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1. Petrarca - L'ascesa al monte Ventoso (parte 1)

Mandalis Lorenzo30:34

Transcription

Dunque leggiamo quindi un'epistola ripresa dalla raccolta che lo stesso Petrarca ha curato. Perché Petrarca ha appunto curato le, nel senso curato? Nel senso che si è dedicato a raccogliere le epistole che ha scritto in vita, le epistole quindi lettere, e le raccolte dal anche dal punto di vista tematico. Quindi ha raccolto le epistole che tematicamente affrontavano questioni legate alla propria famiglia, altre scritte in vecchiaia. E a seconda della tematica prendono un nome quelle. E ci sono quindi le familiari, che sono 24 libri di epistole raccolte nelle familiari, le senili, 17 libri. Poi ci sono quelle senza sine nomine, quindi senza una vera e propria eh, trade union, senza un vero e proprio trade union tematico. E poi varie altre epistole.

Quindi Petrarca, cosa importante da ricordarsi subito, mentre scriveva sapeva che le epistole che inviava ai destinatari dell'epistola sarebbero poi state pubblicate. Quindi c'è una ricerca stilistica particolare. Non è la cartolina da viaggio che uno scrive al proprio amico, o una lettera che uno scrive, non so, ad esempio Cicerone. Cicerone non pensava mentre scriveva le sue lettere, le sue epistole, non pensava che poi un giorno qualcuno le avrebbe pubblicate. Quindi non stava attento. In realtà sono epistole scritte, sono epistole meravigliose, però e non ci sono dei filtri. Una cosa è rivolgersi a una persona che si conosce, no? Un'altra è è sapere che le cose che io scrivo le leggeranno i posteri. Noi abbiamo già letto l'autoritratto di Petrarca, addirittura Petrarca scrive un autoritratto di sé rivolto ai posteri. Quindi stava molto attento a curare la propria immagine davanti agli occhi di altri lettori che, soprattutto, erano lettori del futuro. Quindi capite che scrivere un'epistola sapendo che le generazioni future poi la leggeranno, non è come scrivere un'epistola a un amico, a un familiare. Basta.

Quindi queste epistole sono rivolte a dei destinatari reali, molto probabilmente. Ma Petrarca, in gran parte di queste epistole, utilizza un filtro che è il filtro di "chissà che queste epistole poi verranno lette" e dalle generazioni future, dai posteri. Questa è la più famosa di Petrarca, è molto bella. Prende il titolo, il libro ve lo intitola "L'ascesa al Monte Ventoso". In realtà è la quarta epistola del primo libro delle familiari ed è racconta di una scalata che Petrarca fa sul Monte Ventoso, che è un monte che si trova in Provenza, parecchio alto e vicino ad Avignone. Ed è indirizzata a un frate agostiniano che si si chiama Dionigi da Borgo San Sepolcro, che nella vita di Petrarca avrà un'importanza fondamentale perché e regalerà una copia, più che altro per questo motivo è fondamentale, e per il regalo che gli fa, una copia delle Confessioni di Sant'Agostino, che è uno, una autobiografia filosofica scritta da uno dei più grandi filosofi della chiesa cristiana, che è Sant'Agostino. E Petrarca sarà amerà questo libro, queste Confessioni di Sant'Agostino, ok, così tanto, tanto comparirà anche all'interno dell'epistola. Quindi vi accorgerete un po' di che cosa, di che cosa stiamo parlando. Però per ora è importante sapere questo, cioè che quindi l'epistola è indirizzata a Dionigi da Borgo San Sepolcro, che è un frate che ha regalato, tre anni prima a Petrarca, una copia delle Confessioni di Sant'Agostino.

