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Atene la Nascita della Democrazia Antica Grecia mito e storia documentario civiltà antiche doc ita

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[Musica] [Applauso] [Musica] [Musica] Amen. [Musica]

I greci, un popolo glorioso e arrogante, coraggioso e ostinato. Il popolo che ha posto le basi della civiltà occidentale, i cui monumenti rievocano due secoli straordinari della nostra storia. Un'epoca in cui nacquero la scienza, la politica, la filosofia, la letteratura e il teatro fiorirono l'arte l'architettura che ancora oggi continuano a ispirarci.

La cultura dell'antica Grecia ebbe origine in uno scenario di guerra. I greci sconfissero eserciti, flotte e imperi lunga più forti di loro e costituirono un impero che si estendeva in tutto il Mediterraneo. Per un breve periodo le navi da guerra greche ebbero la supremazia marittima. La ricchezza della Grecia era senza pari. I paesi occidentali sono stati molto influenzati dalla civiltà greca che hanno conosciuto grazie alle numerose illustri testimonianze storiche dei suoi protagonisti.

Uomini come Temistocle, uno dei capi militari più abili al mondo. Pericle, politico perspicace e geniale, e Socrate, il celebre filosofo. Aggi straordinari che contribuirono a rendere immortale una civiltà che ha cambiato il mondo. No. [Musica] [Applauso] [Musica] Avanti. Cristo.

In una piccola città chiamata Atene, situata nella Grecia continentale, il caos regnava sovrano per le strade. Il popolo si stava ribellando e reclamava la libertà dopo secoli di oppressione. Un uomo osservava gli eventi senza intervenire. Si trattava di un nobile ateniese di nome Klistene. Era stato educato fin da piccolo alla carriera di politico e al disprezzo per la gente comune. A quella rivolta segnò un profondo cambiamento nella sua vita, nella storia della Grecia e in quella della civiltà intera.

Kistene intuì che il popolo doveva essere libero, avere la possibilità di forgiare il proprio destino e di governarsi da solo. Queste sono state le premesse che hanno condotto alla nascita della potenza imperiale greca.

Secondo gli storici, Klistene nacque attorno al 570 AAN.C. Inizialmente non simpatizzava per le masse popolari, poiché proveniva da una delle famiglie più ricche della Grecia. Secondo i criteri di quell'epoca, la sua abitazione era lussuosa come una reggia.

Clistene apparteneva alla famiglia degli Alkmeonidi, un'antica e facoltosa dinastia di uomini politici. Era cresciuto in un mondo privilegiato, un mondo costituito da un ambiente elitario nel quale si davano assolutamente per scontati alcuni privilegi. L'origine della potente famiglia di Clistene è narrata in una storia risalente in parte al mito e in parte alla realtà. Il primo storico greco, Erodoto, racconta che il nonno di Klistene rese un favore a un re di nome Creso. Il sovrano aveva ricchezze incommensurabili. Così gli venne detto che come ricompensa poteva scegliere un regalo d'oro dal tesoro di Creso.

Secondo Erodoto, l'antenato di Clistene non si limitò a riempirsi le tasche, ma si imbottì il corpo, le orecchie e la bocca con la luccicante polvere d'oro e se ne versò dell'altra in testa tra i capelli. Prodoto scrive che Creso fu così divertito da questa spavalderia che gli permise di tenersi tutto l'oro che aveva addosso e di prendersene altrettanto.

Ma qualunque fosse l'origine della ricchezza della famiglia di Clistene, non c'è dubbio che l'abbiano impiegata efficacemente per conquistare il potere.

Fin dall'infanzia Clistene fu educato con un forte senso di appartenenza all'aristocrazia, il termine greco che indicava la classe dirigente. Nel VI secolo aanticoist gli aristocratici avevano il pieno controllo di Atene, la città di origine di Kistene, che a quei tempi non era che un piccolo insediamento. Atene è situata al centro di una penisola del Mediterraneo, l'ELade, la regione che ora noi chiamiamo Grecia. Quando Clisten era giovane era impensabile che questa città potesse porsi a capo di un impero. Non era certamente una città di dimensioni simili alle nostre. Nel centro di Atene c'erano edifici pubblici, ma per il resto dobbiamo immaginarci un semplice villaggio.

Scoscese, una rocca forte da cui gli ateniesi erano in grado di respingere gli attacchi dei loro vicini. Le strette vie attorno all'Acropoli erano contornate dalle umili abitazioni di contadini e commercianti. La maggior parte delle case era costruita con mattoni di fango. Non c'erano fugne né raccolta dei rifiuti. Era davvero un villaggio poverissimo e dall'odore inconfondibile. I suoi abitanti erano agricoltori e artigiani, mentre le donne trascorrevano le giornate in casa cucinando, filando e tessendo.

Tra questi ateniesi l'analfabetismo era un fenomeno molto diffuso. La medicina e le scienze erano poco conosciute. Alla nascita la speranza di vita era inferiore ai 15 anni. La vita degli antichi greci era breve e assolutamente priva di comodità e di agiatezze. Non c'è dubbio che il loro stile di vita fosse molto duro. Non si trattava di una società basata sull'uguaglianza. La gente comune di Atene viveva sotto il giogo degli aristocratici, tra cui c'era anche il padre di Klistene. L'ambiente sociale dal quale proveniva Clistene era molto conservatore, tanto che il potere politico effettivo era in mano a una cerchia piuttosto ristretta di persone. L'idea che la gente comune potesse esprimere la propria opinione e svolgere un'attività di governo non sfiorava minimamente l'aristocrazia tradizionale. Secondo Aristotele era un mondo consumato dall'ingiustizia. L'intero paese era in mano a poche persone. La cosa più difficile da accettare per il popolo era la condizione di servitù. Le masse erano del tutto insoddisfatte, non partecipavano né condividevano nulla. Atene, in un certo senso, era in rivolta contro se stessa. Una parte degli ateniesi, l'elita aristocratica, deteneva il controllo a svantaggio del resto dei potenziali cittadini.

