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Meteo o clima

Verdeacqua scs Impresa Sociale1:17:50

Transcription

che appunto è attiva proprio nella nel contrasto al cambiamento climatico. Un tema forte su cui purtroppo ci sono anche tante polemiche, visti, eh, i recenti sviluppi anche della politica internazionale su questo. Ma lascio la parola a Serena, che sicuramente ci farà un po' più di chiarezza su che cosa sta succedendo e cosa possiamo fare. Grazie.

Sì, buongiorno. Buongiorno a tutti. Buongiorno Paolo, buongiorno Rosanna, a tutti i partecipanti e grazie per essere qui. Sono molto contenta di partecipare a questo a questo percorso. Oggi di argomenti da trattare insieme ce ne sono davvero tanti. Io ovviamente cercherò di dare degli spunti e soprattutto di parlare con voi di alcune parole chiave che servono per interpretare il complesso problema relativo alla crisi climatica. Però mi aspetto anche delle domande, quindi nel caso in cui ci fossero dei dubbi o anche delle curiosità, perché no, eh, sui temi che tratteremo insieme, eh, nei prossimi, eh, quasi 80 minuti, eh, insomma, io aspetto anche i vostri spunti per magari andare in approfondimento su alcuni particolari temi legati al riscaldamento globale e alla crisi climatica.

A proposito di questo, in realtà, eh, la nostra lezione non si svilupperà solo intorno al tema clima, ma anche intorno al tema meteo. Quindi, a proposito di parole chiave, cercheremo di capire una differenza importante che spesso è sottovalutata, eh, ovvero la differenza tra meteorologia e climatologia, anche se già immagino che molti di voi abbiano consapevolezza e contezza di questo. Comunque, alcune volte ripetere, ripetere aiuta.

Allora, vado subito in condivisione con la presentazione. Voi ditemi se ci dovessero essere dei problemi, ma abbiamo fatto le prove, quindi dovreste vedere tutto, eh, in maniera piuttosto chiara.

Vedete questo questo concetto, no, che sentiamo, eh, nominare molto spesso, di cui si parla anche tanto, come giustamente diceva Paolo, di cui si dibatte anche tanto, anche se, a onor del vero, il dibattito è un dibattito più mediatico, quindi più, eh, diciamo, presente in televisione, in radio, nei social network che tanto si usano di questi tempi. Ma in realtà, dal punto di vista scientifico, il dibattito relativo a il processo del riscaldamento globale non c'è più, nel senso che si è raggiunto un consenso. Questo vuol dire che dal punto di vista scientifico abbiamo sufficienti dati e studi che dimostrano il processo del riscaldamento atmosferico e soprattutto quella che è la causa del riscaldamento globale, ovvero il fatto che stiamo, eh, emettendo troppi gas serra, in particolare la CO2.

Che cos'è il riscaldamento globale? Spesso e volentieri questo concetto che vedete espresso in slide viene utilizzato come sinonimo rispetto al cambiamento climatico. Quindi abbiamo riscaldamento globale e cambiamento climatico. In realtà, dovremmo dire riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Nel senso che il riscaldamento globale è un po' come se fosse la nostra manopola principale di un sistema. Immaginatevi un pannello di controllo, ok, dove ci sono tante manopole che regolano tutto il sistema climatico del nostro pianeta. Potremmo dire che la manopola più grande e più importante è quella relativa alla temperatura. Quindi noi, con il riscaldamento globale, è come se stessimo girando questa manopola, aumentando la temperatura media della nostra atmosfera e da questo prendono vita, di conseguenza, andiamo a registrare diverse cause, diverse conseguenze che sono i cambiamenti climatici. Quindi questi due concetti, spesso usati come sinonimi, in realtà nascondono dei significati molto profondi, molto diversi.

Il riscaldamento globale, adesso lo vedremo con una definizione visiva di circa 30 secondi. I cambiamenti climatici sono tanti, come la fusione dei ghiacci, l'estremizzazione meteorologica, la perdita di biodiversità, la desertificazione, l'innalzamento dei mari. Ecco, tutti questi sono dei cambiamenti climatici che sono intimamente intrecciati tra di loro.

Adesso andiamo al dunque. Se volessimo dare una definizione di riscaldamento globale, come potremmo fare? Certamente il fatto di osservare la variabile della temperatura e di andarla a registrare è la cosa che si può fare più direttamente. Di fatti si fa. La variabile della temperatura viene considerata proprio come la variabile più importante, no? E sono state stabilite anche delle soglie da non superare per non inciampare in un clima troppo estremo, difficile da gestire, ovvero le soglie del +1,5, del +2°.

Ma che cosa è successo? Quindi non andiamo per ora avanti nel tempo, andiamo indietro nel tempo. Che cosa è successo negli ultimi decenni alla nostra atmosfera? Ebbene, possiamo osservare insieme questo video della NASA che è proprio corto, di 30 secondi, quindi magari lo guardiamo un paio di volte. Innanzitutto, focalizzate la vostra attenzione sulla barra che è presente in basso e trovate lo scorrere del tempo. Quindi partiamo dal 1880 e arriviamo sostanzialmente ai giorni nostri. Mentre il tempo va avanti, qualcosa sopra questa barra cambia e soprattutto cambia sostanzialmente quello che è la gamma di colori che colora, scusate il gioco di parole, il nostro pianeta. Per cui vedete questi colori tendenti all'azzurro, al blu, al blu profondo scuro e poi dei colori tendenti al giallo, all'arancione, se non addirittura al rosso. Queste sono le anomalie di temperatura.

Per cui, cosa sono le anomalie di temperatura? Sostanzialmente le anomalie di temperatura sono, eh, la differenza che c'è tra la temperatura che noi andiamo a registrare e la temperatura che noi normalmente dovremmo avere sul nostro pianeta. Quindi le anomalie sono il quanto il clima si è, eh, discostato, quanto è stato anomalo rispetto a quella che noi possiamo andare a considerare una normalità climatica. Questa norma climatica viene ovviamente calcolata, ok? Non è stabilita a priori e viene calcolata in questo caso tra il 1950 e il 1980. Si prendono per calcolare le medie climatiche sempre 30 anni di dati. Questa cosa qua dopo l'andremo a rivedere. Si prendono 30 anni di dati, si registrano tutte le temperature durante questi 30 anni, dopodiché si calcola la media e quella diventa la media climatica. Ovviamente, in questo caso, noi stiamo andando a studiare la tendenza tra il 1880 e il 2024, che è l'ultimo anno che si è totalmente concluso e quindi per cui abbiamo il dato all'interno di questo video. Eh, si prende una media che è più o meno a metà periodo, ok? Quindi tra il 1950 e il 1980.

Intanto io l'ho fermato un attimo semplicemente perché adesso dal 1980 in poi, i più attenti di voi l'avranno già notato, ma lo andiamo a rivedere. Vedete che le anomalie tendenti all'azzurro, quindi quelle negative, più freddo rispetto alla norma, vengono quasi completamente sostituite dalle anomalie tendenti al giallo, all'arancione e al rosso. Questo è il riscaldamento globale, ragazzi e ragazze. Nel senso che nel recente passato, soprattutto dal 1970-80 in poi, la nostra atmosfera si è concretamente scaldata, è più calda rispetto alla normalità climatica.

Questo è un video che è molto efficace, solitamente, anche perché non solo ci dà la definizione visiva di riscaldamento globale in soli 30 secondi, quindi voi memorizzate questo video e tutte le volte che sentirete parlare di riscaldamento globale avrete questa definizione visiva in tasca sostanzialmente, ok? E non è così facile perché comunque è un processo su scala globale, anche complesso, se vogliamo, che ha delle differenze. Le differenze le vediamo anche quelle nel video, cioè non è che avete visto un mondo che si è scaldato tutto nella stessa maniera. Avete visto un mondo che si è scaldato in maniera diversa. Per esempio, io potrei chiedervi, se fossi lì in classe con voi, "Ma qual è l'emisfero che si è scaldato di più? L'emisfero nord o l'emisfero sud?" E voi mi rispondereste: "L'emisfero nord, certamente, si vede chiaramente, guardate quanto è rosso." Eh, però anche l'emisfero nord, per esempio, presenta delle differenze. Ci sono delle zone che si sono scaldate ancora di più e delle zone che invece hanno subito questo effetto in forma minore.

Allora, uno dei motivi per cui l'emisfero nord si sta scaldando di più rispetto all'emisfero sud è proprio la presenza degli oceani, perché nell'emisfero sud la superficie ricoperta dagli oceani è superiore rispetto all'emisfero nord e gli oceani sono dei grandissimi alleati nella mitigazione del riscaldamento atmosferico su scala globale. Ci danno una grandissima mano. Finora sono riusciti a catturare il 90% del calore in eccesso causato dal riscaldamento globale e dalle emissioni di gas climalteranti. Finora, dico, perché bisognerà preservare il loro equilibrio per fare in modo che questa azione mitigatrice continui ad aiutarci, ok? E non solo, sono anche riusciti ad assorbire tra il 25 e il 30% della CO2 emessa dall'uomo. Eh, anche questo non è che non ha conseguenze sull'equilibrio del sistema dei nostri mari e dei nostri oceani. Quindi bisogna assolutamente studiare questi processi per comprenderli al meglio e per cercare di capire come frenare questo questo fenomeno.

