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Ciao a tutti e benvenuti in questo secondo video dedicato a Lewin. L'altra volta ci siamo concentrati sul discorso del campo psicologico, che è determinato da quel delicato equilibrio, da quel delicato rapporto che si viene a formare tra la persona e l'ambiente.
Oggi invece andremo ad analizzare il campo sociale, che invece è formato dal gruppo e dal suo ambiente. Intanto, definendo il gruppo, Lewin ci dice che è un'unità unica, una totalità. Quindi non è un insieme di tanti fenomeni, ma va analizzato e visto come un fenomeno unico. Poi aggiunge il fatto che il gruppo non è una struttura statica, ma è una struttura dinamica. Una struttura dinamica perché è in continuo mutamento, in continua cambiamento ed è in continuo divenire. Questo vuol dire che le dinamiche all'interno del gruppo cambiano continuamente. Ed è proprio Lewin che, all'interno dei suoi studi di psicologia sociale, introduce questa espressione delle dinamiche di gruppo, che serve proprio a specificare quanto le relazioni all'interno del gruppo non possano essere mutevoli e soggette a cambiamenti.
Come accennavo prima, per Lewin il gruppo è una totalità, ovvero è un insieme che rappresenta qualcosa di più della somma delle singole parti, quindi dei singoli membri che compongono il gruppo stesso. Proprio per questo, il gruppo è costituito da una dinamica interna, da un gioco di forze che, anche se contrastanti tra di loro, cercano di trovare un obiettivo comune, e cioè quello di trovare un equilibrio proprio all'interno del gruppo. L'obiettivo diventa quindi proprio la conquista, il mantenimento di questo equilibrio.
In questa visione prospettica di Lewin del gruppo, ogni membro facente parte del gruppo è interdipendente con gli altri membri. Questo vuol dire che ogni mutamento che riguarda anche solo una parte del gruppo ha ripercussioni in tutto il gruppo. Un esempio tipico che fa Lewin rispetto a questo è quando una persona nuova entra all'interno di un gruppo che è già costituito. Questa nuova entrata non si consentirà e non significherà soltanto l'entrata in un gruppo preesistente che rimarrà immutato, ma in qualche modo si dovrà ridefinire il gruppo, si dovrà trasformare in qualcosa di diverso rispetto a come era prima.
Le ricerche di Lewin, di tutti i suoi collaboratori e tutti gli esperimenti che Lewin stesso e i suoi collaboratori hanno fatto proprio per andare ad analizzare queste dinamiche di gruppo, hanno notato poi, via a una serie di altri studi successivi, e hanno segnato davvero una svolta molto importante perché sono andate ad analizzare tantissimi aspetti. Gli aspetti più importanti studiati all'interno di questi esperimenti da Lewin e i suoi collaboratori sono stati l'affiatamento, ad esempio, all'interno del gruppo. Quanto, se il gruppo ha una sorta di benessere, se è un gruppo sereno, se è un gruppo affiatato, è più efficiente nelle varie situazioni e quindi quanto un gruppo coeso può essere più produttivo rispetto a un gruppo più disgregato.
Un altro aspetto importante che è emerso da questi studi è stata la funzione del leader. Quanto un leader autoritario ha veramente potere all'interno del gruppo, quanto invece un leader democratico può essere più ascoltato. Ed infine, un altro aspetto studiato all'interno di questi esperimenti è stato quello delle reti di comunicazione all'interno del gruppo.
Prima di raccontare uno degli esperimenti più importanti portati avanti da uno dei collaboratori di Lewin e supervisionato da Lewin stesso, cerchiamo di dare una definizione di gruppo sociale attraverso appunto il pensiero di Lewin. Un gruppo sociale si differenzia quindi da altri aggregati sociali perché è un gruppo di persone che interagiscono tra di loro in maniera regolare e costante. Proprio questo fatto che le interazioni sono costanti all'interno del gruppo fa sì che tutti i partecipanti possano sentirsi uniti e possano avere un'identità sociale.
Adesso andiamo a vedere l'esperimento portato avanti da Lippitt, che è stato uno stretto collaboratore di Lewin, proprio sui gruppi e con l'obiettivo di andare ad evidenziare quanto fosse importante la figura del leader all'interno del gruppo e quanto il leader potesse cambiare all'interno del gruppo quelle che sono proprio le dinamiche. Lo scopo di questo esperimento era quello di prendere due gruppi di bambini tra i 10 e gli 11 anni e indurre due climi completamente diversi: uno dove c'era uno stile di leadership autoritario e l'altro dove c'era uno stile di leadership democratico. Il compito che avevano questi due gruppi di bambini era quello di costruire maschere teatrali.
