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Gli Acceleratori di particelle dei Laboratori Nazionali di Frascati

INFN LNF - Laboratori Nazionali di Frascati39:21

Transcription

La guerra e Ricoh Fermi si muove verso l'America, Pontecorvo verso la Russia. Ma a Baldi e un gruppo, e soprattutto la scuola, rimane all'interno delle università, molto vivace.

Per studiare la fisica delle particelle elementari e, soprattutto, la parte delle alte energie, sarebbe stato necessario avere un acceleratore, come già era stato costruito in America. Ma per il momento ci si accontentava dei raggi cosmici.

Così ho realizzato sul Cervino, affatto rosea, la testa grigia, un laboratorio in cui venivano trasportati rivelatori di particelle. Venivano studiati i decadimenti attraverso i raggi cosmici. Oltre all'importanza del laboratorio in sé e degli esperimenti che venivano fatti, questo fu un punto dove si crearono fortissimi legami personali.

Immaginate di stare due o tre mesi in cima a una montagna senza assolutamente nulla intorno. Raccontavano che l'unica maniera per passare il tempo era scendere dai finanzieri a giocare a carte. Così si crearono, fra i ricercatori e i tecnici che andavano in questo laboratorio, fortissimi legami personali.

Chi ha pensato e cercato di spingere l'idea di costruire, invece, come suggeriva Fermi, un acceleratore per farsi in casa i raggi cosmici? Furono soprattutto Edoardo Amaldi e Gilberto Bernardini, con l'appoggio di Enrico Persico.

Il CNR costituì un ramo speciale dedicato alla fisica nucleare. Allora, l'idea di andare a costruire un acceleratore, Amaldi attraverso Leone Catani, ministro dei lavori pubblici, arrivò fino a De Gasperi per chiedere un finanziamento per questo ipotetico acceleratore.

De Gasperi rispose: "Oggi siamo in piena ricostruzione, l'Italia è in macerie. Non mi sembra il caso di spendere dei soldi per la ricerca, mi sembra una cosa troppo radical chic."

Allora si aggirò il problema. Un certo professor Giordani andò dal ministro dell'industria Campilli proponendo di fare un centro di ricerca su studi nucleari, perché l'energia nucleare è importante. Insomma, mi permettete di dire che con questa idea si potesse utilizzare l'energia nucleare.

Decisero di finanziare la costruzione di un sincrotrone, non un acceleratore, quindi di energia elevata, fra 500 e 1.000 metri. A Frascati si contendevano un po' questa realizzazione Pisa e Roma, che erano i centri più importanti delle università.

Gli industriali milanesi, che però erano stati chiamati anche a contribuire, e Valletta, allora l'amministratore delegato della Fiat, appoggiò questo progetto. Ma capirono che non ci si faceva l'energia, si studiavano le particelle elementari.

Il ministro Campilli, che aveva una villa qui sulla via Tuscolana a Vermicino, chiamò il sindaco di allora di Frascati, Pietro Micara, che era anche senatore, e disse: "Perché non c'è di un terreno a Frascati? Vicino a Roma ci sono terreni in cui si può costruire ragionevolmente un centro di ricerca senza sprecare terreno di Roma."

Così il sindaco decise di regalare un terreno, che in questa zona si chiama Macchia dello Sterparo. Questo la dice lunga sulla bontà di questo terreno, e soprattutto sul fatto che non ci fosse un filo d'acqua.

Per riuscire a costruire un vero laboratorio, dovettero scavare un pozzo, come disse Touche, "assurdamente profondo, fin quasi agli antipodi." Questa è una fotografia aerea, un po' sbiadita, dell'epoca.

Nel frattempo si era costituito un gruppo di ricercatori e tecnici che cominciarono a lavorare, reclutati da Salvini, il professor Salvini, che era stato nominato da Amaldi direttore di questo progetto. Il direttore del progetto aveva 31 anni, quindi andò in giro per tutta Italia a reclutare una serie di giovani, tutti più giovani di lui.