Sta di fatto, ragazze e ragazzi, che purtroppo, ai noi, il Mediterraneo, in generale il continente europeo, è considerato un hot spot del riscaldamento globale. Che cosa significa? Che ha un punto caldo, un hot spot del riscaldamento globale. Quindi è un'area che è particolarmente vulnerabile a questo processo. In realtà, il motivo è anche, se vogliamo, intuitivo. Allora, il continente europeo si trova tra l'Artico, che è anche questo un, diciamo, una zona geografica particolarmente vulnerabile al riscaldamento, che si sta scaldando più del doppio in termini di velocità, e tra l'Africa, che è un continente che anch'esso, ovviamente, è molto caldo e si sta scaldando. Ma in più, provate a pensare com'è fatto il nostro Mediterraneo rispetto a un oceano. Secondo voi, sotto l'effetto di quella che è l'energia, eh, diciamo, solare, si scalda di più un oceano o un mare chiuso come il Mediterraneo? Ovviamente il Mediterraneo sente di più l'effetto di questo aumento delle temperature, quindi sta aumentando la propria temperatura e cambiano poi di conseguenza anche tutti gli altri parametri.

Ecco, dopo questo video ve ne mostro alcuni altri, forse sono leggermente più complicati, quindi cercate di seguirmi, se avete delle domande dopo me le fate. In ogni caso, non è che siano proprio complicatissimi, è che ci sono tanti elementi che possiamo vedere insieme.

Allora, questo forse è un grafico che vi è capitato più spesso di vedere perché solitamente il riscaldamento globale si si descrive così. Partiamo, però, eh, non sapevo io che facevo casino. Partiamo, però, dall'inizio. Allora, qua sostanzialmente, come informazione aggiuntiva, nella barra in basso vedete tutti i mesi. Ok? Quindi questo grafico così complicato, che adesso però andiamo piano piano a scomporre, ci dà anche un'informazione in più, cioè come la temperatura si è comportata mese dopo mese, anno dopo anno. Tutte quelle linee sono anni diversi, per poi ritrovare alcuni anni in particolare che sono stati degli anni da record. Guardate un po', proprio il 2024. Quindi ci sono i 3 anni sul podio sostanzialmente in questo grafico, no, che sono il 2016, il 2023 e il 2024. Ok? Eh, quello che ci interessa sicuramente, poi, una volta che andiamo a ricomporre tutte queste linee, è questa salita rapidissima, ok? Questa ascesa veloce di queste temperature che si sono già avvicinate alla soglia che non dovremmo assolutamente superare. In realtà, i dati di Copernicus, questi sono i dati NASA, hanno mostrato come in realtà questa soglia già sia stata leggermente superata. Considerate che il fatto che ci sia un po' di discrepanza tra i dati NASA, i dati di Copernicus, che è un programma di monitoraggio europeo, o i dati della NOAA, che è la National Oceanic Atmospheric Administration, il fatto che ci sia un po' di discrepanza non ci deve disorientare. Ci possono essere dei decimi di grado di differenza tra il calcolo effettuato da un ente istituzionale come la NASA o i dati calcolati da Copernicus. Questo perché vengono utilizzati dei metodi di calcolo differenti. Che cos'è che però ci interessa a noi, tutto sommato? Capire la tendenza, cioè capire e comprendere il fatto che queste temperature si stanno alzando così rapidamente, no? E infatti vedete anche colorati con gli stessi colori questi 3 anni che sono che sono sul podio. Qua li andiamo a colorare con una gamma di colori che ancora di più esprime quello che è il concetto di riscaldamento.

E ritorniamo alla slide, eh, iniziale. Perché il fattore temperatura ci dovrebbe preoccupare così tanto? Allora, eh, proviamo a ragionare, a ragionarci un po'. E il fatto che io vi abbia detto che la comunità scientifica a livello internazionale ha suggerito di non superare la soglia dei del grado e mezzo o assolutamente dei 2 gradi. La soglia del grado e mezzo, ormai ci siamo, eh, ragazzi. Cioè, l'anno scorso praticamente, dai dati Copernicus, l'abbiamo superata, quindi dobbiamo necessariamente in breve tempo cercare di frenare questo processo e stoppando le emissioni di gas malteranti. Però qualcuno di voi potrebbe giustamente, mi viene da dire, eh, chiedermi o sottolineare: "Ma 1,5 di temperatura in più o 2 gradi che siano, mh, che differenza possono fare? Cioè, in fondo, se oggi pomeriggio ci dovessero essere 15° o 16,5, chi di noi se ne accorge? Non se ne accorge nessuno, no?"

Quindi, a livello di percezione, io, per esempio, da climatologa, posso chiedermi: "Ma effettivamente, cioè, raccontare questo processo del riscaldamento globale e riferendomi sempre a questo grado e mezzo in più e 2 gradi funziona? Cioè, si capisce effettivamente che cosa sta succedendo? Cioè, questo riscaldamento di un grado e mezzo perché ci dovrebbe dare così tanto fastidio o perché dovrebbe dare così tanto fastidio al sistema climatico?" Perché, in realtà, voi dovete provare a immaginare questo grado e mezzo distribuito su scala globale con una quantità di energia enorme in più. È come se la nostra atmosfera fosse in qualche modo, permettetemi il termine, dopata, cioè si sta, eh, alimentando di una quantità di energia che è effettivamente difficile da descrivere.

Io non so se qualcuno di voi sta seguendo quello che è successo in Giamaica nelle scorse ore con l'uragano Melissa, che è un uragano che nel giro di 36 ore è passato da categoria 2 a categoria 5 e che ha letteralmente distrutto la Giamaica. Questo perché i venti hanno superato i 300 km/h con raffiche anche superiori ai 350 km/h. Adesso stamattina non ho fatto in tempo a guardare gli ultimissimi dati aggiornati, ma siamo vicini ai 400 km/h. Ragazzi, questo è un vento che metterebbe a dura prova qualsiasi, eh, diciamo, ehm, qualsiasi sistema edilizio. Ok? Pensate a finestre, tetti, tegole. E lì, tra l'altro, spesso e volentieri vivono in case di legno, per cui è una situazione veramente drammatica. In queste ore vedremo che cosa ne è rimasto. Nel frattempo, l'uragano si sta dirigendo più a nord verso Cuba.

Allora, perché parlo dell'uragano Melissa? Perché in realtà, in questo momento, il Mar dei Caraibi ha un'anomalia di temperatura di 2°, quindi è più caldo di 2° rispetto alla norma climatica. E questi 2° in più fanno la differenza, ragazzi, perché è come se andassero ad alimentare enormemente un sistema già di per sé calamitoso, quindi estremamente disastroso, chiamatelo come volete, e quindi gli dà ancora più energia. Questo è il reale significato di estremizzazione climatica, che è forse la cosa che ci dovrebbe spaventare di più, no? Quindi siamo passati dal riscaldamento globale, che è quella gigante manopola che causa tanti cambiamenti climatici. Tra questi cambiamenti climatici c'è l'estremizzazione climatica.

Ecco, intanto vedete questa slide. Cos'è sto tipping point? Eh, che significato ha dal punto di vista scientifico, perché è un fattore da tenere in considerazione. Il tipping point in italiano si traduce in punto di non ritorno, quindi sostanzialmente è un punto superato il quale noi diciamo che il cambiamento diventa irreversibile, quindi perdiamo lo stato di equilibrio. Sostanzialmente, sapete che esistono anche i cosiddetti climat clock, sono gli orologi climatici, sono quelli che vanno indietro nel tempo e ci fanno capire che abbiamo sempre meno tempo per reagire alla crisi climatica. E una delle domande che mi viene fatta più spesso è questa: "Serena, quanto tempo abbiamo per reagire alla crisi climatica? Quando poi a un certo punto non potremmo fare più niente?" Ma in realtà non è che c'è un momento, non c'è un tasto on-off. Non ci sarà un punto in cui, dopo il quale, superato il quale, improvvisamente non si potrà fare più niente. In realtà, non esiste neanche un singolo punto di non ritorno. Perché, che ci piaccia o meno, dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista comunicativo, no? Noi stiamo cercando di comunicare tra di noi per capire tutti quelli che sono gli aspetti di questo processo. Il sistema climatico è fatto di tante cose e quindi, scusate se è in inglese, però adesso piano piano vediamo insieme alcune cose, ma tanto sono abbastanza certa che voi siate estremamente agili anche anche in inglese. Il sistema climatico ha tanti sistemi che sono intimamente legati tra di loro. Questo in fisica viene descritto come complessità, non come qualcosa di difficile. Complesso vuol dire proprio un sistema che è fatto da tanti sistemi che sono legati tra di loro, ok, e quindi interagiscono e spesso e volentieri queste interazioni non sono facilissime da descrivere perché non sono lineari, non è come se io lancio una biglia e so più o meno dove cadrà. E interagiscono tra di loro intrecciandosi e quindi viene difficile descrivere questo processo come un sistema lineare.