Capiamo che l'epistola, quindi l'evento, questa scalata, dovrebbe essere avvenuto secondo Petrarca nel 1336. Lo capiamo perché all'interno dell'epistola c'è un riferimento biografico che Petrarca fa dicendo che lui, che sono già passati 10 anni da quando sono andato via da Bologna. Noi sappiamo quando è andato via da Bologna, e nel 1326. Quindi deduciamo che la lettera dovrebbe essere stata scritta nel 1336. La lettera e anche la discesa vera e propria, quindi la salita verso il Monte Ventoso, dovrebbe essere avvenuta in quell'anno. In realtà non è assolutamente vero. Cioè, lui l'ha salita al Monte Ventoso l'avrà fatta probabilmente nel 1336, ma l'epistola che lui dice aver scritto il giorno stesso di essere rientrato dalla scalata al Monte Ventoso, in realtà l'ha scritta molto dopo, o quantomeno l'ha rivista e poi pubblicata molto dopo, nel 1352, 1353, ok. E questo perché lo fa? E ce ne accorgeremo anche leggendo alcune poesie del Canzoniere. L'ambient, guarda caso, il 26 aprile del, la, l'evento contenuto all'interno dell'epistola, quindi la scalata al Monte Ventoso, è ambientato il 26 aprile del 1336. Vi ho detto, ed è un giorno simbolico molto importante perché coincide, il 26 aprile di quell'anno, e con il giorno del Venerdì Santo, che sarebbe il giorno quindi del pentimento. Il Venerdì Santo è quello che viene prima di Pasqua, no? Il giorno in cui ci si deve pentire. Quindi già da questo capiamo che, cioè, da questo cosa? Cioè, dal fatto che ha messo una data simbolica, non reale, che evidentemente anche il contenuto dell'epistola sarà da leggere allegoricamente, simbolicamente. Si si leggerà qualcosa, ma si intenderà qualcos'altro, no? Caratteristica tipica dell'allegoria. Evidentemente questa ascesa, questa scalata, no, salita verso la cima del Monte Ventoso, avrà un risvolto anche simbolico, allegorico. Il raggiungimento della salvezza, no, della beatitudine.

Ed è interessante e poi metto a leggere l'epistola, ricordarsi anche che non si hanno notizie di altre attività sportive nel Medioevo, se non un'epistola come questa, quantomeno nel '300. Nessuno ha mai scritto un'opera e una, non solo un'epistola, ma un trattato di di divertimento nell'affrontare una salita verso un monte. Non siamo nel nel XX secolo, nel XXI secolo. Le montagne spesso sono luoghi poco ospitali, difficilissimi da, difficile raggiungere la vetta di un monte. Non ci sono sentieri tracciati dal, dal CAI, no? Che è quello che oggi si occupa di tracciare i sentieri a Livorno, in tutta Italia. E quindi è proprio qualcosa di qui, unico nella storia della letteratura, l'idea che ci si avventuri, si faccia un viaggio di scoperta verso una vetta, la vetta di un monte. Quindi un'impresa sportiva, alla fine. Va bene. Inizio a leggere. Ricordatevi che l'epistola è scritta in latino, quindi la traduzione che noi leggiamo in italiano moderno, va bene, facile, diretta, quindi.

