📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

15 aprile 2025 | Prevenzione e repressione della violenza di genere - Parte 1

CEA Centro E-learning di Ateneo3:32:46

Transcription

Buongiorno a tutti. Possiamo iniziare i lavori di questo, di questa importante giornata di studio e approfondimento sul tema, un tema molto delicato, un tema particolarmente sentito, ahimè, anche a causa degli eventi che la cronaca ci ha riportato in questi giorni: un evento su un tema della prevenzione e repressione della violenza di genere che si inserisce nell'ambito di un progetto di ricerca di ateneo. Patrocinato e avviato dalla, come principal investigator, dalla professoressa Vanda Nocerino, però al quale hanno partecipato diversi saperi: non soltanto la tematica della procedura penale, ma anche penalisti, antropologi, economisti, ehm, e tutte le persone che in qualche modo – scusatemi se ho saltato qualcuno, anche di psicologi, vedo – che in qualche modo hanno la possibilità di intervenire su una tematica così delicata.

Guardate, oggi parliamo di violenza di genere, di repressione, prevenzione e repressione della violenza di genere. È un in un momento storico, come vi dicevo, in cui le cronache ci consegnano un dato allarmante. Dall'8 marzo ad oggi sono state uccise cinque donne, di cui due ragazze, Sara e Ilaria, alla quale vanno, alle quali vanno, va soltanto, non va soltanto il mio pensiero. Guardate, una tematica che mi coglie tantissimo: il mio pensiero e la mia preghiera delle giovanissime ragazze 22ni che sono state vittime di femminicidio. È una tematica, devo dire, che mi appartiene. Mi appartiene non soltanto come donna, non soltanto come giurista, ma anche come madre – lo dicevo a una mia collega poc'anzi – come madre di un ragazzo di 17 anni.

Mh, evidentemente il dato normativo non basta. Siamo chiamati tutti ad affrontare, ognuno per le proprie competenze, questa piaga sociale. Io sono il direttore di un dipartimento di Scienze Sociali, un dipartimento che si è costituito al principio scopo di avviare anche percorsi formativi su queste tematiche che hanno un forte impatto sociale. Dicevo, la normativa non basta. I dati statistici sono allarmanti, spaventano, devono spaventare. Mediamente viene uccisa una donna ogni tre giorni. Questo, questo dato mi ha devastato.

Quindi, diciamo, la normativa sicuramente deve fare la sua parte. Noi abbiamo una convenzione, quella di Istanbul – sicuramente i miei colleghi giuristi ne parleranno – una convenzione che parla di parità di genere, di violenza sulle donne come una violazione dei diritti umani. Si parla di violenza di genere alludendo a tutte quelle forme di violenza sessuale, psicologica, economica sulle donne. Chi aderisce alla convenzione di Istanbul effettivamente deve seguire le specifiche direttive che quella convenzione ha diramato. L'Italia, che è un paese aderente, ha avviato una serie di atti normativi, di disposizioni di leggi: una nel 2014, una nel 2019, l'altra nel 2022, l'ultima nel 2023. Ma evidentemente il dato normativo, lo strumento normativo, non basta.

Quindi, ritengo, e questo progetto di ricerca avviato dalla validissima Vanda Nocerino, evidentemente può segnare una via diversa. Bisogna cooperare, bisogna affidarsi non soltanto alle istituzioni, non soltanto ai magistrati, non soltanto al legislatore, ma evidentemente bisogna coinvolgere la società civile, bisogna veicolare informazioni per creare coscienze.

Guardate, chiudo perché dovevo portare soltanto i saluti, mi ero ripromessa di non calcare tanto la mano; però penso che questo, la violenza di genere, va possa essere debellata solo se andiamo a scardinare quello che è un retaggio culturale, la cultura del patriarcato. Attenzione, che non riguarda soltanto il maschio, perché la mentalità, quel modello mentale, molto spesso coinvolge anche le donne. Quindi, probabilmente, ecco, tutti insieme, ovviamente ognuno per le proprie competenze, deve incidere su questo processo, sulla cultura patriarcale.

Io sono una donna, come vi dicevo, su questo tema mi sento particolarmente colpita perché non posso nascondervi, nonostante io sia un direttore di dipartimento, sia una donna. Sono arrivata esattamente dove volevo arrivare, ho studiato tanto. Per me l'università ha costituito davvero un ascensore sociale. Per chiudo con una riflessione. Non posso nascondervi che sento ancora forte quella sgradevolissima sensazione – e con questo vi lascio a questa riflessione – di aver dovuto dimostrare più di ogni altro la mia competenza a parità di competenze, a parità di professionalità, a parità di titoli. Il mio valore l'ho dovuto dimostrare ogni volta in cui mi sono dovuta confrontare con un uomo. Anche in questo, ecco, anche su questo bisogna incidere, perché ovviamente se vogliamo professare davvero una parità di genere, noi abbiamo addirittura un ministero per le pari opportunità. Il fatto che ci sia un ministero su queste tematiche evidentemente accende un riflettore sul fatto che bisogna garantirla, la parità di genere, ma non dovremmo, ecco, parlare di questo, perché la parità di genere dovrebbe essere in Reipsa nel sistema.

Quindi, vi lascio a questa riflessione. Scusatemi se mi sono dilungata. Cedo la parola alla nostra prorettrice. Vi auguro, diciamo, un buon convegno. Grazie.

Grazie. Grazie del, intanto, della premessa personale oltre che istituzionale e, naturalmente, porto i saluti dell'ateneo, del rettore che oggi è a Roma, anzi all'Aquila, e naturalmente i miei personali. Non solo perché a dov'è a dirigere, diciamo, l'orchestra è la profess Nocerino – tutti sanno essere a legata e io a lei – ma perché mi fa piacere vedere tanti studenti. So che sono un po' i corsi di là, i corsi di di le... Non si sente. Sì, i corsi coinvolti dai docenti presenti.

Devo dire, il maggior piacere però lo provo perché vedo assieme tutti i ricercatori – il termine evoluto, cioè generico, anche se ormai siamo tutti vecchieri e siamo all'apice delle nostre carriere, ma insomma rimaniamo ricercatori nel cuore – e tutti i ricercatori che sono stati coinvolti in questo progetto di ricerca di ateneo e sono materie, cattedre naturalmente diverse appartenenti a dipartimento enti diversi. È evidente che il tema è e deve essere interdisciplinare, l'approccio è trasversale, ehm, però, insomma, è un tema complicato.

Io a questo tema mi sono sempre approcciata male. A questo tema mi sono sempre approcciata male, lo devo proprio dire, nel senso che non l'ho mai percepito, per mia formazione culturale e familiare, come un problema, no? Perché non sono stata educata così: nella mia famiglia sono state. Il problema non è mai esistito nella nella gestione familiare e nell'educazione familiare verso l'esterno. Mai dentro di me qualcuno m'ha detto, mi ha insegnato: "occhio perché ci può essere una distinzione di trattamento". Per cui io, nell'approcciarmi alle persone, questa non l'ho mai vista e continuo a non vederla, francamente. Questo per dire che è una questione di educazione, di formazione culturale. Probabilmente questo mi ha anche impedito di vedere cose che probabilmente invece esistevano e di non poterle anticipare. E quindi è un problema, il mio è un problema.

Poi però, professionalmente, naturalmente il problema l'ho percepito, l'ho vissuto, ho avuto a che fare con moltissime donne che hanno subito. E non soltanto perché la violenza non è soltanto una violenza fisica; anzi, la violenza fisica probabilmente è una e forse anche la meno importante delle violenze. Esiste una violenza economica, esiste una violenza lavorativa, esiste una violenza sociale, eh, e che, peraltro, non è un fenomeno di adesso. In questo meraviglioso – guarda, l'ho sfogliato adesso, ma io trovo questo libro bellissimo, eh – "donne gravemente sfruttate il diritto di essere protagoniste", il rapporto 24 di Slaves No More. E a un certo punto dice: "la Bibbia è piena di donne abusate, piena". Racconta, e mi è venuto in mente quando parlavi di Sara di pochi giorni fa. Sara, moglie di Abramo, che è stata venduta da Abramo al faraone perché non era fertile e, eh, Abramo ha chiesto alla sua schiava – Agar, credo che si chiamasse – di la fecondata, di fare un figlio su richiesta di Dio.

Mh. E questo vi fa capire come il problema genere, il rapporto di genere, l'assenza di reciprocità – perché questo è è un problema, come dire, eh, quindi a questo punto di sempre – dei rapporti uomo donna, dei rapporti della società. Abbiamo oggi, però, una tale quantità di strumenti di tutti i generi, intanto formativi, che ti viene ancora da chiederti: ma come mai? Perché questa è la domanda che mi fa: come mai non è cambiato niente, anzi pare che le cose stian peggiorando? Il rapporto di forza si è probabilmente ancor più, ancor più, come dire, squilibrato, perché io altre spiegazioni non le riesco a capire. Quando la donna comincia a avere comunque un'autonomia, un'indipendenza, una sua identità, un suo riconoscimento... Questo è quello che io sento echeggiare sempre nei processi che seguono, i processi penali che seguono: l'uomo si sente, perde la sua identità, perde il suo, no, proprio il suo riconoscimento, la sua posizione all'interno di una famiglia, non si riconosce più nel rapporto, non riesce più a rispettare un rapporto di eguaglianza. Questo è quello che mi viene raccontato e questo avviene non soltanto in in, come dire, fasce sociali basse, assolutamente. Dietro le porte di casa tutti si è uguali quando si ha a che fare con queste cose.

Ve lo dico perché proprio ieri io ho fatto una lunghissima telefonata con una persona, una ragazza di una famiglia ricchissima di Bari. Ricchissima – lo dico come nel senso più spregiativo possibile – culturalmente una famiglia di medici, no? Quindi non potresti avere altro, cioè di meglio, che non riusciva a percepire la violenza che stava subendo, non la vedeva, non la riconosceva, non riusciva a decodificarla. Eppure era evidente violenza economica. "ti do questo e basta a te e a un bambino di 2 anni non ti posso dare, cioè non ti posso dare, questo è quello che devi avere, non vai a lavorare e poi vado fuori." Ma perché è nato? È nato semplicemente perché questa il marito di questa persona, il, insomma, il compagno di questa persona, io l'ho trovato a Foggia casualmente con un'altra persona e quindi, naturalmente, essendo questa una persona a me conosciuta, si è attivato da ieri sera tutta una macchina, insomma, perlomeno comunicativa. Lei è consapevole di questi rapporti continui del marito con altri e il marito, mi è stato riferito, le ha detto: "Io continuo a avere la mia vita di relazione, ma tu mi darai anche un altro figlio". E la risposta di questa persona è stata: "Beh, lo resto qui, lo faccio per mia figlia". E la madre mi ha detto: "No, lo fa perché le conviene economicamente, perché altrimenti non sa cosa fare, dove andare". Questa, come dire, 2025, ieri sera io ascoltavo, parlavo, ma non venivo assolutamente capita. Naturalmente, botte, violenza fisica e sì, e tutto il resto, perché poi tutto torna, no? È proprio un protocollo, è un paradigma che si attiva e che la vittima, paradossalmente – noi lo insegniamo agli studenti, ma ieri continuo a a stupirmi anch'io – si sentiva quasi responsabile di quello che stava accadendo, non vittima, ma quasi autrice di tutta una serie di ingiustizie che stava generando.

E questo a me capita, insomma, gli avvocati lo sanno, quando porti una vittima. Mi è capitato più di una volta in ospedale, al pronto soccorso. Tu stai lì perché lei ti ha chiamato perché veniva picchiata a casa. Tu vai a casa piena di vetri rotti, eccetera, va lì e davanti alla persona gli fa l'anamnesi, gli dice: "giustifica il marito e cambia versione". E tu dici: "e io che faccio adesso? Cioè, qual è il mio ruolo in questo momento?" E allora il ruolo non è lì, non è né al 118 né, probabilmente, per telefono ieri. Il ruolo è qui, no? Il ruolo è di formare. Ciao. Il ruolo è di formare chi dovrà approcciarsi con questi problemi, perché voi li potrete subire personalmente – spero di no – avrete un'amica, una mamma, una figlia, un vicino di casa, ma voi siete dei giuristi in formazione, quindi intanto le cose le dovete conoscere.

C'è una normativa, naturalmente, che sta andando avanti; c'è un'attenzione, una sensibilità da parte, ovviamente, degli organi di polizia, di tutti i comparti, anche del sociale che sono coinvolti, per cui c'è tanto che si sta facendo. Ricordo la direttiva ultima dell'Unione Europea, no? Che, tra l'altro, ammodernizza le nuove forme di reati di gen, di violenza di genere, tutti quelli onine, perché anche onine la violenza viene perpetrata attraverso gli strumenti telematici, informatici e quindi bisognava prevedere anche questo. Ma, come ho detto proprio 23 giorni fa all alla festa della polizia di stato, le cose non cambiano con le sentenze. La risposta non è nel processo penale; la risposta è fuori, la risposta è nella società. La risposta è quella che tende a prevenire il reato, a evitare che il reato venga commesso. Ecco perché l'interdisciplinarietà: noi siamo processualisti, siamo penalisti, ma abbiamo, no, gli antropologi, cioè l'essere umano. Bisogna intanto capire perché e, una volta l'abbiam capito, provare a trovare delle soluzioni. Ma, ripeto, la soluzione è vostra. Questo è il motivo di un pra, questo è il motivo di tutti i progetti che stiamo facendo e stiamo portando avanti a livello, no, progetti internazionali che stiamo vincendo.

Eh, naturalmente molto si farà probabilmente anche con le nuove tecnologie, ma sono sempre risposte strument così, secondo me, un po' un po' un po' – non so come dire – emergenziali, non risolveranno nulla. Io posso anche attivare nel telefono un allert quando il telefono percepisce che ci sono delle voci brusche, ma serve a poco. Quello che serve, ripeto, è fuori dalle aule di giustizia o dalle questure. Eh, e niente, quindi buon lavoro, buon lavoro ai ricercatori e buon convegno. Grazie.

lontano. Eh beh, cheam. E allora io mi porto qua. E dove sono? Ecco qua. Penso sia acceso adesso. Sì.

Allora, buongiorno a tutti. Grazie di essere qui. Ringrazio. Sì. Ringrazio la professoressa Nocerino per aver organizzato questo pra, aver gestito questo pra e organizzato questo convegno. Ovviamente, quando abbiamo aderito, no, tutti al alla proposta di della professoressa Nocerino di fare un un pra, un progetto di ricerca interdisciplinare, non potevamo immaginare che ci sarebbe stata la questa proposta di legge sul femminicidio. E quindi, devo dire, che questo pra, come anche questo convegno, si pone in fondo come contromisura quella che è una sorta di bulimia repressiva che sta pervadendo tutto il nostro ordinamento rispetto alla violenza di genere.

Quello che io registro e mi preoccupa molto è appunto questo calcare, in maniera, diciamo, forse anche eccessiva, il cavalcare, diciamo, l'onda emergenziale – che poi bisogna anche saperla analizzare, sapere analizzare i dati – attraverso lo strumento meramente repressivo. E invece la risposta a cui bisogna che bisogna approntare non è sicuramente solo ed esclusivamente repressiva. E questo convegno, come questo progetto di ricerca, interpreta bene quella che è la mia prospettiva, no? Una prospettiva che deve passare attraverso, diciamo, un intervento multiagenziale, un intervento, diciamo, complesso che vada in qualche modo a scardinare quelle che sono le condizioni di disparità, di discriminazione della donna all'interno della società che la rende particolarmente vulnerabile e, di conseguenza, questa vulnerabilità la rende vittima di una serie di abusi, di sopraffazioni e di violenza fino a una scalarità tale tragica che arriva pure al femminicidio.

Quindi sono molto contenta di presiedere questa sessione dove il penale è l'estrema razio, nel senso che, diciamo, è pensato attraverso, diciamo, un dialogo, se vogliamo, interdisciplinare, non soltanto giuridico, perché gli strumenti giuridici possono – come le le le relazioni che prima mi hanno preceduto, le relazioni indirizzi di saluto, negli indirizzi di saluto è stato evidenziato – il diritto m difficilmente può intervenire e scardinare quelli che sono processi culturali, diciamo, abitudini culturali radicate. Vabbè, la professoressa Curtotti parlava della Bibbia, quindi millenaria sulle che sulle spalle delle donne, sulla vita delle donne hanno costruito un sistema assolutamente diseguale. Quindi, ehm, devo dire, è stata previgente questa, questo progetto di ricerca, nell'offrire invece una visione globale del problema di cui io sono convinta e, devo dire, guardo con una certa perplessità anche l'introduzione o la proposta di introdurre una fattispecie di femminicidio.

Ci sono tanti aspetti che adesso io non voglio qui affrontare che mi lasciano perplessa, perché questa calcare sempre la mano sul sul lato repressivo tende a distogliere l'attenzione o comunque il diagono, la riflessione su quelle che sono invece strumenti preventivi. E per strumenti preventivi non mi riferisco soltanto alla prevenzione penale, ma una prevenzione extrapenale che ieri abbiamo fatto questa presentazione del libro. E, devo dire, io sono profond profondamente convinta, profondamente convinta, il libro di Luisa Corazza sulle discriminazioni nel mondo del lavoro, profondamente convinta che se non tuteliamo la donna anche nel mondo del lavoro e quindi le garantiamo una posizione di forza all'interno del sistema produttivo, non riusciremo mai a rafforzarla anche nel nella sfera riproduttiva. Questa debolezza che noi constatiamo nella nella sfera produttiva, nella sfera sociale, nella sfera politica, questa segregazione orizzontale e verticale che caratterizza la carriera della donna è un indice di debolezza che, diciamo, è anche un indice di pericolosità della sua possibilità di essere poi vittima di abusi e di sopraffazione. La rende è una un sistema che mortifica la donna e la indebolisce e la rende anche inconsapevole di quelle che sono le proprie dei propri diritti e le proprie potenzialità.

Quindi sono molto contenta che questo questo, diciamo, questa sessione si apra l'intervento della professoressa Iodice che innanzitutto non è giurista e, secondo me, il pedagogista. E quindi questo è il campo che, secondo me, su cui bisogna molto, cioè il cambiamento deve essere fatto sul piano culturale, sul piano pedagogico. Adesso io gli strumenti non li conosco, sono una penalista e so che si reprime col diritto penale. Si fa educazione, non si fa promozione culturale col diritto penale. Gli strumenti della pedagogia sociale, della pedagogia generale sono altri e io spero sempre che non ci sia il diritto penale o ci sia sempre meno, ma innanzitutto perché spero che diminuisca il fenomeno della violenza di genere. Quindi non rubo altro tempo, anche perché i relatori hanno sicuramente cose più interessanti e rilevanti da dire.

