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Perchè trasferire il TFR nella Previdenza Complementare: 5 Vantaggi da Conoscere | I webinar di BPER

BPER Banca38:52

Transcription

Buonasera. Direi che siamo siamo collegati. Aspettiamo ancora un minuto perché stiamo ammettendo diverse persone e quindi diamo la possibilità di di entrare.

Allora, sono le le 18:33. Io direi di iniziare questo webinar, e io sono Luigi Morselli. Mi occupo, per conto del gruppo Biper, di previdenza complementare. Qui con me c'è Laura Ranieri, che lavora nel mio team e che mi aiuterà a condurre questa questo webinar, in particolare facendo un po' da mediatrice tra me e i vostri eventuali quesiti che potete scrivere nella chat di questa teis. Allora, come sapete, questo webinar è dedicato ai clienti del gruppo Biper, ma anche anche non clienti, perché aperto a tutti. Vuole essere una mezz'oretta per analizzare un pochino che differenze ci sono tra lasciare il TFR in azienda e invece chiedere di trasferirlo in un fondo pensione a proprio nome.

Come sapete, questa è una scelta che è demandata al al dipendente. Per partire questo incontro, io ho preparato questa diapositiva che proprio è la base, cioè che spiega che cos'è il TFR. Probabilmente lo conoscete già tutti benissimo. Il TFR è nato nel 1982, con il nobile scopo, da parte del legislatore, di aiutare i i lavoratori dipendenti a crearsi un Tesoretto per la vecchiaia. E quindi il legislatore disse: una mensilità all'anno, perché il TFR che i dipendenti maturano è il 6,91% della retribuzione lorda e che è circa una mensilità. Anziché pagarla ai dipendenti e pagandola, probabilmente verrebbe spesa, viene messa viene accantonata per la vecchiaia. E quindi il dipendente può scegliere se lasciarlo in azienda o metterlo in un fondo pensione. Tra l'altro, un dipendente può fare due richieste all'azienda. La prima è quella di trasferire il TFR da adesso in avanti, e se fa questa richiesta l'azienda è obbligata ad accontentare questa richiesta. Il dipendente potrebbe anche chiedere di trasferire il TFR che ha già maturato negli anni precedenti. Ma in questo caso, l'azienda non è obbligata ad accontentarlo. Intanto, se l'azienda ha più di 50 dipendenti, non ha il denaro fisico dei propri dipendenti perché è stata costretta a depositarlo presso il conto di tesoreria dell'INPS, e quindi non può accontentare questa eventuale richiesta. Nel caso in cui invece il TFR fosse veramente nelle casse aziendali, l'azienda potrebbe dire: sì, te lo do tutto; potrebbe dire: no, non ti do niente; oppure potrebbe anche dire: te lo do un po' alla volta, in base alle esigenze di liquidità dell'azienda.

Fatta questa premessa, quindi vediamo la scelta che voi potete fare, che che differenze comporta. Queste sono le cinque differenze tra lasciare il TFR in azienda o in un fondo pensione. La prima domanda è: ma i miei soldi sono più sicuri e protetti in azienda o in un fondo pensione? Seconda domanda: quante tasse pago se lo lascio in azienda e quante tasse pago se lo metto in un fondo pensione? La terza domanda è: sì, ma se mi servono i soldi, io li posso prelevare, e che differenze ci sono? Il quarto punto è una novità della legge di bilancio 2025, che approfondiremo più tardi, e il punto è: che cosa può offrire un fondo pensione anche in termini di rendimento? In questa chiacchierata di una mezz'oretta, approfondiremo tutti e cinque questi punti. Partiamo da una domanda: sono protetti i miei soldi?

Allora, la prima differenza sostanziale è che il denaro esce dall'azienda e viene versato a mio nome in un mio fondo pensione. Quindi i miei soldi non sono più nella disponibilità dell'azienda, ma sono nella mia disponibilità. Questo è un fatto sostanziale, e l'altro fatto sostanziale è che il fondo pensione gode di un trattamento fiscale agevolato, che vedremo nel punto numero due. Ecco, a differenza dell'azienda, la la COVIP, cioè l'organo di vigilanza della previdenza complementare in Italia, impone ai fondi pensione l'obbligo di contabilità separata. Intanto, il TFR non viene gestito da una banca. Noi siamo Biper perché collochiamo i fondi pensione, ma i denari vanno fisicamente a una a una società di gestione del risparmio, ARCA SGR. Nel nostro caso, che ha il compito di gestire questi denari. E a differenza dell'azienda, la SGR ARCA è in Cas, all'obbligo della contabilità separata, cioè i danari degli aderenti non vanno sul conto corrente di ARCA SGR, ma vanno in un contenitore separato che si chiama depositaria. Quindi ARCA SGR, per esempio, non potrà mai pagare i propri fornitori col TFR degli aderenti, perché non ne ha la disponibilità. E quindi questo fa sì che i fondi pensione non possono non possono fallire.