Si riunirono per cominciare a costruire i primi pezzi o, comunque, pensare come realizzare questo progetto a Pisa. Dopodiché, una volta che fu nominato il centro di Frascati, salirono, in un po' immaginifico, sul camion e vennero tutti a Frascati.

Si trovarono insieme persone che venivano da tutta Italia: c'erano soprattutto milanesi, pisani, toscani, anche di Firenze, napoletani, e vennero a Frascati. Cominciarono le attività anche in maniera un po' così, a raffazzonata.

Questo era il primo laboratorio di radiofrequenza, che era in un tendone in attesa che venisse completato l'edificio. E questa era la mensa. Scusate, e questo fu una delle prime cose che fu sviluppata. Stranamente, era un laboratorio criogenico, perché l'idea era non solo fare l'acceleratore, ma avere delle targhette dove poter fare interagire nel fascio di elettroni di alta energia particolarmente buone dal punto di vista della creazione delle particelle a basso rumore di fondo.

Così cominciò la costruzione proprio dell'altro sincrotrone. Fu realizzato e cominciò nel '53. Dopo aver messo insieme tutte le persone e aver preso possesso del terreno, la costruzione cominciò nel '57, ma in due anni era funzionante. Questo fu un'ottima realizzazione e cominciarono gli esperimenti sul sincrotrone.

Il sincrotrone fece tutta la fisica fino all'energia adronica e su targhetta. Il chiamato del boss era Giorgio Salvini, appunto giovanissimo e molto attivo. Si può permettere di dire che era un rompiscatole, non dava niente, controllava tutto e tutti, interrogava tutto e tutti. Questo lo so perché un suo dipendente era mio padre.

Cominciarono con la costruzione del sincrotrone. Le visite importanti, quella che fece più scalpore, fu quella di Ranieri di Monaco. Cresca lì, ovviamente potete immaginare i dipendenti quanto fossero felici che fosse in visita Chris Kelly.

Tutto era costruito in casa, cioè c'era un'officina molto efficace e si realizzavano le camere da vuoto. Le misure ai magneti erano fatte del sincrotrone dall'Ansaldo, però venivano misurate in casa. Tutta l'elettronica era sviluppata all'interno.

Qui ci sono altri ospiti: c'era il presidente dell'Euratom, Giorgio Salvini, Amaldi, mio padre, e insomma c'era tutta la vita. Lo Federica Quercia, che è stato anche direttore dei laboratori. Insomma, è stato un periodo molto prolifico e molto interessante.

Questa è una foto di gruppo di tutti coloro che lavoravano al sincrotrone. Questi gli ultimi divertenti: la foto era il professor Murtas e un tecnico, non so chi sia, che stavano mettendo a punto, guardando che il magnete avesse giusti profili e che non ci fossero imperfezioni prima di infilare all'interno la camera da vuoto dove dovevano passare gli elettroni.

Adesso, questa è il sincrotrone, invece, con tutti i blocchi di schermatura intorno. Qui fuori vedete ci sono i canali di uscita dove si poteva estrarre il fascio di alta energia degli elettroni e mandarlo agli apparati sperimentali. Gli sperimentatori stavano al di là dei blocchi per evitare di essere esposti alle radiazioni.

Appena finita la costruzione del sincrotrone, uno dei fisici del gruppo, Bruno Touschek, forse avete sentito nominare molte volte, propose un'idea pazzesca. Propose: "Ma se invece di inviare gli elettroni contro una targhetta, noi mettessimo nello stesso acceleratore, nello stesso campo magnetico, degli anti-elettroni? Noi potremmo farli girare e farli interagire in un punto."

Quindi noi avremmo materia e antimateria immagazzinata che interagisce e nell'interazione annichila, quindi scompare completamente cedendo tutta l'energia, avendo la possibilità di creare nuove particelle.

