Transcription
Ma andiamo ora a esplorare la parte intermedia del cervello dove nascono le reazioni emotive. È questa parte che si eccita quando ci emozioniamo per una qualunque ragione, per amore, per rabbia, per gelosia, per paura, oppure perché ci divertiamo, ridiamo, oppure quando amiamo. Queste emozioni, quando sono molto forti si propagano nel corpo, provocando una serie di conseguenze ben visibili. Per esempio, quando ci troviamo di fronte a un pericolo o una situazione di allarme o di paura, i muscoli si contraggono, richiamano sangue, il battito cardiaco aumenta, i peli si rizzano, la respirazione accelera, eccetera. È un sistema molto antico di sopravvivenza che mobilita l'organismo per la lotta oppure per la fuga.
Ci sono persone che per la loro professione si trovano spesso in condizioni di pericolo. Per esempio i pompieri, pur essendo persone molto esperte, a volte devono far fronte a delle situazioni impreviste, soprattutto quando si trovano a dover fronteggiare un grande incendio. È recente il caso di quei 19 pompieri negli Stati Uniti che sono morti tutti insieme, circondati dalle fiamme. In una situazione analoga si sono anche trovati dei pompieri che però sono riusciti a trovare la via di fuga, mobilitando sotto questo forte stress delle energie latenti che non potrebbero essere mobilitate neppure dalla più grande forza di volontà. Nel corso di una ricognizione di routine, Ryan Jordan e i suoi uomini sono minacciati dalle fiamme provocate da un fulmine e alimentate dal vento che all'improvviso ha cambiato direzione, mettendo a repentaglio la vita dell'intera squadra di pompieri. Il cervello escogita tutti gli stratagem, rilascia l'adrenalina e richiama il sangue dagli organi non coinvolti in questa emergenza per farlo pompare nei muscoli bisognosi di ossigeno per correre alla ricerca di una via di fuga. Le fiamme tuttavia si avvicinano sempre di più. A questo punto il cervello ricorre ad un vero e proprio inganno, pur di trovare la salvezza. Il cervello umano, attraverso la vista, assorbe le immagini come se fossero fotogrammi di una pellicola. In condizioni di normalità ne acquisisce 30 ogni secondo, ma in piena emergenza questo numero raddoppia, dando così l'illusione che il tempo si stia fermando, stia rallentando. In questo modo i secondi sembrano minuti, ore e il cervello ha il tempo per elaborare una soluzione adeguata all'emergenza.
Ma vediamo ora meglio da vicino la zona delle emozioni, il cosiddetto sistema limbico che è l'area, per così dire, che colora la nostra vita, che ha l'origine delle sensazioni piacevoli o sgradevoli, ma di conseguenza anche dei comportamenti aggressivi oppure no. Ne parliamo con il professor Piergiorgio Strata. In un certo senso è un'antica bestia che ci portiamo dentro da tanto tempo quella e che ci serve per sopravvivere. Certo, questa è stata molto importante fin dall'inizio dell'evoluzione, soprattutto nei mammiferi, perché è un'area in cui si valuta il pericolo, ci si difende da un pericolo, in cui anche si valuta uno stato emotivo positivo che mi porta ad amare, da voler bene, a mettermi in combutta con qualcun altro per formare una specie di sindacato e difendermi. Quindi un meccanismo molto importante per la sopravvivenza. Con lo sviluppo del cervello l'uomo ha modificato naturalmente la sua struttura cerebrale con questa corteccia così sviluppata e anche questi amici nemici, questi scontri, questa competizione, questa aggressività si è in qualche modo modificata, è diventata più culturale. Sì, questa parte nuova della corteccia che è nella parte anteriore del lobo frontale è quella che ha dato anche il senso morale e il senso della le regole per la convivenza sempre nello spirito aiutiamoci, però rimane sempre il problema che i nemici sono sempre nemici. E qui allora si sviluppa l'aggressività molto violenta, come possiamo vedere per esempio negli stadi dove i due, i fans di una squadra e gli altri si combattono ma si odiano ed è stato dimostrato che sia gli uni che gli altri vanno allo stadio più per gioire dell'odio che provano che non per guardare la partita. Comunque diciamo qui che se non altro l'aggressività, la violenza è diventata più astratta, non più materiale, non ci si picchia realmente qualche volta qualche volta si picchia e succedono delle tragedie, ma in genere si va solo per divertirsi odiando. Ma naturalmente se si tocca lì dentro in qualche modo con delle lesioni di vario tipo, ci possano essere delle variazioni del comportamento anche importanti, drammatiche. Drammatica a secondo di cosa viene colpito, può scomparire il senso materno, può scomparire oppure arricchirsi l'aggressività e quindi chiaro che le lesioni soprattutto poi in quella parte nuova, sono molto importanti, devastanti. Devastanti.