Il altro punto è: in caso di morte, se io muoio col TFR in azienda, capitano certe cose. Se io muoio col TFR in un fondo pensione, ne capitano delle altre. In particolare, se io ho il TFR in un fondo pensione, ho due garanzie, ho due tutele importanti. La prima è che decido io chi a chi andranno i miei soldi in caso di morte, perché ho la possibilità di disegnare dei beneficiari in caso di morte che possono anche essere non dei parenti o parte dei miei parenti, in modo che io sono certo che alla mia morte i denari vanno esattamente alla persona o alle persone che voglio io. Se non indico nulla, il fondo pensione mette la dicitura "erede legittimo". L'altra garanzia, l'altra tutela è che al momento della morte il patrimonio che è in un fondo pensione non deve essere dichiarato nella dichiarazione successoria. E quindi, mentre tutto il patrimonio del defunto viene bloccato fino a quando gli eredi non non terminano la dichiarazione di successione e non pagano le tasse all'Agenzia delle Entrate, ecco, in questo caso invece no, il fondo pensione paga immediatamente al momento della morte.

Un altro tema importante è: se l'aderente fa fatica a pagare dei debiti o, per esempio, viene fatta una causa risarcitoria perché ha causato involontariamente dei danni a terze persone, i creditori possono rivalersi su tutto il suo patrimonio, compreso anche lo stipendio e il TFR se è lasciato in azienda; mentre invece il TFR in un fondo pensione è considerato sacro dalla normativa, e quindi mette questo scudo protettivo che fa sì che i creditori non possono andare a rivalersi sulla cifra che c'è nel mio fondo pensione, in modo che arrivi integro alla alla mia età pensionabile. Possono andare a prendermi il mio fondo pensione solo se faccio un reato di tipo penale, perché questo scudo è dettato dal codice civile e non dal codice penale. Un'altra cosa di tutela è che tutto ciò che io verso in un fondo pensione non rientra nel perimetro ISEE. Quindi chi di voi è interessato a avere un ISEE sotto certe soglie sa che può anche mettere parecchi soldi in un fondo pensione che non fa conteggio. Altra tutela è: uno strumento di risparmio, comunque di accantonamento di denaro, ma è esentato dal pagamento dell'imposta di bollo dello 0,2% annuale. Poi, nel punto numero 5, vedremo che c'è anche la possibilità di attivare la il capitale è garantito. Quindi, alla domanda: il mio TFR è più protetto e più tutelato in azienda o in un fondo pensione? Beh, la normativa parla chiaro: è nettamente più protetto, tutelato, sicuro in un fondo pensione.

