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Lezione 30 Le Comunicazioni Elettroniche Dal Monopolio alla Liberalizzazione

Angela Ferrari Zumbini21:59

Transcription

Benvenuti alla nocciolina di diritto numero 30. Oggi ci occuperemo delle comunicazioni elettroniche. A questo argomento dedicherò due noccioline: la prima è quella di oggi e poi ce ne sarà una successiva.

Quella di oggi è dedicata a parlare delle comunicazioni elettroniche in generale e a ricostruire le vicende dal monopolio alla liberalizzazione, per capire che cos'è la liberalizzazione, perché non sempre tutti gli studenti lo capiscono bene.

Dal libro, le comunicazioni elettroniche, dicevamo. Le comunicazioni elettroniche nascono, diciamo, l'antenato delle comunicazioni elettroniche sono le telecomunicazioni. Quindi il sistema attraverso il quale una persona poteva comunicare con un'altra persona attraverso la rete telefonica. Le telecomunicazioni, quindi, erano quando c'erano i telefoni addirittura fissi, per cui c'era il telefono di casa di una persona in una casa che telefonava a un'altra persona.

Le telecomunicazioni, ovviamente, vengono prima per ovvi motivi tecnologici, perché sono nati prima. Le telecomunicazioni erano ovviamente sottoposte a una determinata disciplina. L'importante, le telecomunicazioni allora, come le comunicazioni elettroniche adesso, in realtà ancor di più, hanno un enorme valore economico, perché voi capite bene che tutti comunichiamo in qualche modo con gli altri attraverso una rete. Però a noi oggi importa soprattutto sottolineare il grande valore sociale delle telecomunicazioni, perché le telecomunicazioni consentivano a persone distanti di comunicare, quindi consentivano la comunicazione tra gli uomini, che è un valore essenziale della socialità e che, come noi abbiamo visto, è tutelato e garantito dall'articolo 15 della nostra Costituzione, che garantisce anche la segretezza della corrispondenza. E nella corrispondenza rientrano anche le comunicazioni telefoniche, perché hanno come dettaglio particolare fondamentale il fatto che vi sia una comunicazione tra una persona e un destinatario ben individuato. Questo lo differenzia rispetto, vi ricordate, abbiamo visto la diffusione del pensiero, la manifestazione del pensiero fatta invece a un pubblico indeterminato.

Le telecomunicazioni, dunque, sono un servizio pubblico, perché cioè soddisfano un bisogno essenziale della collettività. I servizi pubblici sono quelli, appunto, che vanno a soddisfare dei bisogni essenziali delle collettività, per cui un servizio pubblico può essere l'acqua, perché tutti abbiamo bisogno di avere acqua in casa, così come il gas, i trasporti, i trasporti anche sia su gomma, su rotaia, eccetera, eccetera. Mentre, ad esempio, non sono servizi pubblici essenziali tutto ciò che è accessorio, potremmo anche farne a meno.

Quindi, le telecomunicazioni sono un servizio pubblico essenziale, perché soddisfano un bisogno essenziale della collettività. E noi dobbiamo sempre, sempre tenere a mente questa qualifica, questa definizione di servizio pubblico, perché ci sarà utile sempre in tutte le noccioline che noi andremo a dedicare alle comunicazioni elettroniche.

Proprio perché oggi, soprattutto, che parliamo di comunicazioni elettroniche, non più di telecomunicazione. Perché? Perché oggi c'è stata quella che viene definita la convergenza tecnologica. Cioè, mentre prima avevamo la rete in rame che collegava il telefono di una casa al telefono dell'altra casa, per cui con l'apparecchio telefonico si telefonava e basta, per cui era una telecomunicazione. Io avevo il mio telefono che utilizzavo per telefonare a un'altra persona, e le telecomunicazioni, appunto, era proprio la rete telefonica. Oggi c'è la convergenza tecnologica, per cui con il mio telefonino, io non il telefonino non lo uso solo per telefonare alle altre persone, lo sapete benissimo. Col telefonino voi avete accesso a una serie infinita di servizi che non sono unicamente di comunicazione interpersonale, come può essere anche un WhatsApp, un SMS o altri servizi, ma potete andare su internet e quindi scrivere sul vostro blog, sulla vostra bacheca dei vari social network. E voi state facendo una comunicazione interpersonale con un destinatario preciso, voi state manifestando il vostro pensiero attraverso lo stesso identico mezzo che è sempre il telefonino. Attraverso un unico mezzo avete accesso a una serie di servizi molto diversificati. Ma la stessa cosa, ad esempio, ormai con il televisore, che non è più solo televisore, ma essendo collegato a internet, ci sono una serie di servizi molto diversi rispetto alla mia mera visione di un programma previsto in un palinsesto.

