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a.C.d.C. - Revolution! La Rivoluzione Francese (1789-1795)

DOCUSTORIA 20202:00:04

Transcription

[Musica] benvenuti oggi a AC DC vi propone la prima puntata di una mini serie in due episodi in cui faremo la cronaca di uno degli avvenimenti cruciali della storia moderna: la rivoluzione francese.

Come sempre, per introdurre il documentario, proviamo a rispondere a qualcuna delle tante domande che ci avete mandato. Scrive Ippolita: "Ho visto che racconterete la rivoluzione francese e spero che farete chiarimento sui motivi che la scatenarono. Grandissima questione storiografica e sia chiaro. Io, infatti," prosegue Ippolita, "non ho mai ben capito cosa spinse il re a chiamare gli Stati Generali. Insomma, mi è sempre parso un inspiegabile darsi la zappa sui piedi, di un certo senso."

Sì, beninteso, alle cause della rivoluzione francese sono estremamente complesse. C'è il fastidio, l'insofferenza per i privilegi dei nobili. C'è il malumore della borghesia, che politicamente non conta niente e invece vuole contare. C'è anche la fame nelle campagne, il malessere del mondo contadino, il malessere delle norme capitale, Parigi, piena di poveri che in quegli anni di cattivi raccolti fanno un po' fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

Ecco, però, la causa scatenante è un'altra ed è il buco di bilancio e la spaventosa crisi finanziaria di una monarchia che da un secolo e mezzo è una monarchia assoluta. Che vuol dire una cosa molto specifica: vuol dire che il re può mettere le tasse senza dover chiedere consiglio o autorizzazione a nessuno. Il re aumenta le tasse quando vuole e spende tutto quello che vuole senza il controllo, per esempio, di un parlamento, come esisteva invece già all'epoca in Inghilterra.

[Musica]

Il risultato, alla lunga, è catastrofico. Già all'inizio del Settecento la situazione è drammatica. Luigi XIV, il Re Sole, negli ultimi anni del suo regno, è coinvolto in una guerra tremenda e la Francia è ridotta alla miseria e il re non ha un soldo. È costretto ad aumentare ancora le tasse e perfino il Re Sole si sente uno scrupolo di coscienza pensando alla miseria del popolo. Il suo confessore, un padre gesuita, gli porta un parere dell'Università di Parigi, la Sorbona, in cui si dichiara che il re è il padrone del suo reddito. Tutto quello che c'è è già suo, perciò quando chiede ai sudditi di pagare le tasse, si sta semplicemente facendo restituire denaro che è suo. A quel punto il Re Sole non si fa più scrupoli. Le tasse continuano ad aumentare e per tutto il secolo, per tutto il Settecento, il debito pubblico aumenta anche lui.

Quando sale al trono Luigi XVI, poi, lascerà tanti anni dopo la testa sulla ghigliottina, ma all'inizio è un sovrano molto popolare e deciso a fare le riforme. Si rende conto con spavento che il buco di bilancio è abissale. E allora, allora comincia a chiamare al potere gli economisti, comincia a chiamare al ministero delle finanze i grandi economisti che hanno pronta la soluzione. E lì si scopre una cosa che abbiamo scoperto anche noi: cioè che gli economisti non hanno tutti la stessa soluzione. Anche allora c'erano quelli che dicevano: "La soluzione è tagliare, tagliare le spese, ridurre il debito pubblico". C'erano quelli che invece dicevano: "No, bisogna dare fiducia, iniettare fiducia nell'economia, spendere, spendere, spendere". Tutte le soluzioni, alla lunga, falliscono.

Luigi XVI si trova senza un soldo, con una voragine di debiti e non se la sente di portare da solo tutta quella responsabilità. Convocare gli Stati Generali vuol dire solo quello: è un'istituzione che una volta esisteva per secoli. Il re ha convocato i nobili, il clero, la borghesia delle città per condividere con loro i problemi del regno. Poi non l'ha più fatto e per questo la monarchia si è chiamata assoluta. Ma visti i risultati, a Luigi XVI viene in mente che forse è meglio, appunto, condividere questa responsabilità con il paese e con i suoi rappresentanti: gli Stati Generali.

[Musica]

Noi sappiamo che è andata a finire molto male, ma in quel momento erano tutti entusiasti di questa soluzione che porterà poi, però, rapidamente, per esempio, alla presa della Bastiglia. Lo dico perché la seconda domanda a cui vorrei rispondere è la domanda di Gregorio, il quale fa una domanda molto acuta, devo dire: "La presa della Bastiglia fu veramente un punto di svolta negli avvenimenti di quei mesi, o fu ammantata di valore solo più tardi?". È giusto chiederselo. Ed è perché certe volte i grandi avvenimenti che noi consideriamo svolte della storia, che ne so, la deposizione di Romolo Augustolo, 476 dopo Cristo, fine dell'Impero Romano d'Occidente, e poi si scopre che i contemporanei quasi non se n'erano accorti. Ma nel caso della presa della Bastiglia non è così.

La presa della Bastiglia è stata davvero una svolta decisiva. Certo, dopo la convocazione degli Stati Generali, la situazione era già precipitata. Il Terzo Stato, cioè la borghesia, si era già riunito per conto suo, dichiarando che solo loro erano i veri rappresentanti del paese. Si erano chiamati Assemblea Nazionale. Il re aveva cercato in tutti i modi di intralciarlo. A un certo punto arrivano i deputati e trovano chiusa la sala dove si riunivano perché il re dice: "Ci sono dei lavori urgenti da fare, ho dovuto chiuderla". Si riuniscono da un'altra parte, si proclamano Assemblea Costituente, con l'intenzione di stravolgere la struttura del regno. E il re ha intorno a sé dei consiglieri che gli dicono: "Ma fa intervenire le truppe, fa sparare, liberati da questa marmaglia". Il re è incerto se farlo. E la gente ha molta paura perché lo vedono che ci sono i soldati, è pieno di soldati intorno a Parigi, intorno a Versailles. E in questo clima, per di più, non c'è pane.

Il 13 luglio, il popolo di Parigi insorge.

[Musica]

E comincia a dare l'assalto ai forni, ai magazzini, per mangiare. E la borghesia parigina, che è l'anima della rivoluzione, si spaventa. Decide di armarsi, di creare la Guardia Nazionale, perché vogliono sì fare la rivoluzione, ma anche mantenere l'ordine. Però ci vogliono le armi, i moschetti, la polvere da sparo. Per questo danno l'assalto alla Bastiglia, perché lì c'è anche un arsenale, un deposito di armi, per armare la nuova Guardia Nazionale rivoluzionaria. Poi, siccome il governatore della Bastiglia rifiuta di arrendersi, a quel punto diventa un punto d'onore. La Bastiglia diventa il simbolo del regime monarchico e in poche ore viene presa e rasa al suolo, e il governatore decapitato. E a quel punto il re si spaventa. E con le conseguenze della presa della Bastiglia, il re si spaventa, va all'Assemblea Nazionale, garantisce che lui è d'accordo, licenzia le truppe e si mette sul cappello la nuova coccarda rossa, blu e bianca della rivoluzione. E nelle campagne, la notizia dei tumulti di Parigi, i contadini anche loro insorgono, dando l'assalto ai castelli. Il periodo chiamato poi della "Grande Paura". E di fronte a questo, l'Assemblea Nazionale, ai primi di agosto, decide di abolire il regime feudale, abolisce l'antico regime radicato. Quindi, è così, la presa della Bastiglia, in quel caso, è stata davvero un momento di svolta, un'accelerazione decisiva di una tendenza che era già in corso.

Buona visione.

"O libertà o morte! Viva la rivoluzione! Viva la Repubblica!"

In un sobborgo operaio di Parigi assisteremo alla nascita di una rivoluzione che travolgerà la monarchia francese, che farà fremere l'intera Europa. Quelli a cui non è permesso votare, dal 1889, nel 1795, il popolo francese si batterà per diritti che apparivano allora impensabili. "Gli uomini nascono liberi e con uguali diritti." Uomini e donne rischieranno tutto per portare la democrazia nel loro paese. Oggi molti ci chiamano eroi, ma all'epoca era molto diverso. Testimonianze eccezionali ci permettono di comprendere come questa rivoluzione abbia spazzato via il vecchio regime politico nel 1789 e abbia poi provocato la caduta della monarchia nel 1792. Rari volte sono la ragione della rivoluzione, della distruzione dei nostri tiranni, più di giornalisti e avvocati come Sieyès, Marat e Camille Desmoulins, leader politici come Georges Danton e Maximilien Robespierre raccontano cosa ha vissuto il paese. Molti si indignano per i processi e le sentenze del Tribunale Rivoluzionario, ma io ho un'unica convinzione: "Il destino di pochi uomini non vale quello della patria." Ma la rivoluzione è una lotta spietata. Molti uomini e donne francesi perderanno la vita con la rivoluzione, spazzati via dalla guerra o dall'ondata di terrore che attanaglia il paese nel 1794. Giulia il Becco. Questa è la storia di una rivoluzione che fungerà il destino dei francesi, riscuoterà la storia del nonno.

[Musica] [Applauso] [Musica] [Musica] [Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica]

"Arrivati soldati! Arriva come lui! Via, via, scappiamo! Lo facciamo adesso!"

[Applauso]