Perché se noi cediamo elettroni e positroni energia sufficiente per andare sopra soglia di creazione di una particella più pesante, noi potremmo crearle, diciamo, dal nulla. Questo cosa comportava? Non solo il fatto che il vantaggio della energia, cioè il fascio, ad esempio, fascia sul target a 600 metri, può generare particelle con un'energia nel centro di massa, un'energia massima di 270 metri.

Se invece noi mandassimo un fascio di 600 metri contro un altro fascio da 600 metri, noi avremmo tutta l'energia a disposizione, perché non è necessario riprodurre tutti i numeri quantici dell'interazione. Ma soprattutto, la cosa più geniale è che si crea una particella senza background, senza avere dei prodotti di risulta.

Quando si interagisce con gli elettroni sul targhetta, vengono create nuove particelle, ma anche tutta una serie di particelle. Invece, in questo caso, essendo prodotta la pura annichilazione, in linea di principio l'evento è senza rumore. Questo fa sì che la rivelazione sia molto più efficace, molto più pulita, e quindi dava la possibilità di fare delle misure molto più belle, diciamo così.

Qual è il limite che elettroni e positroni riescono a creare e immagazzinare in una macchina? Non una quantità enorme, mentre in natura, in una targhetta solida e gassosa, il numero di particelle è molto più elevato e quindi si può avere una produzione maggiore.

Ma se uno è capace di immagazzinare un numero sufficiente di elettroni e positroni, la luminosità, che è la quantità di particelle di una certa sezione d'urto che uno può creare, è notevole. Detto così sembra una cosa semplice, ma nessuno aveva mai antiparticelle, cioè antimateria. I positroni sono stati generati, ma nessuno l'aveva mai immagazzinata in un campo magnetico e accelerati ad alta energia.

Sembrava un'idea folle. Solo il direttore Salvini disse: "Ma noi abbiamo appena messo in funzione per gli utenti questa macchina bellissima, è l'unica che abbiamo, non possiamo convertirla per farci una cosa che non sappiamo nemmeno se funziona."

Allora ci fu l'idea di produrre un prototipo. Questo è Bruno Touschek e questo è il suo quadernino. L'idea qual era? Fare un piccolo acceleratore di particelle di prova, il prototipo, nel quale si potesse dimostrare il principio di immagazzinare elettroni e positroni simultaneamente.

Questo è lo schema di principio: c'era l'anello con la sua iniezione di frequenza che dava energia agli elettroni. Gli elettroni e positroni erano semplicemente prodotti da gamma, prodotti a loro volta dal sincrotrone, che andavano su una targhetta. Poi, avendo carica di segno opposto, venivano deviati nei due rami da un magnete comune e iniettati nelle parti di anello, e quindi potevano girare in maniera opposta.

Qui c'erano le prime considerazioni e dopo di che ci fu il pensiero di cosa farci. Due famosi fisici teorici, Raul Gatto e Nicola Cabibbo, di cui avete sicuramente sentito parlare, giovanissimi, scrissero tutta una lista di possibili esperimenti da fare con gli elettroni e positroni in un anello che poteva avere un'energia fino a 500 MeV, qualcosa del genere.

Questo veniva chiamato da tutti quanti voi "la Bibbia". Questo articoletto era la Bibbia. Chi invece si occupava di costruire la macchina furono Carlo Bernardini, che faceva tutta una parte di conti e dinamica, eccetera, e Gianfranco Corazza, che si occupava delle gare a vuoto e di come costruire queste ciambelle dove dovevano girare questi fantomatici positroni senza interagire con nulla, perché se no si sarebbero consumati immediatamente.

Mio padre si occupava soprattutto della parte di magneti ed elettronica. Così costruirono questo piccolo acceleratore, costituito da un unico magnete, nel quale il focaggiamento, perché cariche dello stesso segno si respingono, quindi si volevano delle lenti magnetiche. Era semplicemente fatto limando, diciamo, il profilo del campo magnetico polare, che far girare in tondo.

