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La Battaglia delle Termopili oltre il mito dei 300 SPARTANI

Vanilla Magazine14:19

Transcription

[Musica] Ciao a tutti, amici di Vanilla! Il saluto da Sparta, in Grecia, nella regione della Laconia. Parliamo di un episodio storico che conosciamo tutti, ma che nei dettagli è praticamente sconosciuto a coloro che ne parlano a livello colloquiale. Da qui, all'ombra della statua del Re Leonida, il celebre re figlio del leone spartano, chiedo ai tanti spettatori non iscritti che vedranno questo video di iscriversi a Vanilla e aiutare il nostro progetto di divulgazione culturale. Grazie mille!

480 avanti Cristo. La libertà della Grecia, frammentata in tante città-stato spesso in guerra fra loro, è minacciata dal più temibile dei nemici: l'imperatore persiano Serse I, il Gran Re, che vuole riscattare la sconfitta subita a Maratona dieci anni prima dal padre Dario per mano degli Ateniesi, durante il primo tentativo di conquista della Grecia. Greci e Persiani si alleano per fronteggiare l'invasione. Temistocle propone di fermare i Persiani al passo delle Termopili, mentre una flotta, comandata da lui stesso, avrebbe contrastato le navi nemiche nello stretto di Capo Artemisio.

A raccontare le guerre persiane è, fra gli altri, lo storico greco Erodoto, vissuto nel V secolo avanti Cristo, ma anche autori successivi come Eforo di Cuma e Diodoro Siculo, e il tragediografo Eschilo che, nei *Persiani*, la più antica opera teatrale pervenutaci per intero, narra poeticamente della disfatta dei Persiani nella decisiva battaglia di Salamina. Il teatro dello storico scontro, ancora oggi portato ad esempio dell'eroismo dei guerrieri spartani, è lo stretto passaggio delle Termopili, che al tempo della battaglia altro non era che una stretta strada dove poteva passare solo un carro alla volta, tra il Monte Eta e le acque paludose prossime al Golfo Maliaco. Sul lato meridionale del passo correvano delle scogliere che dominavano lo stretto percorso, mentre a settentrione c'era solo acqua. A punteggiare l'antica via c'erano solo tre costruzioni, delle porte, piccole mura difensive costruite un centinaio d'anni prima dai Focesi per contrastare possibili invasioni dei Tessali. Il nome Termopili, o più correttamente Thermopylæ, si può tradurre con "forti calde", per via di alcune fonti termali lì nei pressi. Oggi il paesaggio è molto diverso da quello dei tempi della battaglia; lo storico passaggio non è più vicino al mare, ma distante qualche chilometro dalla costa per la progressiva sedimentazione nel Golfo Maliaco. Il cammino obbligato che i Persiani dovevano percorrere si trova tra le colline e una pianura dove si snoda, a poca distanza, una moderna strada.

Per raccontare questa storia, naturalmente, ho scelto Sparta. In realtà, della Sparta antica sapete, non è rimasto praticamente quasi nulla. C'è un'agorà che vedremo in un altro video, ma qui dietro di me c'è quello che viene chiamato il Mausoleo di Leonida. È davvero la tomba del grande re spartano? Chissà. Però il posto è comunque suggestivo.

La rivalità fra Greci e Persiani era nata una decina di anni prima, quando le città di origine greca della Ionia, una regione della penisola anatolica, pensarono bene di ribellarsi all'autorità del re persiano Dario I. La rivolta ionica, scoppiata nel 499 avanti Cristo per molteplici motivi e non per un mero ideale di indipendenza, tra i quali non era secondaria la perdita di importanza nelle rotte commerciali, si conclude nel 493 avanti Cristo con la sconfitta delle città ribelli e la conseguente e definitiva sottomissione al Gran Re. Dario ha di che essere soddisfatto, ma non dimentica l'aiuto fornito agli Ioni dalle città greche di Eretria e Atene. Quei Greci, così disuniti eppure così forti all'occorrenza, vengono visti dall'imperatore persiano come una minaccia al suo potere faticosamente conquistato dopo la morte del predecessore Cambise II, con il quale non aveva legami di sangue che potessero dargli diritti al trono, ma questa è un'altra lunga storia. Dario il Grande decide quindi di farla pagare ad Atene e Eretria, prendendo due piccioni con una fava: non vuole solo punire l'insolenza delle due città che avevano dato sostegno agli Ioni, ma si mette in testa di conquistare l'intera Grecia. E in parte ci riesce, senza colpo ferire. Dopo aver sottomesso, con una spedizione militare, Tracia e Macedonia, manda i suoi ambasciatori in tutte le polis chiedendo in dono terra e acqua, una formula gentile per imporre il suo dominio. La prova di forza cui avevano appena assistito induce tutte le città-stato ad accettare quella richiesta, tutte meno due: Atene e Sparta. Ad Atene gli ambasciatori persiani vengono portati in giudizio e poi condannati a morte; mentre gli Spartani non vanno tanto per il sottile, nemmeno si sognano di istruire un processo: si uccidono subito. È il 491 avanti Cristo, ed è tempo di guerra, non di diplomazia.

