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ALESSANDRO MANZONI - vita e opere

Prof. Daniele Coluzzi9:08

Transcription

Alessandro Manzoni. Il nome di questo autore è uno dei più conosciuti di tutta la letteratura italiana. È un autore con il quale a scuola si viene spesso in contatto e in qualche modo viene ripreso costantemente dai nostri programmi scolastici.

Ma perché Manzoni è così importante? Manzoni è importante perché ha contribuito a dare una forma a quell'italiano che ancora oggi parliamo, cioè ha contribuito a creare una lingua nazionale unitaria laddove non esisteva ancora un'unità linguistica perché l'Italia nel periodo in cui scrive Manzoni effettivamente è estremamente frammentata a livello politico, ma anche a livello linguistico e culturale.

Manzoni, infatti, per scrivere la sua principale opera, I Promessi Sposi, decise di individuare, tra tutti i dialetti dell'epoca, un dialetto che si candidasse, una volta per tutte, ad essere la base di una lingua unitaria. Trova questa possibilità nel fiorentino, eh, di quel periodo, un fiorentino che era parlato dalle classi colte, nel quale inserisce anche degli innesti di linguaggio popolare, un fiorentino, insomma, moderno, non di certo quello che veniva utilizzato da Dante o Petrarca o Boccaccio. Questo tipo di linguaggio, così fresco, così vivo, così adatto ad essere compreso in tutta la penisola, fu uno dei segreti del successo de I Promessi Sposi. Diventerà poi il modello della nostra attuale lingua italiana, quello su cui poi si andrà a creare l'unità linguistica del nostro paese a seguito dell'unità politica anche italiana.

Vediamo chi era Alessandro Manzoni. Alessandro Manzoni è milanese, nasce a Milano nel 1785 e nasce in un contesto familiare piuttosto importante a livello culturale. Infatti, la madre era Giulia Beccaria ed era la figlia di Cesare Beccaria, un importante intellettuale del '700 che ricordiamo per l'opera "Dei delitti e delle pene". Il padre, invece, ebbene, a livello legale è Pietro Manzoni, gli passa il cognome. Eppure, probabilmente, il vero padre di Manzoni non era questo. È infatti molto probabile che il padre naturale di Alessandro Manzoni non fosse Pietro Manzoni, ma Giovanni Verri, che tra l'altro era il fratello minore di Pietro ed Alessandro Verri, che sono due nomi importantissimi per la cultura illuministica italiana. Giovanni era un uomo piuttosto libertino che ebbe una frequentazione molto lunga con Giulia Beccaria ed alcune fonti sembra addirittura che il nostro Alessandro Manzoni fosse consapevole di chi fosse il suo reale padre. Beh, ad ogni modo, sia la famiglia Beccaria da parte materna che quella probabilmente dei Verri da parte paterna sono due famiglie molto importanti, due famiglie che hanno fatto la cultura e la storia della letteratura del '700, della letteratura illuministica, della cultura illuministica italiana del '700, quindi nasce in un contesto familiare anche culturalmente elevato che deve aver di certo contribuito alla sua formazione intellettuale.

Continuiamo comunque a seguire le sue vicende familiari perché sono piuttosto importanti. Infatti, la madre Giulia Beccaria a un certo punto lascia Pietro Manzoni e parte per la Francia. In Francia con il suo amante Carlo Imbonati, mentre Alessandro resta a Milano e viene educato, tra l'altro, in dei collegi cattolici. Studia presso i padri somaschi e avrà un brutto ricordo di questa esperienza scolastica. Manzoni, infatti, reputa questi ambienti troppo retrogradi, eh, li reputa effettivamente conservatori quando invece gli anni in cui si forma Manzoni sono proprio gli anni della rivoluzione in Europa, sono gli anni della Rivoluzione francese, saranno poi successivamente gli anni di Napoleone, quindi sono anni carichi a livello politico e culturale e Manzoni cerca effettivamente degli stimoli più ampi rispetto a quelli che gli venivano dati a scuola. Tant'è che Manzoni a un certo punto decide addirittura di raggiungere la madre a Parigi.

Nel 1808 muore Carlo Imbonati e Manzoni raggiunge Giulia Beccaria a Parigi. Lì ha modo di approfondire questo rapporto con la madre che non era stato fino a quel momento così decisivo nella sua formazione e tra l'altro a Parigi viene proprio in contatto con un importante circolo intellettuale che è quello degli Idéologues, un gruppo di filosofi particolarmente stimolante che gli viene presentato dal suo amico Claude Foriel e che erano tutti legati profondamente alla cultura illuminista. Quindi possiamo dire che Manzoni, anche grazie a questo incontro, riceve tutto sommato una formazione anche di stampo illuministico. Sicuramente gli ideali presenti all'interno di questo circolo di filosofi, che erano ideali di laicismo, di riformismo, influenzano tantissimo la visione del mondo di Manzoni.

