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Adolescenti, social e genitori smarriti con Matteo Lancini

Il Caffettino di Mario Moroni1:10:29

Transcription

Quando mio figlio ha un bernoccolo, i genitori provano lo stesso dolore che provava mia madre quando io avevo una frattura scomposta a un braccio e mio nonno doveva trovare mio padre con due gambe rotte.

"Beh, era meglio prima o meglio adesso?"

Non è questione se era meglio prima, ma non puoi dire che poi il corpo dei figli è stato sequestrato da internet se oggi un bambino che spinge un compagno, una compagna, gli danno una nota che se l'avessero data ai miei tempi l'insegnante sarebbe stata accompagnata fuori. Perché? Perché il tema è che lì dentro ci finiscono le emozioni. Vogliamo parlare di questo o no?

[musica]

Chi si può considerare adulto oggi? Con Matteo Alancini parliamo di adulti, ma anche tanto di adolescenti. Parliamo di scuola digitale e di relazione in un mondo che sembra andare alla velocità della luce, ma per tutti. Prima di cominciare ti ricordo di iscriverti al canale per non perderti nessuna puntata. Pronti? Buon caffettino.

"Oggi chi si può considerare adulto?"

[risate]

Eh, siamo adulti, si diventa in base all'età. Il problema è cosa vuol dire essere un adulto significativo nel tuo ruolo, soprattutto per quello che riguarda quello che diciamo è la mia. C'è anche un'età. C'è un'età in cui si diventa adulti ufficialmente. Eh.

Sì. Io non credo a questa idea che gli adulti di oggi vogliano fare gli adolescenti che molti colleghi sostengono. Sei adulto, cioè ci sono delle fasi del ciclo di vita che sono determinate dai cambiamenti dell'età e anche dei passaggi. Ad esempio, in Italia la maturità segnala fine dell'adolescenza, c'è poco da fare. E dopodiché poi può essere che ognuno si declina o declina il proprio modo di essere adulto in forme diverse, ma quando sei adulto sei genitore, sei adulto e sei un genitore. Anche se ti comporti diversamente da quello che ci si aspetta da un adulto.

Tu ci sei a stretto contatto con gli adolescenti che chiaramente sono a metà tra questo passaggio, no, del dell'infanzia, diciamo così, dell'esserei bambini. e poi grandi bambini, adolescenti e adulti. Eh, a che punto siamo? Qual è la cartina torna sole di questi adolescenti? Visto che oggi abbiamo, soprattutto nel mondo di innovazione, nel mondo tech, tantissimi dati sulla generazione Z, forse la, diciamo così, la generazione con più dati. Eh, come siamo messi?

Beh, innanzitutto, rispetto a quello che dici, c'è un aspetto importante. C'è una nuova categoria che abbiamo preso dalla sociologia, ma che negli ultimi anni ha avuto tanta importanza, che è quella del giovane adulto, cioè questo passaggio dall'adolescenza all'adultità. M. Non è più eh come dire ha una categoria di mezzo, cioè dei ragazzi. Il giovane adulto viene considerata dai 20 ai 30, secondo alcuni anche fino ai 35, però negli ultimi anni è il target, uso questo termine magari non bellissimo, ma di età che ha chiesto più aiuto ai servizi pubblici e privati è proprio quello dei 20-25 anni. Perché? Perché questa è una società e poi appunto dove il passaggio dell'adolescenza aveva delle caratteristiche, no, di un certo tipo abbastanza nette, quindi appunto si passava l'adultità, ma oggi viviamo in una società molto liquida, molto fluida, molto indeterminata e quindi ci sono dei passaggi complicati anche all'interno di questa fascia della popolazione che da una parte non è ancora adulta. Tra l'altro, secondo i dati, in Italia, il praticamente 70% della popolazione fino ai 29 anni vive ancora con la famiglia d'origine.

Wow!

Tantissimi. E appunto si ragiona su cosa vuol dire realizzare dei compiti evolutivi del giovane adulto che sono un po' diversi da quelli degli adolescenti.

Questo è un dato pazzesco, cioè 30 anni e siamo ancora a casa, lo saremo anche per tanto tempo. Più andremo avanti, più secondo te staremo ancora a casa con i genitori?

Ma quei dati cambiano adesso? a vedere gli ultimi, però è quasi sempre stato così in Italia. Questo non dipende solo, come si dice, dalla famiglia che accudisce, dipende da una società molto complessa dove anche definirsi, no, e prendere una strada è molto più complicato che in passato. In passato tu avevi una due, una o due strade e alla fine funzionava così. E quindi è chiaro che la famiglia laddove può supporta anche i ragazzi dentro sistemi formativi che sono più prolungati e poi c'è tutto un tema delle politiche giovanili che, diciamo, non sono proprio il massimo nel nostro paese. Un altro dato che preoccupa è proprio quello legato a questa fascia della popolazione che se ne va all'estero, cioè il tema dei giovani adulti, no, che appunto ha a che fare anche con come è attraversato l'adolescenza. È un tema molto importante perché riguarda proprio il fatto che molti ragazzi, appunto, c'è un gruppo di NIT, cioè quelli che non lavorano o non sono inseriti nella società con un'attività e poi molti ragazzi quando si inseriscono nel mondo del lavoro vanno all'estero.

Beh, allora che vadano all'estero per me non è un problema se arrivino chiaramente altri eh giovani dall'estero qui, no? Il bilanciamento dell'età eh chiaramente lo vediamo anche nel digitale, è un elemento importante, no? Eh, se i ragazzi, gli adolescenti sono pochi, valgono meno politicamente, se vengono meno rappresentati politicamente, chiaramente la politica pensa meno a loro perché non sono rilevanti.

Beh, questo è è così. Diciamo che l'adolescenza non è proprio il target, ritorno con questo termine al centro dell'attenzione, sono sempre meno in Italia, non votano. Eh, molto spesso sono un problema, disturbano. È chiaro che negli ultimi anni questo fatto di aver visto che i ragazzi esprimono un disagio più significativo, peraltro molto spesso legato a un attacco al corpo, al sé o questa ansia che ormai è molto generalizzata e non è più l'ansia prestativa degli adolescenti della società narcisistica. Qualche preoccupazione anche alla politica e grazie a Dio la dà oltre a noi genitori, ovviamente agli insegnanti, a chi tutti i giorni si deve prender carico di una richiesta d'aiuto come i servizi pubblici o il centro che dirigo io.

Senti, al centro c'è sempre eh social media, no? nel senso i social, TikTok, Twitch, Instagram, qualsiasi cosa eh utilizzino quelli là, quei giovani là che non hanno nulla da fare e non vogliono fare niente. Eh, ma secondo te i social media sono davvero un problema per gli adolescenti?

Ma guarda, io sono vecchio e quindi questa trasformazione di Inter. Beh, io ho iniziato le prime ricerche che c'era Messenger, se qualcuno se lo ricorda.

Beh, meno male che non hai cominciato le ricerche con ICQ o Mirk e allora lì era ancora prima.

E non so neanche che cosa siano perché io mi sono interessato a internet perché cambiava il modo di realizzare i compiti evolutivi dell'adolescente, di relazionarsi. Pensa, ti racconto un aneddoto. Uno dei primi interventi di ricerca che abbiamo fatto, una ragazza mi ha guardato in una classe, ha detto: "Voi avete questa fissa che i rapporti profondi sono quelli di persona?" E poi mi ha raccontato che quel pomeriggio era stata su Messenger con un'amica, una compagna e aveva detto delle cose profondissime di sé e che poi la sera si eran vista in birreria ed era rimasta delusa perché in birreria tante persone alla fine ti sei divertito ma magari non hai avuto uno scambio profondo. Questo mi ha fatto molto pensare appunto su a volte gli stereotipi, no? E la ricerca la fai per questo. È chiaro che negli anni la grande colpa io l'ho vista dare al wrestling, la violenza, poi ci si è accorti che il wrestling i ragazzi preadolescenti capivano che era uno spettacolo. Poi i videogiochi, io trovo incredibile che ancora oggi si sostenga che la violenza giovanile con quello che facciamo coi morti veri dipenderebbe dai videogiochi.

No?

Sì, perché noi magari abbiamo Assassin's Creed o Call of Duty da una parte, il videogioco che ti permette magari di battagliare e invece facciamo vedere magari i ragazzi, talvolta anche i bambini, al telegiornale e torniamo sui social media tutto quello che accade e no, in Palestina, Gazza, in tutte le parti del mondo. Quindi riuscire a scendere il videogioco dalla realtà ce la fanno i ragazzi a capire che le due cose sono diverse, no?

Sì, a volte gli adulti no, perché trovo incredibile, appunto, che non solo colleghi, ma in generale, ad esempio, con tutti questi morti, no, che citavi tu, cadaveri veri, un individualismo. In Italia succede che ti rubano una borsetta e passi col SUV cinque volte su chi te l'ha rubata, poi si sostenga che la violenza giovanile o l'assenza di rispetto per l'altro dipenderebbe dai videogiochi dove i morti sono zero o dalla musica cantata dai trapper. Voglio dire, cantare e giocare ha a che fare proprio anche con l'espressione di sentimenti disturbanti, violenti. Tu non li puoi già esprimere, non li puoi neanche simbolizzare, che è il gioco. A questo punto questa correlazione è terribile e ha a che fare anche coi social, cioè c'è una sorta, secondo me, di lavacoscienza degli adulti che attribuiscono ai social, ai videogiochi, alla musica dei cantanti, questioni che certamente hanno a che fare con la cultura giovanile, ma è anche un modo per non interrogarsi su cosa proponi tu ogni giorno come modello di identificazione reale con quello che fai. E quindi è chiaro che dire che è colpa dello smartphone, dei social. Ma dico un'altra cosa che lavoro sul bullismo da quando ho iniziato questa professione. Anche quello a volte diventa, no, cioè l'adulto molto spesso trova la causa in o i coetanei o dei cantanti o in internet e questo a volte non consente di lavorare su cosa tu come padre, madre, politico potresti fare ogni giorno invece per contrastare certi fenomeni.

