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Videolezione 01 - Micene

Arte e-Immagine15:13

Transcription

Nell'ultima lezione abbiamo conosciuto la civiltà minoica e oggi abbiamo visto che si sviluppò nel 2000 avanti Cristo circa sull'isola di Creta.

Si trattava di un popolo sostanzialmente pacifico, come dimostra la struttura della loro più importante città, il palazzo di Cnosso, completamente privo di fortificazioni.

A differenza di Cnosso, Micene, una grande e importante città della civiltà achea, si sviluppò intorno al 1300 avanti Cristo sulla penisola del Peloponneso. A differenza di Cnosso, dicevo, questa città presenta delle mura di fortificazione molto grandi e alte. La loro presenza, naturalmente, denota lo spirito guerriero di questo popolo.

Queste mura sono talmente grandiose che la loro costruzione fu attribuita dalla leggenda ai mitici giganti ciclopi. Uno di questi giganti è descritto da Omero nella sua Odissea ed è il famoso Polifemo, che venne accecato da Ulisse.

La città di Micene presenta la struttura tipica di quelle che saranno poi le polis greche. Infatti, ha una parte bassa che comprende, tra gli altri edifici, anche una grande piazza, una grande agorà, uno spazio aperto nel quale si svolgevano manifestazioni varie e giochi, e una parte alta dove viene edificato il palazzo reale. Accanto al palazzo c'è il megaron, che è la sala di rappresentanza nonché edificio religioso.

Per accedere a questa città, l'unico modo era passare attraverso la Porta dei Leoni, che si trovava in questa posizione qui.

La Porta dei Leoni prende il suo nome dal basso rilievo che si trova al di sopra di essa e raffigura due leoni rampanti, leoni o leonesse, forse perché prive di criniera. Attorno a una colonna centrale, sono il simbolo della forza guerriera del popolo che ha guardia della città.

La colonna rappresenta la città. All'origine, il muro non era così basso, ma questi grossi blocchi di pietra superavano di altri tre o quattro metri il livello del bassorilievo. Questo però comportava un problema, e cioè che un peso così forte andava a gravare su questo elemento orizzontale che si chiama architrave.

Ecco, vi ricordate che questa struttura qui ci dovrebbe ricordare qualcosa? Ci dovrebbe ricordare il dolmen neolitico, perché anche questa porta è fondata sull'impianto triliteco, cioè un architrave e due piedritti.

Il peso, dicevo, di tutti questi blocchi di pietra che vi erano al di sopra della porta rischiava di danneggiare e di rompere l'architrave. Allora gli ingegneri di Micene cosa hanno pensato di fare? Una sorta di arco rudimentale, nel senso che pensarono di tagliare diagonalmente le pietre adiacenti all'architrave in modo che il peso proveniente dall'alto, anziché andare a finire direttamente al centro dell'architrave e quindi rischiare di spezzarlo, venisse in qualche modo deviato a destra e a sinistra.

Questo consentì agli ingegneri di Micene di evitare la rottura dell'architrave e fare in modo che il peso andasse a scaricare direttamente sui piedritti. Questo è il motivo per cui questa struttura viene chiamata triangolo di scarico, perché appunto serve a scaricare letteralmente il peso dall'architrave ai piedritti all'esterno della città.

Di Micene furono ritrovate, durante gli scavi, anche delle tombe a tumulo. A tumulo significa che erano scavate all'interno di una collina, esattamente come questa, che è la più importante e ancora oggi visitata da moltissimi turisti, chiamata Tomba di Agamennone, in quanto, o anche Tesoro di Atreo, in quanto l'archeologo che avviò gli scavi nel 1879 a Micene, un certo Schliemann, un archeologo tedesco che vedremo più tardi, credeva di attribuire questa sepoltura proprio al re Agamennone, pensando di trovare nascosto all'interno il mitico tesoro di Atreo, che doveva essere il primo re di Micene.

Questa tomba, scavata nel fianco della collina, era accessibile attraverso una porta d'ingresso che si raggiungeva attraversando un lungo corridoio esterno chiamato dromos. Vedete, al di sopra della porta c'è anche qui il triangolo di scarico per preservare l'architrave da un'eventuale rottura.

Ecco come si doveva presentare originariamente la Tomba di Agamennone.

