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[Musica] i tedeschi non sapevano che fra quegli uomini e quelle donne in giro fra la neve molti quasi tutti erano Partigiani. La forza della Resistenza era questa essere dappertutto camminare in mezzo ai nemici nascondersi nelle figure più scialbe e pacifiche.
Renata Viganò nel suo romanzo Agnese Va a Morire descrive in questo modo la resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, evidenziando la partecipazione alla lotta contro i nazifascisti non solo dei Partigiani Combattenti, ma anche di altre figure che diedero un aiuto essenziale. Pubblicato a Torino nel 1949, il libro è ambientato negli anni 1943-45 e ha come protagonista una contadina delle Valli, che aiuta i Partigiani come staffetta. L'autrice, morta nel 1976, aveva preso parte anche lei alla resistenza durante la guerra e il romanzo riflette in parte la sua esperienza autobiografica. L'opera è interessante in quanto presenta la vicenda dal punto di vista di una donna e mette in risalto il contributo femminile alla lotta di liberazione.
La vicenda si apre poco dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, quando inizia l'occupazione tedesca dell'Italia. Agnese è una donna di mezza età che vive col marito Palita, soprannome di Paolo, inabile al lavoro, ma che collabora coi Partigiani per le sue idee politiche. L'uomo viene arrestato dalle SS perché sospettato di attività sovversive e giorni dopo morirà di stenti durante il trasporto su un carro blindato verso un campo in Germania. Agnese resta sola e le tiene compagnia una grossa gatta nera, cui il marito era molto affezionato e che le aveva raccomandato prima di essere portato via.
"Lui era là sul camion col suo aspetto amato e giovanile fra i fucili e le facce tedesche che ridevano. Fermati Agnese le gridò Mi raccomando la gatta furono le ultime parole che lei intese le altre se le portò via il motore che andava sempre più forte."
In Agnese, che fa la lavandaia, viene contattata dai Partigiani e inizia a collaborare con loro, portando messaggi e dandogli rifugio in casa. In un'occasione trasporta addirittura con la sua bicicletta dell'esplosivo, che sarà utilizzato dai Ribelli per far saltare un ponte. La situazione si complica quando i tedeschi si insediano nella sua casa e un soldato, Cort, per gioco uccide la gatta che Agnese tanto ama. La donna, sconvolta, approfitta del momento in cui il fante è ubriaco per colpirlo col suo stesso fucile con l'intento di [Musica] ucciderlo.
"Lei allungò una mano e toccò l'arma fretta con l'altra afferrò il caricatore. Allora prese fortemente il mitra per la canna lo sollevò lo calò di colpo sulla testa di Court come quando sbatteva sull'asse del lavatoio i pesanti lenzuoli matrimoniali carichi d'acqua."
La casa di Agnese viene bruciata come rappresaglia e la donna si unisce alla brigata partigiana, venendo portata in un rifugio segreto all'interno della laguna. Qui aiuta i combattenti cucinando per loro, curandoli, dando un contributo discreto ma essenziale alla lotta. Un giorno anche questo rifugio viene scoperto e incendiato dai tedeschi, così Agnese deve iniziare una fuga rocambolesca, durante la quale rischia di essere catturata e uccisa. In seguito si riunisce ai suoi Partigiani, continuando a collaborare con loro, ma d'ora in avanti con compiti più importanti e maggiori responsabilità.
Il 1944 trascorre nell'attesa dell'avanzata alleata, che è molto lenta e consente ai tedeschi di compiere varie azioni di sabotaggio. Molti campi vengono minati e a un certo punto i nazisti allagano le pianure alluvionali, costringendo i Partigiani a spostarsi. Anche gli Alleati vengono criticati per la loro indifferenza alle sorti delle popolazioni locali, le cui case sono bombardate spesso senza ragione. Dalla narrazione emerge una forte denuncia della guerra come cosa insensata, che produce solo dolore e sofferenza per tutti: nei Partigiani, nella gente dei paesi e della campagna.
"Sorse la speranza che prima arrivasse la libertà, poi l'inverno. I tedeschi invece tiravano avanti a preparare la difesa, pensavano prima l'inverno, poi forse la morte. Ma quando se ne andavano la morte volevano lasciarla anche dietro e cominciarono a seminare le mine."
All'inizio del 1945, molti membri della Brigata partigiana tentano di passare le linee nemiche e di raggiungere gli alleati, data la situazione sempre più difficile. Falliranno e verranno quasi tutti uccisi dai tedeschi, fatto che causerà molta sofferenza al loro comandante e alla stessa Agnese. Destino analogo toccherà anche alla donna, che durante una missione viene catturata dai tedeschi in un rastrellamento. Viene riconosciuta da Court, il soldato che credeva di aver ucciso e invece è sopravvissuto. Così un altro nazista le spara in un'esecuzione tragica e [Musica] sbrigativa.
"Il maresciallo gridò ancora 'Ola!' le sparò da vicino negli occhi, sulla bocca, sulla fronte. Uno, due, quattro colpi. Lei piombò in giù col viso fracassato contro la terra. Tutti scapparono urlando. L'Agnese restò sola stranamente piccola, un mucchio di stracci neri sulla [Musica] neve."
Il romanzo della Viganò è stato molto apprezzato, anche se è meno noto rispetto ad altre opere neorealiste sulla Resistenza. Nel 1976 il regista Giuliano Montaldo realizzò un film ispirato alla trama del libro, con Ingrid Tulin nel ruolo della protagonista. L'autrice morì prima di vederlo. L'opera offre un quadro molto positivo della Resistenza, pur senza retorica celebrativa, nell'auspicio di un riscatto sociale della popolazione più povera dopo la guerra. La protagonista, che muore prima della Liberazione, la sogna spesso come un momento di pace e riconciliazione.
Oggi Agnese Va a Morire è considerato uno dei principali romanzi sulla lotta partigiana, accanto alle opere di autori quali Beppe Fenoglio, Luigi Meneghello e altri. Singolare anche la sua ambientazione, ovvero le paludi della zona Lagunare di Comacchio, un luogo che pagò un prezzo altissimo alla lotta di liberazione.