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La Costituzione Italiana

Treccani Scuola7:59

Transcription

[Musica] la neoeletta assemblea costituente ebbe il compito di redigere la carta costituzionale tenendo conto di tutte le differenti istanze tradizioni politico culturali dei partiti che la componevano.

La costituzione è la legge fondamentale dello stato a cui devono attenersi tutte le altre. Il compito dell'assemblea fu quindi tanto difficile quanto importante. Al suo interno gli eletti appartenevano a partiti di estrazione e sensibilità molto diversi. Tuttavia, l'antifascismo che legava tutte le differenti posizioni garanti l'equilibrio e un'ampia visione che tenesse conto delle differenti componenti.

I lavori dell'assemblea durarono dal giugno 1946 al dicembre 1947. La costituzione entrò in vigore il primo gennaio 1948. Viste queste condizioni, il risultato non poteva che essere frutto del compromesso. Le principali componenti dell'assemblea, cattoliche, liberali e della sinistra, dovevano trovare tutte spazio.

Con il varo della costituzione l'italia si dotava di un sistema di democrazia parlamentare. Come si è detto, la costituzione è la legge fondamentale dello stato. Nessuna altra legge può essere in contrasto con i suoi principi. La nostra costituzione e quindi definita rigida, vale a dire che leggi ordinarie non possono comportare modifiche.

La procedura per modificarla è regolata dall'articolo 138. Tale procedura consente modifiche solo con una larghissima maggioranza del parlamento e dopo un iter lungo. Le leggi costituzionali devono essere approvate quattro volte, due dalla camera e due dal senato. Se in una seconda approvazione la legge non ottiene alla maggioranza qualificata di due terzi dell'assemblea, allora un quinto di una camera parlamentare, 500mila firme popolari o i consigli regionali di cinque regioni possono chiedere l'indizione di un referendum per l'approvazione popolare.

La costituzione italiana è formata da 139 articoli. I primi 12 vengono definiti principi fondamentali. Segue la prima parte, articoli dal tredicesimo al cinquantaquattresimo, che regolano i diritti e doveri dei cittadini nei rapporti con lo stato. Gli articoli dal 55 esimo al 100 trentanovesimo infine definiscono sull'ordinamento della repubblica.

La costituzione regola l'ordinamento dello stato italiano secondo i principi della democrazia parlamentare, strutturato sulla divisione del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Il parlamento si basa su un bicameralismo perfetto. Le camere di senato e dei deputati, eletti a suffragio universale con carica quinquennale, detengono il potere legislativo e a loro spetta la concessione della fiducia al governo. Alle camere in seduta congiunta spetta anche l'elezione del capo dello stato, la cui carica è settennale.

Al capo dello stato è affidata la nomina del governo, il quale detiene il potere esecutivo e garantisce l'applicazione delle leggi. Da questi poteri è autonomo il potere giudiziario. Questa struttura istituzionale deriva in gran parte dal pensiero democratico ottocentesco.

Il pensiero cattolico e quello di sinistra invece ebbero una maggiore influenza. La parte riguardante i diritti degli individui. Il pensiero di matrice comunista e socialista ottenne l'introduzione del diritto al lavoro e del diritto allo sciopero. Il pensiero cattolico e quello liberale ottennero l'introduzione dell'inviolabilità della proprietà privata. In ambito più strettamente economico venne introdotta la possibilità di nazionalizzazioni nel settore industriale. Questo ultimo aspetto era una delle istanze rappresentate dal pensiero socialista.

Molta importanza su attribuita alla corte costituzionale, deputata garantire la conformità delle leggi con la costituzione. In realtà, la corte costituzionale impiego molti anni prima di essere realmente operativa. La prima seduta infatti avvenne soltanto nel 1956.

Un importante diritto per i cittadini veniva riconosciuto nella possibilità di ricorrere al referendum popolare abrogativo, applicabile per qualsiasi legge. Si poteva ricorrere a questa misura raccogliendo 500mila firme o su richiesta di cinque consigli regionali.

Per evitare un eccessivo centralismo del potere, la costituzione prevedeva l'istituzione delle regioni. Nel 1948 le regioni italiane erano 19. Nel corso del tempo avranno una propria evoluzione istituzionale che le porterà a 20, con la separazione dell'abruzzo e del molise. Inoltre, a quattro di queste regioni venne riconosciuto lo statuto speciale: sicilia, sardegna, valle d'aosta e trentino alto adige. A queste si aggiunse nel 1963 il friuli venezia giulia. La costituzione prevedeva per le regioni poteri amministrativi e legislativi limitatamente al proprio territorio e ad alcune materie di competenza.

Una questione molto spinosa che l'assemblea dovete affrontare fu quella del rapporto tra stato e chiesa. Anche in questo caso fu necessario ricorrere a un compromesso. Le forze cattoliche proposero di confermare nella costituzione quanto previsto dai patti lateranensi, stipulati tra stato fascista e chiesa nel 1929. I punti più importanti all'interno di questi fatti erano il reciproco riconoscimento tra stato italiano e stato vaticano e l'introduzione della dottrina cattolica all'interno del programma scolastico. Ma le sinistre si opposero fermamente a questa possibilità. La situazione si sbloccò quando il pci di togliatti decise di appoggiare la proposta per evitare di provocare forti tensioni in un paese a grande maggioranza cattolico.

Ragazzi, per questa lezione è tutto. Nel sito del governo italiano però potete trovare il testo completo della nostra costituzione. Beh, cosa aspettate? Correte a leggerlo!