Limando, si poteva generare un effetto di foraggiamento, detto "fo", che già veniva debole, perché non erano veri e propri eventi magnetici, ma semplicemente dei confinamenti. Qui c'è la tracciato delle particelle che venivano iniettate e giravano all'interno dell'anello.

A un certo punto trovarono inizialmente, quindi, come ho detto, usarono il sincrotrone. Dal sincrotrone veniva estratto il fascio, mandato su questa targhetta, e accanto c'era la nell'odiata per iniettare. Il fascio di uscita del sincrotrone era fisso ed era necessario in qualche maniera cambiare la posizione o la polarità di questo.

Ma niente, per infilare un altro fascio, inventarono un sistema assurdo. Cioè, questo magnete, pesante 6 tonnellate, era messo su un oggetto meccanico che semplicemente lo ribaltava, chiamato "il girarrosto". Quindi questo affare iniettava.

Scusate, questo acceleratore veniva iniettato con un fascio di elettroni, poi girato su se stesso e iniettato del fascio di positroni. L'idea era sicuramente bizzarra, però ha funzionato.

Dopo, però, la quantità di elettroni che poteva inviare su targhetta il sincrotrone era modesta. Allora decisero di portare tutto il magnete a Borse, vicino a Parigi, dove avevano costruito invece un acceleratore lineare che aveva un bel flusso, un gran flusso di particelle.

Anche quella fu una storia particolare, perché misero questo sei tonnellate su un camion e ebbero non pochi problemi a farlo passare alla frontiera, anche perché all'interno c'era questa camera da vuoto e i frontalieri non credevano che ci fosse il vuoto dentro. Comunque, la cosa andò bene.

Iniettarono quindi con questo fascio da un acceleratore lineare e fecero effettivamente una gran quantità di articoli sulla fisica del mondo, quindi di particelle di energia intermedia tra quella degli elettroni e quella cronica. Ma soprattutto si dimostrò il principio che è la base di tutti gli acceleratori di alta energia che sono stati costruiti nei successivi tempi.

Questa ovviamente è una grande orgoglio, diciamo, di questo laboratorio. Fatto questo, però, detto provato che funzionava, il sistema fu costruito. E Adone, perché l'acceleratore di prova lo chiamarono Adone, ad anello di accumulazione. Alcuni dicono che forse il nome della zia di Tuscia che lo ospitava a Roma.

E allora, grande Ada, lo chiamarono Adone. Costruirono questa meravigliosa cupola, opera di cestelli, quindi e cerchia. Costruirono un acceleratore lineare molto potente per iniettare all'interno della macchina. La direzione fu data a Fernando Amman e fu costruito in tempi molto brevi.

Questo acceleratore poteva avere un'energia al centro di massa fino a 3 GeV. Su questo sono stati montati, scusate, questa nota di colore: sapete chi è? Questo non si riconosce, che questo è Bruno Vespa che sta intervistando, che aveva probabilmente 20-54 anni, 25 anni, che intervista Amman, il direttore.

Notate così di colore. Adone aveva questi fasci circolanti di alta energia, aveva quattro punti di interazione e sui quattro punti di interazione sono stati installati diversi esperimenti che ovviamente avevano una diversificazione, quindi facevano misure di diverso tipo.

Questi sono l'esperimento cosiddetto bosone, cercava le particelle di scambio intermedie. Poi c'era il barione e anti-barione, non so nemmeno cosa sia. Poi c'era invece un bell'esperimento che aveva tutte le lastre fotografiche che misuravano i raggi gamma derivanti dall'interazione.

Questa è stata la prima generazione di esperimenti importanti. I risultati sono stati tutti sulla fisica della produzione multi-adronica e contributi alla scoperta del PAU. E al quarto calciare è stato un po' sfortunato, perché a 314, che non è pi greco, insomma, c'era una risonanza fortissima chiamata James AI.