Una volta varcata la soglia della porta della tomba, ci ritroviamo al di sotto di una volta, in un grande ambiente a pianta circolare, sovrastato da questa grande volta in pietra che ha una struttura molto particolare. Viene chiamata tholos; in pratica, si tratta di una sorta di cupola, non semisferica, ma diciamo appunto a forma di punta di missile, che viene anche chiamata pseudo-cupola.

Questa struttura non era, diciamo, questo ambiente non era la vera e propria camera mortuaria. Il vero e proprio sepolcro, diciamo così, era una zona nella quale venivano probabilmente posti gli oggetti, l'arredo funebre, il corredo funebre del morto. Il corpo, invece, veniva depositato, veniva seppellito in una stanzetta laterale, in una camera sepolcrale laterale molto, molto più piccola.

In questa tomba furono ritrovati alcuni componenti del corredo funebre del principe Odisseo che vi era seppellito. Fra questi elementi, i più famosi e importanti è questo oggetto conosciuto come la maschera di Agamennone. Era una maschera funeraria che veniva appunto posta sul sarcofago del defunto.

In questo caso, l'archeologo credeva che questa maschera appartenesse appunto al mitico re Agamennone, cosa che poi invece fu smentita da un altro studioso, perché trovò una incompatibilità di datazione.

Che cos'ha di particolare questa maschera di Agamennone? Di particolare ha che è tutta quanta di oro massiccio, di oro puro, ed è lavorata con una tecnica speciale che, in qualche misura, inventarono per primi questi stessi micenei: la tecnica a sbalzo.

Questa tecnica a sbalzo consiste nel lavorare sottili lastre di metallo, oro, rame, eccetera, con uno strumento speciale chiamato burino, che consente di creare delle bocciature, degli sbalzi appunto, in un disegno preparatorio approssimativo che veniva fatto sulla lastra, e quindi ottenere questo effetto tridimensionale del viso e delle parti anatomiche.

Ma qual è la cosa interessante di questa maschera funeraria? Noi abbiamo visto, quando abbiamo parlato dell'arte egiziana, che anche gli egiziani realizzavano maschere funerarie, famosa la maschera di Tutankhamon, ve le ricordate? Ora, se noi confrontassimo la maschera di Tutankhamon con questa, noteremo, a parte molti dettagli che sono diversi, quella di Tutankhamon è molto meglio conservata, eccetera, però noteremo un particolare molto, molto interessante: la maschera di Tutankhamon aveva gli occhi completamente aperti, completamente spalancati, mentre questa ha gli occhi chiusi.

Questo fatto ci fa pensare che, mentre gli egiziani erano fermamente convinti di una vita dopo la morte e che il faraone defunto avrebbe raggiunto, in qualche misura, l'aldilà e si sarebbe ricollegato con i suoi simili e con le altre divinità, lentamente tutto questo per gli Achei non succedeva.

Gli occhi chiusi significano che dopo la morte c'è il buio.

In una località chiamata Maïa, a circa dieci chilometri a sud di Atene, gli archeologi hanno trovato altri oggetti di corredo funerario reale. Tra questi oggetti, le famose tazze auree, consistenti in quattro tazze d'oro, anche queste lavorate interamente a smalto.

Che cos'hanno di particolare queste tazze? Sono lavorate con estrema maestria, estrema raffinatezza, sia per l'accuratezza, l'abilità artigianale con la quale sono state realizzate queste figurazioni sulle tazze, sia per i soggetti che queste figurazioni rappresentano. Ci fanno pensare che con ogni probabilità siano state eseguite da un maestro cretese. Infatti, ritroviamo un particolare che dovremmo riconoscere, per esempio questo toro, che ci richiama subito alla memoria il famoso affresco della tauromachia che abbiamo visto nelle lezioni precedenti.

Per concludere, andiamo a conoscere l'archeologo che, in seguito agli scavi di Micene, si deve non solo la scoperta della città di Micene, ma anche addirittura la scoperta della città di Troia.

Questo archeologo era Richard Gere Schliemann. Era un imprenditore molto ricco con la passione dell'archeologia e che quindi prendeva queste spedizioni di ricerca archeologica interamente finanziate da lui stesso. Aveva, diciamo così, l'obiettivo principale di trovare i famosi tesori di Agamennone, eccetera, eccetera, tesori mitici di cui Omero parla nei suoi poemi, l'Iliade e l'Odissea.

Ciao, ci vediamo alla prossima lezione!