Mi spiego meglio. Per esempio, se noi aumentiamo la temperatura dell'atmosfera, è abbastanza intuitivo capire che questo può portare a una fusione dei ghiacci sempre più veloce, no? Per esempio, vedete che sulla Groenlandia, dove c'è scritto Greenland ice sheet, c'è il pallino rosso. Questo perché in Groenlandia, in realtà, siamo già, ci sono gli ultimissimi studi che dicono che abbiamo già superato il punto di non ritorno perché la fusione dei ghiacci è accelerato talmente tanto negli ultimi anni che con tutta probabilità il processo è diventato irreversibile. Ok? E e poi c'è un altro pallino che vedete in mezzo all'oceano giallo. Quella è la corrente del Golfo, ok? Noi la conosciamo perché è quella corrente che in realtà parte da latitudini equatoriali e arriva verso l'Europa, è calda e quindi tendenzialmente mitiga il clima europeo. Ok? Ecco, gli ultimi studi pensate che dicono che questa corrente del Golfo si sta indebolendo di molto, quindi con tutta probabilità entro fine secolo si interromperà. Nel caso in cui, anzi quando, sì, perché la confidenza è piuttosto alta, siamo al 95%, quindi diciamo che in scienza non si dice mai certezza, però in questo caso i dati purtroppo ci stanno portando in quella direzione. Se la corrente del Golfo, che è una corrente calda, che tende ad aumentare le temperature sul continente europeo, per esempio Regno Unito, Inghilterra, Irlanda, ok, dovesse interrompersi, quando lo farà, in realtà le temperature sull'Europa occidentale caleranno. E questo, per la narrazione che abbiamo sempre fatto del riscaldamento globale, è una cosa che ci mette in crisi perché dice: "Vabbè, ma come? In che senso? Cioè, quindi con il riscaldamento globale potrebbero calare le temperature su una parte significativa del continente europeo?" Sì, perché il riscaldamento globale, quella manopola, gira tutte le manopoline e a un certo punto il sistema climatico va in crisi. Quindi il problema è proprio il concetto di estremizzazione climatica, il fatto che noi ci andremo a ritrovare in un clima che sostanzialmente non conosceremo più come quello secondo cui abbiamo costruito tutte le cose che fanno parte del nostro sistema di vita e del nostro sistema socioeconomico.

Allora, vorrei farvi una domanda un po' provocatoria. Provate a pensare a qualcosa che non dipende dal nostro clima. È difficile, no? Perché alla fine noi ci alimentiamo in base al clima in cui viviamo. Se vedessimo, vivessimo in un clima diverso, la nostra alimentazione sarebbe diversa. Uno, perché magari avremmo bisogno di un apporto calorico diverso; due, perché magari non avremmo lo stesso tipo di prodotti che utilizziamo noi, no? È vero che adesso con la globalizzazione mangiamo un po' di tutto, però in realtà la nostra dieta si chiama dieta mediterranea perché è caratteristica del nostro territorio, no, del nostro clima. Eh, provate a pensare al vostro armadio. Beh, è un po' fatto in base al clima in cui vivete, no? Poi fate il cambio stagionale, ok? Però voi avete dei vestiti che vanno bene per l'inverno, dei vestiti che vanno bene per l'estate e dei vestiti che vanno bene per le medie stagioni. Se il vostro clima dovesse cambiare, prima magari vi trasferite e cambiate armadio, avreste bisogno di vestiti diversi. Come facciamo l'agricoltura noi in base al nostro clima? Come produciamo i prodotti che produciamo in base al nostro clima? Come produciamo l'energia elettrica? Eh, no, l'energia in generale, direi, in base al nostro clima, qual è la strategia? Cioè, tutte le fonti di energia che noi utilizziamo, a partire dall'idroelettrico, fortunatamente adesso anche fotovoltaico, solare termico, eh, in base al clima della regione in cui viviamo. Come utilizziamo l'acqua? In base alla quantità di acque, quindi in base al clima della regione in cui viviamo. Com'è costruita la nostra rete idrica? In base al clima in cui viviamo. Sostanzialmente tutto è, anche le autostrade, ragazzi, le strade sono costruite in base al clima in cui viviamo. Tant'è che, non so se avete mai sentito parlare, per esempio, di alcune situazioni, alcune ondate di caldo che hanno colpito la Scandinavia, piuttosto che ancora una volta al Regno Unito, che per esempio nel 2021, non vorrei sbagliare data, nel Regno Unito a Londra per la prima volta si sono toccati 40°, e lì sono andati in tilt, ragazzi, perché le case nel Regno Unito non sono fatte per sopportare i 40°, le strade non sono fatte per sopportare i 40°, quindi magari poi, eh, sprofondano le ruote banalmente, non riescono a partire gli aerei, l'avete sentito anche, no? Non solo nel nord Europa, ma anche in Italia.

Quindi questo è il motivo per cui ci si preoccupa. Non è solo una questione ambientale, non è solo una questione "dobbiamo salvaguardare". Questo è sicuramente importante, attenzione, dobbiamo salvaguardare l'equilibrio del nostro pianeta, tutto quanto, ma in realtà dobbiamo salvaguardarlo perché altrimenti noi, eh, facciamo molta fatica ad adattarci, tra l'altro, in così poco tempo, a un cambio climatico su cui abbiamo costruito tutti i nostri sistemi.

Allora, eh, estremizzazione climatica, quindi direi che finora abbiamo parlato di riscaldamento globale, di cambiamenti climatici. Questi cambiamenti climatici sono anch'essi legati ai cosiddetti tipping point, punti di non ritorno, che sono quelli a cui dobbiamo cercare di non arrivare perché altrimenti il processo diventa irreversibile, quindi poi è difficile tornare indietro. Di punti di non ritorno ne abbiamo tanti e di conseguenze, dunque, ne abbiamo diverse, di diverso tipo e anche di diversa natura. L'altra parola chiave che concetto chiave, riscaldamento globale, cambiamenti climatici, è quello di estremizzazione climatica. Pensate che di recente, a livello scientifico, è stata proposta una nuova definizione che è quella di "colpo di frusta climatico", che secondo me, per una volta, la scienza ha tirato fuori una definizione che comunicativamente effettivamente è efficace. Si chiamano "climate whiplash" e sostanzialmente vogliono descrivere un po' quel fenomeno per cui ci si ritrova da un estremo climatico all'altro. Vi faccio un esempio molto concreto. Magari passiamo un lungo periodo di siccità con temperature estremamente elevate, dopodiché arriva la pioggia, ma quando la pioggia arriva, la pioggia è troppo abbondante, troppo intensa, per cui magari riesce anche a causare un un'alluvione, ad avere un forte impatto sul territorio. Forse uno dei più pesanti colpi di frusta climatici che abbiamo registrato negli ultimi anni è quello relativo alla lunga ondata di caldo e siccità che ha riguardato l'Italia e soprattutto il Nord Europa del 2022. Io con le date sono un disastro, vero? Del 2022 e poi c'è stata l'alluvione in Emilia-Romagna. È stato un, in un mese siamo passati da una gestione di carenza idrica profonda, emergenziale, a una situazione in cui una larga parte della regione Emilia-Romagna si è ritrovata sotto l'acqua per diversi giorni, per settimane. Ancora ci sono le cicatrici di quello che è accaduto. Ok? Quel maggio è stato veramente tremendo. Questo è un colpo di frusta climatico. Quindi prima si è tutti impegnati a cercare di capire come gestire la siccità, dopodiché si è tutti impegnati a cercare di gestire una un'alluvione drammatica e questo ovviamente diminuisce la nostra capacità anche di azione, no?

Eh, adesso vi faccio vedere una cosa. La vediamo un paio di volte. Questa è una curva delle probabilità, ok? In scientifichese si dice che è un Gaussiano. Allora, proviamo a cercare di sistemare tutti i punti. Curva della probabilità, quindi ci dice quanto è probabile sostanzialmente che avvenga un fenomeno, quando o quanto è poco probabile. In questo caso, focalizziamo ancora l'attenzione sulla variabile temperatura, ok? La punta più alta di questa curva praticamente rappresenta la maggior probabilità di registrare una temperatura che di fatto è quella vicino alla norma. Poi vedete le due code, l'azzurra blu e quella arancione rossa. Ecco, queste sono delle temperature che presentano delle anomalie, quindi freddo, freddo intenso, caldo, caldo intenso. Ovviamente noi abbiamo la probabilità di registrare questi scenari meteorologici, però la probabilità è più bassa, infatti vedete che la curva scende.