Quindi tu dici "Ok, eh quello che vedo fuori è mh simbolicamente un problema più facile da da additare, da indicare. Quello che invece ho dentro la famiglia, che ho nella relazione tra me e mio figlio, sarebbe più prezioso da affrontare e e non lo affronto."

È un po' il consenso. Allora, io faccio questo mestiere da oltre 30 anni e ho un mandato che mi arriva profondamente dall'identificazione col dolore dei genitori che chiedono aiuto e anche con gli insegnanti e dirigenti con cui lavoro che ci fanno sempre questa domanda: "Aiutateci quando vengono da noi o nelle attività formative o cliniche a far star meglio i nostri figli e studenti?" A me sembra che negli ultimi anni ci sia una grande tendenza legata alla nostra fragilità d'adulto, e lo dico anche come padre, a cercare invece le indicazioni da chi ti dice cose che fanno star meglio te, non i figli e gli studenti. È il consenso. Cioè è più facile mi aiuti, dottore, mi dica cosa devo fare,

Aiuta a me, non aiutare mio figlio.

E la domanda è: "Ma aiuto lei per far star meglio suo figlio o per sentirsi adeguato? Aiuto la scuola per fare una scuola che serva ai ragazzi a sentire che quello è il luogo migliore dove crescere o che serva a far sentire che abbiamo ripreso il controllo mentre non lo abbiamo davvero attraverso degli slogan. Su questo ci giochiamo una partita importante perché perché è vero che internet ha un potere orientativo e attrattivo enorme e i ragazzi delusi da degli adulti che non sono in grado di fare davvero gli adulti significativi si rivolgono a questo punto in internet. Ma perché i ragazzi hanno aspettative troppo alte sui propri adulti?

Ma il discorso è lungo. Io credo che noi negli ultimi anni ascoltiamo i figli molto di più, cioè io ascolto i miei figli molto di più di quanto sia stato ascoltato.

Anche i dati lo lo lo evidenziano, no? Passiamo molto più tempo, ma ma molto non du o tre ore in più alla settimana, centinaia di ore in più, no? Quindi dovremmo essere più bravi rispetto ai genitori precedenti o sbaglio?

Allora, noi abbiamo questa idea che li ascoltiamo di più ed è vera, però abbiamo anche chiesto a loro di sottoscrivere un patto che era un'intesa in cui sia il papà che la mamma potevano essere più liberi di fare quello che volevano.

Quindi sto più con te, ma posso essere ancora un po' più

Ti ascolto di più, però attenzione e perché quando diciamo che stiamo di più non teniamo in considerazione degli aspetti importanti. Cioè mia nonna aveva come maternità l'apice, la maternità era l'apice della sua identità femminile. Grazie a Dio c'è ancora molto da fare, ma oggi non è così. Quindi, ad esempio, stiamo molto di più, ma i ragazzi vanno da 6 mesi, un anno agli asili nido. Eh, cioè è un tema di una complessità cambiata, grazie a Dio, io dico, eh perché non ho nessun rimpianto, però c'è questa semplificazione, cioè il vero problema è questo, che noi gli diciamo di sottoscrivere un patto in cui diciamo tu sarai te stesso, io anche, perché non siamo più nella società dove siamo diventati papà e mamma e in nome di un mandato verticale. Sennò io mi sentivo la zitella, sennò mio, cioè dovevo lavorare. E in questo patto però c'è una postilla, ahimè anche la scuola la mette, dice sì, ti ascoltiamo di più a patto che tu non rompa le scatole, cioè a patto che tu non esprima delle emozioni che ci disturbano parecchio, che sono la paura, la tristezza e la rabbia. Io credo che queste generazioni, ed è un tema che clinicamente è molto presente con gli adolescenti, anche coi giovani adulti, siccome questo patto gli è stato chiesto di sottoscriverlo dalla mamma, dal papà, dalla scuola quando erano piccoli, cioè figure importanti lo ricercano tutta la vita, quindi non è che hanno aspettative alte, che gli è stato promesso che sarebbero stati amati per quello che erano e invece gli è stato chiesto di essere se stessi, ma a modo nostro. Questo è un passaggio importantissimo e vado fuori dall'Italia, fuori dell'Europa, dove ci sono magari più adolescenti, più giovani, più generazione Z. Una delle puntate che nel caffettino daily è stata più ascoltata e più dibattuta all'interno della nostra community è il caso Nepal, no? Dove eh per farla brevissimo, qualche mese fa eh ragazzi si mettono insieme dopo che il governo aveva cercato di bloccare i social media. Li chiudono tutti, ma non TikTok, perché chiaramente non vogliono eh diciamo far dispiacere agli amici cinesi che hanno vicino e i ragazzi si organizzano su TikTok per rovesciare il governo, assassini, fughe, un disastro e poi alla fine dopo qualche settimana eleggono il primo ministro su Discord. Eh, la domanda che ci siamo fatti all'interno della community che volevo farti teo è: "Ma questa cosa non succede in Europa perché non abbiamo ragazzi, non abbiamo ragazzi giovani oppure eh non succede per altri motivi?"

Beh, innanzitutto questa è la testimonianza che bisognerebbe smetterla di considerare internet qualcosa di differente dalla realtà, cioè i più grandi filosofi della scienza, i neuroscienziati, quelli secondo me credibili, non gli altri, sanno che viviamo in una società on life, quindi non c'è nessuna distinzione tra vita reale e vita virtuale. Questo Florid sarebbe contento di questa città.

Lui è certo, questo è un combattimento rispetto alla libertà. Quindi internet o lo metti nell'ambiente all'interno del quale, cioè in Italia è stato spacciato dagli adulti eh per farsi i fatti propri, lo dicono le ricerche. Mio padre aveva il satellitare che pesava 1, 100 e poi è diventato family perché consente oggi a tutti noi genitori di vivere all'interno di questa società. Allora, questo cosa vuol dire? Vuol dire che dobbiamo accettare che lo smartphone o internet, i social non sono degli oggetti, è l'identità delle nuove generazioni, perché la mamma in primis e so che antipopolare ha spacciato questo strumento, tant'è che oggi viviamo dentro una dimensione che i social governano il mondo, non è che governano il mondo virtuale e credo che su questo siamo tutti d'accordo.

Assolutamente.

Sia chiaro che perché poi nella radicalizzazione o polarizzazione delle posizioni io vengo accusato di difendere Inter. Io ho detto al governo

Difensore di internet.

Io allora al governo attuale ho proposto di vietare i social in un'audizione al Senato da 0 a 80 anni. Eh, sia chiaro.

Ah, bella come cosa.

Mi hanno guardato, mi ha [risate] detto "Ma perché?

Com'è andata quell'audizione?

08". Mi ho guardato, ho detto "Ma perché 80?" dico

Saranno contenti gli over 80, tu dici

A 81 prima di morire un passaggio su TikTok, fateglielo fare per vedere che società abbiam creato. Io fatico, eh, ma non è che me ne vanto a essere sui social e a promuovere la mia vita raccontando la vita privata sui social, però proprio per questo non è che dico, allora, cioè faccio la mia proposta, trovo incredibile che invece di educare le nuove generazioni a questo contesto, a questo punto si vada in direzione di un tentativo di vietare che non ha funzionato con la droga, che non funzionerà mai il controllo vero, ma bisogna educare al digitale, anche perché non è realizzabile. Allora, torno a questo aspetto. La domanda che tu fai è importante. Perché i ragazzi di oggi, invece di contestare, eh io dico una cosa, sempre anche questa impopolare, spero di essere chiaro, se uno rispetta le regole, ma nel rispetto delle regole chi occupa la scuola italiana oggi andrebbe trattato come un panda in via d'estinzione, perché l'espressione del disagio non è la contestazione, ma è il ritiro, è il sottrarsi, è i tagli, è i tentativi di suicidio. Allora, davanti a questi aspetti, come mai i ragazzi oggi non contestano ma attaccano se stessi? e sostenere che questo dipenderebbe da i social network Inter e non dalla società che creiamo, dal fatto che gli adulti vivono troppo sui social network, che la scuola vieta il cellulare fino all'un, ma dall' 1:5 c'è il registro elettronico, i gruppi di WhatsApp dei genitori governano tutto, eh riprendiamo i figli a partire dalla morfologica e ti mandano i compiti a casa alle 3:00 del pomeriggio ha a che fare con una dissociazione che sta portando i ragazzi a una sofferenza che invece di contestare porta poi agli attacchi a se stessi.

Questo è un argomento super importante perché chiaramente se attacchi te stesso puoi essere anche invisibile, se attacchi qualcun altro sei visibile.

E i fatti di cronaca sono così. È vero che oggi noi abbiamo ad esempio un aumento di certe violenze, no? Questi ragazzi che vanno in giro col coltello, a volte anche sempre più giovani, appartenenti a ceto socioeconomico culturali non disagiati, però non dimentichi e questo fa più impatto ovviamente a livello mass mediatico, ma non dimentichiamo che oggi il tema centrale è il ritiro sociale maschile che è l'equivalente del disturbo della condotta alimentare.