Analizzando le dinamiche di gruppo all'interno dell'esperimento, era importante andare a capire i comportamenti del leader, di conseguenza come rispondevano i ragazzi a un tipo di leader e all'altro, e anche i rapporti che si instauravano tra i vari membri del gruppo: se erano rapporti realmente di interdipendenza, se il gruppo era unito o se invece il gruppo non era poi così unito.
Partiamo intanto ad analizzare quelle che sono le caratteristiche del gruppo democratico. In questo caso, il leader parlava con i ragazzi e ogni decisione poi doveva essere presa dai ragazzi stessi, incoraggiati dal leader. Nel primo incontro fu spiegato dal leader al gruppo quali erano i compiti e quindi come dovevano usare l'argilla, come si dovevano muovere per modellare e creare queste maschere, e il leader era sempre disponibile poi a rispondere alle domande di ogni singolo membro del gruppo qualora avesse dei dubbi. I membri erano liberi di scegliere i propri compagni con cui lavorare e la divisione del lavoro poi era competenza del gruppo. Il leader non partecipa attivamente alla realizzazione delle maschere, ma è sempre lì a stimolare, a dare dei feedback e ad allodare, a criticare con obiettività il lavoro dei ragazzi.
Invece, nel gruppo autocratico, tutto era deciso dal leader, cioè dalla persona più autorevole. Le tecniche, i ragazzi per ottenere la maschera finita, erano spiegate una alla volta, così che i ragazzi, ogni volta che finivano un passaggio, si trovavano nell'incertezza del passaggio successivo. Il leader decideva lui che compito ogni membro del gruppo doveva portare avanti ed infine, pur non partecipando all'attività, il leader criticava e lodava le azioni di ogni membro del gruppo senza dare ragione, cioè senza stare a spiegazioni alle critiche oppure alle lodi, e da un punto di vista relazionale restava piuttosto indifferente, cioè non era né amichevole né ostile.
La prima cosa che si nota con questo esperimento furono proprio i rapporti dei vari membri all'interno del gruppo. Nel gruppo democratico si vede che c'era molta cooperazione. Il "noi" era una parola all'ordine del giorno, cioè tutti utilizzavano il "noi" perché il lavoro era stato un lavoro di un gruppo coeso e cooperativo. Mentre in quello autocratico erano prevalsi più l'egoismo e l'ostilità. Il "noi" era una parola quasi del tutto inesistente.
E i rapporti tra i vari membri del gruppo e il leader erano ben diversi nei due gruppi, in quanto nel gruppo autocratico si è visto che i bambini erano molto poco disponibili tra di loro, sia al dialogo che alla cooperazione, mentre nei confronti del leader avevano un atteggiamento molto remissivo e soprattutto avevano quasi timore di chiedere informazioni e si limitavano soltanto ad ascoltare quelle che erano le direttive del leader.
La coscienza di gruppo era davvero molto forte nel gruppo democratico. Infatti, i ragazzi spontaneamente si univano tra di loro e cooperavano tra di loro in maniera molto efficace e rimanevano il doppio del tempo insieme. Mentre in quello autocratico la consapevolezza di far parte di un gruppo era molto rara e il gruppo era davvero molto disgregato. Quando il lavoro richiedeva una cooperazione, era sempre il leader che doveva riunire il gruppo.
In conclusione, si è visto che un gruppo vitale, dinamico, allegro di bambini rimaneva tale in tutto il percorso, in tutto l'esperimento, per quanto riguarda il gruppo democratico, mentre l'altro gruppo, che partiva comunque vitale, eccetera, si affievoliva molto presto, lasciando spazio invece a un gruppo fatto di tante persone apatiche e prive di iniziativa.
Ultimo aspetto che Lippitt e Lewin notarono è che il passaggio dall'autocrazia alla democrazia era molto più lento rispetto a quello della democrazia all'autocrazia, e questo perché l'autocrazia viene impostata dall'individuo e quindi dal leader, mentre la democrazia è un concetto che va appreso.
Bene, con questo discorso sui gruppi sociali e sugli esperimenti portati avanti da Lewin e dei suoi collaboratori, ai quali ne sono seguiti anche tanti altri, e in seguito anche la psicologia sociale stessa con tanti altri esponenti ne ha portati avanti altri, il mio video di oggi è finito. Io vi saluto e vi ringrazio per l'attenzione e ci vediamo alla prossima.