"Oggi spinto dal solo desiderio di vedere un luogo celebre per la sua altezza, sono salito sul più alto monte di questa regione, chiamato giustamente Ventoso. Da molti anni mi ero proposto questa gita, come sai. Infatti, per quel destino che regola le vicende degli uomini, ho abitato in questi luoghi sin dall'infanzia e questo monte, che a Bellagio si può ammirare da ogni parte, mi è stato quasi sempre negli occhi." Vi ho detto che Petrarca si è trasferito ad Avignone quando era ancora un ragazzino, quindi Avignone è la città vicina al Monte Ventoso. Quindi cosa sta dicendo Petrarca? Che lui è cresciuto vedendo da tutte le parti questo monte, perché è un monte molto alto, più di 1900 metri, e e tutte le volte lo vedeva questo monte, facilmente si vede, no? E più volte gli è venuto in mente di intraprendere, quindi, una scalata di questo monte, questo monte che si chiama Monte Ventoso, ed è il nome proprio di questo monte che si capisce perché mai si chiama era Ventoso, perché essendo molto alto ci soffrirà il vento. "Ebbi finalmente l'impulso di di realizzare ciò che mi riprometteva ogni giorno, soprattutto dopo essermi imbattuto, mentre giorni fa rileggevo la storia di Livio, nel passo in cui il re dei Macedoni Filippo, quello che fece la guerra con Roma, salì l'Adriatico e l'Eusino." Quindi lui, perché intraprende questo viaggio? Subito ci dà due motivazioni: una personale, cioè fin da piccolino lui vedeva questo monte, aveva voglia di scalarlo, e una filtrata dalla propria cultura, cultura classica. Lui leggeva un'opera di Livio, ha letto, cioè tra i tanti autori classici che ha letto nella sua formazione, ha letto anche "Ad Urbe Condita", che è il capolavoro storico di Tito Livio. E nell'opera di Livio si racconta di Filippo, non il Macedone, quello che è padre di Alessandro Magno, ma Filippo, il re di Macedonia, che combatte contro i romani nelle guerre macedoniche e che salì sul, che è un monte della della Tessaglia e da lassù vedette, credette di vedere due mari, che sarebbe l'Adriatico, che conoscete tutti, e l'Eusino, che sarebbe invece il Mar Nero. Addirittura, che sia vero oppure no, non lo sappiamo, però Tito Livio ci racconta questo. Quindi Petrarca è motivato da una lettura che ha fatto, un filtro culturale legato alla cultura classica, che lo spinge a fare ciò che aveva già fatto Filippo.

"Ok, se vero o falso non so. Sia perché quel monte è troppo lontano da noi, sia perché le discordanze tra gli scrittori rendono la cosa dubbia." Effettivamente il Mar Adriatico e il Mar Nero sono parecchio lontani, in mezzo c'è, eh, Mar Egeo, no? Eh, quindi, se non che quando dovetti pensare a un compagno di viaggio, nessuno dei miei amici, meravigliati pure, mi parve in tutto adatto. Tanto rara, anche tra persone care, è una perfetta concordia di volontà e di indoli. "Questi era troppo pigro, quello troppo vivace, questi troppo fiacco, quello troppo svelto, questi troppo sventato, quello troppo prudente rispetto a quanto desiderassi. Di questo mi mi spaventava il silenzio, di quello la loquacità, di questo la pesantezza e la pinguedine, di quello la magrezza e la debolezza di questo mi deprimeva la fredda indifferenza di quello, l'ardente attività." Cosa sta dicendo Petrarca? Non so se vi sarete mai trovati nella vita a dover pensare con chi lo faccio un viaggio? Fare dei viaggi significa condividere la propria vita con qualcuno, la propria intimità con qualcuno. Quindi non tutti gli amici si adattano, si prestano a essere i compagni giusti di viaggio. E si chiede con chi posso fare un'impresa del genere e inizia a elencare dentro la sua testa una serie di persone che gli vengono in mente, ma non trova nessuno. Quello è troppo pingue, quello è troppo magro, quello chiacchiera troppo, quello chiacchiera troppo poco, e e così via. Quello è troppo indifferente, quell'altro invece è troppo attivo. No, tutti difetti che, sebbene gravi in casa, si sopportano. Infatti, compatisce l'affetto e l'amicizia, e l'amicizia non rifiuta alcun peso. Quindi finché si tratta di essere a casa, ci si può anche, si fa finta di non vederli questi difetti. Ma che in viaggio questi difetti diventano troppo pesanti.

"E così esigente come ero, e desidero di un onesto svago pur senza offendere in nulla l'amicizia, mi guardavo intorno, soppesando il pro e il contro, silenziosamente rifiutando tutto quello che mi pareva potesse intralciare la gita progettata." Finalmente, che pensavi? "Mi rivolgo agli aiuti di casa e mi confidai con maggiore letizia, felice di potersi considerare verso di me fratello ed amico." Scusate, ho saltato un rigo. "Finalmente, che pensavi? Mi rivolgo agli aiuti di casa e mi confidai con l'unico fratello di me più giovane e che tu ben conosci." Ricordatevi che il "tu" è riferito a Dionigi, il frate agostiniano. E quindi l'unica persona che gli viene in mente che possa essere adatta a intraprendere questa scalata con lui è il fratello. Il fratello Gerardo, che sarà molto importante nella sua vita per un motivo preciso, e ve lo dico perché poi è importante per comprendere il resto della dell'epistola. Deciderà nel 1347 di farsi monaco, monaco certosino addirittura, quindi farsi monaco e non prende gli ordini minori, diventa monaco. Quindi addirittura i monaci vivevano lontani da la civiltà, dalle città, vivevano nei monasteri che erano lontani dalle società umane, erano società tra monaci. Quindi proprio fa una scelta molto radicale. Gherardo, il fratello di poco più giovane di Petrarca, che era nato nel 1307, sceglie lui per intraprendere questa scalata al Monte Ventoso.