Il 28 aprile 1789, le guardie svizzere, le guardie francesi del re, ricevono l'ordine di reprimere la rivolta scoppiata nel Faubourg Saint-Antoine a Parigi. "In ginocchio! No, non forza, papà!" Una feroce repressione che mieterà oltre 300 vittime. E alla guerra, alcuni giorni prima, il quartiere di Saint-Antoine era insorto quando il direttore di una fabbrica di carta da parati, Réveillon, aveva tentato di abbassare i salari dei lavoratori, in una Parigi che muore di fame e con la disoccupazione che colpisce duramente i sobborghi. Questa provocazione dei padroni ha scatenato la furia degli operai. Quel giorno, le strade di Saint-Antoine sconvolte dalla violenza della guardia reale, incontriamo per la prima volta con i parigini che esprimono una rabbia da troppo tempo repressa. "Io nasco, dico, un operaio della fabbrica dei Réveillon. È avvenuto a denunciare le condizioni degli operai parigini." "Andiamo a casa." "Dove sei, mamma?" Mamma è Gabrielle Peslos, un'umile lavandaia che deve lottare per farcela e che vive con suo figlio nel fiume. Elsa Marcel, a sud di Parigi, come il suo nas. "Le bigo di qua, da questa parte." "Ferite!" "Un'asta sta portando la vittima." "Mamma, è una vera tragedia!" Intanto, nel quartiere di Saint-Marcel, i manifestanti sono sotto shock. "Mortis nostre!" [Musica] "Cosa avete da piangere? Quelli se ne fregano di voi, non hanno pietà e capiscono una sola lingua. Non resteremo a guardare, gliela faremo vedere presto." "Si ferma, portatelo in questa piccola locanda." Si percepisce che la Francia è sul punto di esplodere. Il Faubourg Saint-Antoine fa eco alle rivolte per la carenza di cibo che da mesi si moltiplicano in tutto il regno, da nord a sud. "Non guardare, tesoro." Ma mentre la Francia è devastata dagli effetti della fame e della povertà, il re sembra molto più preoccupato della convocazione degli Stati Generali. Luigi XVI intende imporre la sua autorità sulla nobiltà del paese, che contesta il suo potere. Da ogni provincia del regno, il re ha invitato i tre ordini che formano la società ad eleggere i loro delegati agli Stati Generali. I tre ordini sono: la nobiltà, l'ordine privilegiato che ha il monopolio delle funzioni più prestigiose; il clero, che come la nobiltà è esente da tutte le tasse; e il Terzo Stato, che include la borghesia, tutti i giuristi e i commercianti, che pagano il grosso delle tasse e che ora chiedono di avere la loro parte di potere. Quanto al popolo, non sarà rappresentato da delegati, ma è comunque invitato a presentare i suoi cahier de doléances, i registri dei problemi e delle lagnanze. All'improvviso, contadini, operai e borghesi del Terzo Stato si uniscono per denunciare le disuguaglianze nel paese. Non possono più tollerare di essere schiacciati dai privilegi della nobiltà e del clero. Il re inizia un processo senza immaginare le conseguenze. Già un po' rabbo, Saint-Etienne è il delegato del Terzo Stato per la città di Nîmes. Convoca gli Stati Generali nel gennaio dell'89 e decreta che i cahier de doléances avrebbero permesso ogni cittadino di partecipare a questo procedimento. E cosa fa la gente? Coglie questa opportunità per esprimere il proprio sentire. E che cosa sente? "Sono ormai secoli che la nazione viene schiacciata dalle leggi arbitrarie che pesano sulla vita quotidiana e sul benessere dei cittadini. Cittadini che, come voi e me, stanno annegando nelle tasse. Tasse che non vengono pagate da chi ha il controllo, la potente nobiltà e il clero." La gente non ne può più. In realtà, Luigi XVI ha convocato gli Stati Generali per costringere la nobiltà ad accettare una nuova tassa che vuole imporre. Per vincere questo scontro con quella nobiltà che ha osato sfidarlo, il re ha bisogno della borghesia del Terzo Stato, al quale ha raddoppiato il numero dei delegati. Ma il 5 maggio, quando Luigi XVI apre solennemente gli Stati Generali, la sua strategia gli si ritorce contro. Per la prima volta, i delegati della borghesia sono in maggioranza e intendono cogliere quest'opportunità per imporre le loro richieste. Prima fra queste è il rifiuto della regola che stabilisce che i voti debbano essere contati per ordine, ossia un voto per la nobiltà, uno per il clero e uno per il Terzo Stato. I rappresentanti della borghesia pretendono la regola di un voto per delegato, con la quale avrebbero la maggioranza. E finché non otterranno soddisfazione dal re, si rifiuteranno di lavorare. "Per diverse settimane." "Classe a quella carta, fate gli affari tuoi." "Quella corda appartiene a me." "Perché lo dice un husky di Gori?" Come molti lavoratori, non crede che gli eventi di Versailles potranno cambiare qualcosa per lui. Un operaio della fabbrica dei Réveillon non si sente rappresentato dalla borghesia del Terzo Stato, che considera troppo lontana dalle sue difficoltà quotidiane. "Comprate la birra più buona del mondo." "Certo che devono vincere." "Il Terzo Stato è dalla nostra parte, con il popolo." "Sì, è vero." "E coretti, lacopini, e dico sul serio." "Il re non li lascerà mai fare." "Io dico che ci riusciranno perché hanno ragione." "Non possiamo pagare altre tasse." Juss Cupini è un birraio di Saint-Marcel, molto conosciuto, che come notabile locale ha preso parte alla nomina dei delegati del Terzo Stato. "Per me è semplice: con le tasse sul vino, sul legno e persino sull'insegna, non mi resta abbastanza." "Non lo so, sinceramente. Nessuno ci ha mai ascoltati prima. E ora basta avere dei cahier dei deputati per farci ascoltare." "Io so solo che darei ion ci hanno sparato come se fossimo animali. Non mi fido di loro." "È questo il tuo problema? Non ti fidi di nessuno?" "Non si fidava di nessuno, comunque. Non andranno lontano senza i preti." "O ragione, abate. Cosa farà il clero in tutto questo?" Grazie. Paradossalmente, è il clero a ribaltare gli equilibri di potere. Dopo settimane di impasse, diversi delegati del clero scelgono di unirsi alla borghesia nella sua rivolta contro il re. Improvvisamente, i delegati del Terzo Stato non sono più soli. Così, il 17 giugno 1789, prendono una decisione senza precedenti: costituirsi in Assemblea Nazionale, in rappresentanza del popolo francese. Questo atto di forza spinge Luigi XVI a cercare di riprendere il controllo di una situazione che gli sta sfuggendo di mano. Il 20 giugno, il re chiude la sala degli Stati Generali per impedire che la nuova assemblea si riunisca. "Eravamo a dir poco stupefatti. Per un po' non sapevamo cosa fare. E poi Bailly, il deputato di Parigi, ha proposto di spostarci nella sala della Pallacorda a Versailles. E sapevamo che stavamo vivendo un momento storico." E improvvisamente, in quella sala echeggiante, si è sentita distintamente la voce di Mounier, che chiedeva a tutti di fare un giuramento: "Non separarci mai e restare in seduta finché la Costituzione del regno non fosse stata stabilita." Questo giuramento, il 20 giugno 1789, nella sala della Pallacorda, entra negli annali della storia di Francia. Il pittore rivoluzionario David cattura il vento dell'imminente rivoluzione e glorifica l'Assemblea Nazionale, nata dall'unione tra il Terzo Stato e il clero. I delegati non si tireranno indietro. Così, quando tre giorni dopo, il 23 giugno, Luigi XVI decide di agire per fermare la ribellione, si trova ad affrontare una rivolta senza precedenti nella storia della monarchia. Il re rifiuta di riconoscere l'Assemblea Nazionale e ordina che i delegati si disperdano. Ma quando lascia la sala, non accade nulla di quello che ha immaginato. "Siamo rimasti immobili sulle nostre sedie, in silenzio. Quella mattina, tutti i delegati avevano ricevuto istruzioni di restare nella sala." Il maestro delle cerimonie non sapeva cosa dire. Corse ad avvertire il re della situazione e subito dopo ci ha ripetuto l'ordine di disperderci. Al Mirabeau, il nostro esuberante collega, pieno di passione come sempre, ha pronunciato le famose parole che ormai tutti conoscono: "Dite a chi vi ha mandato che siamo qui per volontà del popolo e che lasceremo questo posto solo costretti dalle baionette." Eravamo come pietrificati dal nostro stesso coraggio. "Ascoltate, ascoltate! Si sono rifiutati di andarsene!" "Sì, ci credo." "Ma come?" "E poi quella vecchia volpe di Mirabeau, con la faccia da demonio, ha risposto a dovere: 'Dite a chi vi ha mandato che siamo qui per volontà del popolo e che lasceremo questo posto solo costretti dalle baionette'." E così, Luigi XVI è costretto a inchinarsi all'unione di borghesia e clero, riconosce ufficialmente la nuova Assemblea Nazionale, per la gioia della popolazione di Parigi. Ma la speranza dei parigini ha vita breve. All'inizio di luglio, Parigi si rende conto che il cedimento del re era solo un'operazione di facciata per preparare meglio il suo contrattacco. Luigi XVI fa schierare 20.000 soldati intorno a Parigi, fra cui reggimenti tedeschi e svizzeri, dislocati al Campo di Marte. C'è eccitazione nei giardini del Palazzo Reale. Il popolo si sta sollevando per difendere la rivoluzione politica degli Stati Generali. E l'avvocato Camille Desmoulins svolge un ruolo cruciale in questo momento. Il 12 luglio, al Palazzo Reale: "Io ero molto arrabbiato, e peggio, quella rabbia stava diventando rapidamente disperazione. Così mi sono fatto avanti e ho parlato con il cuore, o quasi gridato: 'Questa notte tutti i battaglioni svizzeri e tedeschi lasceranno il Campo di Marte per tagliarci la gola. Non c'è che una soluzione: prendere le armi e mettere le coccarde per riconoscerci immediatamente!'" Nel giardino delle Tuileries e poi a Place Louis XV, una folla si raduna per esprimere la sua rabbia, ma i dimostranti vengono subito attaccati da un reggimento di dragoni tedeschi che carica con le sciabole.

[Musica]

Fortunatamente per i parigini, il 12 luglio, i reggimenti delle guardie francesi decidono di difendere Parigi anziché il loro re. Respingo violentemente un primo assalto dei soldati tedeschi.

[Musica]

Quella sera, la folla inferocita si impossessa delle strade della capitale. L'obiettivo dei parigini sono le barriere doganali che circondano la città e che impongono una tassa su tutti i beni, noti come "octrois". Alla barriera dei Gobelins, Jonas Lebigre ha assunto la guida della contestazione. "Siamo parte del movimento. Le barriere di Saint-Sanson e de La Santé et sono già bruciate. Penso che domani saranno cadute tutte. È tempo che capiscano che vogliamo un cambiamento." "Dove credi di andare?" "Io lavoro lì, devo prendere i registri." "Mi dispiace, ma dovrà informare il suo capo che vi bruceremo." "Aspettate, aspettate un attimo. Io vi capisco, ma se torno senza registri sono rovinato, mi costerà la voce." "Ma vedi, la questione è: quanto costano al numero? Ogni volta che facciamo entrare merce a Parigi, ci dissanguano." "Lo so, ma non è colpa mia." "Fermo dove sei! L'assassino è con noi, va' a casa, battere!" "Ho detto a Tenas, clamore tiene i conti per questa barriera dell'orto, una delle 57 della capitale." "Sapendo leggere e contare, Tenas è un umile ingranaggio dell'amministrazione parigina." "Per me siete pazzi e ci guadagnate a bruciare la barriera. Muoviamoci, andiamo a bruciarla!" "E brucia, vola, diciamola!" Il giorno dopo, il 13 luglio, la rivoluzione popolare assume diversi volti: disordini per la fame nel quartiere di Salpêtrière, dove la gente dei sobborghi saccheggia un ricco convento; un'insurrezione a Place Louis XV, dove la folla prova a impossessarsi delle armi in disuso di un magazzino reale. E allo stesso tempo, all'Hôtel de Ville, il municipio di Parigi, e Place de Grève, i delegati della borghesia parigina, guidati da Jean-Baptiste Bailly, fondano la Comune di Parigi, che recluta subito diverse migliaia di volontari per formare una guardia municipale armata. I parigini hanno un appuntamento con la storia. Non ci vorrà molto. Grazie, abate. Nelle prime ore del 14 luglio 1789, gli abitanti della capitale hanno un solo pensiero: armarsi in qualunque modo e resistere alle truppe reali. "Ho portato quello che ho trovato. Ce n'è una persona. Abbiamo poco da fare." Mentre i supporti si organizzano, alcuni volontari della Guardia Municipale si dirigono all'Hôtel des Invalides, dove entrano in possesso di oltre 30.000 fucili e numerosi cannoni. Nello stesso momento, la gente di Saint-Antoine si dirige verso la fortezza della Bastiglia per procurarsi la polvere da sparo. Questa prigione reale è il simbolo del potere militare che minaccia la nuova Comune di Parigi e deve essere subito resa inoffensiva. In migliaia tentano di scalare le mura che proteggono l'impressionante fortezza. Il governatore della prigione, de Launay, ordina di aprire il fuoco sulla folla. Decine di uomini rimangono uccisi, ma quando la nuova Guardia Parigina, armata di cannoni, arriva in sostegno degli assalitori, i rapporti di forza si rovesciano. Superate le prime mura, la prigione viene presa d'assalto. "Oggi molti si chiamano eroi, ma all'epoca era molto diverso. C'erano sarti, ciabattini, bottai, carpentieri, tutti quanti, persino preti con la tonaca. Non ci abbiamo pensato due volte ad andare. Una volta dentro, è stata dura, più di qualcuno non ce l'ha fatta. Ho pensato di morire anch'io. E sapete chi mi ha salvato? Tenas." "E ricordate il tizio che voleva salvare i suoi stupidi registri? Era alla Bastiglia." "Giuro che volevo tornare a casa subito dopo la faccenda dell'ufficio, ero furioso, ma ho incontrato Arselle Cooper che spingeva un cannone il triplo di lui, così gli ho dato una mano. All'improvviso ero alla Bastiglia e quando la folla ha battuto le porte, sono andato con loro. È stato come se la rabbia che avevo represso fosse scoppiata e non ero più lo stesso uomo. Volevo andarmene, ma mi sono ritrovato in un corridoio ed è stato allora che ho visto Jonas descrivere il corridoio. Puro orrore, in trappola come ratti. È un miracolo se ne siamo usciti." Dopo diverse ore di feroci combattimenti, de Launay fa sventolare bandiera bianca. La folla cattura il governatore perché ha sparato sulla gente. Viene portato a Place de Grève, davanti all'Hôtel de Ville, dove viene linciato e decapitato. La sua testa viene simbolicamente portata su una picca per dimostrare che ora il popolo di Parigi è padrone della città e che non si farà derubare della neonata rivoluzione. Questa volta, Luigi XVI è costretto a cedere. Il 17 luglio 1789, il re arriva all'Hôtel de Ville per ricevere simbolicamente, dalle mani del nuovo sindaco, Jean-Baptiste Bailly, le chiavi della capitale. È la fine della monarchia assoluta. Il re dovrà condividere il suo potere. La Francia passa a una monarchia costituzionale, simboleggiata dalla nuova coccarda tricolore che Bailly offre al re: il blu e il rosso, i colori di Parigi, affiancano il bianco, il colore della monarchia francese. Ma la capitolazione del re non placa il regno, che ormai è scosso da forti convulsioni. La gente dei paesi e delle campagne, che non contava nulla nell'ordine politico della monarchia, all'improvviso trova la propria vendetta. A Parigi, il popolo ha deciso di farsi giustizia da solo. L'amministratore della città, che incarna gli abusi del vecchio sistema, viene impiccato a un lampione di Place de Grève e il suo corpo viene smembrato. "Non approvo questa violenza negli omicidi, ma la violenza peggiore c'è stata quando ci hanno sparato. Dare, la violenza peggiore è stata farci lavorare in modo disumano e farci pagare i preti. La violenza peggiore è stata dare tutti i diritti a pochi e agli altri solo doveri. A questa la vera violenza." A Versailles, i delegati dei tre ordini, inclusa la nobiltà, formano la nuova Assemblea Nazionale, incaricata di gestire il paese. Di fronte alla rivolta popolare in corso, i deputati discutono freneticamente sulle misure da adottare, quando la notte del 4 agosto 1789 giungono a una decisione storica, come racconta Jean-Luc de Bourse, un deputato della nobiltà. "Me Cédille a ha preso la parola e ha detto: 'Quando si vuole mantenere l'ordine, bisogna distruggere la causa del disordine, e quella causa è il sistema fiscale'." È così che abbiamo assistito, in una singola notte, all'abolizione di tutti i privilegi. C'è visione appagante osservare la nobiltà e il clero rinunciare uno dopo l'altro a tutti i diritti di caccia e di pesca, agli obblighi e alle servitù che schiacciavano la gente di campagna. Il 4 agosto, i privilegi della nobiltà e del clero vengono aboliti e il 26 agosto, l'Assemblea pubblica la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Che cos'è? Che cosa dice? "I rappresentanti del popolo di Francia riuniti nell'Assemblea della Nazione stabiliscono con la presente, in una solenne dichiarazione, i naturali, sacri e inalienabili diritti dell'uomo." Giusto. Articolo numero uno: "Gli uomini nascono liberi e con uguali diritti." Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. L'articolo 2 della Dichiarazione afferma che questi naturali, inalienabili diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione. La rivoluzione popolare si è appena trasformata nella rivoluzione democratica dei cittadini. Quelli che non hanno mai contato nulla, all'improvviso sentono di esistere per la prima volta. I diritti sono libertà, proprietà, sicurezza e resistenza all'oppressione. Per questa rivoluzione dei cittadini, Parigi è un laboratorio. Ferisce questi diritti a tutti i cittadini, a tutte le persone. Nella capitale viene promosso un sistema di democrazia diretta. La Comune istituisce 48 assemblee locali in base alla suddivisione stabilita dagli Stati Generali: Saint-Marcel, Saint-Antoine, Saint-Germain-des-Prés. Ciascuno di questi nuovi distretti politici ha il proprio battaglione nelle forze armate della città, che ora sono note come Guardia Nazionale, al comando c'è il Marchese de Lafayette, deputato della nobiltà, che difende la rivoluzione pur restando fedele al re.