E e noi dobbiamo interrogarci perché c'è un popolo di adolescenti che non vuole andare a scuola prevalentemente maschi, è perché la scuola, come dire, loro non sanno tollerare le frustrazioni o perché la scuola chiede ai ragazzi di sottomettersi a un sistema che serve agli adulti, alla tranquillità dei genitori oltre che degli insegnanti e del ministero e non è funzionale a far sentire che è un processo a favore della realizzazione di sé nel futuro e nell'attualità.

E l'avvocato del diavolo ti direbbe la scuola è sempre stata così, no? Entravi e venivi, non dico sottomesso, ma dovevi seguire un certo percorso.

Certo. Mia nonna era una maestra di un paesino del Bresciano e tutti si sottoponevano a lei. Il prete però aveva un'altra funzione, era colui che conosceva i segreti anche del mondo nell'aldilà. Il medico era guardato in un modo, insomma era un mondo diverso. La politica dell'epoca non si faceva sui social. Le suore di clausura a cui ho fatto formazione non compravano su Amazon e oggi lo fanno. Il Papa non aveva un profilo Twitter e non questo Benedetto che non era uno fatto per portare i 140 caratteri. E ci sono degli insegnanti oggi in Italia che raccontano tutta la loro vita privata e sono diventati degli influencer enormi. Bellissimo. Non dovrebbero andare in TV poi a dire che però i social fanno male agli studenti.

Questo è un altro super elemento. Ehm, si educa con l'esempio, no? Non con le parole. Soprattutto su internet, perché è una società dove questi ragazzi, ma faccio un esempio, ma invece di preoccuparci di sti social e e e di questo tema del divieto dei cellulari, ma perché nel 2025-26 quest'anno i ragazzi non sono chiamati a fare delle valutazioni della maturità usando l'intelligenza artificiale? Sì, perché chiaramente abbiamo il tema eh di avere, diciamo, una un mondo del lavoro iper capitalistico, velocissimo, super innovativo, eh impari una cosa e ce n'è già subito un'altra e poi c'è un ambiente della scuola che ti ovatta un po', ti chiude fuori il mondo della tecnologia e quindi lì dentro dovresti imparare gli LLM o anche solamente c'è GPT e invece e eh e torniamo a imparare le cose a memoria all'interno della scuola.

Esatto, ma non è un problema solo del mondo del lavoro, sennò vengo anch'io accusato di essere che la scuola deve essere il luogo della formazione al lavoro e non è questo. A me lo dite verissimo, ma proprio perché l'educazione al digitale oggi è l'educazione alla vita. Non è un problema solo legato al fatto che l'intelligenza artificiale ha a che fare col mondo del lavoro, ha a che fare col fatto che tutti i genitori dei ragazzi, gli insegnanti universitari, insegno in due università, usano l'intelligenza artificiale in questo momento. Ha a che fare col fatto che oggi quando sento dire facciamo educazione civica o contrastiamo la violenza di genere, quindi primo provvedimento ti tolgo il cellulare a scuola, vuol dire già non aver capito che viviamo in una società dove tutta l'estate abbiamo parlato di 40 sessantenni che erano su un sito che si chiamava Mia moglie e via dic, cioè vuol dire non avere in mente che oggi se non educhi alla società on life in nome delle tue esigenze tu stai perdendola la battaglia. Cioè la consegna a cosa? La consegna ad altri modelli e che i ragazzi inevitabilmente nel tempo consulteranno.

Senti, mi sembra che ci sia una confusione quando parliamo di innovazione in generale, no? Noi lo chiamiamo social media, ma in realtà dentro innovazione c'è tantissima roba, no? Ci sono intelligenza artificiale su cui poi ti devo chiedere un po' di cose, ci sono i social media, c'è il web, c'è la formazione, c'è YouTube, no? Questa chiacchierata di un'ora magari verrà vista anche da qualche ragazzo o ragazza più giovane. Eh, non è che banalmente stiamo chiamando le cose in maniera sbagliata. Cioè, e io ho avuto la fortuna a 14 anni di aprire un portale web che ha avuto molto successo in Italia, in Germania e in Inghilterra. Era il 1999 e a 14 anni ero su un computer, eh, su internet e e oggi un quattordicenne gli togliamo il cellulare. Non è che stiamo cambiando i nomi, cioè gli togliamo il cellulare per togliere i social media, magari possiamo lasciargli il cellulare senza i social media.

Guarda, non ne so niente di quello che dici, già metà delle parole che dici, nel senso che io non ho questa mentalità.

Cioè, parallelamente a tuo figlio, a tua figlia potresti imparare a programmare ma non a accedere ai social media.

Assolutamente. Ma il tema vero è proprio questo, che dentro questa complessità che ha elencato, io credo che questo sia l'unica cosa che posso dire, tu hai messo dentro, come dice, il nome sbagliato, è che questa è la vita. È come se io dicessi che il problema di quando ero nei cortili era l'asfalto e parlassi dell'asfalto e non di che cosa facevo nell'asfalto.

[risate]

Cioè, eh io vengo da una società dove dai 7 anni in poi tornavi da solo, il sangue scorreva copioso nei nei pomeriggi nelle scuole elementari che all'epoca erano aperte. un po' nei cortili. Noi abbiamo cambiato tutto. Allora, parto da questo, la rappresentazione del corpo oggi dei genitori, visto che parliamo di che cosa fare, è cambiata radicalmente. Quando mio figlio ha un bernoccolo,

i genitori provano lo stesso dolore che provava mia madre quando io avevo una frattura scomposta a un braccio e mio nonno doveva trovare mio padre con due gambe rotte.

"Beh, era meglio prima o meglio adesso?" Non è questione se era meglio prima, ma non puoi dire che poi il corpo dei figli è stato sequestrato da internet. Se oggi un bambino che spinge un compagno, una compagna, gli danno una nota che se l'avessero data ai miei tempi l'insegnante sarebbe stata accompagnata fuori. Perché? Perché il tema è che lì dentro ci finiscono le emozioni. Vogliamo parlare di questo o no? È una società dove l'on life ha messo insieme questi aspetti. Quindi io capisco che un genitore non è che deve avere le competenze di educare a quelle cose che dici tu che vanno benissimo, poi magari qualcuno lo fa e la scuola deve aiutare l'intelligenza artificiale a essere integrata, ma il problema è che non puoi continuamente costruire una società dove sequestri il corpo dei figli. Non possono esprimere emozioni che oggi vengono chiamate violenza, sempre quelle lì che ho detto prima, perché finché uno è gioioso va bene, se fa il nuoto che lo sport completo l'ha detto,

ti av una domanda, perché non ti piace questo questo sport completo del nuoto?

Guarda, la terza domanda volevo farte, cioè, ma hai mai fatto nuoto? Perché sembra che lo stai demonizzando?

Ho visto tanta gente rovinata dal nuoto, anche cugini. Allora, lo dico perché

Ci troviamo mercoledì sera in piscina insieme, se vuoi ti faccio vedere.

Ma perché è pieno di ragazzi che sono stati costretti a trasformarsi in pesce anfibie rane dicendo che lo facevano per loro. Per carità, intendo dire, vengo da una serata, tra l'altro recentemente proprio dove si discute di sport e musica, quali sono i rischi. Non dimentichiamo mai che non è che se uno fa un'attività, siccome ci piace a noi, bisogna vedere che senso ha nell'identità. Qualcuno il nuoto, va bene, ma è per dire che oggi manca la possibilità di crescere fuori dal controllo degli adulti. O riapriamo i cortili giardini e nessuno lo fa, o lasciamo andare i nostri figli da soli o smettiamola di dire che i social network e i videogiochi sono il male perché lì vanno a risolvere questioni che non possono esprimere da nessun'altra parte.

Molto interessante questa gestione del controllo altrui perché abbiamo la percezione di poterli gestire se sono fuori di social media e come si gestisce, cioè cosa li fai fare? Cioè, sono lì fermi, guardano al muro. C'è un elemento importante su cui devo portare ultimamente cominciano a ehm uscire alle cronache anche i primi suicidi eh di ragazzi in giro per il mondo, chiaramente, eh, che si affezionano in maniera tale a un carattere AI, cioè quindi a un personaggio inventato di intelligenza artificiale con cui hanno una relazione. Anche Guido Scorza, che è stato qui da noi grante per la privacy, ci ha scritto anche un libro sul fatto di come ci stiamo innamorando, infatuando di qualche cosa che non esiste. Finché si tratta degli adulti, ognuno si innamora di cosa e come quando vuole, ammesso che sia consenziente, quando si riguarda clienti minori, eh siamo oltre il Kikomori qua, cioè nel senso siamo in un'affezione eh digitale, forse senza senso. Eh, non so se stai studiando questo fenomeno in crescita, chiaramente siamo ancora all'inizio, ma tecnicamente non si può fare niente, cioè dobbiamo necessariamente reagire culturalmente, affettivamente, cambiare, non si può fare qualcosa dal punto di vista tecnico? Cosa ne pensi?

