i figli di Paolo di Lauro erano gli unici che potevano girare tranquillamente il motorino per secondiano senza casco, a volto scoperto, tanto nessuno li avrebbe mai toccati. Tutti sapevano che la vendetta sarebbe stata esemplare. A me la strada mi ha partorito, qua sotto mi sembra un po' Portto Rico. Mi porto porto darmi come amico, così più nessuno mi dice di no. Faanculo de Niro, io voglio il di nero. Mi dici ti vivi? Ma io non ti credo sotto la piazza non abbiamo credo. Fraviva la razza come diero mi sa che è un talento da vendere come la droga sotto da me da sette palazzi ai sette re quartieri spagnoli. Andale andale.

Paolo di Lauro ha avuto 10 figli tutti maschi. Questa cosa fu vista dal quartiere quasi come un segno divino, un capo che genera solo possibili capi. Quasi tutti entrano a far parte del clan con ruoli diversi. C'è chi si occupa del riciclare danaro, chi del servizio di sorveglianza. che ha in mano la contabilità. Sui libri contabili i figli di di Lauro vengono indicati con nome in codice F1, F2, F3 che sta per figlio numero 1, figlio numero 2, figlio numero 3, elencati in ordine di età. Paolo di Laura è un boss e sa di non dover crescere solo dei figli, ma futuri boss. I figli per un boss rappresentano non solo il futuro della famiglia, ma anche il futuro del clan. Spesso però diventano il tallone d'achille dei loro padri e così accade anche a Paolo di Lauro. Nel 1998, infatti, viene convocato dalla polizia e non per colpa di una sua azione illegale, ma per una bravata di uno dei suoi figli, Nunzio, all'epoca aveva 13 anni, aveva avuto un battibecco con un professore a scuola e per vendicarsi aveva chiamato rinforzi e il professore era stato pestato. La polizia allora convoca il padre del ragazzo Paolo di Lauro. Di questo episodio parlano a telefono alcuni uomini del clan che sono intercettati, solo che non dicono che era stato convocato Paolo o Di Lauro o Ciruzzo milionario, ma Pasquale. Un nome che gli inquirenti avevano sentito spesso nelle intercettazioni, ma che sino ad allora non avevano capito chi fosse questo Pasquale. Grazie all'episodio banale della scuola, la polizia riesce a mettere insieme i pezzi. Come ulteriore cautela per mantenersi nell'ombra, Palo di Lauro si faceva chiamare Pasquale. Questa scoperta dà una svolta alle indagini. Nel settembre 2002 scatta il primo ordine d'arresto per Paolo Di Lauro. è accusato di essere a capo di un'associazione camorristica definita la struttura più efficiente della città di Napoli, perché non esisteva in quel momento un altro clan così organizzato, così puntuale nei pagamenti, meritocratico. Finiscono dietro le sbarre 27 uomini del clan, ma non Paolo Di Lauro, perché lui diventa latitante. La sua fuga è talmente impeccabile che alcuni pensano che sia [Musica] morto.

Di Lauro gira molti nascondigli durante la sua latitanza. Si pensa sia stato in Grecia, in Russia, in Slovenia, ma come succede ai grandi boss, il silenzio della gente del suo territorio era la protezione migliore. Secondo le dichiarazioni di un pentito, per un certo periodo, mentre le autorità lo cercavano in mezzo mondo, lui, latitante, stava su uno yacht davanti a Casteld Lovo a Napoli, uno dei posti più belli e centrali della città. Nessuno però riesce a trovarlo, nemmeno i peggiori drammi familiari lo fanno uscire allo scoperto. Nel 2004 uno dei suoi figli perde la vita in un incidente in moto. Paolo di Lauro non andrà ai suoi funerali. La latitanza ha regole così rigorose che impedisce di assolvere anche le necessità primarie. Non si può nemmeno vivere il lutto come si farebbe normalmente. Ed è qui, in questa circostanza, che si verifica un episodio che dal punto di vista criminale è insignificante, ma è molto importante dal punto di vista simbolico. Mentre il figlio di Di Lauro è in agonia in fin di vita, un luogo tenente del clan va a fargli visita e lì incontra il boss. Paolo di Lauro gli fa capire che sa che si sta costruendo un suo giro di affari autonomo al di fuori del clan, ma gli dice che ha deciso di lasciar correre, però vuole che gli dimostri la sua fedeltà. Urina in un bicchiere e gli dice bevi e lui lo farà.