Ehm, passo la parola alla professoressa Iodice che, come sapete, insomma, oltre aver collaborato con i giuristi su questi temi, è professoressa di pedagogia generale e sociale, è stata direttora, direttrice – come vogliamo, direttora, direttrice – di dipartimento e a cui passo la parola ringraziandola. Grazie.

No, grazie, grazie a te e un buongiorno a tutti, a tutte, a tutte le studentesse, gli studenti, le dottorande, i dottorandi, perché ci sono anche appunto i dottorandi e le dottorande del dottorato di ricerca che coordino, che appunto in scienze della formazione, dello sviluppo e dell'apprendimento, insieme alla collega Tiziana Quarto che è qui presente che e che saluto.

Eh, dicevo, appunto, sono una pedagogista e ho, devo dire, accolto veramente con grande piacere l'invito eh della collega Nocerino e un po' di tutto il team, appunto, delle giuriste foggiane di partecipare a appunto a questo a questo progetto di ateneo. pra appunto si riferisce appunto ai progetti di ateneo finanziati dal nostro ateneo. È un progetto di ateneo che, credo, mai come in questo momento, no, assuma una tragica, possiamo dire, attualità, considerando appunto il persistere, anzi appunto la recrudescenza, no, di un fenomeno come quello del femminicidio che, peraltro, dobbiamo sapere, rappresenta soltanto la punta di un iceberg. Lo diceva molto bene anche la prorettrice prima. In realtà, ecco, noi ci concentriamo soprattutto perché sono quelli che sono le notizie che fanno, diciamo, più clamore, no? Ci concentriamo soprattutto sui femminicidi, ma appunto il femminicidio, come vi dicevo prima, è la punta di un iceberg, cioè di un fenomeno che è molto più ampio, tra l'altro molto sommerso, no? E che fa riferimento, voglio dire, a tutti i casi, a tutti i fenomeni, appunto, di violenza diffusa, materiale e immateriale, quindi violenza fisica, ma anche violenza psicologica, nella pluralità dei contesti di vita e di esperienza: quindi in famiglia come a scuola, come sul luogo di lavoro, come nei contesti anche della partecipazione sociale, politica, culturale, civica in generale.

Allora, certo, non possiamo negare che molto è stato fatto, peraltro, sul cammino, diciamo così, dei processi di emancipazione, no, femminile. E di questo, diciamo, lo dico al professor Ligustro, va dato atto soprattutto alle donne, cioè sono state le donne, sono state... era pronto a dirlo, era, insomma, molto è stato fatto. Donne, voglio dire, abbiamo decenni e decenni, no, di lotte femminili e femministe proprio sul cammino dell'emancipazione femminile; però, come dire, ad ogni modo – e lo lo poneva come in termini di domanda anche la la prorettrice prima – diceva: "Ma ma come mai comunque questo fenomeno non solo rimane, ma, ripeto, si accentua? In molti casi si accentua, tra l'altro, nella forma più violenta qual è quella appunto del femminicidio". E beh, questi fenomeni sono proprio, come dire, il segnale evidente di una pervicace resistenza da parte del maschile, no, a rinunciare a quel potere che per secoli è stato ritenuto un diritto naturale, no? Un diritto naturale. Eh, c'era lous corrigendi, no, nei confronti di moglie e figli fino a poco tempo fa, fino a qualche decennio fa, insomma.

Quindi è un fenomeno che addirittura, ripeto, sta avendo una recludescenza proprio per questo, perché non so come spiegarlo e qui, ovviamente, diciamo, fatti salvi gli uomini presenti in sala, diciamo così, è evidente che proprio il genere maschile – ma capite, capite, ragazzi e ragazze, lo dico soprattutto a voi – dopo che per millenni una categoria, quale appunto quella del maschile, ha tenuto nelle proprie mani il potere di vita e di morte su donne e figli, eh, su donne e figli. Capite bene che rinunciare a questo potere non è facile, quindi c'è proprio una forma di resistenza che si traduce in una forma di violenza. Ecco, la violenza, come dire, è la risposta tragica ad un cambiamento d'epoca, ad un cambiamento di modello culturale che però passa attraverso, appunto, queste forme di violenza. E l'ISTAT. I dati, purtroppo, devo farle riferimento perché sono, come dire, la fotografia più evidente, no, di questi fenomeni. Pensiamo al femminicidio e pensiamo al fatto che nel 2024 ci sono state 113 donne uccise e, nel in questo trimestre del 2025, ce ne sono state già 24. Dal 5 marzo – lo diceva, non mi ricordo chi, se la direttrice o la prorettrice – quattro quattro femminicidi nel giro di meno nel giro di meno di un mese, no?

Però, ecco, io torno a ribadire che, a parte i fenomeni di femminicidio, questa disparità uomo-donna si traduce, come vi dicevo prima, in atti di sistematica violenza che poi si traduce in molestia, in persecuzioni, in umiliazioni, in discriminazioni. La maggior parte dei qu delle quali, anzi dei quali di questi fenomeni sono spesso invisibili, perché perché le donne – e insomma l'esempio che faceva si faceva prima è evidente in questo – continuano a non riconoscere come tali, no, questi atti di violenza o comunque, come dire, a viverle quasi come un senso di colpa, di fallimento, no? È colpa mia se il matrimonio è fallito, è colpa mia se, appunto, mio marito, non so, non si fida di me o cose di questo genere, no? Le violenze, tra l'altro, avvengono soprattutto in famiglia, ma anche il mondo del lavoro, voglio dire, non è esente da questi da questi casi.

Ehm, listat, come vi dicevo prima, mentre è più facile, ovviamente, da un punto di vista statistico, individuare i dati relativi ai femminicidi, è molto più difficile mappare, no, la situazione delle violenze di vario tipo. Nella maggior parte dei casi, come vi dicevo prima, perché queste violenze non vengono denunciate. Tant'è che lo stesso listat – almeno a mia per mia conoscenza, eh, ma insomma credo di essere abbastanza certa – l'ultima indagine sistematica che l'Istat ha fatto su sulla violenza diffusa, non soltanto sui casi di femminicidio, risale a 15 anni fa, a 10 anni fa, al 2015. E in quella ricerca del 2015, in quella indagine del 2015, quindi già 10 anni fa, risultava che 6.800.000 donne avevano subito violenza nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza, diciamo, sia fissica, eh, psicologica o sessuale, soprattutto sessuale, c'è da dire. E sono soprattutto i partner, sia quelli attuali o gli ex, diciamo, che commettono le violenze più gravi. Nel 62% dei casi sono i partner a commettere questo tipo di violenza, no? E tra l'altro col passare del tempo pare che, come vi dicevo prima, aumenti proprio il grado di la tipologia della violenza, il grado della violenza, no? Diventa, tant'è che, appunto, si fino ad arrivare in qualche modo, diciamo, al femminicidio. Poi, appunto, ci sono i casi di mobbing sul luogo di lavoro, lo stalking e via dicendo, no?

Sul luogo del di lavoro, ahimè, appunto, ehm la violenza si manifesta in una molteplicità di forme, quelle che vanno appunto dalla coercizione fissica a quella psicologica, quelli che quello che vanno dalla violenza verbale – perché anche quella è violenza, eh. C'è stato c'è una linguista che ha partecipato a una ricerca, appunto, a cui abbiamo che abbiamo realizzato insieme ad altre otto università italiane, che è la ricerca unire. Unire sta per "università in rete contro la violenza domestica e la violenza e la violenza di genere", no? E mh appunto in quella ehm in quella indag in quel in quel testo eh c'era un saggio bellissimo della professoressa Sapegno che e intitolato: "Le parole uccidono, no?" Perché appunto la violenza verbale può essere veramente, può poi determinare, per esempio, casi o di allontanamento del dal lavoro nella forma più così, ehm, più leggera, oppure addirittura nel suicidio, ecco, per arrivare fino fino al al suicidio.

E però, appunto, dalla violenza verbale a quella psicologica, a quella sessuale, ecco, è molto diffusa, appunto, nella forma nella forma del mobbing. Però però, ehm, le forme di violenza, di disuguaglianza, di discriminazione nei confronti del femminile non si palesano soltanto in atti di violenza sia fissica che psicologica. Si palesano anche in atteggiamenti di discriminazione, per esempio, appunto, sul luogo di lavoro, no? Sono evidenti soprattutto nel diritto all'occupazione che continua ad essere un diritto meno garantito per le donne rispetto agli uomini. Certo, anche qui, diciamo, molti progressi sono stati fatti. Certo, c'è stato un incremento significativo, no, del numero delle donne che sono entrate, appunto, nel nel mercato del lavoro, tant'è che siamo arrivati in qualche modo al 52,4% del tasso di occupazione femminile nel 2024 e questo è un dato positivo. Se vediamo il bicchiere mezzo pieno, se vediamo il bicchiere mezzo vuoto, abbiamo un 50% di donne che, evidentemente, diciamo, non è non è occupata, insomma, non è inserita nel mondo del lavoro e comunque, appunto, in generale il gap, cioè la differenza fra l'occupazione maschile e l'occupazione femminile, resta mediamente di 18 punti, 18 punti di differenza, appunto, fra il maschile e il femminile.

Ed è anche interessante vedere le motivazioni, no, per cui poi le donne non entrano nel mondo del lavoro. E le motivazioni sono sostanzialmente legate al fatto che ancora oggi – e qui forse è, diciamo, molti di molti di noi, molte di noi, insomma, possono testimoniarlo – il peso della cura della famiglia e della casa continua ad essere prevalentemente sulle spalle di noi donne. Eh, e quindi e e tra l'altro e questo chiaramente condiziona molto anche proprio il tasso di occupazione femminile, no? Perché molto spesso le donne sono costrette a rinunciare, no, al luogo di lavoro proprio per badare a mh alla ai figli, spesso poi ai genitori che nel frattempo diventano diventano anziani. Ecco, quindi non lavorano per motivi di cura il 34% delle donne contro il 2,8% degli uomini nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni. Nella fascia di età poi tra i 25 e i 34 anni, che è la fascia, diciamo, di giovane età, insomma, il 43% delle donne si occupa, diciamo così, dei lavori di cura contro il 4% degli uomini in questa fascia d'età fra i 34 fra i 25 e i 34 anni. E infatti se si se si guardano, diciamo, altri tassi di occupazione femminile per fascia di età, appunto, e per numero di figli, per numero di figli si rileva che per ogni a un aumento, come dire, del numero dei figli corrisponde una significativa diminuzione del tasso di occupazione, soprattutto appunto nella fascia 25-34 anni. Questo per dire che il diritto alla maternità è un diritto negato da questo punto di vista, perché insomma ci si trova, no, bisogna scegliere e ognuno di noi, lo dico, ha qualcosa da raccontare su questo. Anche a me fu detto: "vabbè o la carriera o la famiglia, cioè su una delle due devi investire". Devo dire che sono stata tenace e ho tenuto sia figli – magari no, due figli e tre splendidi nipotini – quindi, voglio dire, e insomma non posso lamentarmi per, diciamo, la mia biografia professionale, no? Perché m eh insomma è stata molto ricca, è molto ricca.

Ci sono ancora questi dati che sono, quindi, dati allarmanti, no? Sono forse ancora più allarmanti se li compariamo a livello europeo, perché, per esempio, a marzo 2025 il tasso di occupazione femminile in Italia era del 53%, mentre la media dell'Unione Europea è del 66,3%. Quindi, voglio dire, anche a livello europeo abbiamo questa eh discrepanza. Ma ce ne sono tanti, guardate, ragazzi, ragazze, colleghe, colleghi, sono tanti gli elementi che continuano, come dire, a dimostrare, a testimoniare la persistenza di una disparità di genere: per esempio, la retribuzione media annua, no? Ancora nel 2022 la retribuzione media annua degli uomini era superiore a quella delle donne e la la percentuale delle coppie dove guadagna più la donna rispetto all'uomo è un crimine, no? Spesso per... No, non mi guardare così. Rispetto uguali lamentare contesto, no, su quello, no. Ok, comunque, insomma, è di gran lunga inferiore alla media europea, no? La media, appunto, delle coppie in cui le donne hanno uno stipendio maggiore. Noi che guadagniamo la metà della media europe... Ah, va bene, questo è anche vero. Va bene, questo è vero. Questo è vero. E poi ancora, la diversità proprio l'incidenza dei bassi salari è più alta, no, nella componente femminile rispetto a quella maschile, così come è più alta la percentuale femminile dei contratti parttime, no?

Quindi una situazione veramente, diciamo, complicata, senza dimenticare, ripeto, perché io poi, come pedagogista, devo essere un po' ottimista, diciamo, chi si occupa di educazione non può essere pessimista, ecco. E quindi non posso negare che molto è stato fatto, no? Molti, molto, diciamo, molti progressi sono stati fatti e questo lo dico soprattutto alle ragazze, alle nostre ragazze più giovani, no? Grazie anche alle lotte che le vostre mamme, no, hanno hanno fatto qualche qualche decennio fa, no?

Ehm, sempre rimanendo nell'ambito del mondo del lavoro, c'è una collega del nostro dipartimento che è la professoressa Dato, Daniela Dato, si occupa appunto soprattutto di pedagogia del lavoro, no? E lei eh, diciamo, mh ha sottolineato come la presenza delle donne sicuramente ha molto trasformato il mondo della il il luogo di lavoro, no? La presenza femminile, insomma, ha avuto, come dire, un ruolo significativo, no, nel cambiamento del mondo del lavoro, del del luogo di lavoro, del contesto di lavoro; però spesso le donne sono state vittime anche di questo cambiamento. Tant'è che lei dice che al fenomeno delle donne mancanti, denunciato da un economista importante che è Aarzia Sen, dice al fenomeno delle donne mancanti si aggiunge il fenomeno delle donne distanti, cioè delle donne che continuano che si impegnano, cercano di andare, no, verso eh, però rimangono sempre un po' distanti.

Allora, lei dice, per esempio: le donne che sono presenti nel mondo del lavoro, ma non troppo; emancipate, ma non troppo; professioniste, ma non troppo; in politica, ma non troppo. Ecco, c'è sempre, diciamo, quel "ma non troppo", che è il frutto, appunto, del permanere di stereotipi e di pregiudizi che danno luogo a quei fenomeni che in letteratura vengono definiti, per esempio, no, il fenomeno del tetto di cristallo, cioè il fatto che, arrivata ad un certo livello, diciamo, è difficile per una donna, ecco, raggiungere, come dire, le vette più alte. Ma c'è anche un altro fenomeno che è quello che viene chiamato il "il gradino rotto", broken rang, cioè il gradino rotto, praticamente le difficoltà, gli impedimenti all'accesso, all'ingresso nel mondo del lavoro, no?

Perché questa panoramica anche sui dati? Perché appunto mi serviva per cercare di disegnare il fenomeno, no, della violenza fissica e psicologica nei confronti appunto del femminile, nei confronti del delle donne, per darvi un po' il senso della complessità del fenomeno. Eh, lo dicevamo anche prima, ovviamente. E e quindi se il fenomeno è complesso, anche le forme di intervento, le modalità di intervento debbono essere complesse, nel senso, no, dal latino "complexus", che significa "tessuto insieme", devono essere integrate, no? Devono essere, come dire, interconnesse, devono essere sinergiche eh fra di loro. Quindi sicuramente il momento della repressione nel momento nel momento in cui c'è eh il reato, no? Ma ancor più, no, eh, il momento della prevenzione e il momento della prevenzione è appunto affidato, diciamo così, alle discipline come la pedagogia, la psicologia, la sociologia, l'antropologia e via dicendo.

Quindi io ho, però, sono una pedagogista, vi dicevo prima, e quindi il mio punto di vista non può che essere legato alla dimensione educativa e quindi al ruolo che l'educazione, la formazione, l'istruzione hanno rispetto appunto al contrasto al alla violenza di genere, un contrasto che deve avvenire appunto soprattutto sul piano preventivo. E come, no, come avviene o, meglio, come ha difficoltà ad avvenire, proprio perché c'è questa permanenza di un modello culturale patriarcale. Mh, anche se qualcuno ha detto che il patriarcato non esiste più, vabbè, ma non è vero. Esiste, ragazzi, vi assicuro. Eh, un modello patriarcale ancora diffuso, non solo tra gli uomini, ma anche tra le donne. professoressa Curtotti lo diceva molto bene questo fatto qua prima, no? Cioè il questo permanere del modello patriarcale, no? È stato talmente è interiorizzato anche in noi, anche in noi doni. A me capita spesso, mi è capitato spesso con i miei studenti, con le mie studentesse a lezione, no? Di dire: "mh, ma per esempio una una sciocchezza, insomma, eh, di dire: ma per esempio voi quando andate in macchina col vostro compagno, col vostro partner, chi guida?" Chi guida? Mia mog... eh, anche io guido io, veramente, però e non fare, eh, nella... Vabbè, no, anche io, ripeto, anche io guido io perché a me piace; però, diciamo, nella maggior parte dei casi, no? È l'uomo che guida, anche perché – e io qui mi arrabbio veramente tanto – c'è quel proverbio che dice: "donna al volante pericolo costante", no, non è così. Però, ecco, qua dovremmo fare una ricerca per vedere statisticamente il numero di incidenti se sono causati più da uomini o più da donne. Va bene? È una battuta, ma per dire come, diciamo, il questo modello, diciamo, patriarcale è veramente ancora nella nostra testa e continua a determinare proprio modelli di vita e di pensiero, condizionando anche i nostri comportamenti quotidiani in una sorta di assuefazione che diventa appunto dipendenza materiale e simbolica.

