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Théodore Géricault - La zattera della Medusa

Alice Ginaldi10:34

Transcription

Géricault, figlia di un avvocato benestante, nacque a Roanne nel 1791, ma si trasferì presso la famiglia a Parigi, dove avvenne di fatto la sua formazione artistica. Svolse un viaggio studio a Roma, dove soggiornò per circa un anno, e successivamente trascorse un breve periodo in Inghilterra.

La poetica di Géricault risulta sospesa tra neoclassicismo e romanticismo, ma la sua indole inquieta e il suo anticonformismo, fate conto che incarna perfettamente la figura dell'artista genio, quindi amorale, asociale, maledetto, lo faranno propendere più per la seconda, dunque per il romanticismo. Perché allora si parla ancora di fatto di neoclassicismo? Géricault, ovviamente, era francese e la Francia fu il paese in cui la pittura neoclassica attecchì maggiormente, potremmo dire anche nel gusto dell'opinione pubblica e anche con più fervore. Nel suo stile vedremo propende dunque per un tipo di pittura che affonda le sue radici proprio nel neoclassicismo. I contenuti, invece, attenzione, sono pienamente romantici.

Impossibile a questo proposito non citare come esempio la sua indagine pittorica sul mondo della follia e della malattia mentale, che dimostra dunque i suoi interessi per la condizione umana nella sua tragicità, con particolare attenzione per gli oppressi. In dieci tele, cinque delle quali giunte fino a noi, Géricault ritrae degli alienati mediante una pittura introspettiva che indaga la sofferenza mentale, ma anche il turbamento, la solitudine e il dolore. Qui l'artista, però, attenzione, sospende il giudizio, quindi queste figure non vengono colpevolizzate, né tanto meno. Cerca invece Géricault piuttosto di fissare l'espressione della malattia mentale, i suoi effetti devastanti sulla personalità, pur facendo in modo che i soggetti mantenessero una loro dignità.

Géricault, purtroppo, morirà molto giovane nel 1824, all'età di 33 anni, a causa di una caduta da cavallo trascurata che gli procurerà, vi faccio vedere perché i cavalli erano proprio una sua grandissima passione, dicevo, caduta da cavallo che gli procurerà una lesione del midollo spinale e poi successivamente la morte. Nonostante, appunto, questa morte assolutamente precoce, Géricault era già considerato all'epoca dei suoi conterranei un vero e proprio caposcuola e un punto di riferimento per gli artisti a lui coevi e poi anche proprio lì successivi.

Parliamo ora del dipinto "La zattera della Medusa". Ricordatevi quest'opera. Al ritorno dal viaggio studio a Roma, nel 1819, è un dipinto di enormi dimensioni, misura circa 5 metri per 7, a cui giunse dopo un lavoro immane, testimoniato da numerosi schizzi preparatori e bozzetti. Il tema di ispirazione è tratto dal tragico fatto di cronaca: il naufragio della fregata Medusa nel 1816. Questa nave francese, che trasportava civili e militari, naufragò nei pressi di Capo Bianco, mentre era diretta in Senegal, che era colonia, ovviamente, francese. Oltre 250 persone si salvarono grazie alle scialuppe. Le rimanenti 150, la ciurma fondamentalmente, cercò salvezza su una gigantesca zattera che andò alla deriva per circa 13 giorni. La nave Argus salvò solo una quindicina di superstiti, che sopravvissero al caro prezzo di atrocità disumane vissute durante l'arco di quel tempo. Si è parlato di atti di cannibalismo, anche sui cadaveri, ovviamente, per la sopravvivenza.

Vediamo la descrizione dell'opera. Tra delle onde minacciose, coupé una quindicina di uomini sono accalcati nella porzione di relitto ancora solida. La zattera, in realtà, era di grandissime dimensioni, ne vediamo qualcuno parte intorno. Géricault immagina una sorta di spazio quadrangolare, ok, su cui è accalcata tutta questa folla, mentre la folla, mentre scorge in quel momento, proprio lontanissima all'orizzonte, vediamo qua la nave Argus che li porterà in salvo, e che di fatto, appunto, poco più di un puntino.