Però Adone era stato pensato a 30, quindi nel '74, quando Adone aveva già fatto molta della sua produzione scientifica, la produzione molto scientifica scoprì James AI, contemporaneamente ad Alberto II con una macchina elettroni-positroni di energia più alta e a Bruxelles, una macchina a protoni su targhetta.

A quel punto, appena ebbero la soffiata, nello stesso giorno, stessa notte, che c'era una risonanza forte a 314, tirarono, come si dice, il collo a Adone, tirarono sulla corrente al massimo, saturando tutti i magneti. E appena arrivati a quella energia, tutti e quattro gli apparati cominciarono a scintillare da morire, perché da questa risonanza faceva sì che la produzione di particelle fosse enorme.

Comunque, è stata una delle conferme, perché ovviamente negli esperimenti di fisica è necessario sempre avere più metodiche per arrivare al risultato. Quindi è stata un'importante scoperta.

Ad ora, la prima macchina dove furono usati, come prima macchina, usati i fotoni uscenti dalla curvatura delle particelle all'interno dei magneti, la luce di sincrotrone, cosiddetta. È stata la prima macchina in cui è stata proprio utilizzata da utenti esterni. Venivano incanalati subito a vuoto questi fotoni, quindi nei laboratori esterni venivano utilizzati poi negli esperimenti.

Seconda generazione, devo andare un po' più veloce. Questo acceleratore ha funzionato fino al 1993. Dopodiché, vabbè, tutta la produzione di fisica di alte energie si è mossa su laboratori più grandi. Sicuramente tantissimo è stato fatto al CERN, poi c'era Fermilab, SLAC, DAISY, e noi avevamo una dimensione nella quale non potevamo più competere con queste realizzazioni enormi e costosissime.

Allora ci si è mossi su un'altra macchina pazza, che è quella di chiamate factoring. Se non sono state costruite in quel periodo, negli anni '93 nel mondo, una a Haslach, una su Cuba e una in Giappone, e una da noi. La nostra era più piccola e l'idea era invece di cercare di andare più su in energia per scoprire nuove particelle, costruire un acceleratore che permettesse di fare misure di altissima precisione su particelle che avevano decadimenti molto rari.

O meglio, studiare tutti i decadimenti rari di certe risonanze. Per far questo, però, era necessario immettere nell'acceleratore una quantità di elettroni e positroni enorme, mai fatto prima. Così abbiamo costruito una macchina appositamente fatta, l'abbiamo installata all'interno dello stesso edificio.

Quindi abbiamo costruito questa cosiddetta fabbrica di particelle, la fina risonanza, precisamente a 102 GeV. Quindi abbiamo immagazzinato, che ancora adesso lo stiamo facendo, fasci di elettroni e positroni di 510 MeV ciascuno e si va a misurare sulla soglia della fisica dei decadimenti.

È stata la macchina, l'acceleratore, a questa energia, alla più alta luminosità mai fatta prima e che ha immagazzinato a questa energia la maggior quantità di particelle mai fatta prima. La macchina ha una certa complessità ed è stata utilizzata per diversi tipi di esperimenti. Uno era, scusate, c'è un magnete superconduttore, il tutto intorno al punto di interazione.

All'interno di questo magnete c'è una camera con 40.000 fili di tungsteno tirati e pettinati in maniera stroboscopica, che potessero quindi ricostruire le traiettorie di tutte le particelle generate. Al di fuori di questo, poi c'era tutto il sistema di rivelatori di energia, i cosiddetti calorimetri, in cui le particelle, dopo aver viaggiato attraverso la camera, andavano a smorzare tutta la loro energia.

Quindi era possibile riconoscere la traiettoria e l'energia di tutte le particelle prodotte. Questo era necessario per fare studi di misure di precisione sul K. Questi K sono caroni, quindi per Sony, che vengono generati nel decadimento immediato della VII. E soprattutto misure di violazione del teorema di conservazione carica-parità, che in qualche maniera, se così fosse, potrebbe essere una delle spiegazioni della mancanza di antimateria normale rispetto alla materia.