Questo non lo so perché non è la mia competenza, però è quello che torno a dire prima e capisco che è impopolare. È troppo facile pensare che è colpa di una chat, no? Questa è la società della pornografizzazione di tutto che abbiamo creato e per me è terribile in questo parliamone dei social, cioè il fatto che la gente racconti tutto se stesso online. Una ragazza muore, una ragazzina, è successo anche in Italia, impiccata e quindi per suicidio. Vai al funerale, la gente lancia palloncini in aria, festeggia l'uscita della bara con un applauso dicendo che non era vero che è morta per per suicidio, ma è stata colpa della chat che aveva eh frequentato. Sono delle semplificazioni che chi lavora col dolore da 30 anni coi ragazzi in un centro che c'è da 41 non può tollerare. Non è che il ragazzo poi capisco la disperazione dei genitori, seguiamo da anni Survivor, chi sopravvive al suicidio di un figlio, la vicenda più drammatica dell'esistenza umana. Ma non è che è stata la chat, non è mai e sennò allora quando uno si suicida dopo un brutto voto, vedete che cosa fa la scuola? Eh, la scuola provo è quello che fa è sono fattori precipitanti dentro una trama in cui noi dobbiamo interrogarci in questa complessità che cosa fare. Quindi, mentre si va davanti pure a fare dei controlli e io credo educare gli adulti a usarlo meglio perché il modello di identificazione conta, abbiamo un tema che se noi abbiamo creato una società dove conta l'individuo, una società dove si fa fatica a chiedere all'altro chi è, una società dove certa psicologia dice anche la forza è dentro di te, cioè asseconda il soggetto, non lo ascolta per il suo dolore e il suo vuoto. Avremo ragazzi che sempre più spesso, io poi dirò non temo per il mio mestiere, perché se costruisci una relazione autentica, oggi poi i giovani sono espertissimi di questo, si rivolgerà sempre di più la notte a un qualche cosa che è disponibile, che ti conforta e che ti conferma. Però lavorare su questo, ancora una volta, permettimi di dirlo, vuol dire non interrogarsi del perché o che cosa potremmo fare perché la sera un ragazzo che magari pensa al suicidio eh eh non ce ne parla. Perché non gli chiediamo pensi al suicidio e diciamo che invece gli sequestriamo il cellulare? È un tema che riguarda oggi una analfabetizzazione emotiva, ma degli adulti. Noi dovremmo capire che questa società del bicchiere mezzo pieno, del vai sei forte, no? Pensa a tutti i libri di successo, la bravo.

E non la fase, guarda che la vita è fatta di tristezze, dolore, ma non ci piace. Abbiamo creato il penso positivo. Oggi i ragazzi ci stanno dicendo "Ma siete pronti di parlare di suicidio? Del fatto che io mi vedo brutto davanti a uno specchio in una società dove la performance estetica è al centro del mondo, in una società dove devi aver successo. Siete pronti a parlare delle contraddizioni di questo contesto?" E a me sembra che gli adulti facciano enormemente fatica e riprendano il controllo attraverso norme, regole. Hai avuto troppo, cambierò per te le chat. Auguri. Ma intanto devi offrire una relazione che consenta un ragazzo che è di là. Cioè, se tu la sera a tavola sequestri il cellulare a tuo figlio, tanto ormai sto dicendo cose impopolari, vado fino in fondo.

Vai, vai che facciamo hype.

Così siamo la bella famiglia che parla mezz'ora, poi tutti a recuperare la vita social, non è che o facciamo la settimana detox, tutti che la vendono, meravigliosa,

Ragazzi che vanno via una settimana, torna in comandata, benissimo. E quindi adesso ti togli da Inter, dici "Ma cosa dice Lancini? Sei fuori di testa? Devo iscrivermi all'università. Senza internet non ci sono. Eh, se non ho 2000 milioni di follower non mi assumono al mondo del lavoro. Cioè, che cosa state dicendo? Allora, la sera basta chiedere a un ragazzo, "Come va oggi in internet? Lo usi verso una socializzazione o sei nell'information overload?" Eh, pensi al suicidio, bisogna avere il coraggio di far domande scomode. Oggi un consiglio è questo. Un adulto oggi dovrebbe fare le domande più scomode che gli viene in mente

Al figlio.

Sì. La domanda più scomoda per sé da fare al figlio che non è scomoda per il figlio. Però noi diciamo che se chiedi un ragazzo se ha pensato al suicidio glielo fai venire in mente, pensa dove arrivano gli adulti.

Un po' la logica del videogioco. Tu dici logico violento. Sì. Qui. Quindi alla fine il la settimana detox è l'insalata bio. Cioè nel senso è quella cosa che gli attacchiamo bio e diventa interessante. Dopo ci andiamo al fast food.

Come non fare la dieta fissa. Com'è che dicono che io faccio sempre d'estate smetto di mangiare, poi dice però poi ringrassi, però sei stato bravo per quell'estate.

Esatto, anche in quello chiaramente dati eh pazzeschi. Eh, senti, invece il sesso, io pensavo che internet portasse la liberazione del sesso negli anni 90, quando mi sono agganciato a internet. Ehm, poi guardo chiaramente anche i dati, diciamo, le applicazioni di dating più in difficoltà, eh, perché chiaramente hanno vissuto un'epoca in cui ci si è incontrati, si ha consumato e poi diventano meno di moda. Eh, i ragazzi fanno sempre meno sesso, internet sembra che quasi abbia un po' anestetizzato il sesso. Eh, che idea ti sei fatto? Tecnologia, psicologia e sesso.

Quello che dici tu è stata la liberazione dal sesso, nel senso che il sesso non gli interessa più niente a nessuno.

Ma è un'evoluzione dell'essere umano?

Io penso di sì. Allora, è accaduto questo, appunto, a un'età sufficiente. I i ragazzi crescevano in una società sessuofobica una volta, cioè il sesso era rappresentato come il male, il corpo non era accettato perché era portatore della sessualità che era peccaminosa in una cultura. Non è stato solo internet, è cambiata la cultura, c'è stata la liberazione sessuale che è avvenuta, comunque si può discutere in alcune epoche famose, no? Pensa a Woodstock e Internet non c'era, cioè era ancora da venire.

Certo e la musica era anche molto più aggressiva rispetto ad oggi, no? sui che sento dire che il tema

Cioè, io l'ho sentiti raccontare perché sono andato negli anni 80, però è interessante questa cosa dove magari noi aggrediamo i rapper o i trapper di più perché ormai i rapper sanno la mia età, quindi c'è poco da stare allegri e stare alternativi quando poi magari lo stesso genitore ha visto eh Alice in Chains e prima soprattutto eh m

I cambiamenti culturali li hanno introdotti. Fammi dire poi una cosa anche qua ormai sui trapper che poi qualcuno ogni tanto lo arrestano una cosa, ma mediamente i trapper quando ti capita di incontrarli a proposito di cambiamento,

Non sono ragazzi mitologici, sono dei ragazzi normali, cioè

Ma soprattutto dicono "Devo tutto alla mamma e alla marijuana". Pensa per chi è cresciuto nella mia epoca o alla mamma o alla marijuana.

Tra una delle prime cose che fanno è acquistare la casa, no? Mi serve dei genitori.

Appunto. È un legame molto profondo che hanno molto spesso la mamma e anche in alcuni casi il loro manager e la persona di cui si fidano, cioè vanno visti all'interno di cambiamenti culturali. Immaginati se ai miei tempi uno diceva "Devo tutto alla mamma", ma cioè erano due, diciamo, sistemi valoriali incompatibili. Cioè un Lancini eh trapper non o difensore dei trapper non me lo immaginavo. Ecco, però

Non è che difendo i trapper, è che dico che

Già vedo il quotidiano difendono i trapper, dico che sostenere che la violenza i trapper cantano delle disperazioni e delle violenze che noi non trattiamo. Sarebbe come dire, lo dico sempre, che io che ho ascoltato la locomotiva di Guccini, allora ogni volta che salgo sul treno vado a a a

A prendere il controllo del treno contro una

Per lanciar la bomba contro l'ingiustizia. Magari mi viene anche in mente, ma non lo faccio anche perché l'ho cantato, perché ho giocato a guardie ladri e facevo il ladro. Non è che le emozioni devono già oggi non gliele lasciamo esprimere che chiamiamo violenza, scuola, qualsiasi conflitto, se neanche le puoi cantare e giocare. Tutti abbiamo delle parti di emozioni che disturbano. Allora, dico questo per dire che il sesso oggi non è più al centro dell'attenzione. Il grande cambiamento è stato legato a questo, cioè le gemelle Kessler che tu non sai chi sono, oggi sono due che come Luke quando le vedo in Corso Sempione che ci sono le foto di chi ha fatto la storia, mi fermo a guardarle, infatti è fissato con le gemelle, le guardo perché sono due che stanno sciando a Cortina d'Ampezzo oggi come Luke e all'epoca era lo scandalo. Allora, il cambiamento è avvenuto perché il sesso, grazie a Dio, non era più un tabù di un certo tipo e quindi il problema delle nuove generazioni non era più che il corpo che cambia era desiderante e quindi difficile da accettare perché è peccaminoso, ma è il corpo estetico. Questo è stato un grande cambiamento insieme alla pornografia su cui possiamo parlare, alla pornografizzazione della società. Dopodiché questi modelli culturali in cui la sessualità e l'amicizia è stata annessa dalla famiglia, non è più un tabù, è una società che ha messo al centro il sé, ha creato delle novità tra cui una di cui io discuto sempre con dei colleghi che dicono la più grande rivoluzione, tu sarai d'accordo, è quella dall'analogico al digitale io penso che la più grande rivoluzione del mondo è l'invenzione della procreazione assistita.

M.

Queste sono le prime generazioni che crescono,

Lo ripeterò due volte, in cui il sesso non è più necessario alla sopravvivenza della specie. Cioè, immaginati, vuol dire che non è più necessaria quella terribile esperienza di unire i corpi, i liquidi, le salite.

Terribile esperienza per te.

Cioè, ogni tanto questa [risate] rara e bellissima esperienza mi sembra così terrifico.