Quindi, con la convergenza tecnologica si parla di comunicazioni elettroniche, perché non c'è più la corrispondenza con solamente la comunicazione interpersonale, diciamo, quella che fa riferimento all'articolo 15 della Costituzione, ma c'è una confusione con anche la libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall'articolo 21, che prevede la diffusione del pensiero a un pubblico indeterminato.

Queste caratteristiche bisogna sempre tenere a mente, perché noi andremo a parlare della rilevanza economica delle comunicazioni elettroniche. Oggi ognuno di noi ha uno smartphone, più o meno, non proprio tutti, ma la maggior parte di noi hanno uno smartphone o un tablet o qualsiasi altro apparecchio elettronico che consente questa convergenza tecnologica su un apparecchio e che quindi genera un mercato economicamente molto importante. Ma per capire la disciplina giuridica di questo mercato, dobbiamo tener presente che si parla di un mercato in cui fa riferimento alla possibilità di esplicare due libertà fondamentali previste dalla Costituzione, che sono quella di comunicazione e di manifestazione del pensiero. Per cui è ovvio che la disciplina sia diversa rispetto a un mercato che invece non attiene a un servizio pubblico essenziale o a un mercato in cui si esplicano libertà costituzionalmente garantite.

Noi oggi, nella nocciolina di oggi e in quella prossima, che sarà dedicata alla regolazione del mercato, parleremo principalmente della perché ci sono tanti aspetti relativi alle comunicazioni elettroniche. Il nostro argomento è limitato a parlare principalmente della libertà degli operatori economici di offrire servizi di comunicazioni elettroniche. Ce lo siamo detti già quando abbiamo parlato della radio, quando abbiamo parlato della televisione. Anche nel settore delle comunicazioni elettroniche, così come in quegli altri settori, all'inizio, all'inizio c'era una situazione di monopolio.

Le telecomunicazioni erano riservate originariamente allo Stato e lo Stato, quindi, era l'unico soggetto che poteva offrire servizi in quel mercato. Cioè, all'inizio non si poteva essere imprenditori privati nel mercato delle telecomunicazioni, perché potevamo farlo solo lo Stato. C'era una rendita statale gestita direttamente. Diciamo che il monopolio funziona o con un'azienda statale che gestisce direttamente il mercato, oppure attraverso, in via indiretta, si dice, attraverso un sistema di concessioni, cioè lo Stato concede a un soggetto privato, ma uno solo, di essere l'operatore economico di quel settore. Ovviamente, attraverso la concessione, lo Stato esercita un controllo molto, molto penetrante rispetto all'esercizio dell'attività da parte di quel soggetto imprenditore.

Vi ricordate con l'articolo della Costituzione dedicato ai monopoli? Spero di sì. In ogni caso, all'articolo 43, che vi invito ancora una volta ad andare a rileggere, qualora non lo sapeste già a memoria, come io spero. L'articolo 43 della Costituzione, ve lo ricordate, stabilisce che a fini di utilità generale, lo Stato possa riservare originariamente a sé, oppure espropriare, va bene, questo caso non interessa, determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio. Quindi, in questo caso, siamo perfettamente all'interno di questa categoria, perché c'è un servizio pubblico essenziale, che è quello delle telecomunicazioni, che lo Stato ha riservato a sé, dicendo: "Lo gestisco io".