Da quando Paolo di Laura è diventato latitante, la guida del clan è passata ai suoi figli, in particolare al primogenito, Cosimo. Su di lui di Lauro ha grandi aspettative. Crede di averlo addestrato ad essere un camorrista come lui, un capo solido, privo di vizi, capace di concentrarsi sugli affari, senza grilli per la testa. Non sarà così. Infatti sono pochi a considerarlo un vero capo. Soprattutto i più anziani del clan che l'hanno visto crescere fanno fatica a stare sotto Cosimo. In più Cosimo è spregiudicato, ma non ha il carisma del padre e questo non gli fa guadagnare il rispetto dei suoi postoposti. Senza una guida forte e da tutti riconosciuta come tale, gli equilibri cominciano a traballare. I figli di Di Lauro si accorgono che alcuni capi piazza iniziano a gestire autonomamente gli affari, danno sempre meno denari al clan e cercano, si vede evidentemente, altri canali per rifornirsi di coca. Cosimo, per ovviare al problema decide di mettere a stipendio fisso, quindi mensile tutti i capi piazza che prima invece erano liberi imprenditori che guadagnavano in percentuale rispetto alla coca venduta e non a stipendio. Ora diventerebbero per volontà di Cosimo dipendenti, ma tutti i veterani del clan si rifiutano. E allora Cosimo mette una nuova regola: i capi piazza non possono avere più di 30 anni. In pratica voleva sostituire alle figure storiche del clan persone più vicino a lui, anche anagraficamente e su cui possa riuscire a ad avere più controllo. Tra gli uomini da Lottamare c'è Lello Amato. È colui che ha permesso al clan di stringere rapporti diretti con i narcos colombiani senza alcun intermediario spagnolo come facevano le altre famiglie. Questo rapporto diretto consentiva al clan di Lauro di ottenere droga a prezzi molto più convenienti e quindi di vendere dosi a Napoli anche alla metà rispetto ai concorrenti. Leo Lamato non ci sta a farsi rottamare, anzi riunisce tutti coloro che come lui sono stati messi da parte e propone di formare un nuovo gruppo indipendente. Propone in pratica una scissione dai di Lauro. nascono così gli scissionisti. In realtà il loro nome era sempre stato quello degli spagnoli perché trasferiscono la loro base in Spagna, soprattutto Barcellona, dove incontrano i broker del narcotraffico, reinvestono nell'edilizia spagnola e dove si rifugiano quando sono lati tanti. Per conquistare il mercato di Secondigliano però, gli scissionisti devono prima conquistare militarmente il territorio, far capire che ora su quelle piazze comandano loro. A inizio la faida più sanguinosa che il Napoli abbia mai conosciuto, che vede schierati da una parte i di Lauro appoggiati dai più giovani del gruppo, dall'altra gli scissionisti. La media è di un morto ogni tre giorni per una fazione o per l'altra. A volte ci sono più agguati nella stessa giornata. Vengono colpiti pusher, killer, gestori di piazze, parenti degli affiliati, parenti acquisiti degli affiliati. È una faida che non risparmia nessuno, nemmeno le persone dimostrazione di di forza contro di Lauro. Cominciano a sparare a raffica così. Antonio siccome ha difficoltà a camminare non riesce a scappare e laterale della guerra. Gelsomina Verde aveva 22 anni. fidanzato che è passato gli eccissionisti. Tanto basta al clan di Lauro per rapirla, torturarla, per farsi dire dove si trova il suo ex, ma Gelsomina non lo sa o comunque non lo dice e quindi l'ammazzano e le danno fuoco nella sua macchina. Dario Scherilo di anni ne ha 26. gestisce una scuola guida secondiano con i suoi fratelli. Dario è quello che viene definito un morto per sbaglio. Dario è un ragazzo di 26 anni, tifosissimo del Napoli, era finanziato con una ragazza da 8 anni, incominciavano