Carla Lonzi, una femminista, diciamo così, molto combattiva, no? Eh, diceva che, ehm, capire e prendere consapevolezza, prendere coscienza che c'è un modo diverso di vivere le relazioni tra i generi – lei diceva nel 1978, eh – e di per se stesso un atto di consapevolezza politica. Quindi noi dobbiamo, diciamo, innanzitutto eh prendere proprio consapevolezza, ecco, del fatto che questo è un modello patriarcale da superare, non capovolgendo i ruoli, eh. Attenzione, no, non passando da una superiorità maschile a una superiorità femminile, ma vivendo nel rispetto della pari di uomini e di donne nel valorizzare la specificità, ecco, di ciascun genere e la ricchezza che riviene dall'incontro fra le differenze. Mh, anche perché c'è stato anche per decenni un falso mito della paridignità, perché questo ha significato per molto tempo pari dignità. Sapete cosa ha significato? No, ha significato per le donne omologarsi al modello maschile. Allora, se io voglio essere uguale all'uomo, devo adottare il suo modo di fare, anche di vestirsi, no? Anche di vestirsi, di comportarsi. Il discorso è lungo, io non mi voglio, anche perché tieni conto, tieni sotto controllo l'orario, perché io poi parlo troppo e sono chiacchierone. Quanto tempo mi dai? 5 minuti. 5 minuti. Vabbè, sì, sì. No, va bene, ma non non vi non vi preoccupate, no, perché io poi quando comincio a parlare, Alba, eh, perché come vi stavo dicendo, no? E mh dobbiamo assolutamente proprio contrastare, no, questo modello che vede la parità semplicemente come assimilazione, no? Eh, come omologazione per il mastrile e invece portare anche sul luogo di lavoro la ricchezza del modo di essere e di vivere eh delle donne. Anche l'arte suprema della cura che le donne hanno coltivato e appreso per secoli e per millenni chiuso delle pareti domestiche farebbe tanto bene, no? Nei luoghi nei nostri luoghi di lavoro se noi esportassimo, diciamo così, quel modello, no? Che, perché poi la cura che cos'è, no? Il prendsi cura è ascoltare gli altri e dare spazio agli altri, come fa la mamma con i propri figli, no? Va bene, dedicarsi all'altro, capire che non esisto soltanto io e che comando io, eh, che qui comando io, va bene? Ma, ripeto, esportare questo modello della cura anche sui luoghi sui luoghi di lavoro. Quindi, come dire, riscoprire la specificità del maschileis, la specificità del femminile rispetto al maschile.

E questo è sicuramente e questa è sicuramente una sfida educativa, una sfida educativa che occorre, diciamo, realizzare innanzitutto in famiglia. Quindi, ecco perché io mi rivolgo a voi, ragazze e ragazzi: prima ancora della famiglia nella coppia lavorare. Perché a partire dalla coppia, anche dalle giovani coppie, eh ci deve ci deve essere da parte vostra l'impegno a far capire anche a chi non vuol capire, no, che la nostra autonomia, la nostra indipendenza, il nostro punto di vista va rispettato e va, ovviamente, mediato, diciamo, con quello maschile. Quindi nella coppia innanzitutto, poi nella famiglia, perché la famiglia è il primo luogo, no? È il luogo della socializzazione primaria ed è il primo luogo dove si costruiscono i pregiudizi, diceva Alport, che è appunto un sociologo, un antropologo, che non si nasce col pregiudizio, eh, ma il pregiudizio si forma, si forma in famiglia, si forma a scuola, si forma nell'università, si forma anche nel... perché insomma, eh, anche nell'università, nel momento in cui, No, alcuni stereotipi non sono stati, come dire, contrastati prima e arrivano, diciamo, si consolidano anche lì.

Allora, occorre molto lavorare sul piano educativo, per esempio, cominciando con mettere in discussione proprio la struttura di genere che è spesso sostenuta, come vi dicevo, dalla lingua. Rafforzare l'autonomia femminile, eh, rafforzare l'identità femminile, come dire, assicurandole quelle caratteristiche di autonomia e di solidità intellettuale ed emotiva che, insomma, ciascun essere umano, ciascuna persona ha. Dare sostegno e credibilità alle idee, ai progetti del femminile, non soltanto nel maschile, dimostrare che la scienza non è vietata alle donne. Molto si sta facendo su questo e molto si può continuare a fare. Mi fermo soltanto facendo questa ultima eh chiusura sul fatto che comunque, come università, noi stiamo, diciamo, lavorando molto in questo senso. Dicevo quel progetto unire ehm che sta continuando perché adesso si sta costituendo proprio un network di università che vuole portare, come dire, a sistema eh un po' m anche gli esiti di queste ricerche che sono state fatte. Scusatemi, non so quanto tempo ho impiegato, però. Grazie.

Grazie. Grazie alla professoressa Iodice, tempo prezioso che ci ha dedicato e interessantissima l'idea, no, di portare la cura, no? il metodo e l'idea di cura anche nel lavoro, perché è vero: noi noi donne per dimostrare di essere uguali agli uomini ci dobbiamo omologare e dobbiamo accettare – ieri lo dicevamo – questa struttura produttiva antropocentrica che sacrifica quelle che sono le nostre prerogative e un mondo del lavoro competitivo, ipercpetitivo; invece il nostro potrebbe essere un modello cooperativo, cioè di di di cura, appunto. Bella, una bellissima relazione anche ricca di dati che fotografano in maniera oggettiva la realtà. Adesso, eh, passo la parola a al professor Ligustro di Diritto internazionale. Come sappiamo... No, quello non mi sa... Ah, funziona.

Come sappiamo, il diritto internazionale ha sollecitato gli ordinamenti nazionali ad assumere delle delle iniziative, ad assumere delle delle posizioni a tutela della donna. Purtroppo questaidea, no, di obblighi internazionali di tutela della donna sono stati sempre malinterpretati perché da un lato si sono – e anche, diciamo, nel rispetto al femminicidio – tradotti come obblighi di penalizzazioni tour, dimenticando tutta la parte, diciamo, preventiva. Dall'altra parte sono i singoli stati si sono sentiti, no, adempienti adottando semplicemente una legge senza poi provvedere alla sua applicazione, alla diffusione di prassi, perché gli obblighi di tutela non sono soltanto nel porre in essere una legge, ma anche nel diffondere delle prassi e delle quindi dei percorsi istituzionali di tutela della donna. Quindi non rubo altro tempo e passo la parola al professor Ligustro. Se arriva in me... Sì, sì. Tenermi girato ci arriva. Sì, grazie. Grazie. Poi mi permetterò di contraddirti un pochino, perché gli obblighi di prevenzione ci sono e come, nelle convenzioni internazionali. No, no, ci sono quelli di prevenzione. Ah, di repressione penale. Ci sono quelli di repressione, non quelli di prevenzione. Così avevo capito. Solo così. Vabbè, d'accordo, scusami. Vabbè, di innanzitutto ringrazio...

Anch'io per l'invito, soprattutto la professoressa Nocerino, che tra l'altro, eh, mi ha dato, mi ha il piacere di ritrovare la professoressa Loodice, la professoressa Virgilio dopo 23 anni in un consesso dedicato ai diritti delle donne. Perché nel 2003 si svolse, organizzato dall'Università di Foggia a Baia delle Zaghere, quindi sul Gargano, un bel convegno internazionale, tra l'altro, sui diritti delle donne nel Mediterraneo.

Ne scaturì poi un progetto finanziato dall'Unione Europea, un progetto Stempus Meda, che prevedeva una collaborazione fra tre università: Foggia, l'Università di Marrake e l'Università di Graz in Austria. E tutti noi siamo andati nelle due sedi, chi più chi meno, a anche a svolgere dei corsi di lezioni.

Sono però l'unico maschio qui presente in questa sessione e dopo anche qualche simpatica punzecchiatura da professoressa Loiodice, mi sento innanzitutto in dovere di legittimare la mia presenza, di legittimarmi su queste tematiche come persona. Posso affermare e affermo spesso, perché poi mi capita anche in qualsiasi dibattito su questi temi di parlarne, di affermare in maniera tra il serio e il faceto, quindi con una buona dose di faceto, ma anche seriamente, di essere diventato, non dico femminista, perché è una definizione per un uomo puntigliosa, insomma, per diciamo, aperto e sensibile ai problemi dell'eguaglianza fra uomini e donne.

Per motivi non tanto inizialmente razionali quanto familistici ed egoistici. Io ho una certa età, come potete notare, ho tre sorelle più grandi di me e quindi, diciamo, che hanno vissuto la loro gioventù in un'epoca ormai, diciamo, geologica, diversa, così. Ebbene, entrambe queste tre, tutte queste tre sorelle hanno sposato, si sono sposate e io quello che ho visto, due su tre devo dire, perché in una coppia c'era armonia, c'era una bella intesa. Negli altri casi, il rispettivo marito che meno dotato, ecco, perciò dico il familismo, le mie sorelle erano molto più intelligenti dei loro mariti, però io assisto a questo fatto che a un certo punto il marito aveva il potere di battere il pugno sul tavolo, di si fa così, sbagliando, eh, perché se avessero seguito i consigli su scelte fondamentali si sarebbero trovati meglio. Mi ha dato anche questo immediato, istintivo, diciamo, ribellione rispetto al senso di ribellione rispetto a queste disparità.

Quindi penso di aver impostato tutta la mia vita, compreso la guida, perché e io guidavo, ho conosciuto mia moglie, abbiamo avuto il primo figlio, mia moglie ha detto: "Tu non guidi più con mio con il figlio dentro perché oggettivamente guida meglio di me". Io a me è scaduta pure la patente, non l'ho rinnovata da 3 anni e mia moglie è quindi lo stereotipo donne al volante. Il contrario, è l'unica persona con cui io mi sento sicuro perché è pacata, è lucida, è reattiva, ma non ha questa cosa. Diciamo veramente i sociologi che dicono che per gli uomini tradizionali, eh, l'auto è una un prolungamento del pene, quindi ti la velocità e cose eccetera è una manifestazione di potenza.

Detto questo, scusate la premessa, il diritto internazionale, come diceva la professoressa, eh, vedi che un certe, oh, Valeria, come diceva Valeria, ehm, dà il suo contributo importante, quindi all'affermazione, quale che ne sia poi l'attuazione concreta, all'affermazione dei diritti delle donne. Non direi solo al contrasto della violenza sulle donne, perché sono d'accordo con chi mi ha preceduto che non basta guardare alla violenza, c'è tutto il contesto da esaminare.

Si parla, anzi, nel chi studia il diritto internazionale, ma anche il diritto costituzionale lo sa, si parla di un processo di osmosi tra il diritto interno e il diritto internazionale, per cui magari le norme costituzionali, in particolare il diritto interno, finiscono, anzi normalmente precedono i diritti nel campo dei diritti umani. Le norme costituzionali precedono l'affermazione del diritto internazionale in questa materia che è un fenomeno tutto sommato recente, quindi si è affermato soprattutto nel secondo conflitto mondiale. Però c'è questo moto ascendente dal diritto costituzionale alle norme internazionali e quello discendente. Una volta che esistono le norme internazionali hanno una ricaduta sugli ordinamenti interni, nel senso sia di rafforzare le norme esistenti laddove esistono, sia invece di andarle a completare laddove non ci sono o addirittura coprire spazi enormi quando si tratti di paesi che abbiano una scarsa, eh, tradizione costituzionale.

Io vorrei partire quindi dalla enunciazione del diritto costituzionale italiano in questa materia. Prima ancora di arrivare al diritto internazionale, ricordiamo che la nostra Costituzione contiene in termini, in materia di eguaglianza fra i sessi e non solo fra i sessi, il famoso articolo 3 che riguarda sia l'aspetto formale dell'eguaglianza senza discriminazione fra sessi, come, come conosciamo tutti questa disposizione, sia al paragrafo 2 si occupa dell'aspetto invece sostanziale. Repubblica rimuove gli ostacoli che si oppongono e questi ostacoli, li sappiamo e con tutti gli sforzi che si possono fare a livello legislativo è difficile rimuoverli completamente. Il lavoro è continuo, il lavoro è stato detto.

Di questo, diciamo, interazione, di questa interazione fra diritto interno e diritto internazionale, un modello esemplare è quello del, diciamo, dell'Unione Europea. Noi, tra l'altro, dobbiamo sempre pensare e ricordarci che viviamo in uno dei dei delle aree del del mondo più privilegiate in termini di tutela dei diritti umani, dove appunto le tutele sono rafforzate da diverse fonti giuridiche. Ricordo che per quanto riguarda l'Unione Europea, l'articolo 7 del trattato sull'Unione, eh, stabilisce, eh, afferma che i diritti fondamentali garantiti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri fanno parte del diritto dell'Unione. Allo stesso tempo, questi si uniscono insieme, dice l'articolo 7, a quelli della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e quindi c'è questo incardinamento fra diritto interno e diritto, diritto dell'Unione che produce quindi un livello di garanzia altissimo anche a livello processuale, a livello anche di strumenti.

Noi, oltre diciamo di reagire per violazione di diritti umani nei confronti di eventuali violazioni subite, oltre a rivolgerci, avere la possibilità di rivolgerci al ai giudici interni, sappiamo che possiamo rivolgerci al ai giudici della Corte di Strasburgo, quindi della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e conosciamo tutti anche le competenze, ampie competenze della Corte di Lussemburgo, invece la Corte di Giustizia dell'Unione Europea.

Fatta questa premessa, direi appunto, siccome appunto mi interessa non solo parlare di parlare di un contesto più generale, distinguerei tra le fonti di diritto internazionale, le fonti che si occupano di diritti umani in generale, comprendendo anche clausole importanti in materia, eh, di tutela dei diritti delle donne rispetto a quelle che invece si occupano precipuamente, quindi in maniera specifica dei diritti delle donne. Tra l'altro, una premessa terminologica, si parla molto in questo campo di di tutela dei diritti umani delle donne. Io propenderei per una, diciamo, versione più semplice: diritti delle donne, perché sembra che ci sia anche qui in qualche maniera, su lettiziamente, è un retaggio della presenza del maschio. È vero che uomini si intende in questo caso come termine comprensivo del genere umano, però dà l'idea dell'uomo ancora presente, quindi utilizzerei questo termine diritti umani, allora diritti delle donne semplicemente.

All'origine del diritto internazionale, in questo diritto internazionale di tutela dei diritti umani vi è la nota, arcinota Dichiarazione Universale dei Diritti dell'ONU, approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, dove quindi sono le le norme iniziali sono quelle dedicate al contrasto delle discriminazioni, all'affermazione del principio di uguaglianza. L'articolo 1 afferma che tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. All'articolo 2 ci dice che ogni individuo aspettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente dichiarazione. E qui la nota formula che poi è ripresa in tanti altri strumenti giuridici, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altre condizioni. Quindi il principio di eguaglianza in tutte le sue declinazioni.

Poi nella dichiarazione ci sono ulteriori disposizioni specifiche dedicate al ai diritti delle donne, per esempio in materia i diritti di famiglia. L'articolo 16 afferma che uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza e religione e soprattutto hanno uguali diritti riguardo al matrimonio. Il matrimonio potrà essere concluso, tra l'altro, soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi. E qui dobbiamo pensare ancora invece alla pratica ancora tanto diffusa dei matrimoni combinati, dei matrimoni dei bambini, delle bambine più che dei bambini, senza evidentemente il loro consenso. C'è il tema anche della famiglia. L'articolo 25 stabilisce che la maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tra i bambini nati nel matrimonio e fuori di esso devono godere della stessa protezione sociale. Qui si intende anche al di là del sesso, che siano bambini o che siano bambini.

Sappiamo anche che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è un importante strumento giuridico, ma non è uno strumento giuridico vincolante, come tutti gli atti dell'Assemblea Generale, è una mera raccomandazione rivolta agli Stati. Altri, eh, strumenti giuridici hanno provveduto però a rendere obbligatorie queste disposizioni e a specificarle anche ulteriormente. E qui il pensiero va soprattutto inizialmente ai famosi, eh, ai due patti delle Nazioni Unite sui diritti umani del 1966. Eh, il primo patto riguarda i diritti civili e politici e ribadisce il divieto di, eh, discriminazione rispetto al godimento dei diritti da esso previsto. In tal senso l'articolo 2 stabilisce che ciascuno degli Stati del presente patto si impegna a rispettare e a garantire a tutti gli individui che si trovino sul suo territorio e siano sottoposti alla sua giurisdizione i diritti riconosciuti nel presente patto, senza ancora una volta distinzioni alcune di colore e sesso, eccetera eccetera.

Ehm, non sto ad elencarli tutti, ma anche qui troviamo, per esempio, l'articolo 3. C'è una coincidenza, eh, è una coincidenza significativa. L'articolo 3 della del patto dei dei del patto del sui diritti civili e politici e riguarda l'aspetto della, eh, eguaglianza sostanziale. Diciamo, se c'è un parallelo con l'articolo 3, esattamente la nostra Costituzione, perché si richiede agli Stati che aderiscono di impegnarsi a garantire agli uomini e alle donne la parità giuridica del godimento di tutela dei diritti civili e politici enunciati nel presente patto. Quindi gli Stati si devono adoperare perché la forma diventi anche sostanza. Eh, anche qui ci sono disposizioni relative alla famiglia, al diritto di sposarsi senza, ehm, imposizioni, liberamente, eccetera.

Per quanto riguarda i diritti politici è fondamentale la disposizione articolo 25 per cui tutti gli individui sono eguali davanti alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. A questo riguardo la legge deve proibire qualsiasi discriminazione e garantire a tutti gli individui una tutela eguale ed effettiva contro ogni discriminazione che sia fondata e segue l'elenco che ecco di quella che è una disposizione che ormai si dice in diritto è diventata uno standard giuridico, quindi che viene ripreso, ribadito talmente tante volte da diversi strumenti giuridici da dover inevitabilmente penetrare in maniera, eh, capillare in tutti gli ordinamenti anche interni, almeno degli Stati che aderiscono a questi strumenti.

C'è anche il, il riferimento al, al lavoro, al mondo del lavoro, all'eguaglianza delle donne in mondo del lavoro. L'articolo 7 cosa richiede? Ecco quello che tu lamentavi che non si è ancora realizzato. Siamo nel '66 e questo è richiesto come disposizione obbligatoria per gli Stati aderenti ai patti. Un equo salario e un'uguale remunerazione per un lavoro di eguale valore, senza distinzione di alcun genere. In particolare devono essere garantite alle donne condizioni di lavoro non inferiori a quelle godute dagli uomini con una eguale remunerazione per un eguale lavoro.

C'è l'attenzione al problema che questo hai detto è un freno fortissimo alla realizzazione delle donne nel mondo del lavoro, la maternità. E allora, in base all'articolo 10, eh, alle madri lavoratrici deve essere garantita una protezione, eh, speciale, ehm, per un periodo di tempo ragionevole prima e dopo il parto. Le lavoratrici madri dovranno beneficiare durante tale periodo di un congedo retribuito e o di un congedo accompagnato dalle adeguate prestazioni di sicurezza sociale. Il si dice il diavolo si nasconde nei dettagli. Queste sono disposizioni obbligatorie per tutti gli Stati, però poi la determinazione della del periodo, no, di congedo garantito può variare da paese a paese. Io mia figlia che vive in Germania ha avuto, lei e il marito 7 mesi di congedo parentale. Hanno potuto evidentemente insieme, ecco, coinvolgendo anche su questo punto è anche importante che il congedo parentale sia assicurato anche al maschio perché non è detto che che ci sia solo l'allattamento, ci sono tanti, diciamo, incombenze che un figlio piccolo comporta.