La seconda differenza è clamorosa, perché è il regime fiscale. Perché dico clamorosa? Perché se il mio TFR mi viene liquidato, pagato dalla mia azienda, e visto che me lo ha accantonato negli anni a lordo, quando mi viene pagato l'Agenzia delle Entrate alza la mano e dice: e adesso però le tasse me le devi pagare. E quindi c'è un sistema che fa sì che di fatto io paghi l'IRPEF a seconda del il mio scaglione di reddito. Ho riportato che fino a €28.000 lordi sono circa €50 netti al mese, è il 28%; se passo i €28.000, è il 35%; se passo i €50.000, l'ordine 43. Quindi, quando io mi vedo liquidato il mio mio TFR dall'azienda, l'azienda mi fa una trattenuta a titolo di acconto del 20-3% del mio importo. Poi però l'Agenzia delle Entrate andrà a leggere le dichiarazioni dei redditi dei 5 anni precedenti, delle mie dichiarazioni dei redditi, per andare a vedere gli scaglioni del mio reddito, e poi mi manderà una cartella esattoriale, arriva anche a distanza di un paio d'anni, in cui l'Agenzia delle Entrate mi chiede il conguaglio tra quanto mi ha trattenuto l'azienda e quanto invece avrei dovuto pagare in base alla tassazione separata della mia dichiarazione dei redditi. Quindi di fatto, se io lo lascio in azienda ci pago l'IRPEF. Se invece io lo trasferisco in un fondo pensione, non è prevista l'applicazione dell'IRAP, ma è prevista un'aliquota fiscale la cui entità non dipende dal mio reddito, ma dipende dal numero di anni in cui io mantengo un fondo pensione. Questa aliquota è il 15%. Quindi già così è nettamente inferiore alle tre aliquote previste per l'IRPEF. Ma c'è uno sconto che io noi definiamo un bonus fedeltà, perché se io mantengo un fondo pensione per più di 15 anni, a partire dal 16° anno, ogni anno in più che io mantengo un fondo pensione questa aliquota cala di uno 0,3%. Quindi se lo mantengo 16 anni pagherò il 14,7%; se lo mantengo 17 anni, il 14,4% o il 14,1%, così a scendere fino a arrivare ad una tassazione minima del 9%. Quindi se lo tengo non più di 15 anni io pagherò 15%; se lo tengo più di 15 anni posso scalare questa aliquota fino ad arrivare a no. Ecco perché… Ma questo sarebbe il tema di un'altra puntata, ma accenno solo… È importante aprire i fondi pensione ai figli anche minorenni, per far sì che eh che accelerino questa anzianità di iscrizione, perché l'anzianità di iscrizione non dipende se io verso, ma anche se io non verso gli anni passano ugualmente. Quindi capite che pagare l'IRPEF o pagare una tassazione inferiore fa una bella differenza. Qui abbiamo fatto due esempi, due simulazioni: Marco, un ragazzo di 28 anni, reddito di €35.000, e gli mancano 39 anni alla pensione, e comincia a 28 anni e riuscirà ad accumulare €94.320 in azienda; simulando la tassazione separata, gli verrà pagato netto €7.364,917; nella nel fondo pensione ne incassa oltre €15.000 in più. Quindi la differenza è enorme. Laura che invece comincia più tardi, comincia a 44 anni, ha un reddito più elevato, gli mancano 23 anni alla alla pensione. Vedete Laura, il fatto di partire più tardi non le consente, per esempio, di avere l'aliquota fiscale al minimo del 9%, perché Marco è rimasto nel fondo pensione per 39 anni, quindi ha raggiunto il 9% di aliquota minima perché lo si raggiunge dopo 35 anni. Laura invece non ce l'ha fatta, lo ha mantenuto per soli 23 anni e quindi pagherà il 12,6% di uscita. E quindi la differenza per Laura è di oltre €10.000. Questo per dire che è molto importante trasferire il TFR da subito, da giovani o anche da prima di entrare nel mondo del lavoro. E sempre dal punto di vista fiscale c'è un ulteriore vantaggio, questo però è volontario. Nel senso che il lavoratore, oltre al TFR, potrebbe decidere di versare anche dei denari che ha nel suo conto corrente. Gli avanzano €1.000 e li aggiunge al suo TFR. Ecco, se fa quello, in Italia è previsto un incentivo statale. In pratica, lo stato ci dà una parte del denaro che mi metto da parte a mio nome, me la regala. Lo Stato, come, dandomi la possibilità di dedurla dal mio reddito. In pratica, la deduzione vuol dire che l'Agenzia delle Entrate mi restituisce le tasse che io ho pagato in busta paga. Faccio un esempio: ipotizziamo che io prenda prenda €1.500 netti al mese, sono nello scaglione del 35%, quindi in busta paga io pago il 35%. Se io verso €1.000 del mio fondo pensione, l'Agenzia delle Entrate mi restituirà le tasse che ho pagato in busta paga su quei €1.000. Cioè €350. Quindi ogni €1.000 che io verso mi danno €350. Ecco, c'è un limite massimo. Non è che se io verso €10.000 lo Stato mi restituisce €3.500, perché si ferma a €5.164. Quindi, se anche io verso di più di €5.164, io posso risparmiare al massimo su su quella cifra lì. E se sono nel 23% di IRPEF, il mio risparmio massimo è €1.170; se sono nello secondo scaglione, €1.806; nel terzo scaglione, €2.220. Quindi questo secondo vantaggio fiscale è volontario, ma è effettivamente molto importante. E lo posso sfruttare ogni anno. Ecco, è chiaro che se decido di versare dei soldi dal mio conto corrente nel mio fondo pensione, devo essere consapevole che per un po' di tempo li saluto, perché averli sul fondo pensione non è come avere la disponibilità di un conto corrente. Se devo comprarmi lo scooter non è che posso… Ci sono delle regole.