praticamente già a progettare il loro futuro. Era un ragazzo come tanti, un ragazzo semplicissimo, chiamava la famiglia. Eravamo una famiglia sempre, siamo sempre stati una famiglia molto molto unita. Dopo tanti sacrifici che abbiamo fatto tutti e tre, abbiamo deciso di poi investire, aprire la nostra scuola guida. Eh, la tua scuola si è chiamato Scuola del Sole proprio perché eh era una cosa solare che ci siamo sempre portati il nostro sogno da da ragazzi e in quello stesso periodo praticamente eh dall'inaugurazione della scuola guida eh inizia scoppia la faida praticamente qui a a Secondigliano. Man mano che passano i giorni la guerra incomincia a essere sempre più violenta e si incomincia leggermente a respirare una una specie di coprifuoco a un certo orario nella nella città. nonostante tutto ci sentivamo sempre ehm al sicuro, perché facciamo l'errore che uno si fa i fatti suoi, non viene mai toccata da una guerra in atto di di camurorla, di mafia in generale. Il 6 dicembre, prima di tornare a casa, dare lo cerca un ragazzo che l'indomani doveva fare un esame di scuola guida. Girando con lo scuter cerca di questo di questo allievo incontra un suo vecchio amico di di scura, posiziona il motorino sul cavalletto, incominciano a parlare e nel frattempo praticamente arrivano dei killer alle spalle con caschi integrali e fanno fuoco sud. Lo colpiscono con due tre poretti alla alle spalle. [Musica] dopo che se è stato colpito fa qualche metro, ma si accascia a terra perché uno dei proiettori e lo colpisce pratente al cuore. Loro si avvicinano per completare, per finire Dario con il colpo al viso. Capiscono del dell'errore che hanno sbagliato e scappano via. Dario è stato ucciso solo perché aveva lo stesso scooter, stesso colore, targa molto simile a un pusher che si trovava lì qualche istante prima del del dell'arrivo di Killer Sess.

Tra il 2004 e il 2006, mentre il bospalo di Lauro continua la sua latitanza, a Napoli ci sono oltre 200 omicidi di camorra. Ed è in questi anni che il clan, già indebolito, subisce importanti arresti all'interno della famiglia stessa. Vincenzo e Ciro, il secondo e il terzo genito del boss, vengono arrestati. Nel gennaio 2005 i carabinieri sono sulle tracce di Cosmo. Cosmo è molto meno rigoroso del padre nel vivere la sua latitanza. Infatti ha un cellulare con sé per ogni evenienza ed è proprio grazie al cellulare che i carabinieri riescono a localizzarlo. Tra l'altro era a pochi passi da casa sua, in un appartamento di un'anziana invalida. La voce del suo arresto si sparge immediatamente e qui accade una cosa che per chi non è abituato a queste dinamiche ha dell'incredibile. Centina di persone del quartiere si radunano sotto il nascondiglio di Cosimo. Iniziano a rivoltarsi contro i carabinieri in segno di protesta contro il suo arresto. Le volanti degli agenti vengono prese d'assalto, vengono lanciate bottiglie piene di benzina, bottiglie molotof. Eh, si vede persino volare da un balcone la tazza di un water. In testa alla rivolta c'è un gruppo di donne che urlano contro le forze dell'ordine. Quel gesto ha un significato ben preciso in territorio criminale. Significa far passare il messaggio. Noi non c'entriamo nulla col tuo arresto. Non siamo stati noi a tradirti. Noi stiamo dalla tua parte. È un rito che serve per allontanare subito qualsiasi sospetto che la soffiata sia avvenuta dalla gente del quartiere. Serve a scongiurare vendette, a risparmiare altro sangue. Nonostante sia stato appena arrestato, Cosimo non appare come uno sconfitto, anzi si presenta alle telecamere agghindato come Brandon Lee nel corpo. Permeabile nero, maglione scuro, capelli col codino pettinati col gel. guarda