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Direzione maturità: ripasso di Marx in 4 minuti

Pillole di Storia, Filosofia e...3:51

Transcription

Secondo Marx, l'analisi dell'uomo deve partire dalle condizioni materiali di cui esso vive. Per questo, il concetto chiave del pensiero marxiano è quello di materialismo, ovvero l'analisi dei modi di produzione messi in atto dalle forze concrete della società. Il modo di produzione, detto nel linguaggio di Marx, è dato da due fattori: forze produttive e rapporti produttivi. Per forze produttive si intendono i tre elementi che concorrono al sistema di produzione dei beni: la forza lavoro, i mezzi di produzione e le conoscenze tecniche. Per rapporti produttivi si intendono invece i rapporti sociali determinati dal possesso dei mezzi di produzione. In altre parole, a partire dal possesso o meno dei mezzi di produzione, si generano le divisioni in classi sociali.

Dal momento che, nel corso del tempo, il modo di produzione evolve, si parla poi di materialismo storico; e visto che i cambiamenti sono determinati dagli antagonismi di classe, si parla anche di materialismo dialettico. L'analisi del modo di produzione è fondamentale perché, in questo modo, si individua la struttura di una società. Tutto il resto, ad esempio la forma dello Stato, i valori comuni, la religione praticata e via dicendo, non rappresenta altro che una sovrastruttura, ovvero una conseguenza della struttura.

A partire dai concetti di struttura, materialismo storico e materialismo dialettico, Marx individua una serie di grandi fasi storiche determinate da un certo sistema produttivo. Il culmine di questo processo è rappresentato dall'avvento del capitalismo, che rappresenta il sistema economico proprio della prima classe illuminata che si è imposta a partire dalla Rivoluzione Francese: ovvero la borghesia. Il capitalismo divide la società in due grandi classi antagoniste: la borghesia, appunto, da un lato, e il proletariato dall'altro. La borghesia è la classe che possiede la proprietà privata; i proletari, invece, possiedono solo la propria forza lavoro.

Nel sistema economico capitalistico, l'unico fine è il profitto fine a se stesso. Il capitalismo, infatti, è descritto da Marx nella formula D-M-D', in cui D sta per denaro, M per merce, a indicare il fatto che le transazioni hanno come obiettivo quello dell'accrescimento del denaro. Il capitalismo si fonda su una ingiustizia di base: la borghesia possiede i mezzi di produzione e sfrutta il lavoro del proletariato per il proprio arricchimento. Viceversa, il proletariato incontra un processo di alienazione: ovvero, per mettere a disposizione il proprio lavoro per altri, disperde la propria essenza, subisce una estraneazione. I proletari, però, acquisendo coscienza di classe, possono produrre un processo rivoluzionario con cui abbattere il sistema capitalistico e creare una società senza classi, in cui viene abolita la proprietà privata: la società del comunismo.

È dunque descritto da Marx come un percorso inesorabile che deve passare necessariamente per certe tappe. Per questo, il suo approccio è definito di socialismo scientifico. Con l'avvento del comunismo, inoltre, si mette fine al processo dialettico della storia, in quanto con la collettivizzazione dei mezzi di produzione si genera la fine della divisione in classi della società e, dunque, la fine degli antagonismi interni.