Che cosa succede nel momento in cui noi andiamo a spostare la temperatura media, quindi ci spostiamo alla vostra destra, ok? Vedete? Infatti, proviamo a ripartire. Vediamo se ci riesco. Non è detto, eh, ragazzi, perché infatti non ci sono riuscita. Ecco, però siamo ripartiti da capo. Vedete che la punta più alta adesso piano piano si sposterà nel tempo, soprattutto dopo il 1980, come abbiamo visto prima, sempre più verso destra. Non solo si sposta, però si abbassa anche e in più si alzano le code, soprattutto quella rossa. Questa è la curva del clima, noi la chiamiamo. Ok? Vuol dire che sostanzialmente noi abbiamo sempre meno probabilità di registrare temperature vicine alla norma. Ok? Infatti la curva si abbassa e sempre più probabilità di registrare temperature vicine agli estremi, soprattutto vicine agli estremi di caldo. Vedete quanto è diventata grande l'area colorata in rosso e soprattutto vicino ai +4° di anomalia di temperatura, che è tantissimo. Ok? Questo è come è cambiata la curva del clima dal passato fino ad oggi. E questo dà un po' la risposta a che cos'è l'estremizzazione climatica, il fatto di ritrovarci a vivere con sempre più frequenza dei fenomeni che sono estremi. Questa è l'estremizzazione climatica e che, tra l'altro, si palleggiano tra loro. Quindi sempre più ondate di caldo, sempre più periodi prolungati di siccità, intervallati da piogge che quando arrivano trovano un'energia, eh, straordinaria in atmosfera e quindi quando piove, piove meno, piove meno frequentemente, ma quando piove, piove più intensamente e quindi fa male al nostro territorio. Ok, facciamo fatica a gestire questa cosa.

In che direzione stiamo andando? Allora, noi finora abbiamo parlato di passato, non abbiamo parlato di scenario futuro relativo a, se non qualche breve, diciamo, spezzone del, ehm, del tempo che abbiamo passato insieme. Abbiamo parlato di passato, cosa è successo negli ultimi decenni? Abbiamo visto questo riscaldamento globale, questi cambiamenti climatici, eccetera eccetera. Adesso ci interessa capire in che direzione stiamo andando, quindi qual è il futuro che ci aspetta.

Allora, la verità è che, guardate la parte alta di questa slide, vedete, fissiamo l'attenzione al 2020, ok? A sinistra c'è il passato e a destra c'è il futuro. E vedete che ci sono cinque scenari. Cosa sono questi cinque scenari? Sono cinque strade che noi possiamo seguire. E questi scenari, eh, sono in funzione di quanti gas serra noi emetteremo in atmosfera. Emissioni basse, emissioni, emissioni molto basse, emissioni basse, scenario intermedio, ok, emissioni alte e emissioni molto alte. Come vedete, la gamma di colori in funzione delle emissioni cambia, per cui se noi, per esempio, adesso tutti bravi, da domani non ne emettiamo più gas serra, stop alla CO2, ce la facciamo. Ok, in realtà il nostro sistema climatico ha un'inerzia, quindi non è che si raffredderebbe subito, anche perché la CO2 ha la capacità di resistere in atmosfera per tanto tempo, parliamo anche di 100 anni, quindi noi in qualche modo viviamo dell'eredità emissiva di quello che è stato fatto nell'ultimo secolo e mezzo, ok, per cui si scalderebbe ancora un po' per poi tornare, quindi reversibilità, a una situazione di equilibrio.

In che direzione stiamo andando noi? In realtà, stiamo andando verso 3° di temperatura in più entro fine secolo, quindi assolutamente non stiamo rispettando quello che la scienza sta suggerendo al gran limite, ok? Dovremmo impegnarci molto di più per ridurre fin da subito, anzi per azzerare l'emissione di gas serra, eh, entro metà secolo, quindi entro il 2050. E diciamo che questa immagine, che è stata pubblicata all'interno del uno dei report più importanti che è il report dell'IPCC, il pannello intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, ha una particolarità. Vedete che, eh, si sono spinti a calare questo scenario di riscaldamento verso le generazioni presenti sul pianeta Terra. Poi, vabbè, c'è un software online dove tu puoi addirittura mettere le date, inserire le date tue personali o dei tuoi parenti. Qui, in questo caso, trovate la mia famiglia, ok? C'è nonno Claudio che è del 1954, che ha assaggiato questo riscaldamento globale. Ci sono io e lo sto vivendo in pieno. C'è mio figlio che vivrà in uno scenario nettamente più caldo. E questo abbiamo capito che vuol dire uno scenario con tanti diversi cambiamenti climatici, ma soprattutto uno scenario con un clima estremizzato.

Quindi questo è il motivo per cui occorre parlarne, non solo per trovare delle soluzioni in termini di mitigazione, quindi riduzione delle emissioni di gas climalteranti, ma anche in termini di adattamento, quindi riduzione degli impatti. Anche queste, ragazze e ragazzi, sono due parole chiave. Considerate che sono due parole chiave che sono anche nei testi programmatici politici, ok? Mitigazione e adattamento. La mitigazione è quella serie di azioni che vogliono ridurre le emissioni di gas climalteranti. Non bruciamo più carbonio, stop. Non bruciamo più petrolio, stop. Non bruciamo più gas. Questa è mitigazione. Andiamo a cambiare il nostro modo di produrre energia per evitare l'emissione di gas. Questa è mitigazione. Poi c'è adattamento. Tutte quelle azioni che vogliono ridurre l'impatto. Per esempio, mettiamo in sicurezza il nostro territorio, che è un territorio, l'italiano, affetto dal problema del dissesto idrogeologico e so che lo sapete molto bene. Mettiamo in sicurezza il nostro territorio. Questo è adattamento. Trattiamo il nostro territorio a far sì che, per esempio, una pioggia estrema, una pioggia particolarmente intensa, letteralmente ci faccia meno male. Nelle nostre città mettiamo della vegetazione in più, adatta, ovviamente, in maniera tale che le ondate di caldo siano meno pesanti e quindi magari anche la parte della popolazione più vulnerabile, i bambini, gli anziani sentano meno disagio. Ok? Costruiamo le nostre case in maniera tale che siano più efficienti. Questo è l'adattamento. Ok? E impariamo che cos'è il rischio climatico. Questo è adattamento. Questo è adattamento. Rientra a titolo nelle azioni di adattamento che dobbiamo mettere in campo fin da subito. Impariamo il concetto di rischio. Impariamo che gestire il rischio non è qualcosa di negativo, ma è qualcosa di positivo, propositivo. Impariamo la cultura del rischio. Impariamo a metterci in sicurezza. Impariamo a desiderare la sicurezza. Ok? Che rientra all'interno di quelli che potremmo definire, parametri della qualità della vita, no? Impariamo a capire che quando c'è un allertamento ci dobbiamo comportare in un determinato modo e queste sono cose estremamente importanti.

Ragazzi e ragazze, ci prendiamo una pausina piccola, piccolissima di pochi minuti prima di continuare sulla parte più dedicata alla meteorologia per dare delle risposte alle vostre eventuali domande di questa prima parte più legata invece alla climatologia. Potete sicuramente, eh, porre domande in chat, oppure se desiderate mi chiedete "Ma potete farle in autonomia? Ehm, aprite il microfono e fate pure domande in diretta."

Nel frattempo, partiamo subito con una domanda che arriva dal rumore di fondo che spesso intasa i social su questo problema. Tantissima gente continua a sostenere questa assurda ipotesi che insomma basta tenere aperti i puliti i tombini, bisogna pulire i fiumi come si faceva una volta. Questo "una volta" che è un po' viziato come come percezione della realtà, ma è vero, ovviamente non credo.

