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Lezione 19 Par Condicio e Pluralismo

Angela Ferrari Zumbini21:15

Transcription

Eccoci qui, pronti per la nocciolina di diritto numero 19. Oggi ci occuperemo di par condicio e pluralismo, perché anche la par condicio, così come, in un certo senso, anche il pluralismo, possono essere considerati dei limiti impliciti alla libertà di manifestazione del pensiero.

Perché? Perché durante determinati periodi dell'anno, o meglio, quando si svolge una campagna elettorale, ci sono delle regole chiamate par condicio, in base alle quali, nuovamente, non si può dire tutto ciò che si vuole. Ci sono delle regole: alcune cose si possono dire, altre no, o comunque con determinate modalità. Andiamo a vedere quali sono.

Cominciamo con la par condicio, che è un limite molto più chiaro, evidente, alla libertà di manifestazione del pensiero. Perché la par condicio vuol dire il fatto di trattare tutti allo stesso modo. Che significa? Significa che nel periodo che precede le elezioni, quindi quando si sa che si svolgeranno le elezioni in un determinato giorno, ecco, nel periodo che precede quelle elezioni, ovvero nel periodo di campagna elettorale, in Italia, così come in molti altri paesi nel mondo, vige la regola della par condicio.

Che cos'è, ovviamente? Si tratta di una legge stabilita, una legge è malata che stabilisce le regole da seguire durante la campagna elettorale per fare informazione politica, la propaganda politica. Perché, ovvio, prima delle elezioni ogni partito fa propaganda politica, è normale, e tutti dicono: "Votate per me! No, votate per me!". E cosa fanno? Espongono il loro programma elettorale, cioè quali sono le loro idee, cosa vorrebbero fare qualora andassero al governo, che siano il governo nazionale oppure governi locali. A uguale. E quindi vari partiti fanno campagne.

Ecco, in questo periodo c'è un obbligo previsto per la televisione, la radio e tutte le pubblicazioni a stampa, quindi quotidiani e periodici, eccetera, di garantire che cosa? La parità di trattamento alle forze politiche nell'accesso agli spazi che questi mezzi di comunicazione destinano alla propaganda politica. Per cui, se si dà spazio a un partito politico per la propaganda politica, deve essere garantito anche lo spazio agli altri partiti, quindi la parità di condizioni, il fatto di trattare allo stesso modo i competitors a queste elezioni.

Ovviamente, il discorso è morto con questo. Vale per la propaganda politica. Voi sentite, probabilmente, ogni tanto alla radio, quando ci sono le elezioni, si sente: "Messaggio di propaganda elettorale autogestito, eccetera, eccetera", che sono i vari messaggi di propaganda proprio politica. È un po' più complicato disciplinare, invece, ad esempio, i talk show, che non sono tecnicamente propaganda politica, sono più informazione politica. E quindi le regole è un po' più difficile da far valere, soprattutto perché considerate sempre che in Italia ci sono tanti, tanti, tanti partiti e non è che in ogni trasmissione si possano invitare, ovviamente, sempre tutti.

È ovvio che poi ci sono delle regole anche in quel caso per garantire la parità di trattamento e dunque magari non è necessario invitarli tutti in una medesima trasmissione, ma garantire nel periodo una informazione quanto più possibile pluralista e aperta a tutti. Ora, le regole della par condicio sono stabilite per legge, ma la stessa legge prevede che poi per ogni singola campagna elettorale ci siano delle regole più precise che vengono stabilite dalla Commissione Parlamentare sulla RAI per ciò che riguarda la RAI e dall'AGCOM, di cui abbiamo già parlato, l'Autorità di Garanzia per le Comunicazioni. AGCOM emana delle linee guida per le emittenti private e per la stampa. Non solo danno delle linee guida, ma poi vigilano che queste, vigilano affinché le regole da loro stabiliti siano effettivamente applicate da tutti e quindi sia dalle televisioni, radio, stampa, quotidiani, eccetera, l'editoria.