Dominata da aristocratici interessati solo a conservare il potere, Atene non sembrava di certo in grado di trasformarsi in breve tempo in una forza imperialista. D'altra parte la Grecia di per sé non aveva un territorio facile da controllare. Se si considera la conformazione geografica della Grecia si capisce che non ha le caratteristiche tipiche di una grande potenza. Il motivo è semplice, ci sono troppe montagne. La Grecia non possiede quell'uniformità geografica ricorrente nelle grandi civiltà del mondo antico. I più importanti insediamenti antichi erano sorti lungo il corso dei fiumi e delle fertili pianure circostanti. Più a sud c'era l'Egitto. Le regolari inondazioni del Nilo facevano prosperare una civiltà che aveva già 2000 anni di storia. E a Oriente c'erano i persiani. Nel cuore del loro impero scorrevano il Tigri e l'Eufrate. Questa era la vera culla dell'umanità, l'area in cui sono sorte le prime città del mondo.

Invece la Grecia continentale non ha vaste pianure. Il territorio è intervallato da catene montuose. Al largo delle sue coste c'è una miriade di isolette. Sembrava impossibile avere il controllo di un mondo così frammentato. La Grecia era divisa in innumerevoli piccole città stato chiamate polisce, ciascuna con la sua cultura e la sua storia e fieramente indipendente dalle altre. Ai tempi di Klistene esistevano più di 1000 polis in lotta tra loro per conquistare nuovi territori. Non sono mai state unite, almeno per quanto riguarda l'epoca classica, non hanno mai costituito un unico stato. Al contrario, ogni polis mirava a mantenere la propria indipendenza con risultati alterni. All'inizio del VI secolo Atene non poteva certo essere considerata una delle città stato più potenti o prestigiose. Argo esisteva da oltre 1000 anni. I suoi cittadini potevano far risalire la loro storia alla mitica guerra di [ __ ] [Musica] I Corinzi controllavano i commerci della Grecia. Le loro navi percorrevano il Mediterraneo trasportando merci da e per l'Egitto, la Siria e la penisola italiana. C'era tuttavia una città stato così forte da poter dominare tutte le altre polis.

Nel sud della Grecia, lungo il letto del fiume Eurota, si trovava la città di Sparta. Gli spartani erano addestrati fin dalla nascita alla vita militare plina e alla guerra. Un uomo di Sparta trascorreva la maggior parte del tempo presso il suo reparto militare. Gli spartani conducevano una vita priva di comodità. Si dice che non possedessero altro che armi e mantelli tinti rosso per nascondere il proprio sangue o quello delle loro vittime. Gli spartani erano addestrati ad affrontare qualunque avversità. Su questo tema ci sono diversi aneddoti. Ad esempio, si racconta che un forestiero di Sibari visitò Sparta, assaggiò il cibo locale e poi disse di avere compreso perché gli spartani erano così ansiosi di morire. La morte non era niente se paragonata al loro cibo. Gli spartani erano conquistatori implacabili. All'epoca di Clistene avevano occupato tutte le aree limitrofe a Sparta, circa 10.000 e ridotto in schiavitù i popoli sottomessi che venivano chiamati i loti. Gli Iloti erano costretti a lavorare nei campi per i padroni di Sparta che li tenevano sotto il loro giogo crudele. Ogni anno gli spartani dichiaravano guerra agli il primo luogo per rafforzare il loro senso di appartenenza alla comunità dei guerrieri. Inoltre, combattendo contro gli il ne legittimavano l'uccisione, garantendosi in tal modo una specie di selezione naturale. Se c'era una polis greca in grado di fondare un impero, questa era sparta. Per gli altri greci la minaccia era sempre all'orizzonte.

Questa era la situazione politica e culturale durante l'infanzia di Clistene, allevato come membro di un'aristocrazia poco lungimirante ed egoista in una polis di terzordine. Una premessa non certo brillante per colui che avrebbe posto le basi dell'imperialismo greco.

Clistene era animato da un'unica grande aspirazione, quella di diventare un eroe. Niente affascinava e ispirava Kisten e i suoi compagni come la tradizione mitologica. Il paese era percorso frequentemente dagli aedi che si guadagnavano da vivere recitando storie che imparavano a memoria. È molto facile sottovalutare l'importanza della memoria perché la cultura contemporanea dispone di tanti mezzi per memorizzare gli eventi. Prima che i greci utilizzassero la scrittura, gli aedi riuscivano a ricordare lunghi poemi per tramandarli ai posteri. Gli Aedi andavano spesso ad Atene e i loro racconti influenzarono Klistene fin da bambino.

I due più famosi poemi tramandati dagli aedi sono l'iliade e l'Odissea, opere del leggendario Omero. Questi poemi narrano di furiose battaglie e scontri epici che hanno come protagonisti eroi valorosi. I personaggi dei poemi epici avevano conquistato gloria e potere grazie alla forza. Gli eroi sono, per definizione protagonisti e artefici di grandi imprese. Maggiore è il numero di vittime e di donne conquistate, maggiore è la gloria dell'eroe.