Rara, però

Eh, però evidentemente per le nuove generazioni

Questa cosa un po' eh diciamo analogica da dire liquida chimica non è più necessaria, no? Perché comunque abbiamo anche qui nuove forme di famiglia, nuove forme di accoppiamento. Eh, non è più necessario il matrimonio, banalmente sembra una banalità. Questi sono cambiamenti che lavorano profondamente. Se tu costruisci l'identità in una società on life, in una società dove l'atto sessuale non è più necessario ad avere un figlio, cioè le i cambiamenti degli ultimi anni culturali e anche tecnologici che poi penso stiano assieme, politici in generale hanno determinato dei nuovi modi di costruire l'identità e uno dei temi più rilevanti è proprio oggi il tema della coppia, eh il tema della relazione con l'altro, il tema della dipendenza, un altro aspetto, noi educhiamo le nuove generazioni, devi essere autonomo, precoce, il bambino, devi anticipare esperienza. A breve il primo pigiama party glielo faremo fare in uscita dalla nursery. Poi non devi dipendere, guarda, la dico così a proposito di impopolarità, oggi ci sono due espressioni che governano l'Italia e che andrebbero trattate con maggiore cautela. La dipendenza da internet, studio internet da 18 anni, non esiste oggi, nel senso che non la puoi misurare scientificamente perché il tempo non è più la variabile e quindi non si può. E la dipendenza relazionale, la dipendenza affettiva, dimenticando che l'essere umano oggi nasce dipendente affettivamente come sempre e che quindi ci sono due temi che danno l'idea di come gli adulti fatichino a capire la complessità. La dipendenza da Inter non c'è in nessun manuale scientifico, che ne parlino tutti, ma non c'è perché perché non sai come misurarla, mentre una volta si misurava in base al tempo. E la dipendenza affettiva è il tema su cui abbiamo invaso le nuove generazioni che infatti si lasciano a 20 anni 23, nonostante vadano d'accordo perché dicono che l'amore è diventato tossico. Ma infatti questa su questa cosa ehm non ho un'idea, ma eh chiedo un'opinione da te, cioè come mai le persone continuano a eh interrompere relazioni anche se vanno d'accordo, stanno bene insieme?

Perché il progetto individuale è è al centro di tutto, ma giustamente io non è che sono critico, questo è un tema il singolo e dopo chiaramente la coppia, ma

Sono stati educati così. È un tema insidiosissimo. Pensa che quando faccio queste dichiarazioni e so per certo che vengono estrapolate sui social c'è chi dice che io sono uno che rovinerà per sempre la tradizione della un woke e un altro che dice questo vuole tornare alla famiglia della

Tradizionale.

È un tema della complessità, basta radicalizzare. È un tema che oggi la domanda è questa: che cosa ha una coppia? Che senso ha costruire una coppia dove il progetto può essere comunque interrotto? Faccio un esempio. Adesso sono stati introdotti i patti prematrimoniali.

Sì.

In Italia tutti sono contenti, molti perché in America è così. Però dobbiamo chiedere che senso ha, mentre ti sposi, dire già: "Siccome già sappiamo che ci lasciamo, iniziamo a mettere giù degli accordi in modo che quando ci lasceremo..." per stare nella realtà, per difendere le economie familiari.

Perché allora decidi che il vincolo dello sposalizio, quale significato ha la coppia oggi? Questa è una domanda sulla quale le nuove generazioni si interrogano. Mi hanno scritto dei giovani adulti sul libro che ho scritto, in cui tratto, come dire, appena questo tema, un po' lo tratto. Perché insomma, è un bel, è un bellissimo libro, eh, "Chiamami adulto". Ho qui, tra l'altro, bellissima anche copertina, semplice, efficace, scritto molto fitto, molto bello. E infatti stavo cercando di seguire, inseguire un po' la il tuo indice. Scusami, ti ho interrotto.

No, no. Dicevo che uno dei temi, mi hanno scritto, dice: "Lei dice delle cose verissime, ma ci dia una soluzione. Come facciamo a mantenere insieme, in questa società, il progetto individuale che mia madre e mio padre mi hanno detto: 'Mai farti bloccare da una relazione o da qualcun altro il tuo progetto individuale' e la costruzione di una dimensione di coppia che implica sempre una negoziazione tra i tuoi bisogni e quelli dell'altro?" Io sono d'accordissimo che non dobbiamo più parlare del sacrificio, che sennò evoca ovviamente quello che è sempre stato il sacrificio della donna, com'era appunto per mia nonna, che era sacrificata al volere e serviva mio nonno. Però abbiamo un tema del tutto nuovo su questa tematica. Io penso che a breve la coppia, intesa come coppia progettuale, ma già adesso, non esisterà più. E io non lo vedo per forza come un male. E tutti sarà... E allora l'amore, no? L'amore è una cosa e la coppia è un'altra, innanzitutto.

Eh, intanto vi lascio chiaramente, sin puntata, il link per poter prendere il libro, molto bello, leggetelo e fatelo leggere. Ehm, appunto, qual è la differenza tra amore e coppia?

Ah, l'amore non ho mai capito che cos'è. Questo te lo dico, nel senso che [risate] tutti ne parlano. L'amore salva la vita e dico: "Me lo definisci?". E ci sono milioni di definizioni. Eh, l'amore cos'è? Sacrificalità verso l'altro? Non credo, ma dipende come uno lo interpreta associativamente. Sono persone che meditano, sono inascetiche. L'amore per Dio, cioè l'amore è privatissimo. Eh, costruire questa, diciamo, sentimento, oppure sentim questo farlo esprimere, ma soprattutto entrare in relazione con l'altro. Qualcosa di più posso dire della coppia. Di questo, avendone incontrate tanto, mi colpisce che dei ragazzi, eh, faccio sempre questo esempio, giovane adulta, 22 anni, 23, sta finendo l'università, arriva da me con una coppia meravigliosa, mi dice: "L'ho lasciato". E io la guardo e dico: "Cioè, l'hai tradito?". "Perché sono ancora del Medioevo?". No, ti ha tradito lui. No, ma adesso quasi non lo facciamo neanche noi. Eh, scusa per l'interruzione, ma ci tengo a farti iscrivere al canale, a mettere "Segui", attivare la campanellina. Importante per te, per non perdere nessuna puntata, importante per me, per il team del caffettino, per ospitare nuove storie, nuovi ospiti e nuove belle emozionanti storie da raccontare. Mi raccomando, iscriviti, attiva la campanellina, metti "Segui" per tutto quello che serve e torniamo subito alla puntata. Era diventato un rapporto tossico. Ma in che senso una relazione tossica? Nel senso che io sto finendo l'università e devo andare all'estero. Lui deve restare qua e fare altre attività. È inutile che stiamo assieme perché questo vincolo non porterà avanti. Io non è che lo ritengo un disastro. Dico che dobbiamo avere in mente che cosa intendiamo oggi con coppia. Tutti dicono: "Sì, si può fare la coppia, ma la coppia si può sciogliere". Certo. Allora, io e te adesso siamo in coppia, siamo una bella coppia finché dopo ci saluteremo e e addio. Oppure io sono in coppia coi miei pazienti, che io credo che sia la formula perfetta. Ogni settimana ci incontriamo, non è che sono obbligati a tornare la settimana dopo. Dice: "Ti è servito? È un rapporto in qualche modo utile alla crescita, allora ci vediamo settimana prossima". Quindi su questo ci saranno le più grandi trasformazioni nei prossimi anni.

Cosa vuol dire dare spazio al sé e cosa vuol dire, in questo, diciamo, tema del sé, negoziare coi bisogni dell'altro? Non c'è nessun modo, eh, diverso dalla negoziazione per costruire una relazione di coppia duratura, perché è sempre una negoziazione tra i tuoi bisogni e quelli dell'altro. Le altre sono tutte quelle sì, coppie tossiche. E appunto, tornando anche al nostro topic del digitale, nella negoziazione che abbiamo con l'altro essere umano, dobbiamo necessariamente scontrarci con qualche criticità e, eh, ogni tanto non avere i nostri bisogni appagati. Nel digitale, invece, abbiamo costruito dei meccanismi esattamente al contrario, cioè non dobbiamo tendenzialmente mediare su nulla, se non sulla carta di credito mensile per il servizio, ma e ci viene da tutto quello di cui abbiamo bisogno. Siamo un po' più infantili sul digitale. Siamo un po' più...

Il digitale, io penso che sia un un'espressione monumentale. Ha contribuito, però, a una società che era già molto basata, ripeto, è sulla soddisfazione dell'individuo, molto poco legata a all'aspetto. Cioè, io tendo a vedere questo digitale non solo negli aspetti tecnici, appunto, in cui siamo esperti, ma nell'aspetto, appunto, dell'ambiente che è all'interno del quale si può creare quello che dicevo prima. Dipende che esperienze e che cosa fai. M. Cioè, sì, è vero, sarà un luogo dove tu, appunto, puoi trovare tante soddisfazioni, ma anche un luogo all'interno del quale molte persone hanno costruito il proprio successo, la propria personalità, che ha svolto delle funzioni alternative. Cioè, il tema è sempre discutere di questo, sennò devo dare ragione al mio paziente famoso che quando la madre diceva: "Sei sempre su internet, sei sempre ai videogiochi" e gli diceva: "Hai ragione, adesso smetto, scendo in cortile e vado a drogarmi". E lei diceva: "No, allora stai nei videogiochi". Cioè, il tema è che alternative noi possiamo proporre, eh, perché sennò discutiamo sempre, come dire, della cosa che non va. Cioè, io dico sempre questo: io da quando bambino ho capito che il mondo è tutto sbagliato, ma il problema è trovare delle alternative, perché per dire che è tutto sbagliato, son capaci anch'io.