Molto bello, ha fatto due run di funzionamento. Poi, in un altro importante apparato sperimentale, è stato pilota, nel quale si studia l'inserimento di questi K prodotti nell'interazione direttamente all'interno dei nuclei, creando quindi degli stati di ipernucleo. Questo è stato il primo apparato che avesse targhette proprio vicino al punto di interazione, in modo che la generazione del K in targhetta fosse molto pulita.

In genere si utilizzano fasci di elettroni che vanno solo su protoni che avevano su targhetta. Targhetta fa, noi K, high K, devono essere puliti. Questo è un metodo molto elegante, lasciatemi dire, e ha funzionato anche questo per fare tre o quattro anni.

Ancora è stato utilizzato lo stesso acceleratore per produrre K e, invece di mandarli, diciamo, nel nucleo, si mandano su targhette di gas leggeri, in modo che si posizionino i K in orbitali. E si possa misurare i decadimenti cosiddetti atomici unici.

Poi abbiamo le linee di luce di sincrotrone e questo hanno avuto utenti per tutti gli anni in cui gira il fascio di elettroni e viene utilizzato in maniera parassitica, in fondo all'acceleratore, quando non iniettiamo all'interno della macchina DAFNE. Abbiamo generale realizzato un canale nel quale il fascio degli elettroni può essere utilizzato per misure di uomini relatori, esperimenti speciali in cui venisse utilizzato direttamente il fascio di elettroni o di positroni su rivelatori innovativi.

Siamo poi passati, e mentre questi anni sono stati in funzione DAFNE per gli utenti, come noi li chiamiamo per gli esperimenti, abbiamo cambiato ancora tipologia di acceleratori da costruire. Abbiamo cercato di costruire un acceleratore lineare che avesse una proprietà di fascio, quindi una cosiddetta emittenza, cioè il prodotto della dimensione trasversa per la divergenza molto piccolo, in modo che potesse essere guidato particolarmente bene.

Abbiamo quindi generato questo cosiddetto SPARK, che è un iniettore che ha un'emittenza di un millimetro, mille varianti. È stato il primo iniettore ad avere un'emittenza così bassa ed è stato utilizzato per diversi esperimenti, quello di free electron laser, che necessita quindi di un fascio di ottima qualità per generare fotoni che abbiano coerenza trasversa.

Poi la sorgente di THERA e altre. In verità, questo qui è anche accoppiato a un laser di alta potenza. Abbiamo una seta 250 terawatt impulsi, però di 30-100 secondi, che viene fatto interagire anche con il fascio di SPARK.

Questa è la lista degli esperimenti che si possono fare adesso. Poi avrete le trasparenze. Siccome sto andando un po' fuori tema, vi faccio solo vedere delle foto. Queste sono una serie di ondulatori, nel quale questo fascetto generato scodinzola, producendo questa luce di sincrotrone con altissime qualità, tanto che siamo riusciti a generare armoniche della fondamentale oscillazione fino all'undicesima armonica.

Questo ha fatto sì che, con un'energia piuttosto bassa, si potesse, del fascio primario, avere fotoni anche nell'ultravioletto lontano. Poi abbiamo inventato sistemi in cui, manipolando i pacchetti di elettroni, si potessero generare più pacchetti vicini e quindi fare laserare su due colori il fascio.

Tutte queste cose poi sono state portate, tutte queste esperimenti e tecnologie sviluppate qua, sono state portate poi su macchine di alta energia, sia su Fermi che sta a Trieste, sia Haslach. Quindi queste hanno funzionato anche nel regime dei raggi X o degli X duri.

Vado più rapidamente. Questo è un flash sulla laser di flame. Questa è la novità. Adesso ci stiamo spostando a un sistema di accelerazione ancora diverso. Funziona così: noi prendiamo un gas leggero, idrogeno, inneschiamo una scarica sull'idrogeno. Quando il plasma viene generato, inviamo un pacchetto di elettroni che modula il plasma, creando delle specie di cariche a radiofrequenza, nella quale il campo elettrico longitudinale, cioè quello di accelerazione, è enorme.