[Musica]

Nel suo borgo di Saint-Marcel, il birraio Juss Cupini, sempre coinvolto nella vita sulle rive della Bièvre, naturalmente prende le redini del quartiere dei Gobelins. Questi primi incontri sollevano una domanda cruciale: chi ha il diritto di voto? Solo i più ricchi, sul modello degli Stati Generali, o tutti i cittadini francesi? "È probabile che non ci sia un modo per farlo." "Capo, livelli, che ci fai qui?" "Puoi votare?" "Fumetti, me ne una. Pensa agli affari." "Che ha ragione! A te che te ne importa tanto?" "Alle spille, Valour, li pungolo." "Ricorderai che quando abbiamo sentito il diritto del popolo che voleva più libertà e più pane, i nostri compagni sono morti prendendo la Bastiglia." "È vero, abbiamo pagato un tributo, un tributo di sangue, e questo ci dà il diritto di voto." "Se non abbiamo i mezzi per pagare così tanto, e devono capire che questo non è giusto. Vogliamo il diritto di noi." "Abbiamo il diritto di voto." "E sta è una ricetta solo cittadino, cittadino, la minuta dino." "L'amore è ovviamente un uomo onesto come voi deve poter votare nel distretto." "Ma insomma, se non mettiamo un limite imponendo una tassa, pensate a quante persone senza né arte né parte, e dio sa quanto sono numerose, avrebbero lo stesso diritto." "Non dell'area. Pensate alla Guardia Nazionale. Si pagano 4 luigi d'oro per farne parte, perciò noi che abbiamo combattuto non possiamo né votare né far parte della guardia." "Era piuttosto no, no, io prego, ti prego, vittorioso, per favore, aspettate." "Dopo la vittoria a cui tutti noi abbiamo contribuito, noi, noi..." "Ho sentito bene? Dov'eri quando abbiamo preso la Bastiglia? Dov'eri, compagni?" "E quando ho preso questo ha una guardia che voleva uccidermi e avverto." "No, se vuoi questo moschetto devi togliermelo." "Io non ho niente contro di te, Jona, cittadino." "Le Big, cittadino Lebigre." "Ma non possiamo dare un'arma chiusa." "Ma la battaglia non è finita, lo capisci questo?" "Ha ragione, data agli ascolti." Per i parigini, la democrazia è un difficile apprendistato. Chi decide, chi ha il diritto di portare armi? I dibattiti sono accesi e le deliberazioni vengono riportate all'Assemblea Nazionale, a cui spetta la decisione finale. "E io allora, anche io dico che la tassa elettorale è un abuso e che tutti i cittadini hanno diritto a votare, ma voglio un suffragio universale che porti anche le donne alle urne." "A indossare una gonna non impedisce di pensare." "Sono Gabrielle Peslos, e anch'io ero alla Bastiglia, e questo mi dà il diritto di votare, proprio come voi." "Se ci mancano lavandaia, che ora le ho viste tutte." "E allora, cos'è che ti dà tanto fastidio?" "Possiamo far votare anche il mio assassino." "Il voto alle donne?" "Era Gabrielle, per quartiere, dovresti conoscerla, a quel temperamento, me la ricorderei." "Tutti hanno il diritto di votare." "Sì." "Ora che tutti hanno preso la parola, votiamo." "Sì, hai ragione. Votiamo. Proponiamo il voto soggetto a tassa elettorale." "È giusto." "E il voto con suffragio universale per gli uomini?" "Potremmo." "E riguardo a noi?" "Sì, il suffragio aperto a tutti, uomini e donne." "Esatto, era ovvio." "Che oggi, essendo obbligati ad applicare le regole attualmente in vigore, potrà votare solo chi ha pagato le tasse." "Non è giusto che adesso farò espellere quelli a cui non è permesso votare." "No, in una batteria con russo." Il sistema di voto selettivo, limitato a chi ha pagato tributo elettorale, ha avuto la maggioranza dei voti. "La vittoria nostra è un importante annuncio da fare." "Gli storici entusiasmo dei volontari a unirsi alla Guardia Nazionale. Il distretto, su proposta del cittadino Potier, abate Poivre, dell'abate Poivre, il qui presente, ha preso la decisione che segue: il distretto fornirà armi e uniformi agli uomini che non hanno mezzi per comprarle." "Abbiamo vinto." "Credo, in fondo, era un sogno credere di ottenere il diritto di voto, ma abbiamo le armi. Ora possiamo combattere." "Se ho il diritto di combattere, ho il diritto di votare. Le due cose vanno insieme." "Ora aspetteremo la decisione degli altri distretti e poi cosa dice all'Assemblea?" "Ma è chiaro che se non possiamo votare, potranno buttarci fuori dalla guardia quando vogliono." "No, non sono affatto contenta. Le donne, come al solito, non contano. Ma siamo noi a lottare ogni giorno per trovare il pane, ed è sempre più difficile. Noi moriamo di fame mentre i ricchi si riempiono la pancia." "Ogni cittadino può parlare e scrivere e stampare liberamente", recita la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, articolo 11. Niente più censura reale e volantini pubblicati segretamente di notte. I giornali si moltiplicano e la prima prova tangibile del cambiamento della società è la caserma. Le opinioni, in un regno in cui la maggioranza è analfabeta, vengono spesso diffuse a voce. Il più radicale e il più popolare dei giornalisti rivoluzionari è Jean-Paul Marat, che a settembre inizia a pubblicare "L'Ami du peuple". Quanto all'avvocato Camille Desmoulins, la sua passione per la stampa è tale da spingerlo a farne la sua nuova professione. "Il Palazzo Reale, il giardino del Palazzo Reale, era all'epoca un luogo davvero straordinario. Era un focolaio di patriottismo. Non dovevi chiedere il permesso a nessuno per poter parlare o aspettare due ore per il tuo turno. Se volevi parlare, dovevi salire su una sedia. Se ti applaudivano, scrivevi il tuo discorso per pubblicarlo. Se venivi contestato, te ne andavi. Si era però in presenza di una terribile minaccia che insidiava il nuovo vento di libertà, cioè il veto di Luigi XVI, perché il re non voleva firmare l'abolizione dei privilegi nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo. E per me, abbiamo sottovalutato quanto questo veto fosse disastroso, perché il popolo aveva la sensazione che volessero rubargli la vittoria. E a settembre, la tensione era al culmine. E sono molto fiero di dire che è per un articolo su un giornale scritto da Courtois che Parigi si è sollevata di nuovo." Quando il primo ottobre 1789 si tiene un grande banchetto a Versailles per celebrare le truppe appena arrivate dalle Fiandre, il giornalista Courtois ha sbalordito da quello che ha visto, pubblica il suo racconto il giorno dopo, un articolo che si propaga per la città come un incendio. "La sala era illuminata come capita durante le più solenni festività. Le più belle donne della corte e della città formavano il più attraente dei quadri. Era incantevole. Durante la cena, l'assemblea dei nobili ha alzato i calici per fare dei brindisi. Si sono lette grazie brindisi al re e alla regina, al Monsignor il Delfino e a tutta la famiglia reale." "Mi fa piacere se nemmeno che si diverta dal castello, non è vero?" "Ma come ho già detto, non possiamo fidarci di loro." Un ufficiale, mentre versava il vino per i suoi soldati, ha detto: "Bevete alla salute del re, il nostro maestro, e non riconoscete nessun altro." A quel punto, un ufficiale ha gridato all'assemblea: "Via le coccarde colorate! Come tutti, mettete la coccarda vera della regina, la sola che noi riconosciamo!" "Che non posso crederci! Ma usano ora il morire davvero? Dovremmo fare quale ragione?" "Si va capito e ora che ci disprezzano, non è ovvio che ho abbastanza di loro? Non cambieranno mai." Quattro giorni dopo il banchetto di Versailles, il 5 ottobre, migliaia di donne esasperate per la carenza di pane a Parigi si radunano nella piazza dell'Hôtel de Ville. I funzionari della Comune di Parigi la considerano un'opportunità d'oro. Le donne che marciano in corteo verso Versailles chiedono al re non solo il pane, ma anche la sua firma sugli editti per abolire i privilegi. "È una bellissima idea. Agli uomini avrebbero sicuramente sparato, così ci siamo organizzati. Abbiamo mobilitato tutte le donne del suo borgo, dicendo loro: 'Vogliamo vedere i nostri figli morire di fame mentre quelli si rimpinzano durante i balli a palazzo. Avevamo fame. Niente ci avrebbe fermate.'" Centinaia di donne si uniscono alla marcia. La Comune di Parigi manda il loro sostegno alla Guardia Nazionale e obbliga il suo comandante, il generale Lafayette, ad andare a Versailles, malgrado la sua reticenza. Dopo diverse ore di cammino, una delegazione viene ricevuta dal re, che fa promesse vaghe. Non è abbastanza per le donne di Parigi, che assumono il controllo dell'Assemblea Nazionale e poi assediano il palazzo per tutta la notte. Al mattino presto, la folla invade gli appartamenti della regina. Diverse guardie del corpo vengono uccise e decapitate. I rivoltosi impongono una nuova condizione: la famiglia reale deve ritornare a Parigi. Il generale Lafayette capisce che la situazione potrebbe degenerare da un momento all'altro e persuade il re e la regina che lasciare Versailles è la loro l'unica scelta.