E quindi il terzo punto è la terza domanda. Quindi anche la seconda domanda: pago più tasse in azienda o nel fondo pensione? Ne pago molte meno nel fondo pensione e molte di più in azienda. La terza domanda è: sì, ma se mi servono i soldi, io li posso prelevare? Certo che sì, ma con delle regole, perché questi incentivi fiscali vengono dati con l'obiettivo di incentivi, stimolare a mantenere i soldi per la mia vecchiaia. E quindi diciamo che le le casistiche naturali, normali che mi possono portare a chiudere completamente il mio fondo pensione e ritirare tutto sono la cessazione dell'attività lavorativa. Se mi licenzio o vengo licenziato, io ho diritto a liquidare il mio fondo pensione, ho diritto, non ho l'obbligo. Mentre se ce l'ho in azienda, l'azienda non ha alternative e ha l'obbligo di pagarmi il mio TFR, e io ci pago le tasse. Se cerco un fondo pensione, scelgo io se mi servono i soldi, chiederò al fondo pensione di liquidarmi e me li incasso sul conto corrente; se non mi servono li posso lasciare lì, e dire: nell'azienda nuova mettimi il mio TFR nel fondo pensione, visto che ce l'ho già. Ecco, poi vedete che qua anche la la diversità è: dopo 12 mesi di inoccupazione, dopo 48 mesi di inoccupazione, il fatto di aspettare se sono disoccupato ha solamente un risvolto fiscale, perché vedete che al momento del licenziamento, se io voglio ritirare tutto subito, pago il 23% di IRPEF di tassazione. Scusate, che è sempre meno degli degli scaglioni dell'IRPEF, ma è più alto del 15%. Se io invece voglio ritirare i miei soldi dopo che mi sono licenziato, pagando il 15%, devo aspettare 12 mesi, e quindi potrei prelevare la metà al 15%, e solo dopo 48 mesi il totale al 15%. Ma se i soldi mi servono subito, io li posso riscattare subito pagando il 23%. E l'altro tema è il pensionamento. Nel senso che se io smetto di lavorare, vado in pensione, ma ho aperto il fondo pensione da meno di 5 anni, pagherò il 23%. Se invece io vado in pensione e ho aperto il fondo pensione da più di 5 anni, è il 15%. L'altra casistica, quando non l'abbiamo citata ma è la morte, è chiaro che se io muoio il fondo pensione viene chiuso e viene liquidato ai beneficiari in caso di morte. Al di là di questi casi naturali, quindi licenziamento, cessazione dell'attività lavorativa, e se io ho bisogno di prelevare una parte dei miei soldi, posso farlo, ma con differenze tra aziende e previdenza complementare. Si chiamano anticipazioni, prelievi parziali. Prima differenza: quante volte io posso chiedere un'anticipazione. Se ce l'ho in azienda, lo posso chiedere una volta, dopodiché l'azienda può rifiutarmi successive richieste di anticipazione, può, non è obbligata, può rifiutarmi. Nel fondo pensione, le richieste sono limitate a motivazioni, motivi sanitari: un intervento chirurgico molto rilevante o mi devo pagare una terapia molto rilevante. Se ce l'ho in azienda, posso farlo dopo 8 anni dall'assunzione. Quindi i primi 8 anni devo stare attento a stare molto in salute, e mi possono posso prelevare fino al 70%; la fiscalità è quella della tassazione separata, 23-43%. Se invece lo metto in, se ce l'ho nel fondo pensione, posso prelevare fino al 75%, pagando il 15% a scendere. Un altro motivo è l'acquisto, l'istituzione della prima casa. In questo caso le differenze sono meno marcate tra azienda e fondo pensione, perché in entrambi i casi devo aspettare 8 anni, o dall'assunzione o da quando ho aperto il fondo pensione. L'azienda mi paga fino al 70%, il fondo pensione fino al 75%. In azienda pago 23-43%, a seconda del mio scaglione; col fondo pago solo il 23%, senza nessuna aggiunta di di aliquota. Poi c'è un'altra un'altra motivazione che si chiama "altri motivi", che in azienda non è prevista questa questa fuoriuscita, è prevista solo nel fondo pensione, che noi chiamiamo funzione "bancomat", e cioè dopo 8 anni che io ho aperto un fondo pensione posso prelevare fino al 30% senza dire il perché, per i fatti miei, per cambiare lo scooter, e ci pago tasse il 23%. Quindi anche in questo caso è più facile prelevare il mio TFR se ce l'ho in azienda o in un fondo pensione? La risposta è: in un fondo pensione.