Sì. Ehm, sì, Paolo, effettivamente è vero, tutte le volte che si scatena, eh, un qualcosa, un fenomeno meteorologico estremo, quindi delle piogge particolarmente abbondanti, questa storia dei tombini viene a galla, un po' come l'acqua che esce fuori sostanzialmente e non riusciamo a liberarcene. Allora, certamente la manutenzione del territorio è un fattore fondamentale. Ok? Eh, spesso e volentieri quello che dobbiamo cercare di fare, e questa è una cosa su cui vorrei essere ascoltata molto bene dalle ragazze e ragazzi che sono, eh, collegati e collegate, è una parola un po' pesante, ma adesso la devo superare la dicotomia, cioè superare il fatto: è colpa del cambiamento climatico o colpa del tombino? Ok? Superare il fatto: è colpa del cambiamento climatico o colpa del territorio gestito male? Ci possono essere entrambe le cose. Il sistema idrico, compresa la rete fognaria, per intenderci, è un sistema che è stato costruito, Paolo, per andare bene una volta. Quindi, una volta se pulivi i tombini, il sistema fognario, la rete idrica reggeva. Adesso non regge più. Quindi certamente il tombino va pulito, ma il problema non è quello. Eventualmente può essere un aggravante in alcuni casi perché bisogna capire di quale tombino stiamo parlando, ok? È difficile generalizzare su tutti i tombini, ma in realtà quello su cui dobbiamo puntare l'attenzione in questo momento è: quindi, è colpa della rete idrica o è colpa dell'estremizzazione climatica? Ok? In realtà è colpa di tutte e due. Sostanzialmente, non questo fenomeno ci mette di fronte a una inadeguatezza della nostra struttura nel sopportare delle piogge che sono molto più intense rispetto a quelle che una volta colpivano il nostro territorio. Quindi, diciamo che l'invito è proprio quello, dato che, come giustamente sottolineavi tu, il dibattito è estremamente polarizzato, è completamente destrutturante, siamo veramente fuori rotta da questo punto di vista. Noi, come ascoltatori e come uditori, dobbiamo in qualche modo avere la capacità di superare questa inadeguatezza anche della comunicazione, oltre che del sistema idrico. Se vediamo due che litigano su queste cose, noi non dobbiamo avere dubbi. Dobbiamo capire che questi due che stanno dibattendo, dibattito, dibattono sul nulla. Cioè, dobbiamo riuscire a capire la complessità che ci sta di fronte. Adesso lo sappiamo, no? Il clima è cambiato già in Italia e sostanzialmente i sistemi che prima funzionavano meglio adesso non funzionano più. Quindi non è colpa del tombino, ma è colpa di come non siamo capaci noi di adeguare i nostri sistemi al nuovo clima che già sta caratterizzando di te.

A questo, eh, si aggiungono poi le notizie false che continuano a girare, vengono, eh, pompate, che poi generano delle distorsioni di pensiero. A me capita spesso di vedere gente che continua a dire: "Il clima è sempre cambiato", come se dicessi: "Non succede niente, è sempre stato così." Che cosa, cosa si nasconde in realtà dietro questa, questa?

No, allora, si, si nasconde anche una, un pezzo di verità, nel senso che anche in questo caso è vero che il clima è sempre cambiato, non ci sarà mai un climatologo o una climatologa capace di dire il contrario, perché sarebbe una, eh, sarebbe una bugia, eh, ok? Sarebbe una non verità scientifica. Il tema non è il fatto che il, il clima cambi di per sé, eh, stia cambiando di per sé. Il tema è la rapidità con cui lo sta facendo, cioè il ritmo del nostro pianeta è completamente differente. Si parla di decine di migliaia di anni e queste decine di migliaia di anni sono necessarie agli ecosistemi per trasformarsi e adattarsi, dunque, eh, in funzione del clima che piano piano si modifica. Se noi, in poche decine d'anni, praticamente tiriamo uno scossone al clima, no? È come se lo stessimo spingendo, no? Eh, il clima in realtà non riesce ad assorbire questo, questo urto e i sistemi di conseguenza non riescono ad adattarsi. Ne stiamo osservando tante, no, anche di specie all'interno del contesto della biodiversità che non sono in grado di adattarsi così rapidamente al clima che sta cambiando, no? Lo vediamo nei nostri mari, lo vediamo anche in montagna, ad esempio, dove la temperatura, per esempio, sulle Alpi sta aumentando, eh, molto rapidamente, per cui, eh, le specie animali e vegetali stanno facendo fatica perché non riescono a migrare verso l'alto per trovare temperature di nuovo adeguate così rapidamente, tanto quanto sta aumentando rapidamente la temperatura. Quindi la risposta è: vero, il clima è sempre cambiato, giusto? Il problema è la rapidità con cui questo sta avvenendo, se vogliamo anche la causa.

Allora, eh, dato che in alcuni contesti ancora è incredibile parlare di responsabilità della combustione dei combustibili fossili, scusatemi, un gioco di parole, pare un tabù. E questo è un tabù anche all'interno dei contesti internazionali come la COP, ok? Nei testi negoziali non c'è questo aspetto, voi lo sapete, cioè si parla di decarbonizzazione, ok? Eh, ma non si parla di combustibili fossili in sé per sé. Anche il termine "phase out", nell'ultima, che vuol dire uscita dall'utilizzo dei combustibili fossili, è stato tolto nell'ultimo testo negoziale delle COP. Ok? Sembra un tabù, cioè si parla di decarbonizzare, ma non si parla del colpevole, che sono i combustibili fossili. Ne individuiamo tre principali: carbone, petrolio e gas. Cioè, più chiaro di così non si può. A volte la scienza ci mette in mano degli strumenti eccezionali, ma noi non siamo in grado di utilizzarli.

Quindi, cioè, il tema è: sì, siamo di fronte a un problema grande e questo ovviamente lo sottolineiamo, ve l'ho sottolineato anche fin troppo, ma qual è la parte positiva di tutta questa storia? È che lo sappiamo molto bene, che conosciamo le soluzioni e che a livello tecnologico abbiamo la capacità di reagire anche molto rapidamente, quindi abbiamo ampi margini di miglioramento. C'è un famoso psicologo che diceva Perpsen S, spero di non aver sbagliato, è norvegese comunque, la provincia, che diceva che la più grande barriera per reagire alla crisi climatica ha la ha una distanza pari a quella che coincide con la distanza tra le nostre orecchie, quindi sta nella nostra testa. Cioè, non, non è questa, questa, quello che vorrei esprimere è che non siamo spacciati, cioè siamo spacciati se continuiamo con questo immobilismo totale, ma in realtà di soluzioni la scienza ce ne sta dando in mano veramente tante, per cui, eh, da questo punto di vista il periodo storico non è proprio dei più facili, effettivamente, però, ecco, dovremmo continuare a cercare di lavorare ognuno di noi come può, perché per, diciamo, lavorare nel contesto della crisi climatica non bisogna essere per forza climatologi, non è questo. Per lavorare nel contesto del cambiamento climatico e quindi mitigazione, adattamento, si possono fare tantissime cose. Si può, ad esempio, studiare ingegneria, ingegneria energetica, ingegneria ambientale. Si può studiare ingegneria aerospaziale perché senza dati satellitari noi praticamente, diciamo, eh, diciamo che i dati satellitari ci hanno aiutato ad accrescere il nostro bagaglio di conoscenze in maniera veramente significativa e importante. Si può studiare diritto perché c'è tutta la questione del diritto ambientale, del diritto internazionale, quella che viene considerata la climate litigation, quindi i diritti legati al contesto in cui ci ritroviamo e quindi le i diritti legati all'estremizzazione climatica e alle vulnerabilità territoriali. Ci sono popolazioni che sono molto colpite già oggi dall'estremizzazione climatica. Quindi si parla di diritti umani lesi come il diritto all'acqua, il diritto al, al cibo, all'alimentazione, il diritto a vivere in un posto in cui le norme sanitarie siano rispettate. Ok? Eh, ma ce ne sono tantissimi altri, cioè, eh, non veramente, eh, per lavorare nel contesto della crisi climatica, nel contesto della sostenibilità, si può, si può, si può fare qualsiasi mestiere orientandoci, però, in quella direzione, quella della sostenibilità e della riduzione del rischio.

Hai già risposto a una domanda che volevamo farti perché in questa breve chiacchierata, mentre parlavi, io immaginavo tutta la gente coinvolta nei diversi settori che vanno dall'urbanistica alla scienza, tutto.

Allora, io, io per esempio sono, sono fortunata, devo dire, sono fortunata e sono anche, eh, affascinata e molto incuriosita. Sono fortunata perché grazie al mio lavoro ho la possibilità di entrare in contatto con tanti settori diversi. Cioè, vi faccio l'esempio, la scorsa settimana sono andata al Forum Internazionale per la moda sostenibile e uno dice: "Vabbè, ma una climatologa cosa ci va?" No, in realtà era importante perché sostanzialmente il mondo della moda, colpito anche da, per esempio, tutto il processo legato al fast fashion, cioè il nostro modo nuovo di vestire, no, con dei vestiti che vengono prodotti molto rapidamente, altrettanto rapidamente vengono buttati per fare una definizione sommaria del processo. Ovviamente questo vuol dire molte emissioni in atmosfera, quindi più gas serra.

Molto impatto ambientale, un utilizzo della risorsa idrica importante, cioè il settore tessile in questo momento è stato calcolato da recenti studi. Però tutta la tutto il settore tessile, quindi dall'agricoltura, per esempio, perché l'agricoltura si fa anche per produrre tessuti, ok? Dall'agricoltura alla produzione di tessile al rifiuto, quindi tutta la catena, si stima che le percentuali di emissione di gas serra sono intorno al 10%. Il 10% è tanto. Ok?

Eh, questo per dire, ritornando alla domanda, che anche in un contesto come quello della moda, in realtà si parla tantissimo di cambiamento climatico, si parla di processi sostenibili, si parla di utilizzo delle risorse sostenibili, si parla di riduzione delle emissioni di gas serra in maniera sostenibile. Ok?