[Applauso]

E mentre una salva di cannoni saluta la vittoria dei parigini, la famiglia reale fa ritorno nella capitale.

[Applauso]

Luigi XVI e Maria Antonietta si trasferiscono nell'antico palazzo reale delle Tuileries, in un edificio fatiscente, che giorni dopo ospiterà l'Assemblea Nazionale. Nell'assalto, il maneggio reale. Ma quell'autunno del 1789, nonostante la vittoria a Versailles, la gente dei sobborghi affronta una serie di delusioni. Nell'assaggio, il maneggio, l'Assemblea adotta un sistema di voto limitato ai lavoratori uomini che pagano le tasse, nonostante la lotta di alcuni progressisti come il deputato di Arras, Maximilien Robespierre. "Come possiamo mai pretendere che la nazione sia sovrana quando la maggioranza degli individui che la compongono è privata completamente dei diritti che evidentemente costituiscono quella sovranità? Se una minoranza è sovrana e la maggioranza resta sottomessa, allora siamo di fronte a una nuova aristocrazia, e quell'aristocrazia è la peggiore di tutte, essendo l'aristocrazia dei ricchi." Inoltre, per difendersi dalla rabbia del popolo, l'Assemblea decreta anche la legge marziale. A nessuno sarà consentito portare armi e, soprattutto, una bandiera rossa sul municipio indicherà che ogni riunione è proibita, pena la morte immediata. Una decisione che sconcerta il giornalista Jean-Paul Marat. "Credevano che una bandiera rossa avrebbe potuto proibire ogni dimostrazione? Sono troppo pericolose, dicevano. Come potevano pensare che un pezzo di stoffa rossa, stato a Parigi, avrebbe calmato il popolo? Le rivolte sono la ragione della rivoluzione, della distruzione dei nostri tiranni, e più di tutto dell'umiliazione dell'élite, dell'ascesa del popolo e del ritorno della libertà. E la legge marziale che vietava ogni dimostrazione era stata proposta da un nemico del bene comune."

[Musica]

La maggior parte dei preti sceglie di sostenere i cambiamenti in atto nel paese, come avviene nella parrocchia di Saint-Meran. "Grazie, Jean-Pierre. Pensa che questa rivoluzione dei più poveri ed esclusi sia più che mai in linea con la parola di Cristo." "Andate, grazie per il vostro aiuto." Nella primavera del 1790, anche i più ardenti rivoluzionari parigini vogliono che la Chiesa sostenga spiritualmente la loro lotta. "Signore, concedi la tua benedizione alla bandiera della sezione dei Gobelins e agli uomini che la portano, poiché si sono semplicemente difesi quando il dispotismo di uomini perversi e ambiziosi ha cercato di schiacciarli." "E che le braccia e il santo sacramento per un pezzo di stoffa? Ma che cos'è questo?" "Thiola, che mi sa che le dico." "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen." "Rossi, la rivoluzione, la rivoluzione, certo, sì, ma la rivoluzione è un peccato. Aprite gli occhi, state venerando una bandiera, le medaglie della Bastiglia, stupido ciarpame, invece che il vostro sovrano. Addio, pentitevi. Se metterete fine alle vostre cerimonie blasfeme e alle vostre buffonate, allora il Padre vi perdonerà." "Non toccarmi, dai vandali. Vedete in che direzione andiamo." "Ma onestamente, non so quale sia il mio compito nella Guardia Nazionale. Far rispettare al popolo la legge marziale? Ubbidire a uomini come Cupini e all'Assemblea che ci nega il diritto di voto? Non ho marciato sulla Bastiglia per questo." "Comunque, restare nel battaglione, rispettare il percorso che abbiamo intrapreso." "Lo vedo che a Tenas non piace quello che facciamo qui." "Mi ripeto di restare, che ne abbiamo passate troppe, che mollare ora permetterebbe a Cupini e agli altri di decidere per noi." "Se abbandoniamo l'unità, saranno gli unici a portare le armi." "No, non possiamo. Abbiamo vinto la rivoluzione, ora cambieremo le nostre vite." Luglio 1790. La Francia celebra il primo anniversario della presa della Bastiglia. Sul Campo di Marte a Parigi, si sta preparando una grande cerimonia per celebrare la Concordia, la Concordia, l'accordo tra gli ordini, tra l'Assemblea e il re, tra il popolo e i suoi nuovi rappresentanti. E il 14 luglio, 100.000 spettatori si accalcano intorno all'Hôtel de la Patrie, l'altare della patria, per onorare la nuova monarchia costituzionale. Al suono di un Te Deum che segna l'unione tra la Chiesa cattolica, la rivoluzione e il re, la prima festa nazionale del 14 luglio si conclude con incredibili spettacoli di luce sul lungo viale noto come Champs-Élysées. Ma i mesi seguenti rivelano che l'accordo del luglio 1790 non è altro che una facciata. Ben presto, gravi spaccature minacciano la struttura creata nell'ultimo anno.

[Musica]

La prima frattura si verifica nel novembre 1790, quando l'Assemblea richiede che ogni membro del clero presti giuramento di fedeltà alla rivoluzione e stabilisce una nuova organizzazione della Chiesa di Francia, che prevede l'elezione dei vescovi direttamente dal popolo. I cattolici si dividono fra quelli che accettano, come a Parigi, e quelli che rifiutano, presto noti come "preti refrattari", molto numerosi nelle province meridionali e occidentali del paese. "Giuro di vegliare sui fedeli della parrocchia che mi è stato affidato, di essere leale alla nazione, alla legge, alla corona e di proteggere, usando il mio potere, la Costituzione decretata dall'Assemblea e accettata da te." "Per me, il giuramento è in linea con le Scritture e l'ho firmato senza problemi. Mi ero già espresso a favore dell'Assemblea quando ha nazionalizzato le proprietà della Chiesa nel 1789. Considero normale che la Chiesa partecipi a questo nuovo sforzo della comunità per per costruire un paese più più più giusto, più fraterno." Nelle nostre parrocchie, qui a Parigi, questo era ovvio per molti preti, ma nelle province, alcuni fratelli non hanno capito. Pensavano che con il giuramento si volesse controllare la religione. Questo ha raggiunto proporzioni terribili, orribili. Si uccide e si uccide di nuovo in tutta la Francia, in nome di Dio.

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È quasi una guerra di religione, si è molto bon, che anima, che oppone i cattolici refrattari ai protestanti rivoluzionari, una guerra che fa centinaia di vittime. Ad Avignone, si combatte e si muore persino nelle chiese. Chiese in cui presto risuona la voce del Papa, che denuncia il giuramento rivoluzionario. A marzo del 1791, e chiede a tutto il clero del paese di ritrattare, pena la scomunica. Questa posizione esaspera i parigini, che bruciano simbolicamente l'effige del Papa nei giardini del Palazzo Reale. "Ma per i preti, la scomunica papale è un problema grave. Ma quando il Papa ha detto che dobbiamo ritrattare, io non so cosa fare, davvero. In effetti, sono perso, sono perso." Una seconda spaccatura, molto più grave, si apre a giugno 1791, quando i parigini, stupefatti, vengono informati che il re Luigi XVI e la sua famiglia hanno tentato di fuggire per unirsi ai nobili in esilio e sono stati arrestati a Varennes. È una notizia che sconvolge tutto.

Paese no, no, è impossibile. Nostro amato re non ci abbandonerebbe mai. C'è stato un malinteso. Sono disgustata. Disco stato per me non è una sorpresa. Deve esserci un errore. Ma un giorno sapremo tutta la verità.

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La coppia reale viene scortata a Parigi in un silenzio glaciale. Gli abitanti della capitale non possono perdonare il tradimento del re. Come il giornalista Jean-Paul Marat, è così l'hanno riportato da noi a Parigi. Quel maestoso imbroglione, traditore, cospiratore! La fuga della famiglia reale era stata preparata da molto tempo dai traditori dell'Assemblea Nazionale, ai quali il re aveva promesso tutte le ricchezze dello stato. E in quella casta annovero quasi tutti i rappresentanti del popolo. Tutti quei funzionari, impiegati pubblici, a cui abbiamo affidato la difesa dei nostri diritti e della nostra libertà o della nostra persona, perché ora si rivoltano contro di noi, i loro compagni?

Diverse settimane dopo questa frattura tra il popolo e il suo re, avrà conseguenze dolorose a Parigi. Sebbene alcuni leader politici sperano che la rivoluzione possa concludersi proprio quell'anno, il 1791, una tragedia cambierà il corso degli eventi. Tutto inizia con i club che riuniscono leader rivoluzionari capaci di influenzare i dibattiti nell'Assemblea. Il più radicale è il Club dei Cordiglieri, di cui fanno parte attivisti parigini come Marat e Desmoulins. Famoso è il Club dei Giacobini, una calamita per i rivoluzionari della prima ora, dai più moderati come Lafayette ai più intransigenti come Robespierre. E quando i Cordiglieri richiedono l'abdicazione del re, si mette in marcia una macchina infernale.

Anche per me, come per Marat, la fuga del re era rivelatrice. Georges Danton, membro dei Cordiglieri, avrebbe svolto un ruolo di primo piano nei mesi successivi. Non si poteva più continuare con una simile ipocrisia. Una monarchia costituzionale? Una voce doveva farsi avanti a dire: "È possibile immaginare un altro sistema, senza il re e con il popolo come unica guida? Si chiama la Repubblica." Quindi ero abbastanza favorevole alla petizione scritta dal giornalista Robert e adottata in mia assenza dal Club dei Cordiglieri. Ma avrei dovuto dissuaderli dall'iniziare questa avventura. Ho capito troppo tardi come sarebbe andata. Mi sono opposto apertamente alla petizione di Danton e dei Giacobini. Avevo spesso la sensazione che i nemici della libertà cercassero un'occasione per attaccare il popolo. Ed è stata la parola "Repubblica" a offrire loro il pretesto che aspettavano. Danton e Marat hanno lasciato Parigi per evitare l'arresto. Desmoulins si è nascosto. Io li avevo avvertiti, comunque. Quanto a quei cittadini che in buona fede li avevano seguiti in quel terribile giorno, avrebbero pagato con il sangue. Mi dispiace dirlo, ma per gli uomini onesti come Lafayette, il popolo è un mostro pronto a divorarci, a meno che non sia tenuto in catene e ogni tanto abbattuto.

È stato molto divertente. Eravamo migliaia al Campo di Marte a firmare la petizione dei Cordiglieri e per l'abdicazione del re. Ero a favore. Non avevamo le armi. Era come un picnic con la famiglia. Avvicinava un po', ma ballavamo e cantavamo. A un certo punto, hanno issato la bandiera rossa sul municipio in segno che la dimostrazione era illegale. Noi non lo sapevamo. Eravamo lontani. E poi loro hanno aperto il fuoco. Era Lafayette e con la Guardia Nazionale. Cittadini come noi, cittadini che ne uccidono altri.