In tutta l'arte greca si trovano raffigurazioni di eroi. Questi guerrieri valorosi, splendidi, determinati a vincere ad ogni costo, costituivano l'ideale greco per eccellenza. L'ideale eroico era di primaria importanza per l'intera cultura greca. Gli eroi raggiungevano traguardi impossibili e per avvicinarsi al loro status si cercava, per esempio, di emulare le gesta di Achille. Achille era l'eroe per eccellenza. Quando era ancora bambino, ebbe l'opportunità di scegliere tra una vita lunga e monotona e un glorioso trionfo sul campo di battaglia. Achille preferì sfidare la morte in cambio della gloria eterna.

La figura dell'eroe e dell'uomo d'azione era il modello al quale si era ispirata l'educazione del giovane Clistene. L'ideale greco era quello di vivere una vita gloriosa. Correva coraggio e forza fisica. La vittoria doveva essere conseguita dal singolo che solo così poteva conquistare l'immortalità e divenire un eroe. He.

La mitologia aveva una funzione educativa, ma anche di propaganda politica. Verso la metà del VI secolo si verifica una svolta importante in Grecia. Un uomo assume il controllo del governo come un vero e proprio tiranno. Le circostanze, grazie alle quali questo tiranno arrivò al potere, ci sono state tramandate dallo storico Erodoto.

Un giorno giunse nella città di Atene un uomo dall'incedere, nobile e maestoso. Al suo fianco vi era una donna alta e bellissima che lui presentava come la dea di Atene, chiamandola Atena. Quest'uomo chiedeva di poter governare Atene, poiché proprio come uno degli eroi celebrati da Omero, godeva della protezione di una dea. Inaspettatamente gli ateniesi lo acclamarono come loro nuovo capo. Erodoto stesso commenta l'aneddoto dichiarandosi stupito dell'ingenuità degli ateniesi. Infatti questo eroico personaggio era un uomo comune di nome Pisistrato, tra l'altro parente di Clistene. Penso che Pisistrato fosse un eccellente politico e senza alcun dubbio un uomo dalle grandi ambizioni.

Fu subito chiaro che l'obiettivo di Pisistrato andava ben al di là della presa del potere. Pisistrato era estremamente intelligente, infatti aveva capito che se voleva mantenere il controllo e consolidarlo per poi trasmetterlo ai suoi figli, e questa era chiaramente la sua ambizione, doveva necessariamente trovare degli alleati.

Pisistrato fece una mossa straordinaria, si rivolse direttamente al popolo ateniese per ottenerne l'appoggio, scavalcando così il tradizionale sistema gerarchico dominato dall'aristocrazia. Pisistrato ridusse le imposte e introdusse dei prestiti per agevolare il popolo nell'acquisto di poderi. Offrendo agli ateniesi l'opportunità di raggiungere il benessere, Pisistrato avviò la trasformazione della città.

Con l'ascesa al potere di Pisistrato si può notare il successo della politica di ridistribuzione delle terre ad Atene. Il fenomeno era destinato ad aumentare nei due secoli successivi. Uno dei risultati di tali provvedimenti fu l'aumento dei vigneti e degli oliveti. Gli ulivi erano presenti in ogni aspetto della cultura greca. Inoltre, dal punto di vista economico, fornivano al popolo olio per cucinare, olive da mangiare, sapone e materiale combustibile. Si trattava di una notevole risorsa economica. Nell'area attorno ad Ateneo orientale, la Grecia si trovava al centro di uno straordinario insieme di antiche civiltà. Ad est c'era il grande impero persiano. A sud l'Egitto, a ovest c'erano gli etruschi e i romani.

I greci occupavano un territorio così frammentato da meritare la definizione di Platone come rane intorno a uno stagno. Il Mediterraneo orientale era il mercato più vasto del mondo antico, un mercato in cui ciascuno aveva qualcosa da vendere. Grano dalla Scizia, pesce dal Mar Nero, vini provenienti dai vigneti dell'isola di Chio, oro, argento, oggetti d'artigianato dall'Egitto. Tutti ansiosi di commerciare per ottenere l'olio d'oliva di Atene. Grazie ai commerci marittimi si accrebbero le mire espansionistiche di Atene.

Per constatare la crescita economica di Atene era sufficiente osservare le botteghe nei vicoli della città. Gli ateniesi ci hanno lasciato una grande eredità artigianale, la ceramica. Un aspetto interessante del vasellame è il fatto che a quei tempi non fosse considerato come un oggetto d'arte. Il più delle volte il contenuto del vaso valeva molto più del vaso stesso. Nella zona nota come Ceramico, un vecchio quartiere malfamato di Atene, si trovavano le botteghe dei Vasai. Gli artigiani appartenevano alla fascia più umile della società ateniese. I vasai non venivano disprezzati, ma neppure particolarmente ben voluti. Il loro lavoro era veramente duro, incessante e non era per niente invidiato dai concittadini. La ceramica è stata per centinaia di anni un elemento base del mondo antico, usata non solo in cucina, ma anche per il trasporto di olio e cibo. Le decorazioni erano semplici, basate su motivi geometrici e figure stilizzate derivate dall'arte egizia e assira.