Nel 1808, intanto, Manzoni si sposa, si innamora di Enrichetta Blondel e si sposano insieme a Parigi. Enrichetta Blondel è una calvinista e questo era stato un matrimonio che era stato fortemente voluto anche dalla madre di Manzoni. Pure a un certo punto succede qualcosa nella vita del nostro autore, cioè nel 1810 improvvisamente c'è la conversione di Manzoni al cattolicesimo. Abbiamo detto che Manzoni aveva avuto un'esperienza tutto sommato poco positiva all'interno delle scuole cattoliche, si era formato in un contesto illuministico, veniva da famiglie che avevano fatto la differenza nell'Illuminismo italiano. Eppure nel 1810 decide improvvisamente, insieme alla moglie che invece era calvinista, quindi di un'altra fede, di convertirsi entrambi alla religione cattolica.

Ecco, in questa conversione probabilmente c'è l'influenza della madre. Diciamo che alcuni ci raccontano di questo episodio anche un po' miracoloso che avrebbe convinto Manzoni improvvisamente a convertirsi al cattolicesimo. Siamo nel 2 aprile del 1810. Manzoni sta assistendo al corteo nuziale di Napoleone con Maria Teresa d'Austria. La folla improvvisamente scatenata travolge e separa i coniugi Manzoni. Alessandro Manzoni, quindi, disperato per aver perso la moglie in quella che, a tutti gli effetti, è una situazione molto pericolosa, corre in chiesa, nella chiesa di San Rocco, temendo il peggio, temendo che la moglie sia morta durante, eh, questo corteo. E, beh, Manzoni, uscito da questa chiesa, trova miracolosamente sua moglie sana e salva che lo attende. Beh, dobbiamo dire, insomma, che questo sicuramente è un episodio molto affascinante, però dobbiamo pensare che probabilmente si avvicina al cattolicesimo perché nel cattolicesimo trova un insieme di valori che reputa pieni effettivamente di significato, trova nella religione cattolica delle risposte esistenziali che probabilmente non aveva ancora trovato e di cui aveva bisogno.

Proprio di questo periodo, infatti, sono delle opere di Manzoni che hanno chiaramente un'impostazione e toccano delle tematiche cattoliche, sono gli Inni Sacri. Gli Inni Sacri in totale sono cinque e ognuno di essi approfondisce un particolare aspetto della liturgia cattolica, quindi l'inno alla Resurrezione, la Pentecoste, il Natale, la Passione, il Nome di Maria e quindi poesia religiosa che ha anche un intento educativo.

Ecco, nonostante questa conversione, Manzoni comunque continua tutto il corso della sua vita, ma già da giovane, ad avere grandissimi problemi personali. Spesso, infatti, siamo abituati a, eh, concepirlo, a immaginarlo come un personaggio monolitico, un grande eroe del Risorgimento italiano, eh, un santino quasi, no? Effettivamente dobbiamo un po' togliercela dalla testa questa immagine. Manzoni, per esempio, soffriva di balbuzie, soffriva di agorafobia, soffriva di ansia e la sua vita, purtroppo, fu scandita da una serie di lutti interminabili. Per esempio, nel 1833 muore la sua prima moglie, Enrichetta Blondel, e da lì si apre una lunga catena di lutti che coinvolge sostanzialmente gran parte dei suoi figli. E pensate che dei 10 figli che ebbe con Enrichetta Blondel, soltanto due sopravvivranno al padre. Sono anni molto difficili per Manzoni che però nel 1837 poi si risposa con Teresa Borri.

E forse anche per questa serie di lutti e di difficoltà personali che Manzoni poi, nonostante abbia avuto una vita molto lunga, perché morì addirittura nel 1873, non scrisse le sue opere nel corso della vita, ma le scrisse tutte in un periodo, eh, particolare, in un periodo ben definito, quello che i critici chiamano il quindicennio creativo, cioè sostanzialmente dal 1812 al 1827. Oltre ai già citati Inni Sacri, per esempio, questo quindicennio è il periodo in cui scrive anche le sue tragedie. La Delchi, per esempio, la sua tragedia più importante, è pubblicata nel 1822. Il Conte di Carmagnola, addirittura, è precedente, pubblicata nel 1820. Sono poi anche di questo periodo, di questo cosiddetto quindicennio creativo, tutte le Odi Civili, cioè tutte quelle poesie che parlano di tematiche civili, politiche. Il 5 maggio, famosissima, viene scritta nel 1821 e chiaramente di questo periodo è anche tutta la scrittura de I Promessi Sposi. I Promessi Sposi, di cui noi leggiamo però un'edizione successiva, eh, rielaborata da Manzoni nel 1840, in realtà vennero scritti tra il '22 e il '23 con un altro titolo, Fermo e Lucia, e poi scritti nuovamente, sistemati, vedremo dettagliatamente in un altro video tutto ciò, nel 1827.

Beh, dopo questo periodo estremamente proficuo, Manzoni non scrive più. Eh, la sua vita, che sarà molto lunga, sarà invece, eh, determinata, per esempio, da impegni politici. Nel 1860 viene infatti eletto come senatore del Regno d'Italia e quindi tutti gli ultimi anni della sua vita passano tra le attestazioni di stima che continuamente riceve e tra la recrudescenza delle sue malattie nervose. E questa nevrosi che, ehm, lo debilitava sostanzialmente non gli permetteva di avere una vita serena, una vita anche sociale di un certo tipo. Manzoni muore sempre a Milano nel 1873 con dei funerali particolarmente solenni al Cimitero Monumentale.