Il 17 luglio 1791, nel Campo di Marte, appena due anni dopo la presa della Bastiglia, 52 persone, tra cui una donna e un bambino, vengono uccise dalla Guardia Nazionale per ordine del generale Lafayette. Centinaia di parigini vengono feriti da chi avrebbe dovuto proteggerli. Nelle sezioni parigine, lo shock è immenso. La data del 17 luglio 1791 è un punto di svolta. Molti parigini vorrebbero sbarazzarsi di questa monarchia costituzionale che gli viene imposta con la minaccia delle armi.

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Quel giorno ho deciso di lasciare il battaglione. Sarò sempre dalla parte del popolo e mai dalla parte delle armi. Vogliono rubarci la nostra rivoluzione. Non glielo permetteremo. Il re è temporaneamente sospeso dalle sue funzioni. Il potere non è più del re, ormai è del popolo. È nostra. La nostra rivoluzione è fragile. C'è troppa opposizione ovunque. Prima c'era un solo tiranno, il re. Oggi ci sono migliaia di tiranni come te, e tutti vogliono la corona.

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Benvenuti. Siamo arrivati alla seconda puntata della nostra mini serie francese in due episodi, dedicata appunto alla Rivoluzione Francese. Fra i personaggi che compaiono in questo episodio, quello che ha colpito di più l'immaginazione dei nostri spettatori, senza nessun dubbio, è la Regina Maria Antonietta.

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Su di lei ci sono due domande a cui, a cui proverò a rispondere. E sono, innanzitutto, la domanda di un omonimo, Alessandro, il quale dice: "Le cause principali che hanno portato alla Rivoluzione Francese sono economiche e la crisi economica. Non capisco come il popolo, così lontano dalla monarchia e dai suoi ministri, abbia potuto associare alla figura della regina il simbolo della crisi, col conseguente odio per la sua persona." Dice Alessandro: "Ma poteva davvero Maria Antonietta, nonostante le sue spese pazze, incidere in maniera così determinante sul patrimonio economico dello stato?" Alessandro, è la stessa obiezione che viene fatta oggi da quelli che dicono che tagliare le spese della politica è una misura populista. Perché? Perché è inutile. Perché rispetto al problema del debito pubblico, le spese della politica, i compensi dei parlamentari, sono una cosa irrisoria. Ed è vero, da un punto di vista strettamente tecnico. Però ci si dimentica che la politica, oggi come nel XVIII secolo, politica non è fatta soltanto di fattori tecnici, è fatta anche di emozioni, di esempi, di simboli, appunto. Ecco, e in questo senso, l'odio della gente per, per Maria Antonietta, è perfettamente comprensibile.

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Certo, che le spese pazze di Maria Antonietta incidevano pochissimo rispetto alla voragine del debito pubblico della monarchia francese. Le spese della corte, nel loro insieme, con tutti i cortigiani, le pensioni pagate ai nobili, i palazzi da mantenere, nel complesso le spese della corte, un po' incidevano. E la parte personale di Maria Antonietta, pochissimo. Ma non è questo il punto. Quando la gente aveva fame, sapere che la regina viveva nel lusso e non la smetteva di dare feste e banchetti, alla gente non piaceva. Ed è inevitabile, perché la politica, anche allora, si basava comunque sul consenso. Non è solo nelle democrazie che ci vuole il consenso, anche in una monarchia assoluta, bisogna che la gente sia convinta che davvero il re e la regina, chi rappresenta, che in qualche modo sono l'intermediario tra il popolo e Dio, devono essere degni del loro ruolo.

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Maria Antonietta, poi, in realtà, non era amata anche per altri motivi. Intanto, era straniera, anzi austriaca. E le regine, in generale, nell'Antico Regime, erano poco popolari o rischiavano di esserlo, perché erano sempre straniere. I re si potevano sposare soltanto al loro stesso livello, e quindi le mogli le trovavano all'estero. Inevitabilmente, le regine italiane di Francia, per esempio, della famiglia dei Medici, erano odiatissime dal popolo. E allo stesso modo, non è amata Maria Antonietta. Mentre suo marito, Luigi XVI, all'inizio era molto popolare, lei non è mai stata amata. Ed era anche sospettata di essere un po' l'anima nera di suo marito. Si pensava che l'intransigenza che Luigi XVI dimostra sempre di più nei confronti della Rivoluzione, ecco, che siano la moglie e i suoi amichetti aristocratici che lo istigano.

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Quando, quando il re ottiene, accettando, per carità, il primo sviluppo della Rivoluzione, però tiene per sé il diritto di veto sulle decisioni dell'Assemblea Nazionale, ed è il popolo, lo soprannomina "Monsieur Veto", in modo irridente. E la regina è chiamata "Madame Veto". È il re che ha il diritto di veto, ma agli occhi della gente, è la regina che decide. E la canzone più violenta della Rivoluzione, "La Carmagnole", irride proprio fin dal primo verso Maria Antonietta: "Ma dal veto voleva sgozzare tutto il popolo di Parigi, ma non c'è riuscita." E Maria Antonietta, come sappiamo, è finita poi molto male.

Si stupisce un pochino Emilia. Dico: "Bene, sì, Emilia diceva: 'Perché l'Austria non è intervenuta quando è stata condannata a morte la regina Maria Antonietta, austriaca, figlia dell'imperatrice Maria Teresa?'" Emilio, l'Austria è intervenuta, eccome. Quando è morta Maria Antonietta sul patibolo, il 16 ottobre 1793, l'Austria era in guerra con la Francia, e sul confine dei Paesi Bassi, che allora erano possedimento austriaco, l'esercito francese, l'esercito austriaco si stavano confrontando. La Francia era immersa nella guerra, perché tutto il mondo la stava attaccando. A sud, il porto di Tolone era stato occupato dai ribelli monarchici, che poi avevano chiamato la flotta inglese, la flotta spagnola, a occupare la città.

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Ci vorrà ancora qualche mese prima che i francesi riprendano Tolone, grazie al piano di battaglia preparato da un giovane capitano di artiglieria ancora sconosciuto, che si chiamava Napoleone Bonaparte. E nell'ovest, c'è la rivolta della Vandea, anche quella sobillata dai monarchici. E proprio negli stessi giorni dell'esecuzione di Maria Antonietta, il generale Kléber ottiene una vittoria decisiva sui ribelli alla battaglia di Savenay. Insomma, la Francia è immersa nella guerra, e l'Austria è una delle potenze che stanno alimentando quella guerra. Sta cercando di invadere la Francia, non tanto per salvare Maria Antonietta, quanto per salvare l'Antico Regime e soffocare la Rivoluzione. Ma non c'è riuscita.

Buona visione.

Primavera 1792. Il distretto di Saint-Marcel, Parigi. La vita, per un momento, sembra più importante degli eventi politici che hanno violentemente travolto il paese a partire dal 1789. Ed è il giorno delle nozze di Athanase Gabriel. E vogliamo credere in un domani migliore. Vorrei chiedervi di tapparsi le orecchie davanti ai boati della discordia e di aprire gli occhi su quest'uomo e questa donna che si sono appena uniti in matrimonio davanti a noi. Athanase, la Moore, e Gabrielle Passion. Ma in realtà, il corso della Rivoluzione Francese è appena cambiato. Venite a vedere i suoi dati. Stanno arrivando i francesi. Stanno per vivere un miracolo di democrazia, che insieme a uno dei periodi più sanguinari della loro storia.

[Musica] [Applauso] [Musica]

Aprile 1792. La Francia si è appena avventurata in una guerra contro l'Impero Austro-Ungarico, destinata a durare molti anni. Luigi XVI ha appena ottenuto che la Francia dichiarasse guerra a Francesco II d'Austria, nipote della Regina Maria Antonietta. La verità è che il re spera nella sconfitta della Francia rivoluzionaria per riprendere il suo potere assoluto. I deputati sono consapevoli del doppio gioco del re, ma con un calcolo politico che avrà conseguenze devastanti. I membri del Parlamento votano per la guerra, convinti nella loro ingenuità che una vittoria contro l'Austria e la Russia non possa che rafforzare la Rivoluzione. In poco tempo, la paura stringe il paese in una morsa. Solo Giorgio, un ragazzo spensierato, sogna gesta eroiche. Il figlio di Gabrielle, figlio di questa Rivoluzione, che lui sa solo immaginare vittoriosa. Hai visto Ferdinando? Lo sai che ha cinque figli? Guarda che mi hanno dato. Ti piace? Se vuoi che te lo metta. Ecco che vanno.

Dalle prime settimane di combattimenti, le speranze della vittoria sono infrante e sostituite dal panico. L'esercito francese subisce sconfitta dopo sconfitta, destabilizzato dall'epurazione dei suoi ufficiali, membri dell'aristocrazia. Le armate prussiane attraversano le frontiere e avanzano su Lione e su Parigi. In queste ore difficili, i disegnatori umoristici diffondono decine di caricature offensive del re e della regina. In questa primavera del 1792, la sfiducia nel monarca ha raggiunto un livello impressionante, che non può che portare a ulteriori insurrezioni.

Le prime avvisaglie si manifestano il 20 giugno 1792, quando le sezioni di Saint-Antoine e Saint-Marcel si uniscono per invadere pacificamente l'Assemblea Nazionale riunita al Palazzo delle Tuileries. Il 20 giugno resterà sempre uno dei giorni più belli della mia vita. Con la gente del Faubourg Saint-Antoine, abbiamo invaso da... ma adesso dove erano tutti riuniti? Stava come una parata. Un gran fracasso. E e gli abbiamo imposto un ultimatum. Un ultimatum a questi smidollati di deputati. Chiedevamo solo la deposizione del re, che era un traditore, e di far entrare nella Guardia Nazionale i cittadini passivi, che non pagano abbastanza tasse per votare, e l'elezione di una Convenzione che rimpiazzasse quell'Assemblea di idioti. Ma ai deputati non importava niente di cosa potevamo. E allora abbiamo occupato il palazzo. Abbiamo costretto a infilarsi il diritto della libertà. Gli abbiamo messo la paura addosso a tutti. Piego darti che ci mandano a morire in guerra.

[Musica]

Una volta nel palazzo, i dimostranti riescono a sopraffare i soldati e ad arrivare fino al re. Luigi XVI è malmenato e costretto a indossare un cappello frigio, nuovo simbolo della Rivoluzione, ispirato all'uso dell'antica Roma, dove contrassegnava gli schiavi liberati. Quel giorno, nei saloni del Palazzo delle Tuileries, un nuovo personaggio fa la sua comparsa sulla scena politica: è il sanculotto, letteralmente "il senza braghe". L'attivista delle sezioni, un artigiano o un bottegaio, che indossa i pantaloni lunghi, anzi che le corte braghe attillate dei nobili, col cappello rosso calcato in testa, è un'arma in mano. È un vero personaggio che, per la prima volta, condiziona il suo re. Ma il 20 giugno 1792, Luigi XVI ancora non si rende conto che questa violenta intrusione è solo un avvertimento.

Molti sono impazienti di vedere la Rivoluzione spingersi oltre, come il giornalista Jean-Paul Marat. "I privilegiati del secolo, quelli che hanno la vita facile succhiando al seno dell'amministrazione pubblica, c'è solo una cosa che temono: le sommosse popolari, poiché distruggono l'ordine delle cose. Le sommosse minacciano i loro privilegi. Perciò preferirebbero che il popolo rimanesse ignaro della propria miseria. Ma di fronte alla tirannia, il popolo si è rivolta sempre."

Alcune settimane dopo, a luglio 1792, a Parigi, la tensione è alle stelle. "La Patria è in pericolo!", proclama l'Assemblea Nazionale, e migliaia di volontari accorrono ad arruolarsi per difendere il loro paese, per salvare Parigi. L'Assemblea deve fare appello a volontari di tutte le province del regno, volontari che, appena giunte nella capitale, non fanno che aggiungere confusione alla confusione, in particolare quelli di Marsiglia.

[Musica]

I marsigliesi sono tanto più vistosi, in quanto ora marciano al suono di una canzone patriottica composta da un giovane ufficiale, Rouget de Lisle. Quell'estate del 1792, questo canto di guerra per l'Armata del Reno diviene l'inno dei marsigliesi. "Sorgete, figli della patria, il giorno della gloria è finalmente arrivato! Contro noi la tirannide ha allevato il sanguinante stendardo! Alle armi, cittadini, formate i vostri battaglioni!", proclama il testo, che diventa un inno rivoluzionario cantato per tutto il paese, conosciuto come "La Marsigliese".