dritto nell'obiettivo dei fotografi e delle telecamere in segno di sfida. Pochi giorni dopo quell'immagine campeggia sugli screen saver dei telefonini di decine di ragazzini della periferia napoletana. Cosimo ha saputo sfruttare l'immaginario cinematografico dell'eroe tenebroso. L'ha sfruttato per mettere in scena la sua forza. fa passare l'arresto per un momento come un altro della sua scalata al potere, della sua scelta di prendersi tutto. In fondo è qualcosa che aveva messo in conto e quindi lo celebra. Quella sera stessa, neanche a 3 km dal suo nascondiglio, venne ritrovata un'auto carbonizzata. Nel bagagliaio c'è il cadavere di Giulio Ruggero, uomo legato ai di Lava. L'omicidio è avvenuto in modo estremamente brutale. L'hanno decapitato con un flex. la sega circolare dentellato usata dai fabbri e hanno lasciato la testa posata sulle natiche come un'umiliazione finale del nemico. Subito comincia a girare la voce che fosse lui il traditore di Cosimo. Del resto, solo chi si vende un capo può essere ammazzato in quel modo. Sono voci, eh, solo voci. L'unica cosa certa è che è solo il 21 gennaio e quella è già l'undª vittima dall'inizio dell'anno. Nei mesi successivi la faida tra i di laurea e gli scissionisti continua a lasciare sul campo affiliati e persone innocenti. I vertici dell'organizzazione devono guardarsi dai rivali, ma anche dalle forze dell'ordine che gli danno la caccia per cercare di porre fine a questa mattanza. Il 27 febbraio 2005 i carabinieri arrestano Lello Amato, capo degli scissionisti, colui che aveva innescato la faida con la decisione di creare la sua fazione indipendente. Lo trovano a Barcellona all'uscita di un casinò dove ha appena perso €6000 a Black Jack. Palo di Lauro invece non si trova. L'hanno segnalato ovunque, dalla Puglia al Canada, ma gli investigatori sono convinti che ora, con i suoi figli maggiori in carcere e il vertice del suo clan praticamente azzerato, sia tornato a Napoli per gestire da vicino le cose. Si tratta solo di capire chi lo stia nascondendo.

Il 16 settembre 2005 alle 6:45 del mattino, una quindicina di carabinieri si presentano a casa di Fortunata Ligori, una donna incensurata legata a un piccolo affiliato del clan. È un appartamento modestissimo a 1 km scarso dalla villa di Laura Condigliano. Solo una camera, un cucinino e un bagno. Sul tavolo trovano un pacchetto di sigaretta, l'unico vizio del boss. Parlo di Laura in camera da letto, non fa resistenza, anzi lui stesso a calmare i carabinieri, dire "Io sono calmo, state tranquilli, succede niente" e si lascia ammanettare. chiede solo di avvisare la moglie, ma è una cosa abbastanza inutile perché nel giro di pochi minuti tutta Secondigliana viene a sapere il suo arresto. La strada davanti al nascondiglio si riempie di gente, soprattutto ragazzi della zona pronti a scattare la foto. Finalmente avrebbero visto il volto del boss senza volto, il boss che aveva creato un impero rimanendo invisibile. Ma non saranno accontentati nemmeno questa volta, perché quando Polo di Lauro uscirà scortato dai carabinieri, terrà sempre la testa bassa davanti alla folla la differenza di suo figli. Qualcuno grida "Ma Ciruzzo è solo un bravo maglio". Come se questa non fosse già di per sé un'attività illegale altri dicono: "Ciuzzo è il San Gennaro di Secondigliano, ha fatto solo del bene alla sua gente." Qualche ora dopo i carabinieri rivelano che Paolo di Lauro è stato tradito da un peccato di gola. Durante le indagini, infatti, gli investigatori avevano seguito le persone vicino al clan, come, ad esempio, le donne degli affiliati, controllavano i loro movimenti, i loro orari e seguivano persino quando andavano al mercato per vedere