Ehm, ora noi siamo di fronte a un quadro normativo generale, ripeto, di norme che non riguardano specificamente le donne, ma i diritti umani in generale, ma dove le donne sembrano già parecchio garantite. La consapevolezza, però, che questo non basta, appunto, ha spinto la comunità internazionale nel tempo a prevedere invece, ecco, accordi internazionali specificamente dedicati alle donne. Bevo un attimo. Sì.

Allora, la prima di questa non è nemmeno la prima, perché già nel '54 c'è stato, per esempio, un accordo internazionale sui diritti politici delle donne, sempre nell'ambito delle Nazioni Unite, perché si veniva fuori dalla guerra in una situazione in cui, ecco, i dati sono importanti, in meno di 100 stati erano riconosciuti, erano ha riconosciuto, per esempio, il diritto di voto alle donne. Del resto noi sappiamo che in Italia e abbiamo quel bellissimo film, c'è ancora domani, che dà proprio, diciamo, un quadro commovente, anche non è un caso che quel film abbia avuto un successo mondiale, ecco, non solo in Italia, perché ecco, oggi ci sembra strano pensare che fino alla dopoguerra le donne non avevano ancora diritto al voto. Insomma, quando si dice i passi se ne sono fatti, ma partendo veramente da situazioni assurde.

Ed ecco che nel 1979, ancora una volta l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e molti di questi strumenti giuridici nascono nel quadro delle Nazioni Unite, che tra l'altro ha tra i suoi compiti generali istituzionali hanno le Nazioni Unite il compito appunto di intervenire sugli aspetti sociali anche, quindi sull'affermazione, sull'eliminazione delle discriminazioni, tutto quello che riguarda la promozione della persona umana in generale. Nel '79 viene adottata la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, detta anche con una sigla, acronimo dall'inglese, CEDAW, che entra in vigore nel 1981 ed è ratificata da ben 189 paesi. E ancora una volta, se veniamo alle situazioni reali all'interno dei vari paesi, sembra strano quando Valeria Torre affermava appunto che uno dei problemi è quello dell'attuazione, cioè non basta aderire a questi obblighi. Evidentemente, non credo che se guardiamo quei 189 paesi, anzi alla fine vi riferirò di un di un singolare episodio che recentemente, proprio questione degli ultimi mesi, riguarda l'Afghanistan, che il regime dei talebani, ma lo diremo fra poco, a sua insaputa, come si dice, perché non è stato il regime dei talebani ad aderirvi, ma agli inizi del 2000 i regimi precedenti, però fanno parte di questa convenzione, in teoria dovrebbero rispettarla. Ci sono state vicende giudiziarie interessanti di cui riferirò poi alla fine.

E beh, questa convenzione è una convenzione molto ampia, contiene un preambolo e ben 30 articoli dove evidentemente qui i diritti delle donne vengono molto molto in dettaglio specificati. Ehm, è importante anche il preambolo che accoglie una definizione di discriminazione che riguarda non solo gli aspetti formali, appunto, giuridico formali della discriminazione, ma gli effetti. Si fa riferimento a tutte quelle pratiche, comportamenti che possano avere l'effetto di discriminare le donne e questo è molto importante perché dà la possibilità di incidere molto più fortemente sulle situazioni concrete. Poi 30 articoli, c'è un catalogo che non vi sto a leggere tutto, in cui veramente ci sono tutti gli aspetti dei diritti donne che possono essere, eh, quindi compromessi e di converso gli Stati si obbligano a rispettarle. Ehm, tipo tutte le misure che riguardano l'accesso alla vita politica, civile, sociale del paese. Articolo 3, l'articolo 5. Ecco, l'articolo 5 riguarda proprio la questione di l'obbligo degli Stati di adottare tutte le misure volte ad abolire i modelli culturali basati su stereotipi che alimentano il pregiudizio di genere. Questo obbligo c'è. Poi bisogna vedere come viene attuato. La soppressione, ovviamente, del fatto delle schiave, questo è evidente. Qui siamo di fronte a crimi addirittura. Il diritto di voto, il diritto di ottenere un'educazione, una carriera basata sulla discriminazione di basate su non basate su discriminazione di genere eccetera eccetera eccetera.

Il problema questo, quindi come vedete una convenzione molto ampia che potrebbe garantire un trattamento paritario in maniera molto efficace se venisse adottata. Sappiamo, però, abbiamo, lo si è detto, c'è il fenomeno il fenomeno della violenza sulle donne che anche questo ha portato a dichiarare questi diritti in generali, bisogna anche occuparsi purtroppo specificamente di questo e nasce così nell'ambito però questa volta non a livello, come dire, universale nell'ambito delle Nazioni Unite, ma nell'ambito europeo. Consiglio d'Europa, che voi sapete non va confuso, no, con l'Unione Europea perché ne fanno parte non i 27 stati solamente del membri dell'Unione Europea, ma sono 54 gli Stati aderenti, quindi che coprono anche molti stati, coinvolgono anche molti stati non aderenti all'Unione Europea e la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul. Il primo stato ad aver ratificato questa convenzione, appunto, sottoscritta a Istanbul è stata proprio la Turchia nel 2012. Non deve sorprenderci se 9 anni dopo, però nel 2020-21 la Turchia di Erdogan ha ritirato la sua adesione. È importante.

Questa, questa di convenzione è ancora più ampia della precedente. Sono ben 81 gli articoli previsti, quindi l'impegno è veramente serio, direi, e capillare, ma è importante sottolineare come nel preambolo si affermino dei principi generali o meglio delle aree di intervento che gli Stati su cui gli Stati sono chiamati a intervenire, che sono stati definiti delle 4 P, cioè prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli e politiche integrate. L'articolo 3, importante anche perché dà delle definizioni specifiche di concetti, non solo del concetto di violenza sulle donne, ma anche di violenza domestica, di genere, di violenza contro le donne, specificamente basato sul genere. Cioè, qui si designa qualsiasi violenza diretta contro una donna, in quanto tale. Il femminicidio rientra. Non a caso non si parla di femminicidio in questa convenzione, ma questa convenzione è stata successivamente legata al termine anche di femminicidio, grazie anche alla presenza appunto di questa disposizione.

Nelle varie aree in cui si articola la convenzione abbiamo i delitti. Anche qui una serie molto dettagliata di diritti che vanno dallo stalking, la violenza fisica, la violenza sessuale, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali femminili, la sterilizzazione forzata, le semplici, diciamo semplici, le molestie sessuali, quelle che non non portano poi necessariamente all'omicidio, ehm e anche i crimini commessi in nome dell'onore del cosiddetto onore di cui che abbiamo conosciuto per molto tempo in Italia. Ecco, la prevenzione qui, questa questa convenzione punta molto sulla prevenzione indicando come la prevenzione come l'eliminazione dei pregiudizi, degli usi e costumi, delle tradizioni di altre pratiche basate sull'idea di inferiorità delle donne, sui ruoli stereotipici per le donne e gli uomini, anche attraverso l'istruzione, la formazione, quindi la centralità della formazione, dell'istruzione, dell'educazione è, diciamo che scontata qui, poi bisogna anche questa realizzare. La formazione professionale, programmi, l'intervento di carattere preventivo e il trattamento, la partecipazione del settore privato e dei mass media anche nel nella prevenzione attraverso l'azione culturale, diciamo. Poi c'è la protezione e sostegno che implica l'obbligo per gli Stati anche di diffondere informazioni pertinenti, servizi di supporto, assistenza a chi fa le denunce, eccetera eccetera. E infine ricorsi, anche qui la più larga possibilità di accesso agli strumenti giuridici per ricorrere contro, ehm, sia di carattere penale che di altro tipo per ricorrere contro gli autori di violenza sulle donne.

Da ultimo, qualche cenno che è importante però al ruolo che può svolgere il diritto penale internazionale, un assisto anche a Valeria Torre, ai colleghi penalisti. E in particolare, per quanto riguarda la persecuzione dei reati relativi alla donna, si parla sempre più di un concetto nuovo, quello dell'apartheid di genere, perché noi sappiamo che le convenzioni internazionali, anche lo Statuto Corte Penale Internazionale, il progetto di crimini che è stato approvato dalla commissione, il progetto di codificazione sui crimini individuali che è stato approvato dalla commissione del diritto internazionale che è all'esame della sesta commissione delle Nazioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quella che si occupa appunto delle questioni giuridiche, prevedono come crimine il crimine di apartheid unicamente come crimine razziale.

Allora, c'è stato, ecco, interessante che questo tentativo di affermare, introdurre anche un concetto specifico come crimine specifico di apartheid di genere provenga da movimenti, diciamo, civili, cioè molto ovviamente movimenti femministi, ma anche una larghissima rete, eh, di interventi che spinge fortissimamente in tutte le istanze competenti presso tutti gli Stati e le istituzioni internazionali per introdurre questo specifico crimine, perché si parte dalla considerazione che quando la persecuzione delle donne oppure la violenza sulle donne, che può essere un fatto di relazioni private, no? In Italia lo conosciamo fatto, per fortuna, di relazioni private, ma in paesi come l'Iran e soprattutto l'Afghanistan, se diventa un, diciamo, un fenomeno sistemico che è favorito dalla legislazione delle azioni dei governi, allora qui siamo in poi non sappiamo che in Afghanistan la figura della donna è praticamente cancellata.

Allora, si tenta di farlo inserire, quindi c'è soprattutto nella commissione diritto internazionale, nella sesta commissione del dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite questo tentativo e c'è una certa apertura in questo senso, se non che, ecco, la prassi ha, eh, anticipato questa soluzione normativa perché sono proprio due casi che riguardano, mh, l'Afghanistan, ma che sono proprio tristissimi di questi ultimi mesi e cioè da una parte la Corte Penale Internazionale, il procuratore capo della Corte Penale Internazionale il 23 gennaio, ehm, ha avviato un procedimento nei confronti del regime dei talebani richiedendo addirittura, ecco, un altro dei mandati d'arresto internazionali che stanno prolificando, proliferando, scusate, negli ultimi tempi con reazioni spesso scomposte e e avverse proprio da parte di paesi democratici come gli Stati Uniti. Voi sapete che gli Stati Uniti da da tempo, ma lo fece Trump già nel suo primo mandato, ha adottato una legislazione che considera reato la collaborazione di chiunque con la Corte Penale Internazionale, per cui c'è stato qualche anno fa un episodio curioso in Sudan, un, diciamo, un uno di questi signori della guerra, quindi si è macchiato di crimini orrendi che però aveva perso il potere. Cioè era una brutta città, andò a consegnarsi all'ambasciata statunitense in Sudan perché riteneva che di essere più sicuro in stato di arresto che in libertà. E questi d'ambasciata han detto: "Ma se noi lo facciamo qualcosa siamo passibili noi di procedimento penale". E allora l'hanno tenuto fuori l'ambasciata, hanno telefonato alle autorità penali locali, dice: "Venite a prendere", così, diciamo, potete anche vantarvi del merito di questa cattura. Però noi abbiamo visto anche col caso, per esempio, di Sì, Almasi, come anche le dichiarazioni del governo italiano siano state molto ambigue, per cui si è arrivati a dire: "Noi teniamo fede ai nostri impegni Corte Penale Internazionale, però non deve fare politica". Corte, scusate, la Corte Penale Internazionale, il governo italiano Alfred Taiani era in particolare. Noi, tra l'altro, lo Statuto della Corte è stato firmato a Roma e quando è stato firmato a Roma nel 1998 c'era una gara fra tutti i politici, no, di mettersi questo risultato come fiori all'occhiello. Invece adesso si dice: "Ma la Corte Penale Internazionale non deve fare politica, l'elenco dei crimini è ben indicato e quindi ecco si è aperto questo procedimento, ehm, dove il capo d'accusa, insomma, un po' forse costruendolo in base alle norme dello Statuto che non prevedono questo caso specifico, però è quello di crimine contro l'umanità, di persecuzione di genere".

Ancora più importante è un altro caso sempre recentissimo di quest'anno, che riguarda non la Corte Penale Internazionale, bensì la Corte Internazionale di Giustizia, perché appunto il regime dei talebani non sapeva di aver aderito, di essere ancora paese aderente alla convenzione, eh, quella, la CEDAW, no? Contro la discriminazione razziale. Allora, alcuni, ecco, il vantaggio, ecco perché dicevo prima la sinergia, l'osmosi che c'è fra diritto interno e diritto internazionale può essere molto utile ad avanzare quindi lo stato di tutela, il livello di tutela dei diritti umani e in questo caso dei diritti delle donne e perché in questo caso qualsiasi membro del, diciamo, del, qualsiasi parte contraente della convenzione può, diciamo, assumere un'iniziativa giudiziaria, quindi denunciare semplicemente un'altra parte contraente, anche se non è leso dal, diciamo, dai comportamenti, dalle condotte di quest'altro contraente, perché per violazione della convenzione.

Allora, un gruppo di paesi: Canada, Paesi Bassi, Australia e Germania hanno assunto questa iniziativa e hanno denunciato l'Afghanistan davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. La cosa curiosa è che nelle udienze preliminari, bisognerebbe leggere, perché sono curiose, il rappresentante del governo afghano ha detto: "Noi discriminare la donna? Ma se noi siamo l'unico paese al mondo che ne garantisce la virtù". E quindi, e quindi comunque questi sono due procedimenti pendenti e questo è un suggerimento anche ai colleghi e alle colleghe penaliste di magari seguirle su questo piano.

Ehm, come vediamo, ultima considerazione finale e finisco. Lo strumentario è quello che veniva osservato prima, lo strumentario sul piano giuridico, come vedete, è molto ampio, molto dettagliato, molto diffuso, fra 189 paesi, vuol dire più o meno tutti i paesi del mondo che aderiscono alla convenzione contro le discriminazioni della donna e però i risultati poi sono davanti agli occhi di tutti, anche paesi, diciamo, avanzati, civili tra virgolette, come il nostro, che la prassi è ben differente, siamo ancora molto lontani dal realizzarla, da realizzare questi diritti, questi obiettivi e internazionalmente anche perseguiti. E allora non resta che concordare pienamente con quello che diceva la professoressa Loiodice. L'impegno maggiore non può che essere quello sulla prevenzione, sul cambiamento anche degli stereotipi delle coscienze e quindi e quindi la palla soprattutto la lanciamo nel campo dei pedagogisti. Buon lavoro a voi.

Grazie mille Aldo. Ringrazio il professor Ligustro per aver chiarito un aspetto fondamentale. Con la proposta di legge sul femminicidio, con la proposta di introduzione del femminicidio, una delle motivazioni a sostegno di questa nuova fattispecie è che siamo obbligati dalla Convenzione di Istanbul. E quello che volevo dire prima, la convenzione tra gli strumenti, tra i piani d'azione vede la repressione uno tra quattro. Tutti gli altri dovrebbero essere prevenzione, ma a noi fa comodo invece tradurre la prevenzione in repressione perché la repressione si fa a costo zero. Poi diciamocelo, invece la prevenzione richiede degli investimenti. No, no, per carità, io sono per la prevenzione, anzi non vorrei il diritto penale nel nell'intervento così massiccio del diritto penale che perché assorbe tutte le energie e e comunque distoglie l'attenzione da, diciamo, le cause più profonde. E allora diritto penale, lascio la la parola a Milly Virgilio. Sono molto contenta che sia venuta. C'ho sempre un, diciamo, un rispetto per Milly perché per me è stata una maestra in questo campo, lo è ancora, è il mio punto di riferimento. Ringrazio di essere venuta a Foggia e sono stata molto felice e non dico nient'altro, cedo a lei la parola.

Grazie. Sono io che ringrazio l'Università di Foggia e e l'amica Valeria Torre che così in questa linea di di incrocio fra le generazioni continua, diciamo, la tradizione della scuola bolognese del professor Franco Biccolo, perché noi lì siamo nate, lì in quel contesto ci siamo ci siamo conosciute. Allora, mi aggancio agli interessanti spunti di diritto internazionale perché è vero quello che appunto prima diceva la che diceva il collega e che puntualizzava anche la professoressa Torre, cioè che noi che oggi noi abbiamo, diciamo, una una serie, come dire, di suggerimenti di stimoli, cioè oggi regolarmente di ognuna delle modifiche che si apportano, ogni modifica legislativa in qualunque materia vi detto, come dire, se ne cerca una sorta di legittimazione sovranazionale e nelle varie fonti e quindi a volte anche a sproporzione, nel senso che per esempio io faccio l'esempio di quando fu adottata nel 2013 penalisticamente la norma in materia di la cosiddetta legge contro il femminicidio che non aveva nessuna norma contro il femminicidio, che il femminicidio non c'entrava niente, che si disse che era in esecuzione, era il 2013 della Convenzione di Istanbul e invece era in esecuzione di una serie di della direttiva vittime dell'Unione Europea che anzi sottoponeva l'Italia a sanzione, quindi e invece fu presentata oltre che come contro il femminicidio anche come, ehm, frutto della della delle attuazioni della Convenzione di Istanbul.