E in questi tempi di grande tensione, basta una scintilla per far divampare le sezioni parigine, per far precipitare le cose. È un proclama firmato dal Duca di Brunswick, che il 3 agosto, il capo delle armate prussiane, minaccia la Francia di radere al suolo Parigi se mai venisse fatto del male a Luigi XVI. Per le sezioni, questo ricatto diventa la prova schiacciante del tradimento del re. Qui non ci sono fucili. Non preoccuparti, verremo anche noi. Lavandaie? Non lo so, amico mio. Io ho paura. Ascolta, se andiamo tutti insieme, possiamo farcela. Di 48 sezioni, 47 votano una mozione che esige la deposizione di Luigi XVI. Io, se voglio andare, ci voglio andare. Ma passare dalle parole alle azioni si dimostra arduo. Chi è veramente pronto a prendere le armi contro il suo re? Contribuire all'anarchia che ci circonda, ma contro il nostro interesse. Dovete restare tutti. I casi sono della 15-20. D'accordo. Rappresento la 15-20. Devo dirvi che abbiamo votato tutti per l'insurrezione. Nella sezione dei Cordiglieri, che raccoglie i volontari della Bretagna, il caposezione Dubois prende una decisione. La sezione Fobourg. Intanto, Hahn ha deciso di marciare sulle Tuileries. Come rappresentante del nostro distretto, comprendiamo la vostra decisione, ma il battaglione resterà nel suo partito.

[Musica]

Aspettate un momento. Dove capitano del battaglione? Ti informo che gli uomini vogliono andare alle Tuileries. Aspetta, aspetta. Da quando un capitano decide per tutta la sezione? Che importanza. Quando la patria è in pericolo e il re è un traditore, la sezione ha votato la sua deposizione. Adesso è tempo di passare ai fatti. Chi ha ragione? Siamo con lui. Ha donato. Bello per tutti noi. Con le armi? Siete tutti impazziti? Ti uccideranno. Ti stai minacciando. Ma certo che no. I soldati del re vi massacreranno. Ricordatevi, i prussiani hanno promesso che di Parigi non resterà pietra se accadrà qualcosa al nostro re. Per favore, silenzio. Per colore, vi prego. Ti prego. Dopotutto, il cittadino Dubois non ha tutti i torti. Potremmo benissimo finire massacrati. Vi ringrazio, cittadini, ma ho paura che non siamo abbastanza forti. Dobbiamo attraversare la Senna e tutti i ponti sono ben presidiati. Questo è un suicidio. Finirà come al Campo di Marte. Aspetta, ascoltatemi. Sono stato la sezione del Théâtre-Français. Avevano appena ricevuto una stima delle forze schierate dalla Comune di Parigi. Se tutte le sezioni e tutti i provinciali marciano compatti, i soldati del re non ci resisteranno. Abbiamo un'opportunità unica. Se ribattiamo, non potranno più negarci il diritto al voto. La Comune approverà il suffragio universale. Tutta la città si sta organizzando per l'insurrezione. Eco-Plan devono fare la loro parte.

[Applauso] Bravo! In marcia, cittadini! E libertà o morte!

In pochi giorni, un coordinamento segreto si sviluppa tra le sezioni della città. L'obiettivo è di assumere il controllo di Parigi. E all'alba del 10 agosto 1792, suona la campana della libertà. Nelle prime ore del mattino, all'Hôtel de Ville, il municipio di Parigi, la Comune di Parigi, fondata nel 1789, viene rovesciata. Viene rimpiazzata da una Comune insurrezionale capeggiata da delegati delle sezioni. A migliaia, i sanculotti e i volontari bretoni e marsigliesi assalgono il Palazzo Reale. Il palazzo del re era difeso dagli Svizzeri. All'inizio erano abbastanza amichevoli, ma presto hanno cominciato a coprirci di piombo. Speravano ovunque. Mentre la Guardia Svizzera cerca di evitare il confronto, i nobili, decisi a difendere il re fino all'ultimo, aprono il fuoco dai tetti e dalle finestre, falciando dozzine di dimostranti. È iniziato uno scontro estremamente violento. Troppi uomini di Marsiglia e della Bretagna erano caduti, oltre ai nostri compagni delle sezioni. Era ovvio che i nostri chiedessero vendetta. A me, seguito dagli Svizzeri. "11 x tutto il palazzo!" Vendetta! Non si sentiva altro. Li hanno massacrati tutti.

All'inizio della sparatoria, il re e la sua famiglia si rifugiano negli ambienti dell'Assemblea Nazionale. E quando i sanculotti invadono la Salle du Manège, Luigi XVI si rende conto che la partita è perduta. Il potere non appartiene più al re, ma al popolo. È nostra.

10 agosto 1792. La vittoria della ribelle Comune di Parigi è completa.

Articolo 1: Il popolo francese è invitato a formare una Convenzione Nazionale.

[Applauso]

Articolo 2: Il re viene temporaneamente sollevato dalle sue funzioni, fino a quando la Convenzione non avrà la possibilità di stabilire e pronunciare sulle misure che ritiene debbano essere adottate.

Articolo 3: L'Assemblea dichiara che nel futuro, e per la prossima Convenzione, ogni cittadino dai 25 anni in su, e che possa vivere del proprio lavoro, abbia diritto al voto in totale uguaglianza e che possa candidarsi lui medesimo.

Non solo il re viene sospeso dalle sue funzioni, ma viene sciolta l'Assemblea Nazionale per essere rimpiazzata da una Convenzione Nazionale eletta a suffragio universale maschile, come richiesto dalle sezioni di Parigi. La Comune di Parigi, nuova entità sulla scena politica, esige ed ottiene la custodia di Luigi XVI. Il 13 agosto, il re e la sua famiglia sono trasferiti alla prigione del Tempio per attendere lì che si decida alla loro sorte. Pochi giorni dopo, nel corso di un imponente cerimonia davanti al Palazzo delle Tuileries, il popolo di Parigi celebra la sua vittoria, onorando le centinaia di vittime della giornata del 10 agosto. Ma ripetendo lo schema innescatosi fin dal 1789, alla vittoria segue sempre la sconfitta, e alla speranza segue la paura.

Quando il 2 settembre 1792, la città di Verdun cade in mano agli Austriaci, ormai pericolosamente vicini a Parigi, all'improvviso un terrore irrazionale si impadronisce dei sanculotti. Temono che i nobili e i preti refrattari detenuti nelle prigioni della capitale si possano alleare con l'Austria. "Il Tribunale del Popolo ci accusa di aver cospirato contro la Rivoluzione e di aver sfruttato l'aggressione perpetrata da potenze straniere per seminare la discordia in patria." "Sei un traditore della tua nazione." "Io non riconosco altra autorità."

San Fermo, come in tutte le prigioni di Parigi, l'improvvisa giustizia sommaria e sbrigativa. Idioti! Gli eserciti di tutta Europa vi saccheggeranno. Preferisco passare all'altra vita che rimanere in questa, insieme a dei cani bastardi come voi.

[Applauso] [Musica]

È una compressione. Il nostro compito è chiaro. Si dichiaro colpevole di ogni imputazione, sarà giustiziato immediatamente. Fine. Non hai nessuna autorità per fare questo.

[Applauso] [Musica] [Applauso]

Giustizia! Voli! Poté! In tre giorni, nelle prigioni di Parigi, vengono massacrati duemila persone. Jonas e i sanculotti, ormai, dovranno convivere con il ricordo di questi uomini, vittime di un panico divenuto immortale. La furia di quei giorni di settembre nasceva da tutto quello che era successo prima. Eravamo spinti da qualcosa di più potente della mia morale, po' della tua, uguale. C'era paura che la Rivoluzione sarebbe stata cancellata se l'approssimo avesse vinto, che i controrivoluzionari avrebbero fatto saltare tutto se li avessimo lasciati fare. C'è chi dice che Danton, Desmoulins fossero i responsabili. C'è chi dice che Marat fosse dietro a tutto. Ma se volete la verità, non prendevamo ordini da nessuno. C'era paura di perdere tutto. Solo questo.

A volte, un miracolo interviene a cambiare il corso della storia. Ed è quello che accade alla Francia qualche giorno dopo, a Valmy. Il 20 settembre del 1792, a dispetto di ogni previsione, gli eserciti rivoluzionari riescono a mettere in fuga i prussiani. Galvanizzata da questa vittoria insperata, il 21 settembre, la nuova Convenzione Nazionale decreta ufficialmente l'abolizione della monarchia in Francia. E il giorno successivo, il 22 settembre 1792, la Convenzione decide che tutti gli atti ufficiali siano d'ora in poi datati all'Anno Uno della Repubblica Francese.

La Repubblica ha bisogno di rappresentazioni. E ancora una volta, l'immaginario rivoluzionario attinge al patrimonio dell'arte antica. Una dea romana che rappresenta la nuova libertà conquistata dal popolo. Una donna adornata di un cappello frigio, che una canzone occitana presto battezza "Marianne". La dea Marianne, incarnazione della Repubblica, in breve, diventa il simbolo della nazione. Ma in questo nuovo regime repubblicano, che spazio ci può essere per Luigi Capeto? Il sovrano deposto, detenuto nelle prigioni del Tempio, dovrà essere giudicato da un tribunale. È un problema che tormenta per settimane la nuova classe politica, in questo autunno del 1792. Un problema su cui si scontrano opposti punti di vista, come quello del nuovo deputato di Parigi, Maximilien Robespierre. "Portare Luigi XVI davanti a un tribunale che dibattesse l'innocenza o colpevolezza dell'ex re, e sarebbe stato uno scandalo. Il vero processo è stata l'insurrezione del 10 agosto. Il verdetto è stato la fine della monarchia. Era evidente che processarlo sarebbe stato rimettere in discussione il concetto di Rivoluzione. Pertanto, decidemmo che sarebbe stata la Convenzione, nella sua saggezza, a decidere che cosa fare di Luigi Capeto e quale delle due scelte possibili applicare, se dovesse vivere."

Alla Convenzione, Luigi Capeto è testimone della sua messa in accusa da parte dei deputati. Alla domanda se sia colpevole di complotto ai danni della nazione, 687 deputati su 749 votano sì. Ma sulla condanna, le opinioni sono divise. "Dal mio punto di vista, non c'era che una possibile risposta: prevedeva che venisse giustiziato per scolpire nel cuore di tutti il disprezzo per la regalità. La sua morte sarebbe stata un colpo per gli ultimi sostenitori del re." Come Robespierre, i neodeputati Danton, Desmoulins, Marat e il pittore David votano per la morte dell'ex re, insieme a una maggioranza risicata di 387 deputati.

Sull'antica piazza Luigi XV, destinata a diventare presto Piazza della Concordia, viene installata una ghigliottina. E lì, il 21 gennaio 1793, alle 10:22 del mattino, Luigi Capeto, re di Francia, viene giustiziato.

[Musica]

La notizia attraversa l'Europa come il rombo di un tuono. Le monarchie di Inghilterra, Olanda, Spagna e Portogallo si uniscono all'Austria nella guerra contro la Repubblica che ha osato assassinare il suo monarca. Questi allarmanti scenari di guerra fanno acuire le tensioni all'interno della Convenzione Nazionale. Dall'esecuzione del re, una frattura si è aperta tra i deputati. A destra, i Girondini, così chiamati in riferimento al dipartimento da cui provengono alcuni di loro, insieme a Brissot, Vergniaud, Gensonné, che hanno difeso il re e sono ostili al potere della Comune di Parigi. A sinistra, i Montagnardi, in riferimento ai loro seggi in alto nella sala dell'Assemblea, con Marat, Danton, Robespierre, che si appoggiano alle sezioni popolari di Parigi e che non esitano a denunciare con veemenza i loro avversari.