se la loro spesa era compatibile in quantità e qualità con la spesa per le loro famiglie, con le loro possibilità economiche. E si erano accorti che quella donna fortunata Ligori comprava spesso salmone e pezzogna, pesci preferiti da Paolo di Lama. Il boss dei boss beccato per un pesce. una storia così incredibile che sembrava creata ad arte per smontare il mito del capo onnipotente e infatti non convinse molti cronisti dell'epoca che sembrano piuttosto dar credito alle voci di quartiere secondo cui erano stati i servizi segreti a pagare e prendere informazioni dalle sentinelle del clan in modo che non facessero scattare l'allarme sulle loro indagini. In ogni caso Palo di Laura era finalmente dietro le sbarre.

[Musica] Qualche giorno dopo lo si vede per la prima volta dentro un tribunale. In due gabbie separate ci sono i suoi fedelissimi e i suoi traditori, gli scissionisti, che per la prima volta dopo tanti anni si ritrovano faccia a faccia con il boss. In quel tribunale c'è anche il suo figlio Vincenzo che non incontra almeno da quando anche lui è stato catturato, un anno e mezzo prima circa. Non appena padre e figlio si vedono, cominciano a scambiarsi i gesti. Sembrano messaggi strani. Vincenzo si indica il dito annulare come a chiedere della fede proprio così. Paolo risponde prima passandosi le mani ai lati della testa, poi sul mio collo. Come mimare il gesto del barbiere dopo che ti ha fatto la bar e poi fai il movimento del volante nell'automobile. Gesti che fecero cervellare i cronisti inutilmente. Potevano sembrare anche semplici domande da tra padre e figlio. In quelle situazioni succede spesso. La tua fede, papà, che fine ha fatto? E la risposta "Mi hanno tolto tutto, mi è stato concesso solo di farmi la barba". Ma prima ancora che un padre e un figlio, in quelle gabbie c'erano due boss di camorra e ogni loro gesto, all'apparenza banale nascondeva anche un altro significato, un significato che solo i fatti di cronache successivi avrebbero aiutato a decifrare. La sera dopo l'udienza, infatti, venne trovato su uno stradone della periferia napoletana il cadavere martoriato di un certo Edoardo Lamonica. è il gestore di un'autorimessa a Secondigliano ed è anche nipote di quell'Anniello La Monica che era stato il padre criminale di Paolo di Sebbene il suo volto non rivelasse più i suoi connotati, il suo corpo rivelava chiaramente il motivo per cui era stato ucciso. Le avevano tagliate le orecchie con cui aveva sentito, cavato gli occhi con cui aveva visto, tagliato la lingua con cui aveva parlato, spezzato i polsi con cui aveva mosso le mani per ricevere i soldi e infine gli avevano sigillato le labbra con una croce chiuse per sempre per la fede tradita. Il corpo di quell'uomo raccontava che era stato punito per aver parlato, per aver rivelato informazioni su Paolo di Lauro e averlo fatto arrestare. Del resto, anche se la Monica erano alleati dei Di Lauro ormai, avevano un conto in sospeso con loro da 20 anni. L'omicidio con cui era cominciato tutta questa storia, quello di Anelo la Monica, il loro patriarca che Di Lauro aveva eliminato per prendergli il posto. Quindi forse Eduardo aveva tradito Paolo di Lauro per vendicarsi. Un momento che trovava conferma nei gesti misteriosi che Paolo di Lauro e suo figlio Vincenzo si erano scambiati in tribunale. Anello, sapete come si dice napoletano? Aniello, proprio come la Monica. E forse Vincenzo indicando l'anello stava chiedendo al padre sono stati quelli di Aniello e la Monica a fare la soffiata? E Paolo di Lauro, facendo il gesto del volante, quello del barbiere, intendeva che era stato Edoardo La Monica, quello che aveva l'autorimessa in via Barbiere di Siviglia.