Oltre alla par condicio, però, ci sono altre regole che valgono durante i periodi di campagna elettorale che limitano anche in maniera importante, non solo la possibilità di esprimersi, quindi di pubblicare cose, ma che limitano anche noi cittadini rispetto alla nostra libertà di informarci. Sì, perché voi forse dovreste ve ne sarete accorti durante qualche campagna elettorale che si può, ci sono, soldano tutti i giorni, siamo inondati da sondaggi su quale partito sale, quale partito scende, eccetera, eccetera. Poi magicamente, nei 15 giorni prima delle elezioni, i sondaggi non si possono più pubblicare. Questa è una norma di legge stabilita in Italia, in base alla quale, nei quindici giorni precedenti le elezioni, non si possono pubblicare sondaggi.

Perché? Perché si dice che altrimenti i cittadini potrebbero essere influenzati nel voto da questi sondaggi e dunque non esercitare un gruppo libero, ma un voto influenzato dai sondaggi. Ora, questa è la norma di legge, quindi questo è quello che va fatto in Italia. È vietato pubblicare i sondaggi. Detto ciò, ci sono varie critiche che sono state sollevate nei confronti di questa norma. Intanto, perché che vuol dire influenzare i cittadini al voto? Perché ci sono studi che dimostrano che quando si pubblicano sondaggi, cittadini tendono a votare chi ha già in testa. Ma ci sono altri studi che dimostrano che invece c'è la teoria del "bandwagon", cioè che quando vedono che magari un partito a cui si possono sentire un minimo affiliati cala nei sondaggi, allora tutti sono incitati ad andarlo a sostenere proprio perché lo vedono calante.

Quindi, in realtà, questa influenza dei sondaggi potrebbe valere in tutti i sensi e dunque tendenzialmente non influenzare. Ma se anche fosse, per evitare che i cittadini vengano influenzati nel loro voto, che cosa si fa sostanzialmente? Si impedisce ai cittadini di avere una importante fonte di informazioni rispetto all'andamento dell'opinione pubblica per le elezioni, perché conoscere i sondaggi sono sicuramente del materiale informativo. E dunque, per tutelare i cittadini, li si privano di informazioni a cui non possiamo accedere a queste informazioni. Quindi, è una norma che, a decente, va seguita e rispettata, però, insomma, ci sono anche delle critiche che possono essere sollevate rispetto a quello.

Il limite della pubblicazione sondaggi e quindi vieta alle persone, ovviamente, tutti gli operatori del settore della comunicazione, su un in possesso dei sondaggi in quei giorni, peraltro con ciò determinando una disparità di trattamento rispetto ai normali cittadini. Non possono pubblicarli. Non possono pubblicarli, ma diciamo sui canali tradizionali, televisioni, radio, giornali, eccetera, ma non possono pubblicarli da nessuna parte, neanche sui social, perché il divieto è stato scritto come valido per qualsiasi mezzo di comunicazione.

Ecco, qui sta un altro problemino che forse avrete sentito rispetto alle ultime campagne elettorali. Sì, perché c'è un altro limite alla libertà di manifestazione del pensiero legato al periodo elettorale, è quello che si chiama il silenzio elettorale. Voi sapete che il giorno delle elezioni e il giorno precedente, quindi in due giorni, il giorno delle elezioni e quello prima, non si può svolgere propaganda elettorale e quindi questo è detto in silenzio elettorale. Però qui la norma è stata scritta in modo un po' diverso. Perché? Perché la norma sul silenzio elettorale del 1956, quindi un po' di tempo fa, come dire, è la norma del '56 vietava i comizi, le riunioni di propaganda elettorale, le affissioni. Voi sapete che noi abbiamo questi messaggi elettorali affissi per strada che sono, peraltro, orrendi durante quel periodo, ma questo è un altro problema.

Quindi, la norma del '56 specifica quali sono le azioni di propaganda politica vietate. Ovviamente, essendo del '56, fa riferimento ai mezzi di comunicazione del '56 e quindi è stata necessaria una legge nel 1984 che ha applicato e quindi esteso questo divieto anche alla televisione pubblica. Stop. Ora, voi capite bene che ai giorni nostri, il principale mezzo di comunicazione per la campagna elettorale sono ovviamente internet. Su internet, però, non c'è mai stata una legge che abbia ampliato il silenzio elettorale tale da includervi anche le piattaforme online e quindi social network. Ed è questo il motivo per cui c'è stato parecchio dibattito, perché nelle elezioni che si sono tenute negli negli anni precedenti, più di un leader politico, il giorno ma delle elezioni, ma anche il giorno stesso delle elezioni, ha postato su Facebook, Twitter e tante altre piattaforme online post dicendo: "Oggi vota, andate a votare e votate il mio partito", eccetera.