Poi passiamo al quarto punto, che vi dicevo, è una novità importante di quest'anno, è una un un così un principio rivoluzionario in Italia, anche se per il momento lo potranno sfruttare poche persone. In pratica, per poter andare in pensione anticipata, è un po' l'incubo dei giovani è quello di… Le proiezioni ci dicono che si lavorerà fino a 70, 71, 72 anni, e uno insomma vedersi a 72 anni ancora lavorare è una cosa un po' angosciante. Ecco, e per poter andare in pensione anticipata, io una delle possibilità è quella di maturare un assegno dall'INPS che sia di almeno tre volte l'assegno sociale, cioè di almeno €1.500. La novità qual è? Che per arrivare a €1.500 si è parificata la previdenza pubblica, quella complementare, cioè varrà non solo l'assegno che mi darà l'INPS, ma anche l'eventuale pensione integrativa che mi darà un fondo pensione. Quindi se con l'INPS maturo €1.200, ma con un fondo pensione ne maturo altri €500, sommandoli faccio €1.700, e più del triplo dell'assegno sociale, e e quindi vado in pensione anticipata. Ma il messaggio importante di questa normativa è: ti devi aprire a tutti, devono aprire un fondo pensione, perché eh sarà assolutamente abbinato alla pensione alla pensione. Bene, questi sono i quattro punti normativi che la normativa prevede di differenza sostanziale tra lasciare il TFR in azienda e metterlo in un fondo pensione. Il quinto e ultimo punto che che affrontiamo è invece collegato al veicolo fondo pensione, a che cosa? A che cosa offre? Che cosa fa il fondo pensione? Ora, nel nostro caso, come vi dicevo, Biper banca è proprietaria di maggioranza di di ARCA SGR da 6 anni. ARCA SGR è la società di gestione del risparmio nata nel 1983 che gestisce il il fondo pensione Aper più più grosso d'Italia, sia come masse amministrate che come numero di di iscritti, e sono 12 anni consecutivi che vince il premio "alto rendimento" come miglior gestore big italiano, e l'anno scorso ha vinto anche il miglior il il premio come miglior fondo pensione italiano. Quindi è una società di assoluta eccellenza in Italia. E qual è il compito del fondo pensione? Il fondo pensione riceve dei soldi e avrà il compito di investirli per far sì che negli anni maturino dei rendimenti. E ARCA previdenza offre due opzioni: opzione numero uno, per chi dice: io non voglio rischiare niente. Allora ARCA ha previsto un comparto che si chiama "obiettivo TFR", che è l'ultimo in basso, che offre la garanzia del denaro che io verso. Quindi quello che io verso non è discussione: verso €10.000, mi ritroverò €10.000 quando andrò in pensione. Quello che è la variabile è il rendimento, cosa mi rende anno per anno, e in questo caso il rendimento sarà in base un po' ai tassi dei dei titoli di Stato italiani, perché prevalentemente investe in titoli di Stato. Il gestore ha la possibilità di avere un'esposizione azionaria massima fino al 30%, ma in realtà non l' non l'ha mai sfruttata, e è in questo momento è sul 6-7%. Tra l'altro, questo comparto ha reso anche molto bene, perché l'anno scorso ha reso il 4,3%, e 2 anni fa il 4,5%. Quindi chi eh chi chi vuole il capitale garantito, non vuole rischiare, quello è il suo comparto. L'altra opzione è di chi dice: no, io vorrei avere dei rendimenti maggiori. E allora chiede ad ARCA di allocare il denaro in un comparto che abbia anche una percentuale azionaria rilevante. La percentuale azionaria la decido io, aderente. È chiaro che in questa seconda strada ci sono oscillazioni e il capitale non è garantito. Chi sceglie dei comparti azionari avrà dei rendimenti maggiori, ma l'approccio corretto è: investo il denaro, mi chiudo gli occhi e lo riapro fra 10 anni, perché è chiaro che se sono uno un po' ansioso e tutti i mesi va a vedere +10, -10, -15, non dormo la notte, vivo una vita d'inferno e non ne vale la pena. Quindi i comparti bilanciati rendono di più, ma guardandoli come come rendimento cumulato in un orizzonte temporale più lungo. Poi c'è sulla destra, vedete un servizio gratuito che offre ARCA, che è RCycle, che in pratica il pilota automatico decide ARCA per voi, per decidere come investire i vostri soldi, molto semp semplicemente, e guarda quanti anni vi mancano alla pensione. Se vi mancano più di 20 anni alla pensione, ARCA li alloca tutti nel comparto "alta crescita sostenibile", 100% azionale. Poi, quando compirete 46 anni, quindi avrete 20 anni al pensionamento, ogni anno che invecchiate ARCA riduce gradualmente la componente azionaria fino ad arrivare a 5 anni dal dal pensionamento, D avrà ridotta praticamente tutta. E quando uno apre un fondo pensione deve scegliere il comparto iniziale, quindi capitale garantito o scegliere un comparto bilanciato o il pilota automatico Life Cycle. E ogni 12 mesi questa scelta può essere rivista. Aprire un fondo pensione è molto semplice: non serve un conto corrente, non serve un dossier titoli, non serve nessuna profilatura MIFID o IBAS, basta chiedere l'apertura. Le finali lo possono aprire anche in modalità FAC, cioè vi arriva una una mail che voi confermate, una conferma sul vostro smartphone, noi apriamo la posizione e vi mandiamo un foglio di istruzioni che dovrete consegnare all'azienda per eh per dire all'azienda come fare i versamenti. Quindi noi vi apriamo il contenitore, e poi lo dite all'azienda, e ci penserà l'azienda a fare il versamento. All'azienda chiederete se lo volete solo da adesso in avanti o anche del passato. Vi ho detto che però per il passato l'azienda non è obbligata a concedere…