Dopo l'arresto di Paolo di Lauro, il clan sembra al tramonto. Del suo impero della droga restano solo due piazze di spaccio. Eppure, nel giugno del 2010 viene sequestrato il libero mastro del clan. viene sequestrato a casa di un affiliato sospettato di essere proprio il contabile del gruppo. Pagine scritte a mano su cui sono segnate dettagliatamente tutte le uscite e tutte le entrate. Le uscite sono, ad esempio, le spese per i colloqui delle moglie in carcere, i regali agli affiliati, ai fiancheggiatori, la benzina dei motorini, oppure le botte, le le munizioni. E poi ci sono tutte le entrate per la vendita delle varie droghe. cocaina, marijuana, ashish, cobret. Il cobret è uno scarto della lavorazione dell'eroina, chiamato così perché, appunto, dà effetti talmente devastanti da ricordare quello del morso di un serpente. Ecco, KP è una dose piccola di Cobret, un pacchetto piccolo, KG è un pacchetto grande di Cobret. Ebbene, con queste due sole piazze di spaccio, il clan riesce a realizzare un guadagno netto di circa 900.000 al mese. Cifre che raccontano un impero tutt'altro che sconfitto. Paolo Di Lauro è stato condannato a tre ergastovi, li sta scontando a 41 bis in regime di carcere duro. La sua villa in via Cupa dell'Arco è stata confiscata ed è diventata sede della polizia municipale, ma la casa di fronte è abitata dalla moglie e dai suoi figli. Quindi i vigili si affacciano sullo stesso cortile su cui si affaccia l'appartamento della famiglia del boss. Un cortile su cui per un certo periodo i di Lauro hanno anche piazzato una piscina, tutto abusivo. Ovviamente a pochi passi c'è un'altra casa sequestrata di Lauro. Ufficialmente era intestata a un altro proprietario che però difficilmente avrebbe potuto comprarsi una casa del genere. Era un prestanoma, una palazzina più piani in stile neoclassico, 600 m², valore estimato 1 milione di euro. Una vera reggia se paragonata alle altre costruzioni di quel quartiere, ma nonostante numerosi sequestri, il patrimonio di Paolo di Lauro non è sicuramente stato recuperato del tutto. Maurizio Prestieri, uomo di fiducia di Paolo di Lauro, divenuto poi collaboratore di giustizia, una volta mi disse che il tesoro di Paolo di Lauro si trova sotto terra a Scampia. Sapete dove? Secondo il pentito, i di Lauro riempivano bottiglie di plastica di pietre preziose, diamanti, smeraldi, rubini, tutti comprati con i soldi del clan, i soldi della droga. E poi li sotterravano. I soldi di carta sottoterra sarebbero marciti. Le ville in caso di guai giudiziari sarebbero state sequestrate. Invece così in uno spazio piccolissimo, ci stava un valore enorme che era facile nascondere e che non sarebbe mai [Musica] deperito. Quello che è certo è che sopra, sulle strade di Secondigliano e Scampia non si è mai smesso di sparare. Omicidi arresti hanno portato a vuoti di potere che di volta in volta sono stati colmati da altre faide con i boss in prigione o morti ammazzate. Il risultato è che a comandare finiscono affiliati sempre più giovani. Ragazzini pronti a tutto in nome del potere. ragazzini per cui Paolo Di Lauro, il boss che non si è mai pentito, che in tutti questi anni non ha mai collaborato con la giustizia e ancora oggi un esempio da seguire.