Si può arrivare a 100 volte i campi a radiofrequenza normali. E anche a un effetto, siccome sono delle bolle di plasma, c'è anche un effetto "fo" gigante. È quindi possibile guidare all'interno di un capillare, ad esempio, di un tubino corto. Questo passo facendo riprendere un'energia enorme.

Questa è l'idea di comportare gli enormi acceleratori di adesso in dimensioni modestissime. Questo ovviamente ha speso nel fatto che l'energia comunque vi deve essere ceduta. Quindi l'energia che viene per modulare questo fascio viene o da un laser esterno, tipo la SEA 253 Hertz, e non è una cosa proprio l'argomento ricco, oppure da un fascio di elettroni di altissima qualità.

Questo ci proietta a poter costruire. Abbiamo fatto un progetto e adesso è in stato approvato dalle MFN, finanziato nella sua parte infrastrutturale. Ma adesso c'è anche una richiesta che è stata approvata in tutte le sue fasi, adesso al Consiglio dei Ministri, per avere un finanziamento per costruire una nuova facility.

Non ho infrastruttura, che sarà in cima alla collina. Questo è ovviamente un rendering. Questo è il nostro laboratorio. Qui sotto c'è SPARK, qua c'è l'amministrazione centrale, molto preoccupata di questo. La nostra prosecuzione in avanti e qui c'è la campagna con le linee.

Questo dovrebbe essere l'edificio. Ovviamente è quasi tutto sotto terra, perché queste macchine sono tutte costruite in genere di tunnel, in bunker, e cercheremo di rendere anche, insomma, abbastanza piacevole dal punto di vista estetico.

L'idea è quella di installare all'interno un acceleratore lineare che utilizza una nuova tecnologia a radiofrequenza, cioè l'alta frequenza. Invece di usare i tre gigahertz normali del Bar Mons, andiamo verso una tecnologia che usa il 12 GHz. Questo fa sì che il campo accelerante, quindi la quantità di energia che uno riesce a produrre a metro, sia molto più elevata.

Dovremmo riuscire ad andare con un iniettore molto compatto a un GeV di fascio. In fondo all'acceleratore lineare metteremo un modulo al plasma che quintuplica, con una dimensione dell'ordine del metro, l'energia di questo rush. Dopo di che verrà utilizzato in una serie di ondulatori.

Quindi l'idea è quella di costruire un chiuso per facility, quindi una macchina che può essere usata dagli utenti di free electron laser. In una parte che qui chiama "teneva ben stations", ma dove c'è la parte sperimentale. Accanto ci sono dei laboratori. Questo è il laboratorio laser che verrà utilizzato per il più piccolo, per generare gli elettroni, il più grande per modulare questo plasma.

Poi ci sono altre zone sperimentali. Questo è uno schema di tutte le caratteristiche più importanti. Quindi si può avere una user facility con un fascio da un GeV, quindi avere una lunghezza d'onda di tre nanometri. È la finestra dell'acqua, quindi quella che può essere utilizzata molto favorevolmente tra biologi, medici e così via.

E poi il gol finale è andare a un 5 GeV. In mezzo a tutte queste sperimentazioni sulle macchine, nel coro fiscali, sono un po' questa peculiarità di cercare di fare macchine, dice un po' fuori popolo, a un po' folli. C'è anche qualcosa di diverso, di divertimento.

Qui, ad esempio, abbiamo sparato il nostro laser a 250 terawatt per aria e abbiamo fatto i fulmini fino a 400 metri di altitudine. Con la fee lamentazione della sera, tipi di pelle del viso.

Vi ringrazio molto per l'attenzione. [Applauso] [Musica] Grazie, grazie Andrea, e questa bellissima carrellata storica e limitata nel passato.