Son capaci tutti. Senti, parliamo un po' di futuro. Ehm, diciamo, quando ero ragazzino, il futuro per me era: "Che bello, vado negli Stati Uniti, che bello, faccio questo, creo, rivoluziono, miglioro, battaglio, eccetera". Oggi cosa immagino come futuro gli adolescenti?

Allora, in adolescenza il futuro è sempre stato un problema, nel senso che finisce l'infanzia e lo sviluppo del corpo e anche quello cognitivo ti costringe a fare i conti con delle realtà. Ad esempio, si parla sempre dell'adolescenza come l'età dell'oro, no? L'età dell'esplosione del corpo. In realtà, anche l'età in cui scopri che morirai, eh, perché il bambino ha più paura della morte dei genitori e l'adolescente fa i conti con questa verità. Perché, per quanto non è maturato tutte le aree cerebrali, ma non è più il bambino. Quando io sento dire: "Gli adolescenti sono onnipotenti", mi domando, eh, se chi lo dice ha studiato le basi. La verità è che l'onnipotenza è del bambino. L'adolescenza è l'età in cui scopri che non sei onnipotente e quindi fai i conti con delle realtà importanti, tra cui quella di dover, appunto, fare i conti con un futuro che per ora è finito. Poi uno può crederci al di là, cioè morirai, che il tuo corpo ha una stiamo cercando di allungare sempre di più resistenza sorpresa. Però non siamo...

Perché non allarghiamo, come dice la decrescenza, non possiamo allargare la vita invece che allungarla. Troppo poetico. Torniamo alla [risate] parte concreta.

Quindi il futuro e crescere vuol dire dare senso al fatto che stai investendo in un progetto che alla fine terminerà. Adesso non voglio deprimere nessuno, ma se non accetti degli aspetti... Esatto. Cioè, è tutto un processo separativo la nostra nascita, la nostra crescita. Allora, progettare un futuro, vedere come realizzare se stessi all'interno di questo progetto è sempre stato uno dei temi che manda in crisi l'adolescente. Vede la fine dell'infanzia, dell'onnipotenza, non intravede bene chi diventerà e il ruolo dell'adulto è aiutarlo, no, a scoprire i propri talenti.

Una volta la tecnologia era un futuro positivo, cioè era un futuro più tecnico, più veloce, no? Quando ero ragazzino, il mondo eh era più, era molto più grande, la sensazione che era molto più vasto, quasi infinito. Ad oggi la sensazione che il mondo sia sempre più piccolino, no? E quindi se oggi un adolescente vede un mondo più piccolo rispetto a me di quando ero adolescente, non credo che sia un bene per l'esplorazione, dici mondo dell'esplorazione del mondo, per conoscere il mondo. Il fatto che non conosca il mondo mi permette di muovermi, agire. Se lo conosco o percepisco che che sia conosciuto, non mi muovo, sto fermo, attendo.

Però il conflitto dell'adolescente non è legato solo all'esplorazione del mondo, ma è un'esplorazione interna. Cioè, qual è il tuo posto all'interno del mondo?

Bevi un po' d'acqua, eh, se vuoi. Va bene.

Cioè, il tema è... perché questo chiaramente ha molto contatto anche con gli strumenti che noi abbiamo, no? Una volta, tuoi tempi del Messenger, internet ti permetteva di scoprire, di conoscere, chiaramente ero in contatto con una forma elitaria di conoscenza, altri tanti che avevano internet, quindi una selezione.

Ma era dei giovani e non i miei tempi, perché io i miei tempi... Messenger, te cosa usavi tu? Come sei andato su internet la volta?

[risate] Quando una ragazza m'ha detto che dovevo capire attraverso questa fotografia su un sito che si chiamava, un non so come si chiama, anzi su un Facebook, su un Facebook, se questo ragazzo che era sdraiato vicino a un'altra durante la festa, secondo me, l'aveva tradita o no? Cioè, quando invece di raccontarmi, perché io arrivo dal walk, arrivo da i motorini, altro che sesso, i motorini. Una volta i giovani...

Però torniamo all'esplorazione. Il motorino ti permetteva di uscire dal tuo paese o dalla tua zona e esplorare in mano con il corpo.

Corpo e certo, ma il corpo è stato sequestrato dagli adulti, eh, non è che gli adulti oggi sono felici. Cioè, pensa che io ero un giovane in formazione, i grandi maestri mi dicevano: "Vuoi farlo psicanalista dell'adolescenza? Studia due materie che non passeranno mai di moda, soprattutto coi maschi: sesso e motorino". Sono 25 anni che non ho un paziente di questo. Cioè, ai miei tempi la relazione profonda era la lettera che ti arrivava dalla fidanzata. Era il radioamatore, il padre di un mio amico era un radioamatore che ha fatto montare al Comune di Milano un'antenna con un'autorizzazione e un giorno è venuto il figlio ha parlato con uno in Australia e questi due che non si conoscevano erano diventati i migliori amici del mondo. Allora, perché dico questo? Che la dimensione dell'esplorazione interna insieme al mondo cambia con la tecnologia. Il tema dell'adolescente è sicuramente quello di dover crescere all'interno di una società dove ha tante più possibilità, perché i ragazzi oggi potranno andare all'estero, eh, però cresceranno con un interrail che è fatto con una carta di credito e il cellulare sempre in tasca. Certo che è molto diverso che partir per l'interrail in cui i genitori, se volevi, li chiamavi. Certo che è molto diverso, come ai miei tempi, 11 anni nel '77, quindi qualche sparatoria e tua madre ti guardava e diceva: "È arrivata la preadolescenza, esci. Speriamo che tu torni, eh?". E non avevi neanche il cercatetto, telefonino che consente ai genitori di monitorare. Guarda che questo cambia tutto oggi. Controllo e il possesso che i ragazzi hanno sulle password, no, della fidanzata, del fidanzato. Noi non li possiamo leggere solo come il controllo dello stereotipo maschile e del patriarcato che ancora dobbiamo contrastare, per carità, ma a che fare con nuove forme del crescere nell'epoca della geolocalizzazione, del bisogno di sentirsi in contatto, del vuoto identitario e chi fa prevenzione nelle scuole come noi se ne accorge. Sono altre le tematiche legate alla crisi del futuro e alla disperazione degli adolescenti odierni, tra cui il fatto di sentire di non avere un posto nel mondo. Dico un'ultima cosa: quella che tu avevi in mente, però, era un mondo dove il futuro era incerto, ma l'idea era che tu dovessi abbandonare la sponda di casa, attraversare il fiume e raggiungere la sponda dell'adultità. E torniamo alla tua domanda iniziale: cosa voleva dire essere adulto? Consolidare un io da adulto che aveva abbandonato i privilegi dell'infanzia. Oggi i ragazzi devono stare in mezzo al fiume. La nuova normalità sono legate a una fluidità che, al di là che faccia arrabbiare, che è legata a una società dove ogni giorno cambiano le questioni e dove quello che è richiesto, non solo dal mondo del lavoro, è riadattarsi continuamente a una complessità senza precedenti. E io credo che in questo i ragazzi, e a volte noi li guardiamo come disagiati, stiano in realtà sono mossi da un inconscio salvifico che li porta a costruire modelli anche di funzionamento cerebrale per adattarsi alla società che creiamo e noi la chiamiamo stupidità. Detto in altre parole, io sono per la chiusura di internet, te l'ho già detto e e quindi tu non sarai d'accordo con me.

Però chi oggi dice a un adolescente che il problema è in internet e che perde tempo in internet, ne risponderà davanti a Dio e davanti agli uomini, davanti alla società che ogni giorno gli adulti creano.

Molto interessante. Senti, andiamo eh verso la conclusione. Mi hai dato una visione di futuro particolare e su cui devo un po' riflettere. Sono terrorizzato da genitore su quello, quando arriverà l'adolescenza.

Ma perché? Basta stare in una relazione autentica e i figli ti sorprendono.

Esatto. Voglio arrivare a questa cosa. Tu che genitore sei? Beh, eh, è terribile. Innanzitutto mio figlio ha in mano la mia vita, perché tu non sai quante madri dicono: "Quanti anni ha il figlio di Lancini?". Espero che faccia un bel casino in adolescenza [risate] così poi tutti in casa, chiaramente, l'ostacolo a vedere come come prepara le sue pozioni.

Ma io l'ho sempre detto, io ho avuto i figli e mi dicevano: "Ah, non potrei fare il tuo mestiere se non hai figli". Io penso il contrario.