Parliamo ora della composizione. La composizione è molto complessa e articolata. Quindi la massa di uomini assieme alla zattera e alla vela di fortuna creano due piramidi, dove sono, eccole qua, due piramidi a base quadrata, i cui vertici stanno uno nella cima nell'albero maestro e l'altra nella figura dell'uomo di spalle che sventola un drappo rosso e bianco per farsi notare. Si tratta di due piramidi umane, potremmo dire, i cui corpi di cadavere di superstiti si toccano, si sostengono, si aggrappano e si arrampicano uno sopra l'altro.

Allora, il dipinto, ovviamente, mentre diciamo così, risulta totalmente romantico nei contenuti, formalmente rimanda al classicismo e in particolare alla pittura italiana rinascimentale e barocca, tipo Michelangelo, Caravaggio, che ovviamente il nostro se ricorda appena visto a Roma. I corpi, quindi, sono modellati come se fossero statue e risultano più colpiti da una luce cruda e tagliente, forte il contrasto, ad esempio, tra i, scusatemi, sul mio cucù, dicevo, forte il contrasto tra i resti dei quasi nauseanti dei cadaveri, di questo colore quasi grigio-verde in primo piano, e invece il modo in cui questi corpi sono modellati e scolpiti, a partire, ovviamente, da accurati studi dal vero. Le emozioni, ovviamente, sono forti, drammatiche, contrastanti e passano dalla sofferenza e l'orrore alla malinconia, dalla speranza alla preoccupazione. Géricault, quindi, cerca di rappresentare tutte le sfumature del dolore fisico e dell'angoscia morale.

In primo piano sulla sinistra, poi, spicca la figura di un uomo anziano, un po' insomma, con il volto pensoso, mentre sta reggendo il corpo senza vita di un giovane, spesso identificato con probabilmente suo figlio. La tavolozza a livello di colori è uniforme e i riverberi rossi del sole al tramonto sembrano quindi riflettersi sui corpi. La luce, l'abbiamo già detto, è teatrale, cruda ed emerge da questo mare in tempesta. Servono a scaldarsi quasi all'orizzonte, ma viene schiacciata da una coltre di nubi nella parte alta a destra, che quasi incombono e ovviamente va ad aumentare il senso di drammaticità e di insicurezza, quindi relativamente al dubbio sulla possibilità di riuscire effettivamente a salvarsi.

Quindi la perfezione formale classicista risulta piegata a una nuova sensibilità nei contenuti romantica. Non vi sono eroi nella tela di Géricault, né insegnamenti o tantomeno moralismi, come avveniva nel periodo neoclassico. C'è solo il sopravvento del sentimento e dell'emozione, che emergono prepotentemente da una storia tragica di cronaca nera. Il dipinto, ovviamente, non è una descrizione pedissequa dell'evento, che si possiede un carattere di universalità, facendosi alla metafora romantica della vita, ovviamente, ci riferiamo all'uomo che lotta contro il destino con tutte le sue forze.

Questo dipinto fu esposto al Salon parigino del 1819 e creò scandalo, sconcertando i contemporanei. Innanzitutto, perché? Perché si tratta di un dipinto di enormi dimensioni che però non narra un episodio epico, biblico, storico, bensì una tragedia contemporanea che racconta, tra l'altro, le sofferenze della gente comune. Géricault, con questo dipinto, contribuì ad alimentare lo scandalo di un evento che divenne di risonanza internazionale. Nonostante il titolo originale, in realtà, fosse "Scena di un naufragio", il vero soggetto fu subito identificato dall'opinione pubblica e letto come un manifesto di denuncia contro la monarchia della Restaurazione, responsabile sia della mancanza dei soccorsi adeguati, che delle attitudini, diciamo, della fregata Medusa, che era un ufficiale della marina, un certo Deroi, che non navigava da 20 anni e fece dunque incagliare, insabbiare la nave.