Il potente esercito persiano, però, subisce una clamorosa sconfitta a Maratona. Gli Ateniesi, molto inferiori di numero, riescono a far ritirare il nemico con la coda tra le gambe. Dario il Grande non può accettare quello smacco, medita una nuova campagna militare e organizza un esercito ancora più numeroso. Ci si mettono però di mezzo gli Egizi, che si ribellano al suo dominio e lo costringono a rimandare la spedizione. Poi, il destino vuole che la morte lo colga proprio quando sta per partire per l'Egitto. Ci pensa suo figlio Serse I a sopprimere la rivolta egiziana e a riprendere l'invasione della Grecia. Il nuovo Gran Re ordina a tutti i satrapi del suo grande impero di chiamare a raccolta un grande esercito. Il numero di soldati che componeva l'esercito di Serse è un argomento controverso e spesso si allontana dalla realtà per entrare nella leggenda. Erodoto sostiene che i Persiani avessero schierato 2.600.000 soldati nelle più disparate etnie, accompagnati da un numero equivalente di personale di supporto. Il quasi contemporaneo poeta Simonide parla invece di 4.000.000, mentre Tucidide ridimensiona il numero totale dei soldati a circa 800.000 unità. Cifre irrealistiche, secondo gli storici moderni, riportate dagli antichi per esagerare la portata della vittoria greca o frutto di qualche errore di calcolo. Oggi si ritiene che l'esercito persiano fosse composto da non meno di 170.000 soldati e non più di 300.000, prendendo in considerazione vari parametri come le capacità logistiche, le possibilità di approvvigionamento e altri ancora.

Di fronte all'imminente gravissima minaccia, le diverse città greche, anche quelle in guerra tra loro, formano un'alleanza: la Lega delle polis greche, che si riunisce per la prima volta a Corinto nel 481 avanti Cristo. Ha il grande compito di salvaguardare la libertà di tutti i Greci, uno scopo comune che supera le storiche divisioni. Atene e Sparta guidano la coalizione e studiano la strategia da affrontare. Appurato che l'esercito persiano, per spingersi a sud, avrebbe dovuto attraversare il passo delle Termopili o aggirarlo via mare, il generale ateniese Temistocle propone di bloccare i nemici proprio nella strettoia delle Termopili, per via di terra, mentre la flotta sarebbe stata fermata nello stretto di Capo Artemisio. Le Termopili sono il punto strategicamente perfetto per contrastare l'avanzata dell'immenso esercito persiano che, in quella strettoia, non può avvalersi della sua cavalleria, mentre le armi pesanti degli opliti greci possono avere la meglio sul più leggero equipaggiamento dei fanti nemici. Leonida, uno dei due re spartani, prende il comando della spedizione; può contare, secondo calcoli moderni, all'incirca su 7.000 uomini, tra loro ci sono 1.000 Spartani e 900 Ipoti. Leonida deve però risolvere un problema: esiste un sentiero di montagna che avrebbe consentito di aggirare il passo. I 1.000 Focesi che partecipano alla spedizione vengono quindi a difesa di quella via alternativa.