Io penso... roba logica che si diceva anche nel mondo della chiesa, no? Cioè, non mi puoi dare consigli. Anzi, io penso che come psicoterapeuta peggiori quando hai dei figli tuoi, perché ti influenzano per il lavoro che faccio io, cioè ti devi identificare molto di più con le storie uniche da questo punto di vista. Beh, come genitore sono uno tutto sbagliato, nel senso che, in effetti, io, siccome ognuno cura un po' i propri disagi a proprio modo, il mio è un iperinvestimento nel lavoro e quindi è molto difficile riorganizzare quando hai costruito, essendo figlio anche di una famiglia edipica normativa, in cui senti di non aver fatto abbastanza, che devi sempre lavorare e riuscire a trasformare, come dire, questo modello per dare spazio ai figli e quindi sono pieno delle contraddizioni, le stesse cose che ogni giorno discuto coi genitori, glielo dico. Io credo di avere in mente più o meno cosa vuol dire provare a costruire una relazione autentica con un figlio e identificarsi e chiedergli chi è. E quindi io penso che oggi sarebbe semplicissimo e lo dico sempre: bisognerebbe amare i figli e gli studenti per quello che sono, e Lancini e tutti gli psicoterapeuti sparirebbero dalla faccia del pianeta. Mh. Però dico anche che come padre so che è impossibile amare veramente i figli per quello che sono e quindi io continuerò a lavorare. Credo di vedere le mie contraddizioni, a volte le riesco a contrastare, altre volte nella quotidianità. Ma questo non ci deve far perdere di vista che non è che il genitore, perché diamo queste indicazioni, è un mestiere facile. Io le cose che dico le dico perché mi sono identificato davvero insieme ai colleghi del Minotauro col dolore dei padri e delle madri. Per noi sono i principali coterapeuti, i padri e le madri, altro che i colpevoli. Quando sento alcuni, e anche la stampa ogni tanto malinterpreta il mio pensiero, a dire: "Ah, Lancini dà la colpa alla famiglia, è duro coi genitori e con la scuola". È il contrario. Io so che valore hanno i genitori e la scuola, so che dolore c'è nel non aiutare, vedere un figlio che soffre e come un figlio che soffre ti può rovinare la vita. Quindi è proprio il contrario. Chi oggi dà la colpa a internet solleva i genitori da un peso, ma non li aiuta veramente a stare meglio loro, a stare meglio coi figli. E quindi so benissimo che è un mestiere impossibile, fatto di contraddizioni, però dobbiamo sempre di meno pensare che le abbiamo dato troppo e interrogarci se invece non abbiamo pensato un po' troppo alle nostre fragilità senza essere cattivi e quindi a sostenere questo. Lo sto facendo per te, ma in realtà lo stiamo facendo per noi. Quindi la domanda prima è sempre questa, oggi qualsiasi ruolo educativo, io provo a pormelo ogni giorno anche come padre, è: "Lo sto facendo per te o per me? Lo sto facendo per te o per me? Lo sto facendo per te o per me?". E quasi sempre per noi, però ci raccontiamo che li stiamo amando troppo.

Molto bello. Eh, raccontami un po' del progetto Minotauro, delle tue attività. Magari c'è qualcuno che ci sta ascoltando e ha eh quel vicino, quel cugino, quell'amico eh che magari può entrare in contatto con voi. Come state lavorando? Come siete organizzati?

Complessissima. Rapidamente, il Minotauro è una cooperativa e fondazione che è stata sono state fondate oltre 41 anni fa, era il novembre dell'85, quindi stiamo andando appunto, no, dell'84, scusa, stiamo andando per il, insomma, siamo intorno al compleanno del 41º anno. Ehm, è un luogo dove si fanno diverse attività. È una scuola di specialità in psicoterapia, cioè abilita gli studenti laureati in psicologia e medicina a diventare psicoterapeuti con riconosciuta dal Ministero dell'Università e della Ricerca. Facciamo master, facciamo formazione. Nasce, come dire, come un centro che voleva utilizzare la griglia di lettura psicanalitica su adolescenti, giovani, adulti fuori dal contesto. Quindi lavoriamo nelle scuole, sportelli d'ascolto, prevenzione, adesso molto, ad esempio, contro la violenza di genere, prevenzione nelle scuole, ma è anche un centro clinico che fa 150 colloqui al giorno.

Wow! È il famoso, diciamo, terzo settore che un po' è nato e si è dovuto sviluppare intorno, appunto, all'impossibilità dei servizi pubblici di star dietro alle richieste, anche perché non sono adeguatamente finanziati.

Chiaro. E in questo centro clinico c'è stata una grande cultura che si è sviluppata, diciamo, nella fascia 12-24-26 anni, coi genitori. Cioè, poi è un centro che si occupa anche di bambini e di adulti, ma diciamo il grosso è questo. Ed è un centro che ha avuto un suo successo, anche perché, oltre alla pubblicazione, alcuni di noi insegnano in università, ha avuto forse prima di altro un'attenzione sull'adolescenza, perché in Italia cosa era successo? Che la neuropsichiatria infantile, all'inizio soprattutto, aveva una grande competenza sull'infanzia. La psichiatria è molto sull'adulto e poco, no, come modelli di presa in carico, come modalità di ragionare, c'era su questa fascia nuova della popolazione che era appunto quella dell'adolescente negli ultimi anni, del giovane adulto. E quindi si fanno anche queste attività. Adesso organizziamo un convegno proprio il 12 e il 13 dicembre a Milano intorno al tema della psicoterapia dell'adolescente. E e poi, vabbè, molti di noi o alcuni di noi fanno anche pubblicazione, attività più divulgativa. Insomma, è un centro che fa diverse attività e che ha nel cuore, come dire, l'attività di sostegno anche agli adulti che sono in difficoltà coi ragazzi e come modello di presa in carico, dicevo, considerano i genitori i principali coterapeuti. Forse un aspetto specifico e termino è questo: cioè, io non ritengo di poter aiutare un adolescente se non prendo in carico il padre e la madre, perché ho scoperto questo, come dicevo prima, che gli adolescenti vogliono essere amati per quello che sono, dal papà, dalla mamma e dagli insegnanti, semmai, e non da Lancini, il Minotauro, dai servizi di neuropsichiatria infantile.

Senti, ma le aziende di tecnologia perché non collaborano con queste realtà o se sì, ci collaborate? Mi capita, come dire, di avere a che fare...

E ho degli stakeholder perfetti loro, no? Anche per dar...

Ma a me è capitato anche recentemente, cioè, ad esempio, di fare della formazione, ma più dentro il welfare di aziende di questo tipo. Ci chiamano a ragionare in termini di genitorialità, in termini educativi, no, delle aziende. Cioè, la tua formazione all'interno dell'azienda e che come stai vedendo le aziende...

Quando vai? Guarda, ci sono aziende, ed è sempre un tema che chi fa il mio mestiere dovrebbe dire con cautela, che mi sembrano che abbiano capito i giovani molto di più della scuola italiana. E lo dico perché questa è una cosa...

Questo è un altro titolo per domani mattina per i quotidiani. Lancini, due punti, le...

No, per carità, che poi dicono che sono che voglio la scuola azienda, che è proprio il contrario. Sto dicendo un'altra cosa, non è che la scuola deve solo preparare al lavoro. Sto dicendo che, faccio un esempio, oggi le aziende, ne parlavo anche con alcune, selezionano i ragazzi in base a dei criteri nuovi, ma non solo l'azienda, anche la chiesa è riuscita. Cioè, chi oggi, fermo restando che la scuola è composta da una varietà enorme, io lavoro con insegnanti a cui dovrebbero dare il ministero, domani, presidi che dovrebbero avere il Nobel, loro sì, e per la pace, per quello che riescono a fare in una scuola oggi che è difficilissima da gestire. Ma purtroppo c'è ancora una cultura e che fatica a costruire una scuola. La scuola dice ancora messa. Dicevo prima, una delle mie nonne era una maestra del paesino del Barisciano, aveva studiato le magistrali. Quindi lei diceva le cose e nessuno le sapeva. Oggi ancora la scuola dice così, mentre le pastorali giovanili, io lavoro con delle donne in Lombardia straordinarie, hanno riaperto gli oratori in base al funzionamento dei ragazzi. Le aziende oggi selezionano in base al fatto che fammi le domande giuste, eh, perché la scuola, ad esempio, continua a fare lezioni in cui l'insegnante sa, i ragazzi no, quando sappiamo che oggi bisogna insegnare a fare le domande giuste. Purtroppo, eh, le aziende hanno capito come funzionano i ragazzi, fanno delle proposte. Sono ragazzi che, ad esempio, le aziende hanno capito che non vogliono sacrificarsi in nome del lavoro, ma deve essere il lavoro anche a dare qualche cosa al tuo sé reale. E questo può essere visto come: "Ah, i ragazzi non si sottomettono più, non vengono più a lavorare", ma può essere visto anche con una nuovo modo di intendere la vita, visto che le esagerazioni di un modello non sono di questo tipo. Quindi dipende dalle aziende, quelle con cui sono entrato in contatto, ho fatto anche incontri a Roma con aziende straordinarie, non solo aprono degli sportelli psicologici per i giovani all'interno della scuola del del aziende, ma hanno proprio un modo di capire che oggi lo sviluppo dell'azienda, come al solito, è legato a un iperinvestimento dei ragazzi più su aspetti volontari. Ecco, questo dico, le aziende e la Chiesa hanno capito più della scuola e, ahimè, anche di certi modelli di presa in carico psicoterapeutica che vanno troppo sull'educativo, che i giovani di oggi non funzionano per controllo, norma, limite, qui vengo alla tecnologia, ma funzionano per cooptazione, responsabilizzazione, convocazione all'interno del progetto. E quando incontrano un insegnante che gli dice: "Ma tu chi sei?" E loro dicono: "Son questo". Ok, allora saldiamo. Dice: "Prof, la sua materia mi piace, ma non è per la matematica, è perché c'è la relazione". E lo stesso è quello che in qualche caso le aziende già fanno e fanno le questioni. I ragazzi di oggi sono soggetti esperti di relazione. Se gli adulti li convocano, gli danno ruoli, li fanno sentire parte del processo, hanno dei comportamenti superiori. Ti dico un'altra cosa, sul voto, l'autovalutazione. Tu dici: "Oh, già l'autovalutazione ci fregherà". Tutti i dati ci dicono che la gran parte dei ragazzi dopo i 16 anni, se gli chiedi di autovalutarsi, si dà un voto inferiore a quello che gli darebbe l'adulto.

Davvero?