Sono le 18:52. Ho cominciato alle 18:33, quindi ho parlato 29 minuti, esattamente nei tempi prestabiliti. Qua vi lascio anche vi lasciamo una casella di posta che è il punto informativo del gruppo Biper. Quindi se avete delle domande, se avete dei quesiti personali, se volete una simulazione sulla sulla vostra posizione del TFR, e ci potete scrivere e vi vi contatteremo nel giro di 24 ore. Bene, io ho… c'è qualche domanda? Ehm, diciamo… In particolare abbiamo Matteo che chiede una delucidazione in più sui versamenti e sulla deducibilità dei versamenti, perché chiede: per raggiungere l'importo di €5.164 annuali, se versasse €1.000, quindi netti, poi dal fondo pensione verranno tassati nuovamente? Allora, quando io verso dei denari miei in ingresso, beneficio di questa deduzione fiscale, e quindi se la mia aliquota IRPEF fa il 35%, lo Stato mi restituisce il 35% di tasse che io ho pagato in busta paga. Quando andrò in pensione su quei €1.000. Quindi, quando io ritirerò quei €1.000 e verrò tassato come dicevo prima dal 15% a scendere fino al 9%, a seconda di del numero di anni che ho mantenuto un fondo. Quindi, in pratica, il vantaggio fiscale, il guadagno fiscale netto è tra l'aliquota fiscale che guadagno oggi e l'aliquota che pagherò quando andrò in pensione, che potrà essere da un 15% a un minimo del 9%. Poi Stefano chiede se al raggiungimento dell'età pensionabile può avere la liquidazione in forma capitale, in che misura? Allora, quando io arriverò all'età pensionabile, al momento ci sono diverse tre opzioni: una è la RITA, e chi ha diritto alla RITA gli verrà pagato interamente il capitale, ma a rate, e cioè dal momento in cui io vado in pensione al compimento dei 67 anni. Oppure posso scegliere di avere, se non aderisco alla RITA, tutto il capitale pagato in una volta sola, oppure potrò decidere tutto una parte di trasformarla in una rendita vitalizia, quindi in una seconda pensione che affiancherà quella quella dell'INPS. Ecco, questa scelta va fatta quando andrò in pensione, a seconda anche di quanto prenderò dall'INPS, perché se l'INPS mi darà €3.400.000 forse non ho bisogno di integrare, se mi pagherà €600 forse ne avrò bisogno. E poi le altre domande… Sì, allora: se facessi convergere il TFR pregresso verrebbe tassato? E poi chiedono i costi e le differenze rispetto a un fondo di categoria. Allora, se io verso il TFR pregresso, ammesso che l'azienda me lo me lo conceda, io sottraggo questo patrimonio che ho maturato alle spalle all'IRPEF e lo porto nel regime fiscale del fondo pensione, quindi vado a salvare con effetto retroattivo la fiscalità, sottraendola alle tre aliquote IRPEF, per averla tra il 15% e il 9%. Per quanto riguarda i costi, se non sbaglio… Allora, dipende dal tipo di adesione. L'adesione può essere individuale o collettiva. Quella assolutamente più conveniente è quella collettiva, cioè se la vostra azienda fa una convenzione con ARCA previdenza. Tra l'altro l'azienda non costa niente. Quindi se volete, se ci scrivete, proponiamo noi alla vostra azienda la convenzione, cosa