I vasai ateniesi elaborarono un gusto pittorico del tutto nuovo, estremamente spontaneo. È uno stile che ancora oggi ci affascina. Al giorno d'oggi, nel mondo dell'antiquariato, è normale spendere cifre molto elevate per acquistare un vaso greco. E se gli artigiani di quei tempi avessero saputo quanto costano attualmente le loro opere, sarebbero rimasti di sicuro sconvolti. Probabilmente i vasai ateniesi non intendevano creare capolavori artistici per l'eternità. Di certo tra loro c'era un forte spirito di emulazione. Su un vaso di squisita fattura si legge un commento pieno di orgoglio. Questo vaso è opera di Eutimide, figlio di Polia e più in basso e scommetto che Eufronia non sarebbe riuscito a farlo. Per la prima volta nella loro storia gli ateniesi comuni avevano assaporato la libertà e volevano mostrare la loro abilità nel conseguire risultati straordinari.

Clistenè era cresciuto sotto il governo di Pisistrato ed era consapevole di quanto fosse cambiata Aene. La sua patria, da modesto insediamento rurale, si era trasformata in una potenza economica internazionale. Ma la tirannide illuminata di Pisistrato non poteva durare per sempre. Nel 527 a C. egli morì e fu sepolto nel cimitero di Atene. Gli succedette suo figlio Ippia.

Inizialmente Ippia seguì le orme del padre governando in modo equilibrato. Ben presto però gli ateniesi scoprirono la natura pericolosa della tirannide. Secondo gli storici greci, nel 514 aant. Il fratello di Ippia fu assassinato. Dopo questa tragedia il comportamento del tiranno cambiò completamente. Non solo fece condannare a morte i colpevoli, ma fece persino torturare la moglie di uno di loro. Aristotele descrisse la degenerazione del tiranno verso la follia. La tirannide si fece sempre più spietata. Ipppia ordinò numerose esecuzioni e condanne all'esilio per vendicare l'assassinio di suo fratello e diveniva ogni giorno più afflitto e sospettoso di tutti.

Al popolo ateniese veniva strappata la libertà che aveva ottenuto grazie a Pisistratu. Ora ad Atene vigeva una vera tirannide. Pisistro, infatti, era stato un tiranno illuminato, ma ora suo figlio non aveva altro scopo da conseguire se non la conservazione del potere. La vita per Clistene stava diventando sempre più pericolosa. Ippia sapeva infatti che la minaccia più seria al suo potere sarebbe giunta dall'aristocrazia e i timori di Ippia si rivelarono fondati. Con l'inasprimento della tirannide sembrava proprio che fosse arrivato il momento di agire.

Clistene decise di esporsi a un rischio molto alto. Voleva tentare di spodestare il tiranno e di conquistare il potere per sé e per la propria famiglia. Sin dall'infanzia a Clistene era stato infuso il desiderio di cambiare il corso della storia. I poemi epici gli avevano insegnato che gli eroi agivano sempre al momento giusto e conseguivano trionfi. Per Clisten era il momento di agire. Clistene organizzò una congiura per spodestare il tiranno. Ipppia fu assediato nella sua rocca forte, imprigionato e bandito da Atene per sempre.

Nel 507 aant. Cristo, Kristen diventò uno dei personaggi più illustri di Atene. Era stato all'altezza degli eroi della mitologia che fin dall'infanzia gli erano stati indicati come modelli da imitare. Ma la società greca stava cambiando. L'ideale eroico che ispirava Klistene non era più un'esclusiva dell'aristocrazia, ormai permeava tutti gli strati sociali.

Questa è Olimpia, nel sud della Grecia. Qui, ogni 4 anni uomini provenienti da tutto il mondo greco si riunivano per gareggiare nelle più disparate discipline dell'atletica, evento dal quale hanno avuto origine le moderne Olimpiadi. Secondo Pausania, che scriveva resoconti di viaggio, i Giochi Olimpici costituivano l'attrattiva principale di un viaggio in Grecia. Molti sono i luoghi da visitare in Grecia e molte le meraviglie di cui si sente parlare, ma niente è più caro agli dei Giochi Olimpici.

Le Olimpiadi erano state inaugurate nel 776 aC, addirittura due secoli prima della nascita di Clistene. Allora si trattava di gare esclusive per i greci facoltosi, ma al tempo di Clistene la partecipazione era stata estesa a tutti. Si trovavano a competere aristocratici e artigiani, potenti e umili. Per tutti i greci i Giochi Olimpici erano un'opportunità per mettere in mostra quelle virtù che caratterizzavano gli eroi di Omero. Le gare richiedevano le stesse abilità necessarie sui campi di battaglia del mondo antico. C'erano la corsa dei carri, la corsa, la lotta, il pugilato. Ma non c'erano premi veri e propri, solo una corona di ulivo e la gloria in tutta la Grecia. [Applauso]

I concorrenti erano circondati e acclamati da una folla immensa e pacifica. È stato valutato che circa 40.000 persone si riunissero per assistere ai Giochi Olimpici. I greci percorrevano centinaia di chilometri per assistere alle Olimpiadi e durante il periodo della manifestazione l'area attorno allo stadio si riempiva di gente accampata. Le gare erano riservate agli uomini. Alle donne non solo non era permesso gareggiare, ma nemmeno entrare nello stadio. Per l'uomo greco, di qualunque origine o classe sociale, la massima aspirazione nella vita era una vittoria ai giochi. Si trattava di un momento di gloria e di enorme successo a cui i greci attribuivano un grande valore proprio per la loro mentalità competitiva. Avevano forse trovato un modo pacifico per soddisfare il loro ideale eroico. Avevano instaurato un sistema meritocratico basato sulle capacità individuali. Un mondo in cui tutti potevano competere e vincere rischiava di rendere Atene più instabile che mai. Appena giunto al potere, Clisten scoprì che contro di lui era in atto una congiura. In questo caso l'eroismo veniva interpretato come un invito a impadronirsi del potere con ogni mezzo. L'unica regola era lottare per conquistare più influenza possibile e quindi era necessario mettersi in gioco e mostrare di saper vincere.