Quando finalmente Serse si accampa, prima di iniziare l'inevitabile scontro, tenta la via diplomatica: invia un messaggero che offre ai generali presenti libertà e terre fertili se avessero immediatamente deposto le armi. La risposta di Leonida è lapidaria, o per meglio dire laconica: μολὼν λαβέ (Molon Labe) - "Vieni a prenderle". È il caldo mese di agosto del 480 avanti Cristo. Dopo aver atteso qualche giorno sperando nella ritirata dei Greci, Serse si decide a dare battaglia. Manda avanti 10.000 uomini che devono vedersela con la compatta formazione ellenica, protetta da una barriera di scudi quasi impenetrabile, attestata nel punto più stretto del passo, laddove c'è il muro costruito dai Focesi. Il Gran Re, seduto sul suo trono, assiste allibito alla disfatta dei suoi soldati. Decide allora di far intervenire gli Immortali, la guardia scelta degli imperatori persiani, l'élite dei guerrieri, che però falliscono. Il giorno successivo, presumendo che i Greci siano indeboliti dalla fatica e dalle perdite subite, il Gran Re lancia un nuovo assalto che si conclude con una ritirata. Serse è totalmente perplesso, come dice Plutarco, e forse medita una nuova strategia, quando l'imponderabile, nelle vesti di un pastore locale, tale Efilalte, consente una svolta. L'uomo, contando su una ricca ricompensa, rivela al Gran Re l'esistenza di quel sentiero fra i monti e si propone come guida per le sue truppe nella manovra di aggiramento. L'imponderabile, il fato sotto forma di un tradimento, decide le sorti della battaglia. La colonna dei Persiani che segue Efilalte si limita a disperdere i Focesi posti a guardia del sentiero e arriva alle spalle dei Greci rimasti al passo. Il tradimento di Efilalte è tanto significativo che ne troviamo traccia ancora nel greco moderno, dove il nome "Efilaltes" significa ancora oggi "traditore", ma anche "incubo", o in senso di sogni. Molti contingenti ellenici decidono di ritirarsi, ma Leonida con i suoi 300 Spartani non si arrende e decide di continuare a difendere le Termopili. Con lui rimangono 400 Tebani e 700 Ete. Oltre ai sacrificabili lotti che seguivano ogni Spartano.

Il terzo giorno è quello che conclude la battaglia delle Termopili. Spartani e Greci lottano fino all'ultimo uomo contro i Persiani. Si spezzano lance e spade, e loro vanno avanti resistendo con le mani, con i denti, come raccontava Erodoto nelle *Storie*. Leonida è uno dei primi a cadere, così non assiste all'annientamento dei suoi fedeli soldati. Quando il campo di battaglia non è più che un grande cimitero, con 20.000 morti persiani e 4.000 Greci in totale, secondo Erodoto, Serse ordina che al corpo di Leonida sia tagliata la testa per essere infilzata in un palo, contravvenendo le usanze persiane. Il Gran Re non rende onore, come solitamente si faceva al valoroso guerriero nemico, forse perché troppo arrabbiato per gli smacchi subiti nei primi due giorni di battaglia, ed è consapevole di una vittoria ottenuta solo grazie a un tradimento. D'altronde, Serse era noto per i suoi attacchi d'ira rivolti contro chiunque contrastasse il suo volere: una volta se la prese anche con il mare. La leggenda vuole che abbia fatto frustare le acque dello stretto, colpevoli di aver distrutto, durante una tempesta, le funi che collegavano il suo ponte di navi approntato per attraversare lo stretto proprio all'inizio dell'invasione. Andò peggio agli ingegneri che avevano ideato il progetto: finirono tutti con la testa tagliata.

Lì dove valorosi guerrieri si erano sacrificati ben consapevoli della loro sorte, in nome di un ideale comune, un leone di pietra venne posto a ricordo del coraggio di Leonida. Il resto è storia: Serse viene sconfitto a Salamina ed è costretto a ritirarsi, mentre la successiva battaglia di Platea, del 479 avanti Cristo, persa dal suo generale Mardonio, mette la parola fine all'invasione persiana della Grecia. Il grande imperatore si è scontrato con qualcosa di più forte del suo potente esercito: un popolo che lotta per difendere la propria terra. Le guerre persiane videro tante battaglie, tante sconfitte e vittorie, ma le Termopili rappresentano, nonostante la disfatta ellenica, il momento più significativo, quello che i Greci antichi e moderni non potranno mai dimenticare. Come ricordano alcuni versi dell'epitaffio del poeta Simonide, vissuto in quegli anni, dei morti alle Termopili: " Gloriosa la spada, bello il fine, altare la tomba, i singulti il ricordo, con passione la lode. In tal sudario né la ruggine nel tempo divora tutto, oscurerà questo sacello de' re valorosi, come abitato reach e la gloria dei dei si prese. Ne fa fede anche Leonida, re di Sparta, avendo lasciato di virtù grande ornamento ed eterna gloria qui". [Musica]