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L'Italia del secondo dopoguerra e la nascita della Repubblica

milena locati10:51

Transcription

Buongiorno ragazzi. Oggi ci occuperemo dell'Italia nel dopoguerra, ossia l'Italia della ricostruzione e la nascita della Repubblica. L'Italia, dopo l'iniziale euforia della primavera del '45, si trovò a dover affrontare grandi problemi: da un lato la ricostruzione materiale e morale del paese, dall'altro la necessità di fondare uno stato democratico dopo la dittatura fascista.

Anche sul piano internazionale, l'Italia dovette cercare di riconquistare dignità. Le potenze vincitrici, infatti, quando negoziarono il trattato di pace, firmato il 10 febbraio 1947, considerarono l'Italia come un paese nemico sconfitto, sebbene dal 1943 avesse combattuto a fianco degli Alleati. Le furono imposte delle condizioni particolarmente dure e perse molti territori. Ad occidente, cedette alcuni territori alla Francia; ad oriente, territorio alla Jugoslavia; e dovette rinunciare alle colonie africane di Etiopia, Libia, Eritrea e Somalia.

Nella cartina che vediamo in questa slide, possiamo soffermarci a considerare i confini orientali dell'Italia dopo il trattato di pace: la Venezia Giulia, suddivisa in due parti. Nella zona in giallo si trovava Trieste, che venne amministrata dagli Alleati fino al 1954, quando tornò all'Italia. Mentre nella zona in arancione, che comprendeva la parte restante della Venezia Giulia, ci furono i territori assegnati alla Jugoslavia.

La separazione della Venezia Giulia dall'Italia provocò un esodo di massa. Decine di migliaia di Giuliani di etnia italiana lasciarono le loro case e le loro terre per trasferirsi entro i confini italiani. Gli italiani in Venezia Giulia avevano subito numerose violenze durante la seconda guerra mondiale. Infatti, i partigiani jugoslavi, guidati dal maresciallo Tito, che avevano occupato tutta la Venezia Giulia per vendicare soprusi compiuti dai fascisti sugli Slavi che abitavano quei territori, compirono numerose violenze contro la popolazione italiana. Al termine del conflitto in Istria, le violenze si trasformarono in una vera e propria pulizia etnica, nel tentativo di eliminare la popolazione italiana da quei territori. L'illustrazione rappresenta una foiba. In mezzo alle campagne si aprivano, infatti, dovute alla natura carsica del terreno, delle voragini naturali, alcune profonde anche più di 100 metri. Migliaia di italiani furono uccisi e gettati nelle foibe. Le vittime di quel massacro oggi sono ancora ricordate nel nostro paese. Ogni anno, il 10 febbraio, divenuto il Giorno del Ricordo.

Il primo appuntamento politico del dopoguerra avvenne con la prima votazione a suffragio universale, il 2 giugno 1946. Gli italiani furono chiamati in questo appuntamento a scegliere, con un referendum, tra la monarchia e la repubblica, e ad eleggere l'Assemblea Costituente, ossia un'assemblea di deputati incaricati di scrivere la nuova Costituzione. Nel referendum sulla riforma istituzionale dello Stato, vinse la Repubblica, grazie soprattutto ai voti del Nord. Nelle regioni settentrionali, che avevano vissuto l'occupazione nazifascista e la guerra partigiana, l'esigenza di rinnovamento era molto più sentita che in quelle meridionali. Dopo la sconfitta della monarchia, il Re Umberto II andò in esilio in Portogallo.

Alle elezioni per l'Assemblea Costituente nel 1946 si affermarono tre grandi partiti di massa: la Democrazia Cristiana, che si ispirava agli ideali cattolici, formata dagli eredi del Partito Popolare e che, sotto la guida di Alcide De Gasperi, alla fine del '42 fondarono in clandestinità il nuovo partito, ottenne una maggioranza relativa. Emersero poi il Partito Socialista e il Partito Comunista. Tutti i deputati eletti, anche quelli dei partiti minori, diedero il proprio contributo per scrivere la Costituzione, che entrò in vigore il 1° gennaio 1948: una Costituzione repubblicana, democratica, che garantiva ai cittadini le libertà fondamentali, ed antifascista, perché attribuiva al Parlamento un ruolo centrale di controllo su tutto l'operato del Governo, allontanando così il pericolo di una dittatura.