Il più ambizioso tra coloro che cospiravano contro Klistene si chiamava Isagora. Isagora era un aristocratico ateniese. Anche lui dava per scontato il diritto di impadronirsi del potere. Tuttavia sapeva anche che non poteva agire da solo.

Prese dunque una decisione senza precedenti. Chiese appoggio al di fuori di Aene. Inviò dei messaggeri agli spartani, i guerrieri più temuti di tutta la Grecia. Isagora conosceva bene gli spartani, tanto che vi erano voci che lo accusavano di aver condiviso sua moglie con il re di Sparta, Cleomene. Gli spartani inviarono prontamente truppe scelte per spalleggiare Isagora nella scalata al potere e aiutarlo a tradire la propria città. Isagora stava aumentando la posta in gioco. Incitando il popolo più forte della Grecia contro Atene, era chiaro che avrebbe ridotto la città sotto il controllo di Sparta. Insieme agli spartani organizzò un colpo di stato.

Con le sue truppe riuscì ad avere il controllo della città dal punto più alto, la roccaforte, in cima all'Acropoli. Nel mirino del nuovo despota c'erano gli altri aristocratici. Primo fra tutti, Clistene. Oltre 700 nuclei familiari furono cacciati da Atene, compreso Clistene con tutta la sua famiglia. Clistene lasciò la città ancora una volta nelle mani di un tiranno che ora governava con l'appoggio della polis più temuta di tutta la Grecia, Sparta.

Clistene si sentì come se tutti i valori in base ai quali era vissuto fino ad allora fossero stati traditi. Era stato educato a governare da aristocratico e a emulare gli eroi della mitologia. Ma tutto ciò aveva portato a conflitti, morti, fughe e lotte di potere tra i nobili. Atene non si sarebbe mai liberata da questa insensata spirale di violenza.

Mentre Clistene soffriva in esilio, Atene fu scossa da un evento straordinario. Demulazione degli eroi epici, il popolo di Atene prese in mano il proprio destino. [Applauso] Si ribellò innescando una rivoluzione. Isagora e i suoi alleati spartani si asserragliarono in cima all'Arropoli, ma neppure lì riuscirono a sfuggire alla furia del popolo ateniese. Per due giorni e due notti Isagora resistette alla rivolta fino a che la mattina del terzo giorno fu costretto ad arrendersi.

Era il 508 a CR. Questo fu il primo passo di Atene verso l'egemonia greca e la gloria. Per prima volta nella storia il popolo si era ribellato contro i capi per governarsi da solo. Atene era in preda a tumulti popolari. La gente comune che si era ribellata senza una vera e propria organizzazione cominciava ora a chiedersi cosa sarebbe successo. In questa nuova situazione gli ateniesi si rivolsero a Clistene che per le esperienze trascorse aveva acquisito saggezza e lungimiranza. Richiamarono Clistene dall'esilio e gli chiesero di instaurare un nuovo governo. Quando Kisten tornò ad Atene dopo essere stato cacciato dagli spartani, si trovò a dover affrontare una sfida enorme. Non poteva semplicemente restaurare il potere di un gruppo di aristocratici. Non poteva neppure autoproclamarsi tiranno. In un certo senso quello che Kisten doveva fare era ideare un sistema di governo innovativo, un sistema che si potesse adattare a questa nuova situazione politica. Clistene intendeva dare ai concittadini voce in capitolo a proposito del loro futuro.

Sul fianco della collina fu scavata nella roccia una vasta area. Qui, all'ombra dell'Acropoli, i cittadini di Atene potevano radunarsi per discutere del futuro del loro stato. Su questi gradini ricchi e poveri potevano scambiarsi le loro idee. Dall'assemblea ateniese derivano le istituzioni democratiche della civiltà moderna e contemporanea. Mentre in precedenza la politica si faceva con la forza delle armi e della violenza, Klisten introdusse il semplice voto. Un sasso bianco per esprimere voto positivo, uno nero per il voto negativo. E con questa idea semplice e chiara, Kristen definì le caratteristiche di un nuovo assetto politico, un sistema di governo che ora noi conosciamo col nome di democrazia.

La grande assemblea ateniese si riuniva ogni 9 giorni per votare delibere riguardanti ogni aspetto dell'amministrazione della polis, dall'aumento delle tasse alla costruzione delle strade, dal prezzo del cibo alle dichiarazioni di guerra. La democrazia ateniese era diretta. Ecco perché ad Atene la partecipazione alla vita politica contava davvero. Non esisteva una classe politica separata dai cittadini perché il governo era costituito dai cittadini stessi.

La democrazia segnò un taglio netto col passato. Una civiltà elitaria fondata sul mito dell'eroe era stata rovesciata. Ora, anche i greci comuni, che non erano ricchi potevano essere eroi della politica. Si trattava di un sistema di governo destinato a trasformare per sempre questa piccola città stato e che avrebbe fatto fiorire una delle più grandi civiltà mai esistite. Non è un caso che la nascita della democrazia sia stata accompagnata da un incredibile sviluppo culturale. Penso che la democrazia dia la possibilità di esprimere le potenzialità di ogni individuo all'interno della società in un modo assolutamente unico e naturale. Tali doti altrimenti emergerebbero a fatica. Gli ateniesi si ispirarono ai più importanti progressi dell'antichità e li rielaborarono. Si ispirarono ai templi e alle piramidi dei faraoni egizi per dar vita a uno stile architettonico fondato sull'armonia delle parti. Presero esempio dai miti e dai racconti degli aedi per trasporli a teatro e richiamarvi l'intera città. Le sculture in pietra dell'Assiria e dell'Egitto furono rielaborate per dar vita a statue che ancora oggi ci impressionano.