"Nel giro di poche settimane, le maschere erano cadute. Dopo le due sconfitte dei nostri eserciti, siamo stati informati di un complotto per restaurare la monarchia. Il complotto si avvaleva di complici, falsi, nostri colleghi in parlamento. Perciò li accusai apertamente davanti alla Convenzione. Perché dovevo denunciare la struttura aristocratica che volevano reintrodurre, e che oggi è difesa dai Girondini, che si raccolgono intorno a Brissot, Vergniaud ed Isnard. Hanno fatto di tutto per prevenire la Rivoluzione d'agosto. Poi si sono adoperati per minare il potere della Comune di Parigi. Poi ci sono tutti opposti all'incarcerazione del re, e poi hanno osteggiato l'esecuzione di Luigi Capeto. Dovevamo reagire con violenza di fronte a un tale tradimento, scuotersi di dosso il letargo che ci avvolge e distruggere i nostri nemici."

In questa atmosfera di grande tensione politica, Parigi sperimenta una nuova democrazia, utilizzando per la prima volta il suffragio universale maschile per rinnovare i responsabili delle sezioni. Ora più che mai, la Francia rivoluzionaria precorre i tempi. E tu, perché hai votato per Dubois e non potevi mica votare per quel fossile di Cupini? Cupini, non mi dispiace, è una brava persona. Siamo giunti alla fine della nostra prima votazione a suffragio universale. La nostra sezione, già sezione di Dubois, ora sezione di Finistère, ha un nuovo presidente: Athanase la Moore.

[Applauso]

A quasi quattro anni dalla presa della Bastiglia nel 1789, i più umili lavoratori di Parigi possono provare il brivido della rivalsa. A Cordeliers, la vittoria di Athanase incarna questo mutamento. Nelle sezioni di Parigi, più che mai, i leader politici devono imparare a misurarsi con il nuovo potere del popolo. Avremo ora il piacere di ascoltare due rappresentanti della Convenzione, Jean-Baptiste Carrier e il pittore David. "Ascoltate tutti! Ci portano un messaggio: 'La patria in pericolo! Cittadini, l'esercito prussiano è vicino a Parigi. È necessaria una rapida mobilitazione di massa di tutti noi, se dobbiamo difenderci contro i despoti che hanno giurato di schiacciarci.' Agli eroi, siamo pronti. Ma come facciamo con i nemici all'interno?" "Io non ti capisco." "Parlo di tutti quelli che continuano a complottare contro la Repubblica dentro il paese stesso. Chi si assumerà la responsabilità di giudicarli e impedirgli di nuocere?" "Io dico che abbiamo bisogno di un Tribunale Rivoluzionario."

[Applauso]

"Aspettate, noi abbiamo fatto una delle priorità. Siamo così. Come ma possiamo discutere questa gente? I poveracci, persone come lui o me. Come al solito, sta a noi fare il lavoro sporco. Ascoltate, ascoltateli. In questo momento, e vedrai. Abbiamo capito l'urgenza della situazione, ma la sezione trasmetterà le richieste alla Convenzione, richiedendo ufficialmente la creazione di un Tribunale della Rivoluzione." A quello che ci premeva era di evitare un'altra ondata di violenza come a settembre. Volevamo che i nostri nemici fossero puniti, ma dal popolo, non da qualche poveraccio che era lì per caso. E Jonas non ha mai voluto parlare di come si sono svolte le cose a San Fermo, ma io l'ho saputo lo stesso.

[Applauso]

Niente. Quando diverse sezioni richiedono la creazione di un Tribunale Rivoluzionario, si rafforza l'opposizione all'interno della Convenzione Nazionale. Il deputato montagnard Georges Jacques Danton si fa portavoce delle richieste dei cittadini. Nel corso di quella sessione della Convenzione, e benché il problema del Tribunale Rivoluzionario fosse in cima ai pensieri di ognuno, capii che stavamo per lasciarci senza aver discusso a fondo la questione. Era impossibile. Le sezioni di Parigi ne esigevano la creazione. Perciò presi la parola a viva forza per costringere la Convenzione a prendere posizione. Dichiarai, un po' teatralmente: "Ordino ogni cittadino leale di rimanere al suo posto. È importante istituire strumenti giudiziari che puniscano i controrivoluzionari, assicurandoci che i tribunali rimpiazzino la vendetta caotica del popolo." E aggiunse: "Dobbiamo essere terribili, perché non debba esserlo il popolo."

Un Tribunale Rivoluzionario per giudicare coloro che sfidano la Rivoluzione e vengono visti come nemici dello Stato, viene finalmente istituito nel marzo 1793. Questo tribunale sarà assistito, in ogni sezione di Parigi e in ogni municipio del paese, da un Comitato di Sorveglianza, incaricato di controllare i cittadini. Nella sezione di Finistère, Jonas Lebigre è stato incaricato di guidare il Comitato Rivoluzionario. Ora l'atmosfera non è più la stessa, e ognuno deve rendere conto delle sue azioni. Non sai più a capo del distretto. Ti abbiamo appena scelto per rappresentarci alla Comune di Parigi, e tu voti per liberalizzare il prezzo della carne? Credi che questo rappresenti l'opinione della sezione di Finistère? Certo, si pensa. Volendo grande, appena nominato, e il rappresentante sta diventando un piccolo despota che crede di detenere il potere che gli ha conferito il popolo. Ma allora, per ogni decisione, devo prima venire qui e chiedere una votazione? È così? Quello che siete preparati a sedere in sessione permanente? È quello che già facciamo. Assemblea in seduta permanente. Rappresentante ai vostri ordini. È questo che volete? E le assemblee che impariamo a diventare cittadini, è per questo che siamo? Mi dispiace, ma no. Queste assemblee permanenti creano solo confusione e divisione fra noi, e questa ne è la prova, specialmente quando sono manipolate dal ruffa-popolo. Sumerà diro, cosa stai parlando a un commissario della Rivoluzione? Io dico che sei tu a fomentare la discordia, prima sostenendo il partito del re, il glorioso 10 agosto, e dopo speculando freddamente sulla miseria della gente. Jonas, basta così. Non mi fermerò qui. Il comportamento del cittadino Cupini non è degno di un patriota. Cittadino Cupini, e io ti denuncio. Sì, chi accusa di tradimento e di comportamenti controrivoluzionari, e chiedo che la tua condotta venga esaminata da un comitato della rimozione, e durante questo esame, esigo che tu sia detenuto nelle prigioni della sezione. Nessuna data per il lancio della Libertà. Scanzano via. Come tanto uno sbaglio. No, no, state commettendo uno sbaglio. Nella giusto, non è giusto. No, no, portano. Siete impossibile. Siete imposti. Ma che cosa fate?

[Applauso]

La frattura fra repubblicani ed ex monarchici si trasforma improvvisamente in una guerra civile, con il divampare di una sollevazione armata nell'ovest del paese, in Vandea, nella primavera del 1793. Le campagne della Vandea si sollevano contro l'ordine di mobilitazione proclamato dalla Convenzione, che ha bisogno di 300.000 uomini. Ma le radici del conflitto vanno cercate nella religiosità dei contadini più poveri, che temono di essere privati della loro chiesa dalla Rivoluzione. Questa rabbia viene strumentalizzata dagli ufficiali realisti per trasformare una rivolta di contadini in uno scontro politico. Da un lato, i realisti e i cattolici controrivoluzionari. Dall'altro, i repubblicani. I bianchi, colore della monarchia, contro il blu, colore della Rivoluzione, in armi. Ora, i repubblicani si trovano a dover combattere sia sul fronte esterno che su un fronte interno, richiamando volontari come Jonas, che ha deciso di unirsi alla lotta.

[Musica]

Figlio mio, aspetta. Così sarò sempre con te. Adesso, Weisberg, vai su. Sì. Il dono che offrite è la vostra giovinezza, il vostro entusiasmo, il vostro spirito. Non c'è dono più prezioso per la patria. Voi state partendo per andare a combattere i nemici della Rivoluzione all'esterno, quel maledetto re di Prussia, o all'interno, in Vandea, gli aristocratici che vogliono distruggere quello che abbiamo costruito in questi quattro anni. Fratelli, non tremate! Non dimenticate mai che quello che fate, lo fate nel nostro nome. Siamo fieri di voi. Libertà o morte! Viva la Rivoluzione!

Mentre i volontari partono in difesa della Repubblica su tutti i fronti, le sezioni di Parigi si trovano presto disorientate, sopraffatte dalla stanchezza e dal dubbio. Come se i rivoluzionari stessero perdendo fiducia nel futuro. "Io so che è difficile, che il dubbio serpeggia nel quartiere, ma non è il momento di esitare. Voi non immaginate quanti vogliano il nostro fallimento. La Repubblica deve difendersi e perseguire i propri scopi. Il governo ha affermato che sarà rivoluzionario fino alla pace. Sapete che significa? Che non c'è più costituzione finché non avremo eliminato ogni nemico esterno o interno."

Pressata da ogni lato, il 6 aprile 1793, la Convenzione Nazionale costituisce un Comitato di Salute Pubblica. Dodici uomini scelti mensilmente fra i deputati sono incaricati di guidare il destino del paese. Il conflitto fra Girondini e Montagnardi si fa sempre più violento. Per indebolire e marginalizzare i Montagnardi, i deputati Girondini tentano di trascinare davanti al Tribunale Rivoluzionario il loro avversario più agguerrito, il più radicale dei deputati montagnardi, il giornalista Jean-Paul Marat. "I sanculotti di Parigi erano contro i Girondini per la loro codardia. Quando avevamo processato il re, volevamo vederli rimossi. Poiché parteggiamo per i sanculotti, i Girondini ebbero l'ardire di accusarmi di fronte al Tribunale della Rivoluzione. Naturalmente, fui assolto e i sanculotti mi portarono fuori in trionfo."

[Musica]

Ma quando migliaia di sanculotti acclamano Marat, i deputati Girondini vedono la situazione volgere pericolosamente a loro sfavore. Adesso niente potrà trattenere la rabbia dei parigini. Allora cambiò tutto. 35 sezioni di Parigi su 48 chiesero ufficialmente la rimozione dei deputati Girondini più importanti. Io andai a Parigi, alla Comune insurrezionale, e li spronai all'azione, dicendo: "Sorgete, popolo sovrano di Francia! Andate alla Convenzione con le vostre richieste! Rifiutate di andare bene fino a quando non avrete ottenuto soddisfazione!"

Il 2 giugno 1793, in risposta all'appello di Marat, le sezioni di Parigi, assistite dai battaglioni della Guardia Parigina, prendono in ostaggio l'Assemblea. Sotto la minaccia dei cannoni, ai deputati viene impedito di lasciare la sala finché non abbiano accettato le richieste dei sanculotti. I parlamentari finiscono per votare per l'arresto dei 29 principali deputati della Gironda.

Nel giugno 1793, i cittadini di Parigi sono finalmente vittoriosi. E in un'esplosione di fervore progressista senza precedenti, l'Assemblea adotta una nuova Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, una dichiarazione che riconosce il diritto degli individui di resistere all'oppressione e che promette assistenza e istruzione per tutti. In difesa di questi nuovi diritti, i sanculotti non esiteranno a scatenare una lotta furibonda in ogni quartiere di Parigi. Non c'è posto per quelli che sfidano la Repubblica. Adesso torniamo gli alberi e ai fiumi e preghiamo la ragione. Ma che siamo tutti quanti impazziti? È insensato questo culto della ragione e dell'Essere Supremo. Non possiamo chiamarlo Dio. Come tutti, attento a come parli. Hai bevuto troppo. No, per niente, neanche una goccia, e so quello che dico. Invece della messa, mettono su un carnevale. Distruggono statue, celebrano martiri ai quali non crede. Romani, sta zitto. Barbizon, chissà che cosa crede di farmi paura. Forse ti conosco da troppo tempo. Dovresti andare a casa. Barbizon, e adesso volete deportati. Nazione Barbizon, o che non sto zitto. Tu e i tuoi amici credete di aver cambiato il mondo, vero? Ma non è cambiato niente. E tutto è peggiorato. Prima avevamo un solo tiranno, il re, e adesso abbiamo migliaia di tiranni come te, che vogliono portare tutti la corona. Ora basta, Barbizon.