Tanti si sono, ha violato il silenzio elettorale? No, non l'hanno violato, semplicemente perché è un problema della norma. È la norma di legge che non include i social tra i mezzi di comunicazione che devono essere considerati nel periodo di silenzio elettorale. E dunque, in realtà, quei leader non hanno fatto altro che sfruttare un vuoto, lacuna normativa, perché il legislatore non si è mai premurato di aggiungere alla norma sul silenzio elettorale e con ogni altro mezzo di diffusione, sarebbe semplicissimo, non l'hanno mai fatto. E quindi, in realtà, esiste il silenzio elettorale perché il giorno delle elezioni, il giorno prima, in TV non si può dire niente, in radio non si può dire niente, i quotidiani non posso dire niente. Tempo sui social si può fare propaganda elettorale, il che anche non ha molto senso se se crediamo che il silenzio elettorale debba essere rispettato. Però, tant'è, questa pure è la situazione.

Mentre invece, come vi dicevo, il vale su internet solo il limite di non pubblicare sondaggi. Quindi non si possono pubblicare sondaggi, però si può fare propaganda elettorale. Questo sempre perché bisogna, le norme andrebbero scritte con un po' di criterio in più, per soprattutto in modo un po' più organico. Ora, rispetto al silenzio elettorale, quindi abbiamo detto, non vale su Facebook, su Twitter e quindi le piattaforme online. Cosa fanno, però, per rendersi più credibili e anche accreditarsi nei confronti dei governi? Le singole piattaforme online, quindi Facebook, Twitter, Yahoo, Google, eccetera, raggiungono delle intese nel periodo di campagna elettorale per ogni campagna elettorale. Per ogni, se loro fanno delle intese con le autorità di regolazione delle comunicazioni di ogni nazione. Quindi, per l'Italia, con l'AGCOM e si mettono d'accordo per darsi una sorta di autoregolamentazione di come comportarsi durante la campagna elettorale per non dico garantire la par condicio, perché come vi dicevo in una precedente nocciolina, ecco, in Canada è stato raggiunto l'accordo per la par condicio, perché in Canada non c'erano due competitors e quindi per Facebook era abbastanza semplice quando mettevano un messaggio di un politico, mettere anche l'altro. Le due in Italia, con tutti i nostri partiti, è impossibile. Però, comunque, le bare piattaforme online si danno delle, un'autoregolamentazione concordata con l'AGCOM nel nostro caso, ma ogni nazione c'è la sua autorità nazionale di regolazione del settore delle comunicazioni. E quindi vedono come fare per garantire una parità di trattamento, per lo meno la trasparenza rispetto al periodo di campagna elettorale.

Al di fuori dal periodo della campagna elettorale, vige comunque nel nostro ordinamento il principio del pluralismo, e cioè di garantire, di tutelare e garantire il maggior numero di voci possibili da sentire, in modo tale da potersi formare ciascuno di noi una propria opinione, sentendo più campane, in modo tale da sentire non solo un'opinione, ma anche quelle contrarie o comunque diverse. Ora, rispetto al pluralismo, si pone un problema relativo ai nuovi social network. Per chi? Perché nei nelle piattaforme online c'è un problema che viene definito la "echo chamber", cioè la camera dell'eco. Che significa? Se voi ci fate caso, quando siete sulle vostre sui social, tendenzialmente vi suggeriscono, come funzionano i social, dietro al social, cioè quali post, quali tweet o comunque diciamo quali notizie vengono in rilievo sulla vostra bacheca, sul vostro profilo, ecco, questo è deciso da un algoritmo. Come voi sapete, ogni piattaforma c'ha i suoi algoritmi. Prendiamo come esempio Facebook, perché è più semplice, più comprensibile. Ognuno di noi ha la propria bacheca Facebook, su cui noi leggiamo le notizie dei nostri amici e delle pagine a cui abbiamo messo mi piace. Ora, oltre a quelle, Facebook ce ne propone sempre altre, per ampliare il nostro orizzonte. Ma qual è il problema? Che Facebook ha un algoritmo impostato in modo tale da proporci sempre notizie che sono simili o comunque concordanti rispetto ad altre notizie che noi in passato abbiamo detto che ci piacevano. Quindi, nel momento in cui io metto mi piace a una determinata pagina, mi verranno proposte notizie che hanno contenuti simili o comunque concordanti con quello che io ho già detto che mi piace. Il che, da un punto di vista di marketing, assolutamente è logico, funziona. Però, se noi applichiamo questo è il principio del pluralismo, c'è un problema, perché si crea la camera dell'eco, perché ciascuno di noi, nel momento in cui mette mi piace a ciò che ha già deciso che gli piace, verrà continuamente alimentata la propria bacheca sole unicamente con opinioni che siano concordanti con quelle. E quindi noi diciamo che l'utente tenderà a chiudersi nelle sue opinioni, perché verrà sempre informato con opinioni e notizie che sono concordanti con quello che lui già pensa. Che noi di verranno proposte delle notizie, delle informazioni che magari confutano il suo pensiero. E quindi ci si chiude in una camera dell'eco, in cui si sente sempre solo ciò di cui si è già convinti, convinti all'inizio.