Ma proprio mentre il sistema democratico di Kiste ne acquistava forza, una nuova minaccia si affacciava a Oriente, il temibile impero persiano. I persiani erano la maggior potenza dell'epoca. Il loro impero si estendeva dall'India al Mediterraneo. Poiché Atene era diventata più forte e sicura, i persiani si resero conto che questo stato avrebbe potuto costituire una minaccia. Mobilitarono un esercito di 30.000 soldati per invadere la Grecia senza indugi. Il neonato regime democratico di Clistene si trovava a dover affrontare una delle prove più dure.

490 A.C. Un uomo sta attraversando di corsa il terreno montuoso della Grecia. Si chiama Fidippide ed è un cittadino della polis di Atene. È entrato nella storia per aver realizzato una grande impresa all'origine della maratona dei nostri giorni. Fidippide non aspira alla gloria, ma alla sopravvivenza dal momento che la sua patria sta per essere conquistata dal potente impero persiano.

Agli inizi del V secolo aanticoist i persiani erano la potenza più grande al mondo. Il loro impero sterminato si estendeva ad Oriente fino all'India e a occidente fino alla Turchia. Ai suoi confini occidentali la città stato democratica di Atene stava diventando sempre più influente, una minaccia che i persiani dovevano annientare. I persiani erano governati da una monarchia assoluta esercitata da Dario, conosciuto dai greci semplicemente come il grande re. In sua presenza i sudditi dovevano coprirsi la bocca per non contaminare l'aria che respiravano.

Per Fidippide e per gli ateniesi la sconfitta da parte dei persiani avrebbe significato la perdita della democrazia per cui avevano lottato. C'è un'enorme differenza culturale tra greci e persiani. Il popolo greco dà grande valore alla libertà. Invece i persiani ne danno di più all'obbedienza. È un conflitto tra libertà e schiavitù.

Le forze persiane sbarcarono sulla spiaggia di Maratona a circa 40 km da Atene. La notizia dell'invasione si sparse per le strade in un batter d'occhio. Atene non disponeva di un esercito permanente. Ogni cittadino di sesso maschile fu chiamato a difendere lo Stato. I cittadini più poveri si munirono di lance, bastuni, archi e frecce e di qualunque arma potessero trovare. La vera forza dell'esercito ateniese era costituita dagli opliti, soldati che potevano permettersi una pesante armatura di bronzo, uno scudo, una lancia e una spada. Gli ateniesi schierarono un esercito piccolo ma determinato. Per la prima volta nella storia di Atene tutti i cittadini furono chiamati alle armi. A sua difesa scesero in campo 10.000 opliti su una popolazione di 20.000-3.000 uomini al massimo, un livello altissimo di partecipazione. Ma sul campo di battaglia gli ateniesi avevano ben poche speranze di vittoria. Le forze persiane erano il doppio di quelle ateniesi.

La missione di Fidippide era disperata, cercare l'aiuto di una delle polis greche rivali di Atene, la città stato di Sparta. Mentre correva, Filippide deve aver immaginato la tragedia che i suoi concittadini stavano affrontando in quel momento. Bisognava schivare le lance dei soldati di fronte e alle spalle. Non si riusciva a vedere né a sentire nulla, solo una terribile oppressione. In combattimento si poteva morire ai virati o decapitati senza neppure accorgersene. I soldati erano guidati solo dall'impeto e dall'istinto di sopravvivenza. Si spingevano in avanti, continuando a menare fendenti e restando saldi sulle gambe, sperando che tutti gli altri facessero lo stesso. La corsa di Fidippide era destinata a entrare nella leggenda. Spronato dal terrore che i suoi compatrioti potessero soccombere, percorse più di 200 km in soli due giorni. Ma la richiesta di Filippide cadde nel vuoto. Gli aiuti vennero negati. I suoi concittadini dovevano cavarsela da soli.

Fidippide non poteva immaginare che gli ateniesi sarebbero riusciti da soli a riportare una gloriosa vittoria. Gli ateniesi si lanciarono a capofitto contro il nemico e di fronte al loro attacco i persiani si dispersero. In un solo epico giorno gli ateniesi uccisero più di 6.000 persiani. La prima democrazia del mondo aveva superato la sua prima grande prova.

Tutti gli ateniesi erano consapevoli di aver votato a favore della guerra. Ciò rifletteva la volontà della maggioranza. Lo stesso non si poteva dire dei persiani. È innegabile che una democrazia riesca a schierare soldati più patriottici ed entusiasti rispetto ad un regime totalitario. Gli ateniesi tornarono in città per celebrare la vittoria. Ma qualcuno fra loro era convinto che la guerra contro la Persia fosse solo all'inizio. Uno stratega di nome Temistocle.