Perché qual è il motivo economico che sta alla base di questa scelta? Nel servizio delle telecomunicazioni, abbiamo detto, c'è il telefono di un soggetto che è collegato al telefono di un altro soggetto attraverso una rete. C'era la rete telefonica in rame che correva per tutta Italia. Il rame è costoso, costa. Sapete, non so se vi è capitato di prendere il treno, ancora si poteva viaggiare, molto spesso i treni sono in ritardo perché c'è stato il furto del rame. Perché? Perché il rame è un materiale costoso, costa. La linea telefonica vecchia, quando c'erano i telefoni fissi, era fatta in rame, rame che quindi correva lungo tutto il territorio nazionale ed era costosissimo. Per cui, ovvio che la rete, l'infrastruttura su cui si appoggiava il servizio telefonico, l'infrastruttura era una. C'era un'unica rete di rame che collega tutta Italia, tutte le case di tutti gli italiani. Non è che ognuno poteva svegliarsi una mattina e fare una rete in rame che arrivava in tutta Italia, perché era troppo costoso. Nessuno poteva permetterselo, perché poi i ricavi sarebbero arrivati solo dopo la costruzione di tutta l'intera rete e i ricavi, insomma, ci sarebbero voluti anni, anni, anni per ripagarsi di tutte le spese effettuate. Nessun imprenditore privato avrebbe affrontato una tale spesa. Per cui, ora, scusate, lo Stato ha posto la riserva originaria, dicendo: "La rete in rame la faccio io e quindi il servizio poi lo gestisco io". C'era un sistema concessorio, c'era il monopolio. La SIP, per intenderci, per chi se lo ricorda. Chiedete ai vostri genitori: "Mamma, ti ricordi quando c'era la SIP che c'era anche il telefono, ma che si comprava al negozio? Bisognava chiamare la SIP e dire: "Mi mandi un apparecchio telefonico" e loro te lo mandavano, perché non c'era alcun modo di concorrenza".

Ecco qui che introduciamo il concetto di concorrenza. Perché a partire dagli anni '90, anche un po' prima, in realtà, ma a partire dagli anni '90, c'è stata una spinta liberale liberalizzatrice che ci è arrivata dall'Unione Europea. L'Unione Europea, a partire dagli anni '90, ha detto: "No, però non c'è più motivo per cui il sistema delle telecomunicazioni debba essere sottoposto a monopolio, perché ci sono dei sistemi alternativi per garantire tutto ciò che attiene ai servizi essenziali, ma si può aprire il settore alla concorrenza". Badate bene, non era un problema solo italiano. E moltissimi stati membri avevano un regime monopolistico in materia di telecomunicazioni. Per cui l'Unione Europea, a partire dagli anni '90, ha emanato delle direttive. Se non vi ricordate cosa sono, vi invito a riguardarvi la nocciolina sulle fonti del diritto dell'Unione Europea. L'Unione Europea ha varato delle direttive in cui invitava gli stati membri a trovare delle soluzioni per aprire alla concorrenza il settore delle telecomunicazioni. Diceva: "Fallo come vuoi tu, trova qual è il modo più opportuno in base a quella che è la realtà del tuo paese, ma l'obiettivo da raggiungere è quello di applicare i principi della concorrenza al settore delle telecomunicazioni".

Questa spinta liberalizzatrice da parte dell'Unione Europea si è venuta non solo nel settore delle comunicazioni elettroniche, di cui ci occupiamo oggi, ma in realtà riguardava un po' tutti i servizi a rete in cui serve un'infrastruttura. Perché, ad esempio, noi non lo trattiamo nel nostro corso, ma la stessa evoluzione l'ha avuta il settore dell'acqua. Nell'acqua c'è l'acquedotto che porta le acque in ogni casa italiana. L'acquedotto, uno, le tubature dell'acqua sono una, ok? Però oggi ci sono varie. Prima era monopolio, oggi è un pochino liberalizzato. La stessa cosa per l'energia elettrica, il gas, i trasporti. Pensate ai treni. Prima c'era solo esclusivamente Trenitalia, la ferrovia, una. La rete ferroviaria in Italia è una. Nessun privato si metterebbe a costruire binari in tutta Italia. Sarebbe un investimento pazzesco, del tutto insostenibile per qualsiasi impresa privata. E per oggi c'è anche Italo. Come si fa a liberalizzare un settore in cui c'è una infrastruttura rete che necessariamente è una sul territorio nazionale? Se la rete è una, verrebbe da dire: "Ma è ovvio che quindi l'imprenditore, sia esso lo Stato imprenditore, sia esso un soggetto privato concessionario, sia esso un soggetto privato libero, però può essere uno solo se la rete è una, se i binari sono unici". Come si fa?

Si fa così. Vi ho fatto un altro disegno, uno stupendo disegno. Eccolo qua. Allora, la rete l'ho disegnata in viola, ok? In viola voi trovate la rete. Aspettate che si chiude male. Allora, noi abbiamo qua c'è la casa dell'utente 1, dove c'è il telefono, con la rete in rame che da qui lo collega a qui al suo parente a cui vuole telefonare. Utente 1, utente 2. Siamo tutti noi italiani, ognuno che stava a casa propria. Ma vale per l'acqua, come vi ho detto, acqua, telefoni, qualsiasi servizi a rete. Noi oggi parliamo delle comunicazioni elettroniche, ok? Quindi la rete è una. C'è un unico proprietario, che sia lo Stato, che sia un soggetto privato, non ci importa.