Allora, c'è una storia davvero sorprendente ed è la storia a proposito di un uomo che lavorava alla costruzione di una ferrovia alla metà dell'8 e che sopravviste a un gravissimo incidente, vediamo tra poco e di colpo cambiò carattere. Vediamo questo filmato. Un incidente sul lavoro di un secolo e mezzo fa, ancora ricordato come un avvenimento straordinario che per la prima volta fece capire il legame fra cervello e comportamento. 13 settembre 1848, Stati Uniti. Fineas Gage è il caposquadra di un gruppo di operai che stanno costruendo un tratto di ferrovia in Vermont. Fineas ha inserito dell'esplosivo in un foro fatto in una roccia, un ostacolo sul percorso dei binari e adesso sta spingendo la polvere da sparo nella cavità con una lunga asta di ferro quando avviene l'imprevisto. Una violenta esplosione lancia l'asta che colpisce Fineas a salvolto e gli trapassa il cranio. L'asta imbrattata di sangue e cervello continua il suo volo e ricade a una cinquantina di metri. Fine Asgage viene soccorso e riesce a sopravvivere non solo alla gravissima ferita che gli ha lesionato il cervello, ma anche alle infezioni e probabilmente anche alle cure mediche dell'epoca. [Musica] Miracolosamente guarito, un altro Fineas emerge dall'incidente con un carattere completamente diverso da prima. Una persona irrascibile, aggressiva, erratica, intrattabile, incapace di decidere e di fare piani anche a breve scadenza e persino volgare e blasfema. Una trasformazione che lasciò stupefatti amici e persone che lo conoscevano bene e attirò l'attenzione di medici e luminari sul suo sorprendente caso. All'università di Harvard, alla facoltà di medicina è conservato il teschio di Finea Skegra che gli trapassò la testa da parte a parte che è veramente gigantesca. E qui nel teschio si vedono le ferite. Qui si vede eh dove la barra entrò eh dalla guancia sinistra e qui si vede il buco sopra la testa. E naturalmente bisogna porsi delle domande alla professoressa Livingston. Perché non morì sul colpo? Non morì principalmente perché nessun grosso vaso sanguigno venne reco, altrimenti sarebbe morto subito. Si può morire anche un po' di tempo dopo a causa del rigonfiamento del cervello, ma Gage aveva uno squarcio nel cranio e così il cervello trovò lo spazio per dilatarsi e poi tornare a posto. E come mai cambiò il carattere da persona mite e tranquilla ad aggressiva? La zona del cervello danneggiata faceva parte dei lobi frontali. I lobby frontali sono importanti per prendere decisioni, pianificare il futuro, valutare le situazioni più varie. In particolare la corteccia sopra gli occhi è molto importante proprio nel prendere decisioni e nel soppesare vari aspetti della realtà. Nell'incidente una di queste zone cerebrali venne distrutta. Finas Gage aveva soltanto 25 anni quando venne colpito al volto nell'incidente sul lavoro. Dopo altri 12 a 37 anni morì, ma il suo caso aveva aperto nuove vie allo studio del cervello e alla localizzazione delle funzioni che influiscono sul comportamento. E ancora oggi è un caso citato in molti studi di neurologia e psicologia.
Protoostrat è questo caso famoso, dicevamo prima, che toccando la centralina dell'emotività poi in qualche modo cambia il comportamento o avvengono cose di questo genere. Ma questa parte arcaica che regola le emozioni è diversa nell'uomo e nella donna? Bene, a livello di emozioni c'è una differenza fondamentale che nel maschio c'è maggiore aggressività rispetto alla femmina e questo è dovuta al fatto che l'aggressività è controllata dall'ormone testosterone, cioè dall'ormone maschile. L'ormone maschile. E poi lo vediamo nella vita di tutti i giorni in cui allo stadio se c'è una zuffa è tra uomini. Per le estrade se i due ragazzini si picchiano sono due ragazzini maschi. Del resto, nell'antichità l'uomo doveva difendere il suo territorio, il territorio e quindi ha sviluppato questa aggressività e poi credo che anche di fronte a tutti i femminicidi a cui assistiamo certamente una componente di aggressività maschile vada presa in seria considerazione. Certo. Ma poi attualmente la cultura ha modificato molto le cose, ci sono comportamenti che si avvicinano a volte e si accavallano addirittura. Certamente la cultura è importante, l'educazione dei bambini e soprattutto la scuola, gli insegnanti, perché noi dobbiamo fare in modo che la razionalità e le emozioni collaborino in maniera efficace, però gli ormoni sono sempre là. Gli grazie.