Temistoccle aveva combattuto a maratona. Apparteneva alla nuova generazione della classe dirigente ateniese. Era arrivato al potere grazie alla democrazia. Temistocle è un personaggio affascinante, un esempio lampante degli effetti della democrazia ad Atene. È evidente che non proviene dalla cerchia ristretta dell'aristocrazia terriera che tradizionalmente dettava legge ad Atene. Temistocle era particolarmente suscettibile per il fatto di non aver ricevuto un'educazione aristocratica, ad esempio, nel campo della musica e della poesia. E forse proprio questo lo ha spinto a dimostrare di essere all'altezza di chi aveva un'educazione di primoordine. Riguardo alle sue origini comuni, Temistocle era schietto e lapidario. Forse non so suonare la lira e il flauto, ma so sicuramente come rendere grande una città. Temistocle apprese l'arte del comando nell'assemblea democratica di Atene. Qui qualunque ateniese poteva prendere la parola di fronte ai suoi concittadini e persuaderli a votare per lui. Da questo podio, Temistocle si rivelò uno dei più abili strateghi della storia. Colui che avrebbe salvato Aene. Solo Temistocley, infatti, aveva intuito che i persiani potevano ancora costituire una minaccia e che ad uno scontro successivo la vittoria ateniese non sarebbe risultata facile. Temistocle aveva capito che i persiani avrebbero fatto in modo di evitare un'altra battaglia sulla terraferma. In questo caso gli ateniesi non avrebbero potuto contare sulle tradizionali tecniche di combattimento degli opliti. Demistocle iniziò a elaborare una nuova ardita strategia ricorrendo alle armi più all'avanguardia dell'epoca, le Triemi.

Lo sviluppo delle Triremi si deve a Corinto, la polis greca più rinomata nel mondo antico per i cantieri navali. Ospitavano 170 rematori distribuiti su tre livelli. La loro potenza di voga, combinata al peso leggero dell'imbarcazione dava alle triremi velocità e manovrabilità straordinarie. Sul mare niente poteva superarle. Le tri possono essere paragonate ai missili dei giorni nostri. Il loro obiettivo è speronare la nave del nemico. Si tratta di un'unità da combattimento leggera, maneggevole e rapida. Queste imbarcazioni erano però estremamente costose. La grande marina militare ateniese sognata da Temistocle non sarebbe mai diventata realtà se non fosse stato per un colpo di fortuna. Nel 483 AC gli ateniesi scoprirono un vasto giacimento d'argento nel loro territorio del valore di un centinaio di talenti. Una cifra enorme per l'epoca.

I cittadini avrebbero voluto spartirsi le ricchezze appena scoperte. Ma Temistocle non era dello stesso avviso. In assemblea spiegò che era sua intenzione impiegare quel denaro nella costruzione di navi. Sapeva però che non sarebbe stato facile far approvare tale proposta. Così ricorse a un complesso stratagemma. Sostenne che il denaro non doveva essere destinato alla costruzione di una flotta per affrontare la Persia, bensì per contrastare la polisce rivale di Egina. Sapeva bene che sarebbe stato troppo sconvolgente ricordare al popolo la minaccia dei persiani. Era un tema molto difficile e il modo in cui lo affrontò dimostra la sua abilità politica.

Temistocle convinse gli ateniesi a costruire la flotta più potente della Grecia e il suo tempismo fu perfetto. Nel 486 aant. Cristo il grande re persiano Dario morì. Gli succedette suo figlio Serse. Per prima cosa Serse giurò vendetta per la sconfitta subita dal Padre ad opera degli ateniesi. In nome di mio padre e in nome di tutti i miei sudditi non avrò pace fino a quando non avrò conquistato il raso al suolo Aele. La potenza imperiale quale erano i persiani non potevano permettere che piccole città stato come Atene li sconfiggessero impunemente.

Serse iniziò a radunare le armate. Arruolò truppe da ogni angolo dell'impero. Arabi, egiziani, fenici e persiani. Ad Atene incominciarono a trapelare notizie sull'esercito di Serse. Circa 2 milioni di uomini. Era l'esercito più grande mai visto al mondo e presto sarebbe stato pronto all'azione. Infine, nel 480 a C. giunse ad Atene la notizia che l'esercito persiano si era messo in marcia verso la Grecia.

La storia narra che le truppe di Serse bevevano l'acqua dei fiumi fino a prosciugarli. Calpestavano i campi, distruggevano tutto ciò che incontravano sul loro cammino. Serse era sicuro della vittoria. Estenderemo l'impero di Persia. Così che i suoi confini arriveranno fino in cielo e il sole non illuminerà altra terra che la nostra. Quando i greci si resero conto che i persiani erano sul punto di attaccarli, un brivido di terrore sconvolse il paese. Gli ateniesi sapevano di essere il primo bersaglio di Serse. Temevano che la fine fosse vicina. La città, in preda al panico, si rivolse disperata ai suoi dei. Inviarono un messaggero all'oracolo per conoscere il loro destino.

Elfi, il più famoso degli oracoli greci, si trova fra le montagne, fu costruito intorno alla vasta spaccatura di un rilievo da cui tutt'ora zampilla una fonte sacra. Qui i greci venivano per conoscere il loro futuro. Interrogavano la Pizzia, misteriosa sacerdotessa che parlava con la voce del dio Apollo. Arrivavano da tutta la Grecia per consultare l'oracolo di Delphi, a volte anche da paesi stranieri. Delphi era considerato il centro dell'universo, l'ombelico del mondo. Si ponevano domande riguardo alla propria vita privata, come si farebbe ancora oggi. Alcune testimonianze sono arrivate fino a noi. È stato Aristo a rubare la lana dal materasso. Anione vuole sapere cosa devo fare per avere dei bravi figli. Ma ora la domanda che gli ateniesi ponevano all'oracolo era questione di vita o di morte. Cosa potevano fare per salvarsi? Il responso dell'oracolo non avrebbe potuto essere più scoraggiante. Perché state inerti voi condannati? Fuggite fino ai confini della terra. Tutto andrà in rovina, poiché il fuoco e l'irruente Dio della guerra vi sottometteranno.