È dunque una persona, magari, ovviamente dipende dalla sensibilità della persona, andare a cercare notizie diverse, però l'algoritmo della piattaforma online è fatto proprio per isolare l'utente nella sua bolla di pensiero. E questo altera la percezione sociale dei fenomeni, perché la percezione sociale del fenomeno è fortemente condizionata dalle notizie che io leggo. E quindi, in qualche modo, si elimina il dissenso dal mio raggio d'azione. Voi pensate che so, ma per fare esempi anche eclatanti ed estremi, i rettiliani, c'è chi crede che nei rettiliani o nel fatto che la terra è piatta. Ecco, se io metto mi piace a un gruppo di terra piatti sti, io su Facebook continuerò a leggere notizie di terra piatti sti che mi dimostrano che la terra è piatta, mentre mi verrà, non mi verranno proposte tendenzialmente tutte le restanti, ovviamente, informazioni scientifiche validate che dimostrano in maniera inconfutabile che la terra è rotonda. Ma io, terra piatti sta, non lo saprò. Certo, se io sono un terra piatti sta che ragiona, andando a cercare da solo le notizie per vedere se la terra è piatta oppure no, cioè si fa esclusivo affidamento rispetto alla capacità del singolo utente di mettere in discussione le proprie convinzioni, di andarsi a cercare da solo le notizie che siano in dissenso rispetto al proprio pensiero. Però, quindi, diciamo che la piattaforma, in quanto tale, non alimenta il pluralismo, anzi, tendenzialmente chiude l'utente e nella sua bolla. E bisogna, ovviamente, anche in questo caso, Facebook e tutte le piattaforme online sono al lavoro con le varie autorità di regolamentazione nazionali per cercare degli strumenti, sia tecnici che giuridici, per bucare queste bolle. Perché da un punto di vista di marketing, di funzionamento della piattaforma, l'algoritmo di Facebook è corretto, perché ovviamente tutti noi vogliamo leggere sempre le cose con cui siamo d'accordo o comunque vedere contenuti simili a quelli che ci piacciono, è normale. Però da un punto di vista dell'informazione si pone il problema del pluralismo e dovrà in qualche modo essere risolto per garantire anche la possibilità di conoscere le voci di dissenso, anche senza dover fare affidamento sul fatto che il singolo utente si è levata a cercare.

Bene, mi raccomando, continuate a stare a casa, perché è l'unico modo che abbiamo in questo momento, purtroppo, per combattere il virus. Perché anche qui, per fortuna, la medicina e la scienza stanno lavorando senza sosta per trovare un rimedio, ma al momento non lo abbiamo ancora trovato. L'unica cosa che possiamo fare è stare a casa. E tutto sommato, insomma, è uno sforzo fattibile. Però, mi raccomando, fate anche oggi una videochiamata al nonno o alla nonna per magari fare gli auguri di Pasqua in questo Venerdì Santo e far sentire un po' agli anziani della vostra famiglia la vostra vicinanza, perché sicuramente loro sentono la vostra mancanza. Bene, buona Pasqua a tutti.