"Partimmo da casa il giorno stabilito e a sera eravamo giunti a Malaucena, alle falde del monte verso settentrione, ma lo c'è nel paese alle a valle del Monte Ventoso. Qui ci fermiamo un giorno ed oggi finalmente, con un servo ciascuno, abbiamo cominciato la salita." E molto asento oggi, perché Petrarca dirà che lui appena ridiscende dal Monte Ventoso, si mette a scrivere la lettera. Ok. Quindi un giorno, una notte l'hanno passata in questo paese. Il giorno dopo si sono incamminati subito per la scalata, per scalare il monte.

"La mole del monte, infatti, tutta sassi è assai scoscesa è quasi inaccessibile, ma ben disse il poeta che l'ostinata fatica vince ogni cosa." Sta citando Virgilio. Fate attenzione alle citazioni, tutte di cultura legata da dove derivano queste citazioni. Prima ho citato Livio, ora sto citando Virgilio. Cultura quindi latina classica. E vi ho detto che Petrarca è un precursore dell'Umanesimo, ok, in cui si riscoprono i classici che poi daranno avvio al Rinascimento, eccetera.

"Il giorno lungar mite, l'entusiasmo, il vigore, l'agilità del corpo e tutto il resto ci favorivano nella salita, ci ostacolava soltanto la natura del luogo." In una valletta del monte incontrammo un vecchio pastore che tentò in mille modi di dissuaderci dal salire, raccontandoci che anche lui 50 anni prima, preso dal nostro stesso entusiasmo giovanile, era salito fino fino sulla vetta, ma che non ne aveva riportato che delusione e fatica, il corpo e le vesti lacerati dai sassi e dai pruni, e che non aveva mai sentito dire che altri prima o dopo di lui avesse ripetuto il tentativo." Quindi i due incontrano e un pastore che li sconsiglia di proseguire, dicendo che è molto difficile scalare questo monte. Ma i due non se ne interessano, non se ne curano. Dicono che sono presi da un entusiasmo giovanile, quindi sono temerari, non ascoltano gli avvisi del vecchio saggio pastore. Ricordatevelo anche questa, quindi entusiasmo giovanile. Petrarca, secondo quanto lui stesso ci dice, nel momento in cui ha intrapreso questa ascesa, avrebbe avuto 32 anni, ok.

"Ma mentre ci gridava queste cose, a noi così sono i giovani, resti ad ogni consiglio, il desiderio cresceva per il divieto." Quindi il fatto che ci avesse detto di no, ci spingeva ancora di più ad andare, a incamminarci verso la vetta del monte. "Allora il vecchio, accortosi dell'inutilità dei suoi sforzi, inoltrandosi un bel po' tra le rocce, ci mostrò col dito un sentiero tutto eretto, dandoci molti avvertimenti e ripetendosi altri alle spalle che già eravamo lontani." Quindi gli mostra qual è la strada giusta da intraprendere per arrivare sulla cima del del Monte.