Quando questa notizia giunse ad Atene, l'assemblea democratica si trasformò in una baraonda. Sembrava che perfino gli dei li avessero abbandonati, ma Temistocle non si fece prendere dal panico. Aspettava questo momento fin dal giorno della battaglia di maratona. Mandò un'altra volta degli inviati a Delfi per ottenere un secondo vaticinio. Tutto sarà perduto, ma Zeus onniscente concede che solo le mura di legno non crollino. Scoppiarono liti furibonde su cosa potesse significare mura di legno. C'era chi diceva che si trattava della rocca forte al centro di Atene, l'Acropoli, ma Temistocle aveva in mente qualcos'altro. Ascoltò l'oracolo e insistette su una diversa interpretazione. Le mura di legno erano le navi. Sarebbero state loro la chiave del successo. Il piano di Temistocle era audace. Occorreva evitare uno scontro sulla terra ferma e combattere i persiani in mare. Dietro suo ordine, Atene venne evacuata per la prima volta nella sua storia. Quest'ordine inciso sull'astre di pietra perché fosse esposto pubblicamente è stato scoperto nel retro di una taverna greca dove è tuttora conservato. Che gli ateniesi mandino i loro figli e le loro mogli al villaggio di Trezene e che tutti gli uomini si imbarchino sulle 200 navi che sono state allestite per combattere i barbari. Temistocle ordinò che la flotta di Triremi si radunasse a Salamina, un'isola nei pressi della costa atene. La strategia di Temistocle è lodevole, non solo perché è innovativa e audace, ma anche perché richiede una straordinaria abnegazione da parte della popolazione ateniese. Esige che tutti gli uomini, le donne e i bambini abbandonino le loro case e i loro averi e prendano la via dell'esilio. L'esercito di Serse entrò in un'atene ormai deserta.

I persiani marciarono attraverso la città, raggiunsero l'accropoli, simbolo di Atene, e la bruciarono. Diedero fuoco anche ai templi e li rasero al suolo. Il fumo si poteva scorgere fin da salamina. Deve essere stato uno spettacolo sconvolgente e soprattutto umiliante. Da lì potevano vedere la loro patria in preda ad un terribile invasore straniero. Si saranno sicuramente domandati se sarebbero mai tornati a casa.

Al calare della notte, Temistocley incontrò nell'isola di Salamina i capi delle altre polis greche. Anch'essi avevano radunato qui le loro ben più modeste flotte. I loro messaggeri avevano riferito che i persiani non solo si erano impadroniti di Atene, ma avevano anche radunato una flotta di quattro volte superiore a quella greca. I piani di Temistocle erano ben precisi.

Temistocle si atteneva alla sua strategia. Il suo piano era sconfiggere i persiani per mare. Voleva combattere nell'angusto braccio di mare che separa l'isola di Salamina dalla terra ferma ateniese. Lo stratagemma consisteva nell'attirare il nemico in una trappola costringendolo a combattere in quello stretto. Temistocle inviò a Serse tramite uno schiavo, un messaggio ingannevole. I greci sono impauriti, stanno progettando di squagliarsela, sono in lite fra loro e non opporranno alcuna resistenza. Hai l'opportunità di ottenere un successo ineguagliabile. E Serse era così bramoso di una vittoria schiacciante che fu ben felice di credere al messaggio di Temistocle. Serse radunò i suoi equipaggi che si imbarcarono e passarono la notte a remare. Inviarono anche un contingente lungo la gola orientale per tentare di bloccare gli stretti.

Solo all'alba i persiani si resero conto della vera natura del piano di Temistocle. Scoprirono che i greci non erano affatto scompaginati, bensì schierati su un fronte di battaglia lungo gli stretti davanti a loro. La flotta persiana si ritrovò intrappolata senza possibilità di manovra. Le potenti triremi greche piombarono su di loro senza pietà. Il tragediografo greco Eschilo partecipò alla battaglia e ne lasciò una testimonianza. Udivamo da ogni parte parole di incoraggiamento. Avanti, figli della Grecia, dalla schiavitù salvate la vostra patria, salvate le vostre mogli, salvate i vostri figli. In questo giorno la causa comune richiede il vostro valore. Le forze greche sbaragliarono la flotta persiana, ormai con le spalle al muro.

Serse assistette alla carneficina dalla riva. Seduto su un trono d'oro. [Applauso]

Alla fine della battaglia i persiani avevano perduto 200 navi. Per i greci fu una vittoria sfolgorante e decisiva. La vittoria di Salamina fu estremamente importante per la Grecia e per gli ateniesi. La flotta nemica venne annientata. I persiani non erano più in grado di assicurare i rifornimenti al loro esercito, né di garantire l'incolumità del sovrano che, per la sua sicurezza fu costretto a rientrare immediatamente in Asia Minore. In pratica, lo scontro era finito e i greci avevano vinto. Il trionfo di Temistocle fu totale. Aveva persuaso gli ateniesi a dotarsi di una flotta. Li aveva convinti a sacrificare l'intera città per condurli ad una vittoria navale. La sua intuizione si era dimostrata giusta. Aveva sconfitto il più grande impero di quei tempi. Aveva permesso ad Atene di fondare un impero.