Del resto, una volta, sempre per vedere quali sono poi le modifiche che noi che dobbiamo che possiamo constatare, una volta quando si recepivano e ratificavano gli strumenti sovranazionali si facevano subito le leggi di attuazione. Penso Lanzarote, i minori, la legge che ha fatto entrare all'interno del nostro sistema tutta la tematica della della criminalità minorile, della pedopornografia, insomma tutta la tematica di Lanzarote e aveva già nella legge di ratifica il le norme attuative. Poi si è cominciato a prendere, come dire, un po' le distanze e allora si sono fatte, io le ho chiamate le ratifiche secche. Dopo prima allora dice: "Intanto ratifichiamo così facciamo vedere che abbiamo ratificato perché è un problema di immagine, no? Dice noi abbiamo ratificato". E poi dopo c'è i problemi però dell'attuazione. Adesso noi ne abbiamo due che sono, eh, sul, come dire, che necessitano della dell'attuazione. Abbiamo una la, eh, direttiva europea ultima del '24 contro la violenza di genere alla violenza domestica. Questa recente deve essere attuata, oltre come dire che ha bisogno quindi del recepimento, però ha necessità della strumentazione di attuazione. Lo stesso anche per la convenzione dell'ILO, dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, che ormai è già del 2019, che abbiamo prontamente ratificato secca e che e questa parla di violenza in materia di lavoro. Interessante, no? Perché poi in una materia che potrebbe essere, diciamo, dovrebbe essere aliena dalla dalla dai fermenti e, ehm, penalistici, invece parla di violenza e molestie in ambito di lavoro. Anche questa necessità dell'attuazione, ma sul tema dell'attuazione ne abbiamo alla lunga perché per esempio l'anno abbiamo fatto la legge sulle statistiche, stiamo ancora aspettando i decreti attuativi e invece abbiamo sentito quanto la collega ha portato tutta una serie di dati perché in questa materia il dato è fondamentale per valutare, conoscere e e governare, lo diceva in Audi, ma e come dire fa parte anche di di ogni sapere, anzi avere avere i dati, io sostengo e anche per fare le ricerche, procurarsi i dati. I dati son potere, avere i dati è potere. Non tutti a volte ci sono delle ricerche, c'è qualche collega che riesce a avere i dati con, diciamo, modalità personalistiche e e dopo poi non si è neanche in grado di verificare. Trasparenza dei dati della nostra legge delle statistiche che è del '23, stiamo ancora aspettando l'attuazione, i decreti attuativi e quindi in realtà i dati che vengono raccolti adesso poi ci arriveremo per anche con riferimento a alcuni dati che sono stati, diciamo, a questa tendenza, diciamo, all'emergenzialità, adesso ci ritorneremo, ma vorrei arrivarci anche in modo, come dire, documentato e scientificamente e quindi corretto.

Io tengo da anni, vedete questa cosa gialla, verde, eccetera eccetera. Da anni ormai tengo una cronologia critica normativa. Ogni tanto la regalo, me la pubblicano a giornata. Mi vanto di dire che l'ultima pubblicazione, l'ultimo regalo l'ho fatta, l'ho fatto a, eh, Facchigiolo, a, ehm, una sociologa e una filosofa del diritto che hanno scritto questa bellissima una storia dei diritti delle donne del Mulino e loro avevano scritto, ne parlavano e ho detto: "Ma scusate, vi regalo la mia cronologia critica" e così è e ogni tanto la pubblichiamo anche chi avesse voglia di vederla sul blog di studi sulla questione criminale worldpress.com ve l'ho messo. Ne ho fatto per questa occasione, visto che la era focalizzato la richiesta, insomma, l'intervento era focalizzato dal codice rosso al codice al alla legge del del '23, no? E, ehm, e quindi diciamo ne ho fatto un ristretto, ehm, che però, eh, eh, che appunto che mi serve per potere, come dire, documentare le tesi che vado sostenendo e come dire, gli stimoli che che sono a proporvi.

Allora, vedete, questo sono quattro pagine, non mi ricordo più, e in cui, appunto, io ho segnato in giallo e così è in tutta la cronologia, tutto quello che riguarda la, eh, ehm, le tematiche specifiche, diciamo, con riferimento a modifiche della legge penale. Cioè, queste sono tutte le leggi, sono anche per capirci, c'è ce ne sono anche, come dire, delle civilistiche, quelle diciamo che possono essere riferite al al alla violenze contro le donne, anzi per usare il termine di Istanbul, la violenza contro le donne basata sul genere, perché anche se il linguaggio è importante, quindi decidiamo di che cosa di cosa parliamo e quindi ci sono raccolte tutte le norme che sono intervenute. Qui, vedete, in verde vi ho messo il cosiddetto codice rosso, che è del, eh, del, ehm, 2019, dove qual è la tesi e no e poi appunto ce ne sono, ce ne sono varie. C'è questa norma del '22, queste disposizioni in materia di statistica in tema di violenza di genere che peraltro è già stata criticata perché è prevalentemente poi penalistica e non ha non raccoglie i dati civilistici, mentre invece se c'è ormai un dato scontato è come dire l'incidenza della sugli affidamenti, sulle anche appunto sui momenti sulle procedure separative e e invece proprio della violenza, quindi vanno ormai la commissione femminicidio, anche la precedente, ha ormai, diciamo, ha sdoganato questa tematica totalmente, quindi anche in civile, però, insomma, noi nel '22 con la legge 53 abbiamo fatto questa, ehm, questa questa questa disposizione. Poi il tema, la materia attraversa due legislature diverse perché il codice rosso è della legislatura precedente. Il la il testo che ci interessa oggi e e quello del del '23 è in materia, eh, sempre appunto sulla violenza sulle donne.

Vedete, vi dicevo linguaggio, dire violenza contro le donne, evidentemente, eh, richiede uno sforzo, è più difficile da dire, non lo so, perché anche il legislatore, eh, dice lo troverete spesso, notatelo se avete voglia, e che invece di dire "the gangs against women", cioè "against", cioè a casa mia "against" vuol dire contro, poi dopo possiamo tradurlo come vogliamo, però si dice "sulle donne" oppure "l'altro nei confronti delle". A me sembrano un po' sminuenti, un po' un po' minimizzanti, però vabbè. E poi abbiamo appunto le le varie altre norme, il bullismo, la la surrogazione di maternità, mi son saltata a Caivano, mi sono la, oh, però cioè e poi il codice rafforzato quello sulle informazioni, vedete? Però dov'è che volevo? Volevo quella in materia civilistica. Dove sta? Ok, quello scaduto. Eh, vabbè, sembrava di averlo segnato che c'è anche una delle poche civilistiche. È in realtà, dove sta? Mannaggia a me. Correttivo Cartabia. Chissà cosa ho fatto delle volte con queste strumentazioni a proposito del c'è sicuramente una norma precedente che, eh, equilibra. Eccolo qua, il Family Act. Perché qual è la tesi che vado io a sostenere? Che praticamente tutte queste norme sono tutte in materia penalistica. C'è una primazia di leggi in materia penale. Lo strumento è questo, lo strumento privilegiato, tant'è vero che nella vecchia, ehm, legislatura c'era questa, ehm, oh, mi scappa perché com'è che non mi vuol piacere questa qui? Eccolo qua, il Family Act, che era delega al governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia, che sembrava appunto Istanbul dice: "Prevenite e prima di di reprimere" ed è il titolo del nostro del del progetto e del convegno. E questa era chiaramente in materia di prevenzione, quindi valorizzazione della famiglia, il Family e è stato è scaduto e quindi le non è stata data attuazione. Quindi restano una serie di norme, poi c'è il congedo di paternità, però la la prevalenza, anzi io addirittura nel leggere, nel nel vedere tutta nello scorrere tutta la questa cronologia critica ci sono pratic, c'è una preponderanza di leggi penali assolutamente, ehm, incredibile. Peraltro tutte queste hanno si concludono con la clausola della cosiddetta invarianza finanziaria, il che vuol dire che appunto prevenzione se ne fa poca perché senza la prevenzione costa, costa indirettamente, indirettamente e quindi e quindi va, ehm, occorre finanziare, quindi mentre invece le norme penali, almeno in forma diretta, diciamo, non hanno costi e non ne hanno le loro modifiche.

Dicevo che a tema, diciamo, il punto di partenza è il codice rosso, che è, appunto, era della precedente legislatura nel, ehm, mentre diciamo il punto d'arrivo e per oggi insomma il punto lato di evidenza è questo della legge 168, disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne nella e e sulle donne della violenza domestica, che è nella attuale legislatura, ma che era in realtà la che è in realtà la trasposizione di un testo che era già stata preparata nella prima. Quindi, sostanzialmente, sotto questo profilo c'è un, diciamo, sotto il profilo politico c'è una c'è una continuità, diciamo, non è di testo, poi non è diverso da quello, eh, non è così profondamente diverso da quello che era stato preparato e anche quello era di iniziativa governativa e poi passato al Parlamento.

Allora, in queste tematiche qui dentro c'è anche c'è anche la legge Cartabia, Cartabia civile, Cartabia penale, correttivo Cartabia, che io ho sempre considerato che uno nella legge chiamare una legge correttiva mi è sempre sembrato come dire, come si fa a dire che si fa una legge e poi che c'è e chiamarla correttivo? Cioè, pensatela bene, ragionateci prima. Ed è un tema importante che io considero rilevante perché il codice rosso, allora, quando fu fatto nel '13 la legge cosiddetta contro il femminicidio si disse: "Ottima tappa nella legislatura, finalmente abbiamo degli strumenti, finalmente il nostro sistema è un sistema, eh, ben collaudato". Infatti, poi abbiamo avuto appunto, adesso torniamo indietro nel seguendo una sorta di ordine cronologico e poi quello che c'è in questo in questa proposta. Nel 2019, codice rosso. Il codice rosso è stato salutato come finalmente come una pietra miliare che doveva finalmente mettere a posto tutte le cose. Tempo, 15 giorni c'erano già nel valutare eccetera tutte le proposte di modifica e infatti poi ci sono tutti gli ordini delle modifiche eccetera che sono poi nella legge del '23 papale papale. Cioè, la legge del '23 è stata presentata come finalmente abbiamo un sistema completo, le donne sono e infatti nella legge nella nel schema di di nel disegno di legge governativo sul femminicidio, la seconda parte ha una che è una, diciamo, la c'è una parte che che ha anche dei passaggi secondo me utili, perché mancavano. Ha aumentato una serie di obblighi di comunicazione, una aumentato una serie di vincoli che appunto erano cominciati nel '13, poi sono stati applicati nel '19, aumentati col codice rosso, poi sono stati aumentati nel '23 e poi sono ancora adesso ce ne ha altri da fare e ne mancano, perché quello che manca e dov'è diciamo la tesi che io voglio sostenere è un momento di rivisitazione organica della materia.

Una volta e, eh, il vituperato Codice Rocco aveva le sue che noi continuiamo peraltro a utilizzare perché ha ancora parti solide che fu un prodotto tecnicamente va eccellente, poi gli abbiam finalmente abbiamo dovuto toglierle tante parti che soprattutto quelle rispetto alle donne, pensate l'adulterio solo dell'uomo che è una roba che che ce la siam tenuta, ne parlavamo ieri, ce la siam tenuta che nel '61 la Corte Costituzionale lo esamina e dice: "No, no, va bene perché la famiglia nel '61". Anni dopo e invece per fortuna nel '68 han detto: "No, è una discriminazione, no, è mutata la coscienza sociale". Cioè, l'argomento in realtà che fa il rev fra il '61 e '68 nella sentenza della Corte Costituzionale sull'adulterio è è la mutata coscienza sociale e era che è l'argomento che era stato usato anche nel '61, cioè allora nel '61 dicevo che la coscienza sociale lo vuole, nel '68. Quindi evidentemente invece non è così. Non può essere che in 7 anni da poi che hanno che vabbè insomma e che quale significatività particolare hanno avuto quegli anni per mutare, non non mi sembrano poi e i sociologi, i politologi, però è chiaro che invece come dire ci sono logiche che e in un qualche modo vanno al di là, no? La politica del diritto, cioè conta, fa e e cambia le cose. E noi una volta, appunto, diceva il codice il codice Rocco fu mandato a tutte le università in bozze, fu mandata a conoscenza e tutti c'erano. Infatti, se

Voi andate a vedere tutti i lavori preparatori. Ci sono, c'è cosa disse allora? Non so se c'era l'università, tutte le varie università che dicevano gli ordini degli avvocati. Cioè, ci fu un'apertura e una trasparenza che noi adesso ce la sogniamo. Adesso lo dico perché, come dire, io stessa sono stata chiamata più volte a audizioni. Io dico, le audizioni sono parallele alla Camera, al Senato, ma guardate che è un dato trasversale. Non, cioè, era così anche, è stato così anche per il C.R. Cioè, ormai è già non c'è più questa logica, come dire, del confrontarsi su testi, dell'aprirsi, dell'aprirsi anche, per esempio, sul tema della violenza contro le donne. Vuoi non chiamare le associazioni? E le associazioni le chiami solo a un'audizione parlamentare e è un dialogo, sono vie parallele, no? Ognuno parla da solo e col col parlamentare di riferimento. Qualcuno è lì presente, qualcun altro ascolta online. Sempre a proposito dei nuovi strumenti, però in realtà non c'è un intreccio, non c'è un confronto e quindi la mancanza di una di una rivisitazione organica della legislazione resta, diciamo, un nodo che invece noi dobbiamo. Io credo che oggi, appunto, con gli strumenti che ci sono, si potrebbe poi molto più facilmente di quando io, quando vado, quando ormai non si fa più queste cose qua, quando per la tesi si andavano a guardare i lavori parlamentari, erano volumi, era tutto, era una cosa lunghissima, perché poi li pubblicarono anche quel che aveva detto l'ultimo, eh, esperto, preteso esperto, tutto pubblicato, cioè non esiste più questa cosa. Adesso c'è di imperio, ti propongono un testo su quel testo e e dopo, cioè dopo c'è che vedono anzi aspettano a vedere un po' un po' lo cambiano, se non lo cambiano, se han già deciso di non cambiarlo, vanno avanti. Insomma, la modalità, secondo me, di elaborazione normativa trovo che sia piuttosto, insomma. E ripeto, ci tengo a dire che non è solo dell'ultima legislatura, ci tengo a dire che è già connotata già la nostra, la nostra temperie parlamentare.

Due notazioni. Allora, e come son messo? Posso? Allora, ho detto primazia del ehm del diritto eh penale e abbiamo delle tappe storiche. E come avviene però questa primazia? Perché non è che dice vabbè, vengono fatte norme penali come no? C'abbiamo un senso unico. Se li andiamo a guardare. Allora, nuove fattispecie. E noi nel giro, appunto, di queste di recenti abbiamo abbiamo messo la pratica di mutilazione degli organi genitali femminili, le violazioni degli ordini, provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare dal divieto di avvicinamento che però era stato messo a metà e quindi nel codice rosso era messo in un modo. Poi si sono accorti che erano che mancavano delle delle violazioni e nel '23 sono state inserite delle altre. Sotto questo profilo la modifica è anche nel testo. Il testo del femminicidio ha alcune modifiche perché non è stata fatta bene. Ci sono qualcuno dice "Oh, guardate che manca questo, manca questo", così a spot, no? E quindi è ancora da modificare. Poi costrizione induzione al matrimonio, il matrimonio forzato e deformazione dell'aspetto delle persone mediante lesioni permanenti al viso, diffusione illecita di immagini o video sessualmente esplicite che tutt'ora viene presentata erroneamente come revenge porn. Dizione sbagliata. Se sentite qualcuno che la usa, ditegli no, perché non è solo non c'è solo la vendetta. Quindi revenge porn è deviante, è limitante, non va bene. È una diffusione di video sessualmente espliciti di video non se non non consentiti. Quello è l'accordo. Quindi aggiunta di nuove fattispecie. Ne avevamo bisogno, sì, però intanto abbiamo aggiunto delle altre ipotesi. Previsione pene di tali tutte aumentate. Attenti, l'aumento delle pene come avviene? Uno, intanto le pene di tali, cioè quelle proprio previste. Poi introduzione di aggravanti, aggravanti comuni, le relazioni strette, eccetera, procedibilità d'ufficio, divieti di bilanciamento, cioè le modalità sono modalità varie. E la cosa curiosa, soprattutto sul curiosa, diciamo, da mettere in evidenza, sulla previsione delle pene editali, l'aumento delle pene editali. Io porto sempre l'esempio, lo stalking è nato con 4 anni, poi è passato a 5, adesso è 6 anni e 6 mesi e quindi quella che all'origine era stata presentata come un delitto spia soft che era facile denunciare, che quindi poteva essere in più aveva stato inserito anche quella la norma intelligente che abbiamo ripreso da altri ordinamenti dell'ammonimento, no? Quindi non ricorrere allo strumento penale era uno dei modi per non utilizzare lo strumento penale. Va in questura che dà l'ammonimento e prova a ammonirlo. Se non sta ammonito poi viene da comunque, però c'era. Adesso lo stalking 6 anni e 6 mesi è un reato che se alla alla donna che viene dice "Io vorrei denunciarlo" o tenta che che perché e questi aumenti come sono avvenuti? Non perché si è detto "Guardiamo la dosimetria delle pene effettivamente è bassa rispetto a quella", non per un raffronto, un'economia appunto una dosimetria delle delle sanzioni editali, ma perché c'erano effetti processuali, quindi per esempio per lo stalking la prima volta da 4 a 5 era sulle intercettazioni e sulla durata della misure cautelari. Si stava discutendo di quello. Ah, dice "Ma se noi mettiamo 5 anni manca lo stalking". Ah, dice "Presto fatto, aumentiamo lo stalking da 4 a 5 anni". Semplicissimo. 6 e mezzo idem, anche 6 e mezzo è venuto fuori da questi meccanismi processuali che dice "Ah, ma poi dopo". E quindi per le forme d'arresto, i forme, i conteggi e c'è tutta una serie di, diciamo, di ehm eh di ragioni ragioni non certo, appunto, di economia della pena, no? Che la pena è, cioè, come dire, è conteggio, è quantità, è è privazione della libertà personale, ma per ricadute indirette di strumenti processuali.