[Musica]

Ora vale davvero la Repubblica. Ora è impegnata in una lotta senza quartiere. La parola d'ordine è: Libertà, Uguaglianza, Fraternità, o Morte! Ma con grande sconforto dei sanculotti, la prima vittima di questo conflitto è l'uomo che hanno soprannominato "l'Amico del Popolo", Jean-Paul Marat. L'alfiere della Rivoluzione del popolo viene assassinato nella vasca da bagno da una giovane Girondina, Charlotte Corday. Una scena che, grazie al pennello del pittore David, diventa il martirio di un apostolo della libertà. Con lui, viene pugnalato l'intero corpo del popolo. Da questo momento, i rivoluzionari non avranno alcuna pietà dei loro oppositori.

In Vandea, il Comitato di Salute Pubblica esige dai suoi generali i risultati estremi. La provincia deve essere messa a ferro e fuoco, e i suoi abitanti, se necessario, deportati. L'armata realista e cattolica viene rapidamente sbaragliata. 300.000 uomini della Vandea perdono la vita, migliaia dei quali affogati nella Loira a Nantes, da un generale zelante. E quando i monarchici prendono la città di Lione, la Convenzione Nazionale reagisce fulmineamente. Invia Fouché con istruzioni esplicite quanto categoriche: gli abitanti di Lione siano disarmati, la città sia distrutta, il nome di Lione sia cancellato dalla lista delle città della Repubblica. Fouché conquista la città e convoca davanti a un tribunale improvvisato più di duemila abitanti, che vengono immediatamente giustiziati a mezzo fucilazione collettiva. È un dramma che scuote la nazione. Requiem aeterna.

Un'altra tragedia saranno le migliaia di soldati della Repubblica che non faranno ritorno, come Jean-Nicolas, figlio di Gabrielle, che non sopravvive ai suoi sogni di gloria che ha condotto. Possa l'Essere Supremo accogliere nel suo seno l'anima di Jean-Nicolas, perché è caduto sul campo dell'onore. E o Signore, mi rivolgo a te con la tua presenza, proteggimi dal male, dall'oscurità e donami pace. Risparmiami l'angoscia, la paura e il dolore. Amen. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Padre.

La lotta contro la vecchia monarchia non conosce soste. Ora è il turno dell'ex regina Maria Antonietta d'Austria, prigioniera nella Conciergerie, in attesa di processo per aver cospirato con i nemici della Repubblica. Maria Antonietta viene giudicata colpevole e mandata al patibolo il 16 ottobre. I Montagnardi, che hanno in mano il paese, sono impegnati in una scatenata campagna per la libertà dalla tirannia. Pochi giorni dopo Maria Antonietta, sono i deputati Girondini ad essere accusati. 21 di loro sono trascinati davanti al Tribunale Rivoluzionario, imputati di tradimento, e messe a morte. Vengono ghigliottinati nel nome della Repubblica, una e indivisibile, il 31 ottobre, per essere seguiti a ruota da altri accusati di collusione, come il deputato Jean-Pierre Brissot.

E in un crescendo mortale, la guerra fratricida divampa fin nel cuore dei Montagnardi. Il sospetto esaspera gli animi. Un primo gruppo, guidato da Camille Desmoulins e Georges Jacques Danton, si oppone alla spirale di arresti nei comitati locali, soprannominati "gli Indulgente". Ritengono che sia già corso troppo sangue. Sono decisi a mettere fine a questo abuso, di cui ritengono Robespierre responsabile. "I Romani dibattevano pubblicamente le questioni di stato, ma quando il nemico era alle porte di Roma, mettevano da parte i dissidi interni e smettevano di combattere fra loro. Qui il nemico è alle porte, ma noi non facciamo altro che distruggerci a vicenda."

"Quando Robespierre richiese ordinò che fossero bruciate tutte le copie del mio giornale, Le Vieux Cordelier, e mi fu chiaro che tutti i miei ideali del 1789 erano svaniti una volta per tutte. Quello che Robespierre non sopportava era che col mio giornale diffondevo un grido ardente, come avevo fatto fin dall'inizio della Rivoluzione: 'Aprite le porte delle prigioni! Liberate quei 200.000 cittadini che insistete a chiamare sospetti!' È questo che gridavo a Robespierre e al Comitato di Salute Pubblica."

Un secondo gruppo, detto degli "Esagerati", vuole raccogliere l'eredità di Marat. Come il giornalista Jean-René Lebel, sognano una nuova insurrezione che ripulisca la Repubblica una volta per tutte. Per loro, Robespierre è ancora troppo clemente. Ma agli occhi del Comitato di Salute Pubblica, preso fra queste due opposte sfide, il dissidio non fa che favorire i controrivoluzionari. "La reazione del Comitato sarà radicale. Gli ultra-rivoluzionari come Hébert, e i rivoluzionari tiepidi come Desmoulins, vanno d'accordo come ladri in una foresta. Desmoulins è solo il portavoce di una fazione di canaglie che si avvalgono della sua penna per spargere il loro veleno con ben maggiore audacia." Nonostante tutto, avevo avvertito Camille che dovevamo rompere i rapporti con Danton. Lo avevo avvertito di essere più moderato nei suoi articoli, ma non mi ha mai voluto ascoltare. E comunque, ormai è tardi.

[Musica]

Prima sono messi a morte Hébert e i suoi 18, il 24 marzo 1794, per tentata insurrezione. Poi viene il turno degli Indulgente: Camille Desmoulins e Georges Jacques Danton, che vengono condotti al patibolo pochi giorni dopo, il 5 aprile, accusati di collusione con i nemici della Rivoluzione, con l'assassinio di Marat. Poi la morte di Danton e Desmoulins. La Rivoluzione sta divorando tutti i suoi eroi, in una corsa forsennata che si rivelerà fatale. Il Comitato di Salute Pubblica trasforma il Tribunale della Rivoluzione in quello del Terrore, istituito per spazzare via i nemici della Rivoluzione, a cui ormai si contemplano solo due verdetti: innocenza o morte.

Peccato tu abbia commesso, signora, con il quartiere di Saint-Marcel e ovunque a Parigi, le esecuzioni sono in corso.

Crescita Giuseppa Bisonte né condannato a morte dal tribunale del terrore. Nel giro di poche settimane vengono emessi biglietti, nate oltre 1.400 persone. Parigi comincia ad essere nauseata dal patibolo. All'improvviso, i deputati sono paralizzati dalla paura di essere iscritti nelle liste dei condannati. Il terrore deve finire, e possibilmente fornendo anche un capro espiatorio per soddisfare il popolo.

Così, in questo ultimo atto della tragedia della Rivoluzione, il 27 luglio 1794, i membri del Comitato di Salute Pubblica che avevano sostenuto Robespierre, gli si rivoltano contro al grido di "Abbasso il tiranno!". Una coalizione di deputati impedisce a Robespierre di prendere la parola alla Convenzione e ne decreta l'arresto immediato.

"È arrivata l'ora di muoverci nelle sezioni!" La notizia dell'arresto riecheggia come una dichiarazione di guerra. La Convenzione ha appena sfidato la Comune di Parigi. "Aigo blam! È giunto il momento di scegliere fra i due poteri a confronto. Può esserci solo un vincitore."

"Che è successo? Robespierre e altri quattro deputati montagnardi sono stati arrestati. E per quello che sarà la chiamata alle armi, se la Comune pensa che la Convenzione sia responsabile di tutti gli arresti, ci chiedono di ribellarci."

"Un momento di attenzione! Abbiamo aspettato abbastanza. Profondo di mandare un battaglione della sezione alla Place de Grève a difendere la Comune?"

"No, mi rifiuto di scegliere fra la Comune e la Convenzione finché non sappiamo esattamente che sta succedendo. Io propongo di votare per inviare un battaglione a difendere la Comune di Parigi. Chi è a favore?"

"Io sono a favore, certo. Se lo fa un momento, io propongo un emendamento in questi termini: questo battaglione si recherà a Place de Grève, ma non si schiererà in armi finché non avrà ricevuto nostre istruzioni. Chi è a favore?"

"Questa sì che è una buona idea!"

Nel frattempo, Robespierre e i suoi sostenitori, come il giovane Saint-Just, liberati dai soldati della Comune, si sono rifugiati all'Hôtel de Ville. Lì, gli amici incitano Robespierre ad appellarsi al giudizio del popolo, ma lui esita, tergiversa, e la confusione si impadronisce delle sezioni.

"Si mette bene. Abbiamo conferma che Robespierre è stato liberato?"

"È sicura?"

"Assolutamente sì! Cittadini, cittadini! Robespierre è stato liberato ed è sano e salvo. Anche gli altri, gli altri deputati sono stati liberati."

"Lo vedi? No, tu non ti rendi conto. Ci portano via le nostre conquiste una ad una, e tu vuoi restartene qui a non farne niente? No, non mi muoverò! Massa di imbecilli, sarete tutti massacrati!"

Per Robespierre è ormai troppo tardi. L'insurrezione non ci sarà. Di 48 battaglioni, solo sedici sono schierati davanti all'Hôtel de Ville e non riceveranno l'ordine di difendere la Comune. [Applauso]

E quando Robespierre rinuncia a fare appello al popolo, i battaglioni hanno da tempo lasciato Place de Grève, e la Convenzione ha già inviato un distaccamento della Guardia Nazionale a occuparsi dell'eroe delle sezioni parigine. Lo scontro è violento. Nelle prime ore del 28 luglio, Robespierre, con la mascella ferita, Saint-Just e i loro sostenitori sono con tutti al patibolo. E chi indovinato, come centinaia dei loro compagni nelle settimane successive. In poche ore, Parigi e le sue sezioni sono messe a tacere.

"Lasciatemi andare!"

"La normalizzazione politica è cominciata."

"Sateriale, fermi! La mia, ma del diretto. Lui ha dato ordine che il battaglione si fermasse davanti alla Comune. Per questo l'ho considerato colpevole."

"Ma non lo è! Non è colpevole, lo sappiamo. Non preoccuparti, sappiamo che non è colpevole."

L'epilogo ha luogo nel maggio del 1795, quando la sala della Convenzione viene invasa per l'ultima volta. Ma questo coraggioso atto di forza si risolve con un nulla di fatto, con quell'ironia che solo la storia sa dispensare. L'avventura rivoluzionaria dei sanculotti si conclude dove era cominciata.

La Rivoluzione del popolo era iniziata un giorno di aprile 1789, con un'insurrezione nel fuoco di un Faubourg Saint-Antoine. E la fine, nel maggio 1795, quando lo stesso quartiere viene circondato dai battaglioni della Guardia Nazionale. Dopo una schermaglia particolarmente violenta, tutti i residenti del Faubourg sono disarmati. E la fine dei sanculotti e delle loro speranze di uguaglianza.

Dalla presa della Bastiglia nel 1789, molte speranze si sono infrante e molte vite spezzate. Ma il popolo francese è stato il primo a immaginare una Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino. È riuscito a inventare la Repubblica, ed è arrivato a seminare nelle menti della gente il germe di una lotta per la democrazia che è ancora solamente agli inizi.

"Gabrielli, Tommasi, no. Ti amo, ti amo, ti odio. Ti ho fatto e tu che cosa ci fai qui? Smettila! Ti avrebbero ghigliottinato se non fosse stato per lui. Ho trovato uomini ragionevoli che sapevano che ero ancora io il responsabile. Per questo è salva la vita. Quando fatto per Gabrielli e per il bambino."

"E Jonas? Cosa gli è successo?"

"Dicono che è caduto in battaglia, portandosi dietro otto guardie. Altri dicono che si nasconde nel Faubourg, protetto da alcuni sostenitori. Altri ancora che si è imbarcato per le Indie per diventare un pirata. E Dio solo sa cos'altro."

I sogni dei cittadini del 1789 non solo hanno forgiato il destino del popolo francese, ma hanno ispirato il mondo, che non sarebbe stato più lo stesso dopo la Rivoluzione Francese.

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