"Lasciate presso di lui le vesti e gli oggetti che ci potevano essere di impaccio, tutti soli ci aggiungemmo a salire. Ci incamminiamo a la cremente." Quindi inizia la scalata verso la vetta. Ma come spesso avviene, a un grosso sforzo segue rapidamente la stanchezza. "Ed è eccoci a sostare su una rupe non lontana." Quindi sono subito, appena iniziano a salire, sono già un po' stanchi. "Rimessi in marcia, avanziamo di nuovo, ma con più lentezza, io soprattutto, che mi arrampicavo per la montagna con passo più faticoso, mentre mio fratello, per una scorciatoia lungo il crinale del monte, saliva sempre più in alto." Quindi c'è subito una differenza tra il fratello e Petrarca. Gerardo ha preso una scorciatoia, quindi vuol dire che affronta la salita di petto. Petrarca invece no, non affronta la salita di petto. Quindi Gerardo è più in alto e Petrarca è rimasto in basso.

"Io più fiacco, quindi più stanco, scendevo giù e a lui che mi richiamava e mi indicava il cammino più diritto, rispondevo che speravo di trovare un sentiero più agevole dall'altra parte del monte e che non mi dispiaceva di fare una strada più lunga ma più piana." Capito? Quindi il fratello gli dice: "Ma dove vai? Perché non passi di qua? Fai prima." E Petrarca le risponde: "No, no, guarda, forse lì dietro c'è una stradina che mi consente di non fare questo prendendolo di petto, ma a girare la salita e arrivare piano piano verso l'alto." "Pretendevo così di scusare la mia pigrizia e mentre i miei compagni erano già in alto, io vagavo tra le valli senza scorgere da nessuna parte un sentiero più dolce. La via invece cresceva e l'inutile fatica mi stancava." Quindi lui continuava a camminare e a cercare questo sentiero, capendo che ormai era una ricerca inutile, vuota. Gli altri erano già in alto, lui era rimasto in basso a cercare una strada più dolce per arrivare in alto, ma non la trovava.

"E annoiato, attonito e pentito ormai di questo giro vagare, decisi di puntare direttamente verso l'alto e quando stanco e ansimante riuscii a raggiungere mio fratello, che si era intanto rinfrancato con con un lungo riposo, per un poco procedemmo e insieme." Avevamo appena lasciato quel colle che già io, dimentico del mio primo errare, vagare, sono di nuovo trascinato verso il basso e mentre attraverso la vallata, vado di nuovo alla ricerca di un sentiero pianeggiante, ecco che ricado in grave difficoltà." Quindi nuovamente si rimette in marcia, sperando di ritrovare nuovamente un sentiero che gli eviti di fare cose alla fine, perché non vuole fare la salita prendendola di petto, è più faticoso. Quindi preferisce trovare un sentiero che gli permetta di salire più dolcemente, no?

"Volevo differire la fatica del salire, ma la natura non cede alla volontà umana, né può accadere che qualcosa di corporeo raggiunga l'altezza discendendo." Quindi cosa vuole dire? Che lui voleva in qualche modo evitare di faticare troppo, no? Differire la fatica. Ma la natura non cede alla volontà umana. Non è che siccome io non voglio faticare, allora creo una strada apposta per non faticare. La natura fa quello che vuole. Se la natura prevede che il monte sia scosceso e ripido, io non posso farci niente. E anche i corpi, no? Né può accadere che qualcosa di corporeo raggiunga l'altezza discendendo. Non può capitare che qualsiasi cosa che abbia peso, se vuole salire, possa discendere, giusto? Andrebbe contro le leggi della fisica, insomma.

"In poco tempo, tra le risa di mio fratello e nel mio avvilimento, ciò mi accadde tre volte o più." Quindi ci prova più di tre volte e il fratello lo prende in giro. "Deluso, sedevo spesso in qualche valletta e lì, trascorrendo rapidamente dalle cose corporee alle incorporee, mi imponevo riflessioni di questo genere." Quindi spesso affaticato si metteva a sedere, deluso, e e trascorrendo rapidamente dalle cose corporee alle incorporee, quindi dalla fatica del corpo, quindi dalla fatica dell'attività fisica, passava alle cose incorporee, ovvero ai pensieri. Quindi si sedeva e si metteva a pensare.