Quindi questa è la prima m la prima cosa. La ehm 5 minuti. Ehm l'altra cosa era e e appunto dicevo la mancanza di riforme organiche. Ehm, anche qui noi dovremmo eh ehm adesso ci sono una serie di progetti di legge, voi lo sapete, sulla violenza sessuale di introdurre il consenso, sulle molestie, se penalizzare le molestie, perché noi allora all'epoca non le mettemmo le molestie, quindi dice "Ma noi dobbiamo essere l'unico stato che non c'ha le molestie sessuali". È vero, però adesso mettere le molestie vuol dire andare a toccare, perché non c'è più un vuoto. Adesso toccare le molestie, io l'ho detto, lo dico e lo ridico, ma sembra di parlare al vento, vuol dire andare a cambiare lo stalking, perché lo stalking minaccia e molesta. Noi lo facemmo prima della convenzione di Istanbul. La convenzione di Istanbul distinse le minacce dalle molestie. Aveva due fattispecie diverse, cioè gli atti intimidatori, gli atti di stalking erano minaccia, le molestie erano le molestie. Noi avendole messe insieme nello stalking e peraltro pure lo stalking è un reato da modificare sentenza Cechtin. Disutiamo della sentenza Cechtin se doveva essere applicata la l'aggravante dello stalking. Ma secondo me, e io sono pronto a discutere, non lo voglio fare adesso. Quello che è certo è che dimostra che è da cambiare lo stalking, è da cambiare la come è stato confezionato la quella fattispecie. Lo dicemmo subito. Tutti i penalisti l'han detto subito che non andava a fa confezionato in quel modo e adesso vien fuori perché per il caso CKT se non è se non è stalking quello di CKT, vorrei sapere qual è quindi e ehm perché obiettivamente la norma per qualche aspetto si presta. Ma cosa dobbiamo andare? Dobbiamo andare a cambiare i maltrattamenti. I maltrattamenti adesso esce i maltrattamenti. Abbiamo ancora una norma che consiste nel dire "maltratta". Che condotta è maltratta? Fa tutto la giurisprudenza. Non può essere. La Costituzione ci dice che le le leggi vanno le devono le deve stabilire il legislatore. Scegliere una frase come "maltratta", poi è stata cambiata, poi dentro ai maltrattamenti c'è tutto. Il maltrattamento va cambiato. La migliore dimostrazione, grande, è la sentenza della Cassazione che nei maltrattamenti ha compreso anche la violenza economica. Ne parlavamo ieri, no? Dice "Grande risultato". Certo che grande risultato, ma che cosa vuol dire? Va bene, certo che va che la violenza economica è una forma di maltrattamento, ma la verità è che va cambiato il delitto di maltrattamento per come è congegnata. La violenza sessuale abbiamo ancora "costringe con violenza e minaccia" che era nel 1930. Il codice Rocco diceva così, costringe a un onere di resistenza. Cioè, abbiamo una serie di ricadute e di temi, quindi dobbiamo con quel metodo che dicevo prima, non a spot, ma con una rivisitazione organica, perché toccare uno vuol dire anche toccare tutte le altre. Poi lascio stare l'associazione internazionale, tutte le norme che sono state introdotte sono state già criticate. Tutte quelle che io prima ho elencato prima, non so se il le la diffusione delle delle dei video sessualmente espliciti ha già dei ha dei buchi perché e tutti, cioè noi penalisti abbiamo sono tutte criticate, basta prendere una delle riviste online è tutto. Quindi vogliamo metterci mano e non si può mettere mano a una queste fanno c'è chi fa la violenza sessuale, chi fa le molestie. Io l'audizione l'ho detto e dice "Ma ho detto scusate, stiamo state, io sto discutendo con voi del consenso nella violenza sessuale e nell'altra". Questa era alla Camera e al Senato han proposto la modifica sulle molestie e la e la l'onorevole presentatrice della della Cord det sì, ma è andata così, un è di là e un è di qua. Ma cioè non può essere, capito?

Chiudo, chiudo col dire. Ehm, però importante perché l'altro taglio che si emerge anche proprio dal linguaggio, una delle cose che fa che proprio andandole tutte a pescare una dopo l'altra, soprattutto poi quelle precedenti, il tema della sicurezza. Il tema della sicurezza è quello un po' dell'emergenzialità, no? Si dice "Questi reati aumentano". A parte che appunto è vera la che l'ultima analisi statistica è quella del '18 sul sull'anno '15, come diceva esattamente, che poi in più appunto adesso per fortuna stan facendo l'altra lista, però noi abbiamo, come dire, le raccolte che vengono fatte dal centro antiviolenza, abbiamo abbiamo la raccolta adesso del Ministero, il Ministero degli Interni. Minister, anche la giustizia li fa, ma il Ministero degli Interni che per eh come dire sovvertire la pratica che prima che non li raccoglieva, ha passato alcuni anni a raccoglierli tutte le settimane, quindi uno per aveva per avere i femminicidi aveva li raccoglieva tutte le settimane che io per a incontri come questi dicevo "Ma scusate, ma cosa ce ne facciamo di raccogliere i femminicidi tutte le settimane?". Allora, è importante questo perché la raccolta dei dati e eh infatti il intanto bisogna capire se quando confronti i femminicidi se i che cosa intendi per femminicidio, perché per esempio c'è un centro antiviolenza che ci mette la cliente, la prostituta uccisa dal cliente. Qualche secondo qualcuno è un femminicidio, se qualcun altro no. Potremmo discuterne, però insomma una volta che tu decidi, ecco, per esempio, allora importante perché, come dire, è emerso anche oggi, no, l'aumento dei reati eccetera, i femminicidi, cioè noi abbiamo a a facciamo finta che abbiamo una una nozione condivisa di femminicidio, diciamo autore uomo, vittima donna con una relazione, insomma, prendiamo facciamo finta di avere una non l'abbiamo eh di avere una una definizione condivisa. Praticamente noi conteggiamo una donna ogni tre. Allora, se andiamo a vedere, cioè è gravissimo e dopo vi dirò perché, ma noi in Europa siamo fra quelli messi meglio, eh, quando andiamo a vedere lo stesso conteggio fatto da LEIGE, non da me, dall'Istituto di Coij è l'acronimo di gender della eguaglianza di genere, noi siamo fra quelli messi meglio. Scusate, ma in Sud America hanno fatto il conto in tutto il Sud America la media è 11 donne al giorno. Cioè, qual è il vero problema del femminicidio? Il femminicidio, quando andiamo a guardare i dati del Ministero degli Interni, perché il femminicidio non ha cifroscura, tutti gli omicidi che appunto lo chiama omicidio con vittima donna. Omicidio con vittima donna da parte del partner o da parte di un uomo, poi distingue da parte di un ex partner e poi distingue nelle relazioni intime. Abbiamo trovato questa. Mi va bene, usatela. Adesso han deciso di farlo ogni 3 mesi. Intanto l'avevamo sospesa. Comunque vabbè, lasciamo stare. Adesso pare che riprendano a farla. Il femminicidio è in lieve calo in Italia. Abbiamo un lieve calo anche purtroppo con i fatti che abbiamo adesso. Qual è il problema? Qual è il problema che ci deve allarmare? Non questo, non abbiamo bisogno di dire che c'è più femminicidi, non è vero. Il problema è che mentre diminuiscono gli omicidi, proprio la statistica, mentre diminuiscono tutti gli omicidi e anche quelli che nei confronti degli uomini, c'è proprio un calo. Noi in Italia abbiamo avuto la punta della mafia e del terrorismo, ma senò è così, come dice Ferraioli, è dall'800, vedete dall'800 è così con queste due punte. Quello delle donne invece sostanzialmente è uno zoccolo, è fermo, non abbiamo bisogno di e già e questo mi deve preoccupare perché in un contesto, appunto, in una condizione sociale in cui l'omicidio, per fortuna, gli omicidi diminuiscono, quelli delle donne invece sostanzialmente restano resta piatto, resta in una ha una qualche sua costanza. Ripeto, poi come dice Linda Laura Sabatini, autorità in campo di ISTAT, sono sempre numeri piccoli. Attenti perché i nostri 100-120 nostri sono numeri piccoli, eh, sono numeri piccoli rispetto appunto e quindi bisogna e poi bisogna stare attento a cosa ci metti dentro. Allora, questo chiudo, chiudo, chiudo, chiudo. Leggete tutti la sentenza Turetta. Questo è allora la sentenza Turetta. Io invito e invito soprattutto, vista la tematica, nuove tecnologie e vecchi e e vecchie discriminazioni, perché io credo che al di là dello spessore, come dire, delle questioni tecniche, io credo che sia una vicenda in cui l'uso delle del telefonino, l'uso, cioè la relazione fondata su Io credo che sia un qualche cosa che per noi stessi che Siamo sempre col telefonino in mano per chi è genitore che c'è. Eh, io credo che sia una sentenza, una lettura salutare, poi facciamo anche i ragionamenti giuridici, però io credo che a proposito di cioè che si che questa sì si possa far ragionare, ci possa dare delle indicazioni appunto sulle nuove tecnologie e che quindi insomma diciamo concludo con questo invito, leggiamo tutti la sentenza Turetta-Cecchettin. Grazie. Ringrazio Milni per la bella relazione, una panoramica veramente completa. Mi scuso se non ho moderato bene, abbiamo sforato i tempi. Scusami Vanda e ringrazio voi per l'attenzione. Grazie. Buon lavoro. Va bene, io ho messo i cavalierini, poi la mamma. Buongiorno. Buongiorno a tutti e a tutte. Ringrazio i relatori della sessione che ci ha precedute. Io sono la professoressa Quarto, professoressa di psicologia generale e ringrazio moltissimo la professoressa Nocerino per l'organizzazione di questo convegno, ma soprattutto per l'organizzazione, il coordinamento di questo progetto di ricerca di Ateneo in cui io credo che lei abbia fatto una riflessione un po' fuori dagli schemi per i tempi odierni, cioè è uscita dal dalla sua nicchia, no, dalla sua disciplina e ha compreso che questo fenomeno è un fenomeno attualmente, come hanno detto i relatori che mi hanno preceduta, eh tragico. Sono 20 anni che gli omicidi diminuiscono, ma invece i femminicidi rimangono stabili. Vuol dire che qualcosa la stiamo sbagliando, vuol dire che la giurisprudenza evidentemente non riesce a comprendere il fenomeno a fondo e quindi la riflessione che ha fatto la professoressa Nocerino con questo progetto è una riflessione davvero molto importante. Ho pensato, stiamo sbagliando qualcosa, bisogna creare un eh progetto che sia interdisciplinare, che unisca le forze di tutte le discipline o quantomeno delle discipline che sono maggiormente coinvolte e che trovi quindi una ehm diciamo un'interlocuzione tra più punti di vista, quindi un fenomeno evidentemente interdisciplinare che va studiato da più punti di vista e vanno quindi anche immaginati degli interventi che siano anch'essi interdisciplinari, cioè che vadano a colpire, a contrastare il fenomeno in più modi diversi. Quindi non serve soltanto la repressione eh legislativa, ma serve anche la prevenzione, serve rendere il insomma le vittime, ma anche i perpetrator, no, i carnefici consapevoli di questo fenomeno, perché evidentemente se è così perpetrante come fenomeno, m nessuno di coloro che è coinvolto immagina che questo fenomeno possa essere un fenomeno che colpisca lui stesso, no? Perché poi è questo il punto che nessuno dei protagonisti è consapevole del fenomeno in cui si trova fino al momento in cui eh diventa vittima o carnefice, per cui bisogna aumentare la consapevolezza e quello che stiamo facendo oggi è appunto un grande atto in questo senso, una grande azione in questo senso. Qua in questa aula Magna vedo tantissimi giovanissimi e tantissime giovanissime, anzi mi complimento del fatto che eh diciamo in controtendenza rispetto a convegni di questo tipo che trattano questo tema in cui generalmente le donne se la cantano e se la suonano, invece oggi vedo diversi volti anche maschili. Quindi mh insomma vi do atto anche di di questa di questo interessamento che avete avuto perché evidentemente eh siete consapevoli che questo fenomeno è un fenomeno di attualità, è un fenomeno in cui siete protagonisti anche nel contrastarlo. Quindi ringrazio anche l'uditorio e la presenza, insomma, di e la vostra presenza. Ehm, quella che portiamo in questa sessione è quindi eh una prospettiva psicologica. Eh noi psicologi pure siamo ancor meno bravi dei giuristi nell'uscire dalla nostra nicchia, se vogliamo, no? eh siamo esperti scienziati e ci occupiamo delle misurazioni soprattutto, quindi eh devo dire che tendiamo, abbiamo teso quantomeno negli ultimi anni eh a chiuderci un po' nei nostri laboratori e a misurare quindi con i dati i fenomeni, con i test i fenomeni. Il punto è che questo fenomeno ha tanto sommerso, cioè noi psicologi abbiamo difficoltà a misurarlo perché non c'è una consapevolezza delle donne e non c'è oppure quando c'è questa consapevolezza non si denuncia, quindi ecco perché è un fenomeno sommerso. Mancano i dati reali del fenomeno, cioè ne abbiamo i dati dei femminicidi quando ormai è troppo tardi o abbiamo i dati di violenze che vengono denunciate, ma poi tutto ciò che accade prima del momento clou in cui non non ce la non ce la si fa più e si denuncia, non lo sappiamo. Quindi, diciamo, il problema anche del degli psicologi e delle psicologhe è anche questo, cioè noi siamo espertissimi nelle misurazioni, ma abbiamo al momento difficoltà nel reperire tutti i dati di cui avremmo bisogno. Quindi, che cosa dovremmo fare anche noi? Dovremmo cambiare un po' il punto di vista intanto anche noi, quindi aprirci all'interdisciplinarietà come stiamo facendo oggi, ma anche aprirci alle nuove tecnologie che è pure un tema importantissimo su cui io mi soffermerei dicendo qualche parola in più. Appunto, adesso abbiamo queste nuove tecnologie, abbiamo visto che con l'avvento delle nuove tecnologie aumentano anche le possibilità di commettere questo tipo di crimini, quindi aumentano anche le possibilità di violenza contro le donne e però è vero, questo è vero, ma altrettanto vero è che aumentano le possibilità di utilizzare questo strumento invece per poter contrastare questo fenomeno. Con l'intelligenza artificiale noi abbiamo la possibilità di farci dire dall'algoritmo quali sono le relazioni tra variabili che noi non riusciamo a vedere. Cioè m da un punto di vista statistico ci sono delle relazioni tra variabili che l'uomo, lo scienziato, il ricercatore da solo non riesce a vedere che invece l'intelligenza artificiale riesce a fare. Quindi sicuramente un una sfida di questi di questo tempo per per gli psicologi è proprio questa, quella di quindi aprirci all'uso delle nuove tecnologie, aprirci all'interdisciplinarietà. Io non ruberei altro tempo e lascerei quindi la parola alle relatrici di oggi. In questa sessione era prevista anche una prospettiva economica perché appunto in questa interdisciplinarietà c'è anche il componente del insomma un docente di economia che però oggi non è potuto esserci, ha avuto un imprevisto. Quindi, insomma, ci accontentiamo per quest'oggi di questa di queste relazioni più di impronta psicologica. Allora, ehm, presento quindi la relatrice Immacolata di Napoli che ricercatrice a tempo determinato di tipo B in psicologia sociale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. È docente di psicologia di comunità per la giustizia familiare e sociale, in particolare studiosa dell'intimate partner violence, che è una forma di violenza di genere, la più diffusa, direi. Oggi presento una relazione dal titolo "Femminicidio, impatto psicologico del fenomeno ed effetto blaming the victim". Prego, a lei la parola.