Poi subito dopo sono andata alla presentazione, questo per raccontarvi un po' come siano tanti mondi in cui si inserisce poi questo sapere climatico che dovrebbe in qualche modo essere trasversale a tutto quello che facciamo nella vita. Ho avuto la fortuna di partecipare a una mostra, alla presentazione di una mostra fotografica della Meter Meyer, probabilmente voi la conoscete, dove lì si è parlato invece di comunicazione, no, della crisi climatica anche tramite l'arte, anche tramite forme artistiche, anche tramite la musica, anche tramite la fotografia, anche tramite il disegno. Quindi, in realtà, per esempio, anche un artista può lavorare nel contesto della reazione alla crisi climatica. Cioè, non ci sono vincoli, non ci sono confini soprattutto. Cioè, ognuno di noi, con le proprie capacità e i propri interessi, evidentemente le proprie possibilità, può fare qualcosa per orientare la propria vita e il proprio contesto a un atteggiamento diverso e quindi sicuramente più sostenibile.

Sono due domande in chat, Serena. Eh, parzialmente hai già risposto, ma le leggo.

>> Sì. Eh, allora dal nautico la seconda chiede se è possibile quantificare le emissioni inquinanti prodotte dall'uomo.

>> Inquinanti. Allora, eh, mh, colgo l'occasione per fare una distinzione, ok? Nel senso che noi abbiamo le emissioni inquinanti e le emissioni di gas climalteranti. Anche queste sono due parole chiave che possiamo inserire tra la lista, no? Quella riscaldamento globale, cambiamento climatico, estremizzazione climatica, adattamento e mitigazione. Ci mettiamo anche gas inquinante e gas climalterante. Sostanzialmente, il gas inquinante è un gas che, nel momento in cui noi andiamo a respirarlo e lo inaliamo, ci fa male. La PM10, polveri sottili, PM2,5, gli ossidi di azoto. Questi sono, per esempio, dei gas inquinanti, ok? I gas climalteranti, invece, sono quei gas che alterano l'equilibrio climatico del nostro pianeta. Parliamo soprattutto di CO2, di metano e di protossido di azoto. Questi sono i principali, ma non gli unici. Ok? Eh, quindi queste sono due differenze che, secondo me, val la pena portarsi a casa, perché anche quando si leggono gli articoli di giornale, spesso e volentieri si fa un gran casino. Eh, ovviamente, nel momento in cui il nostro obiettivo è quello di ridurre i gas inquinanti o i gas climalteranti, cambiano le azioni che dobbiamo mettere in campo. Fortunatamente, spesso succede che una singola azione che ha, diciamo, un buon effetto sulla riduzione dei gas inquinanti, ha un buon effetto anche sulla riduzione dei gas climalteranti. Dice "due piccioni con una fava". Ok? Però, in realtà, i due problemi sono distinti.

Allora, per quanto riguarda la questione dei gas inquinanti, faccio più fatica a dare una risposta, cioè a quantificarli. Questo perché non abbiamo una visione globale delle emissioni dei gas inquinanti. Cioè, noi possiamo ragionare su aree geografiche. In quella area geografica quanta PM10 viene emessa e da dove, quali sono le fonti, ma è talmente eterogenea la situazione che è difficile, no, dare. Eterogenea nel senso che abbiamo tanti tipi di inquinanti e tante regioni geografiche che sono caratterizzate da sistemi produttivi che sono diversi, per cui non abbiamo una PM10 totale a livello globale, per esempio, un'emissione totale delle polveri sottili a livello globale. Poi, di solito, ragioniamo in concentrazioni. Per esempio, la Pianura Padana è una delle zone più inquinate d'Europa, se non del mondo, ok? Perché ha una conformazione geografica tale per cui non facilita la dispersione dei gas inquinanti, che sono quelli che poi ci fanno male quando li respiriamo, fanno male ai nostri occhi, rovinano la pelle, pure i capelli, insomma, un disastro. Ok.

Per quanto riguarda l'emissione, invece, dei gas climalteranti, eh, parliamo soprattutto di CO2, anche il metano è molto importante, però si parla di CO2. E parliamo di circa annualmente tra le 50 e le 60 gigatonnellate di emissioni l'anno. In questo caso, noi riusciamo a fare una stima a livello globale proprio perché si riescono a calcolare tutte quelle che sono le sorgenti emissive di un singolo gas o di due gas come la CO2 e il metano. E si fa una stima, eh, una stima a livello globale. Ecco, quindi questa è una quantità sicuramente significativa. Quindi, 50-60 oscilliamo, ragazzi, sempre perché, ovviamente, i tipi di analisi e di studio sono differenti, non dovete disorientarvi nel momento in cui magari si oscilla un po' intorno al valore. Facciamo 55 gigatonnellate di CO2 emesse ogni anno. Ok? Queste sono quelle che noi dobbiamo ridurre. Non dico a zero perché net zero, in realtà, è un concetto che prevede ancora l'emissione, ma anche un assorbimento. Quindi, net zero vuol dire che noi abbassiamo, questa è l'emissione, questo è l'assorbimento, noi abbassiamo l'emissione in maniera tale che emissione più assorbimento facciano zero, ok? E quindi il bilancio totale sia nullo.

L'altra domanda, sempre del nautico, la seconda chiede dei dettagli, dei contributi su cosa possiamo fare noi per migliorare le cose.

>> Allora, noi possiamo fare tantissime cose, nel senso che, eh, sicuramente come individui possiamo fare tanto, a partire dalla consapevolezza, che però è necessaria ma non sufficiente. Possiamo iniziare a guardare anche quelle che sono le nostre abitudini con un occhio diverso. Parliamo di modo di muoverci, parliamo di modo di fare le vacanze, eh, parliamo di modo di alimentarci. Per esempio, una domanda che spesso facciamo. Allora, io sono onnivora, negli ultimi anni, per esempio, ho ridotto enormemente il consumo di carne. Non sono qua a dire quale sia la dieta giusta da portare avanti perché non sono una nutrizionista e comunque credo molto nel fatto che poi alla fine le scelte individuali e personali siano molto importanti. Però una domanda ce la potremmo porre tutti quanti: cioè, quanta carne mangiamo alla settimana? E soprattutto, che corrispondenza c'è tra quello che l'Organizzazione Mondiale della Salute dice rispetto al consumo di carne e quello che dice, per esempio, l'Organizzazione Meteorologica Mondiale rispetto all'impatto del consumo di carne. È straordinario trovare una corrispondenza totale tra il consiglio dell'Organizzazione Mondiale della Salute che dice: "Ragazzi, però dobbiamo mangiare meno carne perché sennò è un problema a livello di salute" e il consiglio dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale che dice: "Ragazzi, però dobbiamo mangiare meno carne perché sennò l'impatto ambientale è devastante". Questo è per dire che poi la decisione è certamente individuale, però ce lo potremmo chiedere. Cioè, negli ultimi anni o comunque nel corso della nostra vita, che abitudini abbiamo assunto, alcune volte senza accorgercene, no? Perché se si va a sommare la quantità di volte che mangiamo salumi affettati, ok? Quantità di volte che mangiamo pollo, a quantità di volte che mangiamo carne rossa, in realtà superiamo di gran lunga ciò che l'Organizzazione Mondiale della Salute ha suggerito, ovvero di non mangiare carne più di due volte a settimana. E così per tante altre cose, no? Magari ce lo si può chiedere in vacanza, che cosa utilizziamo per spostarci o come potremmo impostare la nostra vacanza per impattare un po' meno. Ma questo non necessariamente deve essere visto in termini di rinuncia, cioè si può fare una vacanza straordinaria anche riducendo il nostro impatto. Questa cosa qua, forse, la dobbiamo superare. Dobbiamo aiutarci a vicenda, cioè non vedere un cambio di abitudine necessariamente come una rinuncia, ma magari come qualcosa di recuperato, no? Un po' di tempo recuperato, un po' di spirito di osservazione recuperato, un po' di voglia di ritornare a guardare l'ambiente che ci sta intorno e, perché no, di scoprirlo e conoscerlo meglio. Queste non sono cose brutte, sono cose molto belle e quindi dobbiamo cercare come individui di recuperare questa voglia di ristabilire un contatto molto onesto con l'ambiente, no, che ci circonda. Credo che questa sia un'azione individuale potentissima, soprattutto quando chi di noi riesce a trasformarla in un'azione collettiva.