Dopo l'entrata in vigore della Costituzione, vennero indette le elezioni per il primo Parlamento della Repubblica. La campagna elettorale vide due schieramenti opposti: i moderati, guidati dalla Democrazia Cristiana, che volevano seguire il modello americano per la ricostruzione economica del paese, con il sostegno del Piano Marshall; e il Fronte Democratico Popolare, alleanza tra comunisti e socialisti, che si ispirava al modello delle democrazie popolari volute dall'Unione Sovietica ed era perciò contrario agli aiuti degli americani.

Alle elezioni del 18 aprile 1948, la Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza assoluta in Parlamento. Le elezioni avevano visto gli italiani scegliere per un governo centrista e moderato, guidato dal democristiano Alcide De Gasperi. Il voto era stata anche una scelta di campo sul piano internazionale. L'Italia, infatti, aveva mostrato di volersi schierare nel blocco occidentale, guidato dagli USA, e ricevere gli aiuti del Piano Marshall, e così avvenne. Nel 1949, la neonata Repubblica entrò nella NATO, di cui tuttora fa parte. Tra il 1948 e il 1950, l'Italia ricevette dal governo americano circa 1.200 milioni di dollari in alimentari, combustibili, macchinari, medicinali e materie prime.

Il clima in cui si erano svolte le elezioni era stato teso e, nell'estate del 1948, un giovane militante di destra sparò al leader comunista Palmiro Togliatti, ferendolo gravemente. Socialisti e comunisti scesero in piazza, vi furono occupazioni di fabbriche ed edifici pubblici. Sembrava essere pronta una nuova guerra civile, ma i dirigenti comunisti, lo stesso Togliatti, invitarono alla calma e la situazione si risolse. Dal 1948, socialisti e comunisti resteranno all'opposizione in Parlamento, ma prendendo progressivamente le distanze dagli ideali rivoluzionari marxisti e dall'URSS.

Grazie agli americani e al lavoro italiano, la ripresa economica dell'Italia fu rapida e impetuosa. Le industrie del Nord, in particolare quelle del Triangolo Industriale (Torino, Milano, Genova), ripresero a lavorare a pieno ritmo, ad assumere operai e impiegati, a esportare prodotti all'estero. Le aziende agricole si dotarono di macchine più moderne e adottarono tecniche più efficaci. Per la prima volta, il numero dei lavoratori di fabbrica e quello degli occupati nei servizi superò quello dei contadini. Furono gli anni, quelli tra il 1958 e il 1963, del boom o miracolo economico, che portarono l'Italia nel gruppo dei paesi più industrializzati al mondo. Possiamo osservare in questi due grafici la crescita del PIL e del reddito pro capite e il numero degli occupati in Italia. Osserviamo che, mentre nel 1951 gli addetti all'agricoltura corrispondevano al 42% circa degli occupati, nel 1961 scendono al 28,9%. Aumentano invece gli occupati nel settore dei servizi e nel settore dell'industria.

Mentre al Nord l'economia cresceva, il Sud si trovava ancora in una situazione di arretratezza, e il governo De Gasperi cercò di intervenire con due provvedimenti: fondò la Cassa per il Mezzogiorno, un ente pubblico incaricato di finanziare nel Meridione la costruzione di infrastrutture come strade, edifici, ponti, lo sviluppo dell'industria e dell'agricoltura; e approvò la riforma agraria per dare ai contadini le terre appartenenti ai grandi proprietari terrieri e che erano state lasciate incolte. In entrambi i casi, gli effetti non furono quelli sperati. Il denaro della Cassa per il Mezzogiorno non fu speso bene, a causa di sprechi, malaffare e corruzioni; e le terre distribuite ai contadini non furono sufficienti per dare lavoro a tutti. Ben presto cominciò l'emigrazione verso il Nord Italia e verso l'Europa centro-settentrionale, dove le fabbriche cercavano manodopera a basso costo. In dieci anni si trasferirono dal Sud al Nord circa 2 milioni di persone.

Arrivederci ragazzi, alla prossima.