Buongiorno a tutti e a tutte e grazie intanto per questa occasione. Sono molto contenta di essere qui a Foggia. Eh, sono stata in quest'aula perché tempo fa ho lavorato per un progetto sul benessere e eh insomma ero parte di questa eh compagine che si occupava del benessere nell'ambito accademico. per cui sono contenta, ma sono ancora più contenta perché ho la possibilità di condividere in questo momento, come si diceva prima, di scambi interdisciplinari sul tema della violenza contro le donne, come ci invitava a la professoressa Virgilio a sottolineare, no, adeguatamente delle terminologie, perché non contro le donne ehm e portare una parte di studi che nell'ambito della mia attività di ricerca sto conducendo insieme anche ad un gruppo più allargato, devo dire un gruppo più allargato costituito da psicologhe sociali. Io in realtà sono una psicologa di comunità. Ehm, un voglio spendere in questo contesto di conoscenza interdisciplinare anche ehm una descrizione, qualche parola per descrivere la psicologia di comunità che si occupa delle relazioni tra individuo e contesti e come all'interno di determinati contesti sopravvivono alcuni fenomeni. Che siamo partite nel 2012, questa è stata la mia prima occasione, insieme a Caterina Arcidiacono che è stata la mia docente presso l'Università Federico II di Napoli, a interrogarci come il contesto supporta la violenza contro le donne, rende sommerso questo fenomeno. In particolare, nel 2012 intervistammo parroci e medici di medicina generale, diciamo medici di famiglia. Non spenderò parole su questo argomento perché è eh intanto una ricerca del 2012, ma invece voglio portare un avanzamento di questi progetti di ricerca, in particolare quelli che abbiamo anche condotto ultimamente. E in questo gruppo di ricerca di psicologia di comunità c'è anche una collega di psicologia dello sviluppo, per cui stiamo lavorando insieme per cercare di cogliere degli elementi. Prima si parlava dell'ambito della prevenzione, della dimensione che, diciamo, della costanza di questo fenomeno che resta stabile. Quindi cosa mantiene la stabilità? E questo noi lo consideriamo da un punto di vista prettamente psicologico. Ehm, l'Università Federico II di Napoli ha attivo anche un corso di perfezionamento in perizia e psicologia CTU e referto appunto proprio sulla violenza contro le donne e di cui io sono responsabile dopo la licenza della professoressa Caterina Arcidiacono. In questo corso di perfezionamento noi accogliamo e dialoghiamo tra diverse figure, quindi psicologi, ma avvocati, giudici e anche medici. Passo ai dati. Passo ai dati e ho pensato di condividere un percorso di ricerca, uno che ha a che fare con le variabili socioculturali dell'intimate partner violence. Io mi occupo, come si diceva prima, intanto grazie anche della presentazione, dell'intimate partner violence, pertanto la la violenza agita nell'ambito delle relazioni intime. Anche i dati ci riportano che la violenza è agita contro le donne nel nei contesti di relazioni intime, relazioni romantiche, perché nella letteratura quando si parla di giovani adulti si è più propensi a parlare di relazioni romantiche e ho perché è un percorso chiaramente che facciamo insieme ho riportato in tutti e due i le voci il nostro gruppo di ricerca perché mi sembra importante. Dall'altro lato, quindi se col primo box, quindi che fa riferimento alle variabili socioculturali dell'intimate partner violence, noi abbiamo rilevato dei dati intervistando giovani adulti, pertanto giovani di un'età compresa tra i 18 e i 30 anni, sull'intimate, sulle l'intimate partner violence, ma ora dirò nel dettaglio, su alcune variabili che un po' in letteratura un po' volevamo esplorare ehm sono coinvolte nel in questo fenomeno. Dall'altro lato abbiamo lavorato nel 2019-2019-2020 con un servizio per uomini autori di violenza che sotto il codice rosso sono stati ehm insomma hanno seguito, ecco, non io sto dicendo invitati, ma sono stati hanno seguito un percorso trattamentale presso un servizio pubblico dell'ASL Napoli 1 e quindi porterò questi due spaccati di ricerca. Il la ricerca con i giovani adulti. Intanto siamo state fortunate perché abbiamo lanciato questa ricerca nel dicembre ottobre, chiedo scusa, ottobre 2024, quindi è recentissima, i dati sono recenti, non sono ancora pubblicati, ma abbiamo già le analisi e ed è stata una ricerca che è stata disseminata attraverso i canali social, quindi attraverso il reclutamento di persone anche grazie all'aiuto del passaparola tra le persone coinvolte all'interno del nostro gruppo di ricerca. Cosa abbiamo esplorato? In realtà in questa ricerca abbiamo considerato due vertici, da un lato il bystander, cioè è colui colei che non interviene nella dinamica violenta, ma assiste e quindi può scegliere se intervenire per ridurre per bloccare la violenza all'interno di una relazione. Dall'altro abbiamo visto come si esercita violenza all'interno delle relazioni intime. Quindi queste sono le due prospettive perché volevamo al, diciamo, ampliare la nostra visuale non solo sugli elementi, le variabili socioculturali che determinano comportamenti violenti, ma dall'altro lato volevamo anche capire questa figura silente del bystander che è una parte attiva nel processo del mantenimento della violenza nelle relazioni intime e abbiamo considerato alcune variabili. Io non ho portato modelli, non ho portato modelli statistici, ma voglio condividere invece i risultati. Prima di tutto, ehm, quali sono state le variabili che abbiamo considerato? E allora abbiamo considerato una prima variabile che è la percezione di vivere in un mondo giusto, dall'altro abbiamo considerato le norme di uguaglianza di genere. Noi abbiamo considerato una serie di fattori variabili che sappiamo dalla letteratura psicologica che hanno un impatto nel in sia nella propensione ad agire del bystander, sia nell'adozione di comportamenti violenti nelle relazioni intime e abbiamo preso in esame il sessismo nelle sue diverse ehm diciamo accezioni, quindi sessismo benevolo e malevolo, ma anche l'accettazione dell'IPV. L'accettazione dell'IPV, voglio spendere giusto una parola sull'accettazione dell'IPV, sono tutte quelle percezioni, idee di giustificazione, minimizzazione, colpevolizzazione della vittima. Vuoi per il carattere, vuoi per il comportamento. E poi abbiamo considerato una variabile a me cara che non ha a che fare con una dimensione socioculturale come le prime che ho descritto, ma una variabile che invece è interpersonale. Questa variabile è il mattering, la percezione di essere importante, di essere riconosciuto come persona importante e l'abbiamo considerato nella sua versione positiva, cioè mi sento riconosciuto, sento che il mio contributo all'interno dei contesti interpersonali e nella mia vita è riconosciuto, dall'altro l'antimattering non mi sento riconosciuto. Quindi la sua versione negativa. Idem per quanto riguarda la violenza agita. E cosa ci dicono i dati? E anche qua diversificherò per i bystander e diversificherò per coloro che agiscono violenza nelle relazioni intime. Ribadisco, questa è una ricerca a inviata quindi a tutti e a tutte non c'era una differenza, non sappiamo se sono persone che agiscono più violenza o meno violenza nell'ambito delle relazioni intime, quindi non stiamo cercando vittime, ma né autori o uomini autori di violenza, ma stiamo cercando di capire come entra la violenza all'interno delle relazioni intime, cosa la favorisce. E allora abbiamo rilevato che coloro che sentono che il mondo, che l'attuale mondo è quello giusto, sono meno propensi ad agire quando si trovano di fronte a situazione di intimate partner violence. Abbiamo rilevato, ma questo è un dato, diciamo, come dire, ehm, presente nei nei nostri dati raccolti, ribadisco, ottobre-dicembre 2024, quindi noi stiamo, insomma, tanti anni indietro e stiamo con una fascia 18-30. Abbiamo rilevato che effettivamente quanto più si colpevolizza la vittima si minimizza la violenza e mi piace sottolineare il termine di minimizzazione della violenza perché lo riprenderò quando toccherò gli autori di violenza, gli uomini autori di violenza, tanto più diminuisce la propensione ad agire, mentre l'accettazione della violenza agisce anche con le norme di uguaglianza di genere in nel senso che più sono alte le più aderisco a norme di uguaglianza di genere, meno aderisco all'accettazione dei miti nella declinazione che vi ho detto prima, minimizzazione, giustificazione e colpevolizzazione, più agisco per più agisco, più intervengo a favore del, diciamo, interruzione della violenza nelle relazioni intime. Chi ha chi crede che questo mondo è giusto presenta anche più alti livelli di sessismo ostile e benevolo nei confronti delle donne. Questo salto perché così riduco i tempi e conferma quanto nella letteratura già è stato in qualche modo esplorato, misurato. Voglio soffermarmi su quest'altro concetto che è quello del mattering. Quindi, mentre nella prima discussione vi ho portato quelle che sono le variabili socioculturali, qui entro in una dimensione un po' più interpersonale, cioè il concetto del mattering e abbiamo rilevato che coloro che sentono di valere che il proprio contributo è riconosciuto, non diciamo non hanno una relazione con la propensione ad agire, mentre coloro che si percepiscono poco percepiscono di avere meno valore all'interno del contesto, agiscono di più per l'interruzione dei comportamenti violenti. Questo forse perché c'è un'identificazione con la con colei. Io io parlo di colei perché nel nostra ricerca abbiamo esplicitato che ci occupiamo della relazione violenta nell'ambito dell'intimate partner violence maschile contro le donne. E quindi in questo caso abbiamo rilevato che probabilmente sentirsi sentire di avere meno valore è una spinta a ad agire a favore. I nostri primi dati per quanto riguarda il bystander, perché io penso che dobbiamo anche focalizzare sul su coloro che assistono, perché è vero che la violenza accade, ma è altrettanto vero che noi siamo presenti nel contesto dove accade la violenza e quindi focalizzare l'attenzione su chi osserva è un elemento anche questo preventivo, anche questo diciamo importante per interrompere e dai dati abbiamo rilevato pertanto che sì la dimensione individuale ha un effetto, il mattering individuale relazionale, ma quello che ha maggiormente effetto sono le dimensioni socioculturali e quindi dobbiamo implementare la diciamo la diffusione di norme di uguaglianza di genere. Mh. Andrò veloce su questo perché non so quanto quanto mi sto allungando. Eh, la violenza agita. In questo caso io ehm prenderò solo qualche elemento e ehm è chiaro che quanto più aderisco a norme di uguaglianza di genere, meno agisco violenza all'interno delle mie relazioni intime. Quindi questo è un elemento su cui eh proporre sempre più consapevolezza. Quali sono le norme, diciamo, come riconoscerle, come attuarle le norme di genere. Questo è un elemento su cui lavorare, un elemento che abbiamo visto essere protettivo, non diciamo nel bystander, ma nella violenza nelle relazioni intime e il mattering. Quindi quell'elemento che con i bystander non trovava una relazione significativa. Nelle relazioni intime sentire di essere importante e riconosciuto diminuisce il comportamento violento, la l'azione violenta all'interno delle relazioni. E poi stiamo sul digital abuse perché il digital abuse è si parlava prima, no? Oggi eh le tecnologie sono un'estensione. Siamo tra l'online e l'offline. La nostra vita, come direbbe Floridi o Floridi, è on life. Quindi quello che accade nella nostra vita non è altro che poi un'estensione di quello che accade nella comunità virtuale, nell'online. E quindi abbiamo voluto abbiamo diciamo indagato tra i comportamenti di violenza agita il digital abuse che è il digital monitoring, quindi controllare il cellulare, controllare attraverso il cellulare. Questa è un'azione violenta e abbiamo anche qui visto l'elemento dell'accettazione dei miti, cioè quindi fin quando esiste giustificazione, minimizzazione, colpevolizzazione, tanto più esisteranno comportamenti di violenza agita offline, ma nel caso specifico online. E passerei però a una nota a una nota che secondo me è significativa. Questa non è una slide provocatoria assolutamente nei confronti dei ragazzi presenti in aula. Assolutamente no, ma è una nota di un processo di ricerca riflessivo. Quando noi, ribadisco il periodo ottobre-dicembre 2024, abbiamo chiesto a un gruppo di tesiste che stavano lavorando con noi e quindi di diffondere il questionario, loro hanno ricevuto una serie di messaggi di attacco ehm principalmente da partecipanti, non partecipanti perché che non hanno partecipato, ma da ragazzi che hanno trovato scabroso, minaccioso questo questionario, perché eh loro sentivano che ehm si parlava ancora di violenza agita contro le ragazze e questo li identificava nel ruolo del persecutore del del carnefice. Allora, io reputo che la ricerca è meravigliosa proprio perché tutti i dati, anche quelli che poi ci hanno fatto soffrire perché il nostro non voleva essere un elemento di attacco, assolutamente, probabilmente porre la questione eh come porre la questione, come ehm provare a a trovare un elemento di discussione tra sesso maschile e femminile, perché noi siamo andati su coppia ad orientamento eterosessuale, quindi questo è il mio ambito di ricerca. Quindi tra ragazzi e ragazze, tra perché la popolazione è questa, va individuato. Nel e qui faccio l'aggancio al a un progetto da cui deriva la ricerca successiva. Abbiamo lavorato tantissimo per cercare di avvicinare gli uomini autori di violenza, non etichettarli, non ehm non attaccare perché, come oggi si ricordava la convenzione di Istanbul, nella convenzione di Istanbul l'articolo 16 si dedica alla ehm al trattamento, no, degli autori, degli uomini autori di violenza. E allora noi abbiamo speso in un progetto che il nome è Violent Dead in Child Shes ed è un progetto finanziato dalla Commissione Europea in cui abbiamo utilizzato un serious un serious game per avvicinare alla avvicinare in qualche modo gli uomini che agiscono violenza al trattamento. Prima non c'era il codice rosso, era 2018, poi siamo state fortunate. Nel 2019 è stato introdotto il codice rosso e quindi abbiamo avuto la possibilità di somministrare, di sperimentare questo serious game con uomini autori di violenza sotto il codice rosso che quindi seguivano un percorso trattamentale presso il servizio OLV. Ehm, perché eh è previsto nel codice rosso, non sto a me in questa tavola eh parlarne, ma è diciamo eh prevista la sospensione di pena a patto che il l'uomo autore di violenza segua un percorso trattamentale e con loro abbiamo speso tante parole per poterli avvicinare, no? Perché noi prima avevamo il problema che eh la il trattamento era solo su base volontaria, col codice rosso invece siamo stati facilitati nel nel raggiungere questi uomini autori di violenza. E va bene. Questo lo l'ho l'ho l'ho saltato. E abbiamo condotto una ricerca, una ricerca università-servizio, eh una ricerca chi studia e chi lavora sul campo. In questo periodo 2019 raccolta dati 2019-2020 perché poi siamo stati sfortunati col periodo del Covid, quindi 2020-2021 sono dei ehm resoconti di ehm gruppi eh di uomini che erano eh al servizio perché evidentemente avevano commesso delle dei reati e abbiamo letto, analizzato questi resoconti. Devo fare una precisazione. Quando noi ricercatrici che sapevamo cosa stavamo andando a leggere, abbiamo letto i resoconti, abbiamo ci siamo fermate e abbiamo detto "Ma avranno commesso veramente una colpa questi? Avranno saranno responsabili realmente di un reato?" Ci è sorto un dubbio, perché la narrazione degli autori di violenza è "Noi siamo le vittime, noi siamo coloro che hanno subito un un danno". E la cosa, diciamo, principale che voglio portare a questo tavolo, anche per, diciamo, rifletterci, è che molti di loro non sapevano il motivo per cui erano lì, cioè non lo riconoscono. Questo ha a che fare con il diniego. In ambito, diciamo, psicologico. Noi dedichiamo attenzione al meccanismo del diniego, ma io lo voglio e io, non solo io, ma il gruppo di ricerca di cui faccio parte lo voglio riportare alla dimensione culturale perché prima abbiamo visto accettazione dei miti, minimizzazione della violenza, accettazione della violenza. Non ho detto che l'accettazione di miti è maggiore nei ragazzi, minore nelle ragazze e quindi il diniego è un elemento culturale. La violenza è negata da un punto di vista non è riconosciuta da un punto di vista culturale che non si sa che quello è un atto di violenza. E quindi, ehm, arrivo, sono arrivata alla fine, abbiamo qui sono riportati degli elementi che ci hanno sollecitato che ha sollecitato la lettura dei resoconti, ma lascio la letteratura qui, i riferimenti qui. Voglio invece mettere una nota positiva perché è pur vero che stiamo parlando di diniego, è pur vero che stiamo parlando di accettazione della violenza, è pur vero che stiamo parlando ancora di una difficoltà anche a compilare il questionario perché è oggettiva. Le studentesse sono venute in lacrime e noi c'eravamo, se io mi sono sentita, perché ero responsabile io del processo di ricerca, anche in colpa di averle esposte a tanta violenza anche verbale. Questo elemento degli autori invece di violenza all'interno di questo percorso ci ha consentito anche ha consentito loro di aprire, si parlava di consapevolezza, una finestra sul motivo per cui erano lì. E quando all'interno del gruppo qualcuno di loro ha iniziato a dire "Beh, ma probabilmente se siamo qui c'è un motivo", questo ha creato un seppur minimo una seppur minima apertura, riflessione sull'azione violenta agita. E quindi io penso che, diciamo, è strada ce n'è da fare, prevenzione ce n'è da fare, la stabilità della violenza è l'elemento preoccupante, come si diceva nella sessione precedente, però con questi elementi che si stanno introducendo forse si può aprire uno spazio e poi tanto altro spazio invece va dedicata allo smussamento, diciamo, tipo di terreno di quelli che sono le variabili socioculturali che ancora sono presenti all'interno del nostro contesto. Ho dato, diciamo, in considerazione la ricerca sui giovani adulti che abbiamo condotto pochi giorni fa. Grazie mille.

Grazie mille, davvero, una bellissima relazione, degli studi davvero molto interessanti. M Io chiedo intanto se c'è qualche domanda dall'audience. Nel frattempo, se vi vengono in mente io vorrei fare qualche domanda veloce. Ehm, vabbè, intanto m direi che è stato veramente anche arguto studiare un altro coprotagonista di questa di questo fenomeno che è il bystander. E questo ancor più ci fa capire che siamo tutti responsabili e siamo tutti all'interno di questo fenomeno. Quindi do atto di questa arguzia. Ehm, sì, mh, sul finale ha un po' anche anticipato una domanda che volevo fare, però la la faccio comunque perché voglio capire se ci sono stati degli approfondimenti in questo senso in quella ricerca del bystander. Ehm, quindi quali sono i dati differenziati per maschi e per femmine? C'è c'è stata e questa è un'altra intanto grazie per questa domanda perché non c'è una differenza tra eh maschi e femmine e questo è un elemento importante perché ci dice che il modello di diciamo culturale di disparità di genere di non equità di genere è presente chiaramente nei negli uomini come nelle donne. È vero che ci sono delle differenze rispetto a, sono andata veloce sulla slide, una differenza tra ragazzi e ragazze rispetto all'accettazione dei miti, ma il modello che noi abbiamo testato è un modello che vale per i ragazzi e per le ragazze, quindi questo a maggior ragione da comprendere che è un è un problema che riguarda tutti e tutte e quindi non solo o o la vittima o l'autore. No, infatti molto interessante. Immaginavo, è controintuitivo, però effettivamente ehm quindi no, un'altra cosa su cui volevo riflettere che mi ha spinto ad ulteriori riflessioni è il fatto che le variabili di cui ha parlato sono sostanzialmente variabili che riguardano le credenze e quante volte noi a fianco al delitto al femminicidio sentiamo parlare di delitto d'impeto, no? E quindi ci immaginiamo, no, che questi delitti vengano commessi in preda a degli impulsi che non siano associati invece ai valori, alle credenze di quell'individuo. Quante volte sentiamo dire "Eh, ma era un bravo ragazzo". Quindi il sistema valoriale, il sistema delle credenze rimane quello del bravo ragazzo intatto, però in quel momento lì non ha saputo gestire questo impulso, questa rabbia e invece queste ricerche ci fanno ci mettono nero su bianco che non è assolutamente così, che quell'impulso però scaturisce da un sistema di credenze che è insito nell'individuo. Direi che però anche lì non dobbiamo pensare di deresponsabilizzare l'individuo, come a dire è la cultura che ha instaurato queste credenze al di là di lui e e quindi non è colpa sua, è colpa della cultura, no? Nell'indagine del fenomeno, nella comprensione del fenomeno, noi dobbiamo essere consapevoli che non c'è soltanto l'individuo, c'è la cultura e quindi dobbiamo agire anche sulla cultura, ma neanche a deresponsabilizzare poi l'individuo perché poi arrivano in carcere, non sanno neanche perché ci sono arrivati. Invece l'idea che è un intreccio, no, deve essere assolutamente chiara. Direi che questi studi lo un pochino lo svelano questo intreccio tra individuo e cultura. Quindi grazie, grazie davvero tanto.

Ok, allora passiamo alla seconda relazione e introduco la professoressa Enza Favini, ricercatrice a tempo determinato internure track in psicologia dello sviluppo e dell'educazione presso l'Università degli Studi Guglielmo Marconi. Ha coperto il ruolo di ricercatrice sempre in psicologia dello sviluppo anche qui a Foggia per un breve ma intenso anno e prestando la sua competenza in tema di gender based violence, sia come membro del progetto di ricerca di Ateneo di cui appunto oggi stiamo parlando, sia ha

prestato appunto le le sue competenze all'interno del laboratorio di Applied Experimental Psychology del Dipartimento degli Studi Umanistici e di cui Anche io faccio parte. Quindi lascio a lei la parola. La sua relazione ha il titolo Profiling del gender offendere nuovi fenomeni di violenza di genere sui social media. Prego.