Sì, hanno funzionamenti diversi. Noi dobbiamo capire che il problema delle nuove generazioni, che non sono più trasgressive o positive, hanno un altro funzionamento. Hanno dovuto essere troppo se stessi a modo nostro e quando trovano un adulto che gli dice: "Guarda che sono qua per te", l'ansia diminuisce, il progetto viene più investito e la scuola diventerebbe un luogo dove è bello stare e non dove andare a farsi sequestrare un cellulare a 17 anni. Tra un po' gli chiederemo di portare anche la saccuccia, quella che avevano all'asilo, con le iniziali dove mettevano la scarpetta. Prof, posso andare in bagno? No, oggi è venerdì, ci sei già andato lunedì. Funzionano diversamente i ragazzi oggi. Solo che l'adulto fatica a fare l'adulto. Continua a fare l'adulto vecchio tempo, avendo cambiato tutto. Invece come modelli di identificazione che propongo...

Però c'è un po' di speranza sugli adulti, no? Nuove generazioni di genitori oppure no?

C'è molta speranza nei ragazzi che cercano la relazione. Cioè, io ho una grande speranza, nel senso che mi sembra che ci sia anche chi ha in mente che e abbiamo fatto... Sì, c'è speranza nel momento in cui sento che è un adulto che nel frattempo riconosce che abbiamo disboscato il pianeta, plastificato i mari, li faremo diventare più poveri, sono sempre meno in Italia, non votano, rompono e in più scocciano. Perché se vanno in giro nelle piazze, chiamiamo i vigili perché sono i requeti solo perché tirano una pallonata, io ho spaccato 1000 vetrate e poi vanno nei videogiochi e i videogiochi li rendono violenti. Ma dove devono andare? Io a te a fare il nuoto, lo sport completo. [risate] Allora sì che son tutti felici.

Senti, ti porto sull'ultimissimo tema e e poi andiamo veramente in conclusione, ma mi sto passando Matteo, per cui ancora grazie per essere essere qui.

Grazie a te. Ehm, mi ha stupito tantissimo l'applicazione. Adesso vedremo i dati anche del 2025 che usciranno nel primo trimestre '26, chiaramente. Eh, però l'applicazione più scaricata è la generazione Z e indovina qual è per il 2024, per gli ultimi anni, qual è l'applicazione più scaricata generazione Z?

Dimmelo tu.

Temu. Temu, che è, diciamo, un e-commerce fast fashion asiatico, quindi eh e super mega economico. E quando vado nelle scuole a parlare, comunque quando mi metto in relazione, come diresti tu, con ragazzi più giovani, eh e chiedo: "Ma perché è l'applicazione?". Io pensavo, non so, TikTok o YouTube.

E cosa dicono? Interessante.

E questa è la domanda. È perché anche qui è è scomparso il tema anche dei continenti, no? Non siamo più così tanto nazionalisti nell'epoca dei nazionalismi, no? L'applicazione più scaricata è asiatica. La maggior parte delle obbligazioni che abbiamo sono asiatiche, quindi o cinesi o americane. Quelle europee in tasca non ce le abbiamo. Non esistono in tasca neanche quelle italiane.

Ma questo adesso non so, sentivo un grande economista che diceva che infatti, no, appunto, le le economie emergenti sono altre che arrivano da tutt'altra parte rispetto a quando ero giovane io. Non lo so perché non ho fatto una ricerca, ma la farò immediatamente, cioè andate da analizzare, no? Cioè, un e-commerce di vestiti che ti durano qualche giorno, qualche settimana è la piattaforma più utilizzata, anziché, diciamo, quello che ci raccontiamo, no? Stiamo ancora raccontando il made in Italy, stiamo ancora raccontando le cose che forse non esistono più.

Questo è un tema legato, penso, anche appunto al senso di appartenenza, no? Le appartenenze delle generazioni una volta venivano per strada, come dicevamo prima, e avevamo rimpianti con anche conflitti politici, cioè ai miei tempi, no? I paninari, pensa da dove arrivo io, o o cioè c'erano delle, eh, eh, a un certo punto gli emo. Adesso cito tante ricerche che abbiam fatto, la diffusione dell'appartenenza, ad esempio, tutto il lavoro sul corpo, i tatuaggi, una cosa inimmaginabile per la generazione mia, cioè il corpo non lo toccava se non il medico o era di Dio o della medicina, no? Siamo il popolo più tatuato al mondo, italiani.

Cambiamenti culturali importantissimi. Cioè, pensa il corpo, non so, una volta già facevi l'orecchino, sembrava il book, oggi puoi istoriarlo, puoi, ahimè, a volte tagliarlo, inserire. Quindi le le trasformazioni sono sempre legate anche al mondo esterno. Io credo che oggi le appartenenze, poi con delle rapidità enormi, abbiano a che fare con questi fenomeni che studi tu molto più di me, che non so che sono i social e poi passano, eh, perché poi la fotografia della generazione vengono sempre mosse mentre cerchi di capire un fenomeno, è già passato e se un altro, poi in una società come questa...

E e quindi ogni volta penso che bisognerà capire che cosa vuol dire oggi. Certo che non mi stupisce che al 100 ci siano cose che adesso, almeno sto marchio, per quello che ho sentito, mi ricorda molto l'abbigliamento, cioè riguarda sempre molto il tema esteriore.

E certo, oggi il corpo è estetico, no? Questa è la più grande rivoluzione, lo ridico. Cioè, questa idea che il tema degli adolescenti non era più il corpo, non lo accetto perché è portatore della genitorialità, della sessualità, del peccato, ma è portatore di un corpo che non mi rende mai bello e popolare rispetto a quello che vorrei. È il tema delle generazioni cresciute all'interno di una società dell'immagine che forse è nata con la fotografia, come qualcuno inizia a dire, poi è arrivata la televisione, però due tre canali, non oggi, canali monotematici su tutto e del tema di Inter, cioè il tema di questo. Però permettimi di dire che ha a che fare anche col fatto che queste sono generazioni che sono state spinte a una precocità, a vestirsi sin da piccole. Sono stati inquadrati come fossero eh il presidente degli Stati Uniti e dell'Italia al giorno delle elezioni per 12 anni. Poi gli sequestriamo il cellulare perché ci fa comodo, ma li abbiamo ripresi in ogni dove, alle recite dell'asilo, alla festa, al primo bagno al mare senza braccioli. Cioè, siamo dentro un contesto dove a volte mi domando: adulti che li hanno inquadrati così, poi io vado a conferenze, dico: "I ragazzi oggi hanno una fissa terribile, hanno sempre lo schermo davanti agli occhi". Da dove gli è venuta, dottore, sta fissa? Ma dice: "Ma che cosa? Sono 12 anni che li inquadrate".

Senti, ci rivediamo qui tra un anno. Qual è la storia che vorresti raccontarmi? Un progetto nei prossimi 365 giorni, uno solo.

Questo tema della coppia, la coppia che non esisterà più. Io ho scritto un libro sulla relazione e e perché penso che la relazione salva tutto, però è l'unica speranza che abbiamo, che i ragazzi cercano una relazione autentica, però penso anche che i cambiamenti intervenuti, l'aspetto più importante sarà che cosa vuol dire oggi coniugare questo aspetto individuale col tema della coppia intesa come progettuale. Tant'è che abbiamo dei dati che ci dicono che oggi le nuove e e non c'è in me nessun sia chiaro, diciamo, commento morale, però noi parliamo di famiglia unipersonale, cioè parliamo dell'individuo. Credo che questi sono i temi. Noi abbiamo una spinta ai ragazzi a precocizzarsi, anticipare le esperienze e a realizzare se stessi. Poi arriva l'adolescenza e dopo avere anticipato tutti, adultizzati li infantilizziamo e ci stupiamo che facciano fatica a costruire dei legami stabili con gli altri. Allora, su questo mi piacerebbe meglio capire come e sarà un futuro della relazione. Io lo dico perché in questo momento, e termino davvero, la solitudine in mezzo agli altri è il tema che più mi colpisce delle nuove generazioni, per questo parlo della coppia. Cioè, noi abbiamo generazioni che io anche come padre dico, le più ascoltate, che si sentono soli in mezzo agli altri.

Esatto. E molti adulti si sentono soli in mezzo agli altri. E io credo che la relazione è è la cosa che un po' si avvicina sempre che ci sia un motivo per essere felici, a proposito di speranza, la felicità. Quando senti di essere in relazione autentica con qualcuno e succede sempre più raramente, perché hai bisogno di uno che ti dica chi sei tu, non che ti spieghi chi sei per poter essere autentico, che ti faccia sempre questa domanda: "Ma tu chi sei?" E sei in grado di ascoltarlo, anche se ti può dar fastidio quel contenuto, e se è tuo figlio, un tuo studente, ancor di più, la legittimazione delle emozioni attraverso la relazione, la vera prevenzione oggi e quindi la coppia mi interessa molto.

Una parola che ti rappresenta?

Porca Eva, che domanda difficile. Una sola.

Lavoratore.

Lavoratore. Scrivete nei commenti "lavoratore" per dimostrare, Matteo mia, che avete visto questa bellissima chiacchierata fino alla fine. Grazie, grazie mille.

Grazie, grazie a te davvero.

Wow, bello. Grazie Matteo, grazie mille. Ti ho distrutto, asciugato.

Oh, com'è andata? Ditemi che io devo migliorare. Ricordatevi che il medico indulgente uccide il paziente. Dovete dirgli la verità, sennò uno non migliora mai. Adesso ti facciamo lasciare [musica] un pensiero che lasciamo più fisico questo pensiero. Te lo facciamo scrivere come vuoi. Non c'è nessuna contratto con gli italiani da firmare, cosa pensiero? C'è una...

No, guarda, ognuno lascia quello che vuole. C puoi anche scrivere solamente la firma e basta e ti lasci. One podcast. [musica]