Eh, poi ci sono tante altre scelte che si possono fare. Voi siete molto giovani, però, per esempio, votare è un modo potentissimo per far sentire la propria voce a livello individuale, cioè fare in modo che le politiche di prevenzione e adattamento siano considerate dalla cittadinanza come una priorità. Questa è un'azione individuale, poi collettiva potentissima dal basso, no? Anche i decisori, spesso i decisori politici si disinteressano perché pare che l'opinione pubblica sia disinteressata. Dobbiamo far capire che in realtà non è così. Ok? E poi voi, ripeto, siete ancora ancora molto giovani, però c'è un aspetto, no, interessante che si sta sottolineando anche come investire i propri risparmi. Quella è un'altra azione individuale potentissima. Per farvela proprio asciutta asciutta e base base. Ci sono delle banche che, per esempio, utilizzano il proprio valore per sostenere ancora dei progetti pilota di estrazione dei combustibili fossili. Ci sono delle altre banche che invece hanno dei fondi che si chiamano etici, possiamo chiamarli come vogliamo, ma che sostanzialmente sono indirizzati a dei progetti che vogliono lavorare, per esempio, nel campo delle energie rinnovabili, no, e dell'efficienza energetica, delle tecnologie pulite. Anche questa, per esempio, è una scelta che possiamo fare che spesso e volentieri non è neanche una cosa a cui pensiamo. Non è una cosa a cui pensiamo, no? Noi decidiamo qual è la nostra banca, ma non sappiamo che cos'è che fa la banca o come si comporta la banca. Magari la banca investe in armi e non lo sappiamo. Magari investe in tecnologie che in realtà a noi non piacciono, su cui non crediamo, non lo sappiamo. Quindi, certamente, bisogna impegnarsi un po', studiare, capire, chiedere, no? Ritornare a chiedere. Anche questa è un'azione individuale potente. Tornare a chiedere, fare domande, non è mica vietato. Ma quindi come? Ma quindi è così? A cos'ha? Ma è meglio così? A cos'ha? Poi uno prende la decisione, prendere le decisioni e essere liberi di prendere le proprie decisioni. Ecco, e queste sono tutte azioni individuali importantissime.

>> Grazie Serena.

>> Grazie per avere riportato poi anche un tema così ampio com'è quello di oggi alla vita quotidiana di tutti noi.

>> Sì, sì. Ma ma è così, sai, Rosanna, cioè anche come come ci spostiamo, no? Io ieri ero in una scuola a Milano e il dibattito era sulla mobilità. Ma la bicicletta, non la bicicletta, ma Milano non è adatta. Ma quindi no, bisognerebbe usare più le auto. In realtà, voi che usate la bicicletta, ma no, cioè ognuno di noi può fare delle scelte e tendere al miglioramento. Trasformare, ad esempio, una città come Milano, per una città adatta alle biciclette, non è mica improvviso, è un percorso continuo e bisogna fare in modo che le istituzioni capiscano che per noi muoversi in una città come Milano, qualsiasi città, potersi muovere in bicicletta è una necessità. Ma è anche il mezzo più comodo, tra l'altro, eh, a ben vedere, perché ti risolve un sacco di problemi. Bisogna però cercare di farlo in sicurezza. Quindi, per esempio, a Milano ci sono i sanpietrini, i tram, eccetera eccetera, è un casino, però comunque so che anche in Liguria, eh, non è facilissimo, però insomma è la tendenza che ci deve che ci deve interessare, no? Il processo al miglioramento che è una cosa su cui dobbiamo, tra l'altro, ritornare a crederci perché è importante.

Allora, io andrei avanti, Rosanna, perché così vi faccio almeno un quarto d'ora, 20 minuti, no, non è vero, un quarto d'ora sulla parte meteo, perché poi lasciamo 5 minuti alle domande prima dell'intervallo. Allora ragazzi, questo non è l'uragano Melissa, ma è un altro uragano del passato, semplicemente per farvi capire poi come all'interno del contesto climatico noi riusciamo a fare delle analisi alla microscala davvero eccezionali, straordinarie, non saprei come altro definirle. Questo, quindi, è sostanzialmente una rappresentazione di un qualsiasi modello che va a rappresentare quella che è una struttura interna a un ciclone tropicale, quindi a un uragano. E la meteorologia praticamente ragiona così. Qual è la differenza tra meteorologia e clima? Mentre il clima risponde alla domanda: "Che tempo mi aspetto oggi, che è il 29 di ottobre, vero? Sì, il 29 di ottobre in una città come Genova o in una città come Milano. Che tempo mi aspetto oggi in base al clima della mia città?". E invece la meteorologia risponde con una calcolando la media su 30 anni di dati. Quindi, io per 30 anni registro la temperatura a Genova, calcolo la media e quella è la media climatica. La meteorologia, invece, risponde a un'altra domanda che è completamente differente, in realtà. Che tempo c'è oggi a Genova e che tempo ci sarà nelle prossime ore? Per rispondere a questa domanda utilizza dei metodi che sono diversi. Per cui, climatologia e meteorologia hanno certamente molti aspetti in comune, ma lavorano in modo diverso e con strumenti diversi e rispondono a domande diverse, ok? Quindi, non sono la stessa cosa.

Perché ci interessa dire questo? Uno, perché adesso, ma voglio dire velocemente, vediamo come lavora la meteorologia, tanto immagino che tante cose già le sappiate, ma anche perché ci aiuta a capire che un singolo fenomeno meteorologico non stabilisce una tendenza climatica. La meteorologia è molto veloce, la climatologia è una tendenza. Un singolo fenomeno meteo non rappresenta, non può rappresentare in nessun modo una tendenza climatica. Facciamo un caso che spesso poi giunge anche nei titoloni dei giornali. C'è una nevicata fuori stagione. Una nevicata, una nevicata sulle Alpi fuori stagione. Il titolo del giornale è: "Dov'è finito il riscaldamento globale?". Ok? Che errore c'è nel titolo di giornale? Benissimo, chi ha scelto il titolo e probabilmente anche chi ha scritto l'articolo non conosce la differenza tra meteorologia e climatologia, ma ancora più grave, mi viene da dire, è che non conosce la differenza tra globale e locale. Ok? Più grave perché dovrebbe essere più intuitivo, nel senso, se un processo è globale, ovviamente localmente possono succedere tante cose, ok? Però il riscaldamento è su scala globale, le fluttuazioni su scala temporale più piccola e su scala locale più piccola sono le fluttuazioni meteorologiche. Ok?

Allora, come facciamo noi a far arrivare tutti questi dati all'interno delle app, per esempio, del telefono? Allora, la storia del dato meteorologico in Italia non la conosce praticamente nessuno, eppure tutti utilizzano questi dati all'interno di un'app che poi confronta finché non trova la previsione che gli piace di più. Ovviamente, che cosa succede? Che non conoscendo la storia del dato meteorologico, in realtà si abbassa enormemente anche la nostra capacità di capirlo quel dato. Quindi, è importante capire da dove arriva quell'informazione. Quell'informazione arriva, eh, da una lunga storia. La storia inizia qui, cioè quando noi, per esempio, vogliamo fare una fotografia tridimensionale della nostra atmosfera, un po' come se noi stiamo parlando in questo istante insieme, facciamo una fotografia 3D. Com'è in questo momento? La blocchiamo l'atmosfera e registriamo tutte le variabili con tutti gli strumenti a disposizione, che sono quelli che vedete rappresentati un po' a fumetto in grafica. Utilizziamo i satelliti, utilizziamo le stazioni a terra, utilizziamo i palloni sonda, utilizziamo gli aerei, utilizziamo le boe, cioè gli strumenti che sono negli aerei o nelle navi, utilizziamo le boe e quant'altro. Raccogliamo tutti questi dati e tutti questi dati qua, vedete, per esempio, una rappresentazione che ha recentemente pubblicato la NASA di tutti gli strumenti che sono, tranne quelli satellitari perché ovviamente non avrebbe senso, però tutti gli strumenti che sono presenti, eh, sulla superficie terrestre e che hanno la possibilità di registrare dei valori meteorologici. Ok? Quindi, capite che, eh, i dati in input, come si dice, i dati in ingresso sono veramente tanti e vanno a descrivere questa fotografia tridimensionale. La vedete qui? Tutti questi dati, che cosa ce ne facciamo di tutti questi dati? Sono veramente tanti, eh? Li inseriamo all'interno di questa griglia. Quindi, dovete immaginare che in ogni incrocio di questa griglia noi ci inseriamo tutti i dati e andiamo a descrivere la nostra atmosfera nel nostro istante. Ovviamente, nessuno di voi è interessato a sapere che tempo c'è adesso. Voi volete sapere che tempo ci sarà successivamente e quindi cosa fate? Andate a utilizzare dei modelli matematico-fisici. Questi modelli matematico-fisici sono quelli che sono in grado di descrivere i fenomeni che avvengono in atmosfera. Le equazioni più importanti sono le equazioni della fluidodinamica e della termodinamica. Sostanzialmente, questo è il motivo per cui, per esempio, chi come me è meteorologo ha studiato fisica, perché in realtà parliamo di fluidodinamica, ok? E di termodinamica principalmente, di trasferimento radiativo, parolacce, però magari no, eh, però insomma queste sono le macro materie fisiche che servono per modellizzare il comportamento della nostra atmosfera. Adesso andiamo avanti nel tempo, quindi utilizziamo dei supercomputer che sono in grado di elaborare milioni di miliardi di dati al secondo. Non sto scherzando. Nel senso che, eh, la meteorologia è una di quelle, diciamo, di quei settori della scienza che utilizza i computer più potenti perché ha bisogno di macinare una quantità di dati enorme a livello globale. Ovviamente, poi ci sono i modelli su scala locale, quelli sono più piccoli. Con le equazioni della fisica noi andiamo avanti nel tempo. Sono delle equazioni deterministiche, ovvero vogliono studiare la possibile evoluzione, vogliono determinare la possibile evoluzione dell'atmosfera nel futuro, un po' come se io utilizzassi un'equazione deterministica per calcolare la direzione di questa penna che io lancerei nella vostra direzione. Un'equazione deterministica determina la traiettoria della penna. Così viene fatto per l'atmosfera. Ok? Cerchiamo di determinare in che direzione andrà la nostra atmosfera, come evolverà nel futuro. Lo facciamo con queste equazioni. Le principali sono quelle di Navier-Stokes, le vedete dietro fuscate, così spaventano un po' meno. E queste equazioni, ovviamente, sono tradotte in linguaggio, in un codice, ok? Che il computer è in grado di capire. Per cui noi diciamo al computer: "Guarda che devi risolvere queste equazioni", ok? E quindi servono tutte queste competenze fisiche, informatiche, eccetera eccetera. E andiamo avanti nel tempo.