Allora, buongiorno a tutti. Ringrazio la professoressa Quarto per l'introduzione. Ringrazio anche la professoressa Nocerino per avermi incluso all'interno di questo progetto e e quindi eh anche per avermi invitato a eh chiacchierare un po' con voi oggi su questi temi. E mi scuso, ma io a differenza della professoressa di Napoli tendo a essere molto prolissa, quindi probabilmente arriverà un punto in cui mi mi qualcuno mi tirerà dai capelli perché io continuerò a parlare, quindi mi dispiace per voi, anche perché è quasi ora di pranzo, quindi eh cercherò di farla quanto più breve possibile.

e vi porto, diciamo, un altro pezzettino in più rispetto a quello che c'è, a quello che sappiamo, lato studio della psicologia, quindi studio del come funzionano le persone, eh perché, come si diceva prima, effettivamente mh sì Sì, da un punto di vista individuale l'individuo molto spesso arriva a reato commesso con tutto un bagaglio di conoscenze, di credenze, di norme, di valori da da un punto di vista sociale e culturale che a volte è sebbene noi siamo inseriti all'interno di una cultura fortemente eh che invita fortemente all'autoriflessione, quindi al guardarsi anche un po' dentro, se vogliamo. ci ritroviamo molto spesso davanti a individui che commettono del dei reati, commettono dei comportamenti, in psicologia si dice comportamenti disadattivi, quindi comportamenti che non sono proprio tanto per la quale, per farla parole molto molto basiche e senza avere di fatto la consapevolezza di aver aver commesso un comportamento che devia rispetto a quello che è stato in un certo senso deciso a livello di società che va bene o che non va bene.

Vado un po' al contrario rispetto al come avevo impostato le slide perché secondo me il presentare adesso questo esempio che ho inserito nella slide, nella penultima slide di fatto ha un senso nella misura in cui questa questa slide in questa slide vi riporto Adolescence che è una minierie uscita da pochissimi. su Netflix che fa proprio vedere in un certo senso molti dei meccanismi di cui vi ha parlato qualche minuto fa la professoressa di Napoli. Di fatto il protagonista, questo ragazzino, questo preadolescente, di fatto viene accusato di aver commesso l'omicidio di una sua compagna di classe e per tutti. Io cerco di non spoilerare niente, anche se mi sa che anche nella slide c'è qualche piccolo spoiler. Eh, di fatto il ragazzino è convinto di non aver fatto niente. Ora, se non l'avete vista, guardatela. Se l'avete vista sapete già dove si va a parare. E di fatto però questo rappresenta un buon esempio di tutto quello che si diceva un po' prima, della mancanza in un certo senso di consapevolezza e del fatto che c'è tutto quanto un sistema, non solo da un punto di vista giuridico, ma anche da un punto di vista valoriale, da un punto di vista di costruzione, di significato personale e relazionale che porta porta poi a dover fronteggiare una situazione di violenza nei confronti di un'altra persona.

da un punto di vista di ciò di cui mi occupo in modo un po' più specifico, io mi sono occupata per tanti anni di identificazione di profili, che non è quello che vi fanno vedere nelle serie il profiler dell'FBI che sta lì, guarda le persone e magicamente le legge dentro. è una roba molto più complicata che però ci è molto utile di fronte a situazioni anche estreme come quelle di cui stiamo parlando quest'oggi qui perché ci dà in un certo senso un minimo di contezza in più rispetto a che cosa ci può essere dietro a la messa in atto di determinati comportamenti. Come si diceva prima, non è che le persone si svegliano la mattina e dicono "Ok, oggi esco fuori da casa con un coltello, con una cetta, con quello che mi pare e commetto un omicidio così perché mi sono svegliato storto." Molto spesso, non è così. Molto spesso c'è tutto un assetto dietro. si diceva prima, c'è un assetto dietro che ha a che fare con il sistema di credenze, aggiungo io, c'è un sistema dietro che ha a che fare con il il i pezzettini che costruiscono il com'è quella persona. Con questo non voglio dire che in qualche modo c'è un una chiave di volta magica che ci permette di andare a identificare quali sono quei pezzettini che sicuramente ci porteranno a dire quella persona metterà in atto una serie di comportamenti X o y, ma a noi ci sono utili come studiosi del funzionamento delle persone per renderci conto di quali sono di quali possono essere i campanelli d'allarme, quelli che comunemente vengono chiamati red flags, ce ne sono una miriade, anche lato di funzionamento della persona. questo genere di comportamenti che poi portano all'estremizzazione della del commettere un omicidio nei confronti di un'altra persona all'interno della disciplina generale della psicologia dello sviluppo che è la disciplina che mi vede come esperta tra virgolette prende il nome di comportamenti o problemi esternalizzanti, cioè sono tutti quei comportamenti che deviano in un certo senso penso da quella che è la il quello che è stato comunemente all'interno di quel contesto sociale definito come giusto o come sbagliato e quindi hanno a che fare con la messa in atto.

Un un altro modo per definire tutti questi questi comportamenti devianti è quello di definirli come problemi comportamentali perché hanno proprio come caratteristica quella di poter essere visti. In un certo senso. Tutti noi, come si diceva prima, siamo in in qualche modo chiamati anche a testimoniare, in un certo senso, la presenza di questi comportamenti e di questi fenomeni perché li vediamo. Tutti noi vediamo una persona che strilla, la vediamo, la sentiamo. Tutti noi vediamo una persona che picchia un'altra persona. Tutti noi vediamo il post scritto sotto a una foto che ha pubblicato un influencer con scritto insulto random. Tutti noi vediamo persone che si comportano in modo aggressivo nei confronti di altre persone. Perché lo fanno al di là del delle sottocategorie di quali possono essere questi problemi e questi comportamenti esternalizzanti. Di fatto ci c'è e la letteratura su questo tema, la l'atopsicologia ci dice che sostanzialmente si possono prendere due macrostrade. comportamento, cioè quello che noi vediamo può essere il risultato di un comportamento one shot. Quindi noi vediamo una persona che è aggressiva verbalmente, in modo indiretto, in modo diretto, fisicamente, nei confronti di una o altre persone e può essere un comportamento o un fenomeno isolato o al contrario può essere un comportamento che ha una sua stabilità nel tempo e quindi ha a che fare e viene in un certo senso da una tendenza più stabile all'interno di quell'individuo.

Se ci sono svariati modelli teorici che in un certo senso ci permettono di spiegare il come ci si arriva poi a il comportamento aggressivo in sé per sé. Grosso modo tutti i modelli teorici e empirici che abbiamo a disposizione ad oggi ci dicono che sostanzialmente il comport l'essere aggressivi in una delle qualsiasi maniere che vi viene in mente ha a che fare con una risposta. C'è uno stimolo per farla proprio super eh semplice. Ovviamente non è così semplice, ci piacerebbe molto che lo fosse perché sarebbe molto lineare. Eh, purtroppo in vedete questi tre blocchi, in un certo senso, questi tre elementi che sono consequenziali al su ogni elemento ci vanno a influire tutta una serie di altri miliardi di cose, ma grosso modo il percorso che poi porta la persona a mettere in atto un comportamento aggressivo è questo. C'è uno stimolo che può essere, ora lo sappiamo, sia esterno, quindi come vi dicevo prima, in risposta a un qualcosa che viene da fuori, ma può essere anche uno stimolo interno, può essere il come io interpreto quello che mi sta dicendo un'altra persona. Posso per esempio malinterpretare quello che la persona che ho di fronte mi sta dicendo, perché magari ho una tendenza io a interpretare le cose che vengono da fuori e che mi dicono le altre persone come cose potenzialmente dannose per me. frustro, percepisco che c'è in un certo senso qualcosa che mi mette in allarme, reagisco in modo protettivo nei miei confronti. protettivo nei miei confronti può voler dire aggredendo l'altra persona. Quindi abbiamo in qualche modo questo primo pattern che è è il pattern in Sì, lo lo vedete, tipo violetto.

Quello su cui mi vorrei concentrare e mi vorrei focalizzare un po' di più invece è il pattern che vi ho messo in arancione che ha a che fare con quello che vi dicevo prima, vi raccontavo prima, essere una sorta di tendenza più stabile. gli studi che abbiamo a disposizione nell'ambito della non solo della psicologia dello sviluppo, ma della psicologia della personalità che è quella branca della psicologia che studia proprio sia quali sono i mattoncini che compongono gli elementi di base del funzionamento degli esseri umani, sia come si interconnettono l'uno con l'altro nell'andare poi a tradursi in quello che noi vediamo, cioè i comportamenti. La psicologia della personalità ci dice che ci sono ci possono essere degli elementi alla base del nostro funzionamento che ci possono rendere più predisposti nel mettere in atto determinati tipi di comportamenti piuttosto che altri. Questi elementi in linea generale hanno a che fare intanto con le nostre caratteristiche di partenza, cioè noi quando nasciamo è come se ci portassimo dietro una sorta di cassetta degli attrezzi di base che nel corso del nostro sviluppo mano mano andiamo a modificare perché magari nel nostro nel corso del del nostro progredire nel tempo e nello spazio, troviamo magari un uno strumento che ci è più utile rispetto a quello con cui eravamo partiti. Ne aggiungiamo sempre di più, ma comunque partiamo con una cassetta degli attrezzi. Non nasciamo vuoti e bianchi, nasciamo in qualche modo con dei degli elementi su cui poi si poggia tutto quello che diventiamo poi nel futuro. Questi elementi si chiamano elementi temperamentali. Alla base di questi elementi temperamentali, il primo elemento che noi vediamo anche nei bambini appena nati, cioè cosa si fa di solito appena un neonato nasce, si stimola in modo tale da provocare una una reazione per verificare che sia vivo, che va tutto bene. Quindi, se il neonato non piange, appena uscito fuori in questo fantastico mondo, generalmente si tende a farlo piangere in modo tale da verificare che è è tutto ok. Quello è un primo una prima risposta, quindi una prima sollecitazione del nostro sistema che ci permette di captare gli stimoli provenienti dall'esterno e di rispondere di conseguenza. Questo sistema poi ovviamente nel corso degli anni del nostro sviluppo si struttura e si modifica anche in risposta a tutto quello che noi vediamo nel nel corso delle nostre esperienze, quello che ci insegnano i nostri genitori, quello che ci insegnano gli insegnanti, le insegnanti, nei vari step di educazione che noi abbiamo a disposizione. quello che ci insegnano i nostri pari, gli amici, le amiche, quello che ci insegna la società più ampia, quello che leggiamo anticamente sui giornali, quello che leggiamo sui social, tutto ci influenza per andare a definire quello che è il nostro sistema operativo, quindi per farla super breve è come se noi avessimo un sistema operativo di base e poi nel corso del nostro sviluppo andiamo via a installare dei programmi o a fare degli aggiornamenti sui programmi che ci permettono di funzionare in linea con quello che è il nostro sistema operativo di base.

Nella tradizione della psicologia della personalità ce n'è uno in particolare di sistema operativo che ha come dire catturato l'attenzione dei ricercatori che è il sistema operativo che viene definito under controlled. è un sistema operativo che è stato identificato anche in popolazioni di persone molto giovani. già nei bambini, a partire dai 7-8 anni, è possibile iniziare a identificare delle caratteristiche che hanno a che fare con questo pattern di funzionamento, perché i ricercatori si eh focalizzano, si sono focalizzati su questo pattern piuttosto che su altri pattern, perché intanto ve lo ve lo descrivo brevemente, questo pattern è un pattern che ha delle caratteristiche specifiche, ha livelli di energia, quindi livelli di attività motoria, livelli di dinamismo, livelli anche di reattività di quello che vi raccontavo prima, della capacità che noi abbiamo più o meno marcata di rispondere alla stimolazione esterna. Avere dei livelli di energia alti significa che ci troviamo davanti è quella classica persona che fa mille cose, che parla molto velocemente, che eh ha sempre la risposta pronta, che non ha difficoltà nel parlare con nell'interfacciarsi col prossimo, è una persona che si vede è energetica in un certo certo senso. Accanto a questa tendenza molto marcata nel anche nel movimento non solo fisico, ma anche nel nel movimento relazionale, nel movimento emotivo, questo pattern ha dei livelli di autoregolazione molto molto bassi. Cosa significa? Significa non riuscire a pianificare le attività, essere disorganizzati. distratti, eh, non riuscire a portare a termine i compiti, interromperli, anche distrarsi, sconfortarsi di fronte alle prime avversità, non riuscire a controllare le proprie emozioni, non riuscire a controllare i propri impulsi. Altro elemento caratteristico di questo pattern è una eh un livello di apertura mentale molto alto. Che cos'è l'apertura mentale? è quel pezzettino di funzionamento che ci rende più o meno predisposti a imparare cose nuove, avere nuove esperienze, avere dei livelli alti in questo in questo pezzettino di funzionamento significa avere proprio fame di conoscenza, fame di fare nuove esperienze. Ce l'avete sicuramente tutti tra le vostre conoscenze la persona che propone sempre cose nuove, che gli proponete andiamo in questo posto dove non siamo mai stati. Ah, sì, fighissimo, andiamo, facciamo. E sono proprio le persone che hanno fame di conoscenza e di esperienza. La persona che più di altre persone prende di buon grado una proposta di fare budg and jumping. Per esempio, una persona con un livello basso di apertura mentale budget jumping non lo fa.

Questo è un pattern, questo è un sistema operativo che vi vi dicevo prima è di particolare interesse per i ricercatori perché è il sistema operativo che più degli altri è risultato dalla letteratura, quindi come si diceva prima, è scritto nero su bianco, si associa a una maggiore vulnerabilità, quindi probabilità più alte, non corrispondenza uno a uno, non è che se io ho questo tipo di sistema operativo, andrò sicuramente o prima o dopo a uccidere qualcuno o a commettere atti di vandalismo o a eh andare a rubare in una banca, ma questo tipo di sistema operativo aumenta le probabilità che io mi ritrovi a mettere in atto un comportamento del genere. Quindi questo è un importante pezzettino che ci dice a tutti i livelli, sia nei bambini, sia negli adolescenti, ma anche nei giovani adulti, ci dice occhio, questo è un fattore che possiamo e dobbiamo tenere in considerazione perché ce lo dice la letteratura, avere un un sistema operativo del genere significa avere più probabilità di mettere in atto condotte aggressive.

Chiudo con un eh video, se riesco, ci si può collegare. Sì, dovrebbe funzionare. Aspetta più a copiarlo proprio. Ci provo a entrare io col mio. No, eh aiuto tecnico. Questo è un video mentre ci riusciamo in maniera e è un video di una tiktoker che risponde e dice la sua rispetto, non so se vi è capitato, ma negli ultimi eh giorni, negli nelle ultime settimane eh c'è questo trend che gira sui social, soprattutto su TikTok, in cui si chiede le donne e si fa questa domanda: se fossi in un eh se ti ritrovassi da sola in un bosco, preferiresti eh incontrare un orso oppure un uomo? Quasi tutte le donne intervistate rispondono "Preferisco l'orso" piuttosto che l'uomo perché dell'uomo, cioè l'idea di stare da solo in un bosco e incontrare l'uomo mi è licita più paura piuttosto che l'idea di stare da solo in un bosco e incontrare un orso. Ne anche col mio l'hai descritto perché abbiamo bisogno dell'account, ma non riesco ad entrare neanche col mio. Ok, allora vediamo se ci riesco io col mio al volo. No, io non ci sono su TikTok, però li chiedere iscriviare. Ma a me di solito me lo fa fa' fa', cioè io non ce l'ho TikTok. Mi sa che desistiamo. Sì. No, anche perché abbiamo i tempi stretti e c'è il pranzo che incombe.

Allora, intanto grazie sopravvissut Grazie. Grazie a te. No, grazie mille. Anche questa davvero una bellissima relazione che diciamo ci fa capire in maniera ancora più evidente che la violenza non accade dall'oggi al domani. Non è eh possibile immaginare che non non che non ci sia nessuna possibilità di prevederla, invece si può prevedere, evidentemente. Intanto mi è venuta in mente, mentre parlavi, mi è venuta in mente l'immagine che è scritta in un libro da Fraida, Nico Fraida, uno dei principali autori che parla di regolazione delle emozioni, ehm, no? quando parlavi della convergenza tra il temperamento individuale e l'ambiente che, diciamo, si avvicina a te con una certa ehm azione, quindi spingendoti ad una reazione. Mi veniva in mente l'immagine che ci dà in questo libro Fraida, che è quella del della palla nel campo da tennis che no, la palla che vola a mezza altezza a metà campo solo ad un tennista professionista lì cita lo smash, quindi il colpo dall'alto verso il basso, che se non sei un tennista professionista la reazione a questo evento è certamente diversa. probabilmente quel punto lo perdi, probabilmente indietreggi, quindi è a partire dai propri schemi mentali che hai a disposizione che reagisci anche in maniera impulsiva ad un evento. Quindi mi ha ricordato molto questa relazione, questo eh questa scena che ci dice Fraida.

Una domandina veloce. Quindi siamo in grado adesso di con le informazioni esistenti di fare una predizione del cioè di identificare in maniera sufficientemente buona un possibile attuatore di violenza di genere. ci proviamo da 40 anni, credo, forse anche qualcosa di più, eh ma eh con le competenze unicamente umane da un punto di vista statistico ancora non siamo nelle condizioni di poter dare delle indicazioni predittive sufficientemente solide. ci potrebbe venire in aiuto tutto il comparto delle nuove tecnologie, soprattutto per quanto riguarda il machine learning, l'idea di riuscire a creare degli algoritmi eh sufficientemente sensibili a tutta una serie di variabili che comunque vengono impostate da dal ricercatore umano, ma che permettono in qualche modo di dare il via a tutta una serie poi di modelli, di algoritmi anche di indagine. Questo secondo me può essere veramente il vero punto di svolta, cioè la i che non ci serve solo per scrivere le tesi in 2 ore senza essere sgamati come come ci dicono le sponsorizzate su Instagram. eh ma che ci permette veramente di riuscire a identificare delle possibili situazioni di rischio e che ci permette anche di eh riuscire a eh sviluppare dei programmi di promozione, di abilità da un punto di vista soprattutto emotivo ed empatico. Su questo c'è poco, ma c'è qualcuno che già ci sta provando. C'è per esempio in Italia un gruppo di credo dell'Università proprio di Bologna che ha sta sta terminando di sviluppare un sistema molto complesso, ma secondo me molto interessante, che ha a che fare sia con la realtà virtuale, ma con anche agganciata la possibilità di avere un virtual agent, quindi un una sorta di supporto virtuale che permette in modo molto più economico, piuttosto che se ci fosse una persona in carne d'ossa, a supervisionare e a monitorare tutta una serie di aspetti, ma permette di monitorare e supportare eh i processi sì più semplici, ma permette di già ad ora di dare un grande aiuto su questo e già l'idea di poterci servire dell'intelligenza artificiale non solo come forma di detecting, quindi non solo come strumento, eh se vogliamo quasi di eh di identificazione per punire, ma come strumento di eh prevenzione e promozione, secondo me, è la strada che dobbiamo necessariamente seguire.

Grazie, grazie mille per questo preziosissimo spunto. Quindi io direi che vi concedo per il pranzo e ci vediamo alle 15:00. Ok, perfetto. A dopo.