Come si fa ad aprire alla concorrenza, cioè a consentire a tanti operatori di entrare nel settore delle comunicazioni elettroniche, se la rete è una ed è irripetibile, si dice, non si può duplicare, o perché non è possibile fisicamente, o perché è economicamente insostenibile? Come si fa? Si separa la gestione della rete. La rete resta una e unica, ma si separa il soggetto che gestisce la rete dai soggetti che offrono i servizi utilizzando la rete. La rete resta una e c'è un soggetto che gestisce la rete, ma a questa rete si consente di avere accesso a tutti gli operatori economici privati che intendono entrare nel settore.

Mentre la rete prima di Telecom, ok, usiamo i nomi perché così forse è più chiaro. La rete, nel momento in cui c'è stata l'apertura alla concorrenza, Telecom è stata trasformata in una società per azioni e quindi si è privatizzata. Quindi una cosa è la privatizzazione del soggetto che opera nel mercato. Telecom prima era una società pubblica, poi è diventata una S.p.A., è una società per azioni sottoposta alle regole delle società private, per intendersi. Questa è la privatizzazione del soggetto. La liberalizzazione è un concetto diverso. La liberalizzazione vuol dire che, se anche Telecom è proprietaria della rete, a prescindere poi, diciamo, dalle peculiarità precise del caso, facciamo l'ipotesi che Telecom è proprietaria della rete, ok? E fornisce i suoi servizi da utente 1 a utente 2. Ma la rete Telecom è obbligata, nel momento in cui arriva Vodafone, Iliad, 3, Wind, chi più ne ha più ne metta, che dicono: "Ehi Telecom, lo sai che voglio entrare nel mercato? Però per entrare nel mercato ho bisogno di usare la tua rete. Me la fai usare?". Se fossimo in un mercato totalmente soggetto alle regole del mercato, Telecom direbbe: "No, scusa, la rete mi hai offerto il soggetto con il monopolio, non mi interessa".

Ecco qui che interviene la regolazione, di cui andremo a parlare nella prossima nocciolina, perché la regolazione fa sì che il soggetto proprietario della rete, che volendo fornisce anche il servizio, arriva un operatore concorrente che vuole fargli concorrenza, vuole rubargli degli utenti e gli dice: "Mi fai usare la tua rete?". Ecco, Telecom è obbligata a dire di sì. Deve dire di sì. Deve dire: "Ok, usa la mia rete per rubarmi clienti". Ok, detta così è brutale. Ovviamente Telecom viene ampiamente remunerata per consentire l'accesso ai suoi concorrenti, remunerata con dei soldi che poi verranno stabiliti, ne parleremo nella prossima nocciolina. Ma il concetto che voglio che voi capiate oggi è che per passare dal monopolio alla liberalizzazione è stato necessario separare la rete, la gestione della rete, dalla fornitura dei servizi. Perché se il soggetto fosse lo stesso, un fornitore di servizi con una rete, abbiamo il monopolio. Per liberalizzare, quindi aprire il settore alla concorrenza, lo Stato deve imporre delle regole. Dice: "Ok, la rete è una e c'è un gestore della rete, ma poi chi gestisce la rete, sia esso il suo proprietario, gestore, questo a voi interessa meno. Se Telecom fosse proprietaria della rete, Telecom ecco, deve consentire l'accesso ai suoi concorrenti per fornire agli utenti dei servizi concorrenti rispetto ai suoi". Così Vodafone, Wind, 3, Iliad e quant'altro possono offrire dei servizi a utente 1 a utente 2, perché possono usare la rete del vecchio monopolista. Questa è la liberalizzazione.

E nella prossima nocciolina, andremo a vedere però quali sono le regole di questo mercato, perché appunto, aprire alla concorrenza non significa applicare esclusivamente le regole del libero mercato, anzi, vuol dire sottoporre il mercato a una serie di controlli volti principalmente a garantire e tutelare gli utenti che usufruiscono di questi servizi.

Bene, per oggi è tutto. Alla prossima nocciolina.