"E cosa, a cosa pensava? Aperte virgolette: 'Ciò che hai tante volte provato, quindi ora si sta riferendo a un tu, ma è se stesso, è lui che parla a se stesso. Ciò che hai tante volte provato oggi salendo su questo monte, si ripeterà per te e per tanti altri che vogliono accostarsi alla beatitudine, se gli uomini non se ne rendono conto tanto facilmente. Cioè, è dovuto al fatto che i moti del corpo sono visibili, mentre quelli dell'animo sono invisibili, occulti.'" Quindi lui subito fa un accostamento tra ciò che letteralmente stava capitando, cioè lui che evitava di prendere la strada diretta e arrivare direttamente sulla cima, ma di cercare strade, no, che più dolci, che circondassero il la cima del monte, sta facendo un accostamento tra questo modo di procedere verso la vetta e questo modo di, un modo di procedere verso la beatitudine, la felicità in senso moderno possiamo interpretare noi, ma in realtà lui vuole intendere proprio nel l'amore nei confronti della purezza di Dio, nel raggiungimento della beatitudine.

"E la vita che noi chiamiamo beata è posta in alto e stretta, come dicono. La vita che noi chiamiamo beata è posta in alto ed è stretta, come dicono. È la strada che vi conduce. Inoltre, vi si frappongono molti colli e di virtù in virtù dobbiamo procedere per nobili gradi. Sulla cima è la fine di tutto, è quel termine verso il quale si dirige il nostro pellegrinaggio." Quindi la vita che conduce alla beatitudine, alla felicità, è posta in alto ed è stretta, secondo quanto dicono. Sta citando il Vangelo. Il Vangelo che vi dice: "La via per Dio è stretta e inoltre, per arrivarci, ci sono molti colli nel mezzo." Tutti vogliono giungervi, ma come dice Ovidio, "Volere poco occorre, volere con ardore per raggiungere lo scopo." Cita un altro autore della letteratura latina, Ovidio.

"Per ora sono tre: Livio, Virgilio, Ovidio, sono tre grandi autori della letteratura latina. Tu, certo, se non ti sbagli anche in questo, come in tante altre cose, non solo vuoi, ma vuoi con ardore. Cosa dunque ti trattiene? Nient'altro, evidentemente, se non la strada più pianeggiante che passa per i bassi piaceri della terra e che a prima vista sembra anche più agevole. Ma quando avrai molto vagato, allora sarai finalmente costretto a salire sotto il peso di una fatica malamente differita verso la vetta della beatitudine, oppure a cadere spossato nelle valli dei tuoi peccati. E se, ma inorridisco al pensiero, le tenebre, l'ombra della morte lì dovessero coglierti, dovrai vivere una notte eterna in perpetui tormenti." Cosa vuol dire? Quindi la metafora, adesso è evidente, l'allegoria, volendo, è evidente. La salita verso la vetta del Monte Ventoso è la salita che un uomo deve intraprendere per raggiungere la beatitudine. È una strada faticosa, stretta, piena di alti e bassi. I bassi a cosa corrispondono? Alle strade che lui ricerca per arrivare su, no? Quelle strade che dovevano girare il monte, quelle che poi in realtà lo portano verso il basso, corrispondono ai vizi, a tutto ciò che ti porta lontano dalla beatitudine. In senso moderno potrebbe essere dalla realizzazione di te. Sono quei vizi, quelle cose che ti portano a non realizzarti. Tu cerchi la via meno faticosa per raggiungere l'obiettivo, ma non la trovi. Anzi, sei costantemente attratto verso il basso perché in realtà non hai voglia di faticare per raggiungere l'altro. Quindi sei costantemente attratto verso ciò che ti allontana da te stesso veramente, da ciò che vuoi, dal tuo obiettivo. Ok, questo è un'interpretazione un pochino più moderna. In realtà Petrarca sì, sta dicendo questo, ma sta parlando di purezza d'animo, quindi di Dio, di raggiungere la beatitudine e di non sconfinare nel peccato, perché se la vita dovesse interrompersi a sorpresa nel momento in cui tu sei verso il basso, quindi sei intrappolato nei tuoi peccati, le tenebre e l'ombra della morte, no? Dovrai vivere una vita eterna in perpetui tormenti, sarai dannato all'inferno.