cosa cosa comporta la convenzione: che avreste accesso alla versione aziendale, perché non aderite in quanto singolo, ma in quanto dipendenti di quell'azienda, e quella certamente le condizioni migliori, perché, per esempio, non pagate nulla per l'apertura, mentre invece l'adesione ordinaria paghereste €65, e le commissioni di gestione sono tra lo 0,8% e lo 0,9%. Ovviamente io parlo di ARCA previdenza, quelle individuali sono leggermente più alte, un 1% e un 1,2%. Per quanto riguarda i fondi di categoria, beh, il confronto va fatto sui costi, ma soprattutto sui rendimenti, perché i rendimenti che i fondi pensione offrono sono al netto di tutto, e quindi, per esempio, il nostro comparto garantito l'anno scorso il 4,35% netto, e poi a dopo anche l'assistenza, perché è chiaro che se hai bisogno di fare un'operazione o di avere una consulenza, ARCA previdenza, tramite le filiali Biper, dà questa assistenza. I fondi di categoria non hanno una rete di consulenti. E ci sono poi… Luigi, molte domande specifiche che stanno arrivando, e per le quali diciamo possiamo anche rispondere tramite la mail dell' dell'ufficio di previdenza. Comunque diciamo facilmente… ec così facilmente è… chiaro il punto di Laura, che chiede se l'INPS manda al fondo pensione il TFR accantonato. E allora no. Tra l'altro vi dico anche un'altra cosa che a me mi ha un po' mi ha un po' turbato: vi dicevo prima, ma che le aziende con più di 50 dipendenti sono obbligate a versare, se avete scelto di lasciarli in azienda, sono obbligate a versare il TFR all'INPS, aprendo un conto corrente presso l'INPS. Ecco, l'INPS ha dichiarato che da quest'anno, se un dipendente di un'azienda con più di 50 dipendenti che ha lasciato il TFR in azienda chiede un'anticipazione e ne ha diritto, l'INPS ha detto che quest'anno non riesce a pagare i soldi, perché non ne ha. E quindi questa cosa è non solo non non diversa in un fondo pensione, ma addirittura quest'anno ha detto: non facciamo neanche le anticipazioni. La cosa veramente clamorosa è: è uscita questa notizia, è uscito solo su Milano Finanza un articolo di inizio anno. Ci sono altre domande, Laura? Sì, quelle molto specifiche le lasciamo alla casella di posta, perché senò… Sì, sì, magari se ci indicano anche il numero di telefono li li possiamo contattare assolutamente. Sì, se nella mail ce lo ce lo indicate, vi vi rispondiamo. Quindi ci sono altre domande generiche, Laura, o le lasciamo generiche? Francesco chiede come si verifica se l'azienda può aderire in modo collettivo. Allora, ci scrivete nella nostra casella il nome e la partita IVA dell'azienda, verifichiamo se c'è una convenzione, un accordo in essere. Altrimenti, se non c'è, se ci date il permesso lo proponiamo noi all'azienda, visto che l'azienda non costa nulla. Bene, non chiudiamo la…zione, Laura? Sì, allora bene. Grazie. Grazie a tutti per la partecipazione. Speriamo di avervi chiarito meglio le idee, per consentirvi da adesso in avanti di valutare se lasciare in azienda o in un fondo pensione. Buona serata a tutti. Sera.