Come riusciamo a fare una previsione? Allora, dato che noi calcoliamo e determiniamo la possibile evoluzione dell'atmosfera, così come lo facciamo per questa penna, ovviamente nel momento in cui la determiniamo abbiamo anche un errore. Questo errore si espande nel tempo, per cui noi riusciamo a calcolare molto bene l'evoluzione dell'atmosfera nelle ore successive, un po' meno bene nei giorni successivi, 1-3 giorni, ancora meno bene, 4-7 giorni, malissimo, 7-15 giorni. In realtà, questo cavallo stilizzato ci dà una risposta importante alla domanda inflazionata, ovvero: "Ma quanto sono affidabili le previsioni del tempo?". Allora, le previsioni del tempo sono enormemente più affidabili rispetto a qualche decennio fa. Eh, sciogliamo questo tabù. Noi abbiamo dei grandissimi maestri che ci hanno insegnato a fare meteorologia, ma loro avevano molti meno dati a disposizione, per cui in realtà le previsioni del tempo sono enormemente migliorate in termini di affidabilità. Quello che è cambiato un po' la richiesta, ok? Noi adesso siamo degli utenti non solo privati, ma anche, che ne so, chi produce energia fotovoltaica ha bisogno di un dato puntuale preciso su un determinato, una determinata locazione geografica, localizzazione geografica. Questa richiesta prima non esisteva. Noi adesso siamo degli utenti che chiediamo un dato orario per la mia via, ok? Per cui alcune volte abbiamo la percezione che la previsione non ci azzecchi, ma forse perché la nostra richiesta è esagerata, cioè stiamo chiedendo un po' troppo. Ok? Eh, in realtà l'indice di affidabilità cambia anche in funzione della atmosfera che noi stiamo cercando di descrivere, cioè se abbiamo tre perturbazioni atlantiche una dietro l'altra che sono in arrivo sul Mediterraneo, eh, la previsione avrà un indice di affidabilità molto basso per i giorni successivi, perché adesso che vi ho spiegato la storia del dato, il computer ogni 6 ore deve rifare quella fotografia tridimensionale, ricalcolare ovviamente. Se lunedì passa una perturbazione, mercoledì ne passa un'altra e venerdì ne arriva un'altra, fare la previsione per il sabato è impossibile perché tutte le volte il computer ogni 6 ore deve ricalcolare lo stato dell'atmosfera e cercare di minimizzare l'errore. Se al contrario abbiamo un'unica perturbazione in transito durante la settimana, l'indice di affidabilità migliora anche a 6 giorni di distanza. Se al contrario abbiamo una situazione opposta, ovvero un anticiclone, quindi una situazione di relativa stabilità, l'indice di affidabilità può risultare buono anche a una settimana di distanza. Quindi, l'indice di affidabilità dipende dalla dinamicità dell'atmosfera che stiamo cercando di modellizzare nel futuro. Quindi, questo in 10 minuti, un po' così, è la storia del dato che noi consultiamo, eh, costantemente.

Rosanna, io lascerei gli altri minuti a eventuali domande, magari più in ambito meteorologico, perché mancano 4 minuti e quindi non voglio chiudere senza dare la parola alle classi. Beh, una domanda che ci avevano fatto un po' di tempo fa proprio una classe delle scuole superiori era: "Quanto è cambiato il meteo rispetto alle stagioni a cui siamo tendenzialmente abituati?".

>> Cioè, la domanda è: "È vero che non esistono più le mezze stagioni?".

>> Una roba subita.

>> Ok?

[risate]

>> È normale che ci siano i temporali a novembre, queste cose qui?

>> No, no, in realtà, in un certo in un certo senso, non esistono più le le mezze stagioni. È è un qualcosa che si sta verificando. Ecco, ovviamente con le normali fluttuazioni meteorologiche del caso, magari ci sono degli anni in cui le stagioni riescono a mantenere maggiormente quelle che sono le proprie caratteristiche, degli anni in cui invece, eh, questo non avviene, per cui si passa da una situazione di caldo anomalo a una situazione magari di freddo, per cui noi ci ritroviamo anche un po' straniti. In generale, quello che sta succedendo è proprio quello, diciamo, più o meno vicino al concetto di colpo di frusta, ovvero il fatto che noi ci ritroviamo in situazioni in cui si presentano delle anomalie molto positive a situazioni in cui, quindi molto più caldo rispetto al normale, a situazioni in cui magari le temperature sono leggermente inferiori alla norma, quindi un po' più freschino rispetto al normale. Però questo, ovviamente, noi lo percepiamo in maniera fortissima. Adesso non ricordo bene le date, sempre perché io con le date sono veramente un disastro, non sto scherzando, però mi ricordo che tra la metà di settembre, la fine di settembre, più o meno, eh, a Spanne, siamo passati da condizioni in cui a metà di settembre avevamo ancora 35°, a un fine di settembre, inizio ottobre, adesso non ricordo esattamente, in cui in realtà le temperature massime erano intorno ai 18. Allora, avere 18° a fine settembre, inizio ottobre, sì, è più freddo certamente rispetto alla norma, oserei dire non straordinario. Ok, può capitare. Il tema è passare dai 35 ai 18, nel senso che magari a fine settembre hai 24°, ne hai 18, ma a metà settembre avere 35°, che sono quasi 10° in più rispetto alla norma, ovviamente poi ci fa sentire questo scalino in maniera straordinaria. Quindi, abbiamo questa oscillazione netta. Quello che stiamo osservando in generale come tendenza è che la stagione estiva sta diventando più lunga, per cui i primi 30° non ce li hai più a giugno inoltrato, ma ce li hai a maggio, alcune volte addirittura ad aprile, e gli ultimi 30° ce li hai a fine settembre. Ok? Ehm, e così anche gli inverni. Gli inverni tendenzialmente sono sono più caldi, più piovosi, meno nevosi, e questo è un problema enorme anche per quanto riguarda, diciamo, la risorsa idrica, perché la neve per noi è come se fosse acqua in stoccaggio, cioè una riserva, un serbatoio. Il fatto che sia pioggia e non neve è un problema perché la neve sta là, finché non fonde ce l'abbiamo a disposizione, mentre l'acqua fa tutto un suo percorso che è diverso, per cui in realtà l'acqua non riusciamo a preservarla fino alla stagione più calda, primaverile successiva, ehm, come in realtà veniva fatto negli anni passati, decenni fa avevamo ancora le nevi perenni, adesso praticamente non ci sono più e quindi questo è un cambiamento. Nel mezzo ci sono l'autunno e la primavera dove veniamo schiaffeggiati a destra e a manca, sostanzialmente questo è, eh, le nuove stagioni sono fatte così e sono anche le stagioni più pericolose, soprattutto l'autunno, perché ovviamente l'autunno arriva dalla stagione estiva dove aumentano le temperature, dunque aumenta l'energia e quando arrivano le perturbazioni, le perturbazioni possono fare più male.

Serena, non abbiamo domande, però io ti chiederei la disponibilità perché adesso magari stanno chiudendo le classi, sono un po' di corsa, ti chiederei la disponibilità, nel caso ci fosse qualche domanda rimasta sospesa, a rispondere magari via mail. Quindi, esorto i docenti, le classi, se volete raccogliere qualche qualche domanda, vi scrivo qua in chat la mail a cui potete sottoporle e poi noi provvederemo a girarle a Serena.

>> Perfetto. Assolutamente sì. Quindi a presto.

>> Allora, grazie a tutti. Grazie.

>> Grazie. Buona giornata. A presto. Un saluto.

>> Grazie.

>> Grazie.

>> Grazie a tutti. Lasciamo che piano piano si sgancino. Yeah.